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sabato 14 febbraio 2026

La patria cercata, di Elio Varutti, libro presentato alla UTE di Portogruaro con l’ANVGD

È stato Alessio Alessandrini, presidente dell’Università della Terza Età di Portogruaro (VE), ad aprire i lavori dell’affollato incontro culturale del 9 febbraio 2026 nella Sala delle Colonne del Collegio Marconi, in via Seminario 34.

In occasione del Giorno del Ricordo è stata presentata un’opera con molte testimonianze, alcune delle quali veramente emozionanti, che descrive la storia degli esuli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia accasatisi in Toscana negli anni ‘50. Il testo è: “La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana”, edito a Firenze da Aska nel 2025 e giunto già alla seconda edizione.

Varutti e Alessandrini alla UTE di Portogruaro per presentare "La patria cercata". Foto di Daniela Conighi
Attraverso 176 pagine, 100 fotografie e documenti inediti, l’Autore ha perlustrato la vita nei campi profughi, nei villaggi per i rifugiati, o nelle case di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Siena. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine. Nel libro è descritto il difficile cammino verso l’integrazione sociale per passare da profughi a cittadini mediante l’abitazione, la religione, il lavoro e gli affetti familiari, anche con matrimoni con gli autoctoni. Avevano perso la patria i profughi giuliano dalmati, a causa delle annessioni jugoslave del 1947. Con grande volontà la cercarono in altre località italiane, ritrovandola in vari luoghi toscani con grande umanità.

Varutti, dopo aver portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha mostrato una serie di diapositive riprese dal volume stesso, con qualche immagine riferita anche ai campi profughi di Venezia.

Come mai quel titolo: La patria cercata? Verso la fine e in seguito alla seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della violenza dei seguaci di Tito, provarono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati, perché sospinti a partire – dicono – e per mezzo del diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. C’è chi, tuttavia, è fuggito da clandestino in barca, o per i sentieri del confine orientale inseguito dalle guardie armate jugoslave. Quegli italiani persero la bottega, la fattoria, lo squero, il torchio, l’asino, gli ulivi e la casa che, per molti di loro, era l’antica abitazione da tanti secoli e generazioni. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra del 1941 voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, mentre la monarchia serbo-croata era in confusione, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono proprio in Toscana, che utilizzò all’uopo oltre 20 Centri raccolta profughi. Altri si fermarono in Veneto, Piemonte, Lombardia, dove c’era il lavoro.

Portogruaro, 9.2.2026, Sala delle Colonne Collegio Marconi pubblico per "La patria cercata" di Varutti
Determinante è stata la collaborazione alle ricerche sul campo di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), nonché di Francesco Ostrogovich, soprattutto per quanto concerne l’indagine iconografica sull’esilio a Massa Carrara, entrambi soci dell’ANVGD.

Come mai Udine, Laterina (AR) e il Veneto sono entità territoriali così associate in questa parte di storia d’Italia per tanto tempo oscurata? È già stato scritto nel libro La patria perduta del 2021, sempre di Varutti, giunto alla terza edizione. Dai passaporti dei profughi italiani in fuga dalle loro terre, Istria, Fiume e Dalmazia annesse alla Jugoslavia di Tito, si può notare che l’itinerario dell’esilio è sempre lo stesso. Giunti a Trieste, in vari modi, con il carro, o il treno, camion, piroscafo ed altro, vengono essi destinati al Centro smistamento profughi (Csp) di Udine e poi, in treno, via Venezia, molti finiscono a Laterina, altri a Firenze, Marina di Carrara, Vicenza, Cremona, Torino, Alessandria, Brescia, Roma, Napoli, Bari, Servigliano nelle Marche e così via in oltre 100 strutture per lo più fatiscenti del Ministero dell’Assistenza Post-bellica, sparpagliate per l’intero Paese.

Parla Alessio Alessandrini, presidente della UTE di Portogruaro. Foto di Daniela Conighi
 Con un ricco apparato fotografico e documentario, come già scritto, qui ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri ancora.

Alla fine della presentazione è seguito un intenso dibattito, mentre i relatori hanno ricordato la tradizionale collaborazione tra l’UTE di Portogruaro e l’ANVGD di Udine. Tra i presenti c’era la professoressa Daniela Conighi, dell’ANVGD di Udine. Il tutto si è concluso con un firma-copie e l’annuncio dell’appuntamento del giorno successivo riguardante l’unico infoibato di Portogruaro. Risponde al nome di Aldo Giomo, un giovane meccanico. Prelevato dai partigiani jugoslavi il 15 maggio 1945 a Trieste, fu imprigionato e deportato nei gulag titini fino a scomparire per sempre. Su YouTube c’è la sua storia, raccontata dal figlio Giuseppe. Alla presentazione del filmato, tenutasi il 10 febbraio, ha partecipato anche lo scrittore Mauro Tonino, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, sul tema: “Trieste e le foibe”.

