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domenica 20 novembre 2016

L’Albergo Italia a Udine e la piazza intorno

L'albergo si trova in Piazza XX Settembre, anticamente “Place dai Grans”, ovvero: Piazza dei grani. Il nome attuale della Piazza XX Settembre ricorda l’entrata in Roma delle truppe italiane il 20 settembre 1870, dopo la celebre breccia di Porta Pia. Ebbe quel nome per la deliberazione del Consiglio comunale di Udine del 7 settembre 1895.
Udine - Albergo Italia in una cartolina ai primi del Novecento

1. Forme estetiche sparse
Questo luogo vide la prima rivolta contadina del 1511, quando i popolani assieme ai nobili Savorgnan, schierati con Venezia, assalirono le case dei ricchi della Torre, che erano del partito filo imperiale.
L’area, nel 1717, era occupata dai ruderi e dalle restanti case della famiglia Torriani, che furono confiscate dal governo Veneto e demolite. Si salvarono le due statue di Ercole e Caco, trasportate presso la Loggia del Lionello in Piazza Contarena (oggi Piazza Libertà).
Qui aveva sede pure la Confraternita dei bombardieri, che aveva per protettrice Santa Barbara. Nel 1797, caduto il veneziano governo della serenissima Repubblica di San Marco, i Torriani ottennero la restituzione del fondo, che fu adibito a mercato dei polli, del pesce e di altri generi. Poi lo spazio fu venduto alla famiglia dell’industriale Antivari che, nel 1864, a sua volta lo cedette alla famiglia Angeli, dalla quale il Comune l’acquistò nel 1868.
La piazza, livellata e selciata fu destinata al mercato delle granaglie. Queste notizie spiegano come la località sia stata chiamata “Place Toriane, dal Fisc, di Sante Barbare, dai Grans” (G.B. Della Porta).

2. La zobia grassa del 1511
Questi luoghi, in particolare a sud, nella vicina Piazza Venerio, il 23 febbraio 1511 che era un giovedì grasso “la zobia grassa”, videro l’amore infelice tra Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto. Loro furono fonte d’ispirazione del  celebre dramma “Romeo and Juliet” di William ShakespeareIl tema dell’infelice amore del 1511 dei cugini Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto ha portato a sviluppare certe idee innovative sulla piazza, per ampliare l’offerta turistica di Udine, potenziandone l’estetica con un monumento all’amore. 
Alcuni allievi dell’Istituto Stringher hanno proposto al Comune di Udine, con messaggi “on-line” di installare una statua dedicata alla Giulietta friulana.

Si tratta delle allieve Valentina Cimador e Katia De Luca, della classe 5^ A Tecnico dei Servizi Turistici, oltre a Alice Bianchi, Giulia Colussi, Ilaria Coppa, Rebecca Driussi e Alice Milocco, classe 5^ C Tecnico dei Servizi Turistici dell'Istituto "Stringher" di Udine – anno scolastico 2010-2011.
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine.

3. L’estetica di una piazza
Al n. 14 della piazza si trova Palazzo Antivari Kechler. Progettato da Giuseppe Jappelli nel 1831, ci propone una delle più belle facciate neoclassiche della città, costruita sotto la direzione dell’architetto Gian Battista Bassi. Contiene stucchi di Giulio Luccardi e decorazioni di Giovanni Pontoni. Durante la Prima guerra mondiale palazzo Kechler ospitò numerose delegazioni degli stati alleati all'Italia. Spesso gli udinesi accorsero a salutare gli illustri ospiti come il primo ministro francese Aristide Briand o i deputati russi.
Nel link seguente si può vedere come Palazzo Kechler sia stato inserito in un tour virtuale intitolato dagli allievi e dagli insegnanti dell’Istituto Stringher: "Due passi per la capitale della guerra. Percorso virtuale per le vie, le piazze, gli edifici e le case di Udine".
Il piano nobile dell’edificio, collegato con l’adiacente Albergo Astoria Italia, è adibito a centro congressi. Qui si possono ammirare un salottino con mobilio originale stile Impero ed alcune camere di tradizione veneta, con alcove decorate di motivi mitologici e paesaggi.
L’Astoria Hotel Italia, al n. 10, è frutto di modifiche del Settecento e Ottocento; qui si sono alternati vari alberghi e caffé.
Sul lato nord della piazza c’è il Palazzo dell’INA, costruito dall’architetto Provino Valle nel 1925. Sul lato orientale della piazza c’è la casetta veneziana, che era in Via Rialto e venne qui ricostruita nel 1929, con stemmi del XVI secolo. Sul fianco sinistro della casetta veneziana si apre la Corte Savorgnan, nella quale ha sede l’Ufficio di Udine de “Il Gazzettino”, giornale quotidiano di Venezia dal 1887.
Il lato meridionale della piazza è occupato dall’edificio dell’ex ospedale cinquecentesco. Al n. 3 B portale originale del Collegium Pauperum, costruito per volontà della Confraternita dei Battuti nel 1523; si vede il monogramma di Santa Maria della Misericordia (come ha scritto Maurizio Buora).
Udine, Piazza XX Settembre, dal sito web Visit Udine Locali Storici

