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martedì 12 novembre 2019

Il volo del Kairos, romanzo di Pecchiari, presentato alla UTE di Udine

Esule da Pola, Bruno Pecchiari ha pubblicato Il volo del Kairos nel 2018. È un romanzo sull’Istria, Quarnero e la Dalmazia carico di drammaticità e ricco di fascino. È stato presentato in varie località del Friuli Venezia Giulia con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) e dalle primarie librerie regionali. 
Bruno Pecchiari alla UTE di Udine

Pecchiari e il suo libro sono stati ospiti del Corso di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata, tenuto dal professor Elio Varutti, all’Università della Terza Età di Udine, in aula magna 2, lo scorso 11 novembre 2019. Nell’occasione si sono tenute anche alcune letture sceniche.
Il Kairos è una stupefacente opera di Lisippo. È un piccolo bassorilievo, del III secolo avanti Cristo, ritrovato in Dalmazia, a Trogir, l’antica Traù veneziana. Il Kairos è il dio-ragazzo greco dai piedi alati che rappresenta l’attimo fuggente, l’occasione perduta... l’equivalente del Carpe diem romano. Custodito dalle monache del convento di Traù, oggi sta nel museo locale.
Ho già avuto modo di scrivere che non è frequente nella letteratura dell’esodo giuliano dalmata trovare un testo che copre grosso modo un arco temporale dalla fuga degli italiani di Pola (28.500 su circa 32 mila abitanti) col piroscafo Toscana, nel 1947, fino alle guerre balcaniche del periodo 1991-2001. L’Autore si cimenta in questo tipo di esperienza. È una scelta coraggiosa da cui traspare un profondo senso di umanità, anche se deve riportare la notizia di un cecchino croato ucciso nel 1991 in modo brutale dalle milizie serbe. Tra le pagine del volume si possono rinvenire le vicende delle famiglie spezzate, la questione delle foibe, i campi profughi (incluso quello di Udine), la violenza titina degli anni 1943-1950 ed oltre. Ci mette poi tanta marineria e tanta navigazione da Muggia fino a Spalato, incluse certe battaglie navali alle Bocche del Cattaro, in questo caso, dei primi di ottobre del 1917.
I protagonisti del romanzo di Pecchiari, con molte tracce autobiografiche, si ritrovano pure in mezzo agli scontri di Trieste del 5 e 6 novembre 1953, quando le milizie angloamericane del Territorio Libero di Trieste (TLT) sparano sulla gente che manifesta per la riannessione all’Italia, provocando 6 morti e decine di feriti. Allora la folla diventa una belva inferocita. Non avendo altre armi, in una strada “alcuni rivoltosi calano ripetutamente la saracinesca metallica sul corpo inanimato di un giovane in divisa. In una piazzetta vicina, un altro gruppo ancora, dopo aver legato per i piedi ad un furgone, un soldato già morto, ne trascinano il cadavere lungo le vie” (p. 87). L’anno dopo arrivarono i bersaglieri tra baci, abbracci e tricolori sventolanti, al suono delle campane di San Giusto.
Questa parte dei racconti è assai autobiografica, dato che la famiglia dell’Autore, dopo l’esperienza del Campo profughi di Barletta (BA), era ospitata a Servola, dalla triestina Renata, fidanzata con Robert, giovane ufficiale inglese. In quelle convulse giornate fu proprio Robert, giunto a casa ferito e senza divisa, a raccontare i fatti così descritti. Nel 1954 Robert e Renata emigrano a Johannesburg, in Sudafrica. I fatti coincidono con quanto riferiva l’ingegnere Silvio Cattalini, di ritorno da un viaggio in Australia alla fine degli anni ‘90. In quel continente Cattalini incontra un gruppo di triestini, tra i quali diversi istriani, che espongono solo bandiere triestine con l’alabarda. Nessuna italiana. Cattalini, stupito, chiede come mai fosse assente il tricolore. La risposta fu che, nel 1954, dovettero emigrare perché, essendo inquadrati nella Military Police angloamericana, rischiavano “di prenderle o di essere fatti fuori proprio dagli italiani”. Allora niente tricolore nelle loro sedi australiane di corregionali all’estero.
Udine, 11 novembre 2019, parte del pubblico della UTE alla presentazione de Il volo del Kairos al Corso di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata

