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sabato 14 febbraio 2026

La patria cercata, di Elio Varutti, libro presentato alla UTE di Portogruaro con l’ANVGD

È stato Alessio Alessandrini, presidente dell’Università della Terza Età di Portogruaro (VE), ad aprire i lavori dell’affollato incontro culturale del 9 febbraio 2026 nella Sala delle Colonne del Collegio Marconi, in via Seminario 34.

In occasione del Giorno del Ricordo è stata presentata un’opera con molte testimonianze, alcune delle quali veramente emozionanti, che descrive la storia degli esuli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia accasatisi in Toscana negli anni ‘50. Il testo è: “La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana”, edito a Firenze da Aska nel 2025 e giunto già alla seconda edizione.

Varutti e Alessandrini alla UTE di Portogruaro per presentare "La patria cercata". Foto di Daniela Conighi
Attraverso 176 pagine, 100 fotografie e documenti inediti, l’Autore ha perlustrato la vita nei campi profughi, nei villaggi per i rifugiati, o nelle case di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Siena. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine. Nel libro è descritto il difficile cammino verso l’integrazione sociale per passare da profughi a cittadini mediante l’abitazione, la religione, il lavoro e gli affetti familiari, anche con matrimoni con gli autoctoni. Avevano perso la patria i profughi giuliano dalmati, a causa delle annessioni jugoslave del 1947. Con grande volontà la cercarono in altre località italiane, ritrovandola in vari luoghi toscani con grande umanità.

Varutti, dopo aver portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha mostrato una serie di diapositive riprese dal volume stesso, con qualche immagine riferita anche ai campi profughi di Venezia.

Come mai quel titolo: La patria cercata? Verso la fine e in seguito alla seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della violenza dei seguaci di Tito, provarono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati, perché sospinti a partire – dicono – e per mezzo del diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. C’è chi, tuttavia, è fuggito da clandestino in barca, o per i sentieri del confine orientale inseguito dalle guardie armate jugoslave. Quegli italiani persero la bottega, la fattoria, lo squero, il torchio, l’asino, gli ulivi e la casa che, per molti di loro, era l’antica abitazione da tanti secoli e generazioni. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra del 1941 voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, mentre la monarchia serbo-croata era in confusione, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono proprio in Toscana, che utilizzò all’uopo oltre 20 Centri raccolta profughi. Altri si fermarono in Veneto, Piemonte, Lombardia, dove c’era il lavoro.

Portogruaro, 9.2.2026, Sala delle Colonne Collegio Marconi pubblico per "La patria cercata" di Varutti
Determinante è stata la collaborazione alle ricerche sul campo di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), nonché di Francesco Ostrogovich, soprattutto per quanto concerne l’indagine iconografica sull’esilio a Massa Carrara, entrambi soci dell’ANVGD.

Come mai Udine, Laterina (AR) e il Veneto sono entità territoriali così associate in questa parte di storia d’Italia per tanto tempo oscurata? È già stato scritto nel libro La patria perduta del 2021, sempre di Varutti, giunto alla terza edizione. Dai passaporti dei profughi italiani in fuga dalle loro terre, Istria, Fiume e Dalmazia annesse alla Jugoslavia di Tito, si può notare che l’itinerario dell’esilio è sempre lo stesso. Giunti a Trieste, in vari modi, con il carro, o il treno, camion, piroscafo ed altro, vengono essi destinati al Centro smistamento profughi (Csp) di Udine e poi, in treno, via Venezia, molti finiscono a Laterina, altri a Firenze, Marina di Carrara, Vicenza, Cremona, Torino, Alessandria, Brescia, Roma, Napoli, Bari, Servigliano nelle Marche e così via in oltre 100 strutture per lo più fatiscenti del Ministero dell’Assistenza Post-bellica, sparpagliate per l’intero Paese.

Parla Alessio Alessandrini, presidente della UTE di Portogruaro. Foto di Daniela Conighi
 Con un ricco apparato fotografico e documentario, come già scritto, qui ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri ancora.

Alla fine della presentazione è seguito un intenso dibattito, mentre i relatori hanno ricordato la tradizionale collaborazione tra l’UTE di Portogruaro e l’ANVGD di Udine. Tra i presenti c’era la professoressa Daniela Conighi, dell’ANVGD di Udine. Il tutto si è concluso con un firma-copie e l’annuncio dell’appuntamento del giorno successivo riguardante l’unico infoibato di Portogruaro. Risponde al nome di Aldo Giomo, un giovane meccanico. Prelevato dai partigiani jugoslavi il 15 maggio 1945 a Trieste, fu imprigionato e deportato nei gulag titini fino a scomparire per sempre. Su YouTube c’è la sua storia, raccontata dal figlio Giuseppe. Alla presentazione del filmato, tenutasi il 10 febbraio, ha partecipato anche lo scrittore Mauro Tonino, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, sul tema: “Trieste e le foibe”.

