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mercoledì 21 febbraio 2018

Profughi giuliano dalmati da Udine a Laterina, conferenza con l’Associazione Toscani FVG

A Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine, si è svolta una conferenza con proiezione di diapositive in occasione del Giorno del Ricordo. L’evento si è tenuto il 20 febbraio 2018, alle ore 18, nel prestigioso salone con gli affreschi seicenteschi di Giulio Quaglio. L’organizzazione del riuscito incontro è opera di Angelo Rossi, presidente dell’Associazione Toscani in Friuli Venezia Giulia e di Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato provinciale di Udine.
Angelo Rossi, Alessandro Venanzi, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Foto di Leoleo Lulu

L’azione commemorativa, cui hanno partecipato oltre 40 persone, godeva del patrocinio di importanti istituzioni ed enti locali, come la Regione Toscana, la Provincia di Udine, il Comune di Udine, il Comune di Laterina Pergine Valdarno (AR), il Club UNESCO di Udine, oltre all’ANVGD. Il titolo della riunione era: “Esuli giuliano dalmati dal Campo profughi di Udine a quello di Laterina, Arezzo”. Relatore è stato il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine.
Ha aperto i lavori della serata Angelo Rossi, ringraziando le istituzioni per gli importanti patrocini ricevuti e, in particolare, l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, per la concessione del salone. Rossi, non senza lodare la collaborazione instaurata da tempo tra l’Associazione Toscani in FVG e l’ANVGD di Udine per commemorare il Giorno del Ricordo, come dice la legge istitutiva del 2004, ha parlato delle varie attività del suo sodalizio, presentando il ricco calendario degli impegni per i soci. Rossi ha, infine, comunicato le manifestazioni d’interesse e la curiosità espresse dai rappresentanti delle istituzioni toscane per il titolo dell’incontro dal punto di vista storico.
Una parte del pubblico. Foto di Giorgio Gorlato

È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Siamo molto onorati di essere ospitati in questo bel Palazzo – ha detto la Zuccolin – quest’anno è già la seconda volta, dato che, dieci giorno or sono, eravamo qui con numerose autorità civili e militari per la presentazione del libro intitolato Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, che ha avuto un grande successo”.
La Zuccolin ha poi commentato l’intensa serie di impegni dell’ANVGD di Udine per il Giorno del Ricordo. “Mai come quest’anno – ha affermato – stiamo registrando un grande interesse e una forte disponibilità di varie entità a parlare dell’esodo giuliano dalmata e della tragedia delle foibe, ci hanno contattato e abbiamo operato con diverse scuole, come il liceo Stellini, lo Stringher (con oltre 150 studenti) e l’Istituto Solari, poi tanti Comuni, da Aiello del Friuli, a Codroipo, Palmanova, Tolmezzo, Tarcento, Pasian di Prato a Portogruaro, fuori regione; hanno richiesto il nostro apprezzato contributo culturale perfino alcune parrocchie, dei circoli culturali, il Club UNESCO, gli Alpini di Udine sud  e l’Università della Terza Età di Udine”.
Angelo Rossi, Alessandro Venanzi, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Foto di Daniela Conighi

La Zuccolin si è detta convinta di operare con pacatezza sui temi dell’esodo istriano, fiumano e dalmata, nel segno della pacificazione e in dimensione europea, senza suscitare rancori o forme di odio, che sarebbero nocive al positivo dialogo tra le due sponde dell’Adriatico aperto dai precedenti dirigenti dell’ANVGD di Udine.
“Anche io ho vissuto di riflesso l’esodo giuliano dalmata – ha detto Alessandro Venanzi, assessore al Commercio e al turismo del Comune di Udine, nel portare il saluto del sindaco – dato che i nonni di mia moglie erano di Pirano, così penso che sia conoscere e da capire questa parte di storia, cercando di superare il gap generazionale che divide giovani ed anziani, oltre al silenzio su quei fatti”.
Mostrando una serie di rari documenti e di fotografie esclusive, è poi intervenuto Varutti. È stato così narrato il caso del Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, a 18 km da Arezzo, in funzione dal 19 agosto 1948 al 30 giugno 1963. È una vera novità. Si deve alla cortesia e allo spirito di collaborazione del signor Claudio Ausilio, delegato provinciale dell’ANVGD di Arezzo, la ricerca dei materiali originali su cui Varutti ha potuto studiare. Il riferimento va a due tesi di laurea consultate, a numerose fotografie e ai contatti con alcuni esuli ospitati in quel CRP negli anni ’50.
“I dati principali di questo intervento – ha detto Varutti – si rifanno alla tesi di laurea di Francesca Lisi del 1991, di oltre 300 pagine inedite, che si è basata su documenti dell’archivio del CRP stesso e, talvolta, sui giornali dell’epoca; ho potuto consultare anche la tesi di laurea di Sabrina Caneschi, del 1991, che è su un argomento più generale, quello dell’assistenza post-bellica, con accenni ai CRP italiani e, in particolare, a quello di Laterina”.
Parla Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine. 
Fotografia di Daniela Conighi

