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mercoledì 26 aprile 2017

Enrica Zuliani e la Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana, Udine

Oggi si parla tanto della donna imprenditrice. C’è poi un proverbio friulano che dice “La femine a ten su tre cjantons da cjase o a ju sdrume ducj cuatri” (La donna tiene su tre angoli della casa o li demolisce tutti quattro).
 Udine, 1927 - La sede della Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana in Via dell'Argilla, n. 9

Ciò per rilevare quanto sia importante la presenza femminile in un’abitazione, in una famiglia, sia in senso positivo, che negativo. Nel passato ci sono state certe donne che hanno fondato qualche impresa, ma la loro bravura è rimasta sotto traccia, senza passare alla storia.
Mi piace allora raccontare la vicenda di Enrica Zuliani, fondatrice col marito della Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana. Tale attività nasce nella zona meridionale della città di Udine il 25 aprile 1927, proprio 90 anni or sono. Enrica Zuliani, nata a Sant’Osvaldo, frazione di Udine il 14 marzo 1887, impianta la lavanderia al numero civico 9 di Via dell’Argilla. Il marito della prode Enrica è Beniamino Bertossi, nato a Udine, nella frazione di Lumignacco, il 3 luglio 1882.

Una grintosa Enrica Zuliani Bertossi su moto Sertum, al centro della fotografia

La Via dell’Argilla
Uscendo dalla città, lungo il “Vial de Palma”, come dicevano i vecchi, ossia il Viale Palmanova, oggi c’è un semaforo, con un incrocio con la Via Melegnano, a destra, intitolata nel 1911, e Via Di Brazzà, a sinistra, intitolata nel 1953. Dopo il semaforo, la prima strada a destra è proprio Via Urli, ovvero l’antica Via dell’Argilla.
Il toponimo di “Via dell’Argilla” deriva dai giacimenti di argilla visibili ed utilizzati dall’Impresa “Bortolo Capellari & C., fornace di Udine e Manzano”, sorta nel 1906 sulla spinta dell’impresario  Leonardo Rizzani, come si legge nel volume Anelli-Monti e Anderloni, del 1994.
Nel 1937 il municipio cambia il nome a Via dell’Argilla, che diventa Via Ferdinando Urli, in onore del tenente morto nel 1916, secondo quanto riporta Giovanni Battista Della Porta. 
Monsignor Aldo Moretti ha raccolto questi dati nel 1979 riguardo la fornace di “Bortolo Capellari & C.” con sedi a Udine sud e Manzano e di altre aziende del rione.
Beniamino Bertossi e Enrica Zuliani con i figli Aldo, il più alto, e Alvaro, più piccolo

«Questa fornace, di proporzioni maggiori a quelle della fornace Franzolini, era sorta ancor prima di questa e fu più lungamente attiva, fino a non molti anni fa. Le campagne della nostra zona vennero largamente scoperte – e poi ricoperte – dello strato superiore di humus “il nembri” (tappeto erboso, in friulano), per prelevarvi sotto l’argilla. Sulla carta topografica della città del 1920 è segnata una viuzza, denominata “via dell’Argilla”, che a via Medici procede, da nord a sud, fino ad incontrare via della Madonetta. Ora ne esiste l’inizio, che si chiama via Gregorutti.
Al centro si notano la roggia, utile per le lavandaie e, verso destra, la Via dell'Argilla, ove c'era la prima sede della Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana. Pianta della Città di Udine eseguita dalla sezione tecnica municipale, 1928. Stabilimento tipo-litografico Gustavo Percotto & figlio, Via dei Torriani 1, Udine. Particolare a cura di E. Varutti

Quella “de argile” era percorsa da cavalli spinti a mano a portare il materiale dagli “arzilârs” (i campi di estrazione) alla fornace. C’era anzi un tunnel per il quale i carrelli sottopassavano il viale Palmanova per andare a prelevare argilla nelle campagne a est, seguendo probabilmente un’altra stradella simile alla precedente, segnata anche essa sulle carte topografiche d’allora  e detta la “strade dai Carlins”. 
Tale viuzza partiva da via Fornaci, ma aveva una laterale che proveniva appunto dal tunnel suddetto. La viuzza proseguiva per la campagna compresa tra le attuali vie Baldasseria Media e Bassa fin molto a sud. Mi pare ovvio che di tale stradella abbiano fatto uso tutte e due le fornaci.
Frontespizio del Libretto paga di Amabile Battel del 1929, con indicazione della sede aziendale in Via dell'Argilla 9

