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giovedì 19 aprile 2018

Baracche dell’esodo istriano. Visita all’ex Campo profughi di Laterina, Arezzo

Oggi vengono utilizzate come magazzino. Sono le baracche del Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, in provincia di Arezzo. Non tutte hanno resistito alla prova del tempo da quando furono edificate nel 1941. Esse divengono proprietà del comune nel 1968 e, come ha scritto Giampaolo Trotta alle pagine 29-32 di un suo libro, il municipio adibisce a zona artigianale i terreni su cui sorgono. Così oggi le si individua tra un capannone in cemento armato e l’altro.
Centro raccolta profughi di Laterina, ora magazzino, Claudio Ausilio, a sinistra, vicino alla moglie Franca Casini e alla nipote Emma con Daniela Conighi e Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine. Fotografia di Antonio Cascini

Si propone qui una visita commentata a questa ormai vetusta struttura di accoglienza, eppure piena di storia. Le baracche sono state un Campo profughi per gli italiani d’Istria, Fiume, Dalmazia (soprattutto), ma anche dal Dodecanneso e dall’Africa settentrionale. Per 15 anni ebbero tale funzione. Solo per cinque anni furono un campo di prigionia di varie fazioni in conflitto. Sono rimasti pochi degli originari 19 edifici costruiti dal fascismo nel 1941, che costituivano il Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e delle altre colonie britanniche, per 2.500-3.000 posti. Era il “PG 82” (Campo per prigionieri di guerra n. 82).
Dopo l’8 settembre 1943 fino al mese di luglio 1944 la struttura funziona come Campo di concentramento nazista per contenere prigionieri inglesi, americani e soldati italiani di Badoglio. Dal mese di luglio 1944 ad aprile 1945 è un Campo di concentramento anglo-americano per detenere prigionieri tedeschi e repubblichini. Finita la guerra, dal 1945 al 1946 è ancora un Campo di internamento per custodire militari della Repubblica di Salò e civili fascisti sospettati di essere responsabili di crimini, che dopo le adeguate indagini, mano a mano vengono liberati. Poi, dal 1948 al 1963, la stessa struttura diviene CRP dell’esodo giuliano dalmata da cui passarono oltre 4 mila individui in fuga dalle violenze titine. Ci sono discendenti di esuli giuliano dalmati nati in Campo profughi.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Fotografia di E. Varutti

L’idea di tale visita commentata è sorta in seguito al gemellaggio voluto dal Consiglio Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) del Comitato Provinciale di Udine, con la sua presidente Bruna Zuccolin con il Comitato Provinciale di Arezzo della stessa ANVGD, rappresentato da Claudio Ausilio e da Manlio Giadrossich.

Visita d’istruzione alle ultime baracche di Laterina
Le delegazioni dell’ANVGD di Udine e di Arezzo si ritrovano nel pomeriggio del 16 aprile 2018 a Laterina. Fa da cicerone nella visita il signor Claudio Ausilio, esule da Fiume. “Son venuto via che avevo due anni nel 1950 – dice – e ci trasferimmo a Montevarchi, provincia di Arezzo, perché mio padre lavorava alla Voplin, l'Azienda cittadina gas - acqua di Fiume e chiese in seguito ad opzione di essere riassunto in servizio presso un'azienda similare in Italia. Gli diedero un posto al Comune di Montevarchi. Noi non siamo passati dai campi profughi. Mi sono interessato alle questioni dell’esodo giuliano dalmata solo da quando sono in pensione”.
CRP di Laterina, baracca n. 2, ora magazzino privato; sullo sfondo il paese di Laterina. Fotografia di E. Varutti

Si misura col contachilometri il tragitto che i profughi dovevano fare a piedi dalla stazione ferroviaria di Laterina fino al Centro raccolta profughi. Più o meno sono 5,5 chilometri su una strada bianca, a quel tempo, cioè di sassi, polvere e pozzanghere, in caso di pioggia.
Siamo nella odierna zona artigianale. Qui nel 1941 sorse il Campo di concentramento, divenuto CRP nel 1948, come riportato da Ivo Biagianti a pag. 41 del suo libro. Siamo in Via Cinchio Bertinell’area compresa tra la Via Vecchia Aretina e il fiume Arno, ma più vicino c’è il torrente Bregine. Vicino ci sono i toponimi di Case Nuove, Case Palagio, Casaccia e l’Isola.
Si visitano tre baracche di quelle poche rimaste, dopo bombardamenti, crolli e incendi verificatisi in vari periodi. Sono oggi di proprietà del signor Antonio Cascini, artigiano. Nella baracca n. 1 c’è il deposito del signor Antonio, che continua a ripetersi: “Non si sa nulla di quella povera gente che stava qui e mi piacerebbe saperne qualcosa”. Nella baracca n. 2 ci sono i materiali da lavoro di un imbianchino. Tra le due c’è una baracca più piccola e senza numerazione, che fu ricostruita verso il 1950, con basamento rinforzato per contrastare l’umidità. Era il locale ricreativo.
All’esterno sulle pareti si notano ancora le indicazioni delle latrine differenziate in “Uomini” e “Donne”, con accesso dall’esterno, come ricorda la signora Loretta Rusich, citata poco più sotto. Le finestre originali hanno la misura di cm 30 x 50. Dall’esterno si intravvede sulla collina il paese di Laterina, dove i profughi salivano per recarsi a fare un po’ di spesa, dopo la chiusura della mensa per avvelenamento.
Laterina, Campo profughi, baracca n. 1, ora magazzino privato, interno. Caldo d'estate, freddo d'inverno. Fotografia di E. Varutti
  
“I ne gà avvelenado – ha raccontato il signor Giuseppe Marsich, “italiano all’estero” di Veglia – e se doveva correr tuti ai bagni, dopo me ricordo che a Laterina iera la baraca ciesa, el campo sportivo e la riva dell’Arno, dove noi gente de mar se podeva far qualche nodadina; gli abitanti dei paesi vicini i faseva manifestazioni contro de noi profughi, scampadi dai jugoslavi”.
Ecco un’altra testimonianza. Manlio Giadrossich, detto “Gloria”, è nato a Lussinpiccolo nel 1947 e ora vive a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo. Lo incontro a Montevarchi, a casa del signor Ausilio. “Siamo partiti da Lussino nel 1950 – ha raccontato Giadrossich – alla quarta volta che si chiedeva il passaporto e ce lo diedero solo per andata. Il soprannome della mia famiglia è Gloria, per via di un’ava che aveva un negozio di scarpe a Lussino. Si viene via io, la mamma, il papà, il nonno e la nonna”. 
Passate anche voi dai Campi profughi? “No, la prima tappa è a Trieste – ha risposto Giadrossich – lì stavamo in una cantina di parenti, poi si va a Padova, rione Arcella, e a Marghera, dove mia madre ha la comunicazione dai carabinieri di aver avuto un posto in Comune a San Giovanni Valdarno, dato che anche prima dell’esodo lavorava in Comune, così ci siamo spostati in Toscana”.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Resti delle latrine maschili, con in alto la vasca dell'acqua. Fotografia di E. Varutti