Firma copie con dedica a Giuseppe Giomo, figlio di Aldo Giomo, meccanico, prelevato dai partigiani jugoslavi a Trieste il 15 maggio 1945. Unico infoibato di Portogruaro, fu deportato nei gulag titini, poi scomparve. Foto di Daniela Conighi
Le presentazioni

Fino al 9.2.2026 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferrucci (editore). Ad Abbazia, il 23 agosto 2025, è stato presentato a Sonja Kalafatovic, presidente della Comunità degli Italiani di Abbazia/Opatija (HR) e pure alla professoressa Rina Brumini, ricercatrice e vicepresidente della Comunità ebraica di Fiume, oltre che vicepresidente della Comunità degli Italiani di Fiume/Rijeka (HR). Il 19 novembre 2025 il volume è stato presentato a Daniela Velli, presidente dell’ANVGD di Firenze e al generale Edi Turco, comandante dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze “Giulio Douhet”.

In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”), alla Biblioteca Civica “V. Joppi” e all’ Università della Terza Età (UTE). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico», «kepown.com» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, di Massimo Gobessi, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

Per il Giorno del Ricordo a Portogruaro, 9.2.2026, introduce Alessio Alessandrini
Il libro recensito

-  Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025 (Seconda edizione del 2026).          

ISBN 978-88-7542-413-8

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Note – Testo a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Daniela Conighi e Bruno Bonetti. Fotografie di Daniela Conighi, Alessio Alessandrini e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.  Sito web:   https://anvgdud.it/

 

Il volantino sull'unico infoibato di Portogruaro, Aldo Giomo, la cui vicenda è raccontata su YouTube 



mercoledì 30 settembre 2020

Udine, alla UTE, Corso di Sociologia del Ricordo. Esodo giuliano dalmata

UDINE, lunedì 12.10.2020 ore 16 - Inaugurazione del Corso di SOCIOLOGIA DEL RICORDO. ESODO GIULIANO DALMATA all’Università della Terza Età. Ingresso riservato solo agli iscritti dell’Anno Accademico 2020-2021, Aula Magna 2, Viale Ungheria, 18. Dalle ore 16 alle 16,50. Il corso semestrale si terrà ogni lunedì fino al 25.1.2021. Prof. Elio Varutti. Dall'8 febbraio 2021 il corso è on line, su Zoom, per informazioni telefono 0432. 1721619 (segreteria UTE di Udine).


Programma preventivo. Dal concetto di esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, si passa a comprendere la storia e la geografia delle terre perse. Si conoscerà l'esodo italiano degli anni Venti dalla Dalmazia, passata alla Jugoslavia. Poi la guerra, coi 54 bombardamenti di Zara, l'esodo e l'uccisione nelle foibe del 1943 da parte dei titini. L’occupazione titina di Trieste, di Gorizia del 1945. Il corso si avvale di varie testimonianze sull’accoglienza in Friuli e nel resto d'Italia. Si scopriranno il Villaggio giuliano di S. Giorgio di Nogaro, Il Centro di Smistamento Profughi, il Villaggio Metallico e i 4 Villaggi giuliani di Udine. Si chiuderà con questi temi: L’ANVGD di Udine e il Giorno del Ricordo in dimensione europea. Itinerario giuliano a Udine. Camminate del Ricordo nel segno della pace. Durante le lezioni verranno presentati dei libri sul tema con la presenza degli autori.

mercoledì 9 gennaio 2019

Mostra di Hans Christian Andersen pittore? Fatta a Brema


Un celebre novelliere può essere pure un originale pittore? Sì, la interessante mostra della Kunsthalle (Museo d’arte) di Brema sta a dimostrarcelo. Col titolo Hans Christian Andersen. Poet mit feder und schere (Hans Christian Andersen. Poeta con penna e forbici) le sue opere sono in esposizione dal 20 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019.
Hans Christian Andersen, Botaniker (Botanico), Scherenschnitt (Silhouette), Odense City Museums, Danimarca, immagine da Internet

Hans Christian Andersen nasce a Odense, in Danimarca, il 2 aprile 1805 e muore a Copenaghen il 4 agosto 1875. È stato uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe.
Mi piace utilizzare nell’articolo presente l’abbreviazione “Xan” per “Christian”, come facevano gli scrivani dei notai dei secoli scorsi. Per la parola Christi usavano una croce inclinata, quasi una “X”, perciò “Xan” significa Christian.
Attenzione, perché Hans Xan Andersen non è un imbrattatele alla ciao ciao micio micio. Si può notare la sua mano fine e un certo gusto indagatorio per le scene di intimità familiare. Il tutto è mescolato con una fantasia sterminata. È proprio bella questa rassegna di Brema che è stata curata da Anne Buschhoff e Detlef Stein. È un’esposizione di tipo innovativo, perché ci offre un aspetto culturale inesplorato del superlativo novelliere danese.
Brema, il Palazzo della Kunsthalle (Museo d’Arte) in mezzo al verde. Fotografia di Elio Varutti

