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martedì 14 gennaio 2025

Nuovo libro di Varutti sugli esuli giuliano dalmati in Toscana: “La patria cercata”

Ai primi di gennaio 2025 è stato dato alle stampe: "La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana", scritto da Elio Varutti, con la collaborazione di Claudio Ausilio, dell'ANVGD di Arezzo. Sin dalla copertina c’è una fotografia, del 1950, con una folla al Centro raccolta profughi di Marina di Massa, un rinomato centro balneare della costa apuana, in provincia di Massa-Carrara. La foto è della collezione di Francesco Ostrogovich, che pure ha collaborato al progetto editoriale.

La copertina del volume del 2025


Chi cercava la patria? Dopo la seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della prevaricazione dei seguaci di Tito, nutrirono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati – dissero in molti – grazie al diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. Qualcuno, tuttavia, è fuggito con le pallottole jugoslave che gli fischiavano nelle orecchie. Non avevano più il negozio, la fattoria, il cantiere, né la casa che, per molte persone, era l’abitazione degli avi in quelle terre da svariati secoli. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono in Toscana.

Ecco i ricordi degli esuli giuliano dalmati e dei loro discendenti. La vicenda del Campo profughi di Laterina (AR), è stata descritta dall’Autore nel 2021 nel libro “La patria perduta”. Ora si riportano i pensieri degli esuli e familiari accolti nel dopoguerra nei Centri di raccolta della Toscana. Non solo a Laterina, ma pure a Lucca, Forte dei Marmi, Marina di Massa, Marina di Carrara. Alcune decine di migliaia di italiani per nascita e per scelta si sparpagliano a Firenze, Siena, Pisa, Livorno, Arezzo e in altre città del Nord e Centro Italia. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine, che operò in via Pradamano 21, dal 1946 al 1960, accogliendo oltre 100 mila individui.

Dal 1946 al 1963, il Crp di Laterina funzionò per oltre 10 mila italiani in fuga dalle loro terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. Erano italiani della patria perduta, o in cerca di patria. In baracca patirono il freddo e la fame. Tra i più anziani di loro ci fu un alto tasso di suicidi. A Laterina giunsero pure alcuni sfollati dalle ex colonie.

Queste memorie giunte dall’Italia, persino dagli USA, Argentina e dal Canada ci fanno capire la vita quotidiana e i momenti di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale all’estero o in patria, mediante i matrimoni con gli autoctoni e, soprattutto, col lavoro, con la religione e con l’assegnazione delle case popolari.

Centro raccolta profughi di Migliarino pisano, 10.4.1950. Sposi Maria Maracich e Gino Beltramini celebra don Mario Maracich. Dal libro di Maria Maracich, "Il viaggio di Meri"

Ecco le parole dalla Prefazione della dott.ssa Bruna Zuccolin, Presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: "Nel momento in cui si dà ora alle stampe La patria cercata, si apre il problema del confronto con il riuscito primo volume, La patria perduta: sarà in grado il secondo di rispondere alle aspettative? Penso proprio di sì: anzitutto, perché ritorna lo stesso “sceneggiatore”: il “nostro” Elio Varutti, con la sua capacità di ascolto, intesa sia in senso professionale, da bravo sociologo, sia in senso umano, per la sua innata attitudine a percepire e a farci percepire non solo le storie che gli intervistati raccontano, ma anche le emozioni e le sensazioni che provano. E poi c’è sempre alle spalle il grande Claudio Ausilio, l’ispiratore dei due volumi, che con la sua pacatezza, ma anche la sua tenacia ha svolto infaticabile un’enorme mole di lavoro, cercando per mezzo mondo i testimoni e procurando l’occasione delle interviste.

Montona (Istria), 2.2..1947. La famiglia Andretti, con Mario, in basso a destra. Poi furono esuli al Campo profughi di Lucca e in USA

Come in una “saga” cinematografica, un buon punto di partenza è il ritorno di alcuni dei personaggi originali, come il farmacista buono o i leggendari insegnanti del CRP, di cui si rivelano ulteriori aneddoti, e l’ingresso di nuove, appassionanti vicende. Vicende molto diverse e variegate tra di loro: personaggi sconosciuti e altri poi diventati famosi, da Andretti a Marchionne, da quelli vicini al fascismo a quelli finiti nei lager per il loro antifascismo, da chi era pienamente italiano e chi non lo era; ma tutte accomunate dal far parte della stessa storia collettiva, quella istriana, fiumana, dalmata, con i suoi valori civili e morali". Fin qui le frasi della Zuccolin.