Sorto nel 1941, per raccogliere i prigionieri anglo-americani, nel CRP di Laterina, dopo il 1945, furono internati alcuni militi della Repubblica Sociale Italiana. Dal 1948 cominciò ad ospitare i profughi dal Dodecanneso, dalle colonie italiane d’Africa e, un numero crescente di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, fino alla chiusura. Il Centro Raccolta Profughi di Laterina era in collegamento con quello di Smistamento di Udine, per i profughi provenienti dalla Venezia Giulia e Dalmazia e con quello di Napoli per coloro che provenivano dall’Africa. Dopo circa un mese dalla sua apertura, il Centro ospitava già 1.000 profughi. Questo fatto dimostra che era uno dei più importanti tra quelli esistenti in Italia. Già nell’ottobre 1948 la condizione degli alloggi era migliorata grazie ai lavori effettuati e rispetto alla situazione di molti altri CRP compreso quello di Arezzo, poteva essere ritenuta soddisfacente anche dal punto di vista dell’igiene e delle comodità, secondo le tesi delle laureande fiorentine. Il CRP di Laterina era composto di 36 stabili comprendenti una chiesa, una scuola elementare, un asilo nido, 2 spacci ben forniti, una efficiente infermeria, magazzini vari, un garage.
Angelo Rossi e Alessandro Venanzi. 
Fotografia di Leoleo Lulu

Sempre Claudio Ausilio ha aiutato l’ANVGD di Udine a ricostruire la storia del CRP di Arezzo, di quello di Firenze e a prendere contatto con gli intervistati, come ad esempio con la signora Liana Di Giorgi Sossi, con Luisa Pastrovicchio, con Ireneo Giorgini e con Aldo Tardivelli, per raccogliere le loro preziose testimonianze.
Dopo l’intervento di Varutti, hanno parlato ancora Zuccolin e Rossi per salutare gli intervenuti e dare appuntamento alle successive attività.

Il pacco della Befana e le clientele al CRP di Laterina
Si può ora portare un esempio relativo alla composizione del pacco dono per la festa della Befana del 1954 al CRP di Laterina. Il pacco dono per i bambini di età fino ai due anni, che erano 24, conteneva: 1 giocattolo, 1 busta di talco, 1 paio di scarpette, 1 pacchetto di caramelle, 1 torrone, una mela e un mandarino, un Kg. di zucchero.
Quello per i bambini di età compresa tra 3 e 12 anni, che erano 116 conteneva: un Kg. di zucchero, due Kg. di pasta, un Kg. di riso, un panettone, un bicchiere di marmellata, due mele e due mandarini, un pacchetto di caramelle, un torrone, un giocattolo, come ha scritto Francesca Lisi nella sua tesi di laurea.
La Democrazia Cristiana, in pratica, è l’unico partito politico che si interessò alla vita e ai problemi dei CRP. Una testimonianza di questo interessamento è data dalla visita che l’onorevole Amintore Fanfani fece al Centro Profughi di Laterina nella primavera del 1960.
Detto interesse era anche giustificato dal fatto che quasi tutti i profughi votavano per la D.C., e durante tutto il periodo in cui il Centro rimase in vita, nel comune di Laterina ci fu una giunta democristiana. Poi, invece, social-comunista.
Alessandro Venanzi porta il saluto del Comune di Udine. 
Fotografia di Giorgio Gorlato
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Bibliografia
Sabrina Caneschi, L’Assistenza post-bellica in Italia. Organizzazione e settori d’intervento, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 263+LXXIV.
Francesca Lisi, L’Assistenza post-bellica ad Arezzo. Il Centro Raccolta Profughi di Laterina, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 268+XC.
Elio Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Daniela Conighi, Leoleo Lulu e Giorgio Gorlato, che si ringraziano per la collaborazione prestata.
Elio Varutti nella foto di Giorgio Gorlato

