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sabato 18 marzo 2017

Unità d’Italia, mille studenti a Udine cantano l’inno

Chi pensa che i giovani siano senza valori è stato smentito lo scorso 17 marzo 2017. 
Il coro del Liceo "S. Slataper" di Gorizia

Nel Teatro Nuovo Giovanni da Udine, infatti, mille studenti in piedi hanno cantato l’inno di Mameli a squarciagola. L’evento era per ricordare l’Unità d’Italia, la bandiera, la Costituzione e l’inno nazionale, appunto.
Alcuni ragazzi delle classi dell’Istituto “G.G. Marinoni”, nelle prime file del grande teatro, si sono persino abbracciati in riga come fanno gli atleti della nazionale di calcio.
Il confronto culturale è stato organizzato in occasione del quinto step del progetto “Umanità dentro la guerra”, ideato da Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico  dell’Istituto “B. Stringher” di Udine e del Polo liceale di Gorizia, assente al Teatrone per impegni istituzionali. La Zilli è pure Vice Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri (RENAIA) ed anche componente del Club UNESCO di Udine.
Margherita, allieva dello Stringher, Gianni Ortis, Omar Monastier e Provvidenza Delfina Raimondo

Ha aperto i lavori dell’incontro Omar Monestier, direttore del «Messaggero Veneto». Sul palco c’era per tutta la durata dell’evento Provvidenza Delfina Raimondo (già prefetto di Udine), presidente onorario dell’Associazione Umanità dentro la guerra, dedicata a Ferdinando Pascolo, detto “Silla”, militare italiano nella campagna di Russia, poi partigiano e autore del libro di memorie intitolato “Che strano ragazzo. Dalla sacca del Don al carcere repubblichino”, Aviani, Udine, del 2010.
A dare man forte a Monestier c’era Margherita, una studentessa dell’Istituto Stringher, che ha passato il microfono a Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine. Il suo è stato un intervento incentrato sull’articolo 10, comma 3 della Costituzione repubblicana. «Il problema del diritto d’asilo dello straniero – ha detto Zappalorto – è antico e risale al periodo ellenistico, poi coi Romani è stato un po’ ristretto, ma col cristianesimo ha ripreso quota, andando in crisi nel Medioevo, per ritornare in auge nel Settecento con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, poi pure nell’Ottocento, fino al 1951, quando con la Convenzione di Ginevra è stato definito come “rifugiato” colui che viene perseguitato per motivi politici o di religione. Così si spiegano i mille profughi oggi richiedenti asilo nella città di Udine e gli oltre 2.000 della provincia, transitati per Tarvisio, dopo la cosiddetta rotta Balcanica, dalle zone di conflitto dell’Oriente».
L'intervento del prefetto di Udine, Zappalorto, a sinistra Honsell, sindaco di Udine, a destra: Ortis, Monastier, Raimondo e Govetto

Furio Honsell, sindaco di Udine, ha citato il caso dello “strano ragazzo”, ossia Ferdinando Pascolo Silla, per parlare di valori forti della società, cui si affiancano i valori della scuola pubblica, come lo Stringher, il Malignani, il Marinoni… «Non bisogna mai lasciare indietro nessuno – ha detto Honsell – nella scuola, nelle pubbliche istituzioni, come fece il reduce e partigiano Silla». Al termine del suo intervento Honsell ha voluto ricordare la figura di Elio Morpurgo, di religione ebraica e fascista convinto. «Morpurgo, eletto a Udine, è stato il primo sindaco ebreo d’Italia – ha concluso Honsell – oltre che presidente della Camera di commercio, eppure i nazifascisti lo imprigionarono alla Risiera di San Sabba, per deportarlo poi nei campi di sterminio».
Furio Honsell, sindaco di Udine

Il significato della giornata del 17 marzo è stato rilevato anche da Beppino Govetto, assessore alle Attività ricreative e sportive della Provincia di Udine. «Bisogna riflettere sui fatti della storia – ha esordito Govetto – come fate voi studenti oggi, andando oltre la stretta attività didattica, per avere un senso di appartenenza e di identità alla nostra nazione».
Sebastiano Zorza