Si badi, non ci sono solo i disegni poco o per nulla noti alla massa. Nella mostra di Brema si possono leggere alcune lettere originali di Hans Xan Andersen, come quella all’illustratore e grafico Otto Speckter, del 26 giugno 1868.
Andersen usava tecniche di pittura tradizionali o curiose, come il collage, o la costruzione creativa attorno a una macchia di colore del foglio piegato in due per allargarla e asciugarla. L’uomo con turbante, del 1871, è un esemplare, in tal senso, affascinante assai. Nella rassegna, oltre a vari disegni, quadri a olio e ad opere grafiche, vi sono certi oggetti di collezioni private e di primari musei pubblici come, ad esempio, quelli di Dresda (Germania), Otterlo (Paesi Bassi), Copenhagen e Odense (Danimarca).
Hans Christian Andersen, Pierrot, o. J., Scherenschnitt (Silhouette), Odense City Museums, Danimarca, immagine da Internet

Dai disegni di Hans Xan Andersen si possono dedurre i suoi viaggi del 1833-1834. Le mete vanno da Roma, a Pompei, Paestum e Firenze. Come si fa a non stupirsi davanti al Ponte Vecchio, da lui disegnato il 12 aprile 1834? Si tratta di un’opera con cipiglio da vedutista, custodita all’Odense City Museum. Il visitatore capisce il valore formativo del Grand Tour in Italia di Hans Xan Andersen, che peraltro ha viaggiato in molti altri luoghi, come in Marocco, disegnando e facendo esclusivi schizzi a lapis.
Le sue silhouette, tuttavia, sono i pezzi più creativi della bella esposizione. Eh, qui Hans Xan Andersen ci ha dato dentro con l’inventiva. La sua fantasia esplode letteralmente nelle forme ritagliate e nelle meravigliose carte colorate. Le dolci sagome sono ritagliate con precisione certosina. Penso che abbia usato le forbicine da manicure dei Sette nani. Anzi no, si deve essere avvalso di minuscole forbici simili a quelle del Necessaire di Meissen, del 1750, esposte al Castello di Schwerin. È proprio un bel vedere. È un lavoro spettacolare. Dobbiamo ringraziare chi ha avuto l’idea di questa mostra.
Hans Christian Andersen, Mann mit Turban, 1871, Klecksographie (arte di produrre una immagine piegando un foglio contenente macchie d’inchiostro), Odense City Museums, Danimarca, immagine da Internet

Le silhouette di Hans Xan Andersen mi fanno venire in mente le marionette di Fortunato Depero e il suo Teatro Magico. Ricordo di aver visitato, sarà stato il 1975, la Casa-museo del fantasmagorico artista futurista di Rovereto, in provincia di Trento. Che tenerezza quella Galleria inugurata da lui nel 1959! Mi sia permesso di dire che lì c’erano ammucchiate un sacco di sue opere, tanto che una copriva l’altra. Le sale erano zeppe di manichini. Mi sentivo circondato da loro.
Oggi la museologia ha fatto passi da gigante. È forse per tale motivo che alle fantastiche silhouette di Hans Xan Andersen troviamo associate a Brema le copertine di LP di Elvis Costello, del 1966, oppure quella dei Pet Shop Boys, del 2011. È un collegamento avveniristico? Ci sono pure gli impertinenti colori di Andy Warhol; di lui ho visto tre opere del 1987, con netti rimandi a Andersen.
L’opera materista posta al termine del percorso espositivo ci fa capire l’importanza della luce. È il faro che illumina la bizzarra scultura, infatti, a creare un’ombra cinese che si rifà alle silhouette del grande Andersen. Autori inglesi dell’opera del 2001 con materie di riciclo, intitolata Falling apart, sono Tim Noble e Sue Webster.
Vincent van Gogh, Mohnfeld (Campo con papaveri), Saint-Rémy, 1889, olio su tela, 71 x 91 cm, Kunsthalle, Brema. Fotografia di Daniela Conighi