Firma copie con dedica a Giuseppe Giomo, figlio di Aldo Giomo, meccanico, prelevato dai partigiani jugoslavi a Trieste il 15 maggio 1945. Unico infoibato di Portogruaro, fu deportato nei gulag titini, poi scomparve. Foto di Daniela Conighi
Le presentazioni

Fino al 9.2.2026 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferrucci (editore). Ad Abbazia, il 23 agosto 2025, è stato presentato a Sonja Kalafatovic, presidente della Comunità degli Italiani di Abbazia/Opatija (HR) e pure alla professoressa Rina Brumini, ricercatrice e vicepresidente della Comunità ebraica di Fiume, oltre che vicepresidente della Comunità degli Italiani di Fiume/Rijeka (HR). Il 19 novembre 2025 il volume è stato presentato a Daniela Velli, presidente dell’ANVGD di Firenze e al generale Edi Turco, comandante dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze “Giulio Douhet”.

In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”), alla Biblioteca Civica “V. Joppi” e all’ Università della Terza Età (UTE). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico», «kepown.com» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, di Massimo Gobessi, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

Per il Giorno del Ricordo a Portogruaro, 9.2.2026, introduce Alessio Alessandrini
Il libro recensito

-  Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025 (Seconda edizione del 2026).          

ISBN 978-88-7542-413-8

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Note – Testo a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Daniela Conighi e Bruno Bonetti. Fotografie di Daniela Conighi, Alessio Alessandrini e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.  Sito web:   https://anvgdud.it/

 

Il volantino sull'unico infoibato di Portogruaro, Aldo Giomo, la cui vicenda è raccontata su YouTube 



martedì 12 novembre 2019

Il volo del Kairos, romanzo di Pecchiari, presentato alla UTE di Udine

Esule da Pola, Bruno Pecchiari ha pubblicato Il volo del Kairos nel 2018. È un romanzo sull’Istria, Quarnero e la Dalmazia carico di drammaticità e ricco di fascino. È stato presentato in varie località del Friuli Venezia Giulia con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) e dalle primarie librerie regionali. 
Bruno Pecchiari alla UTE di Udine

Pecchiari e il suo libro sono stati ospiti del Corso di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata, tenuto dal professor Elio Varutti, all’Università della Terza Età di Udine, in aula magna 2, lo scorso 11 novembre 2019. Nell’occasione si sono tenute anche alcune letture sceniche.
Il Kairos è una stupefacente opera di Lisippo. È un piccolo bassorilievo, del III secolo avanti Cristo, ritrovato in Dalmazia, a Trogir, l’antica Traù veneziana. Il Kairos è il dio-ragazzo greco dai piedi alati che rappresenta l’attimo fuggente, l’occasione perduta... l’equivalente del Carpe diem romano. Custodito dalle monache del convento di Traù, oggi sta nel museo locale.
Ho già avuto modo di scrivere che non è frequente nella letteratura dell’esodo giuliano dalmata trovare un testo che copre grosso modo un arco temporale dalla fuga degli italiani di Pola (28.500 su circa 32 mila abitanti) col piroscafo Toscana, nel 1947, fino alle guerre balcaniche del periodo 1991-2001. L’Autore si cimenta in questo tipo di esperienza. È una scelta coraggiosa da cui traspare un profondo senso di umanità, anche se deve riportare la notizia di un cecchino croato ucciso nel 1991 in modo brutale dalle milizie serbe. Tra le pagine del volume si possono rinvenire le vicende delle famiglie spezzate, la questione delle foibe, i campi profughi (incluso quello di Udine), la violenza titina degli anni 1943-1950 ed oltre. Ci mette poi tanta marineria e tanta navigazione da Muggia fino a Spalato, incluse certe battaglie navali alle Bocche del Cattaro, in questo caso, dei primi di ottobre del 1917.
I protagonisti del romanzo di Pecchiari, con molte tracce autobiografiche, si ritrovano pure in mezzo agli scontri di Trieste del 5 e 6 novembre 1953, quando le milizie angloamericane del Territorio Libero di Trieste (TLT) sparano sulla gente che manifesta per la riannessione all’Italia, provocando 6 morti e decine di feriti. Allora la folla diventa una belva inferocita. Non avendo altre armi, in una strada “alcuni rivoltosi calano ripetutamente la saracinesca metallica sul corpo inanimato di un giovane in divisa. In una piazzetta vicina, un altro gruppo ancora, dopo aver legato per i piedi ad un furgone, un soldato già morto, ne trascinano il cadavere lungo le vie” (p. 87). L’anno dopo arrivarono i bersaglieri tra baci, abbracci e tricolori sventolanti, al suono delle campane di San Giusto.
Questa parte dei racconti è assai autobiografica, dato che la famiglia dell’Autore, dopo l’esperienza del Campo profughi di Barletta (BA), era ospitata a Servola, dalla triestina Renata, fidanzata con Robert, giovane ufficiale inglese. In quelle convulse giornate fu proprio Robert, giunto a casa ferito e senza divisa, a raccontare i fatti così descritti. Nel 1954 Robert e Renata emigrano a Johannesburg, in Sudafrica. I fatti coincidono con quanto riferiva l’ingegnere Silvio Cattalini, di ritorno da un viaggio in Australia alla fine degli anni ‘90. In quel continente Cattalini incontra un gruppo di triestini, tra i quali diversi istriani, che espongono solo bandiere triestine con l’alabarda. Nessuna italiana. Cattalini, stupito, chiede come mai fosse assente il tricolore. La risposta fu che, nel 1954, dovettero emigrare perché, essendo inquadrati nella Military Police angloamericana, rischiavano “di prenderle o di essere fatti fuori proprio dagli italiani”. Allora niente tricolore nelle loro sedi australiane di corregionali all’estero.
Udine, 11 novembre 2019, parte del pubblico della UTE alla presentazione de Il volo del Kairos al Corso di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata

Biografia dell’Autore
Bruno Pecchiari è nato a Pola il 17 Marzo 1944. È un esule istriano, uno dei tanti che “sradicò le proprie radici e se le trascinò dolorosamente appresso”. La sua carriera lavorativa con la Danieli SpA di Buttrio (UD) lo ha portato spesso all’estero, in Europa, in Asia, nel Nord Africa, nei paesi dell’ex blocco comunista ed in particolare in Unione Sovietica, DDR, Jugoslavia e Cuba. Pecchiari, socio dell’ANVGD di Udine, attualmente divide la sua esistenza tra la Francia, a Lourdes dove risiede e Feletto Umberto di Tavagnacco (UD).
Affascinato da quel meraviglioso mondo terracqueo che si estende tra coste, isole e mari, ha da sempre voluto viverlo il più intimamente possibile veleggiando tra le isole dei diversi arcipelaghi greci, lungo le coste della Turchia, della Sardegna, della Corsica e in tutto l‘arco dei Caraibi. È soprattutto all’Istria e alla Dalmazia che ha da sempre dedicato la sua attenzione ed il suo profondo amore. Un amore e una passione che nascono fin dall’infanzia grazie al nonno, marinaio nella Imperiale Marina Asburgica e al padre che, giovanissimo, s’imbarcò su una cannoniera fluviale italiana che pattugliava lo Yang Tse Kiang, il Fiume Azzurro, in Cina negli anni ‘30. In quel tempo l’Italia aveva, come altre potenze mondiali, una concessione territoriale nel Tientsin (1901-1943). Fu marinaio poi per tutto il resto della sua vita.
Sono esperienze che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di una personalità complessa, inquieta e rispettosa della condizione umana e della natura. Una personalità che ha segnato profondamente lo stile narrativo caratterizzato da una notevole capacità di dare enfasi e risonanza alle esperienze vissute, modulandole nell’ambito dei grandi eventi sociali e storici del nostro ultimo secolo. Pecchiari è senza dubbio un autore di frontiera, nel significato che ha dato alle parole Fulvio Tomizza.
Nascono così molti scritti e ricerche. Dal Diario di Bordo, 1977/2007 – Racconti. Poi c’è: La Chiave, 2005 – Raccolta di poesie. Nel 2007 pubblica La Quarta Stagione – Poesie. Un’altra serie di poesie nel 2011 col titolo: …come rosa fiorita. Medjugorie. La serie poetica prosegue con:  Dissolvenze, 2012 e con Sfrigolii, 2015. L’anno seguente è dedicato ad una ricerca storica: Assalto alla Viribus Unitis. Notte tra il 31 Ottobre e il 1° novembre 1918. Un’altra ricerca è del 2017: E Dio creò le Grandi Balene… Affascinato dalla ricerca, lavora su: 1571 - La battaglia di Lepanto. Sebastiano Venier. Il Vecchio Leone. Sempre nel 2017 produce: Avidità ed Egoismo. Dal Vecchio Testamento ai giorni nostri. Pure nel 2018 si dedica alla ricerca con: Itaca. C’è un Itaca in ognuno di noi? Nello stesso anno pubblica un lungo brano nel volume miscellaneo: Testimonianze sull’Esodo Istriano, Edizioni Medea, 2018. Poi c’è: Il Volo del Kairos, Edizioni Medea, 2018. Infine: L’Oro e la Conchiglia, Edizioni Medea, 2019.

Sfollati istriani a Tavagnacco
Pecchiari è un esule da Pola che vive a Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco (UD), oltre che in Francia. Nel 1944-1945 lo stesso paese friulano è meta di profughi di guerra; giungono le prime donne istriane sfollate, come emerge dalla letteratura locale. Danila Braidotti, detta “Nila”, ha scritto: Alore [a Fontanebuine, tal 1944] o vin scomençât a viodi tantis feminis zovinis e mancul zovinis... A jerin lis sfoladis di Pola che a vivevin tes barachis a Felet. (Allora [a Fontanabona di Pagnacco, nel 1944] abbiamo iniziato a vedere tante donne giovani e meno giovani… Erano le sfollate di Pola che vivevano nelle baracche a Feletto Umberto).
Si aggiunga il fatto che gli sfollati a Tavagnacco erano alcune centinaia, 500-600. Molti erano di Udine, a causa dei bombardamenti angloamericani. Mariano Vidulich, sfollato da Pola, muore a Tavagnacco; la notizia è del 7 marzo 1945, secondo il Libro storico della Cappellania di Adegliacco, citato da Giannino Angeli, a pagina 159 di un suo libro.
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Il libro di Pecchiari presentato a Udine
- Bruno Pecchiari, Il volo del Kairos, Pavia, Medea, 2018, pp. 224, euro 18.
ISBN 978-88-6693-134-8
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Altri cenni bibliografici
- Giannino Angeli, Viva l’Italia libera! (1943-1945). (Storia, memorie, testimonianze dei tempi di guerra nel Comune di Tavagnacco), Udine, Comune di Tavagnacco, Comitato per il 50° anniversario della Liberazione, 1994.
- Danila Braidotti, Nila, Fontanebuine, Udine, Fuoricatalogo, 2016.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI – 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