Dopo un intervallo musicale del fisarmonicista Sebastiano Zorza, che ha eseguito “Aria per la Patria”, Monestier ha interrogato Gianni Ortis, già presidente dell’ANED, sul quadro giuridico di pace e di guerra. Sono anche state esposte alcune domande degli studenti, come quella di Francesca, della classe 5^ A commerciale dello Stringher, che voleva sapere quando finirà la straziante vicenda della riabilitazione degli alpini fucilati a Cercivento nel 1916.
Poi è stato visto un filmato delle scuole Deganutti, Malignani, Marinoni e Stringher sul concorso indetto dall’Associazione Umanità dentro la guerra.
Fulvio Salimbeni e Omar Monastier

In seguito ha parlato Fulvio Salimbeni, docente di Storia all’Università di Udine sul tema del “Sentimento nazionale e mutevolezza dei confini”. Dietro le incalzanti domande di Monestier sono state chiarite le questioni delle foibe (stime di 5-15 mila vittime uccise dai titini), del TLT, dell’esodo giuliano dalmata degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Poi ci sono state le letture di alcuni brani composti dagli studenti delle scuole superiori di Udine sul tema proposto dalla lettura del Memoriale di Ferdinando Pascolo. «Alcuni frammenti di queste composizioni sono stati letti dagli stessi studenti – come ha accennato nel foyer, il professor Paolo Pascolo, figlio di Ferdinando, tra gli organizzatori della giornata».
È stata salutata con un applauso la presenza in sala di Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare.
L’ultima parte della mattinata è stata dedicata alla musica, con canti legati al tema del giorno. Tra gli applausi scoscianti del pubblico giovanile, si è esibito il coro del Liceo "S. Slataper" di Gorizia, per concluder con l’inno di Mameli, appunto.     
Alle ore 17 c’è  stato, infine, un concerto al Conservatorio “Tomadini”, di Udine.

La studentessa Daniela, di origine serba, dello Stringher, legge il suo elaborato, vicino a Provvidenza Delfina Raimondo

I commenti del web
Riceviamo dal mondo della scuola e volentieri pubblichiamo questo commento costruttivo sulla giornata dell’Unità d’Italia, della bandiera, dell’Inno e della Costituzione, tenutasi al Teatrone di Udine. Autrice del post in Facebook è la professoressa Isabella Costantini, per molto tempo collaboratrice del preside all’Istituto Stringher di Udine:

«L'evento culturale del 17 marzo 2017 al Teatro Giovanni da Udine è stato davvero coinvolgente e di grande partecipazione da parte degli studenti che si sono abbracciati coralmente cantando l'Inno di Mameli. Un riconoscimento particolare va all'ideatrice del progetto e dirigente dell'Istituto Stringher dottoressa Anna  Maria Zilli, che è riuscita a trasmettere alle giovani generazioni la partecipazione ai valori patriottici, ma ancor più di "umanità anche durante i conflitti" facendo comprendere che la diversità è ricchezza».
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Sitologia

- Giulia Zanello, Mille studenti al Teatrone parlano dell’Unità d’Italia, «Messaggero Veneto», 15 marzo 2017, p. 26.

- Giulia Zanello, Dalle guerre al diritto d’asilo la generazione 2.0 è attenta, «Messaggero Veneto», 18 marzo 2017.

Altre allieve leggono i loro testi 


Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.

lunedì 6 giugno 2016

Premiata a Roma Martina Provito, dello Stringher di Udine

Una speciale allieva dello Stringher di Udine, ha ricevuto il primo premio a Roma per un concorso nazionale cui ha partecipato un gruppo di studenti dello Stringher. A consegnarle la targa ricordo, il 2 giugno 2016, è stato niente meno che Pietro Grasso, presidente del Senato della Repubblica Italiana. 
Pietro Grasso, presidente del Senato della Repubblica Italiana premia Martina Provito, studentessa dello Stringher di Udine