Biografia dell’Autore
Bruno Pecchiari è nato a Pola il 17 Marzo 1944. È un esule istriano, uno dei tanti che “sradicò le proprie radici e se le trascinò dolorosamente appresso”. La sua carriera lavorativa con la Danieli SpA di Buttrio (UD) lo ha portato spesso all’estero, in Europa, in Asia, nel Nord Africa, nei paesi dell’ex blocco comunista ed in particolare in Unione Sovietica, DDR, Jugoslavia e Cuba. Pecchiari, socio dell’ANVGD di Udine, attualmente divide la sua esistenza tra la Francia, a Lourdes dove risiede e Feletto Umberto di Tavagnacco (UD).
Affascinato da quel meraviglioso mondo terracqueo che si estende tra coste, isole e mari, ha da sempre voluto viverlo il più intimamente possibile veleggiando tra le isole dei diversi arcipelaghi greci, lungo le coste della Turchia, della Sardegna, della Corsica e in tutto l‘arco dei Caraibi. È soprattutto all’Istria e alla Dalmazia che ha da sempre dedicato la sua attenzione ed il suo profondo amore. Un amore e una passione che nascono fin dall’infanzia grazie al nonno, marinaio nella Imperiale Marina Asburgica e al padre che, giovanissimo, s’imbarcò su una cannoniera fluviale italiana che pattugliava lo Yang Tse Kiang, il Fiume Azzurro, in Cina negli anni ‘30. In quel tempo l’Italia aveva, come altre potenze mondiali, una concessione territoriale nel Tientsin (1901-1943). Fu marinaio poi per tutto il resto della sua vita.
Sono esperienze che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di una personalità complessa, inquieta e rispettosa della condizione umana e della natura. Una personalità che ha segnato profondamente lo stile narrativo caratterizzato da una notevole capacità di dare enfasi e risonanza alle esperienze vissute, modulandole nell’ambito dei grandi eventi sociali e storici del nostro ultimo secolo. Pecchiari è senza dubbio un autore di frontiera, nel significato che ha dato alle parole Fulvio Tomizza.
Nascono così molti scritti e ricerche. Dal Diario di Bordo, 1977/2007 – Racconti. Poi c’è: La Chiave, 2005 – Raccolta di poesie. Nel 2007 pubblica La Quarta Stagione – Poesie. Un’altra serie di poesie nel 2011 col titolo: …come rosa fiorita. Medjugorie. La serie poetica prosegue con:  Dissolvenze, 2012 e con Sfrigolii, 2015. L’anno seguente è dedicato ad una ricerca storica: Assalto alla Viribus Unitis. Notte tra il 31 Ottobre e il 1° novembre 1918. Un’altra ricerca è del 2017: E Dio creò le Grandi Balene… Affascinato dalla ricerca, lavora su: 1571 - La battaglia di Lepanto. Sebastiano Venier. Il Vecchio Leone. Sempre nel 2017 produce: Avidità ed Egoismo. Dal Vecchio Testamento ai giorni nostri. Pure nel 2018 si dedica alla ricerca con: Itaca. C’è un Itaca in ognuno di noi? Nello stesso anno pubblica un lungo brano nel volume miscellaneo: Testimonianze sull’Esodo Istriano, Edizioni Medea, 2018. Poi c’è: Il Volo del Kairos, Edizioni Medea, 2018. Infine: L’Oro e la Conchiglia, Edizioni Medea, 2019.