4. Il mercato
La merce giungeva in piazza con carri agricoli, carrette, carrettine trainate da cavalli ma anche, fino alla guerra 1915-18, da asini. Per tutta la mattina e fino alle primissime ore del pomeriggio, le strade che portavano al mercato erano animatissime. Era tutto un parlare, un vociare, un chiamarsi, un raccogliersi in gruppetti, un darsi manate sulle spalle, un trascinarsi nell’osteria vicina, dove i boccali non si contavano. Sul mezzogiorno questa animazione si trasferiva nelle affollatissime e fumose osterie (Giuseppe De Piero).
La piazza è stata destinata a parcheggio dagli anni Sessanta fino al 2008, quando l’amministrazione comunale ha dato impulso ai lavori di pedonalizzazione del centro storico: la nuova piazza è stata inaugurata il 23 dicembre 2010.
I lavori, cominciati nell’estate 2010, sono terminati nell’anno con la sistemazione completa della pavimentazione, il risanamento del sottofondo, la creazione di sotto-strutture per gli scarichi delle acque. La sistemazione delle lastre in pietra è stata differenziata: i masselli e le lastre in pietra dei bordi sono state restaurate, mentre nella zona centrale, dove si prevede un deterioramento per l’ingresso dei mezzi pesanti, le lastre di pietra attuali, di circa 5-8 cm di spessore, sono state sostituite con altre identiche per tipo di materiale e dimensione ma di spessore di circa 15 centimetri posato su letto di sabbia. 
I ritrovamenti archeologici rinvenuti durante i lavori sono stati documentati con appositi rilievi e protetti con geo-tessuto: tutti gli interventi sono stati eseguiti con la supervisione della Soprintendenza archeologica.
È stata stuccata e restaurata la Vera da Pozzo nel lato nord est della piazza, per restituirla alla città in tutta la sua bellezza cromatica originale (marmo bianco-rosato di matrice veneta). Un trattamento di restauro (olio di lino cotto) è stato riservato anche alla cimasa (ornamento superiore) che sovrasta la vera da pozzo, poi ritinteggiata nel colore originale.

5. I nuovi servizi della piazza
A Piazza XX Settembre viene restituito il ruolo di area mercantile. Per sei giorni alla settimana ospita diverse tipologie di mercato, da quello tradizionale a quello del riciclo e del riuso, fino al Farmer market, in collaborazione con la Coldiretti.
Ma il mercato non è l’unica novità. Attrezzata con panchine, la piazza diventa ancora di più spazio di socializzazione, grazie al servizio di “bookcrossing”: contenitori per lo scambio dei libri e la lettura. Inoltre, l’area è stata dotata di un servizio di connessione WiFi gratuito per cittadini, commercianti ed esercenti della zona e loro clienti (per un massimo di 15 utenti collegati nello stesso momento), caratterizzandosi come luogo per lo svago e il tempo libero ad alto contenuto di servizi tecnologici.
Funziona anche il totem informativo, installato all’esterno del plateatico, sull’angolo della piazza dove sorge l’Hotel Astoria Italia. In una prima fase ha ospitato informazioni su musei e itinerari per scoprire Udine, oltre a una sezione specifica dedicata a Piazza XX Settembre. Poi sono disponibili le sezioni dedicate alla piazza, ai musei e agli itinerari, tradotte in inglese e in friulano. Il totem si arricchirà, infine, di sezioni con la mappa della città e gli eventi organizzati in città.

6. Focus sull’Astoria Hotel Italia
Ci sarà pure un motivo se l’Astoria Hotel Italia è il primo albergo menzionato nella Guida Michelin del 1973, quando nasce il turismo di massa. Il motivo è che è sempre stato un luogo di accoglienza di grande profilo. Nel 1922-1923 fu visitato da Mussolini e dal principe di Piemonte. Nel 1932, essendo tutto esaurito per il Giro d’Italia, Achille Campanile (1899–1977) scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista italiano, accetta di dormire su un biliardo! Cosa accadeva nell’Ottocento?
L’Astoria Hotel Italia e il Risorgimento. Nel 1841 qui c’era la locanda Stella d’Oro, gestita da Giuseppe Francesconi. Qui come dice la lapide sulla facciata dell’Astoria Hotel Italia, posta a 5-6 metri da terra, il 9 agosto 1866 – anno dell’annessione del Friuli al Regno d’Italia – Quintino Sella si adoperò con i capi dell’esercito italiano per scongiurare la possibilità di un ritorno degli austriaci. Che cosa succedeva? Era la fine della III Guerra d’Indipendenza e gli Austriaci, spadroneggiando e requisendo ogni cosa, si erano accampati a Manzano, a Buttrio e a Pavia di Udine, come ricorda Caterina Percoto in una delle sue lettere.
Caterina Percoto, Studio Rovere & Madussi, 1875,
Fototeca dei Civici Musei di Udine.