La cerimonia di consegna del premio si è svolta nell’aula di Montecitorio, alla presenza di Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati. Il concorso vinto da Martina Provito e dai ragazzi dello Stringher è sul tema “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione”, giunto ormai alla 9^ edizione. 
Martina ha tenuto pure un breve discorso dinanzi all’aula di Montecitorio colma di studenti, insegnanti e volontari dello scoutismo e di altre associazioni. È stato molto emozionante. Martina Provito ha citato anche don Milani, quando sosteneva che la scuola deve portare avanti tutti i ragazzi. 
Martina ha concluso, riferendosi all’azione dei professori, dei compagni di classe e degli operatori scolastici dello Stringher, dicendo: «La scuola mi ha aiutato a sentirmi parte di un gruppo e oggi con voce alta e forte voglio dire: io posso».
L’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher” di Udine era rappresentato a Montecitorio dalla studentessa Martina Provito e dai professori Andrea Fabris e Giovanni Cucci. Dopo i discorsi di Laura Boldrini, per il 70° anniversario del referendum istitutivo della Repubblica Italiana, di Pietro Grasso e di altre autorità istituzionali, dello scoutismo e del volontariato, c’è stata la cerimonia di consegna dei premi. 
Lo Stringher ha vinto il primo premio nella categoria “Efficacia didattica e comunicazione”, con il video intitolato “Articoli da cucina. Inserimento e integrazione dei disabili nella scuola”.
Il comitato di valutazione del concorso  era formato da un gruppo di senatori, di deputati e di altre autorità. Le scuole partecipanti al concorso sono state 53, per un totale di 470 studenti da tutta Italia.
Anna Maria Zilli è il Dirigente scolastico dell'Istituto Stringher di Udine. Il gruppo di ragazzi che ha partecipato al concorso, oltre a Martina Provito, della classe 5^ A Commerciale, seguita da Chiara Amatruda, insegnante di sostegno, è formato da Federico, Riccardo e Marco, del ristorante Benzachi, oltre agli studenti del settore Commerciale e Alberghiero dello Stringher, coordinati dai professori Giovanni Cucci e Andrea Fabris. 

Fotografie da Facebook

Qui sotto si allega il LINK del video RAI della cerimonia del 2 giugno 2016. Per comodità del lettore ricordiamo che Martina Provito interviene al minuto 47.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5b40e8cd-5df1-425b-9410-a800604ed127.html

RASSEGNA STAMPA

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BIOGRAFIA DI BONALDO STRINGHER

Personaggio italiano. Nato nel 1854 a Udine, studia al Reale Istituto Tecnico, aperto in piazza Garibaldi dal Commissario straordinario Quintino Sella nel 1866, appena il Friuli viene annesso al Regno d’Italia. Diplomatosi a Ca’ Foscari, Venezia, in economia, Stringher è funzionario statistico del ministero dell'Agricoltura e in seguito dirigente del ministero delle Finanze. Si occupa in particolare di politica doganale. Libero docente di Scienza delle finanze all'Università di Roma nel 1888.
Direttore generale del Tesoro dal 1893 al 1898, è poi nominato consigliere di Stato; viene eletto deputato nel 1900 e nominato sottosegretario al Tesoro (giugno-novembre 1900).

Diventa Direttore Generale della Banca d'Italia nel novembre dello stesso anno. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei dal 1901. Lascia la Banca temporaneamente per guidare il ministero del Tesoro dal gennaio al giugno del 1919. È nominato Governatore della Banca d'Italia quando detta carica viene istituita, nel 1928. Muore nel dicembre 1930.
Nel 1959 al suo nome viene intitolata una scuola superiore di studi commerciali a Udine. Si apre così, il 1° ottobre 1959, l'I.P.S. (Istituto professionale di Stato ) con D.P.R. n. 1413 del 20.08.1959, intitolato a Bonaldo Stringher, l'illustre friulano che fu Governatore della Banca d'Italia dal 1928 al 1930.



venerdì 3 luglio 2015

Tonj, il primo sarto di Resia, Udine

Antonio Barbarino, Matiònawa, ha imparato a cucire e tagliare i tessuti sin dai quindici anni d’età. Era chiamato anche Toniscic, il diminutivo “Tonino”. Nel 1953-1954 lavorava come apprendista di sartoria presso Luigi Di Lenardo, detto  Wighj Wurscjn ta W Ronzen (tradotto dal resiano: “Luigi che sta in Ronch”). Era il sarto autodidatta di Resia. Il suo laboratorio di sartoria si trovava in località Ronch a San Giorgio di Resia, in provincia di Udine.
Ritratto di Antonio Barbarino, Matiònawa, 1972