Nel resto del museo
La Kunsthalle di Brema è un contenitore d’arte straordinario. Ci sono capolavori di arte sacra, come la Madonna con Bambino di Masolino da Panicale, del 1423, o il Trittico della Deposizione del Maestro di Ulma, del 1490. Gli artisti tedeschi sono qui mescolati con quelli fiamminghi: Cranach il Vecchio, Dürer, Rembrandt, Rubens e Van Dick. Del periodo barocco si possono vedere quadri di Palma il Giovane, Sebastiano Ricci, Martin Knoller, Giovanni Battista Tiepolo e il figlio Gian Domenico. Si passa dal neoclassicismo con Canova, ai grandi pittori e scultori francesi dell’Ottocento, tipo Courbet, Manet, Renoir, Sisley, Monet, Rodin o a una serie di romantici tedeschi tutti da scoprire.
Particolarmente inquietante è La mamma morta di Edward Munch; non poteva essere altrimenti. Molto interessanti e pieni di vita sono i quadri dei pittori dei movimenti di inizio Novecento, come “Die Brücke” (Il Ponte) di Dresda e della “Nuova Oggettività”, con un vivace Otto Dix. Ne cito altri che mi hanno stregato: Nolde e Kirchner. Qui ci sono, inoltre, le opere del gruppo “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere Azzurro), come von Jawlensky, Marc e Campendonk.
Erma Bossi, Pariser stadtlandschaft (Paesaggio di Parigi), olio su cartone, 1906-1909. Fotografia di Daniela Conighi

Gli Impressionisti e coloro che stavano appresso sono ben rappresentati. Troviamo le pitture di Pissarro, Toulose-Lautrec, Vallotton, Cézanne, Bonnard, Vincent van Gogh e Gauguin. Non è tutto, perché ci sono quadri di Picasso, Braque, Léger, Degas e Pistoletto posti in mostra a tema. C’è l’amore, ad esempio, col titolo intrigante: “What is Love? Von Amor Bis Tinder”.
Mi ha molto colpito vedere, nelle vicinanze dei capolavori di Van Gogh, un quadro di Erma Barrera Bossi, nata a Pola e morta a Milano. Pure questa istriana asburgica usa colori aggressivi e accesi; forse l’accostamento in sala è dovuto al contrasto cromatico delle opere. La pittura ad olio su cartone della Bossi, del 1906-1909, si intitola Pariser stadtlandschaft (Paesaggio di Parigi).
Non sorprendetevi nel vedere esposti fra tanti quadri a olio o disegni dei tempi passati anche qualche fotografia a colori degli ultimi decenni. Alcune sale, poi, sono dedicate all’arte contemporanea, che può piacere oppure no. Sicuramente provoca certe emozioni all’osservatore. Il rifiuto (rejectance) di un’opera d’arte non è forse generato da un turbamento, rispetto a chi l’accetta (acceptance) con passione ed entusiasmo? Per gli psicologi dell’arte l’emozione è uno stato complesso (dell’io, della persona) che si manifesta dalla accresciuta percezione di un oggetto (quadro, scultura) o di una situazione (installazione contemporanea). C’è la consapevolezza dell’attrazione o della repulsione. Tutto ciò può produrre delle profonde modificazioni fisiologiche. Penso a Karl Jaspers nel suo articolo “The phenomenological approach in psycopathology”, scritto nel 1912 su «Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie».
Brema, il Palazzo della Kunsthalle (Museo d’Arte) con le silhouette di Andersen sulla porta d’ingresso. Fotografia di Elio Varutti

Tra le varie presenze a Brema di arte contemporanea, c’è la rassegna Rosa Barba. Geschichte Als Skulptur (Rosa Barba. La storia come scultura). Si tratta di una serie di installazioni dell’artista londinese Rosa Barba, nata nel 1972. I suoi stilemi si caratterizzano per il suo impegno concettuale con il film. Il suo maggiore interesse sta nel rapporto tra la pellicola cinematografica, i vetusti proiettori, lo spazio e il visitatore. La composizione, la fisicità e la spazialità delle forme sono rilevanti per capire i suoi interventi. Grazie ai desueti elementi cinematografici crea oggetti cinetici e installazioni nello spazio da sconcertare l’osservatore. Le sue opere, richieste in varie gallerie d’arte, sono situate tra la documentazione sperimentale (macchine mosse dall’elettricità) e la fuga nell’immaginario (luci, colori, suoni, rumori). I contributi artistici di Rosa Barba sono come delle lanterne magiche del XXI secolo.
Paul Cézanne, Dorf hinter Bäumen (Marines) Villaggio dietro gli alberi (Marines), 1898, olio su tela, 66 x 82 cm, Kunsthalle, Brema. Fotografia di Daniela Conighi

Caro lettore
Questo museo, per la sua forza estetica innovativa, potrebbe ribaltare i tuoi assiomi di storia dell’arte. Certo, se vai a visitare il MoMa di New York (The Museum of Modern Art) sai cosa ti aspetti. Avanguardia a gogò. Ti farà riflettere, comunque, il fatto che il catalogo di tale museo edito, del 1999, sia giunto alla seconda edizione e alla quinta ristampa nel 2009, con traduzioni in svariate lingue.
Al termine dell’itinerario espositivo a Brema, come a New York, potresti sentirti rivoltato come un calzino. Quando sono uscito dalla Kunsthalle mi sono sentito pervaso da una Total contamination, come avrebbe detto Pier Paolo Pasolini. L’arte ti strapazza, a volte. Guardi la Primavera di Botticelli a Firenze e ti coglie un infarto; è successo nel 2018. La sindrome di Stendhal non è roba da lupini e noccioline. Fortuna che, usciti dal Museo d’Arte di Brema, c’è una rilassante passeggiata tra alberi, anatre e acque miti, che ti riportano con i piedi per terra.
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Brema, scorcio del Palazzo della Kunsthalle (Museo d’Arte). Fotografia di Elio Varutti