Con un ricco apparato fotografico e documentario, ne La patria cercata, delle edizioni Aska di Firenze, ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri.

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Dati del libro – Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025, pagg. 176. Euro 20.      

ISBN 978-88-7542-413-8   

La lapide in Via Pradamano 21 a Udine, dove funzionò il Centro smistamento profughi da dove vennero sventagliati in 160 Centri raccolta profughi d'Italia, inclusi quelli della Toscana


Qualifica di profugo per Luigi Casarsa, esule di Parenzo, attestata nel 1949 dalla Prefettura di Lucca

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Fino al 21.05.2025 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferucci (editore).

Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «Errevuti Radio», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

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Testi Sebastiano Pio Zucchiatti e di Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell'ANVGD di Udine. Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti e Marco Birin. 

Fotografie della collezione di Francesco Ostrogovich, Istrianet.org e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia n. 29 a Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. 

Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, da luglio 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine.   Sito web:    https://anvgdud.it/

Profughi di Marina di Massa (MS), Coro della Cappella 1949, Coll. Ostrogovich
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Rassegna stampa

- Luca Tosi, “La Patria cercata, ricordi d’italiani d’Istria”, Attualità, «Teletruria», 5 Febbraio 2025, 1’, 32’’.

- Dal "Corriere di Arezzo", 9.2.2025.


- Dal profilo Facebook di "Errevuti Radio". del 5 febbraio 2025, minuti 12,03.

martedì 13 ottobre 2020

Norma Cossetto, 100 anni dalla nascita, cerimonia a Latina, col ricordo di un suo allievo

Riceviamo e pubblichiamo con interesse il resoconto del Ricordo del mondo esule e le celebrazioni di Latina nel LXXVII anniversario dell’uccisione nella foiba della giovane laureanda istriana. Si ringrazia Laura Brussi, esule da Pola, che ci ha inviato la cronaca dell’avvenimento del 5 ottobre 2020. È riportato, prima di tutto, l’esclusivo ricordo di un suo giovane alunno alla scuola media di Parenzo, dove la professoressa Norma Cossetto era stata nominata supplente nell’anno scolastico 1942-1943. L’alunno è Ottavio Sicconi, esule a Latina. Anche le originali fotografie che corredano l’articolo presente, inviateci cortesemente da Laura Brussi, sono inedite ed esclusive. Poche settimane dopo lo scatto di queste immagini, la Cossetto veniva seviziata e uccisa da 17 partigiani titini. - 

Premessa a cura della redazione del blog (Elio Varutti)

Norma e Ottavio Sicconi con gli alunni
    Norma e Ottavio Sicconi con gli alunni. Collezione Laura Brussi
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Ottavio Sicconi ricorda come quella fosse stata “una giornata indimenticabile, all’insegna di canti e giochi. Nulla faceva presagire ciò che accadde dopo pochi mesi! Resta il ricordo indelebile di Norma, con la certezza che dal Cielo continuerà a proteggere i suoi cari ed i suoi alunni”.

Ricorda ancora Sicconi: “A Norma è legato un ricordo affettuoso e straziante: era una ragazza di 23 anni, quasi nostra coetanea, con uno splendente sorriso, sempre disponibile, molto patriottica ed ottimista, con tanta fiducia nel futuro, sia militare che politico. Rammento la sua grande amicizia con la famiglia Visentini, che ebbe due Medaglie d’Oro al Valor Militare: quelle di Mario, Capitano Pilota, e di Licio, Tenente di Vascello, conferite rispettivamente nel cielo di Cheren e nelle acque di Gibilterra. All’epoca, la tradizionale gita scolastica consisteva in una passeggiata alla fine dell’anno. In quell’occasione, ad accompagnarci fu proprio Norma: andammo lungo il mare, facemmo il bagno, cantammo, ed al rientro lei volle fermarsi al ‘Caffè Parentino’ per offrire a tutti un bel gelato. Poi ci salutò con un ampio gesto della mano, dandoci appuntamento per la ripresa autunnale: fu l’ultima volta che la vidi! Come tutti sanno, i  partigiani la infoibarono il 5 ottobre a Villa Surani, dopo indicibili ed allucinanti torture”.