La ciminiera che si ergeva presso l’attuale via Urli e l’osteria “Al Privilegio” (negli anni 1970-1975, osteria il Manderon) erano gli emblemi più appariscenti o almeno più osservati di quella attività, che dava sudato lavoro a tanti “fornasîrs” (fornaciai)». Fin qui le ricerche di don Aldo Moretti.
Allora la Via dell’Argilla, prima di essere una strada corta, com’è oggi appunto la nuova Via Urli, era una strada a gomito, che girava per le cave di argilla della zona.
Udine, la sede trasferita in Via Bainsizza tra la fine degli anni Trenta e l'inizio degli anni Quaranta

La prima zona industriale di Udine
Secondo le informazioni del signor Enrico Bertossi, discendente dei fondatori della lavanderia di Udine sud la sede iniziale dell’attività era proprio in Via dell’Argilla. «Il libretto di lavoro di una storica operaia – ha detto Enrico Bertossi – la quale si chiamava Amabile Battel, che ha lavorato sin dai primi mesi di attività fino alla pensione, così come il figlio Pietro divenuto per parecchi decenni il capo fabbrica sino alla pensione, riporta nel 1929 il timbro con indicato l’indirizzo in: Via dell’Argilla n. 9».
Ci sono altri dati? «Certo – ha aggiunto Enrico Bertossi – i libretti di lavoro datati 1933 e 1938 riportano curiosamente l’indirizzo già trasformato in Via Melegnano».
Quella allora è una piccola zona industriale?
Amabile Battel in una fotografia verso il 1970

«La zona del Gervasutta, dopo la stazione ferroviaria – ha spiegato Bertossi – è stata la vera prima zona industriale udinese a sud della città con la Safau (ora ABS), la Gervasoni, le Fonderie Fontanini, la stessa Lavanderia Meccanica Friulana (tutte e quattro in Zona Industriale Udinese) e la fabbrica di contatori Maddalena (a Povoletto) tuttora in attività e molte altre chiuse da tempo. La Lavanderia Meccanica Friulana verso la fine degli anni Trenta trasloca in via Bainsizza (ora via Sesto in Sylvis) in quelli che erano stati i Vivai Gasparini fino al 1984, anno del definitivo trasferimento in Zona Industriale Udinese, a Lauzacco».
Parliamo della fondatrice, una donna energica, vero?
«Enrica Zuliani Bertossi era un personaggio d’altri tempi – ha raccontato Enrico Bertossi – con un piglio imprenditoriale e personale impareggiabile di cui i vecchi udinesi conservavano un nitido ricordo. Fu lei, il 25 aprile 1927, a fondare l’azienda di famiglia nella zona di Udine sud, la Lavanderia Meccanica Friulana, con intuizioni imprenditoriali moderne e innovative. Nel 1945 iscrisse l’azienda all’Associazione industriali appena fondata. 
Grande lavoratrice, donna energica e forte, andava in moto e fumava il sigaro. I nazisti prima della liberazione e gli inglesi dopo il 1945 le requisirono la casa e lo stabilimento, ma alla fine riuscì a continuare l’attività lasciandola nelle mani delle generazioni successive, in primis i figli Aldo e Alvaro, in seguito Luciano (figlio di Aldo) e poi, da mio padre Luciano a me».
Pagine interne del Libretto paga di Amabile Battel, 1929

Gli anni Duemila della Lavanderia Meccanica Friulana
Luciano Bertossi è mancato nel 2015, all’età di 83 anni. È stato lui, verso il 1980 con la collaborazione del figlio Enrico, a far sviluppare la Lavanderia Meccanica Friulana Srl. Quando era appena avviata contava 35 dipendenti. Essi sono giunti a 120 individui nel periodo di massima espansione dell’impresa, ancora oggi in produzione nella Zona industriale udinese, a Lauzacco.
Luciano Bertossi era nato a Udine il 6 settembre 1931. Fin da ragazzo si era dedicato all’impresa di famiglia. Nei primi anni Novanta a Luciano Bertossi venne conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. L’azienda ottenne nel 1986 e nel 1997 la medaglia d’oro della Camera di commercio di Udine. La Lavanderia Meccanica Friulana, come già scritto, era stata fondata nel 1927, dalla nonna di Luciano Bertossi, Enrica, quella che girava in moto e fumava i sigari.