7. Il racconto di Caterina Percoto sul Manzanese nel 1866
Era il mese di settembre del 1866. Manzano, Buttrio, Pavia vengono rioccupate dagli Austriaci per due mesi, fino al plebiscito del 21 ottobre 1866. A Manzano 723 ammessi al voto. Per il sì: 718 (99,3%).
«Vedo invece tre luride compagnie di austriaci; – scrive Caterina Percoto all’amica Marina Baroni – di austriaci è piena la casa e fin qui fuori della porta della mia camera sta un tenente con i suoi servitori che nel loro barbaro linguaggio insultano e bestemmiano a questa mia povera patria… voci di saccheggio, voci di estorsioni in altre città. Poi le requisizioni di buoi, di vino, di grani. Un giorno chiuse le porte a Udine e dodicimila austriaci pronti al saccheggio se entro sei ore non si dava loro oltre il mantenimento non so che ingente somma di denaro… al mio povero villaggio sono toccati 25 buoi dovuti condurre al loro campo e vino ed altro, insomma ci hanno spogliati… si erano ritirati su Gorizia… in casa abbiamo due compagnie di slovacchi… lordano tutte le stanze come se fossero tante bestie. Per 25 giorni in antecedenza abbiamo avuto i volontari viennesi i quali ci hanno portato il cholera.»
La “contessa contadina” (definizione di Pacifico Valussi nei confronti di Caterina Percoto) nasce il 19 febbraio 1812 a San Lorenzo di Soleschiano, Comune di Manzano, vicino a Udine. Morì nel suo paese il 15 agosto 1887. 

8. I commenti sul Web elaborati dagli studenti
I commenti sul sito Internet di “Booking.com” riguardo all’Astoria Hotel Italia di Udine sono di questo genere: “Ottimo albergo, posizione centrale, ottimo il ristorante”. La valutazione è di “Eccellente”, corrispondente in decimi a “9,3”. Il punteggio è stato ottenuto da 313 giudizi espressi dai clienti fino alla data del 25 ottobre 2012. La clientela fidelizzata è soprattutto austriaca e bavarese, ma ci sono molti altri stranieri, oltre alla clientela italiana.

booking.com.”网上对乌迪内Astoria宾馆的评论是这样:卓越的宾馆,位处中心,一流的餐厅以十分制为基准的评分为“9.3”,评价是:优秀
这个分数是从截止20121025日的313条顾客评论中得出的。忠实客户基本上是奥地利人和巴格利亚人,但是也有其他意大利以外的外国顾客。

Versione in lingua cinese di Wu Meng Qi “Elena”, classe 5^ B Tecnico dei Servizi Turistici – anno scolastico 2012-1013. Prof. Giancarlo Martina, Italiano e Storia. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine.

Versione in lingua spagnola. Los comentarios del sitio de Internet “Booking.com” sobre el Astoria Hotel Italia de Udine son de este tipo: “Optimo hotel, ubicado en el centro, optimo el restaurante”. La valutaciòn es “excelente” correspondiente en decimale “9,3”. El puntaje ha estrado obtenido de 313 juicios esprimidos de los clientes hasta el día 25 de octubre del 2012. La clientela mas cercana es sobretodo Austriaca y Alemanas, pero hay muchos extranjeros, mas alla de la clientela Italiana.

Versione in lingua russa. Комментарии на сайте booking.com об Oтеле Астория из Удине, Италия, таковы: " Превосходный Oтель, расположен в центре, с хорошим рестораном ". Оценка "отлично", соответствующее в "9,3"десятых долей. Счет был получен из 313 отзывов клиентов до 25 октября 2012 года. Лояльные клиенты, в основном австрийцы и баварцы, а также итальянцы и много других иностранцев.

Versione in lingua rumena. Comentariile de pe siteul booking.com despre Hotelul ”Astoria” Italia din Udine sunt de acest tip: „Un Hotel excelent, situat in centrul oraşului cu un restaurant excepţional”. Hotelul a fost evaluat cu calificativul ”Excelent”, ce corespunde cu nota 9,3. Totalul a fost obţinut din 313 evaluări ale clienţilor pîna la data de 25 octombrie 2012. Cei mai fideli clienţi sunt: Austriecii şi Bavarezii, de asemenea Italienii ş.a.