Messaggi dal web sul CRP di Laterina
Ho avuto occasione di raccogliere vari messaggi in Facebook, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”, come ad esempio quello Loretta Rusich, che ha riferito: “Avevo quattro anni, mi ricordo il freddo, il fango, l’odore dell’acqua stagnante, l’odore dell’unico gabinetto in fondo alla baracca e il gracidare delle rane”.
“Mi son nata a Laterina nel 1958 – ha scritto Anna Mavar – ma semo stadi poco”. Altri fiumani di spirito, come Luciano Paoli fa l’elenco delle presenze, assieme a certi ricordi: “Mio padre Nello Paoli e mia madre Liliana Puhar con i suoi genitori e fratelli; mio padre era il postino del campo. Mio padre si ricorda la strada per andare a prendere l’acqua da bere”.
Villi Mavar insiste sulle difficoltà a reperire l’acqua potabile: “Me ricordo che facevamo un sacco de strada con le bottiglie, per andar a prender acqua minerale alla fonte”. Suo nonno era Santo Mavar, classe 1893, di Castua, operaio a Fiume. Il babbo è Marcello Mavar, la mamma si chiama Paola e c’è una sorella, di nome Jana.
CRP di Laterina, baracca n. 2, ora magazzino privato. Una delle striminzite finestre originali. Fotografia di E. Varutti

La strage di Vergarolla fa da volano per l’esodo
Lo si legge negli ultimi libri sull’esodo giuliano dalmata. La strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, secondo vari storici, fu voluta e preparata dai titini. Essa ha dato una grande spinta all’esodo da Pola, da dove vien via il 95% degli italiani, svuotando la città portuale a stragrande maggioranza italiana.
La pensa così anche Claudio Bronzin, nato a Pola nel 1935. Oggi gira in varie scuole in Toscana e in Lombardia a parlare della sua esperienza nel Giorno del Ricordo
“Ho perso una zia nell’eccidio di Vergarolla – ha detto – e altre mie zie sono rimaste ferite, volevamo tanto restare nella nostra città, anche perché c’erano gli inglesi, ma la strage di Vergarolla ha tolto ogni dubbio. Prima si va a Trieste, avevo dodici anni e le autorità chiedono ai miei genitori dove si voleva andare… il più lontano possibile da Pola, fu la risposta. Così siamo finiti a Firenze”.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Si intravvede la scritta "Uomini", dove all'aperto c'era la porta d'ingresso della latrina, poi murata. Foto di E. Varutti

Mario Andretti, profugo istriano a Udine e Lucca
Passa nei campi profughi toscani pure un esule istriano che ebbe grande notorietà nel mondo. È senza dubbi Mario Andretti, nato a Montona, cittadino USA e fuoriclasse dell’automobilismo. Come hanno scritto sulle pagine de «Il Piccolo» di Trieste, del 9 ottobre 2011, fu campione del mondo di Formula 1 nel 1978 guidando la Lotus modello 79. Quell’anno vinse sei Gran Premi e ottenne otto pole position. Egli rappresenta un binomio macchina-pilota insuperabile. 
Complessivamente Andretti ha disputato 131 Gran premi, ne ha vinti 12, è salito 19 volte sul palco. Ha conquistato 18 pole position e ha totalizzato per 10 volte il giro più veloce. Nel 1984 ha vinto il titolo nella formula Usac gareggiando per la scuderia dell’attore Paul Newman. Dal 2005 è stato inserito nella Automotive hall of fame che raggruppa le più importanti personalità al mondo distintesi in campo automobilistico.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora deposito privato. Particolare costruttivo poggiato in terra, fonte di grande umidità. Foto di E. Varutti

È uno tra i piloti automobilistici più popolari di tutti i tempi, ma soprattutto nel 2011 è il sindaco del Libero comune di Montona in esilio. La cacciata dalla natia Istria della famiglia Andretti ha provocato, anni dopo, per lui gloria, ricchezza e la cittadinanza USA. La sua vicenda familiare è tuttavia triste e tragica, con crudeltà e ingiustizie subite dagli slavi. È il 1948, l’anno della fuga da Montona, sotto la pressione titina. 
La vita per gli italiani era divenuta impossibile nel territorio annesso alla Jugoslavia. Andretti ha otto anni e del giorno di quella partenza concitata ricorda soprattutto i mobili di casa accatastati su un camion sotto la fitta pioggia. “Erano spariti tre miei cugini più grandi – ha detto Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – due di loro, scoprimmo atrocemente, erano stati ammazzati dai titini, il terzo riapparve nel 1958. Si era arruolato nella Legione straniera senza avvisare nessuno. Quando dopo anni mia zia lo venne a sapere, svenne”.
Da Montona al Campo profughi di Lucca, la famiglia Andretti, con Mario, in basso vicino al gemello ALdo, 1947. Mario fu pilota automobilistico italiano naturalizzato statunitense, attivo sia negli Stati Uniti sia in Europa. Campione del mondo 1978

Il papà di Andretti si chiamava Alvise, ma tutti lo conoscevano per Gigi, Gigi Ghersa come si chiamava prima del cambio del cognome. “Avevamo sette tenute agricole per complessivi 800 ettari – ha riferito Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – e mio padre oltre che il proprietario ne era l’amministratore. Mia nonna si chiamava Benvegnù e aveva una trattoria già allora molto nota in mezza Istria”. Una raccolta di ricette è stata ereditata dalla figlia di Andretti, che di nome fa Barbara. In Pennsylvania lei prepara per i suoi familiari, gnocchi con il sugo di carne, seppie nere, pan di Spagna e fritole, mantenendo le tradizioni gastronomiche . 
Laterina, via Cinchio Berti, Cippo  del Comune del 1999 in ricordo del "dolore della prigionia e dell'esodo". Foto di E. Varutti