Libro paga della lavandaia Amabile Batel, 1933; la ditta ha sede in Via Melegnano, Udine

Enrica Zuliani, l’antesignana della donna manager, viene a mancare il 12 novembre 1952. Quattro mesi più tardi anche il suo Beniamino si spegne. È il 16 marzo 1953. L’impresa passa poi alla gestione dei due figli di Enrica e Beniamino: Aldo (padre di Luciano) e Alvaro Bertossi.
Nel 1984 la Lavanderia Meccanica Friulana è trasferita nella zona industriale. Aveva 35 dipendenti. Nel 2003 i lavoratori erano addirittura 120. Dopo i servizi per i militari l’impresa cambia clientela, indirizzandosi al servizio per gli ospedali, le case di riposo e vari alberghi. 
In Friuli Venezia Giulia era impegnata per gli ospedali di Udine, Palmanova, Latisana, Gorizia e Monfalcone e per molte case di riposo. L’attività si espande fino a raggiungere il Veneto, al servizio dell’ospedale di Mestre e di molte strutture protette a Venezia e provincia. Nel 2003, all’apice di utili e fatturato, l’impresa viene ceduta e acquisita da Servizi Italia. La sua sede operativa è sempre nella Zona industriale udinese.
Udine - Operai al lavoro alla Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana, 1940-1950
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Le fotografie di questo articolo sono state messe a disposizione cortesemente da Enrico Bertossi e fanno parte della sua collezione familiare ove non altrimenti indicato.

Fonte orale
Enrico Bertossi, Udine 1959, intervista telefonica a cura di E. Varutti del 21 aprile 2017 e messaggi e-mail del 20-26 aprile 2017.

Collezioni private
Famiglia Enrico Bertossi, Udine, fotografie e documenti di lavoro.

Fonti d’archivio
Archivio della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura, Udine, visura camerale su Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana.

Una cariolante porta i panni lavati con l'acqua della vicina roggia ad asciugare al sole. Questa tecnica di lavoro andò avanti fino al 1960-1970

Riferimenti bibliografici
- Anna Buttazzoni, “Addio a Luciano Bertossi, il re delle lavanderie in Friuli, «Messaggero Veneto», 16 marzo 2015.
- Giovanni Battista Della Porta, Toponomastica storica della città e del Comune di Udine, nuova edizione a cura di Leila Sereni con note linguistiche di Giovanni Frau, Udine, Società Filologica Friulana, 1991.
- Aldo Moretti, “Attività economica dal primo anteguerra nel nostro rione”, Numero Unico per la sagra di Baldasseria, 1979.
- Elio Varutti, Anelli-Monti e Anderloni, Udine, Ribis, 1994.

Sitologia
- E. Varutti, Le osterie di Udine sud, 2015.

- Il sito web di Enrico Bertossi, con la sua biografia.

Udine, operai della Lavanderia e Stireria Meccanica Friulana, 1940-1950

martedì 9 agosto 2016

Quattro Villaggi Giuliani a Udine

In base alle mie ricerche i Villaggi Giuliani a Udine sono quattro. Si tratta di case popolari edificate dal 1950 al 1962, generalmente con i fondi dell’UNRRA Casas. Ufficialmente la “United Nations Relief and Rehabilitation Administration” (UNRRA) era un’organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Washington, istituita il 9 novembre del 1943 per assistere economicamente e civilmente i Paesi usciti gravemente danneggiati dalla seconda guerra mondiale. Fu sciolta il 3 dicembre 1947. L’acronimo Casas sta per: Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senzatetto.
In base all’Archivio del Comune di Udine nel 1950 ebbe inizio la costruzione delle case del primo Villaggio Giuliano in Via Cormòr Alto, Via Casarsa e Via Cordenons. Fu inaugurato nel 1952, secondo Giuseppe Marsich, esule da Veglia per una quindicina di famiglie. Anche Bruno De Faccio lo ricorda, ma sono soprattutto gli esuli da Pinguente a darne notizie: Onorina e Vittore Mattini, e i fratelli Tancredi.
Mario Blasoni, giornalista del «Messaggero Veneto» ha scritto che l’ingegnere Angelo Morelli De Rossi, di Udine “nel 1946 ha assunto la direzione dell’ufficio interregionale dell’UNRRA Casas, ente preposto alla ricostruzione degli abitati danneggiati o distrutti dai bombardamenti angloamericani o dalle rappresaglie naziste”. I suoi principali lavori furono svolti a Latisana, San Michele al Tagliamento, San Donà di Piave, Nimis, Attimis, Faedis e Forni di Sotto. Gli ultimi quattro sono i paesi bruciati dai nazi-fascisti.
Fascicolo di 32 pagine stampato a Roma verso il 1949.
The Marshall Plan (officially the European Recovery Program, ERP) was an American initiative to aid Western Europe, in which the United States gave over $12 billion (approximately $120 billion in current dollar value as of June 2016) in economic support to help rebuild Western European economies after the end of World War II.
Collezione E.Varutti, Udine

