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domenica 19 febbraio 2017

Sergio Mazzola orafo fine e scultore potente a Udine

Molto interessante la mostra di opere di Sergio Mazzola a Udine, viste presso il salone della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, in via del Monte 1, dal 4 al 18 febbraio 2017, per la rassegna Artisti contemporanei a Palazzo.
Sergio Mazzola, croce

Davvero inaspettata è stata la cifra artistica rilevabile nella serie di bozzetti per gioielli, sculture ed altre forme creative in esposizione accanto alle consuete opere dell’orafo rodigino di nascita, ma udinese d’adozione. È un’arte quella di Mazzola che fuoriesce dalla sconfinata fantasia del celebre maestro alla continua ricerca di soluzioni artistiche rilevabili al tatto, oltre che dalla vista, soprattutto per i piccoli manufatti.
Per Sergio Mazzola è viscerale il rapporto con le produzioni artistiche dei Longobardi. Non vorrei andare a scomodare il nome di Mirko Basaldella, ma tocca pur fare qualche riferimento critico per questo tipo di arte, che è ricerca, analisi, studio ed applicazione.
Ci sono varie eccellenze in Friuli nel campo dell’arte, ma l’opera orafa di Mazzola è di fattura sublime. Nel vedere i vari raffinati monili, le sue fibule, croci o tavolette (le “paci”) longobarde riattualizzate al Terzo millennio, ci sentiamo pure noi, semplici osservatori, un po’ Longobardi, vogliosi di quei prodotti orafi per addobbare il mantello o cavalcare via per i prati del primo Ducato longobardo, nato proprio qui con capitale Cividale.

Nella rassegna era possibile vedere i seguenti pezzi scultorei: Longobardo ciclista, Callisto, Spadone, Falcone, oltre ad alcuni originali campioni di alta oreficeria, una memorabile traccia di arte romana e, soprattutto, di arte longobarda.
Sergio Mazzola, anello Agrume

Cenni biografici
Sergio Mazzola (1934), terminati gli studi presso la scuola d'Arte di Castelmassa (RO), si trasferisce da Calto, il paese natio, a Venezia, dove prosegue il suo iter formativo frequentando l'Istituto d'Arte prima e il Magistero d'Arte Applicata poi.
Frequenta inoltre il corso di fonderia artistica mettendo subito in risalto il suo talento e le sue doti peculiari: l'estro creativo e tanto scrupolo. Questo consente al "campagnolo" (come veniva affettuosamente apostrofato dai suoi professori) di esser chiamato, nel 1959, in Friuli presso l'appena istituita Scuola Statale d'Arte di Udine, per ricoprire le cattedre di "cesello e sbalzo" e "forgiatura e tiratura a martello", dando inizio così al corso di studio "Metalli". Tiene per i primi anni, i corsi di "disegno dal vero", "plastica" e "tecnologia". Abbandonerà l'insegnamento presso l'Istituto d'Arte "G. Sello" solo nel 1987, ma continuerà ad insegnare in forma volontaria presso l'Università della Terza Età di Udine, dove è stato possibile frequentare il suo corso di oreficeria sperimentale fino all'anno accademico 2018-2019.
Mazzola, l'anno seguente al suo arrivo in Friuli, nel 1960, incontra lo scultore Dino Basaldella con il quale stringe una feconda e importante amicizia. Nel fertile terreno dello laboratorio orafo del maestro udinese in piazzale Osoppo i germogli spuntati a Venezia possono crescere e rafforzarsi, consentendo l'inizio ufficiale dell'attività artistica nel settore delle creazioni artigianali. Dopo questo breve ma intenso sodalizio, nel 1964, Sergio Mazzola apre, grazie al determinante contributo dell'E.S.A., il suo studio-bottega personale in una ex falegnameria in vicolo Cicogna, a Udine, dove intensifica l'attività di ricerca plastico-formale applicata all'oreficeria, alla scultura e al design. Entrato a far parte del C.F.A.P. (Centro friulano arti plastiche, in cui ha ricoperto la carica di consigliere fino al 2019), comincia a partecipare a mostre locali e nazionali, sia collettive che individuali. Sono gli anni in cui aumenta anche la passione per l'opera e la figuratività longobarda, popolo di orafi sopraffini, maestri nelle tecniche di bratea e sbalzo, rafforzando così il legame di Sergio con il territorio friulano.
Il 2014 è l'anno d'inizio di un nuovo capitolo nella vita di questo "clan" di artisti orafi. Il maestro Sergio Mazzola viene nuovamente affiancato in ambito lavorativo da entrambe le figlie Clarice e Paola, per vegliare e guidare i nipoti Dario e Marta, figlia di Paola che dopo una significativa esperienza lavorativa a Londra mette a disposizione del gruppo le sue competenze tecnico-amministrative, la sua raffinatezza e la sua cortesia. Nasce, così, la "Sergio Mazzola - Generazioni Orafe" che apre la nuova bottega in via Cisis 26, in uno dei borghi caratteristici del centro storico di Udine: Borgo Grazzano. Le opere artigianali che vi prendono forma continuano a non essere solo il frutto di una intuizione estemporanea, ma il risultato di lunghe ed appassionate meditazioni sull'estetica e sull'antica storia del Friuli Venezia Giulia.