Elio Varutti in uno scatto di Leoleo Lulu
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Questo è il pacchetto di diapositive presentato alla conferenza, disponibile pure su slide share col titolo "Centro raccolta profughi di Laterina e quello di Udine", 2018

domenica 19 novembre 2017

Riccardo Bellandi parla della sua spy story a Udine

Alla libreria Tarantola di Udine, in via Vittorio Veneto, il 16 novembre 2017 c’è stata la presentazione del libro di Riccardo Bellandi edito nel 2015 da Youcanprint di Tricase (LE).
Elio Varutti, Riccardo Bellandi, Bruna Zuccolin e Angelo Rossi
L’iniziativa con la presenza dell’autore è stata promossa, oltre che dal gestore della libreria, dall’Associazione Toscani in Friuli Venezia Giulia e dal Comitato Provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).

Ha aperto i lavori dell’incontro Angelo Rossi, presidente dell’Associazione Toscani in FVG, ringraziano i presenti, l’autore e la collaborazione tra le associazioni per la serata. Rossi ha poi ricordato gli appuntamenti del suo sodalizio. È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ricordando che le iniziative culturali caratterizzano e valorizzano la buona collaborazione sorta fra le due associazioni che hanno organizzato la presentazione del volume di Bellandi.
In sala c'erano Sergio Satti, esule da Pola (primo a destra), Bruna Traversa, da Albona e Eda Flego, di Pinguente...
Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha presentato al pubblico in sala l’opera di Bellandi, autore toscano trapiantato a Gorizia dal 2010 per lavoro.“È assai originale che un romanzo documentario si apra con due carte geografiche – ha detto Varutti – che non è facile da trovare nemmeno in taluni ordinari libri di storia”.
Una di esse è del confine orientale italiano dal giugno 1945 a settembre 1947 con la cosiddetta linea Morgan, che lasciava più terre all’Italia, Pola inclusa. L’altra mappa è sull’occupazione della Jugoslavia da parte delle forze dell’Asse (Germania nazista e Italia fascista), dall’aprile 1941 a settembre 1943. Lo scopo è di mettere a proprio agio il lettore a digiuno di geografia, per poter inquadrare meglio i luoghi della vicenda di spie del volume ambientata a Gorizia nel 1946.
Angelo Rossi, presidente dell'Associazione Toscani in FVG porta il saluto del suo sodalizio ai presenti
Sin dal titolo, “Lo spettro greco”, l’autore evoca lo stato di guerra civile creatosi in Grecia dopo la seconda guerra mondiale. Un fatto analogo poteva accadere nell’Italia sconfitta dagli alleati anglo-americani e sull’orlo di una guerra civile fomentata dall’Armata jugoslava, che alitava ostinatamente sui confini orientali. La missione di spionaggio descritta nel volume mira a svigorire la componente filo-jugoslava e rivoluzionaria del PCI, per evitare proprio lo stato di guerra civile come in Grecia.
Ha parlato anche Riccardo Bellandi, per ricordare la sua passione per la storia e l’interesse di collegare il territorio ai fatti storici nei suoi libri. L’autore ha spiegato il perché della legenda delle sigle utilizzare nel corso degli eventi. Il pubblico ha scoperto allora che i Badogliani, in senso spregiativo, erano definiti i militi italiani che avevano seguito l’armistizio e il cambio di alleanze deciso dal re e dal governo Badoglio, divenendo co-belligeranti (non alleati) degli angloamericani. Poi c’erano i repubblichini di leva o quegli italiani che addirittura entrano come volontari nelle Waffen SS per portare a termine la follia hitleriana. Erano solo dei soldati?
Parla Riccardo Bellandi, al centro
Poi ha spiegato chi sono i Bisiacchi, ovvero gli abitanti della zona di Monfalcone. I Četnici sono quei nazionalisti serbi monarchici, che prima parteggiavano per gli alleati, poi stanno coi repubblichini e coi fascisti croati (gli ustascia) di Pavelić, in funzione anticomunista e molti altri aggregati e milizie. Proprio nelle pieghe di questo giallo si trovano spie col doppio gioco e addirittura al soldo di servizi segreti dei fautori della guerra fredda (USA e URSS), sorta secondo certi storici con l’eccidio di Pozus.
Interessante poi è stato sapere che tra il 1946 e 1947 c’è la “Central Intelligence Group” degli Stati Uniti d’America, antesignana della arcinota CIA. Ci sono tante formazioni militari che se la facevano più o meno coi nazifascisti. C’è la famigerata OZNA di Tito, ossia i servizi segreti partigiani e polizia politica dei comunisti jugoslavi, divenuta UBDA nel 1946 fino al 1992, quando la Jugoslavia si scioglie e diventa uno “spezzatino”. C’è la droga (Pervitin, una metanfetamina) che i nazisti assumevano prima delle loro azioni militari e così via.
La presentazione del libro di Bellandi da parte del prof. Elio Varutti alla Libreria Tarantola di Udine
Alla fine dell’applaudito discorso di Bellandi si è aperto un dibattito, con la partecipazione di Sergio Satti, esule da Pola, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, Gilberto Ganzer e molti altri, compreso un giovane neolaureato che ha raccontato del suo recente lavoro di digitalizzazione, per espandere la conoscenza, dell’archivio “Osoppo della Resistenza in Friuli”, da cui ha notato che certi partigiani si fecero rilasciare l’attestato di “attività partigiana svolta” sin dai primi di aprile 1945, quando la seconda guerra mondiale non era ancora finita. Un altro ascoltatore, appassionato giallista, dopo essersi complimentato con Bellandi, ha azzardato il collegamento della sua spy story con Giorgio Scerbanenco, autore di un giallo ambientato nella Trieste degli anni ’60.