Laterina, via Cinchio Berti, dedica sul Cippo  del Comune del 1999, con parole di Rosetta Roselli, già sindaco di Laterina scomparsa nel 2017. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Lo zio, Quirino Ghersa, era il parroco di Montona. “È stato soprattutto mio zio, quand'era ancora vivo, a occuparsi, purtroppo invano, della possibilità di recupero dei nostri beni – ha riportato Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – io ho buttato via 10-15 mila dollari con avvocati. Allora ero pronto a ricomprarmi la mia casa sulla rupe. Sono tornato a Montona per la prima volta nel 1988 e ho portato con me mia mamma, mia sorella e mio padre che, nella piazza del paese, si è messo a piangere”. Gli Andretti hanno rivisto la loro casa, con i nuovi abitanti. Non hanno voluto fare polemiche. Hanno cercato di capire com’era la proprietà, scoprendo che ben cinque individui dicono di vantare diritti di proprietà su quell’area. La casa dei vecchi nonni invece, che era alla base della rupe, non esiste più.
Il 1948 è ancora un anno di vicissitudini per la famiglia. Dapprima finiscono al Centro di smistamento profughi di Udine e poi vengono spediti al campo profughi di Lucca. Poi c’è l’imbarco per l’America. Oggi Mario Andretti è sempre innamorato delle automobili e di Montona.
Una visita, organizzata dall'ANVGD di Arezzo, al Centro raccolta profughi di Laterina nel 2013 con una scolaresca dell'Istituto Statale d'Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci”, di Firenze. Il professore accompagnatore  è Girolamo Dell'Olio, in alto a destra, vicino a Rosetta Roselli, che ideò i testi della lapide commemorativa di Laterina (1999) e della targa al Monumento di Montevarchi (2014). Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Commenti dal web sull’articolo “Baracche di Laterina”
Abbiamo ricevuto vari commenti di apprezzamento per l’articolo sopra riportato, soprattutto da parte di profughi e loro discendenti collegati alle vicende del CRP di Laterina, come è ovvio. Persino le autorità politiche di Arezzo, Montevarchi e Laterina Pergine Valdarno ci hanno manifestato giudizi positivi e stima civile per un incontro orientato ai valori umani in dimensione europea, privo di rancore. Anche le famiglie dei partecipanti all’evento si sono sentite coinvolte nella ricerca di certi fatti storici poco accennati nei libri di storia, come l’esodo giuliano dalmata.
Tutti i commenti sono incentrati sull’importanza della condivisione del ricordo, come hanno sottolineato, ad esempio, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria e Sergio Satti, esule da Pola (soci dell’ANVGD di Udine) e alcuni docenti di storia del liceo classico “J.  Stellini” di Udine.
La lettera che più ci ha colpito è, in realtà, un accorato contributo storico firmato da Laura Brussi, esule da Pola e da Carlo Cesare Montani, esule da Fiume, che proponiamo qui sotto, con qualche notazione redazionale in patentesi riquadrate (E.V.)
“Gentile Professore,
La ringraziamo per la Sua cortese comunicazione e per le notizie sulla Vostra visita a Laterina: uno dei campi di raccolta peggiori, anche se furono tutti contrassegnati da dolore, disperazione e nostalgia, come emerge da tante testimonianze, ed in primo luogo da quelle di Padre Flaminio Rocchi. La Sua cronaca fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione, a cominciare dal gemellaggio fra i Comitati associativi di Arezzo e di Udine: se non sono male informato, un quid novi nella complessa storia del movimento esule in Italia, caratterizzato da rilevanti e ricorrenti contrasti, persino nell’ambito di una stessa Associazione.
Oggi, le seconde e terze generazioni hanno assunto la difficile eredità dei padri, se non altro per la legge inesorabile del tempo: in questa ottica, è importante avere contributi di informazione, ed inviti alla meditazione, come quelli che ci vengono da Voi e dalla Vostra meritoria opera per un Ricordo costruttivo, che non sia una semplice ritualità ripetitiva. Ad esempio, è importante sapere quanto fu duro l’ostracismo ai profughi da parte delle popolazioni locali, non solo ad Ancona, Bologna, Genova, Venezia, e via dicendo, ma anche in luoghi apparentemente meno indisponibili al pari di Laterina (potremmo aggiungere Marina di Carrara, Tortona e vari altri) dove le dimensioni umane ridotte alla comunità del paese avrebbero dovuto indurre, se non altro, maggiore comprensione. Va aggiunto che le Amministrazioni locali ci hanno messo del proprio, con particolare riguardo a quelle social comuniste come Laterina, onde cancellare la storia e la memoria.
Planimetria del Centro raccolta profughi di Laterina, ricostruzione storica a cura di Tommaso Ricci e Claudio Ausilio riferita al 1950. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Spesso, i campi furono organizzati (si fa per dire) con la semplice riapertura di quelli precedentemente utilizzati per i prigionieri di guerra, in quali condizioni di funzionalità, per non dire di igiene, è facile immaginare. Gli esuli, anzi, furono trattati peggio dei prigionieri stessi: mi risulta che in varie circostanze, come da testimonianza dell’Esule da Parenzo, Ottavio Sicconi, ora proprietario di una libreria a Latina, abbiano ricevuto una balla di paglia, e null’altra suppellettile se non l’infastidito invito ad arrangiarsi. D’altro canto, i prigionieri erano tutelati dalle convenzioni internazionali (che l’Italia rispettava  diversamente dalla Jugoslavia) mentre i profughi costituivano una fastidiosa sopravvenienza passiva.
In questo senso, la Sua iniziativa è meritoria ed esige un ringraziamento non formale: sarebbe anzi il caso, a mio giudizio, che qualcuna delle nostre Organizzazioni raccogliesse il Suo egregio esempio come ha fatto con il prezioso volume [sul Centro smistamento profughi a Udine di Via] Pradamano, e che promuovesse uno studio a livello nazionale sulla vita nei campi e sulle cifre di quella pagina di storia, tanto più triste in quanto accompagnata dalla consapevolezza del carattere irreversibile dell’Esodo. 
Vieste (FG), Giorno del Ricordo 2015, scolaresca in visita d'istruzione fotografata sotto la targa che ricorda quando il Comune di Vieste, nel 1947, deliberò la cessione di parte del suo territorio e della spiaggia per fondare la Nuova città di Pola, con tutti gli esuli in fuga dall'Istria. Progetto non realizzato. Collezione Laura Brussi, esule di Pola