                                        Ottavio Sicconi, alunno di Norma Cossetto

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Nel 2020 si è celebrato il centenario dalla nascita di Norma Cossetto, la giovane patriota istriana seviziata e assassinata dai partigiani comunisti di Tito nel torbido autunno del 1943, ormai assurta a simbolo della tragedia di un intero popolo: in Italia, quello giuliano e dalmata fu il più colpito dalla guerra e dalle sue conseguenze a medio e lungo termine, alla luce dei 20 mila Caduti per cause non belliche e dei suoi 350 mila Esuli, un quarto dei quali destinati all’ulteriore diaspora dell’emigrazione in Pesi lontani a seguito dell’accoglienza non certo ottimale ricevuta troppo spesso da una patria matrigna.

Norma era nata a Santa Domenica di Visinada dove stava preparando la tesi di laurea dedicata alla sua Istria, che avrebbe dovuto discutere a Padova, quando sopravvenne l’armistizio dell’otto settembre 1943 che nelle zone del confine orientale fu immediatamente seguito dalla caccia agli italiani, ancor prima del momentaneo e precario ripristino di una sovranità nazionale largamente affievolita dalla presenza tedesca. Assieme alla famiglia finì subito nel mirino dei partigiani che la sequestrarono e le usarono ogni tipo di violenza prima di infoibarla a Villa Surani nella notte del 5 ottobre assieme a tante altre Vittime innocenti. Le efferatezze furono tanto più forti perché costoro non avevano accettato il rifiuto opposto da Norma alla pretesa di tradire l’Italia e di scegliere un ‘verbo’ oggettivamente perverso: motivo che avrebbe suffragato, in tempi largamente successivi, il conferimento della Medaglia d’Oro ad memoriam per iniziativa del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, avvenuto nel 2006.

Norma Cossetto scatta la foto ai suoi alunni prima di scomparire per sempre. Anno scolastico 1942-'43. Collezione Laura Brussi

La storia di Norma, che oltre a preparare la tesi aveva assunto una supplenza di lettere nella Scuola media di Parenzo dove avrebbe lasciato ricordi indelebili della sua cordiale e affettuosa disponibilità, e che sognava un futuro felice nella sua Istria, è tutta qui. A prescindere dai tanti dettagli circa la nobiltà dei suoi pensieri e dei suoi atteggiamenti, opportunamente memorizzati dai biografi e dagli storici, il suo dramma resta quello di una donna travolta da una vicenda iniqua e dal disegno di pulizia etnica e politica programmata con metodo sicuro dai pretoriani di Tito, non senza l’aggravamento di varianti proprie.

In qualche misura si tratta di una storia breve ma emblematica e di un contributo alla storia di un genocidio che non ha bisogno di soverchi commenti. Non a caso, il nome di Norma è stato affidato al ricordo dei posteri con una lunga serie di monumenti eretti in suo onore, e di titolazioni toponomastiche di luoghi pubblici, non escluse quelle di aule scolastiche, biblioteche, sale comunali e via dicendo. Evidentemente, la sua storia, conclusa da una fine orribile a causa della ‘malefica stella vermiglia’ citata nell’iscrizione del Sacrario di Basovizza, ha colpito l’inconscio collettivo lasciando una traccia indelebile nelle menti e nei cuori di tanti italiani, e promuovendo un ventaglio d’iniziative idoneo a sottolineare la perenne attualità dei valori ‘non negoziabili’ tanto più apprezzabile in un’epoca individualista - se non anche nichilista - come la nostra.