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Nota: il presente articolo è già stato edito nel profilo Google "ANVGD di Udine" il 18.11.2017.
I migliori ringraziamenti per le fotografie soprastanti a Daniela Conighi, ove non altrimenti indicato.

Fotografie di Giorgio Gorlato


articolo a cura di Girolamo Jacobson

martedì 21 febbraio 2017

Tabacchine istriane esuli a Firenze, conferenza a Udine

L’esodo giuliano dalmata è stato al centro di un incontro pubblico realizzato per il Giorno del Ricordo.. Il 20 febbraio 2017, ore 17,30, il professore Elio Varutti, componente del Consiglio Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato Provinciale di Udine, ha presentato la conferenza intitolata “Le Tabacchine istriane esuli alla Manifattura Tabacchi di Firenze”.
Udine, Elio Varutti alla conferenza. Fotografia di LL

L’evento si è potuto svolgere grazie alla collaborazione con l’ANVGD di Arezzo, dato che il suo delegato provinciale, Claudio Ausilio, ha fornito allo studioso friulano fotografie e notizie sulle operaie della Manifattura Tabacchi di Pola. L’organizzazione dell’evento è stata curata da Angelo Rossi, presidente dell’Associazione Toscani in Friuli Venezia Giulia, presso l’aula T5 del Palazzo di Toppo Wassermann in Via Gemona 92, nella Scuola Superiore dell’Università degli Studi di Udine.
«Sin dalle mie prime interviste sull’esodo istriano, da Fiume e da Zara – ha detto Elio Varutti – mi sono accorto che i racconti avevano qualcosa di incredibile, come si faceva a dare ascolto a certe notizie? Sembravano delle esagerazioni, come quella di vivere tra le pareti di cartone nel Centro Raccolta Profughi di Via Guelfa a Firenze».
Udine, Elio Varutti e Angelo Rossi. Fotografia di LL

Varutti ha riportato la «testimonianza di Miranda Brussich vedova Conighi (Pola 1919-Ferrara 2013), intervistata a Ferrara il 29.12.2003 e il 2.01.2004. Ecco le sue parole: a Firenze da Pola, dove iera i inglesi, xe rivada Zia Maria Zanetti, perché trasferida nella Manifattura Tabacchi. Iera un vecio fabricado vodo adibido ai profughi. Gaveva fato i divisori coi cartoni. Le gà abitado lì per qualche anno».
Poi si è scoperto che molti altri profughi raccontavano questi fatti e allora erano veri. Myriam Andreatini Sfilli proprio sulla vita tra i cartoni ha scritto un libro nel 2000.
Perché i profughi scappavano o si trasferivano dall’Istria, Fiume e Dalmazia?  C’è l’esodo per evitare le violenze degli iugoslavi, come l’uccisione nelle foibe (voragini del Carso). Gli iugoslavi sono spinti dal sentimento di vendetta per le atrocità patite nella guerra fascista e per la pulizia etnica voluta da Tito.
Fotografia di EV

