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lunedì 7 agosto 2017

Il Palazzo del Centenario a Breslavia

Compreso dal 2006 tra i Patrimoni dell’Umanità secondo l’UNESCO, il Palazzo fu costruito tra il 1911 e il 1913 a Breslavia. L’architetto che lo progettò, Max Berg, si è ispirato direttamente al Pantheon di Roma. La cupola della costruzione ha un diametro interno di 65 metri. È alta 43 metri.
Il Palazzo del Centenario a Breslavia

È un posto simbolico della partecipazione della gente comune. Imperversavano gli ideali positivisti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, perciò l’alleanza interclassista spinge alla costruzione di questo edificio per il divertimento cittadino. Ha tutti i 4.310 posti a sedere uguali, quasi come un simulacro della piena democrazia. Sorge sulla sponda destra dell’Odra e fu inaugurato durante le celebrazioni del centenario della battaglia di Lipsia, una delle sconfitte più sonore di Napoleone Bonaparte.
Siamo arrivati qui in pullman col gruppo di Boscolo Tours, con una guida polacca che ci spiega in italiano le bellezze della sua terra e risponde gentilmente anche a molte domande di attualità.
La struttura, per il tempo di edificazione, è avveniristica. Eretta in mezzo ad un parco, tutta in cemento armato, ha una superficie di 3.200 metri quadrati. Le feste popolari si avvicendarono qui solo fino all’epoca della Repubblica di Weimar, dato che col nazismo fu sede di adunate politiche, gagliardetti e svastiche. Subì gravi danneggiamenti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La città si arrese ai Russi solo il 6 maggio 1945. Cacciati i numerosi tedeschi che l’abitavano, fu ripopolata coi polacchi espulsi dalla zona ucraina di Leopoli, annessa all’URRS.

Oggi il Palazzo del Centenario ospita concerti, eventi di carattere sportivo ed altre manifestazioni varie. Lì in zona si trovano alcuni edifici in stile funzionalista, quasi come quello del Palazzo della Regione, edificato negli anni Trenta, con Hitler al potere. 
In particolare si nota il “Pawilon Czterech Kopuł”, originale edificio delle quattro cupole dei primi del Novecento, opera dell’architetto Hans Poelzig. Già studio di produzione cinematografica, oggi ospita un museo di arte contemporanea.
L’area è arricchita da un propileo, che con le sue ordinate colonne concede al Palazzo del Centenario una ulteriore monumentalità. Non si può evitare un’alta guglia in acciaio di 96 metri, costruita nel 1948, ai tempi del comunismo polacco. È detta “Iglica”, che in polacco vuol dire: ago.

Nota plurilingue: Breslavia in polacco è: Wrocław. In slesiano: Wrocłow. In tedesco: Breslau e in ceco: Vratislav.
Il propileo con, al centro, la guglia del 1948 e, sullo sfondo, il Palazzo del Centenario. Fotografie di Elio Varutti

Architettura funzionalista a Breslavia

Una delle quattro cupole del Pawilon Czterech Kopuł

Notturno per il Palazzo della Regione, degli anni Trenta, in stile funzionalista tedesco

Tanti saluti dallo gnomo tipografo, alto come un gingerino. Breslavia è piena di queste buffe sculture, che ricordano quando gli universitari, ai tempi del comunismo, si davano appuntamento stile "flash-mob", vestiti da nani, come metodo di resistenza passiva alla dittatura 
Sitologia

E. Varutti, Viaggio a Breslavia, 2017.

sabato 6 maggio 2017

Vienna pazzerella

Non è un fumetto di Walt Disney. Questa è una fotografia di una casa di Vienna, con annesso bar. 


Certo è una Vienna insolita con architetture che fanno venire in mente caso mai il Parc Güell di Antoni Gaudì a Barcellona. Siamo alla Hundertwasserhaus-KrawinaHaus, costruita tra il 1979 e il 1985-1986, su progetto dell’architetto Friedensreich Hundertwasser. Si trova nel quartiere di Landstraße, a est del centro cittadino. siamo in Kegelgasse ai civici numeri dal 34 al 38.