In tale ottica, quella del Cinque Ottobre di Norma è diventata una ricorrenza quasi sacrale, in cui permane una ‘pietas’ non solo rituale per la giovane Vittima dell’odio altrui che lei aveva ricambiato con l’entusiasmo del suo atteggiamento di solare cordialità; ma prima ancora, in cui permane la condivisione dei suoi alti ideali e del suo impegno patriottico, non già a parole, ma nell’ambito della famiglia, dello studio e della professione. In tutta sintesi, si tratta di un esempio idoneo a trascendere il tempo e lo spazio, e da ergersi a modello di vita semplice, e nello stesso tempo, testimone di una forte volontà nell’opposizione a ogni tipo di violenza fisica e morale.

Conviene aggiungere che quella di Norma fu la tragedia di un’intera famiglia, perché la medesima sorte fu riservata al padre Giuseppe: preoccupato per la sua prigionia, e ignaro della fine già sopravvenuta, era rientrato da Trieste e aveva iniziato a cercare la figlia, ma fu intercettato da una banda partigiana e barbaramente ucciso. Eppure, era un uomo giusto che non mancava di sovvenire alle esigenze della sua gente, come emerge da tante testimonianze, a cominciare da quelle dell’altra figlia Licia, che dopo una rocambolesca fuga per l’esilio avrebbe dedicato tutta la vita al ricordo di Norma, fino alla scomparsa che avvenne proprio nel LXX anniversario del suo sacrificio (nel 2013) mentre si stava recando a Trieste per la celebrazione del Cinque Ottobre.

Il centenario di Norma ha consentito a tanti Comuni italiani di ricordare nuovamente Norma assieme al suo esempio; e con lei, la tragedia del suo popolo, alla luce del vecchio auspicio per cui ‘indocti discant et ament meminisse periti’. Un pensiero speciale deve essere riservato a Latina, anche alla luce della sua benemerita accoglienza storica di tanti Esuli e di una forte tradizione nella memorialistica patriottica, testimoniata dai suoi monumenti e dai suoi ricordi. In effetti, la città laziale era stata all’avanguardia, subito dopo l’approvazione della Legge 30 marzo 2004 n. 92, nell’affidare al marmo un pensiero per gli Esuli e gli Infoibati o diversamente massacrati, con alti sentimenti confermati in un’altra pietra appena scoperta per Norma Cossetto in occasione del centenario dalla nascita, quale riconoscimento dei suoi ideali e della sua Medaglia d’Oro.

Latina - Ricordo di Norma Cossetto. Collezione Laura Brussi

Al riguardo, si deve menzionare la cerimonia svoltasi in occasione del LXXVII anniversario dall’atroce scomparsa in foiba (5 ottobre), alla presenza di Autorità civili e militari e delle Associazioni d’Arma, con l’intervento del Sindaco Damiano Coletta, che non ha mancato di onorare il messaggio di fedeltà ai valori civili, culturali e umani di Norma e all’alto esempio che seppe offrire alle comuni riflessioni; e con quello di Piero Simoneschi, che ha evocato il doloroso ma eroico calvario della Martire istriana fino all’olocausto della vita; per finire con la celebre ‘Preghiera dell’Infoibato’ scritta da Mons. Antonio Santin, letta con evidente commozione da Ottavio Sicconi, Esule da Parenzo, che era stato allievo di Norma durante il suo ultimo anno di insegnamento, e che ne ha dato testimonianze coinvolgenti e indimenticabili.

Il ringraziamento a Latina deve intendersi simbolicamente esteso a tutte le Città che hanno assunto decisioni analoghe, lungi da ogni intento meramente formale o celebrativo, ancorché meritorio, ma nella consapevolezza di proporre l’obbligo di non dimenticare alla stregua di un adeguato senso civico e di una riflessione davvero propositiva: come avrebbe detto David Ben Gurion, un popolo senza ricordo è un popolo senza futuro.

Oggi non è infondato chiedersi come mai Norma sia diventata un simbolo del dramma vissuto da almeno Ventimila Vittime infoibate o diversamente massacrate dai partigiani di Tito. Si tratta di una domanda legittima, tanto più che almeno settecento donne (per non parlare di tanti minori), come da pertinente ricerca di Giuseppina Mellace, conobbero lo stesso destino nefando, spesso con la tremenda fine in foiba che non sempre era immediata, come è emerso dalle testimonianze di chi udiva per giorni le urla disperate provenienti dagli anfratti del terreno. La risposta non è difficile: Norma era buona, bella e colta, apparteneva a famiglia importante, e si affacciava alla vita con tutte le speranze dei suoi giovani anni, troncate sul nascere dalla protervia criminale dei suoi diciassette aguzzini.