Versione in spagnolo di Jennifer Rodriguez, Tamara Michelle Serrano e Benjamin Pavan, classe 3^ B
Tecnico dei Servizi Commerciali – anno scolastico 2012-2013.
Versione in lingua russa e rumena di Bulduma Dumitriţa e di Volodymyr Yakubyak (per il russo), classe 5^ C Tecnico dei Servizi Turistici – anno scolastico 2012-2013
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine

9. Gli Americani all’Albergo Italia nel 1945
“Nel 1945 all’Albergo Italia di Udine alloggiavano i soldati americani” – ha raccontato nel 2009 il signor Petronio Olivieri, nato a Ovaro il 29 marzo 1929 ed emigrato in Canada, a Vancouver, nel 1957.
“Io, nel 1945, ero stato garzone da Gattolin, in Piazza San Giacomo a Udine, in un negozio laboratorio di paste fresche (ravioli e cappelletti), chiuso nel 1979”.
“A Vancouver, nel 1957, ho aperto la ditta Olivieri’s Ravioli Store di pizze, cappelletti, pasta fresca e ravioli di carne. Nel 1980 la Olivieri Food Ltd aveva 75 dipendenti e si vendeva non solo in Canada, ma anche negli USA. Io e mia moglie siamo andati in pensione nel 2002. Nel 1986 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Camera di Commercio di Udine e l’Ente Friuli nel Mondo mi hanno dato l’incarico di ambasciatore del Made in Friûl perché ho fatto conoscere nelle Americhe, non solo la mia pasta fresca, ma anche il prosciutto di San Daniele, il formaggio Montasio, la “brovada” (rape nella vinaccia) e il cotechino e la polenta friulana.

I Americans intal Albierc Italia tal 1945. “Tal 1945 lì dal Albierc Italia di Udin a stavin i soldâts americans” – al à contât tal 2009 il siôr Petronio Olivieri, nassût a Davâr ai 29 di Març dal 1929 e emigrât in Canadà, a Vancouver, tal 1957. “Jo, tal 1945, o vevi cjapât sù il mistîr cuant che o jeri a vore lì di Gattolin, in Place Sant Jacum a Udin, intun negozi laboratori di scaletîr di sâl, sierât tal 1979”.
“A Vancouver, tal 1957, o ai metût sù la dite Olivieri’s Ravioli Store di pizis, capelets, pastis frescjis e cjalçons di cjar. Tal 1980 la Olivieri Food Ltd e veve 75 dipendents e si vendeve no dome in Canadà, ma ancje intai Stâts Unîts di Americhe. Jo e la mê femine si sin ritirâts dai afârs intal 2002. Tal 1986 la Regjon Autonome Friûl Vignesie Julie, la Cjamare di Cumierç di Udin e lu Ent Friûl tal Mont mi àn dât la incjarie di ambassadôr dal Made in Friûl par vie che o ai fat cognossi pes Americhis, no dome la mê paste frescje, ma ancje il presut di San Denêl, il formadi Montâs, la broade cul muset e la polente furlane”.

Allievi del Gruppo di friulano, classe 5^ C tur – anno scolastico 2010-2011.
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica.
Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine

Bibliografia
Maurizio Buora, Guida di Udine. Arte e Storia tra vie e piazze, Trieste, Lint, 1986.
- Lucia Burello, Osterie dentro le mura in Udine tra il Quattrocento e i giorni nostri, Monfalcone, Ediz. della Laguna, 1998.
- Giovanni Battista Della Porta, Toponomastica storica della città e del Comune di Udine, nuova ed. a cura di Lelia Sereni; con note linguistiche di Giovanni Frau, Udine, Società filologica friulana, 1991.
- Giuseppe De Piero, I borghi e le piazze dell'antica città murata di Udine nella storia e nella cronaca, Udine, Graphik Studio, 1983.
- Bruno Grizzaffi, Andrea Romanici et alii, Saluti da Udine. Visioni udinesi dall’Archivio Cartolnova, Udine, Comune di Udine, 2012.
- Lettera di Caterina Percoto a Marina Baroni, ai primi di settembre 1866, in AA.VV, Quintino Sella. Regio Commissario Straordinario in Friuli 1866, Udine, 2001.
- E. Varutti, Dal Friûl a Vancouver, “Sot la Nape”, 1, Zenâr-Març 2010, pp. 63-64. 


venerdì 24 giugno 2016

Marconi spiega il Monumento alla Resistenza di Udine

«Mia mamma restò male quando i tedeschi, dopo l’8 settembre 1943, ci hanno requisito la casa di Via Cairoli 1, a Udine così, portati un po’ di mobili in un magazzino, siamo finiti sfollati a San Vito al Tagliamento, presso dei parenti». Con queste parole Federico Marconi, classe 1932, architetto allievo e collaboratore di Gino Valle, si è raccontato in pubblico il 21 giugno 2016.