Bisogna dire che Tonj Barbarino fu il primo sarto diplomato di Resia. Nato nella sua amata Resia il 23 novembre del 1936, era figlio di Luigi e di Gemma Valente; Tonj è deceduto il giorno 11 febbraio del 2008.
Antonio Barbarino, detto affettuosamente Tonj, oltre al patronimico Matiònawa, in paese era noto, come i suoi fratelli, con un ulteriore affascinante appellativo pieno di storia: “To jè sin Chemin”. In idioma resiano, riconosciuto come lingua delle minoranze dalla legge statale n. 482 del 1999, il fraseggio significa: “È il figlio di Gemma”.

Qui c’entra la storia con la “S” maiuscola, perché Gemma Valente, Bastajànawa, vedova Barbarino (Resia 1915 – Udine  2008) era riconosciuta in tutto il paese e pure nella valle, come la madre di quattro bambini rimasti orfani, durante la Seconda guerra mondiale. Gemma restò vedova di un partigiano deportato in campo di concentramento dai nazisti a Flossembürg, in Germania, nel 1945, dopo essere stato fatto prigioniero nel 1944. Il partigiano, marito di Gemma, era Luigi Barbarino, Matiònow (Resia 1914 – Flossembürg 1945).

Ritorniamo a Tonj, il primo sarto diplomato di Resia. Cercherò di descrivere la sua formazione professionale. Per conseguire un adeguato titolo di studio egli frequentò dal 14 marzo al 15 giugno 1955, con “esito lodevole”, un Corso di taglio a Gemona del Friuli, tenuto dalla Scuola professionale di Taglio “La Moderna”, con sede a San Donà di Piave, in provincia di Venezia.


La scuola, diretta dal professore Carlo Crosera, teneva corsi di “Alta cultura per abiti maschili e femminili”. Per pagare tale corso, del costo di 30 mila lire, oltre a 200 lire di “tassa di ammissione” e all’anticipo in contanti di 6.500 lire, Tonj e la madre firmarono alcune cambiali pagherò, con scadenza fino alla metà di settembre 1955. Sono andati ad onorare tali cambiali  alla filiale di Moggio Udinese della Banca Cattolica del Veneto, in quanto a Resia non c’erano sportelli bancari. Si tenga presente che uno stipendio medio era di 10 mila lire, in quegli anni di uscita dalla Ricostruzione e di inizio del boom economico.

 
Poi Tonj lavorò ancora per un po’ col sarto Di Lenardo in Ronch e, in seguito, si mise in proprio, fino alla fine degli anni cinquanta. Il suo laboratorio di sartoria aveva sede preso la casa d’abitazione a San Giorgio di Resia, in Via Rusgis. Il 31 luglio 1955 Tonj si comprò, firmando altre cambiali, onorate con puntualità, una macchina da cucire nuova di zecca. Era una Gritzner, di fabbricazione tedesca, a pedale. Costava 164 mila lire. Un carico di legna per il riscaldamento per l’inverno poteva costare sulle 1.000 o 1.200 lire
Tonj, con la sua Gritzner fiammante, lavorò discretamente per il paese, anche se i lavori che gli davano da fare erano più legati al rammendo, al rifacimento, piuttosto che al taglio di nuovi capi d’abbigliamento, essendo la comunità e l’Italia intera appena uscite dalla Seconda guerra mondiale.
Ricevuta per l'acquisto della macchina da cucire a pedale

Il colpo di fortuna, diciamo così, arrivò nel 1961. Gli venne proposto un lavoro dallo zio Arturo Valente, arrotino, che era in contatto, probabilmente per motivi lavorativi, con la fabbrica di abbigliamento Basevi di Udine. Non poteva essere che un resiano ad arrotare perfettamente le forbici della eccellente sartoria Basevi, dato che i resiani sono molto bravi ed affidabili nell’antico mestiere del gua (arrotino, in friulano). Si veda in merito lo studio di Antonio Longhino, Livin, sugli arrotini della Val Resia. Proprio in quella zona c’è persino il Museo dell’Arrotino.
Garanzia della macchina da cucire