Sfollati istriani a Tavagnacco
Pecchiari è un esule da Pola che vive a Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco (UD), oltre che in Francia. Nel 1944-1945 lo stesso paese friulano è meta di profughi di guerra; giungono le prime donne istriane sfollate, come emerge dalla letteratura locale. Danila Braidotti, detta “Nila”, ha scritto: Alore [a Fontanebuine, tal 1944] o vin scomençât a viodi tantis feminis zovinis e mancul zovinis... A jerin lis sfoladis di Pola che a vivevin tes barachis a Felet. (Allora [a Fontanabona di Pagnacco, nel 1944] abbiamo iniziato a vedere tante donne giovani e meno giovani… Erano le sfollate di Pola che vivevano nelle baracche a Feletto Umberto).
Si aggiunga il fatto che gli sfollati a Tavagnacco erano alcune centinaia, 500-600. Molti erano di Udine, a causa dei bombardamenti angloamericani. Mariano Vidulich, sfollato da Pola, muore a Tavagnacco; la notizia è del 7 marzo 1945, secondo il Libro storico della Cappellania di Adegliacco, citato da Giannino Angeli, a pagina 159 di un suo libro.
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Il libro di Pecchiari presentato a Udine
- Bruno Pecchiari, Il volo del Kairos, Pavia, Medea, 2018, pp. 224, euro 18.
ISBN 978-88-6693-134-8
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Altri cenni bibliografici
- Giannino Angeli, Viva l’Italia libera! (1943-1945). (Storia, memorie, testimonianze dei tempi di guerra nel Comune di Tavagnacco), Udine, Comune di Tavagnacco, Comitato per il 50° anniversario della Liberazione, 1994.
- Danila Braidotti, Nila, Fontanebuine, Udine, Fuoricatalogo, 2016.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI – 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

venerdì 3 marzo 2017

Funerale di Silvio Cattalini a Udine

C’erano il vice sindaco Carlo Giacomello, il presidente della Provincia di Udine, onorevole Pietro Fontanini, molte altre autorità e tanta gente al funerale di Silvio Cattalini, esule da Zara. Le esequie sono state celebrate a Udine da monsignor Giancarlo Brianti, nella Chiesa della Beata Vergine del Carmine, in Via Aquileia, opera del 1503.
Monsignor Giancarlo Brianti celebrando il funerale di Cattalini ha usato parole gentili ed affettuose con dei colti riferimenti alle Sacre scritture, tra quelli che stanno di qua e di là del mare 

Famoso perché custodisce il sarcofago di Beato Odorico da Pordenone, eseguito da Filippo De Santi tra il 1331 e il 1332, questo stesso luogo di culto, nel 1953-1958 vide la celebrazione di decine di matrimoni di giovani profughi istriani e dalmati, alloggiati al Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano.
Il feretro di Cattalini, ricoperto dalla bandiera dalmata con le teste dei tre leopardi in campo azzurro, è stato portato vicino all’altare maggiore con la scorta dei labari dell’Associazione “Giuliani nel mondo”, di Trieste e dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, di cui un alfiere portava pure una bandiera.
Tra le autorità si sono notati il senatore Mario Pittoni, la professoressa Letizia Burtulo e Paolo Braida dell’Università della Terza Età di Udine. Poi c'erano Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di UdineRenzo Pravisano, consigliere comunale a Udine, Silvano Varin, presidente dell’ANVGD di Pordenone, lo scrittore Mauro Tonino, il direttore della Biblioteca civica di Udine, Romano Vecchiet, l’ingegnere Sergio Satti da Pola, per decenni vice presidente dell’ANVGD di Udine, la segretaria Savina Fabiani e i consiglieri Fulvio Pregnolato e Franco Fornasaro.
Tra gli insegnanti presenti, si è notata la professoressa Elisabetta Marioni dell’Istituto Stringher di Udine. Tra i presenti c’era Agostino Maio, capo di gabinetto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

In prima fila c’erano i familiari, come il figlio di Fulvio e le figlie Daniela e Sandra, con i nipotini. Tutti, orgogliosamente, col fazzoletto azzurro coi tre leoni stretto al collo.