Poi, riferendosi sempre all’ingegnere Morelli De Rossi, il giornalista aggiunge la seguente precisazione: “ha operato anche a favore dei profughi giuliano-dalmati (villaggi a loro destinati a Gorizia, Grado, Monfalcone, Udine e Marghera)”.
C’è chi pensa, allora, che sia stato proprio lui il progettista del Villaggio Giuliano n. 1, quello di Via Casarsa, Via Cordenons, Via Cormòr Alto. Di sicuro l’ingegnere Morelli De Rossi ha progettato due preventori antitubercolari di Sappada, in provincia di Belluno, in base ai documenti dell’Archivio del Comune di Sappada.
I due luoghi di accoglienza alpina per i bambini dell’esodo giuliano dalmata furono edificati nei seguenti anni: il preventorio “Dalmazia”, del 1953-1954 e quello intitolato alla “Venezia Giulia”, del 1960-1964. Ambedue gli edifici sono su progetto dell’ingegnere Angelo Morelli De Rossi di Udine. Al progetto del 1960 ha operato anche Diomede Morossi, che aveva lo studio in Via Aquileia a Udine con Morelli De Rossi.
Ritorniamo, ora, nel capoluogo friulano. 
C'era un "Secondo Villaggio Giuliano" a Udine, inaugurato nel 1956. Sorse in Via Enrico Fruch in alcuni piccoli condomini. Qui abitavano alcuni esuli d'Istria, di Fiume e della Dalmazia, oltre ad altri assegnatari di case popolari. I cortili interni stanno tra Via Fruch e Via Abbazia. Un’altra visuale del villaggio può essere colta tra Via Pola e Via Fruch. Tra gli esuli c'è chi ricorda queste abitazioni come "le case degli esuli giuliani e dalmati", altri come il Secondo Villaggio Giuliano. 
Le notizie sul secondo Villaggio Giuliano a Udine sono state fornite dal professor Daniele D’Arrigo. 

Qui siamo in Via Enrico Fruch e in questi piccoli condomini del 1956 abitavano alcuni esuli d'Istria, di Fiume e della Dalmazia, oltre ad altri assegnatari di case popolari. La fotografia qui sotto riportata mostra l'incrocio tra Via Pola e Via Fruch. 
(Fotografia di Elio Varutti 2015)


All’Ufficio Tecnico del Comune di Udine (il 9 agosto 2016) ho reperito la data di costruzione del terzo Villaggio Giuliano. Quello sorto in Via Sant’Osvaldo al civico numero 42, agli interni 16, 17, 18, 19 e 20. L’apertura del cantiere è del 4 luglio 1957, mentre l’abitabilità è rilasciata il 3 luglio 1962.
Un altro testimone dell’esodo giuliano dalmata, il signor Flavio Serli, ha comunicato di aver abitato nel terzo villaggio giuliano di Udine dall’agosto 1962, dove stavano 36 famiglie in Via Sant’Osvaldo.
Anche la signora Albina Alma Visintin vedova Benolich, esule da San Giovanni di Portole ha ricordato le case del Villaggio Giuliano di Sant’Osvaldo ed è lì che si è svolta l’intervista sul suo esodo.


Poi c’è il Villaggio Giuliano di San Gottardo, che fu edificato nel 1954-1955. Inaugurato nel 1955 col sindaco Giacomo Centazzo, come dalle interessanti immagini diffuse da Alessandro Rizzi nel 2016, qui riportate. Allora i villaggi giuliani sono quattro (secondo le informazioni raccolte fino a settembre 2016). Le ricerche continuano...
Udine - Case del Villaggio Giuliano Sant’Osvaldo, il terzo; era per 36 famiglie di esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia.
Fotografia di Elio Varutti 2016