Sappiamo, ad esempio, quanti furono coloro che scomparvero durante la permanenza nei campi, alcuni dei quali restarono in funzione sino alla fine degli anni sessanta? Ricordo di avere visitato Marina di Carrara proprio in quell’epoca! Ma forse, uno studio del genere non sarebbe gradito ai padroni del vapore perché attesterebbe, meglio di tanti pur lodevoli contributi monografici, le responsabilità politiche dell’epoca, culminate negli incentivi all’emigrazione in terre lontane, scelta da circa un quarto dei profughi, e nel rifiuto di possibili ancorché problematiche concentrazioni, come quelle che erano state ipotizzate a Fertilia, a Vieste [vedi qui sopra una fotografia di una visita studentesca], nel Trentino, e che rimasero naturalmente sulla carta. 
Caro Professore e gentile Signora, onore a Voi, che non lasciate alcunché d’intentato nell’opera di una documentazione tanto più apprezzabile in quanto oggettiva; ed un  rinnovato ringraziamento altrettanto sostanziale da parte di quanti ritengono, come noi, che la storia, ben lungi dall’essere un mero orpello culturale, sia arra di progresso etico e civile, e quindi, di un futuro migliore.
Cordialmente. 
Carlo Cesare Montani, esule da Fiume e Laura Brussi, esule da Pola”.
Montevarchi, Giardino Martiri dell'Istria, incrocio via dei Pianeti nella frazione di Levane. Monumento dello scultore Giuseppe Setti che rappresenta le mani degli infoibati, inaugurato nel 2014. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Fonti orali e ringraziamenti
Per la impareggiabile collaborazione nella ricerca dei materiali originali su cui studiare e per il sopralluogo ai resti del CRP di Laterina sono riconoscente al signor Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo.
Per i vari materiali messi a disposizione della ricerca ringrazio gli esuli intervistati e i loro discendenti. Le interviste (int.) sono state condotte da E. Varutti con penna, taccuino e macchina fotografica, se non altrimenti indicato.
- Claudio Ausilio, Fiume 1948, esule a Montevarchi, provincia di Arezzo, int. del 16-17 aprile 2018, oltre ai contatti al telefono del 12 – 20 gennaio 2017 e ai messaggi in Facebook del 4 – 6 novembre 2017.
- Claudio Bronzin, Pola 1935, esule a Firenze, int. telefonica del 16 aprile 2018.
- Manlio Giadrossich “Gloria”, Lussinpiccolo, provincia di Pola, 1947, esule a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo, int. a Montevarchi (AR) del 16 aprile 2018.
- Giuseppe Marsich, Veglia 1928, “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni), intervista a Udine del giorno 11 febbraio 2004 e del 10 febbraio 2018.
- Anna Mavar, Laterina (AR), vive a Piossasco (TO), messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Villi Mavar, messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Luciano Paoli, vive a Livorno, messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Loretta Rusich, Fiume 1946, esule in Toscana, messaggio in Facebook del 9 marzo 2018.
Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Cerimonia del 10 febbraio 2018 con gli studenti della scuola media e con le autorità civili e militari. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Fonti originali archivistiche
- Delibera del Comune di Laterina n. 69 del 14 agosto 1963, Sviluppo industriale del Comune. Chiusura del C.R.P., Archivio del Comune di Laterina (AR), dattiloscr.
- Lettera del Prefetto di Arezzo al Ministero dell’Interno avente per oggetto: Comune di Laterina – Aggravio finanziario a seguito istituzione Campo Profughi, 5 ottobre 1948, Archivio del Comune di Laterina (AR), dattil.
- Giada Mastinu, Visita al Centro Raccolta Profughi di Laterina (AR), Classe III Tecnico Industria Fotografica, ISIS “Leonardo da Vinci”, Firenze, 20 dicembre 2013, testo in formato PDF.

Bibliografia, fonti edite
- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina (AR), Centro Editoriale Toscano, 2000.
- Classe V, Scuola elementare di Laterina, La bambola di porcellana. Testimonianze e documenti sulla seconda guerra mondiale relativi al territorio di Laterina, Arezzo, Edizione a cura del Comune di Laterina, s.d. (2000)
- “Delegazione di Arezzo. la visita all’ex Campo profughi di Laterina”, «Difesa Adriatica», 5, maggio 2014, p. 8.
- S.D., “Sempre peggio a Laterina. Intossicazione generale da cibo guasto. Viva agitazione tra i profughi del campo”, «Difesa Adriatica», 5,  5 febbraio 1949.
- “Laterina, le case del dolore. Prima campo di concentramento, poi di prigionia. E infine i profughi: una memoria che non va perduta” «La Nazione», 26 maggio 2012, p. 15.
- P. C. H. [Patrizia C. Hansen], “Laterina, quelle lontane memorie del campo profughi”, «Difesa Adriatica», 10, ottobre 2013, p. 6.
- Beppe Pegolotti, “Centodiciotto lire al giorno e pochi metri nella baracca”, «La Nazione italiana», 24 aprile 1951.
- Giampaolo Trotta, Guida storico-artistica di Laterina e del suo territorio comunale, with english translation, Arezzo, Comune di Laterina, C&M Agency, 2001. 
- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017, anche in versione web: Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960.

 Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Targa commemorativa. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Sitologia
- Andretti: Riacquisterò la mia casa di Montona, «Il Piccolo», 9 ottobre 2011.

Il Campo di Laterina, on-line in formato PDF.  

Laterina, un ventennio di storia raccontato attraverso il campo n°82. A Laterina le tracce della guerra e dell'esodo istriano. Una raccolta di articoli sul CRP di Laterina dal 2012 al 2018 nel sito giornalistico “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Giorno del Ricordo 2016: saluti a Laterina da ex profughi, un video su youtube

- E. Varutti, Insegnare l'esodo giuliano dalmata. Centri Raccolta Profughi in Toscana, 1945-1960, diapositive on-line dal 3 aprile 2016.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

- E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950, on-line dal 30 gennaio 2017.

- E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande, on-line dal 28 febbraio 2017.


La vicenda dei Giadrossich "Gloria" di Lussino, ripresa dall'interessante libro di Giusy Criscione, La donna in Istria e Dalmazia nelle immagini e nelle storie, ANVGD, 2011.


- E. Varutti, Profughi giuliano dalmati da Udine a Laterina, conferenza con l’Associazione Toscani FVG, on-line dal 21 febbraio 2018.

- E. Varutti, Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963, on-line dal 9 marzo 2018.

Visita campo profughi Laterina, una serie di album fotografici dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Chiesetta al campo profughi di Laterina, Comunioni e processioni dentro il CRP, album fotografico dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Campo profughi Laterina, scuole elementari in visita, album fotografico dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Cerimonia del 10 febbraio 2014 con lo scultore Giuseppe Setti, col berretto, gli studenti della scuola media e con le autorità civili e militari. Rosetta Roselli, beneamato sindaco di Laterina, è al microfono. Le è accanto Francesco Maria Grasso, sindaco di Montevarchi. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie di E. Varutti, di Antonio Cascini e di Claudio Ausilio, della ANVGD di Arezzo, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