Il saluto partecipe di Carlo Giacomello, vice sindaco di Udine

Tra gli esuli c’erano Onorina Mattini e Eda Flego da Pinguente, Flavio Fiorentin e Celso Giuriceo da Veglia, Franco Fornasaro da Pirano, Giancarlo Randich, Chiara Dorini, Egle e Odette Tomissich da Fiume, Bruno Bonetti, con avi di Zara e Spalato, Giorgio Gorlato e Armando Delzotto da Dignano d’Istria, Giorgina Vatta da Pola, i fratelli Gabriele e Licio Damiani, da Lussino, Bruno Rossi con parenti da Sebenico, Angelo Viscovich da San Lorenzo di Albona. Mi scuso sin d’ora se ho dimenticato qualche altro nome, ma la chiesa era gremita di persone.
Al termine della cerimonia Carlo Giacomello ha portato i saluti di Furio Honsell, sindaco di Udine, assente perché impegnato all'estero. Giacomello ha ricordato quanto «Silvio Cattalini si sia speso per realizzare il Parco Vittime delle Foibe, inaugurato il 25 giugno 2010, per fare i convegni sull’esodo istriano sul Giorno del Ricordo e i libri su Zara e sul Centro Smistamento Profughi, da dove sono transitati oltre centomila persone in fuga dall’Istria, Fiume e Dalmazia». 
Gli ha fatto eco Pietro Fontanini. «Bisogna ricordare la grande attività di Cattalini – ha detto Fontanini – per dare dignità al popolo giuliano dalmata in fuga dalle violenze della fine della guerra e del dopoguerra, incontri pubblici, presentazioni di libri, conferenze di storici, interventi nelle scuole, come all’Istituto Stringher e allo Zanon, era una persona instancabile».
Poi ha parlato Bruna Zuccolin, vice presidente dell’ANVGD di Udine. «Il comandante degli esuli se ne è andato – ha esordito la Zuccolin, che ha parenti istriani – è volato sopra la sua Zara, che tanto amava e che tanto ci ha insegnato ad amare. Riprendiamo le parole della famiglia e del quotidiano che gli ha dedicato un articolo bellissimo per ricordarlo. Mentre leggevamo quelle parole, ci sembrava che Silvio fosse ancora accanto a noi e che stessimo leggendo e commentando insieme, come eravamo soliti fare».
In prima fila Carlo Giacomello, vice sindaco di Udine e Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, con le fasce delle istituzioni pubbliche

Poi la Zuccolin ha aggiunto: «Il Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD vuole ricordare il proprio presidente, il creatore, l’anima, la guida, la figura caratterizzante dell’associazione stessa. Silvio ha percorso il tragitto del profugo, dell’esule. Nel proseguo della vita, la passione, la nostalgia, la volontà di tornare a Zara gli hanno fatto accettare la nuova realtà, con cui si è sempre confrontato serenamente, divenendo il fondatore della politica del disgelo tra le opposte rive dell’Adriatico. Silvio è stato un grande uomo, di grandi passioni e di grandi imprese, ma anche umile, come lo sono i grandi. Amava raccontare, amava scherzare e sorridere, amava la vita. Ci ha dato e ci ha insegnato tanto. Noi abbiamo il dovere di raccogliere la sua eredità morale e di portare avanti con altrettanta passione e impegno quello che ha costruito. Grazie Silvio!».