Orari di visita alla Kunsthalle di Brema
Hans Christian Andersen. Poet mit feder und schere (Hans Christian Andersen. Poeta con penna e forbici). Esposizione dal 20 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019.
Orari di apertura: da Mercoledì a Domenica, ore 10 – 18. Martedì 10 - 21:00. Chiuso: lunedì.
Orari di apertura dal 26.02.2019: Martedì 10-21. Da Mercoledì fino a Domenica 10-17. Lunedì chiuso.
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Recensione di Elio Varutti. Servizio redazionale e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti e Daniela Conighi. Le immagini delle silhouette sono riprese dal sito web del Museo d’Arte di Brema, Germania, che si ringrazia per la diffusione in questo blog

giovedì 25 ottobre 2018

Il realismo naturalistico di Courbet, mostra a Ferrara


La natura dipinta qui è dal vero con una ventata antiaccademica. È l’atteggiamento artistico di Gustave Courbet a metà dell’Ottocento in Francia. È quanto si può vedere esposto a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, fino al 6 gennaio 2019.

Jean Désiré Gustave Courbet nasce a Ornans il 10 giugno 1819 e muore a La Tour-de-Peilz, il 31 dicembre 1877, esule in Svizzera.
Quella di Ferrara è una gran bella mostra da osservare con calma. Le sue opere a olio sono molto curate e si possono individuare le varie tecniche pittoriche adottate dall’artista. Si va dalle pennellate grasse, all’uso della spatola per stendere grosse macchie bianche, fino alle raschiature con il manico del pennello, o alle strofinature di straccio o, addirittura, all’uso dei polpastrelli per stropicciare il colore sulla tela.
È dal 22 settembre 2018 che è stata aperta la rassegna, con delle manifestazioni di corredo. È la prima volta, dopo quasi cinquant’anni, che è tornata in Italia l’opera di Gustave Courbet. Il Palazzo dei Diamanti mette in evidenza una raffinata retrospettiva dedicata al genio indiscusso dell’Ottocento. Si potrà ammirare proprio il suo rivoluzionario approccio alla pittura di paesaggio, nelle tecniche e anche nella scelta dei soggetti, non più legati alla tradizione nobile.
Gustave Courbet, Fanciulle sulle rive della Senna (estate), 1856-1857, olio su tela, cm 174 x 206. Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux Arts de la Ville de Paris.

Courbet è un artista, come si dice, dalla personalità forte e complessa. Courbet s’impose da subito come padre del realismo, aprendo la strada alla modernità in pittura con lavori provocatori e antiaccademici la cui principale fonte d’ispirazione fu la natura. Si va dai boschi, agli animali, ai corsi d’acqua, dalle marine calme e placide fino alle onde burrascose dell’Oceano Atlantico ai corpi di donne mollemente adagiati sulle rive del fiume.
Molto interessanti sono poi le fotografie, con carte geografiche stilizzate poste alle pareti, per informare il visitatore sui luoghi e sugli itinerari del grande pittore francese.
Gustave Courbet, Paesaggio di Ornans, 1855-1860, olio su tela, cm 65 x 81. Vienna, Gemäldegalerie der Akademie der Bildenden Künste.
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Si è saputo che la mostra presenta una cinquantina di tele, tra cui molti capolavori dell’artista, come Bonjour Monsieur Courbet, il sensuale autoritratto L’uomo ferito o le celebri Fanciulle sulle rive della Senna. Le opere provengono dai più importanti musei del mondo. Il visitatore viene condotto in un percorso attraverso i luoghi e i temi della sua impressionante e appassionata rappresentazione del mondo naturale, come si legge nelle schede tecniche della rassegna. 
L’audio-guida vi spiegherà l’importanza dei panorami della sua terra, dipinti in gioventù, fino alle spettacolari marine battute dalla tempesta. Oppure vi lascerete incantare dalle misteriose grotte da cui scaturiscono varie sorgenti, dalle cavità carsiche che si spalancano nei torrenti, dai sensuali nudi immersi in una rigogliosa vegetazione e dalle sublimi scene di caccia della maturità.
Gustave Courbet, L’uomo ferito, a sinistra, nelle prime sale della rassegna ferrarese.