giovedì 18 ottobre 2018

Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata, corso all’UTE di Udine


Il 15 ottobre 2018 si è svolta la inaugurazione del corso semestrale di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata presso l’Università della Terza Età (UTE) di Udine. 
Le lezioni saranno tenute dal professor Elio Varutti, laureato in Sociologia nel 1977 all’Università di Trento e specializzato in Storia (1998) e in Metodologia delle Lingue minoritarie all’Università di Udine (2006). 
Il titolo del primo incontro verteva sul “Concetto di esodo di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia”. È stata Bruna Zuccolin, presidente del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), a salutare gli iscritti e a spiegare “la continuità con le lezioni sulle terre perse dell’ingegnere Silvio Cattalini, nostro presidente dal 1972 al 2017, quando è venuto a mancare e Varutti rappresenta proprio la continuazione del nostro impegno nel settore della didattica”. La Zuccolin ha pure accennato alle tante iniziative dell’ANVGD di Udine, per il Giorno del Ricordo e per la cultura e la storia dell’Istria e della Dalmazia, oltre alle gite alle presentazioni di libri e alle commemorazioni religiose e patriottiche.
Il corso di studi storico sociologici, giunto al secondo anno di attività, è una esclusiva non solo in regione, ma molto probabilmente, pure a livello nazionale. Le lezioni si terranno dal 15 ottobre 2017 al 28 gennaio 2019 ogni lunedì, dalle ore 16 alle 16,50 alla UTE di Udine, in Viale Ungheria. Il nuovo corso entra a far parte dell’offerta formativa dell’istituzione universitaria friulana (UTE) per il primo semestre dell’anno accademico 2017-2018 per un totale di 15 ore di lezione.

Intervento di Elio Varutti
La premessa è che la Sociologia è quella scienza che studia i fatti sociali considerati nelle loro caratteristiche costanti e nei loro processi. Allora l’attenzione sarà incentrata sullo studio dell’esodo giuliano dalmata. come fatto sociale nelle sue caratteristiche e nei suoi principali processi e insiemi di comportamenti. Verranno analizzati i suoi aspetti storici, geografici, linguistici, nonché i processi culturali prodotti nelle letterature dell’esodo d’Istria, Fiume e Dalmazia. Il corso sarà aperto ai contributi ed alle testimonianze degli esuli e dei loro discendenti, intervenuti in modo costruttivo sin dalla presentazione dello stesso evento.
La programmazione didattica (allegata in un’immagine) prevede una serie di 15 lezioni frontali e partecipate dai discenti sui contenuti elencati qui di seguito. È prevista l’utilizzazione di diapositive da vedere in Power Ponit mediante l’utilizzo del computer connesso a Internet, per poter vedere parti di alcuni filmati dal web.
Fin dalla sua comparsa nell’ambito delle scienze sociali ad opera di Maurice Halbwachs (1950), la nozione di memoria collettiva è sempre apparsa problematica: concetto complesso e multidimensionale che, poiché significa troppo, rischia di non significare più nulla. Tuttavia, esiste e diamo per scontata l’idea che i membri delle collettività condividano dei ricordi. Diamo per scontato anche che questi ricordi abbiano un qualche significato per coloro che li elaborano, fosse anche il semplice, quanto semplicistico dovere di memoria.

L’idea di una memoria collettiva ci appare naturale. È intesa non tanto nel senso di memoria della società che ricorda al pari del cervello e della coscienza individuali, quanto nel senso che è possibile rintracciare i ricordi collettivi e condivisi che i membri delle collettività ricostruiscono sulla base delle istanze del presente e in funzione dei loro progetti futuri.
Ma come agisce la memoria?
Cosa significa che i gruppi ricostruiscono il loro passato sulla base delle istanze del presente e in funzione del progetto futuro?
Per comprendere come e perché la memoria opera nel presente delle collettività occorre osservare come essa viene esperita e attivata dagli individui e dai gruppi.
Le pratiche della memoria costituiscono, in questo senso, specifici modi di trasformare il passato in un passato che dura, che resta. È così per i fatti della Shoah e per le vicende dell’esodo giuliano dalmata, come si cercherà di dimostrare nel corso di studi.