L'architetto Federico Marconi, giacca e cravatta, spiega il Monumento alla Resistenza. Fotografia di Elio Varutti

L’occasione per sfoderare la memoria gli è stata fornita dal Fondo Ambiente Italiano (FAI) in una meritoria iniziativa per la cittadinanza: spiegare il Monumento alla Resistenza. È stata Laura Stringari, capo delegazione del FAI di Udine, ad aprire l’incontro per i soci e per gli interessati. L’intelligente evento si è svolto nel tardo pomeriggio presso l’area del Monumento alla Resistenza, in Piazzale XXVI Luglio a Udine.
Udine, 25 aprile 1969 - Inaugurazione del Monumento alla Resistenza. Fotografia ripresa da Alessandro Rizzi, nel gruppo di Facebook "Sei di Udine se..."

Così quasi 150 anni dopo che i primi reparti di cavalleggeri del Regno d’Italia entravano a Udine, per unificarla alla nazione, un gruppo di trenta persone si acculturava sulle bellezze museali grazie al FAI. Era proprio il 26 luglio del 1866. Tutto avvenne senza entusiasmi, come annotarono le autorità dei Savoia. È ben vero che c’erano stati i moti mazziniani del 1864, dove furono coinvolti diversi giovani friulani, appartenenti a varie classi sociali. La Udine del Novecento ha intitolato un parcheggio sotterraneo a quell’Antonio Andreuzzi che fu a capo di una delle bande di rivoltosi mazziniani negli scontri di Navarons contro i gendarmi austriaci. A contarla tutta, Udine è piena zeppa di toponimi dedicati al Risorgimento; basta cercare.
Torniamo a Federico Marconi e alla sua magistrale illustrazione del Monumento alla Resistenza. «Io sono un sopravvissuto – ha detto Marconi, schernendosi – perché gli altri autori di questo monumento sono già morti». Gli altri progettisti sono Gino Valle con il paesaggista belga Gissel. Fu proprio il trio Marconi-Valle-Gissel con l’aggiunta dello scultore Dino Basaldella a vincere il concorso del Comune di Udine nel mese di aprile 1959, su 33 progetti presentati. Pochi di architetti.
Fotografia sopra: una delle quattro fasce quadrangolari con la scritta di Calamandrei, il Tempio Ossario sullo sfondo e (sotto) la scultura di Dino Basaldella: Monumento alla Resistenza, 1968-1969.
Fotografie di Elio Varutti

La concorrenza era forte. Ad esempio lo scultore Renato Marino Mazzacurati, secondo certa critica cinghia di trasmissione del PCI, aveva proposto una montagnola coi partigiani tesi a conquistarla. Molti altri progetti erano figurativi e plastici. Alcuni facevano il verso, o si accostavano al realismo socialista. «Rispetto allo spazio di questa rotonda col traffico veicolare intorno – ha precisato Marconi – ogni idea artistica scompariva, perché questa è una piazza grande e con altre opere di grande imponenza, come il Tempio Ossario».
A chi venne l’idea di fare un monumento ai partigiani? «Facciamo un passo indietro – ha detto Marconi – tutto cominciò nel 1958, quando il sindaco Giacomo Centazzo e la sua giunta vollero dedicare un monumento alla Resistenza nella rotonda di Piazzale XXVI Luglio, davanti al Tempio Ossario, così fu indetto il concorso senza grosse restrizioni».

A questo punto c’è un’aggiunta dello scrivente. Si pensi che nel 1959, qualcuno delle ultime ondate di profughi giuliano dalmati, in fuga dalle prevaricazioni titine, fu messo a dormire nella cripta del Tempio Ossario. Succedeva che il Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano fosse stracolmo e allora i nuovi arrivi finivano accolti in questo modo abborracciato. Vedi in merito: «L’Arena di Pola» del 28 aprile 1959.
Un altro passo indietro è stato fatto dall’architetto Marconi, per descrivere la nascita del Tempio Ossario, dato che è opera di Provino Valle, padre di Gino. Nata come nuova chiesa di San Nicolò, dopo la Grande Guerra, fu trasformata sotto il fascismo in un tempio per i caduti, con l’intervento dell’architetto Edoardo Limongelli. Era il 1930 e le autorità fasciste vollero concentrare i resti di 25 caduti di guerra, dei quali 5 mila ignoti, sotto un unico sacrario. Fu scavata una profonda cripta adatta all’uopo. Nel 1938 intervenne addirittura Mussolini ad inaugurare la costruzione con la facciata terribilmente disadorna. Ci pensò l’ufficio di propaganda fascista a preparare un bel fotomontaggio col duce in primo piano, dopo il 1940, anno della consacrazione al culto con la facciata odierna, abbellita dalle quattro imponenti statue militari.
Udine, Il Piazzale XXVI Luglio nel 1969 - Foto da Internet