L’edificio da costruire fu affidato a Hundertwasser assieme all’architetto Joseph Kravina nell’agosto 1979. Purtroppo tra i due professionisti fu impossibile individuare un modus operandi comune.  In seguito a due anni di tentativi falliti, il professor Kravina si sfilò dalla collaborazione. Allora fu rimpiazzato da Peter Pelikan. Costui era un onesto funzionario dell’amministrazione comunale. Il municipio cercò di accelerare i tempi del cantiere, dalla posa della prima pietra, avvenuta nell’agosto 1983, all'inaugurazione. Tutto il condominio fu terminato nel 1985, con la presenza quasi continua di Hundertwasser nel cantiere, per verificare gli stadi di avanzamento dell’opera.
Il nome di nascita dell’eclettico architetto Hundertwasser tuttavia è: Friedrich Stowasser. Nato a Vienna il 15 dicembre 1928, ha vissuto in Nuova Zelanda, per morire il 19 febbraio 2000 sul transatlantico Queen Elizabeth 2.
Dimenticate, per un attimo, Steffl, ossia “Stefanino”, come i viennesi chiamano l’alta torre della cattedrale di Santo Stefano, eretta tra il 1359 e il 1433. Scordatevi del settecentesco Prater con la ruota panoramica, costruita nel 1897. 
Lasciate perdere l’Hofburg, residenza imperiale degli Asburgo dal 1283 al 1918. Non parliamo dell’Antico Municipio, né delle numerose vecchie chiese piene di storia dell’arte, o dei musei con raccolte di pitture e sculture eccezionali. Dimenticate l’ottocentesco e famoso “Ring” e pure il Belvedere. Via dalla memoria anche Schönbrunn, il più bello dei palazzi imperiali austriaci.


Andiamo in un’altra dimensione. Qui siamo in pieno Novecento con una grande voglia di rispetto per la natura, tanto da sconvolgere le forme del marciapiede, che deve avere dei montagnozzi, perché in natura non tutto è liscio e dritto. Anche le numerose piante, se non dei veri e propri alberelli, che svettano in alto, sono la conferma che l’ideatore voleva la natura dentro la sua costruzione. E gli odierni abitanti rispettano queste tendenze ecologiche ante litteram.
Le pareti dell’abitazione sono di colori vari ed accesi, ricordano stili architettonici diversi, dal classico all’ultramoderno. Sembra un grande guazzabuglio! Ma è stata pensata, voluta e costruita così, con tante mescolanze. Attenzione: non è la casa dei Puffi. È un’abitazione popolare degli anni Ottanta del Novecento.
L’artista Friedensreich Hundertwasser intende trasmettere allegria e gioia di vivere ai 50 appartamenti per persone meno abbienti. Ha costruito le varie parti dell’edificio utilizzando linee dolci. In tutto il complesso non vi sono spigoli vivi. È un po’ tutto tondeggiante, arrotondato. Le facciate sono dipinte a colori vigorosi e decorate con ceramiche colorate da riciclo.


Teneroni, quelli che ci abitano, hanno affisso perfino un cartello, per scusarsi con i turisti, dato che non si possono visitare gli interni, in quanto sono, appunto, abitati. Anche gli interni devono essere tutto un programma di sconvolgimento delle forme e delle linee, come ci dice la guida turistica. Predominano i colori sgargianti, accesi, quasi accecanti. 
Ci mancherebbe che gli abitanti dovessero consentire le visite turistiche e allora la privacy andrebbe a farsi benedire. A proposito: pesate voi che i parchetti (o palchetti) in legno dei pavimenti siano dritti e squadrati? Errore! l'interior design rispetta l'idea dell'artista architetto, perciò i palchetti sono pure essi sghembi, storti... perché la natura è così. E non sempre il pavimento sarà liscio. Ohibò.
Qualcuno penserà che, tutto sommato, in una caverna, vestiti con le pelli e dotati di clava, si starebbe meglio, ma non è così. Prendi il bar, ad esempio, con la terrazza. Per arrivarci devi salire delle scale tortuose, con parapetti irregolari (ma a norma europea!). Sorseggi il caffè all’aperto, tempo permettendo, e sei lì sotto un bovindo azzurrone, che sembra un barbacane veneziano.