Laterina (AR), panoramica sulla zona artigianale, dove un tempo esisteva il Campo di concentramento e poi il Campo profughi. Al centro il bivio col Cippo del 1999. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

domenica 5 marzo 2017

Laterina, Campo profughi istriani tra accoglienza, clientele e razzismo

Sin dal maggio del 1945, cominciò a funzionare il Centro Raccolta Profughi (CRP) di Arezzo, che doveva ospitare provvisoriamente sinistrati, ossia coloro che, privi di abitazione per cause belliche, volevano ritornare nel loro luogo di origine. Poi furono accolti anche i profughi giuliano dalmati. Questa azione non fu priva di risvolti razzistici da parte della popolazione locale, che non vedeva di buon occhio l’ospitalità di istriani e dalmati, ritenuti fascisti, o assai compromessi col passato regime dittatoriale di Mussolini.
Davanti alla Chiesa del Centro Raccolta Profughi di Laterina

Il 19 agosto 1948 fu aperto il Campo Profughi giuliano dalmati di Laterina, che operò fino al 1963, per accogliere migliaia di esuli soprattutto d’Istria, Fiume e Dalmazia. I dati principali di questo articolo si rifanno alla tesi di laurea di Francesca Lisi del 1991, di oltre 300 pagine inedite, che si è basata su documenti dell’archivio del CRP stesso e, talvolta, sui giornali dell’epoca. Ogni tanto il lettore troverà, in parentesi, un riferimento alle pagine della suddetta tesi, per sola chiarezza della fonte. Ho potuto consultare anche la tesi di laurea di Sabrina Caneschi, del 1991, che è su un argomento più generale, quello dell'assistenza post-bellica, con accenni ai CRP italiani e, in particolare, a quello di Laterina.


Secondo i dati del Ministero dell’Interno fino al 1946 erano affluiti 53.681 esuli nei 109 CRP sparsi in Italia. Tra il 1947 e il 1952 si è verificato l’afflusso di altri 50 mila profughi giuliani e dalmati. Nel 1953, tuttavia, erano ridotti a 22.288 individui (p. X).
Sul totale di 103.681 persone indicate in questi dati statistici in transito nei CRP dove, peraltro, sono denunciate alcune carenze nell’invio dei dati stessi, si è costruito il Grafico n. 1, intitolato “Incidenza dell’esodo per zona e per anno sul totale dei profughi” e la relativa tabella con i dati numerici in percentuale.
Le zone da cui parte l’esodo sono indicate con la seguente lista: Zara, Fiume, Gorizia, Istria, Pola, Zona B e Trieste. Si noti il picco della fuga da Pola nel 1947 e la forte crescita dell’esodo dalla Zona B nel 1955-’56 quando, secondo certi storici, il flusso di esuli si stava spegnendo.


Tabella n. 1 - Incidenza dell'esodo per zona e per anno sul totale dei profughi. Valori percentuali
Fonte: Nostra elaborazione su dati del Ministero dell’Interno, riportati nelle tesi di laurea di Sabrina Caneschi e Francesca Lisi, Università di Firenze 1991. 

Una fonte orale, riportata nelle tesi di laurea, è quella di Primo Cavaliere, nato a Fiume, fuggito di casa a dodici anni ed accolto al Centro Raccolta Profughi di Trieste. Poi è accolto al collegio di Don Gnocchi a Parma. Dopo che i genitori hanno optato per l’Italia e riescono ad uscire da Fiume, passando per il CRP di Trieste, nel 1948, sono assegnati al CRP di Laterina. Proprio qui, nel 1955, Primo Cavaliere lavora come magazziniere e dipendente del Ministero dell’Interno. Ha raccontato che i profughi dormivano in materassi di foglie di granoturco, le pareti erano costituite da coperte appese a dei fili di ferro, solo più tardi furono create delle camere.
«I servizi igienici erano pessimi – ha spiegato Cavaliere – soprattutto durante il periodo invernale e ciò andava a svantaggio più che altro delle perone anziane che male si adattavano alla situazione. Il cibo veniva ritirato alla mensa, ma non era buono, per cui quando vennero aperti gli spacci all’interno del Centro, i pochi soldi guadagnati nei lavori quindicinali o dati dalla Prefettura, erano spesi per acquistare alimenti. Con la popolazione di Laterina, nonostante noi avessimo una mentalità più aperta ed evoluta, non ci furono grossi problemi.
Forse l’unica cosa per cui potevano portarci rancore era che, finché ci fu il CRP di Laterina, la DC rimase al potere perché sorretta dai voti dei profughi; alla chiusura del Centro invece si affermò una giunta di sinistra. In effetti la quasi totalità dei profughi votava per la Democrazia Cristiana e venivano fatte anche alcune pressioni politiche a favore di questo partito. Posso portare un esempio: a mia madre che era analfabeta e molto religiosa, avevano indicato di votare DC perché nel simbolo era rappresentata una croce» (pagine 256-260). 
È importante fare una premessa. Dalle interviste rivolte tra la fine del Novecento e dopo la legge sul Giorno del Ricordo (2004) agli esuli giuliano dalmati e ai loro discendenti si sa che il Campo Profughi di Laterina non era certo un hotel a cinque stelle, ma il tema del presente elaborato è l’analisi del CRP secondo i dati ministeriali. Si propongono alla fine, nella sitologia, alcuni critici racconti, visti dalla parte dell’esule giuliano dalmata e sulla storia del Campo di prigionieri del Regno Unito.

Il Centro Raccolta Profughi di Arezzo
Dal 1945 al 1948 il CRP di Arezzo dette accoglienza a profughi e anche a molti sfollati e sinistrati. Successivamente con lo spostamento dell’accoglienza al Campo profughi di Laterina, vennero assistiti esclusivamente gli esuli. Il Campo poteva ospitare circa 300 persone, ma nell’immediato dopoguerra si trovò a doverne assistere molte di più. La struttura era gestita dall’Ufficio Provinciale dell’Assistenza Post Bellica (U.P.A.P.B.), che si affiancò a quella svolta dall’Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.) di Arezzo, (pagine 29-30).
Ci soffermiamo ancora sul Centro Raccolta Profughi di Arezzo. L’apertura del Campo era stata necessaria per fronteggiare la situazione creatasi in seguito alla liberazione dell’Italia Settentrionale. Arezzo costituiva il punto di passaggio per raggiungere in ferrovia Roma o altre località del sud (p. 117).
CRP di Laterina