La cupola del Tempio Ossario si scorge da varie parti della città, tanto è grande. È alta 60 m, con una base quadrata di 21 m. Proprio a 21 m corrisponde il lato della fascia quadrangolare del monumento progettato da Valle-Marconi, eretto nel 1968-1969.
Già perché il Consiglio comunale di Udine impiegò ben dieci anni prima di dare il via ai lavori di cantiere. Missini e liberali fecero il diavolo a quattro pur di contrastare l’opera, ma con scarsi risultati. Ci mise lo zampino pure la stampa locale, rimestando nel torbido. Furono amplificate le polemiche, anche quelle più sterili, creando un certo astio popolare nei confronti dell’opera giudicata dalla critica d’arte come innovativa.
Ricordo anch’io come la gente comune nelle chiacchiere d’osteria lamentasse il fatto che «al posto de quel bruto cubo de cemento xera mejo far una scuola, un reparto de ospedal o un zardin».
Centazzo era morto nel 1960 e, al suo posto, c’era il sindaco Bruno Cadetto, che sette anni dopo ruppe gli indugi, decidendo di fare questo contestatissimo monumento. Fu costruito in un anno e mezzo. Non è costato molto, perché c’è cemento grezzo. «Sono costate molto le scandole di pietra della fontana – ha spiegato Marconi – perché solo così si ha l’effetto delle cascatelle dei rivoli di montagna dove erano forti i partigiani. Poi guardando in alto si vedeva il cielo racchiuso dalla cornice quadrata sorretta da tre pilastri. Ne abbiamo messi solo tre per dare spazio alla fontana. Sulla cornice quadrata di cemento c’è una frase storica di Pietro Calamandrei, uno dei padri costituenti. Poi c’è la scultura di Basaldella, costruita col ferro di una locomotiva, vedete quella parte tondeggiante è il muso di una vecchia locomotiva ed altri pezzi di fonderia. Poi ci sono le piante basse che ricordano tutta la vegetazione della regione, dal Carso alla Carnia, dove marciavano i partigiani».

Tra il pubblico si è notato anche il signor Maurizio Corrado, in rappresentanza della sezione ANPI città di Udine “Giovanni Spanghero”. È stato lui a ricordare agli intervenuti dove era il palco delle autorità il 25 aprile 1969, giorno dell’inaugurazione ufficiale del Monumento alla Resistenza. «Era in quello spazio lì, io ero presente con mio padre – ha indicato il signor Corrado la zona dove oggi c’è il bar Ai Bagni – c’era il primo ministro Mariano Rumor, poi Luigi Longo, per il Corpo Volontari della Libertà e Fermo Solari, oltre al sindaco Bruno Cadetto, poi da Via Duodo giunse un corteo di Lotta Continua con lo striscione che diceva, se ricordo bene, ‘Questa Repubblica non è nata dalla Resistenza’, in prima fila c’erano Toni Capuozzo, Ferruccio Montanari e Gianna Malisani».
Qualche storico riporta erroneamente che all'inaugurazione intervenne pure Ferruccio Parri, ma l'importante personaggio era solo annunciato, poi venne Rumor, "che durante la lotta partigiana era un imboscato", dice la gente comune. Anche il signor Maurizio Corrado smentisce la presenza di Parri, già Presidente del consiglio dei ministri.
Federico Marconi ha poi parlato alle singole persone che gli rivolgevano domande più specifiche. Non ha nascosto la sua esecrazione per il nazismo. Del resto come potevano essergli simpatici i tedeschi, dato che la sua famiglia venne sloggiata una seconda volta dalla casa di San Vito al Tagliamento, presso la quale si erano sistemati, dopo essere sfollati da Udine? Anche nell’abitazione di San Vito dovevano piazzare un comando tedesco o delle Waffen SS. E cosa dire dei conoscenti e dei parenti finiti nei campi di concentramento?

Era dal 1946 che a Udine c’era la fissazione di costruire case. La fissa non era solo del sindaco Giacomo Centazzo. Dopo la guerra e i bombardamenti anglo-americani c’era effettivamente una gran fame di case. La gente, non solo i profughi istriano dalmati, viveva nelle baracche di San Rocco, di San Domenico e di Via Cividale. Oppure vivevano nella bidonville del Villaggio Metallico di Via Monte Sei Busi (passato agli zingari dopo il 1960) e, perfino sotto il Cavalcavia Simonetti.
C’era una gran voglia di abbattere gli edifici colpiti dalle bombe. Si volevano tirare giù pure le case vecchie, qualche cinema Liberty e tutto ciò che era antico. Il sindaco Centazzo e la sua giunta, ad un certo punto, presi dal furore distruttivo, intendevano demolire l’intero isolato della farmacia Beltrame in Piazza Vittorio Emanuele II o, come fu denominata dopo lo sfrecciare delle autoblinde neozelandesi del 1945, Piazza Libertà. Ai tempi della Serenissima Repubblica di San Marco: Piazza Contarena.
Era il 1955 circa. Fu così che tre studenti sbarbatelli di architettura scrissero una lettera al direttore del «Messaggero Veneto» in difesa delle antiche case. Esse furono salvate. Il sindaco cambiò idea uno dei tre studentelli era Federico Marconi. Noi oggi abbiamo la Piazza Libertà con edifici storici e anche qualche casa, negozio o ufficio in quell’antico agglomerato che sorge sul fronte meridionale della Loggia del Lionello.