Come dice la critica, Courbet è guardato come un maestro dagli impressionisti e venerato da Cézanne. Il pittore sembra svelare forme in attesa di essere rese visibili, catturando i fenomeni naturali più elusivi e transitori. I paesaggi della regione natale, la Franca Contea, occupano un posto particolare nel cuore dell’artista: la vallata lussureggiante della Loue, gli altipiani aridi, i fiumi impetuosi, il sottobosco e i cieli immensi sono così rielaborati in infinite e sorprendenti varianti. 
Motivo d’ispirazione furono anche i luoghi dove ebbe modo di soggiornare o che visitò nel corso della sua vita. Ad esempio le coste mediterranee nei pressi di Montpellier, i paesaggi rocciosi della regione della Mosa in Belgio, le marine della Normandia, con le onde rigonfie prima di infrangersi sulle rocce o i laghi svizzeri dipinti in esilio in un'atmosfera carica di nostalgia.
Gustave Courbet, L’incontro o Buongiorno signor Courbet, 1854, olio su tela, cm 132,4 x 151. Montpellier Méditerranée Metropole Musée Fabre.

A questi soggetti si aggiungono i dipinti che hanno per tema i nudi e gli animali nel paesaggio, dove Courbet dimostra ancora una volta di essere portatore di uno sguardo originale sul mondo, ma anche di essere consapevole della grande tradizione pittorica occidentale, studiata al Louvre di Parigi.
Con Courbet e la natura, pregevole esposizione di Ferrara, il pubblico italiano potrà quindi riscoprire l’opera di uno dei più grandi pittori dell’Ottocento. Vedrete un artista che ha lasciato un segno indelebile sulla sua epoca, traghettando l’arte francese dal sogno romantico alla pittura di realtà. Tale passaggio è vissuto come un nuovo amore per la natura.
Gustave Courbet, La sorgente della Loue, 1864, olio su tela, cm 80 x 100. Bruxelles, Musée royaux des Beaux-Arts de Belgique
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Dov'è la mostra?
Courbet e la Natura, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019. Organizzatori: Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. A cura di Dominique de Font-Réaulx, Barbara Guidi, Maria Luisa Pacelli, Isolde Pludermacher e Vincent Pomarède.
La mostra è aperta fino al 6 gennaio 2019. Aperto tutti i giorni 9.00 – 19.00.
Aperto anche nei giorni 8, 25 e 26 dicembre 2018, 1 e 6 gennaio 2019.
Aperture serali straordinarie: 8 dicembre, 4 e 5 gennaio fino alle 22.30; 31 dicembre 2018, fino alle 23.30. La biglietteria chiude 30 minuti prima.

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532. 244949 | diamanti@comune.fe.it
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Gustave Courbet, Volpe nella neve, 1860, olio su tela, cm 85,7 x 128. Dallas Museum of Arts, Foundation for the Arts, Collection, Mrs. John B. O’Hara Fund.


Gustave Courbet, Il castello di Chillon, 1876, olio su tela, cm 66 x 80. Collezione privata.

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, ingresso alla mostra di Courbet. Fotografia di Elio Varutti.
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Recensione e fotografie a cura di Elio Varutti. Servizio redazionale e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti.

lunedì 22 ottobre 2018

Latisana, esodo istriano per Sauro, Buratti e Varutti. Lions Lignano e ANVGD Udine


È stato un incontro emozionante. Organizzato dal Lions di Lignano Sabbiadoro e dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha visto la partecipazione di oltre 60 persone.
Latisana, 19 ottobre 2018 – Ceolin, Sauro e Buratti al convegno sull’esodo istriano del Lions Club di Lignano, mentre Giorgio Gorlato racconta del padre notaio rapito dai titini nel 1945. Fotografia di E. Varutti

Presso la Cantina da Mario, di Latisana (UD), l’evento del 19 ottobre 2018, aveva per titolo L’esodo dei profughi dall’Istria e dalla Dalmazia, con relatori di alto profilo morale. Ha aperto i lavori Raffaele Ceolin, presidente del Lions di Lignano, chiedendo ai presenti di alzarsi in piedi per l’ascolto degli inni. Si sono sentiti l’inno dell’Islanda, dato che il presidente internazionale dei Lions è islandese, quello dell’Unione Europea e l’inno d’Italia, cantato a viva voce dai presenti.
Al termine del momento patriottico, ha avuto la parola Giorgio Gorlato, socio Lions e esule da Dignano d’Istria. “Parlare di questi fatti è importante, ma mi mette sempre agitazione – ha detto Gorlato – perché mi ricorda il fatto che mio padre, notaio di Dignano, fu prelevato dai miliziani titini il 3 maggio 1945 e poi non lo abbiamo più visto, la gente del posto disse che era stato ucciso e gettato in una foiba” .
Latisana, 19 ottobre 2018 – Il pubblico alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di E. Varutti