Il Campo di transito poteva ospitare al massimo 300 persone. In media ne venivano ospitate 450 o 500 (p. 122). I servizi igienici erano pessimi. All’inizio i profughi dormivano a terra. In seguito l’Alto Commissariato per i profughi inviò molti pagliericci. Per quanto riguarda l’alimentazione veniva seguita la tabella alimentare prevista per i C.R.P. Il vitto era preparato dalla mensa che l’E.C.A. aveva attivato per assistere i poveri, già dal 1944. I viveri necessari per ‘assistenza alimentare erano invece fomiti dalla locale Sezione Provinciale dell’Alimentazione, sorta come in tutta Italia nel 1939 (SE.PR.AL.) La gestione del Campo avvenne in collaborazione con l’E.C.A. C’era, inoltre, un ambulatorio provvisto di due camere per assistere feriti o chi aveva bisogno di particolari cure (p. 118).
Nel 1945 il C.R.P. aveva assistito 7.979 ospiti fra profughi, sfollati e sinistrati. Il numero totale degli assistiti nel 1946 era stato di 4.530 individui (p. 125).
Nel 1946 gli operatori dell’U.P.A.P.B. avevano distribuito circa 40 mila capi d’abbigliamento, successivamente erano state stanziate ulteriori somme di denaro per l’acquisto di vestiti e stoffe. Quando sorse il Laboratorio di Maglieria e Sartoria l’U.P.A.P.B. preferì acquistare stoffe per confezionare abiti da dare come sussidi straordinari agli assistiti e ai profughi del C.R.P. di Laterina.
In generale le distribuzioni erano molto più frequenti nel periodo natalizio e per l’Epifania: i cosiddetti pacchi natalizi e pacchi Befana. Possiamo portare un esempio: per il Natale 1947 venne offerto un pacco viveri del valore di lire 1.000 a ciascun capo-famiglia, contenente Kg. 2 di pasta, Kg. 1 di zucchero, Kg. 1,5 di pane, un vasetto di marmellata e gr. 350 di formaggio (p. 42).
Nella provincia di Arezzo, nel 1951, vennero organizzati quattro Centri Raccolta per profughi alluvionati del Polesine: a Cortona, Camaldoli, Castiglion Fiorentino ed Arezzo. Si cercò di sistemare gli altri presso le case private, elargendo gli alimenti e altri aiuti. Esisteva un diretto contatto fra questi Centri alluvionati e quello per profughi situato a Laterina, che era stato aperto fin dall’agosto 1948. Molto materiale indispensabile per allestire i nuovi Centri alluvionati provenne da Laterina e, nello stesso tempo, quando questi vennero chiusi, le cose che erano state offerte per gli alluvionati vennero cedute ai profughi giuliani di Laterina (p. 64).


Planimetria del CRP di Laterina, 1948

Il problema della disoccupazione dei profughi era molto più difficile da risolvere rispetto a quello delle altre categorie. Certi profughi erano analfabeti, oppure non erano iscritti nelle liste di collocamento, o avevano difficoltà ad inserirsi in un ambiente molto differente da quello di provenienza. La maggioranza di essi proveniva da zone di mare, dove esercitava professioni relative alla navigazione e quindi non trovava attività corrispondenti nella provincia aretina (p. 86).
I profughi giunti nei C.R.P. dovevano compilare due questionari necessari per ottenere l’iscrizione nei registri della popolazione del comune ed anche l’iscrizione nelle liste di disoccupazione. Per facilitarli nella ricerca di un impiego, il Ministero dell’Interno aveva concesso ai profughi, che erano in cerca di una occupazione, di poter ottenere dei permessi per potersi allontanare dai C.R.P.
Il problema principale dei C.R.P. era che i profughi, aiutati con sussidi e razioni-viveri, spesso non sentivano la necessità di reinserirsi nella vita civile. Per non incrementare l’ozio, i profughi erano impiegati nei lavori di manutenzione e amministrazione dei Centri di Raccolta stessi. Per esempio, nel 1950, nel C.R.P. di Laterina, la direzione cercava profughi da inserire nell’ambulatorio del Centro, come infermieri retribuiti (p. 87). 
Inoltre all’interno del Centro profughi di Laterina funzionava un laboratorio di calzoleria che dava possibilità a molti profughi disoccupati di essere indirizzati ad una attività lavorativa. Infatti un gran numero di profughi addestrati nel predetto laboratorio si erano dimessi dal Centro e avevano iniziato attività proprie. Per le donne ricoverate nel Centro c’era la possibilità di trovare impiego nel Laboratorio Scuola di Maglieria e Sartoria di Arezzo, dove le profughe lavoratrici ricevevano dei compensi proporzionati alle loro qualifiche (p. 89).
La Prefettura di Arezzo aveva invitato il Direttore del C.R.P. di Laterina ad avviare tutti i profughi bisognosi di ricovero sanitario presso l’ospedale della Misericordia di Montevarchi (p. 93), che richiedeva rette di ricovero più basse rispetto agli Spedali Riuniti di S. Maria sopra i Ponti di Arezzo (p. 94). È proprio un settore a parte quello dell’assistenza sanitaria ai profughi giuliani, raccolti dapprima nel Centro di Arezzo e poi, dall’agosto 1948, in quello di Laterina. Si pensi che nel C.R.P. di Arezzo non esisteva un servizio medico permanente e l’infermeria interna non era in buono stato a causa della mancanza di lavabi (p. 99).


Planimetria del CRP di Laterina, successiva al 1950

Costituzione del CRP di Laterina
Da una ricerca pubblicata nel web quale “Centro di documentazione on line sull’internamento e la prigionia”, si rileva che fra il settembre 1942 e il marzo 1943, nel Campo di concentramento di Laterina, inizialmente concepito come un attendamento per sottufficiali e truppa con una capacità 6.000 posti, erano reclusi dal minimo di 2.375 prigionieri inglesi iniziali, alla punta massima di 2.771 del novembre 1942, ma mai al di sotto del dato minimo.
Nel mese di agosto 1948 veniva costituito il C.R.P. di Laterina nel quale, in via provvisoria, fu attrezzata un’infermeria con mezzi di fortuna e materiali usati. All’inizio l’infermeria si trovava in condizioni molto precarie e non offriva sufficienti garanzie di igiene e funzionalità, ma ben presto assunse una struttura più adeguata alle esigenze del Centro. La baracca adibita ai servizi sanitari era formata da otto vani ed era dotata di un ambulatorio medico-chirurgico, di una sala per medicazioni e iniezioni e di una sala ostetrica, dove le pazienti erano ricoverate per circa 7-8 giorni dopo il parto (p.102).
I profughi giuliani, al loro arrivo erano condotti dall’addetto alla sorveglianza dell’igiene o dall’addetto alla sistemazione dei profughi nelle baracche. Poi passavano all’infermeria per essere sottoposti ad una serie di accertamenti sulle loro condizioni di salute (p. 103).
Nonostante le difficili condizioni in cui operava il Centro (affollamento, locali non del tutto attrezzati, riscaldamento ancora insufficiente, etc.), lo stato sanitario dei profughi poteva considerarsi abbastanza soddisfacente. Si erano verificate soprattutto affezioni leggere e mai a carattere epidemico. Nel Centro non c’erano state malattie connesse con stati di avitaminosi o causate da carenze alimentari. I parti avvenuti nel C.R.P. avevano avuto tutti esito positivo (p. 104). Le madri con i loro figli usufruivano del servizio offerto dal Consultorio Pediatrico e Materno, che forniva anche l’alimentazione necessaria alle madri più povere. L’ambulatorio dell’infermeria del Centro funzionava sia di mattina che di pomeriggio, mentre i turni notturni erano svolti da un solo infermiere (p.105).
Fino all’ottobre del 1948 i due Centri (Arezzo e Laterina) continuarono ad accogliere contemporaneamente i profughi. Alla chiusura del C.R.P. di Arezzo, coloro che necessitavano ancora di assistenza vennero trasferiti nel nuovo Centro, gli altri furono liquidati con un apposito sussidio (p. 133).