Quanti sono i profughi italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia? Secondo il libro del 1990 di padre Flaminio Rocchi sono 350 mila. Il professor Raoul Pupo, dell’Università di Trieste, nel 2005, fissa la cifra a 250 mila, in base ai dati dell’Opera Profughi. Ma il balletto delle cifre continua. Sono 230 mila, secondo Amedeo Colella, nella sua relazione del 24.02.1956. Egli ritiene che il 15% della popolazione sfugga al censimento stimando in 270 mila i profughi istriani e dalmati, sempre coi documenti dell’Opera Assistenza  Profughi Giuliani e Dalmati. Vedi: Roberta Fidanzia e Angelo Gambella, 2013. A questi dati, pur raccolti con criterio scientifico, sfuggono coloro che non si sono fatti annotare nei servizi dell’Opera Profughi e tutti coloro che, per orgoglio o per altri motivi, non hanno richiesto il riconoscimento di profugo. E non sono pochi. Quindi la cifra di F. Rocchi torna di attualità.
Quante sono le vittime delle foibe? Nel 2010 secondo un libro di Guido Rumici il massacro è di 4-5 mila italiani, donne, vecchi e bambini inclusi. Giuseppina Mellace, nel 2014, scrive che nel periodo 1943-1945 «ben 10.137 persone [sono] mancanti in seguito a deportazioni, eccidi ed infoibamenti per mano jugoslava» (pag. 236).
L'ingegnere Sergio Satti, per 40 anni vice presidente dell'ANVGD di Udine, racconta che un suo zio si salvò dalla foiba perché un conoscente di Barbana disse che parlava con lui in  croato.
 Fotografia di LL

Ecco altre testimonianze raccolte da Varutti. Armando Delzotto, esule da Dignano d’Istria, ha raccontato a Nicolò Giraldi (vedi il «Messaggero Veneto» 5.2.2017): «Da Dignano partiva il treno denominato delle Tabacchine, visto l’alto numero di donne che di mattina andavano a lavorare alla fabbrica Tabacchi di Pola».
Poi ancora: «Giorgio Gorlato, esule da Dignano, ha detto: Mia Zia Domenica Bilucaglia, detta Minina, era caporeparto alla Manifattura Tabacchi di Pola e fu trasferita a Lucca, dove lavoravano fino a 600 dipendenti nel 1947. Zia Minina aveva queste qualifiche in Manifattura: maestra, ricevitrice al controllo e ispettrice».
Si deve sapere che in Toscana funzionarono 14 Centri Raccolta Profughi (CRP) dei 140 aperti in tutta Italia. Erano attivi in queste località. A Marina di Massa, dal 1947, contro gli istriani ci furono delle fucilate degli anarchici e una sommossa femminile. «Siamo arrivati a Marina di Massa – ha detto Franco S. – e ci han messo in un angolino con tre materassi distesi per terra». I profughi di Migliarino Pisano, visto il rischio inondazione alle tende, furono evacuati a Tirrenia.
Altri CRP erano a Marina di Carrara, Forte dei Marmi (provincia di Lucca), Tirrenia (Pisa), Calambrone (Pisa), Carrara, Coltano (Pisa), Arena Pisana, San Giuliano Terme (Pisa), Livorno, Laterina (Arezzo) e Siena.
Udine, pubblico attento sul tema delle Tabacchine istriane. Fotografia di GG

Il CRP di Lucca, si riempie anche di sfollati garfagnini e versiliesi; chiude nel 1956. A Firenze era attivo un CRP nella vecchia Manifattura Tabacchi di Via Guelfa. «Al campo di Firenze – ha detto Luigi P. – c ‘era la mensa... Si andava con una pignatta e si prendeva: eri in quattro in famiglia, e ti davano quattro porzioni, quattro panini, quattro mele. E questo era così a Firenze. Che a Firenze siamo stati tre o quattro mesi».
C’è da dire, inoltre, che la Toscana che accolse i profughi friulani e giuliani nel 1917, dopo la rotta di Caporetto.
Angelo Rossi e Sergio Satti. Fotografia di EV

Le Tabacchine istriane in Toscana
Le Tabacchine di Pola e di Rovigno furono spostate soprattutto a Firenze e Lucca. Relativamente ai provvedimenti emanati in favore dei profughi che hanno riflessi sul loro inserimento lavorativo, occorre citare il decreto legge n. 520 del 23 dicembre 1946, rivolto agli impiegati e ai lavoratori statali per i quali il Governo italiano predispone - come recita il documento - il riassorbimento lavorativo, con le stesse mansioni, “nei corrispondenti uffici sparsi per l'Italia” (E. Miletto, 2012).
Emblematico in tal senso appare quanto avviene per i lavoratori dei Monopoli di Stato, in favore dei quali il 30 agosto 1948 viene promulgata una circolare che garantisce il reintegro nelle Manifatture Tabacchi italiane di tutto il personale che, come recita il testo del documento, “si sia trasferito nel territorio nazionale durante il periodo di assestamento della zona giuliana” (E. Miletto, 2005). Tali ricerche sono state diffuse dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" (Istoreto) di Torino.
Fotografia di GG