Bibliografia essenziale
- Gasparini A., Del Zotto M., Pocecco A., Sterpini M., Esuli nel mondo. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.
- Gasparini A., Del Zotto M., Pocecco A., Sterpini M., Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.
- Maurice Halbwachs, La mémoire collective, Parigi, Les Presses Universitaires de France, 1950.
- Elio Varutti, Il problema del confine orientale nella storia italiana, [S.l. : s.n.], 1997-98. - 12 p.; ill.; 30 cm., Tesi di perfezionamento presso l’Università degli Studi di Udine, Corso di perfezionamento per la formazione degli insegnanti delle scuole secondarie.
- E. Varutti, Il campo profughi di via Pradamano e l'associazionismo giuliano dalmata a Udine: ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell'esodo. 1945-2007, Udine,  Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato provinciale di Udine, 2007.
- Elio Varutti, Cara maestra, le scrivo dal Campo Profughi. Bambini di Zara e dell’Istria scolari a Udine. 1948-1963, «Sot la Nape», Udine, LX, n. 4, otubar-dicembar 2008, pp. 73-86. (Clicca qui per la versione nel web con il titolo medesimo).
- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina, Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher”, Udine, 2015.
- Elio Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017. Anche nel web.
https://www.academia.edu/36303656/Italiani_d_Istria_Fiume_e_Dalmazia_esuli_in_Friuli_1943-1960._Testimonianze_di_profughi_giuliano_dalmati_a_Udine_e_dintorni

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. 

domenica 11 febbraio 2018

Memorial Cattalini all’Università della Terza Età di Udine, per il Giorno del Ricordo 2018

Alla commemorazione di Silvio Cattalini, esule da Zara, c’erano oltre 60 persone. L’evento, organizzato dall’Università della Terza Età (UTE) di Udine, in collaborazione col Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), si è svolto il giorno 8 febbraio 2018, alle ore 17, in relazione al Giorno del Ricordo. Il titolo della manifestazione era: “Memorial Cattalini - Il Comandante degli esuli e il dialogo tra le sponde dell'Adriatico”.
Elio Varutti, Maria Letizia Burtulo (al microfono), Bruna Zuccolin e Fulvio Cattalini. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Ha aperto i lavori della serata Maria Letizia Burtulo, presidente dell’UTE. “Cattalini, uno dei nostri insegnanti più impegnati, con i suoi 45 anni di presidenza dell’ANVGD di Udine – ha detto la Burtulo – ha fatto riemergere dalle nebbie della storia i tragici avvenimenti dell’esodo giuliano dalmata e lo ha fatto con pacatezza e serenità, atto che fa sedimentare i fatti storici”.
Con molta emozione, ha poi parlato Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, subentrata allo stesso Cattalini. “Io ero la vice presidente e me l’ha chiesto lui di prendere in mano l’Associazione quando era ammalato – ha riferito la Zuccolin – e per me, ve lo assicuro, è stato un onere ed anche un onore, che svolgo con piacere per ricordare gli istriani, i fiumani e i dalmati”. Poi la Zuccolin ha svolto una relazione sul personaggio Silvio Cattalini che espresse la grande intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, tra gli esuli e i rimasti, tra italiani e croati sin dagli anni Ottanta del secolo scorso.

Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha mostrato una serie di diapositive e ha presentato una biografia di Cattalini, con le parti più intense del suo esodo da Zara e della cattiva accoglienza ricevuta nella patria in cui tanto sperava.
Tra il pubblico, ha voluto dire la sua anche Anna Maria Pittana, che visse a Pola. “Dobbiamo cercare di rafforzare le radici e parlare dell’esodo soprattutto ai giovani – ha commentato la Pittana – in modo da spezzare la cortina del silenzio”. La signora, dopo aver detto di volersi iscrivere all’ANVGD di Udine, tra gli applausi dei presenti, ha letto un articolo, pubblicato anni fa, sulla figura del Comandante degli esuli, Silvio Cattalini.
L'intervento passionale di Anna Maria Pittana

Hanno preso la parola anche due figli di Cattalini: Fulvio e Daniela. Hanno ringraziato l’ANVGD di Udine e hanno annunciato che la biblioteca del padre è stata donata alla Biblioteca Civica di Udine, dove verrà istituito un fondo a suo nome. In chiusura sono intervenuti pure l’ingegner Sergio Satti, decano dell’ANVGD, e Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria.
Verso il termine dell’iniziativa ha presenziato anche Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha voluto complimentarsi con l’ANVGD per le iniziative intraprese per rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, nonché dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
Fulvio Cattalini mentre parla del nonno Antonio che "non ha mai superato l'esodo, mentre il papà si è dato tanto da fare per parlare dei giuliani e dei dalmati"
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti con E.V. Fotografie di Fulvio Pregnolato, che si ringrazia sentitamente per la gentile collaborazione.

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Sitologia
- E. Varutti, La campana di Harzarich. Intervista sull'esodo istriano, 1943, on-line dal 28 ottobre 2014.

- Marina Corradi, Lettere. Foibe, il coraggio di chi denunciò i crimini e il bacio che salvò la memoria, «L’Avvenire» del 10 febbraio 2018.