Centro Raccolta Profughi di Laterina, pianta, prospetto e sezioni della Baracca n.1. Agosto 1948

Il 19 agosto 1948 veniva aperto il Centro Profughi di Laterina, nelle vicinanze di Arezzo. Questo Centro, che dipendeva dal Ministero dell’Interno, a differenza di quello di Arezzo, era in grado di ospitare un numero maggiore di profughi ed aveva un’organizzazione molto più efficiente.
Infatti il Ministero dell’Interno aveva dato disposizioni per la chiusura dei Centri più piccoli in modo da raggruppare in quelli più importanti e con maggiore capienza, coloro ai quali non era stato ancora possibile trovare una sistemazione (p. 138). Il Centro di Laterina era in collegamento con quello di Smistamento di Udine, per i profughi provenienti dalla Venezia Giulia e Dalmazia e con quello di Napoli per coloro che provenivano dall’Africa. Mentre nei primi anni di vita del Centro i profughi affluivano da diversi paesi (Egeo, Romania, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Albania, Croazia, Bosnia, Venezia Giulia, Francia, Eritrea, Tunisia, Libia), ma in prevalenza dalla Venezia Giulia, a partire dalla seconda metà degli anni ‘50 fu più consistente il flusso dall’Africa.
Il Centro Profughi di Laterina, che sorgeva a Km. 18 dalla città di Arezzo. Era situato in aperta campagna, non distante dal fiume Arno, in una zona raggiungibile sia in treno che in autocorriera. Il Centro non era di nuova costruzione, ma era sorto durante la guerra come campo di concentramento per prigionieri. Prima furono imprigionati gli inglesi e poi, dopo la liberazione, tedeschi e repubblichini.
Tutti i 193 C.R.P. costituitisi in Italia erano sorti in ex campi di prigionia o nelle caserme lasciate libere dai soldati. Il campo di concentramento di Laterina fu allestito in modo da potere contenere nelle baracche circa 3.500-4.000 prigionieri. Le baracche del campo di concentramento, al momento della sua chiusura, erano state lasciate completamente vuote, prive di qualsiasi oggetto di arredamento, tranne i letti (p. 140). 
Il dato dei 193 C.R.P. non concorda con quello rilevabile in letteratura. Ci sono dati discordanti coi 109 C.R.P. menzionati da padre Flaminio Rocchi e con i 140 C.R.P. rilevati da Guido Rumici.

Centro Raccolta Profughi di Laterina, pianta, prospetto e sezioni della Baracca n. 1, modificata dopo il 1950 con la suddivisione in varie stanze

Le prime 19 baracche
All’inizio del 1949 nel C.R.P. di Laterina erano in funzione solo 19 baracche adibite ad alloggio per i profughi e altre baracche che servivano rispettivamente come cinema, scuola, barbiere, centralina elettrica, infermeria, alloggio per gli addetti al Centro, asilo, chiesa e magazzini vari (p. 143).
Gli alloggi del Centro erano suddivisi in piccole stanze di quattro metri quadrati. All’inizio i box erano delimitati da tende sospese a fili ed in seguito da pareti di legno in modo da garantire un minimo di vita privata alle famiglie accolte nel Centro che potevano sistemare la parte a loro assegnata come ritenevano (p. 145). Nel 1954 ancora 40 famiglie vivevano in promiscuità non essendo state divise tutte le camerate (p. 146).
Nel 1949 le baracche del Centro furono dotate di stufe a legna, per la cui costruzione fu indetta una gara di appalto tra le varie ditte della zona. Se inizialmente c’era una sola stufa per baracca, successivamente il loro numero venne aumentato. Inoltre nelle baracche i profughi potevano servirsi di angoli cottura per riscaldare o cuocere il cibo assegnato. Per la confezione dei pasti e per il riscaldamento veniva concessa una razione giornaliera di legna di Kg. 1,500 a persona nei mesi invernali (in seguito aumentati a Kg. 2), mentre nei periodi più caldi la razione era di Kg. 1 al giorno (p. 148).

Cartolina intitolata al Centro Raccolta Profughi di Laterina

Dopo circa un mese dalla sua apertura, il Centro ospitava già 1.000 profughi. Questo fatto dimostra che era uno dei più importanti tra quelli esistenti in Italia. Già nell’ottobre 1948 la condizione degli alloggi era molto migliorata grazie ai lavori effettuati e rispetto alla situazione di molti altri Centri compreso quello di Arezzo, poteva essere ritenuta soddisfacente anche dal punto di vista dell’igiene e delle comodità (p. 149).
La mancanza di lavoro costringeva i profughi a vivere dei soli sussidi governativi e ciò influiva negativamente sulla loro condizione psicologica, soprattutto su quella dei giuliani-dalmati che erano una popolazione tradizionalmente laboriosa (p. 151).
Controlli particolari dovevano essere fatti presso uffici, magazzini e ai confini del C.R.P.; quest’ultimo, infatti, nel 1949 non era ancora recintato e nella campagna circostante si trovavano mine inesplose (p. 161).
Per esempio un articolo de1 2 luglio 1954 de "La Nazione" descriveva il Centro profughi di Laterina come un tranquillo villaggio di 760 persone di provenienze differenti. Questo era composto di 36 stabili comprendenti una chiesa, una scuola elementare, un asilo nido, 2 spacci ben forniti, un efficiente infermeria, magazzini vare, un garage (p. 170).
Il Campo Profughi aveva le scuole. Nel 1956 erano 140 i bambini iscritti nelle scuole elementari, nel 1958 erano invece 170 (p. 199). Nel 1959, oltre ai 2 Kg giornalieri di legna consegnali a tutti i profughi del C.R.P., venivano impiegati per il riscaldamento delle aule scolastiche, per la refezione dei bambini delle scuole e dell’asilo gestito dal Centro Italiano Femminile e l00 gr. giornalieri pro-capite per il funzionamento di docce e lavanderia (p. XXXIII dell’Appendice).
Verso il 1960 venne descritta la cattiva organizzazione della struttura. Tale relazione è in parte giustificata dal fatto che, nel 1960, il Centro di Laterina si avviava ormai alla fase finale del suo funzionamento e per questo motivo si evitava di spendere cifre consistenti per le riparazioni (p. 172).
Laterina, Centro Raccolta Profughi, processione 1949. Fotografia ISTORETO, Torino