Laura Stringari, capo delegazione del FAI di Udine, al centro con le maniche corte, apre l'incontro presentando l'architetto Federico Marconi il 21 giugno 2016

Targa esplicativa dell'opera

Udine 25 aprile 1969, sfilata dei labari dei Comuni medaglia d'oro, per l'inaugurazione del Monumento alla Resistenza. Fotografia ripresa da Alessandro Rizzi, nel gruppo di Facebook "Sei di Udine se..."

Udine 25 aprile 1969, Sfilata delle bandiere delle formazioni partigiane. Fotografia ripresa da Alessandro Rizzi, nel gruppo di Facebook "Sei di Udine se..."

Si apprende dal "Messaggero Veneto" del 6 marzo 2025 che l'architetto Federico Marconi è deceduto a Udine all'età di 92 anni.

giovedì 19 maggio 2016

Premiazione Giornate del FAI 2016, Udine



Si è svolta a Udine presso l’auditorium “Antonio Zanon” la tradizionale premiazione degli studenti e delle scuole che quest’anno hanno partecipato alle giornate del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI).
L’iniziativa, giunta oramai alla sua 24° edizione, vede impegnati gli studenti nel ruolo di ciceroni in veste turistica per illustrare monumenti solitamente inaccessibili. All'iniziativa ha presenziato pure Laura Stringari, Capo Delegazione del FAI di Udine.

 
Udine - Gli studenti dello Stringher premiati per le Giornate del FAI, col professor Giancarlo Martina, al centro vicino a Laura Stringari, Capo Delegazione del FAI di Udine e a sinistra la professoressa Raffaella Cargnelutti


Alla presenza del sindaco di Udine Furio Honsell, 300 studenti, appartenenti a diversi istituti di Udine, hanno ricevuto l’attestato di partecipazione all’iniziativa culturale. Il fine didattico del progetto è di creare “studenti ciceroni che si mettono in gioco spiegando i siti e il valore storico e culturale che ci circonda”, come ha giustamente sottolineato Beppino Govetto, assessore all’Istruzione, Attività sportive e ricreative della Provincia di Udine. Egli ha inoltre ricordato che "grazie agli studenti tutti noi siamo messi di fronte al bello che ci circonda".
Il sindaco Furio Honsell ha invece rimarcato l’alto valore civico dell’iniziativa e dell’operato dei ragazzi in quanto "la cittadinanza ha dimostrato di apprezzare gli studenti impegnati in questa iniziativa. Nel nostro tempo c'è bisogno di cultura e tale iniziativa si inserisce nel solco della Costituzione che prevede nell'art 9 la tutela e la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale. Gli studenti hanno così attuato proprio la Costituzione, smentendo per una volta Piero Calamandrei che la definiva l’incompiuta”.  
Honsell ha poi per ben due volte elogiato i ragazzi dello Stringher, che in questa attività sono stati coordinati dai professori Gina Bastianutti e Giancarlo Martina, per l'impegno profuso presso il bunker del Giardino del Torso, in Via del Sale.
 Rifugio del Giardino del Torso a Udine, uno dei pochi bunker della Seconda guerra Mondiale
 
Storia, arte e cucina sono fattori della nascita dell'eleganza italiana di cui lo Stringher ne è portatore e fautore", ricordando poi anche il buffet “autarchico” proposto dal settore enogastronomico che prevedeva caffè di cicoria, gallette militari e prugne americane, le stesse che gli Alleati elargirono dopo la liberazione ai bambini udinesi. Ciò è emerso dalle fonti orali nelle ricerche svolte all’interno del Laboratorio di Storia della scuola, coordinato da Giancarlo Martina.
Negli ultimi tempi il FAI si è fatto promotore di un’altra iniziativa, cioè un vero e proprio “progetto cicerone”, a cui alcune scuole cittadine hanno già aderito tramite una apposita convenzione proprio col FAI. Tale accordo prevede una collaborazione tra scuole, case di riposo e associazioni per anziani per piccole uscite alla scoperta della città. In questo lo Stringher è antesignano vista la fattiva collaborazione con l'Auser Renato Feruglio di Udine nella realizzazione del progetto "Vieni con noi", che propone tour virtuali del Friuli Venezia Giulia.
 
Un momento della emozionante premiazione

Collegata all’iniziativa e in accordo con l’assessore al turismo e cultura Federico Angelo Pirone lo Stringher ha inoltre intenzione di presentare un video documentario di testimonianze di cittadini udinesi, raccolte proprio durante la giornata del FAI, che hanno vissuto la terribile esperienza dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale e che in quei drammatici momenti avevano trovato rifugio proprio nel bunker del Giardino del Torso.