Maria Letizia Burtulo, Bruna Zuccolin e Franco Iacop

L'accorato intervento di Daniela Cattalini, in  ricordo del suo babbo caro

Tra il pubblico era presente anche Sara Harzarich (a sinistra), nipote del maresciallo dei pompieri di Pola Arnaldo Harzarich che scoprì le foibe


martedì 13 giugno 2017

Sociologia dell’esodo giuliano dalmata, il corso all’UTE di Udine

Il 9 giugno 2017 si è svolta la presentazione del corso di Sociologia dell’esodo giuliano dalmata presso l’Università della Terza Età (UTE) di Udine. Il nuovo corso sarà tenuto dal professor Elio Varutti, laureato in Sociologia nel 1977 all’Università di Trento e specializzato in Storia (1998) e in Metodologia delle Lingue minoritarie all’Università di Udine (2006).

Il titolo dell’incontro verteva sulla tematica del “Perché insegnare il Giorno del Ricordo e l’esodo giuliano dalmata?”. È stata la professoressa Letizia Burtulo, presidente dell’UTE di Udine a presentare il nuovo corso nell’aula magna dell’UTE, posta in Viale Ungheria numero 18, al 2° piano. «Questo è un tema assai interessante e nuovo non solo per le aule dell’UTE – ha detto la Burtulo – poi bisogna pensare che stanno scomparendo i testimoni diretti del fenomeno, come nel caso dell’ingegnere Silvio Cattalini, nato a Zara e venuto a mancare nel 2017, dopo aver partecipato nella veste di presidente del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), a varie iniziative per il Giorno del Ricordo e per la cultura e la storia dell’Istria e della Dalmazia nella nostra università».
Il corso di studi è una novità non solo in regione, ma molto probabilmente, pure a livello nazionale. Le lezioni si terranno dal 10 ottobre 2017 al 23 gennaio 2018 ogni martedì, dalle ore 16 alle 16,50 alla UTE di Udine. Il nuovo corso entra a far parte dell’offerta formativa dell’istituzione universitaria friulana per il primo semestre dell’anno accademico 2017-2018 per un totale di 15 ore di lezione.
La premessa è che la Sociologia è quella scienza che studia i fatti sociali considerati nelle loro caratteristiche costanti e nei loro processi. Allora l’attenzione sarà incentrata sullo studio dell’esodo giuliano dalmata, come fatto sociale nelle sue caratteristiche e nei suoi principali processi e insiemi di comportamenti. Verranno analizzati i suoi aspetti storici, geografici, linguistici, nonché i processi culturali prodotti nelle letterature dell’esodo d’Istria, Fiume e Dalmazia. Il corso sarà aperto ai contributi ed alle testimonianze degli esuli e dei loro discendenti, intervenuti in modo costruttivo sin dalla presentazione dello stesso evento.

C’è uno studio in campo sociologico sugli esuli istriano dalmati. È l’indagine sui profughi condotta dall’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia nel 2008. Le ultime generazioni dell’esodo giuliano dalmata – secondo tali dati – hanno solo una memoria familiare e desiderano conoscere quei fatti ancor di più oggi senza rancori, ma per orgoglio identitario, anche perché l’esodo non è più nascosto.
La programmazione didattica prevede una serie di 15 lezioni frontali e partecipate dai discenti sui contenuti elencati qui di seguito. È prevista l’utilizzazione di diapositive da vedere in Power Ponit mediante l’utilizzo del computer connesso a Internet, per poter vedere parti di alcuni filmati dal web.
Corso di Sociologia dell’esodo giuliano dalmata, diviso in 15 lezioni (preventivo).
1. Concetto di esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia.
2. Appunti di storia e geografia della Venezia Giulia e Dalmazia.
3. L’esodo del 1920 in Dalmazia e da Fiume.
4. L’esodo del 1929 in Dalmazia. L’esodo del 1941 da Zara e Fiume.
5. L’esodo del 1943-1945. L’occupazione titina di Trieste di Gorizia.
6. Il periodo 1945-1954, il TLT e il Magazzino 18.
7. L’ultima fase 1954-1963.
8. L’accoglienza in Friuli.
9. Il Centro di Smistamento Profughi di Udine.
10. Preventorio Femminile “Venezia Giulia” e Preventorio Maschile “Dalmazia” di Sappada (BL).
11. I Centri Raccolta Profughi in Italia.
12. Quattro villaggi giuliani a Udine.
13. L’ANVGD di Udine.
14. Itinerario giuliano a Udine.
15. Il silenzio degli esuli istriani.



