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sabato 6 maggio 2017

Vienna pazzerella

Non è un fumetto di Walt Disney. Questa è una fotografia di una casa di Vienna, con annesso bar. 


Certo è una Vienna insolita con architetture che fanno venire in mente caso mai il Parc Güell di Antoni Gaudì a Barcellona. Siamo alla Hundertwasserhaus-KrawinaHaus, costruita tra il 1979 e il 1985-1986, su progetto dell’architetto Friedensreich Hundertwasser. Si trova nel quartiere di Landstraße, a est del centro cittadino. siamo in Kegelgasse ai civici numeri dal 34 al 38.

L’edificio da costruire fu affidato a Hundertwasser assieme all’architetto Joseph Kravina nell’agosto 1979. Purtroppo tra i due professionisti fu impossibile individuare un modus operandi comune.  In seguito a due anni di tentativi falliti, il professor Kravina si sfilò dalla collaborazione. Allora fu rimpiazzato da Peter Pelikan. Costui era un onesto funzionario dell’amministrazione comunale. Il municipio cercò di accelerare i tempi del cantiere, dalla posa della prima pietra, avvenuta nell’agosto 1983, all'inaugurazione. Tutto il condominio fu terminato nel 1985, con la presenza quasi continua di Hundertwasser nel cantiere, per verificare gli stadi di avanzamento dell’opera.
Il nome di nascita dell’eclettico architetto Hundertwasser tuttavia è: Friedrich Stowasser. Nato a Vienna il 15 dicembre 1928, ha vissuto in Nuova Zelanda, per morire il 19 febbraio 2000 sul transatlantico Queen Elizabeth 2.
Dimenticate, per un attimo, Steffl, ossia “Stefanino”, come i viennesi chiamano l’alta torre della cattedrale di Santo Stefano, eretta tra il 1359 e il 1433. Scordatevi del settecentesco Prater con la ruota panoramica, costruita nel 1897. 
Lasciate perdere l’Hofburg, residenza imperiale degli Asburgo dal 1283 al 1918. Non parliamo dell’Antico Municipio, né delle numerose vecchie chiese piene di storia dell’arte, o dei musei con raccolte di pitture e sculture eccezionali. Dimenticate l’ottocentesco e famoso “Ring” e pure il Belvedere. Via dalla memoria anche Schönbrunn, il più bello dei palazzi imperiali austriaci.


Andiamo in un’altra dimensione. Qui siamo in pieno Novecento con una grande voglia di rispetto per la natura, tanto da sconvolgere le forme del marciapiede, che deve avere dei montagnozzi, perché in natura non tutto è liscio e dritto. Anche le numerose piante, se non dei veri e propri alberelli, che svettano in alto, sono la conferma che l’ideatore voleva la natura dentro la sua costruzione. E gli odierni abitanti rispettano queste tendenze ecologiche ante litteram.
Le pareti dell’abitazione sono di colori vari ed accesi, ricordano stili architettonici diversi, dal classico all’ultramoderno. Sembra un grande guazzabuglio! Ma è stata pensata, voluta e costruita così, con tante mescolanze. Attenzione: non è la casa dei Puffi. È un’abitazione popolare degli anni Ottanta del Novecento.
L’artista Friedensreich Hundertwasser intende trasmettere allegria e gioia di vivere ai 50 appartamenti per persone meno abbienti. Ha costruito le varie parti dell’edificio utilizzando linee dolci. In tutto il complesso non vi sono spigoli vivi. È un po’ tutto tondeggiante, arrotondato. Le facciate sono dipinte a colori vigorosi e decorate con ceramiche colorate da riciclo.


Teneroni, quelli che ci abitano, hanno affisso perfino un cartello, per scusarsi con i turisti, dato che non si possono visitare gli interni, in quanto sono, appunto, abitati. Anche gli interni devono essere tutto un programma di sconvolgimento delle forme e delle linee, come ci dice la guida turistica. Predominano i colori sgargianti, accesi, quasi accecanti. 
Ci mancherebbe che gli abitanti dovessero consentire le visite turistiche e allora la privacy andrebbe a farsi benedire. A proposito: pesate voi che i parchetti (o palchetti) in legno dei pavimenti siano dritti e squadrati? Errore! l'interior design rispetta l'idea dell'artista architetto, perciò i palchetti sono pure essi sghembi, storti... perché la natura è così. E non sempre il pavimento sarà liscio. Ohibò.
Qualcuno penserà che, tutto sommato, in una caverna, vestiti con le pelli e dotati di clava, si starebbe meglio, ma non è così. Prendi il bar, ad esempio, con la terrazza. Per arrivarci devi salire delle scale tortuose, con parapetti irregolari (ma a norma europea!). Sorseggi il caffè all’aperto, tempo permettendo, e sei lì sotto un bovindo azzurrone, che sembra un barbacane veneziano.


È tutto diverso dalle case solite. È un’occasione da non perdere, per una visita turistica.  «Fortuna che le sedie del “Terrassencafe” sono normali! – dice qualcuno sghignazzando». Si sa, nei Tour di Boscolo, ci sono sempre dei compagni di viaggio assai perspicaci, puntuti e, a volte, spiritosi.
Dalle finestre, una diversa dall’altra, ti aspetti di vedere Minnie che bacia Topolino, tanto per ritornare ai personaggi di Walt Disney. 

In conclusione, ho aspettato tanto che dall’uscio di questa fantasiosa casa uscissero Nonna Papera e Ciccio, ma niente da fare! Sarà per un’altra volta.


Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti

sabato 2 aprile 2016

Bovindo, libro di Enrico Sello, architetto

È stato presentato a Udine il libro intitolato Bovindo, dell’architetto Enrico Sello il 18 marzo 2016, presso la libreria Einaudi, di Via Vittorio Veneto 49. Si tratta di piccolo testo di riflessioni sull’architettura, scritto da un architetto di Udine, laureatosi a Venezia sul finire degli anni settanta del Novecento. 
Dopo una introduzione di Gianpaolo Carbonetto, il volumetto si snoda con la tecnica dell’auto-intervista perché, come ha confessato Sello, durante la presentazione, altrimenti «chi mai mi verrebbe ad intervistare?»
Udine, libreria Einaudi, 18 marzo 2016 - Il libraio e gli architetti: il pensoso Giovanni Vragnaz, in piedi, Enrico Sello, Massimo Asquini e altri, seduti

Nel 2015 il libello ha goduto di un’altra presentazione pubblica a Villafredda di Tarcento. «Non saprei nemmeno io se questo è un libro sul bovindo, oppure sull’architettura – ha detto Giovanni Vragnaz, nella presentazione – oppure se è una serie di pensieri di Enrico Sello sui temi architettonici». Il tutto ruota sulle «ragioni dell’anacronismo in architettura – ha aggiunto il relatore – con una grande tensione sulle difese dalla contemporaneità».
Il bovindo è solo una scusa. Certo è lo stesso Sello a scrivere a pag. 26 del libro: «Cosa c’è di più bello di una veranda, di un bow window o bovindo, in  italiano, che ti permette di essere in strada avendo la tua casa alle spalle? Credo niente!» Nella pagina a fianco, pag. 27, si trovano i disegni progettuali di una “Casa continua. Un unico muro interrotto da porte”. E di riproduzioni di idee progettuali di Sello ce ne sono altre sei in questo piccolo volume. Sono le “Case minime”, ideate dall’architetto Sello, che «per la maggior parte di queste nano case in Italia per una normativa severa ed a volte inutile, non potrebbero essere realizzate».

La bellissima inquadratura della presentazione udinese di Bovindo di Enrico Sello, avvenuta a Udine il 18 marzo 2016 alla libreria Einaudi di Udine. Un folto pubblico in mezzo a tantissimi libri

Enrico Sello fa l’architetto “vero” da più di trent’anni, come egli scrive nella prima aletta di copertina. Poi si interessa di botanica, di giardinaggio, di paesaggio e di entomologia. Ha scritto anche un libro di cucina. È un cultore dei saperi artigiani, che ormai non si riescono più a trovare nei cantieri di oggi. Cerca il buon rapporto con la committenza e con le stesse maestranze di cantiere. Ha una grande passione per la natura, la campagna e per le architetture marginali. Altre sue passioni sono quelle della poesia.


Ecco una pagina dell'originale volumetto di Enrico Sello, architetto di Udine, col progetto della "Casa continua"

Il più grande amore, tuttavia, è Adolf Loos, architetto austriaco precursore dell'architettura moderna, menzionato sin da pag. 14 del testo, ma anche altri grandi maestri vengono citati tra le righe, come Aalto. Persino all’estero Enrico Sello è noto come l’architetto che “sa fare la malta”. Per lui è un grande onore; lo segna a pag. 45 del libro. E poi il muro, come gli suggeriscono le sue maestranze, in lingua friulana, “a lu si maltrate, a lu si tormente” (lo si maltratta, lo si tormenta, pag. 46 del testo), nel senso che non deve essere sempre liscio, lucido e perfettissimo.
Tra gli altri grandi autori dell’architettura o della cultura internazionale Enrico Sello cita i seguenti nominativi in senso decisamente positivo oppure negativo: Gae Aulenti e Kazuyo Sejima (pag. 63), Man Ray e Pier Paolo Pasolini (pag. 51), Peter Eisenman, Louis Kahn, Paolo Portoghesi, Le Corbusier, Zaha Hadid, RemKoolhaas, Kenzo Tange, Renzo Piano e Peter Zumthor (pag. 43).
All'estero Enrico Sello è conosciuto pure per avere inventato il battiscopa di piombo per le vecchie case riattate con muri non sempre in squadra. “Il piombo è un materiale che si adatta all’andamento dei vecchi muri, perciò va bene” - ha detto.
Ha parlato anche Sello, alla fine della presentazione dell’architetto Vragnaz, suo compagno di studi a Venezia, come Massimo Asquini, pure presente in sala ed altri ancora.
Poi si è sviluppato un incredibile e furente dibattito sulle scelte architettoniche della città e pure su quelle urbanistiche. Il pubblico non la finiva più di fare interventi sul centro storico da chiudere al traffico anche contro il parere dei commercianti sempre sul piede di guerra. Dibattito di fuoco sulle piante rampicanti del Monumento alla Resistenza di piazzale XXVI Luglio, opera di Gino Valle, inaugurata il 25 aprile 1969 dall’allora presidente del Consiglio Mariano Rumor. Poi si è discusso del vecchio palazzo del Cinema Eden, abbattuto nel 1958, per far posto all'edificio della UPIM, in Via Rialto, non più in funzione da qualche anno. 
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Enrico Sello, Bovindo, Udine, Gaspari, 2015, pagg. 80, 10 €          
ISBN 978-88-7541-2

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Bibliografia
-          Il colore del verde : rassegna artistica / [a cura del Comune di Udine, Assessorato al Turismo ; progetto e coordinamento Enrico Sello]. - [S.l. : s.n.], stampa 2000, (Pasian di Prato : Lithostampa).


-          Enrico Sello, Grande arrosto alla Dumas padre, illustrazioni di Lorenzo Missoni, Udine, Gaspari, 2015, p. 123.
       
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       Recensione e servizio fotografico di Elio Varutti

       
             Enrico Sello, architetto "stropicciato"