È tutto diverso dalle case solite. È un’occasione da non perdere, per una visita turistica.  «Fortuna che le sedie del “Terrassencafe” sono normali! – dice qualcuno sghignazzando». Si sa, nei Tour di Boscolo, ci sono sempre dei compagni di viaggio assai perspicaci, puntuti e, a volte, spiritosi.
Dalle finestre, una diversa dall’altra, ti aspetti di vedere Minnie che bacia Topolino, tanto per ritornare ai personaggi di Walt Disney. 

In conclusione, ho aspettato tanto che dall’uscio di questa fantasiosa casa uscissero Nonna Papera e Ciccio, ma niente da fare! Sarà per un’altra volta.


Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti

domenica 20 novembre 2016

L’Albergo Italia a Udine e la piazza intorno

L'albergo si trova in Piazza XX Settembre, anticamente “Place dai Grans”, ovvero: Piazza dei grani. Il nome attuale della Piazza XX Settembre ricorda l’entrata in Roma delle truppe italiane il 20 settembre 1870, dopo la celebre breccia di Porta Pia. Ebbe quel nome per la deliberazione del Consiglio comunale di Udine del 7 settembre 1895.
Udine - Albergo Italia in una cartolina ai primi del Novecento

1. Forme estetiche sparse
Questo luogo vide la prima rivolta contadina del 1511, quando i popolani assieme ai nobili Savorgnan, schierati con Venezia, assalirono le case dei ricchi della Torre, che erano del partito filo imperiale.
L’area, nel 1717, era occupata dai ruderi e dalle restanti case della famiglia Torriani, che furono confiscate dal governo Veneto e demolite. Si salvarono le due statue di Ercole e Caco, trasportate presso la Loggia del Lionello in Piazza Contarena (oggi Piazza Libertà).
Qui aveva sede pure la Confraternita dei bombardieri, che aveva per protettrice Santa Barbara. Nel 1797, caduto il veneziano governo della serenissima Repubblica di San Marco, i Torriani ottennero la restituzione del fondo, che fu adibito a mercato dei polli, del pesce e di altri generi. Poi lo spazio fu venduto alla famiglia dell’industriale Antivari che, nel 1864, a sua volta lo cedette alla famiglia Angeli, dalla quale il Comune l’acquistò nel 1868.
La piazza, livellata e selciata fu destinata al mercato delle granaglie. Queste notizie spiegano come la località sia stata chiamata “Place Toriane, dal Fisc, di Sante Barbare, dai Grans” (G.B. Della Porta).

2. La zobia grassa del 1511
Questi luoghi, in particolare a sud, nella vicina Piazza Venerio, il 23 febbraio 1511 che era un giovedì grasso “la zobia grassa”, videro l’amore infelice tra Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto. Loro furono fonte d’ispirazione del  celebre dramma “Romeo and Juliet” di William ShakespeareIl tema dell’infelice amore del 1511 dei cugini Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto ha portato a sviluppare certe idee innovative sulla piazza, per ampliare l’offerta turistica di Udine, potenziandone l’estetica con un monumento all’amore. 
Alcuni allievi dell’Istituto Stringher hanno proposto al Comune di Udine, con messaggi “on-line” di installare una statua dedicata alla Giulietta friulana.

Si tratta delle allieve Valentina Cimador e Katia De Luca, della classe 5^ A Tecnico dei Servizi Turistici, oltre a Alice Bianchi, Giulia Colussi, Ilaria Coppa, Rebecca Driussi e Alice Milocco, classe 5^ C Tecnico dei Servizi Turistici dell'Istituto "Stringher" di Udine – anno scolastico 2010-2011.
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine.