In seconda fila i figli e i nipoti del compianto Silvio Cattalini
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Le belle parole di Lucio Toth
Pubblichiamo volentieri l’intervento di Lucio Toth, datato 3 marzo 2017 col titolo: “Se ne è andato un dalmata vero. Uomo forte e schietto, Silvio Cattalini resterà una figura indimenticabile della diaspora giuliano-dalmata”.
“Ora è volato nella sua Zara…” Così mi ha annunciato la morte di Silvio Cattalini l’amico Rudi Ziberna nella notte fra il 28 febbraio e il 1° marzo. Un colpo per tutti noi, “veci” dell’ultima generazione di esuli nati nelle nostre città ancora italiane.
Ma ci ha lasciato Silvio un esempio di serena e combattiva tenacia, una fiaccola accesa da portare con orgoglio nel buio di una memoria che ci veniva disconosciuta.
Una memoria al cui recupero Cattalini ha dato un contributo decisivo. Sulle orme del padre Toto, barcagnusso patocco (di Barcagno schietto; la riviera di Barcagno è nella parte di Zara dove c’era la fabbrica dei Luxardo e il villino Calestani), costruttore di maone e brazzere (imbarcazioni tipiche), di armi da regata, di barche da diporto per solcare le onde delle nostre isole, Silvio ne ereditò l’amore per la ricerca storica su eventi che aveva vissuto in diretta nei giorni più tragici della nostra vicenda di istriani, fiumani e dalmati.
Questa immagine è stata composta appositamente in memoria di Silvio Cattalini da Claudio Ausilio, delegato provinciale dell'ANVGD di Arezzo, dopo aver letto il toccante intervento di Lucio Toth

I convegni di studio da lui organizzati con il comitato provinciale di Udine dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e altri comitati in tutta Italia nei decenni fra il 1990 e il 2010 - e ancora dopo quando la sua fibra cominciava a denunciare i primi cedimenti dell’età - instancabile sempre e inventore di tematiche che spaziavano su tutta la storia degli italiani dell’Adriatico orientale, sono stati decisivi, con gli atti che con umile pazienza ricostruiva, per far conoscere e diffondere la realtà umana di una gente che ha dato all’Italia nei secoli artisti e scienziati, letterati e uomini d’azione che ne hanno definito l’identità nazionale, dai due Laurana all’Orsini, a Francesco Patrizi, al Tommaseo.
Era forte di carattere come le rocce della sua Dalmazia e schietto di linguaggio, quando voleva denunciare, senza arroganza, quelle che lui riteneva debolezze e contraddizioni delle nostre associazioni di esuli.
E tra quelle isole, quelle scogliere, quei valloni avvolti da boschi di  pini, tornava ogni estate per pescare spari e branzini e nuotare nel suo mare, quasi gli comunicasse ogni volta il ritmo vitale dell’infanzia e dell’adolescenza, come tutti noi sentiamo quando ci immergiamo in quelle acque limpide e sincere che ci hanno insegnato il coraggio e l’orgoglio di dalmati, la sicurezza nell’affrontare le avversità, la poesia ritrovata di un tramonto tra gli scogli del Quarnaro e l’arcipelago di Zara. Addio, Silvio".
Lucio Toth, Presidente onorario Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Trieste.

La bandiera coi tre leopardi dalmati sulla bara
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Altri piccoli messaggi dal web
Sono state segnate le condoglianze dall’ANVGD di Grosseto, di Arezzo e di altre località, anche dall’estero, come per i dalmati di Toronto, Canada, o per quelli dagli USA.
Daniela Dotta, dal Veneto, riferendosi al nostro Cattalini, il 28 febbraio 2017 ha scritto in Facebook: «Un grande simpatico Leone sempre senza fazzoletto ai raduni… Ci mancherai al banchetto, ma un fazzoletto te lo metteremo comunque da parte».
Oreste Pocorni, nato a Zara nel 1939, esule a Ravenna su Facebook il 1° marzo 2017 ha scritto «Ho dei bei ricordi di alcuni viaggi a Zara in cui era un appassionato e competente guida».
Mauro Tonino, il 3 marzo 2017, ha scritto in Facebook: « Ci ha lasciati l'ingegner Cattalini, anima e Presidente dell'A.N.V.G.D. Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Udine, esule di Zara e ponte tra chi ha dovuto andar via e chi è rimasto. Un uomo fermo nelle sue convinzioni e costante nell'opera di divulgazione storica sui tragici fatti che toccarono Istria e Dalmazia, sempre espressi con pacatezza e saggezza. Mi piace ricordarlo così, mentre presentavo il mio romanzo ROSSA TERRA proprio presso la sede dell'Associazione, sorridente, come ogni volta che si parlava di quella splendida terra che sta di là dell'Adriatico. Buon vento Silvio!».