È stata data la parola al colonnello Enzo Buratti, comandante della 53.ma Brigata dei fanti d’arresto della caserma Paravano di Pavia di Udine e docente all’Università della Terza Età di Udine. “Si è parlato poco dell’esodo giuliano dalmata perché c’era la congiura del silenzio negli ultimi decenni del secolo scorso – ha detto Buratti – ma dopo il 2004 con la legge per il Giorno del Ricordo le cose sono cambiate”. Il relatore ha spiegato che le tensioni fra italiani e slavi nel quadrante dell’Adriatico orientale sono iniziate ben prima della seconda guerra mondiale, ad esempio dalla definizione di terre irredente del 1872, ad opera di Matteo Imbriani e nella Grande Guerra con lo schierarsi a fianco della Triplice Intesa, anziché restando nella Triplice Alleanza di Germania e Austria-Ungheria, Balcani inclusi.

Latisana, 19 ottobre 2018 – Ceolin, Sauro, Buratti e Varutti alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato

Poi ha citato l’occupazione della Jugoslavia nel 1941 da parte dell’Italia fascista, menzionando le parole del generale Robotti. Con quel suo “si ammazza troppo poco”, del 1942, il generale Mario Robotti, comandante del XI Corpo d’Armata italiano in Slovenia e Croazia, è finito al centro dell’attenzione. “Dopo l’8 settembre 1943 – ha aggiunto Buratti – si verificano le prime uccisioni di italiani nelle foibe da parte dei partigiani di Tito, come il caso di Norma Cossetto e nel 1945 ci sarà la seconda fase di tali esecuzioni titine, dopo la presa di Trieste prima dei Neozelandesi, gli storici parlano di 16 mila e 600 vittime della pulizia etnica”. In seguito Buratti ha spiegato le varie fasi dell’esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, con l’arrivo del treno della vergogna a Bologna, il 18 febbraio 1947, quando i ferrovieri comunisti impedirono alla Croce Rossa di dare il latte ai bambini degli esuli stipati nei carri merci “perché fascisti”.
Latisana, 19 ottobre 2018 – Ceolin, Sauro, Buratti, Varutti e Gorlato alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Cristina Scala

L’ammiraglio Romano Sauro ha invece fatto un intervento legato alla vicenda del nonno Nazario Sauro, da Capodistria, eroe e patriota della Grande Guerra. “Con il suo spirito mazziniano – ha detto Sauro – mio  nonno aiutava persino gli albanesi a liberarsi dei turchi”. Poi c’è stata la lettura dal libro di Romano Sauro di un brano riferito alla madre di Nazario, costretta dagli austriaci a riconoscere il figlio, per poterlo processare per tradimento a Pola ed impiccare, come poi fecero nel 1916. Si ricorda che Nazario Sauro, fuggito dall’Istria, entrò volontario nella Marina italiana; fu catturato dagli austro-ungarici presso lo scoglio della Galiola, vicino a Fiume in seguito dell’incagliamento del sommergibile “Giacinto Pullino”, poi giustiziato.
L’ammiraglio Sauro ha, infine, illustrato il suo progetto, intitolato “100 porti”. Si tratta di un viaggio in barca a vela attorno al Bel Paese che lo sta facendo attraccare in centinaia di località italiane. In tali luoghi egli presenta ai giovani nelle scuole, soprattutto, la vicenda del nonno eroe e la cultura della solidarietà, dato che raccoglie fondi a buon pro dell’Associazione Peter Pan che assiste i bambini malati oncologici.

Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, intervenuto in seguito ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, impegnata altrove. Ha ricordato la vicenda del Centro smistamento profughi di Udine, da dove passarono oltre centomila esuli dal 1945 al 1960. Poi c’è stato un accenno al Villaggio giuliano di San Giorgio di Nogaro e ai vari esuli presenti a Latisana, come Nereo Lupetti, di Fiume e suo fratello Renato Lupetich, che non aveva italianizzato il cognome. Nereo Lupetti, nel 1959, risulta parte del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, occupandosi specificatamente del settore assistenza, mentre Marco Cerlenco appare in veste di fiduciario per Latisana e Lignano Sabbiadoro del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD nel 1955. È stato ricordato Renato Lupetich, nato a Fiume il 3 marzo 1900 e morto nel 1960, quando era direttore didattico a Palazzolo dello Stella, in provincia di Udine. Questi esuli erano maestri, come Renato Lupetich che insegnò a Pertegada, a Gorgo e a Latisana.
Varutti, infine, ha ringraziato gli organizzatori e gli stimati relatori dell’evento che “è un momento di formazione civile, di crescita culturale per tutti noi, per non dimenticare quei tragici fatti della storia così bene narrati dagli illustri relatori”.
Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, racconta della cattura del suo babbo notaio del paese istriano da parte dei miliziani titini a fine guerra. Fotografia di E. Varutti