La documentazione conservata presso l’Archivio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio Zone di Confine - contiene importanti riferimenti al trasferimento dei lavoratori dalla Manifattura Tabacchi di Pola ad altre Manifatture attive sul territorio italiano. Personale che - come si legge in una nota di servizio redatta dal direttore generale dei Monopoli di Stato il 15 gennaio 1947 e inviata al Ministero dell'Interno - sarà trasferito “verso le fabbriche di Firenze, Lucca e Sestri Ponente in forti nuclei, e verso altri opifici in gruppi di piccola entità”. Si tratta - continua il documento - di circa 2.000 unità, delle quali “580 confluiranno a Firenze, 400 a Lucca e 420 a Sestri Ponente”, mentre le altre saranno “inviate in centri minori” (PCM, Archivio UZC).
Dopo aver informato del prossimo arrivo dei lavoratori, il direttore dei Monopoli di Stato invita il Ministero a “interessare i prefetti delle Province di Firenze, Lucca e Genova”, al fine di poter “assicurare ai profughi la migliore possibile assistenza onde permettere loro una prima sistemazione di fortuna.” (PCM, Archivio UZC). Un passaggio, quello della sistemazione dei nuovi arrivati, che non sembra essere però di semplice attuazione. Si veda, ad esempio, in senso negativo quanto avvenuto a Genova, Verona e Milano.
 Elio Varutti. Fotografia di LL

Manifatture Tabacchi in Istria
La Manifattura Tabacchi di Rovigno è del 1872. Sull’isola di Sant’Andrea, infatti, sorse la fabbrica Tabacchi. Era  il 16 agosto, presente il podestà Campitelli, il primo reparto per la lavorazione del tabacco viene aperto nella vecchia caserma, adattata allo scopo, di Via San Damiano.
Maria Grisanaz era la mamma di Francesco Tromba, esule da Rovigno d’Istria e autore di un libro premiato a Firenze nel 2016. Grisanaz lavorava alla Manifattura Tabacchi di Rovigno; fu poi trasferita a Bari e Mestre. Il padre dell’autore era Antonio Giuseppe Tromba, nato a Rovigno d’Istria il 26 giugno 1899. Dalla “cardensia” alla foiba. Sette partigiani titini prelevarono Antonio Tromba il 16 settembre 1943. Il tale Abbà, aprendo uno sportello della “cardensia” (mobile della cucina) disse: «El xe qua, el xe qua, vien fora merlo». Fu ucciso e gettato nella foiba di Vines, come indicarono le donne del paese, sia al tempo che nel 2003. Anche lui lavorava alla Manifattura Tabacchi di Rovigno.
Un’altra fonte delle ricerche di Varutti è stata Maria Millia, esule a Udine, pure lei lavorava alla Manifattura Tabacchi di Rovigno.
Fotografia ripresa da Facebook nel gruppo "Essere italofoni TM" e postata da Ellis Tommaseo, di New York, che ringrazio per la riproduzione

L’ingegnere Sergio Satti, vice presidente dell’ANVGD di Udine per 40 anni fino al 2016, ha ricordato che una sua zia lavorava alla Manifattura Tabacchi di Pola. Una notizia curiosa, infine, è che esisteva, nel 1922 a Pola, il giornale umoristico «La Tabacchina», come ha scritto Giusto Mainardis nel 1972.
Fondata il 30 maggio 1920, la Manifattura Tabacchi di Pola fu inaugurata il 3 luglio 1923, come ha scritto Raul Marsetič. La manifattura fu collocata nell’imponente immobile dell’ex caserma di fanteria dell’esercito austriaco sulla Riva a cui, un decennio dopo, fu affiancato un nuovo edificio sull’area dell’ex autoparco militare. Si trattò di un’attività produttiva di grande rilevanza per la città, dato l’elevato numero di maestranze impiegate, in gran parte femminili. Le attività produttive continuarono, con delle interruzioni per danni di guerra in seguito ai bombardamenti del 1944, fino all’inverno del 1947, e lo stabilimento fu definitivamente chiuso dalla nuova amministrazione jugoslava il 16 settembre 1947.
Elio Varutti. Fotografia di LL