Il cordoglio di Carlo Montani, esule da Fiume e di Giorgio Gorlato, da Dignano d'Istria
Riporto qui di seguito un commosso intervento sulla scomparsa di Cattalini inviatomi da un esule da Fiume. Si tratta di Carlo Cesare Montani, ora a Trieste.

«Caro Professore,
trovandomi fuori sede, apprendo soltanto ora la tristissima notizia della scomparsa di Silvio Cattalini, che mi colpisce dolorosamente, avendo avuto la ventura di conoscere da lunga data il versatile patriottismo e la viva umanità di un Uomo che, come tutti noi, era molto legato ai valori della tradizione, pur essendo sempre disponibile ad ascoltare anche le ragioni degli altri. Silvio era una roccia, tanto da far pensare a tutti noi che il suo fosse un messaggio perenne di forza e di continuità.
L’ingegner Cattalini era stato anche un importante Dirigente d'Azienda, e quindi avevo potuto apprezzare, a più forte ragione, le doti di pragmatismo e di realismo del Collega, sempre pronto ad impegnarsi, tra l'altro, a favore di una categoria troppo spesso bistrattata, ma di fondamentale importanza nella vita economica. Erano doti che, direi naturalmente, aveva trasferito anche nell'associazionismo giuliano-dalmata.
Amava la vita, come è stato giustamente ricordato, ma partecipava alle iniziative della nostra memorialistica più impegnata in modo assai sentito, talvolta commosso: come mi accadde di constatare, ad esempio, in occasione della scopertura del Cippo di Pagnacco in memoria dell'eroico Maresciallo Arnaldo Harzarich, protagonista dei recuperi di non poche Vittime delle Foibe dopo la "prima ondata" del 1943.
Sono ricordi molteplici, che si estendono alla presenza di Cattalini, quale Vice Presidente Nazionale dell'ANVGD, a diverse iniziative del Comitato di Firenze, tra cui la presentazione del mio libro dedicato a Don Luigi Stefani, Concittadino di Silvio, Cappellano degli Alpini e grande patriota; o la scopertura del Cippo di Trespiano in onore di tutte le nostre Vittime.
Non era alieno dal capire le ragioni degli altri: giova ripeterlo, per aggiungere che le discuteva, anche in occasione di valutazioni dissenzienti, in un'ottica di dialogo, di confronto e di approfondimento, ed in ogni caso di amicizia, che mai avrebbe rinnegato, al pari degli affetti familiari, cui era legatissimo, al pari dei cavalieri senza macchia del buon tempo antico. In questo senso, resta un esempio ed un punto di riferimento per tutti, suffragando la continuità delle Presenze davvero egregiamente meritevoli : "non omnis moriar"!

Carlo Cesare Montani
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Anche Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria a Udine, ha voluto esprimere i suoi sentimenti riguardo alla scomparsa di Silvio Cattalini.