La scuola e l’ANVGD di Udine
Dal 18 al 22 settembre 1996 due allieve della sezione turistica dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Bonaldo Stringher” di Udine, guidate dalla professoressa Nadia Tacus, docente di Economia Turistica, hanno partecipato, in veste di “ciceroni” ad un viaggio in Dalmazia, con una comitiva di esuli e con l’ingegnere Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). È la prima forma di collaborazione tra l’Istituto Stringher e l’ANVGD di Udine.
Dal 1997 Elio Varutti, docente di Economia aziendale allo Stringher, ha iniziato a raccogliere notizie da una fonte orale particolare dell’esodo e dai suoi parenti; è la signora Brussich Miranda, vedova Conighi (Pola 11 agosto 1919 – Ferrara 26 dicembre 2013).
Tra il 1998 e il 2004 sono state svolte allo Stringher alcune ricerche sull’esodo istriano dalmata in modo sporadico, affrontando argomenti di Storia e di Tradizioni Popolari, con le professoresse Enrichetta Del Bianco e Elisabetta Marioni, docenti di Italiano e Storia. Si sono attivate le prime ricerche sul Centro di Smistamento Profughi di Udine da parte di E. Varutti, in collaborazione con la Circoscrizione n. 4 – Udine sud del Comune di Udine.
È del 2005 la prima intervista strutturata ad una esule istriana, per una incredibile fuga in barca (dall’Istria alle Marche). La ricerca è stata condotta dall’allieva Monica C., a cura della professoressa Elisabetta Marioni, con la collaborazione di E. Varutti. Era l’anno scolastico 2004-2005. L’intervistata è Narcisa D. (Lussingrande, Pola 1928). In seguito ci siamo resi conto di aver raccolto le preziose testimonianze dei discendenti di Monsignor Giulio Vidulich (Lussinpiccolo 1927 – Percoto 2003).
Alla biblioteca di Codroipo (UD) il 10.02.2008, in presenza di 50 persone, con il professor Enrico Folisi, è stato presentato il libro di: Varutti Elio, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2007.
Dal 2008 all’Istituto Stringher si è sviluppata un’attività didattica incentrata sul Giorno del Ricordo con la partecipazioni di alcune centinaia di studenti e qualche decina di professori.
All’ITI “A. Malignani” di Udine, nel mese di marzo 2008 è stato presentato il libro di Varutti edito nel 2007 a oltre 400 allievi e alcuni insegnanti, con Silvio Cattalini.
A Pordenone, il 20.11.2008 presso la sede della Società Filologica Friulana (SFF), per 40 soci, con Sergio Gentilini presentazione del libro di Varutti edito nel 2007.
Dal 2009 al 2012 allo Stringher si è sempre tenuto il Giorno del Ricordo con Silvio Cattalini, Giorgio Gorlato, Pietro Fontanini, Anna Maria Zilli, Elisabetta Marioni, Gianni Nocent e Giancarlo Martina.
A Udine, presso l’Istituto “C. Percoto”, il 13.02.2012, Giorno del Ricordo con S. Cattalini E. Varutti, per 60 allievi e i loro insegnanti.
Giorno del Ricordo all’Istituto “B. Stringher” il 09.02.2013 per oltre 200 allievi e insegnanti, viale Monsignor Nogara, col sindaco Furio Honsell, E. Varutti e S. Cattalini, inaugurata la Mostra Giorno del Ricordo, 2.a edizione.
Il sindaco di Udine, F. Honsell, ha presenziato al Giorno del Ricordo allo Stringher nel 2014 con i professori Tiziana Ellero, Elio Varutti, Elisabetta Marioni, Gianni Nocent e Giancarlo Martina.
A Udine, scuola media I grado Uccellis, aula magna, 19-20.03.2014, Giorno del Ricordo, con Maria Letizia Burtulo, Dirigente scolastico, professoresse Manuela Beltramini, Maria Senis, Fulvia Bursic (da Umago) ed altri 12 insegnanti, Silvio Cattalini ANVGD, Giorgio Gorlato, E. Varutti, per 85 studenti.
Nel 2015 all’Istituto Stringher di Udine per il Giorno del Ricordo c’erano, oltre a Silvio Cattalini, il presidente della Provincia, Pietro Fontanini, Mauro Tonino, Giancarlo Martina e Elio Varutti. Poi la professoressa E. Marioni e Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dello Stringher. Presentazione del volume “Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960”, edito dall’Istituto Stringher, Udine, 2015, scritto da Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina e Elio Varutti.
A Udine, Istituto Stringher, 6.02.2016, Giorno del Ricordo, con Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico, Francesca Musto, assessore alla Cultura della Provincia, Furio Honsell, sindaco di Udine, Gloria Allegretto, vice prefetto di Udine e Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, Auditorium, E. Varutti per il pubblico (22 persone) e le classi quinte della scuola (200 allievi e 19 insegnanti).
Nel complesso E. Varutti ha partecipato ad oltre 70 eventi sul tema dell’esodo giuliano dalmata, coinvolgendo oltre 5 mila persone, tra le quali oltre 3 mila e 300 studenti e insegnanti di 13 scuole in Friuli Venezia Giulia e in Veneto. Sono state interessate oltre 20 istituzioni come Comuni, parrocchie, musei e biblioteche.

Bibliografia essenziale

- Gasparini A., Del Zotto M., Pocecco A., Sterpini M., Esuli nel mondo. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.