A Zara operano 7 manifatture tabacchi
L’industria Tabacchi V. Caravassilis produceva sigarette della marca stessa. La Fabbrica Sigarette Diadora produceva sigarette delle marche "Diadora" e "Radio". Fu assorbita dalla Manifattura Zaratina Sigarette. Poi si ricorda la Manifattura Sigarette e Tabacchi Grima, che produceva sigarette della marca "Grima".
La Manifattura Zaratina Tabacchi e Sigarette N. Peristeridis produceva sigarette delle marche "Calypso" e "Samos". Nel 1922 cambiò nome e divenne “Manifattura Zaratina Sigarette" e nel 1928 fu acquistata dall’industriale zaratino Antonio Zerauschek.
La quinta industria da ricordare era la Manifattura Tabacchi C. P. Pavlidis, che produceva sigarette delle marche "Brillante", "Capriccio", "Omega", "C. Pavlidis", "Extra Fine", "Super Extra". Il 27 Novembre 1945 il tribunale del popolo del distretto di Zara decretò la confisca della manifattura tabacchi e di tutti i beni dei 3 comproprietari (Ivano, Costantino e Ljubica Pavlidis), giudicati colpevoli di collaborazionismo.
La Società Italiana Tabacchi, poi confluita nel dicembre 1926 nella Manifattura Tabacchi Orientali,  produceva sigarette delle marche "Milano", "Roma" e "Venezia". Ecco, infine, la Manifattura Tabacchi Orientali, che era direttamente controllata dallo stato italiano con una quota di maggioranza.
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu (LL), E. Varutti (EV), Angelo Rossi (AR) e Giorgio Gorlato (GG).
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Parte del pubblico in aula T5. Fotografia di AR

Riferimenti bibliografici e ringraziamenti

- Myriam Andreatini Sfilli, Flash di una giovinezza vissuta tra i cartoni, Trieste Alcione, 2000.
- Roberta Fidanzia, Angelo Gambella, Il censimento dei profughi adriatici nelle carte dell’Opera Assistenza  Profughi Giuliani e Dalmati, «Rivista di Storia e Cultura del Mediterraneo», 2, 2013.
- Nicolò Girladi, “Il richiamo dell’Istria diventa forte col tempo anche se vivi lontano”, «Messaggero Veneto» 5 febbraio 2017, p. 47.
- Giusto Mainardis, "Il carattere italiano del giornalismo in Istria", in Lucio De Panzera (redattore), Histria, Numero unico dedicato ala civiltà istriana e dalmata, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Comitato Provinciale di Trieste, Trieste, 1972, pp. 589-594.
- Raul Marsetič, “La Regia Manifattura Tabacchi a Pola”, «Quaderni», XXVII, Centro di ricerche storiche – Rovigno, 2016, p. 81-139.
- Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.
- Guido Rumici, Infoibati. I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti, Mursia, Milano (prima edizione: 2002), 2010.
- Francesco Tromba, Pola cara, Istria terra nostra, Storia di uno di noi esuli istriani, Trieste, 2013, 7.a edizione, premio Firenze 2016.


Udine, Università, Elio Varutti. Fotografia di AR


Sitologia




 Udine, Università, Elio Varutti. Fotografia di GG


Udine, Università, Elio Varutti. Fotografia di GG

Fotografia ripresa da Facebook nel gruppo "Essere italofoni TM" e postata da Ellis Tommaseo, di New York, che ringrazio per la riproduzione

venerdì 8 luglio 2016

Usurai toscani nel Friuli patriarcale. Lezione a Fontanabona

“Il maladetto fiore. Armi, battaglie e banchieri toscani nel Friuli medievale”. Ecco il titolo dell’originale conferenza organizzata dall’Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia il 7 luglio 2016. 
Flaviano Bosco e Andreina Tonello alla conferenza sugli usurai toscani al Museo di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