In seguito ha parlato Guido Repetti, past governatore Lions, accennando allo slogan dell’incontro che era “Non c’è futuro senza solidarietà”. Non a caso, dato che il sodalizio si dedica alla beneficenza aiutando le famiglie in disagio economico tramite le parrocchie locali e anche donando dei pullmini per le associazioni di volontariato per gli anziani.
Nel dibattito che ha fatto seguito c’è stata una domanda sulla strage di Vergarolla, cui ha risposto Buratti con dovizia di particolari. “È accaduto nel 1946 sulla spiaggia vicino a Pola, quando pareva un’enclave che dovesse stare con l’Italia – ha detto il colonnello – durante una gara marittima, alla presenza del solo pubblico italiano, agenti dell’Ozna, il servizio segreto di Tito, fecero saltare in aria un deposito di mine, siluri ed altro che era stato debitamente messo in sicurezza dagli italiani, ci furono oltre 80 morti, fra i quali molte donne e bambini”. Tale fatto fece acuire l’esodo.

Latisana, 19 ottobre 2018 – Il pubblico alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ha avuto la parola poi Mauro Di Bert, consigliere della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha voluto mettere un critico accento sulla solidarietà e sull’accoglienza dei migranti di oggi, in particolare verso chi non rispetta le regole del nostro paese. Bruno Moretto, già assessore della Provincia di Venezia ed anche interessato alla emigrazione veneta nel mondo ha detto di “avere incontrato le Comunità italiane dell’Istria per mantenere buone relazioni con loro, poi ringrazio il Lions Club di Lignano perché ci ha offerto queste grandi lezioni di storia”.
Latisana, 19 ottobre 2018 – Daniela Rizzi, assessore comunale di Latisana, prima a sinistra, tra il pubblico alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di E. Varutti

Parole di elogio per l’iniziativa del Lions di Lignano “con questi episodi di storia poco noti” sono state pronunciate da Daniela Lizzi, assessore alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Latisana, che ha portato pure i saluti del sindaco Daniele Galizio. Tra il pubblico si è notata la scrittrice Cristina Scala, discendete di padre esule da Fiume e di madre profuga boema, ora residente a Portogruaro (VE). Erano presenti, tra gli altri, Marino Del Frate, sindaco del Comune di Gonars (UD), Flavio Caramia, presidente del Circolo nautico di Aprilia Marittima, il giudice Pierantonio Fadel, Emanuele Buratti, Renzo Pesavento, Giorgio Longato e Sonia Fasolo. 

Latisana, 19 ottobre 2018 – Foto di gruppo dopo la conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Graziella Brusin Gorlato

L’Amministrazione comunale di Latisana era inoltre rappresentata da Angelo Valvason, vice sindaco e assessore alla Attività produttive e Turismo. Pure Piero Turco, assessore alle Attività produttive del Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) era presente in sala, oltre a Paola Mauro, corrispondente del «Messaggero Veneto» di Udine.
È seguita una cena conviviale, i tavoli della quale erano stati addobbati da Stefania Bocus con dei bulbi di giglio fiorito, in onore delle donne esuli da Capodistria, che partirono per l’esodo proprio con dei bulbi istriani appunto, come ha scritto Simone Cristicchi nel suo Magazzino 18, simbolo di purezza e di rinascita.
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Latisana, 19 ottobre 2018 – I labari del Lions Club di Lignano Sabbiadoro e dell’ANVGD di Udine. Fotografia: Archivio ANVGD Udine.

Sitologia e cenni bibliografici
- Simone Cristicchi, Jan Bernas, Magazzino 18. Storie di italiani esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia, Milano, Mondadori, 2014.

- Romano Sauro con Francesco Sauro, Nazario Sauro, storia di un marinaio, Venezia, La Musa Talìa, 2016.

- E. Varutti, Memorie italiane su Fiume, esodo 1947, on-line dal 2 luglio 2016.

- E. Varutti, Esuli giuliano dalmati nella Bassa friulana, conferenza a Gonars, on-line dal 1° marzo 2017.
Latisana – Un primo piano dell’ammiraglio Romano Sauro mentre descrive il suo progetto “100 porti” presentato ai giovani nelle scuole, riferendo la vicenda del nonno eroe Nazario e la cultura della solidarietà, dato che raccoglie fondi a buon pro dell’Associazione Peter Pan che assiste i bambini malati oncologici. Fotografia di E. Varutti
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e Sebastiano Pio Zucchiatti. Lettore: Elio Varutti. Fotografie di Cristina Scala, di Graziella Brusin Gorlato, di E. Varutti, di Giorgio Gorlato e dell’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Latisana, 19 ottobre 2018 - Bulbo di giglio fiorito, in onore delle donne esuli da Capodistria, che partirono per l’esodo proprio con dei bulbi istriani. Fotografia di Graziella Brusin Gorlato