Il pacco della Befana e le clientele
Possiamo portare un esempio relativo alla composizione del pacco dono per la festa della Befana del 1954. Il pacco dono per i bambini di età compresa tra 0 e 2 anni, che erano 24, conteneva: 1 giocattolo, 1 busta di talco, 1 paio di scarpette, 1 pacchetto di caramelle, 1 torrone, una mela e un mandarino, un Kg. di zucchero.
Quello per i bambini di età compresa tra 3 e 12 anni, che erano 116 conteneva: un Kg. di zucchero, due Kg. di pasta, un Kg. di riso, un panettone, un bicchiere di marmellata, due mele e due mandarini, un pacchetto di caramelle, un torrone, un giocattolo (pp. 203-204).
La Democrazia Cristiana, in pratica, è l’unico partito politico che si interessò alla vita e ai problemi dei C.R.P. Una testimonianza di questo interessamento è data dalla visita che l’onorevole Amintore Fanfani fece al Centro Profughi di Laterina nella primavera del 1960. Detto interesse era anche giustificato dal fatto che quasi tutti i profughi votavano per la D.C., e durante tutto il periodo in cui il Centro rimase in vita, nel comune di Laterina ci fu una giunta democristiana. Poi di sinistra (p. 179).
Scheda di registrazione di Giorgio Pastrovicchio, nato a Valle d'Istria nel 1884 e finito esule a CRP di Laterina (fronte e retro). Si noti il transito dal Centro di Smistamento Profughi di Udine. Collezione famiglia Pastrovicchio, Pessinetto, città metropolitana di Torino.



La chiusura del Campo Profughi di Laterina
La chiusura di tutti i C.R.P. italiani era fissata per il 31 dicembre 1963 ed in vista di questa data il Ministero dell’Interno aveva intensificato l’azione intesa a convincere profughi a lasciare spontaneamente i Centri, sia maggiorando le indennità previste, sia con altri incentivi, come la preparazione degli alloggi per profughi e la concessione delle stoviglie, letti ed altre suppellettili (p. 216).
La data di chiusura dei Centri profughi era stabilita dalla legge del 14/10/1960 n° 1219. La chiusura del Centro di Laterina doveva avvenire nel giugno del 1963; nel maggio erano ancora ricoverati in questo Centro 82 famiglie di profughi, di queste  una parte fu trasferita ad altri centri, altri furono dimessi, mentre altri rimasero a Laterina fino al luglio seguente. 
Il 30 giugno 1963 furono fatti partire profughi diretti ad altri C.R.P.; il movimento dei profughi trasferiti era il seguente: al Centro profughi di Tortona n° 4 persone; al Centro profughi di Pigna n° 16 persone; al Centro profughi di Gargnano n° 6 persone; al Centro profughi "Le Fraschette" (Alatri) n° 44 persone; al Centro profughi di Brindisi N° 3 persone. Le masserizie appartenenti a queste persone furono spedite solo in un secondo tempo (p. 218).
Secondo padre Flaminio Rocchi, nel suo L'esodo dei giuliani. fiumani dalmati (edito a Roma 1970, vedi p. 195), negli anni ‘70 c’erano ancora dodici C.R.P. funzionanti in Italia: Alatri, Aversa, Bari, Gargnano, Marina di Carrara, Napoli, Pigna, Tortona e Trieste, che ne aveva ben quattro. Questi campi ospitavano 3.842 profughi.
Il Centro profughi di Laterina, nei momenti di massima affluenza, arrivò ad ospitare fino a 2 mila persone, accogliendo oltre ai profughi della Venezia Giulia, anche quelli provenienti dall’Africa (p. 230).
Tra le curiosità si note che l’automobile Fiat 508, Balilla, messa a disposizione dall’U.P.A.P.B.,  serviva principalmente agli impiegati che dovevano recarsi ad Arezzo per questioni inerenti al loro lavoro, mentre l’autocarro era utilizzato per gli spostamenti dei profughi. Il treno non era un mezzo molto comodo per i profughi del Centro, in quanto la stazione ferroviaria era distante e quindi scomoda da raggiungere (p. XXXVII Appendice).
Bambini al CRP di Laterina

Iconografia  e ringraziamenti
Le fotografie sono della Collezione Aldo Tardivelli di Genova, se non altrimenti precisato. Per la collaborazione alla ricerca sono riconoscente a Claudio Ausilio, delegato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Arezzo, perché cortesemente mi ha trasmesso il testo della tesi di laurea, copia dei progetti di ristrutturazione delle baracche del CRP di Laterina ed altro materiale di studio.

Collezioni private
- Collezione Giuliana Filipovich, esule a Torino. 
- Collezione famiglia Pastrovicchio, Pessinetto, città metropolitana di Torino, fotografie, documenti e memoriale dattiloscritto.

Bibliografia
- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina, Stampa Centro editoriale toscano, pagg. 163 ; ill., s.d. [ma, 1999-2000?].
- Sabrina Caneschi, L’Assistenza post-bellica in Italia. Organizzazione e settori d’intervento, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 263+LXXIV. 
- Francesca Lisi, L’Assistenza post-bellica ad Arezzo. Il Centro Raccolta Profughi di Laterina, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 268+XC. 
- Presidenza del Consiglio dei Ministri (a cura di), L’assistenza in Italia, 1953. 
- Flaminio Rocchi, L'esodo dei 350 mila Giuliani Fiumani e Dalmati, Roma, Edizioni Difesa Adriatica, 1990.
- Guido Rumici, Infoibati, 1943-1945: i nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti, Milano, Mursia, 2002.
Aldo Tardivelli, “Un filo spinato… non ancora rimosso”, testo videoscritto in formato Word, s.d., p. 1-7.

Sitologia
- E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950, articolo nel blog del 2017.


- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, articolo del 2017.

Interessante documento d'identità dell'International Refugees Organization (IRO)di Fiorito Filipovich, nato a Udine e registrato a Laterina il 20 settembre 1949. Ringrazio la figlia Giuliana Filipovich, di Torino che, in un messaggio in Facebook del 1° marzo 2017, mostrando questo documento, ha spiegato l'esodo del babbo così: "Da Fiume a Laterina".

Per approfondimenti si veda una serie di articoli sul sito www.informarezzo.com sul Campo di prigionia e poi un Campo profughi in provincia di Arezzo, con fotografie originali e mappe.