3. L’estetica di una piazza
Al n. 14 della piazza si trova Palazzo Antivari Kechler. Progettato da Giuseppe Jappelli nel 1831, ci propone una delle più belle facciate neoclassiche della città, costruita sotto la direzione dell’architetto Gian Battista Bassi. Contiene stucchi di Giulio Luccardi e decorazioni di Giovanni Pontoni. Durante la Prima guerra mondiale palazzo Kechler ospitò numerose delegazioni degli stati alleati all'Italia. Spesso gli udinesi accorsero a salutare gli illustri ospiti come il primo ministro francese Aristide Briand o i deputati russi.
Nel link seguente si può vedere come Palazzo Kechler sia stato inserito in un tour virtuale intitolato dagli allievi e dagli insegnanti dell’Istituto Stringher: "Due passi per la capitale della guerra. Percorso virtuale per le vie, le piazze, gli edifici e le case di Udine".
Il piano nobile dell’edificio, collegato con l’adiacente Albergo Astoria Italia, è adibito a centro congressi. Qui si possono ammirare un salottino con mobilio originale stile Impero ed alcune camere di tradizione veneta, con alcove decorate di motivi mitologici e paesaggi.
L’Astoria Hotel Italia, al n. 10, è frutto di modifiche del Settecento e Ottocento; qui si sono alternati vari alberghi e caffé.
Sul lato nord della piazza c’è il Palazzo dell’INA, costruito dall’architetto Provino Valle nel 1925. Sul lato orientale della piazza c’è la casetta veneziana, che era in Via Rialto e venne qui ricostruita nel 1929, con stemmi del XVI secolo. Sul fianco sinistro della casetta veneziana si apre la Corte Savorgnan, nella quale ha sede l’Ufficio di Udine de “Il Gazzettino”, giornale quotidiano di Venezia dal 1887.
Il lato meridionale della piazza è occupato dall’edificio dell’ex ospedale cinquecentesco. Al n. 3 B portale originale del Collegium Pauperum, costruito per volontà della Confraternita dei Battuti nel 1523; si vede il monogramma di Santa Maria della Misericordia (come ha scritto Maurizio Buora).
Udine, Piazza XX Settembre, dal sito web Visit Udine Locali Storici

4. Il mercato
La merce giungeva in piazza con carri agricoli, carrette, carrettine trainate da cavalli ma anche, fino alla guerra 1915-18, da asini. Per tutta la mattina e fino alle primissime ore del pomeriggio, le strade che portavano al mercato erano animatissime. Era tutto un parlare, un vociare, un chiamarsi, un raccogliersi in gruppetti, un darsi manate sulle spalle, un trascinarsi nell’osteria vicina, dove i boccali non si contavano. Sul mezzogiorno questa animazione si trasferiva nelle affollatissime e fumose osterie (Giuseppe De Piero).
La piazza è stata destinata a parcheggio dagli anni Sessanta fino al 2008, quando l’amministrazione comunale ha dato impulso ai lavori di pedonalizzazione del centro storico: la nuova piazza è stata inaugurata il 23 dicembre 2010.
I lavori, cominciati nell’estate 2010, sono terminati nell’anno con la sistemazione completa della pavimentazione, il risanamento del sottofondo, la creazione di sotto-strutture per gli scarichi delle acque. La sistemazione delle lastre in pietra è stata differenziata: i masselli e le lastre in pietra dei bordi sono state restaurate, mentre nella zona centrale, dove si prevede un deterioramento per l’ingresso dei mezzi pesanti, le lastre di pietra attuali, di circa 5-8 cm di spessore, sono state sostituite con altre identiche per tipo di materiale e dimensione ma di spessore di circa 15 centimetri posato su letto di sabbia. 
I ritrovamenti archeologici rinvenuti durante i lavori sono stati documentati con appositi rilievi e protetti con geo-tessuto: tutti gli interventi sono stati eseguiti con la supervisione della Soprintendenza archeologica.
È stata stuccata e restaurata la Vera da Pozzo nel lato nord est della piazza, per restituirla alla città in tutta la sua bellezza cromatica originale (marmo bianco-rosato di matrice veneta). Un trattamento di restauro (olio di lino cotto) è stato riservato anche alla cimasa (ornamento superiore) che sovrasta la vera da pozzo, poi ritinteggiata nel colore originale.