Fonti orali
Le interviste, se non altrimenti indicato sono state condotte a Udine da Elio Varutti, con penna taccuino e macchina fotografica. Ringrazio le seguenti persone per la buona collaborazione alle ricerche:
- Daniele D’Arrigo (1951), Udine, intervista del 23 dicembre 2015.
- Bruno De Faccio, Udine (1933), int. a cura della professoressa Elisabetta Marioni e dei suoi allievi del 12 ottobre 2011.
- Giuseppe Marsich (1928), Veglia “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni), int. dell’11.02.2004.
- Onorina Mattini “Là de Maria Osso” (1924), Pinguente, int. del 15 febbraio 2007.
- Vittore Mattini “Là de Maria Osso” (1929), Pinguente, int. del 15 febbraio 2007.
- Flavio Serli (1954), Umago, vive a Trieste e a Forni Avoltri (provincia di Udine), intervista svolta a cura di E. Varutti a Sappada (BL) il 15 luglio 2016.
- Cesare Tancredi (1933), Pinguente, int. del 28 febbraio 2007.
- Luciana Tancredi (1935), Pinguente, int. del 28 febbraio 2007.
- Norma Tancredi (1939), Pinguente, int. del 28 febbraio 2007.
- Sergio Tancredi (1945), Pinguente, int. del 28 febbraio 2007.
- Albina Alma Visintin vedova Benolich, San Giovanni di Portole (1936), int. del 27 dicembre 2003.
Fascicolo di 32 pagine stampato a Roma verso il 1949.Pagine interne che citano l'UNRRA. Collezione E.Varutti, Udine

Fonti edite
Comune di Udine, Cinque anni di civica amministrazione. Giugno 1951 – maggio 1956, Udine, Doretti, 1956.


Per i riferimenti biografici all’ingegnere Angelo Morelli De Rossi, direttore dell’ufficio interregionale dell’UNRRA Casas (Veneto - Friuli Venezia Giulia), vedi: Mario Blasoni, “Protagonista della ripresa postbellica”, in M. Blasoni, Cento udinesi raccontano, Udine, La Nuova Base, volume III, 2007, pagg. 182-184.

- Elio Varutti, Il campo profughi di via Pradamano e l’associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, 2007.
Udine - Case del Villaggio Giuliano Sant’Osvaldo, il terzo; era per 36 famiglie di esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia.
Fotografia di Elio Varutti 2016
Fondi archivistici
- Archivio del Comune di Sappada, provincia di Belluno.
- Archivio del Comune di Udine.
- Ufficio Tecnico del Comune di Udine.


Collegamenti Internet
- Per i dati e varie fotografie su un Itinerario giuliano a Udine, costruito da una classe di studenti assieme allo scrivente e ad altri professori nel 2013, dove trova posto anche il primo Villaggio Giuliano di Udine, si veda: Itinerario giuliano a Udine. Esodo istriano, un brano sconosciuto di storia locale.

- Per le notizie sul più grosso Centro Smistamento Profughi giuliano dalmati, che sorse a Udine vedi l’articolo scritto nel 2014, con successivi aggiornamenti in questo stesso blog: Il Centro di smistamento profughi istriani di Udine, 1945-1960.

- Riguardo agli intervistati di Pinguente d’Istria, c’è questo articolo del 2015: Tecnica della pulizia etnica. Un infoibato di Pinguente, 1943.

- Per le notizie riportate dal professor Daniele D’Arrigo di Udine nel 2016 sul secondo Villaggio Giuliano, vedi: La patria perduta. Profughi da Fiume, 1943-1947.

- Per l’intervista a Flavio Serli di Umago sul terzo Villaggio Giuliano di Udine,  vedi:  Esodo da Umago nel 1961. Cognome straziato (2016).

- Per altre informazioni sui preventori antitubercolari di Sappada per i bimbi dell’esodo giuliano dalmata, vedi il mio contributo del 2016: Preventori antitubercolari di Sappada per esuli istriani, 1945-1978.

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- Fotografie in bianco e nero del 1955-1956 sul Villaggio Metallico e sul Villaggio Giuliano di San Gottardo di Alessandro Rizzi, diffuse nel gruppo di Facebook “Sei di Udine se…” il 16 settembre 2016.
Estate del 1955 il sindaco di Udine Giacomo Centazzo consegna le chiavi delle nuove case del villaggio S. Gottardo agli assegnatari provenienti dal Villaggio Metallico. Fotografia diffusa da Alessandro Rizzi. Foto di Enrico Pavonello. Fonte: Fototeca dei Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte, Udine. Nel web con ERPAC © Ente Regionale PAtrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia 

Il Villaggio di San Gottardo nel 1956, dove sono state trasferite le famiglie che abitavano nelle baracche del Villaggio Metallico. Fotografia diffusa da Alessandro Rizzi.

Scene familiari al Villaggio Metallico di Udine, pieno di istriani, fiumani e dalmati, 1947-1955. 
Fotografia diffusa da Alessandro Rizzi.