Allora il nostro Tonj si lasciò convincere – si sa che i resiani sono assai orgogliosi – ad andare a chiedere un po’ di aiuto al patronato dell’Opera Nazionale Orfani di Guerra, per un attestato della sua condizione sociale: “orfano di guerra”. Poi si presentò al Magazzino Basevi di Via Micesio a Udine. Tra l’altro, tale edificio, essendo stato progettato e realizzato da Pietro Zanini, nel 1937-1938, è un pezzo di storia dell’architettura del Novecento in Friuli. Qui i Basevi producevano i famosi impermeabili ARBAS. L'impresa fu attiva fino al 1970 circa.
Entrato in prova in azienda, Tonj, si fece subito apprezzare e fu assunto. I Basevi gestivano pure un primario negozio in Via Mercatovecchio, il Central Business District della città terziaria, come risulta Udine sin dal Medioevo.
 
La facciata del Magazzino Basevi di Udine. 
Fotografia di Elio Varutti

La città di Udine, nel settore della sartoria e della confezione dell’abbigliamento, aveva una tradizione segnata da una presenza rilevante sin dal 1910, secondo i dati della Camera di commercio, con 22 sarti da uomo, 11 aziende per signora e, persino, due sartorie militari. Per il sarto Tonj Barbarino, quindi, era molto prestigioso lavorare nel capoluogo friulano, il centro della moda maschile e femminile, legata sin dall’Ottocento alle piazze di Torino, Milano, Parigi e Vienna. Per la moda del periodo pre-unitario e dopo il 1860 è stato consultato il periodico, stampato a Milano “La Ricamatrice. Giornale di cose utili ed istruttive per le famiglie”, su cui scrivevano anche Caterina Percoto e Pacifico Valussi.
Il Magazzino Basevi in Via Micesio a Udine
Fotografia di Elio Varutti

Nel Magazzino Basevi lavoravano soprattutto donne, tra di loro c’era Rosa Cantoni, la partigiana Giulia. Qui la storia piccina si ricollega alla storia con la “S” maiuscola. Rosa Cantoni era pure  vicina di casa del nostro Tonj Barbarino.

Il Magazzino Basevi ripreso da via Bassi a Udine
Fotografia di Elio Varutti

Udine, Viale della Vittoria - Monumento ai Caduti nei Campi di sterminio nazisti, particolare e, nella foto sotto: in generale; è all'entrata del Parco della Rimembranza
Fotografia di Elio Varutti

Udine, Piazzale XXVI Luglio 1866 - Monumento alla Resistenza restaurato nel 2015, per il 70° anniversario dalla Liberazione. Opera dell'architetto Gino Valle, del 1969. Dietro al monumento c'è la chiesa del Tempio Ossario, degli architetti Alessandro Limongelli e Provino Valle, del 1932. Fotografia di Elio Varutti 