5. I nuovi servizi della piazza
A Piazza XX Settembre viene restituito il ruolo di area mercantile. Per sei giorni alla settimana ospita diverse tipologie di mercato, da quello tradizionale a quello del riciclo e del riuso, fino al Farmer market, in collaborazione con la Coldiretti.
Ma il mercato non è l’unica novità. Attrezzata con panchine, la piazza diventa ancora di più spazio di socializzazione, grazie al servizio di “bookcrossing”: contenitori per lo scambio dei libri e la lettura. Inoltre, l’area è stata dotata di un servizio di connessione WiFi gratuito per cittadini, commercianti ed esercenti della zona e loro clienti (per un massimo di 15 utenti collegati nello stesso momento), caratterizzandosi come luogo per lo svago e il tempo libero ad alto contenuto di servizi tecnologici.
Funziona anche il totem informativo, installato all’esterno del plateatico, sull’angolo della piazza dove sorge l’Hotel Astoria Italia. In una prima fase ha ospitato informazioni su musei e itinerari per scoprire Udine, oltre a una sezione specifica dedicata a Piazza XX Settembre. Poi sono disponibili le sezioni dedicate alla piazza, ai musei e agli itinerari, tradotte in inglese e in friulano. Il totem si arricchirà, infine, di sezioni con la mappa della città e gli eventi organizzati in città.

6. Focus sull’Astoria Hotel Italia
Ci sarà pure un motivo se l’Astoria Hotel Italia è il primo albergo menzionato nella Guida Michelin del 1973, quando nasce il turismo di massa. Il motivo è che è sempre stato un luogo di accoglienza di grande profilo. Nel 1922-1923 fu visitato da Mussolini e dal principe di Piemonte. Nel 1932, essendo tutto esaurito per il Giro d’Italia, Achille Campanile (1899–1977) scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista italiano, accetta di dormire su un biliardo! Cosa accadeva nell’Ottocento?
L’Astoria Hotel Italia e il Risorgimento. Nel 1841 qui c’era la locanda Stella d’Oro, gestita da Giuseppe Francesconi. Qui come dice la lapide sulla facciata dell’Astoria Hotel Italia, posta a 5-6 metri da terra, il 9 agosto 1866 – anno dell’annessione del Friuli al Regno d’Italia – Quintino Sella si adoperò con i capi dell’esercito italiano per scongiurare la possibilità di un ritorno degli austriaci. Che cosa succedeva? Era la fine della III Guerra d’Indipendenza e gli Austriaci, spadroneggiando e requisendo ogni cosa, si erano accampati a Manzano, a Buttrio e a Pavia di Udine, come ricorda Caterina Percoto in una delle sue lettere.
Caterina Percoto, Studio Rovere & Madussi, 1875,
Fototeca dei Civici Musei di Udine.