Sergio Mazzola è morto il 20 aprile 2019 a Udine. I funerali si sono svolti nella chiesa di S. Gottardo il 24 aprile.  

Sergio Mazzola, bracciale Longobardo
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Servizio giornalistico e di networking di Elio Varutti. Le fotografie sono del sito di Sergio Mazzola Orafo, che si ringrazia per la riproduzione e la diffusione nel web.

domenica 8 maggio 2016

Carraro e Chabarik mosaicisti



Sembra una favola. Oriente e Occidente che si incrociano ed operano insieme. Lei è nata vicino a Venezia, lui è nato in Siria, ad Aleppo. Laura Carraro e Mohamed Chabarik si incontrano alla Scuola di Mosaico di Spilimbergo, in provincia di Pordenone, molto legata alla tradizione musiva veneziana.
Hanno uno studio in una strada del centro di Udine intitolata a un frate francescano che fece dell’incontro tra Oriente ed Occidente uno stile di vita, oltre che il fulcro della sua missione. Il religioso in questione si chiama Beato Odorico da Pordenone. I mosaicisti veneziano-siriani Carraro e Chabarik si trovano al civico numero 4/B. 

 
Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "Conoscere", 2015, cm 400 x 300 ca., Collezione privata, Udine. 
Fotografia di Giovanni Chiarot / Zeroidee

Essi producono delle opere d’arte molto significative. Hanno dei colori pastellati soprattutto. Giocano sulle scale cromatiche con una certa abilità, usando le tonalità nette solo in qualche occasione. I loro lavori, sempre al confine tra buon artigianato e arte moderna, sono destinati a durare. Basti pensare che i mosaici di Aquileia hanno resistito ad Attila ed ai suoi Unni e a tutti gli invasori che li hanno seguiti, dopo la caduta dell’Impero Romano. 
Il mosaico, dunque, è un manufatto (a volte, opera d’arte) destinato a durare nel tempo. Carraro e Chabarik si occupano di arredo, di design e di gioielli. Spaziano con le loro opere in questi ed altri campi, come quello delle installazioni durature o effimere. È assai difficile essere effimeri col mosaico.
Il prodotto dell’arte musiva contrasta con la transitorietà e va a cozzare con la sindrome del consumismo, ben delineata di recente dal sociologo Zygmunt Bauman.

Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "Conoscere", particolare, 2015, cm 400 x 300 ca., Collezione privata, Udine.


«Nella gerarchia tramandata di valori riconosciuti – ha scritto Bauman – la sindrome consumista ha declassato la durata in favore della transitorietà». Non è tutto, perché il consumismo, secondo il celebre autore «ha sostituito tra gli oggetto del desiderio umano il possesso e godimento duraturo con l’appropriazione rapidamente seguita dallo smaltimento del rifiuto» (Z. Bauman, Liquid Life, Polity Press, Cambridge, traduzione italiana: Vita liquida, Editori Laterza, Roma-Bari, 2010, pag. 88).
Si consideri che molte pietre utilizzate dai mosaicisti sono elementi di risulta, come nel caso dei marmi. Allora si può concludere che, in molti casi, il mosaico sviluppa la creatività dell’artista riciclando taluni materiali, all’opposto del consumismo che ci spinge a generare rifiuti da smaltire negli appositi cassonetti. Sembra una contraddizione, ma il mosaico è arte viva, nonostante sia costituita soprattutto da pietre e paste vitree che, di certo, vive non sono.  

Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "Paesaggi 1", Collezione Mosaicûs. Fotografia di Giovanni Chiarot

 Laura Carraro, Mohamed Chabarik, "20Quadro", 2014, Collezione degli A. Fotografia di Giovanni Chiarot