Gli studenti dello Stringher premiati sono stati i seguenti, distinti per classi:

3^A Tecnico Turistico, GAROFALO ALESSIA, LIFA AMIRA, JOVANOVIC MILENA, PEZ MARISOL, PONTONI EVELYN.

3^B Tecnico Turistico, MARINI RICCARDO, MORANDINI DESIREE', ORIOLI VERONICA, SLOBODIUK MARIEL.

4^ A Tecnico Turistico, ERMIGLIA SOFIA, GUTIC AMINA, IANNOTTI SARA, MACORIG MARTINA, MOROCUTTI SILVIA, PALUMBO BENEDETTA, PERTOLDI GIORGIA, PEVERE THOMAS, PIETOWSKA KAMILA, PUGLIESE ROSSELLA, TODERO FRANCESCA, VIDONI GIADA.

4^ B Tecnico Turistico, MAINARDIS FRANCESCO.

4^ C Tecnico Turistico, CIGNOLA FRANCESCA.

4^ D Tecnico Turistico, PAPA ALUNA, RUSSO ALEXANDRA.

5^ A Tecnico Turistico, DRI EUGENIA, MICHELINI GIULIA, SNAIDERO LINIEN.

5^ B Tecnico Turistico, HALILI ELIDJONA, TOMOVA TEODORA.

5^ C Tecnico Turistico, BROVEDANI ALESSANDRA, DAMIANI GIADA, DOMENGHINI FEDERICA, HABIB JOHANA, LONGHIN SONIA, MARGARITA ALESSANDRA, PREZZA SOFIA, ZORZINI ALISON.

4^ B Enogastronomia, CRISTEA GABRIELA, TAVAGNACCO SAMUELE, TEMPORALE LUCA, ZEFI DONAT, ZILLI DEBORA.

4^ H enogastronomia, ERRATH GIOVANNI, MIGLIORINI RICCARDO.

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Cenno storico sul Rifugio di Giardino del Torso
Udine, Piazza Garibaldi, angolo Via del Sale - Nello spazio compreso tra la loggia e il Palazzo del Torso è presente un rifugio antiaereo interrato, riaperto successivamente al restauro del giardino. In questo bunker, costruito dai nazisti nel 1943, donne, anziani, bambini e uomini hanno cercato riparo durante centinaia di allarmi mentre i bombardieri alleati sorvolavano la città. La vicina scuola Manzoni era adattata a caserma tedesca. Il complesso scolastico Manzoni-Stringher fu utilizzato dai nazisti anche come centro di concentramento dei rastrellati da nazisti, cosacchi e repubblichini.
Il restauro del rifugio, rinvenuto durante i lavori di sistemazione del Giardino del Torso, è stato deciso dal Comune di Udine in memoria delle vittime delle barbarie belliche e come ricordo del coraggio e dei sacrifici della popolazione che, conclusa la guerra, ha partecipato alla pacifica e laboriosa rinascita del Paese e della città. Notizie raccolte dagli operatori dell'Archivio di Stato di Udine.

 Clicca qui per scaricare il libretto del rifugio antiaereo, prodotto dall'Archivio di Stato di Udine.
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Servizio giornalistico e fotografico di Cristiano Meneghel.
Networking and redactional di Elio Varutti


Curiosità: guarda il video sui Cosacchi in Friuli, prodotto dal Laboratorio di Storia dello Stringher nel 2012, con una originale intervista a Sofia Bosari, nata a Kiev nel 1918, figlia dell'emigrazione friulana, poi ritornata in Friuli.

Un'altra Intervista a Sonia Bosari (1918), nata a Kiev (Ucraina) e vissuta a Pinzano (Friuli) sull'esistenza di un campo di concentramento di rastrellati dai nazisti presso le scuole di Largo Ospedale Vecchio a Udine, nel 1944-1945. Nello stesso luogo, in Via Crispi, angolo Largo Ospedale Vecchio, nel 1959, sorse l'Istituto Stringher, che fu attivo lì fino al 2010. A decorrere dal 2010 l'Istituto è trasferito in Via Monsignor Nogara, con delle succursali presso il "Marinoni" e il laboratorio di cucina "Friz", in Via Modotti.

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Questo articolo rientra nelle attività del Centro di ricerca, documentazione e produzione culturale sull’esodo giuliano dalmata, per raccogliere, testi, documenti, interviste e fotografie di quei particolari momenti storici. 
Il Centro di ricerca è sorto all’interno del Laboratorio di storia dell’Istituto Stringher di Udine, di cui è referente il professor Giancarlo Martina.  
È parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne del ‘900”, che  ha ottenuto, tra gli altri, il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, ANVGD di Udine.
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