7. Il racconto di Caterina Percoto sul Manzanese nel 1866
Era il mese di settembre del 1866. Manzano, Buttrio, Pavia vengono rioccupate dagli Austriaci per due mesi, fino al plebiscito del 21 ottobre 1866. A Manzano 723 ammessi al voto. Per il sì: 718 (99,3%).
«Vedo invece tre luride compagnie di austriaci; – scrive Caterina Percoto all’amica Marina Baroni – di austriaci è piena la casa e fin qui fuori della porta della mia camera sta un tenente con i suoi servitori che nel loro barbaro linguaggio insultano e bestemmiano a questa mia povera patria… voci di saccheggio, voci di estorsioni in altre città. Poi le requisizioni di buoi, di vino, di grani. Un giorno chiuse le porte a Udine e dodicimila austriaci pronti al saccheggio se entro sei ore non si dava loro oltre il mantenimento non so che ingente somma di denaro… al mio povero villaggio sono toccati 25 buoi dovuti condurre al loro campo e vino ed altro, insomma ci hanno spogliati… si erano ritirati su Gorizia… in casa abbiamo due compagnie di slovacchi… lordano tutte le stanze come se fossero tante bestie. Per 25 giorni in antecedenza abbiamo avuto i volontari viennesi i quali ci hanno portato il cholera.»
La “contessa contadina” (definizione di Pacifico Valussi nei confronti di Caterina Percoto) nasce il 19 febbraio 1812 a San Lorenzo di Soleschiano, Comune di Manzano, vicino a Udine. Morì nel suo paese il 15 agosto 1887. 

8. I commenti sul Web elaborati dagli studenti
I commenti sul sito Internet di “Booking.com” riguardo all’Astoria Hotel Italia di Udine sono di questo genere: “Ottimo albergo, posizione centrale, ottimo il ristorante”. La valutazione è di “Eccellente”, corrispondente in decimi a “9,3”. Il punteggio è stato ottenuto da 313 giudizi espressi dai clienti fino alla data del 25 ottobre 2012. La clientela fidelizzata è soprattutto austriaca e bavarese, ma ci sono molti altri stranieri, oltre alla clientela italiana.

booking.com.”网上对乌迪内Astoria宾馆的评论是这样:卓越的宾馆,位处中心,一流的餐厅以十分制为基准的评分为“9.3”,评价是:优秀
这个分数是从截止20121025日的313条顾客评论中得出的。忠实客户基本上是奥地利人和巴格利亚人,但是也有其他意大利以外的外国顾客。

Versione in lingua cinese di Wu Meng Qi “Elena”, classe 5^ B Tecnico dei Servizi Turistici – anno scolastico 2012-1013. Prof. Giancarlo Martina, Italiano e Storia. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine.

Versione in lingua spagnola. Los comentarios del sitio de Internet “Booking.com” sobre el Astoria Hotel Italia de Udine son de este tipo: “Optimo hotel, ubicado en el centro, optimo el restaurante”. La valutaciòn es “excelente” correspondiente en decimale “9,3”. El puntaje ha estrado obtenido de 313 juicios esprimidos de los clientes hasta el día 25 de octubre del 2012. La clientela mas cercana es sobretodo Austriaca y Alemanas, pero hay muchos extranjeros, mas alla de la clientela Italiana.

Versione in lingua russa. Комментарии на сайте booking.com об Oтеле Астория из Удине, Италия, таковы: " Превосходный Oтель, расположен в центре, с хорошим рестораном ". Оценка "отлично", соответствующее в "9,3"десятых долей. Счет был получен из 313 отзывов клиентов до 25 октября 2012 года. Лояльные клиенты, в основном австрийцы и баварцы, а также итальянцы и много других иностранцев.

Versione in lingua rumena. Comentariile de pe siteul booking.com despre Hotelul ”Astoria” Italia din Udine sunt de acest tip: „Un Hotel excelent, situat in centrul oraşului cu un restaurant excepţional”. Hotelul a fost evaluat cu calificativul ”Excelent”, ce corespunde cu nota 9,3. Totalul a fost obţinut din 313 evaluări ale clienţilor pîna la data de 25 octombrie 2012. Cei mai fideli clienţi sunt: Austriecii şi Bavarezii, de asemenea Italienii ş.a.