Come la sorella Licia non si stancava di ripetere nel corso delle innumerevoli iniziative in memoria di Norma a cui ha partecipato durante tutta la vita, costoro erano tutti italiani al servizio degli slavi: dopo la rapida riconquista dell’Istria da parte tedesca furono prontamente catturati, riconosciuti e costretti a vegliare le Spoglie mortali di Norma (appena recuperate dalla foiba ad opera della squadra di Vigili del Fuoco comandata dall’eroico Maresciallo Harzarich) durante la notte precedente la fucilazione. Al lume di candela, in un’atmosfera resa surreale dalla paura e dall’ambiente, tre di loro impazzirono ma non furono risparmiati: la Nemesi di carducciana memoria aveva colpito senza sconti.

Cartolina di Parenzo, anni '30. Collezione privata, Udine

L’appartenenza degli assassini all’etnia italiana la dice lunga circa le matrici di una tragedia tanto più assurda qualora si pensi che la famiglia Cossetto non aveva mancato di esercitare ampie attività benefattrici a vantaggio di tutti, vanificando le ipotesi formulate a posteriori sul ‘fumus’ di vendetta che avrebbe caratterizzato le agghiaccianti soppressioni in foiba, che appartenevano - invece - al disegno di pulizia etnica programmato da Belgrado ed eseguito senza remore, come fu ammesso in tempi successivi da massimi luogotenenti di Tito del calibro di Edvard Kardelj e Milovan Djilas.

Tutto ciò avrebbe contribuito in misura importante al ricordo di Norma come martire dell’italianità, ma prima ancora, della civiltà; poi le notizie circa il suo comportamento eroico hanno fatto il resto, suffragando gli onori che le furono, le sono e le saranno resi, a cominciare dalla Medaglia d’Oro del Quirinale.

Norma Cossetto ha pagato con la vita il suo impegno per l’Italia, per la giustizia e per la libertà, come è stato ricordato sulle pietre che l’Università patavina le ha dedicato a più riprese, unitamente alla laurea “honoris causa” conferita nel 1949 per iniziativa del Prof. Concetto Marchesi e per decisione unanime del Senato Accademico: il grande latinista militava nel Partito Comunista Italiano ma era un uomo giusto che aveva compreso il dramma della sua allieva senza la benché minima simpatia per gli assassini.

Giorni orsono, l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Assisi ha volgarmente insinuato che Norma è stata una ‘presunta’ Martire delle foibe, alludendo non già al fatto incontestabile confermato dal citato recupero negli anfratti del terreno ad opera dei Vigili, ma al triste destino di tanti prigionieri che nulla poterono opporre alla protervia dei torturatori. Ebbene, gli infaticabili ‘presunti’ partigiani hanno commesso un altro errore, non senza offendere, oltre a quella di Norma, anche la memoria del Presidente Ciampi: infatti, tutti dovrebbero sapere che la Medaglia d’Oro fu conferita proprio alla luce del nobile comportamento assunto dalla Martire davanti al nemico, e del rifiuto di impossibili collaborazioni.

Quel grande sacrificio non è stato moralmente vano, perché ha consentito di meditare sulle motivazioni e sul valore di scelte come quella di Norma, che fu capace di escludere l’ipotesi di ogni compromesso e di ripudiare ‘le vie dell’iniquità’ di cui alla citata preghiera di Mons. Antonio Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria in quella stagione disumana. In effetti, il male è sempre in agguato ma l’esempio dei Martiri che non vollero piegarsi alla violenza istituzionale, alla tortura più nefanda e all’ateismo di Stato è destinato a dare frutti copiosi: soprattutto se quelle meditazioni sapranno indurre una “volontà generale” idonea a spostare l’ardua frontiera del possibile.

Laura Brussi, Volontariato per non dimenticare

Norma Cossetto

Ecco una toccante video-testimonianza di Licia Cossetto, sorella di Norma; clicca qui. Da youtube.
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Testi di Laura Brussi. Servizio redazionale e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI – 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.