È stata una intensa serata, dal punto di vista culturale quella tenuta presso il Museo di Storia Contadina di Fontanabona, nel Comune di Pagnacco, in provincia di Udine, con letture di Dante e di altri noti esponenti della letteratura italiana.
Alessia Biason, assessore alla Cultura di Pagnacco, ha aperto l’incontro ricordando che «appena un anno fa abbiamo inaugurato questo spazio sul prato vicino al Museo, grazie alla collaborazione degli operatori del museo stesso e grazie anche alla Pro-loco di Pagnacco». Dopo il saluto di Anna Damiani. Conservatore del Museo di Storia Contadina di Fontanabona, ha parlato anche Angelo Rossi, presidente dell’Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia.
Flaviano Bosco ha iniziato la sua relazione incentrata sul Patriarcato di Aquileia, uno degli arcivescovadi più ricchi d’Europa. Possedeva molte proprietà terriere e lucrava sui dazi pagati per le merci in transito sul suo territorio, che andava da Como, in Lombardia, fino all’Istria. 
La zecca di Aquileia batteva una delle monete più diffuse e pregiate d’Europa, come fu anche il fiorino toscano. “Il maladetto fiore”, come scrisse Dante nella Divina Commedia, Paradiso - Canto IX, poiché frutto di speculazioni usurarie. 
Angelo Rossi, presidente Associazione Toscani FVG e Alessia Biasion, assessore alla Cultura del Comune di Pagnacco nel cortile del Museo di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

Alla lezione tutta al microfono di Flaviano Bosco si alternavano le letture di Andreina Tonello, da Italo Calvino a brani di cronisti medievali.
I primi banchieri a mettere piede in Friuli furono i senesi Piccolomini, chiamati dal patriarca Bertoldo di Andechs, nel 1249, per un mutuo per sostenere le guerre e le battaglie del tempo. Poi giunsero i Bonsignori, col patriarca Gregorio di Montelongo. I toscani non si accontentavano dei prestiti a usura, miravano ad accaparrarsi le chiuse dei dazi, che fruttavano cospicui introiti: Chiusaforte, Gemona, Monfalcone
Anna Damiani, Conservatore del Museo di Storia Contadina di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

Altri banchieri toscani attivi per il Patriarcato furono i Capponi, i Bardi e i Peruzzi, quelli del famoso crollo finanziario del 1346. A Spilimbergo c’era l’usuraio Silvestro Brunelleschi. Gli ultimi banchieri menzionati sono stati i Mannini di Firenze, divenuti poi Manin, nobile famiglia veneziana, che diede l’ultimo doge alla Serenissima Repubblica di San Marco.
Nel finale il relatore si è, forse, dilungato un po’ troppo sugli aspetti violenti, sadici e sanguinolenti delle battaglie medievali, con particolare riferimento alle armi usate per infierire sui corpi dei nemici in modo devastante. 
Allora ci ha pensato l’assessore alla Cultura del Comune di Pagnacco a chiudere l’incontro dando un grande senso alla serata. «Anche nei nostri tempi certi fatti di violenza estrema hanno colpito a Dacca, in Bangladesh – ha detto Alessia Biason – e proprio domani a Udine ci sarà il lutto cittadino, per ricordare le vittime friulane della orrenda strage perpetrata dai terroristi islamici».

Il prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento dell’Associazione Toscani FVG si intitola: “In su la strada nell'hosteria. Machiavelli Principe del vino”. A cura di Flaviano Bosco e Andreina Tonello
Si terrà Giovedì 28 luglio 2016, alle ore 18,30 nell’antica cantina LIVON di Dolegna del Collio località Vencò 1, in provincia di Gorizia. 
Sono previsti momenti musicali e immagini. Al termine della conferenza sarà servito un Buffet in cantina con prodotti dell’enogastronomia friulana preparato dalla VINERIA VENCO’ del Collio.
Le prenotazioni per il Buffet il cui costo a persona è di € 18,00 dovranno essere effettuate entro venerdì 22 luglio 2016, telefonando al n. 335.6052508.

Flaviano Bosco e Andreina Tonello alla conferenza sugli usurai toscani al Museo di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

Bibliografia orientata
La prima metà del Duecento in Friuli patriarcale fu caratterizzata da una certa stabilità economica, con l’impulso di nuovi scambi commerciali con le regioni italiane e quelle del mondo tedesco. Si insediarono in Friuli certi commercianti e banchieri toscani, soprattutto di Siena e di Firenze, assieme ad altri operatori ebrei, specializzati nel cambio di monete e nei prestiti, anche perché venivano loro impedite molte altre professioni.
A questo proposito mi permetto di suggerire un riferimento bibliografico ad una mia ricerca personale, in lingua italiana e inglese, 2012:


Fotografie riprese da Facebook
8.7.2016 - Bandiera a mezz'asta sulla specola del Castello di Udine, segno di lutto per la strage dei friulani in Bangladesh. Fotografia di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la collaborazione