Versione in spagnolo di Jennifer Rodriguez, Tamara Michelle Serrano e Benjamin Pavan, classe 3^ B
Tecnico dei Servizi Commerciali – anno scolastico 2012-2013.
Versione in lingua russa e rumena di Bulduma Dumitriţa e di Volodymyr Yakubyak (per il russo), classe 5^ C Tecnico dei Servizi Turistici – anno scolastico 2012-2013
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine

9. Gli Americani all’Albergo Italia nel 1945
“Nel 1945 all’Albergo Italia di Udine alloggiavano i soldati americani” – ha raccontato nel 2009 il signor Petronio Olivieri, nato a Ovaro il 29 marzo 1929 ed emigrato in Canada, a Vancouver, nel 1957.
“Io, nel 1945, ero stato garzone da Gattolin, in Piazza San Giacomo a Udine, in un negozio laboratorio di paste fresche (ravioli e cappelletti), chiuso nel 1979”.
“A Vancouver, nel 1957, ho aperto la ditta Olivieri’s Ravioli Store di pizze, cappelletti, pasta fresca e ravioli di carne. Nel 1980 la Olivieri Food Ltd aveva 75 dipendenti e si vendeva non solo in Canada, ma anche negli USA. Io e mia moglie siamo andati in pensione nel 2002. Nel 1986 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Camera di Commercio di Udine e l’Ente Friuli nel Mondo mi hanno dato l’incarico di ambasciatore del Made in Friûl perché ho fatto conoscere nelle Americhe, non solo la mia pasta fresca, ma anche il prosciutto di San Daniele, il formaggio Montasio, la “brovada” (rape nella vinaccia) e il cotechino e la polenta friulana.

I Americans intal Albierc Italia tal 1945. “Tal 1945 lì dal Albierc Italia di Udin a stavin i soldâts americans” – al à contât tal 2009 il siôr Petronio Olivieri, nassût a Davâr ai 29 di Març dal 1929 e emigrât in Canadà, a Vancouver, tal 1957. “Jo, tal 1945, o vevi cjapât sù il mistîr cuant che o jeri a vore lì di Gattolin, in Place Sant Jacum a Udin, intun negozi laboratori di scaletîr di sâl, sierât tal 1979”.
“A Vancouver, tal 1957, o ai metût sù la dite Olivieri’s Ravioli Store di pizis, capelets, pastis frescjis e cjalçons di cjar. Tal 1980 la Olivieri Food Ltd e veve 75 dipendents e si vendeve no dome in Canadà, ma ancje intai Stâts Unîts di Americhe. Jo e la mê femine si sin ritirâts dai afârs intal 2002. Tal 1986 la Regjon Autonome Friûl Vignesie Julie, la Cjamare di Cumierç di Udin e lu Ent Friûl tal Mont mi àn dât la incjarie di ambassadôr dal Made in Friûl par vie che o ai fat cognossi pes Americhis, no dome la mê paste frescje, ma ancje il presut di San Denêl, il formadi Montâs, la broade cul muset e la polente furlane”.

Allievi del Gruppo di friulano, classe 5^ C tur – anno scolastico 2010-2011.
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica.
Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine

Bibliografia
Maurizio Buora, Guida di Udine. Arte e Storia tra vie e piazze, Trieste, Lint, 1986.
- Lucia Burello, Osterie dentro le mura in Udine tra il Quattrocento e i giorni nostri, Monfalcone, Ediz. della Laguna, 1998.
- Giovanni Battista Della Porta, Toponomastica storica della città e del Comune di Udine, nuova ed. a cura di Lelia Sereni; con note linguistiche di Giovanni Frau, Udine, Società filologica friulana, 1991.
- Giuseppe De Piero, I borghi e le piazze dell'antica città murata di Udine nella storia e nella cronaca, Udine, Graphik Studio, 1983.
- Bruno Grizzaffi, Andrea Romanici et alii, Saluti da Udine. Visioni udinesi dall’Archivio Cartolnova, Udine, Comune di Udine, 2012.
- Lettera di Caterina Percoto a Marina Baroni, ai primi di settembre 1866, in AA.VV, Quintino Sella. Regio Commissario Straordinario in Friuli 1866, Udine, 2001.
- E. Varutti, Dal Friûl a Vancouver, “Sot la Nape”, 1, Zenâr-Març 2010, pp. 63-64.