- Gasparini A., Del Zotto M., Pocecco A., Sterpini M., Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.

domenica 19 febbraio 2017

Sergio Mazzola orafo fine e scultore potente a Udine

Molto interessante la mostra di opere di Sergio Mazzola a Udine, viste presso il salone della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, in via del Monte 1, dal 4 al 18 febbraio 2017, per la rassegna Artisti contemporanei a Palazzo.
Sergio Mazzola, croce

Davvero inaspettata è stata la cifra artistica rilevabile nella serie di bozzetti per gioielli, sculture ed altre forme creative in esposizione accanto alle consuete opere dell’orafo rodigino di nascita, ma udinese d’adozione. È un’arte quella di Mazzola che fuoriesce dalla sconfinata fantasia del celebre maestro alla continua ricerca di soluzioni artistiche rilevabili al tatto, oltre che dalla vista, soprattutto per i piccoli manufatti.
Per Sergio Mazzola è viscerale il rapporto con le produzioni artistiche dei Longobardi. Non vorrei andare a scomodare il nome di Mirko Basaldella, ma tocca pur fare qualche riferimento critico per questo tipo di arte, che è ricerca, analisi, studio ed applicazione.
Ci sono varie eccellenze in Friuli nel campo dell’arte, ma l’opera orafa di Mazzola è di fattura sublime. Nel vedere i vari raffinati monili, le sue fibule, croci o tavolette (le “paci”) longobarde riattualizzate al Terzo millennio, ci sentiamo pure noi, semplici osservatori, un po’ Longobardi, vogliosi di quei prodotti orafi per addobbare il mantello o cavalcare via per i prati del primo Ducato longobardo, nato proprio qui con capitale Cividale.

Nella rassegna era possibile vedere i seguenti pezzi scultorei: Longobardo ciclista, Callisto, Spadone, Falcone, oltre ad alcuni originali campioni di alta oreficeria, una memorabile traccia di arte romana e, soprattutto, di arte longobarda.
Sergio Mazzola, anello Agrume

Cenni biografici
Sergio Mazzola (1934), terminati gli studi presso la scuola d'Arte di Castelmassa (RO), si trasferisce da Calto, il paese natio, a Venezia, dove prosegue il suo iter formativo frequentando l'Istituto d'Arte prima e il Magistero d'Arte Applicata poi.
Frequenta inoltre il corso di fonderia artistica mettendo subito in risalto il suo talento e le sue doti peculiari: l'estro creativo e tanto scrupolo. Questo consente al "campagnolo" (come veniva affettuosamente apostrofato dai suoi professori) di esser chiamato, nel 1959, in Friuli presso l'appena istituita Scuola Statale d'Arte di Udine, per ricoprire le cattedre di "cesello e sbalzo" e "forgiatura e tiratura a martello", dando inizio così al corso di studio "Metalli". Tiene per i primi anni, i corsi di "disegno dal vero", "plastica" e "tecnologia". Abbandonerà l'insegnamento presso l'Istituto d'Arte "G. Sello" solo nel 1987, ma continuerà ad insegnare in forma volontaria presso l'Università della Terza Età di Udine, dove è stato possibile frequentare il suo corso di oreficeria sperimentale fino all'anno accademico 2018-2019.
Mazzola, l'anno seguente al suo arrivo in Friuli, nel 1960, incontra lo scultore Dino Basaldella con il quale stringe una feconda e importante amicizia. Nel fertile terreno dello laboratorio orafo del maestro udinese in piazzale Osoppo i germogli spuntati a Venezia possono crescere e rafforzarsi, consentendo l'inizio ufficiale dell'attività artistica nel settore delle creazioni artigianali. Dopo questo breve ma intenso sodalizio, nel 1964, Sergio Mazzola apre, grazie al determinante contributo dell'E.S.A., il suo studio-bottega personale in una ex falegnameria in vicolo Cicogna, a Udine, dove intensifica l'attività di ricerca plastico-formale applicata all'oreficeria, alla scultura e al design. Entrato a far parte del C.F.A.P. (Centro friulano arti plastiche, in cui ha ricoperto la carica di consigliere fino al 2019), comincia a partecipare a mostre locali e nazionali, sia collettive che individuali. Sono gli anni in cui aumenta anche la passione per l'opera e la figuratività longobarda, popolo di orafi sopraffini, maestri nelle tecniche di bratea e sbalzo, rafforzando così il legame di Sergio con il territorio friulano.
Il 2014 è l'anno d'inizio di un nuovo capitolo nella vita di questo "clan" di artisti orafi. Il maestro Sergio Mazzola viene nuovamente affiancato in ambito lavorativo da entrambe le figlie Clarice e Paola, per vegliare e guidare i nipoti Dario e Marta, figlia di Paola che dopo una significativa esperienza lavorativa a Londra mette a disposizione del gruppo le sue competenze tecnico-amministrative, la sua raffinatezza e la sua cortesia. Nasce, così, la "Sergio Mazzola - Generazioni Orafe" che apre la nuova bottega in via Cisis 26, in uno dei borghi caratteristici del centro storico di Udine: Borgo Grazzano. Le opere artigianali che vi prendono forma continuano a non essere solo il frutto di una intuizione estemporanea, ma il risultato di lunghe ed appassionate meditazioni sull'estetica e sull'antica storia del Friuli Venezia Giulia.

Sergio Mazzola è morto il 20 aprile 2019 a Udine. I funerali si sono svolti nella chiesa di S. Gottardo il 24 aprile.  

Sergio Mazzola, bracciale Longobardo
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Servizio giornalistico e di networking di Elio Varutti. Le fotografie sono del sito di Sergio Mazzola Orafo, che si ringrazia per la riproduzione e la diffusione nel web.