La signora Rosa Cantoni veniva abitualmente chiamata affettuosamente da tutti, colleghe comprese, “Rosina”, forse per la statura minuta. Era molto ben voluta, ella si prestava ad espletare anche pratiche burocratiche per il vicinato, in borgo San Lazzaro ed altre vie limitrofe. Era un funzionario del P.C.I.
Dopo un po’ di tempo, Tonj Barbarino e Rosina Cantoni si misero a parlare del babbo di lui, il partigiano deportato a Flossembürg.
Un carcere di Udine, utilizzato dai nazisti per detenere i prigionieri prima dell’internamento si trovava nella caserma della LXIII Legione “Tagliamento”, in Via Aquileia, secondo quanto riferito, nel volume del 1984, da Rosina Cantoni a Flavio Fabbroni (p. 23). La stessa Rosina Cantoni, secondo Italo Tibaldi, è compresa nel trasporto n. 117, assieme ad ebrei e zingari (pp. 116-117), partito da Trieste il giorno 11 gennaio 1945, con soste a Gorizia e Udine, con destinazione Ravensbrück, dove giunge il 16 gennaio 1945. Identificati 31 deportati. Superstiti alla liberazione: 8.
Fu così che Rosa Cantoni scoprì di aver fatto il viaggio della deportazione in Germania sulla stessa tradotta dove fu trasportato Luigi Barbarino, il padre di Antonio, Tonj, il primo sarto diplomato di Resia.
Sul un altro convoglio ferroviario, partito dalla Risiera di San Sabba a Triesteil 24 febbraio 1945, dopo la tappa di Udine, raggiunse il lager di Dachau il 28 febbraio successivo, già carico di ebrei, dovettero salire altri prigionieri a Udine, per la deportazione in Germania. Si tratta di Paolo Spezzotti, Fausino Barbina, don Erino D'Agostini, Gianni Agnoli, Alfonso Zamparo. Alcuni con destinazione Dachau, altri Ravensbrück, come ha scritto Liliana Carngelutti, nel 2009.

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Le notizie, le fotografie e i documenti per il presente articolo sono stati gentilmente concessi per la diffusione e la pubblicazione da Lucillo Barbarino, Matiònawa, nato a Resia nel 1941 e residente a Udine, durante un’intervista da me condotta il 27 giugno 2015. Collezione Lucillo Barbarino, Resia.
Le forbici e il metro da sarto di Tonj Barbarino
Sin qui le fotografie sono di Elio Varutti


Ecco la macchina per cucire "GRITZNER", con la quale Tonj (chiamato anche Toniscic,)il diminutivo "Tonino", ha lavorato come sarto. Ringrazio per le fotografie: Manuela Barbarino
 
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Bibliografia di riferimento


Mario Blasoni, “La sartina tornata dall’inferno dei Lager”, in M. Blasoni, Cento udinesi raccontano, Udine, La Nuova Base, volume II, pp.  199-202. (su Rosina Cantoni lavoratrice alla ditta Basevi).

Liliana Cargnelutti, Dal campo di Dachau: memorie di Paolo Spezzotti, in Paolo Spezzotti, La marcia da Dachau a Udine con Marco Cristofoli e Alfredo Milocco (10-20 maggio 1945), op. cit., (pp. 15-31).


Flavio Fabbroni, La deportazione dal Friuli nei campi di sterminio nazisti, Udine, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, 1984. 

Chiara Fragiacomo, Daniele D’Arrigo (a cura di), Alfonso Zamparo. Siamo tornati uomini. Scritture di una deportazione, Udine, Associazione Nazionale ex Deportati Politici (ANED), Sezione Provinciale di Udine, 2015.

Antonio Longhino, Val Resia terra di arrotini, Circolo culturale resiano "Rosajanska Dolina", Resia, provincia di Udine, 1992.

La Ricamatrice. Giornale di cose utili ed istruttive per le famiglie”, anno VII, 1854

Paolo Spezzotti, La marcia da Dachau a Udine con Marco Cristofoli e Alfredo Milocco (10-20 maggio 1945), Udine, Associazione Nazionale ex Deportati Politici (ANED), Sezione Provinciale di Udine, 2009.


Italo Tibaldi, Compagni di viaggio. Dall’Italia ai Lager nazisti. I «trasporti» dei deportati 1943-1945, Milano, Franco Angeli, Consiglio Regionale del Piemonte, (1.a edizione: 1994), 1995.

Gualtiero Valentinis, Guida delle industrie e del commercio in Friuli, Camera di commercio di Udine, 1910.

Elio Varutti, Tra scuola e museo. Una ricerca dell’Istituto Stringher di Udine sui venditori ambulanti. Claut e Val Resia, in “Bollettino delle Civiche Istituzioni Culturali”, Udine, 10, 2007, pagg. 146-151.


Il primo della lista è il babbo di Tonj Barbarino, il primo sarto di Resia. Grazie a / Hvala : valresia-resije.blogspot.it


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Per chi volesse leggere un articolo sulla storia della villeggiatura a Resia, clicchi sulle seguenti parole:   La villeggiatura a Resia tra le due guerre mondiali