"Caro prof. Elio Varutti,
come al solito sei stato molto puntuale, attento, sensibile e circostanziato nel descrivere e fare memoria del momento particolarmente doloroso e commovente dell'ultimo saluto che, in una Chiesa del Carmine affollata di Autorità, esuli e cittadini udinesi. È stato dato al nostro "mitico", insostituibile presidente ingegnere Silvio Cattalini. Con la sua instancabile energia, con la sua voglia incrollabile di tenere sempre accesi il ricordo e la memoria della sua Zara e delle nostre terre perdute, Silvio Cattalini è già entrato, a buon diritto, nella storia del nostro drammatico esodo e, più in generale, del triste dopoguerra dell’Italia tutta. È stato un personaggio di grande valore, figura carismatica e trascinante, schietto, simpatico a tutti. Per tanti anni è stato un punto di riferimento ineguagliabile dell’ANVGD di Udine e non solo, avendo ricoperto incarichi importanti in seno all’Associazione anche a livello nazionale. Tutta la mia stima ed il mio affetto vadano all’ingegnere Silvio Cattalini al quale volevo, anzi, voglio molto bene. Egli occuperà per sempre un grosso spazio nella mia memoria e nel mio cuore. “A Dio” indomabile leone di Zara! Grazie Elio per il tuo prezioso ricordo del nostro amato Presidente".

Giorgio Gorlato

Una poesia di Giuseppe Bugatto
Di un altro zaratino, nato nel 1924, si propone ora una poesia in quel dialetto che risuona da secoli nelle calli e nelle strade di Zara. È una lirica di Giuseppe Bugatto, deceduto esule a Udine nel 2014, tratta dal suo piccolo libro intitolato “El ramo scavezzà”, pubblicato dall’ANVGD di Udine nel 1990, con disegni di Melisenda de Michieli Vitturi. Ricordo che il professore Giuseppe Bugatto era detto "Juniore", per non confonderlo con l'omonimo, pure lui di nome Giuseppe Bugatto (Zara 1873-Grado 1948), che fu deputato al parlamento di Vienna . 
Tramonto in riva è la poesia di Bugatto che ho scelto per ricordare Silvio Cattalini.  

Tramonto in riva
El mar xe una lastra de luse,
i veri
infogai dal tramonto
par stizzi che brusa.
Un caicio
xe fermo in Canal
nel cor
de sta luse difusa
la riva
la par de coral
e nel grando silenzio
incantado
se senti svolar el cocal.

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Riferimenti  bibliografici
- Mario Blasoni, Fu il primo a proporre la politica del disgelo, «Messaggero Veneto», 1 marzo 2017, p. 19.
- Emilia Calestani, Memorie. Zara, 1937-1944, (1.a edizione: Sanremo, provincia di Imperia 1978), a cura di Sergio Brcic e Silvio Cattalini,  Udine, Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, 2013.
- Antonio Cattalini, I bianchi binari del cielo, Trieste, L’Arena di Pola, 1990.

- Paolo Medeossi, Addio a Cattalini, bandiera degli esuli, «Messaggero Veneto», 1 marzo 2017, p. 19.
- Giacomina Pellizzari, L'addio a Cattalini: "Grazie all’ingegnere che portò Zara tra noi", «Messaggero Veneto», 4 marzo 2017, p. 23.
- Rosanna Turcinovich Giuricin, Addio al fautore della politica del disgelo, «La Voce del Popolo», 2 marzo 2017.
Rosanna Turcinovich Giuricin, Gli appunti di Stipe in italiano e in croato perché i giovani conoscano le radici della storia, «La Voce del Popolo», 31 dicembre 2016.

- Elio Varutti, Il Campo profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Edizioni ANVGD Comitato provinciale di Udine, 2007.
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Le fotografie sono di Fulvio Pregnolato, che ringrazio per la cortese collaborazione.
Redactional e networking di Elio Varutti.


Rassegna stampa



L'ultimo atto

martedì 24 novembre 2015

Silvio Cattalini, da Zara, biografia



Nato il 2 giugno 1927 a Zara, quando apparteneva al Regno d’Italia, Silvio Cattalini è figlio di Antonio e di Gisella Vucusa. Conobbe in età giovanile Ottavio Missoni, stilista del “Made in Italy”. Cattalini (italianizzato sotto il fascismo, nel 1933, da: Cattalinich) è un cognome che si nota in occasioni forti della storia zaratina, come accadde per un famoso successo sportivo, un primato ancor oggi, con la presenza di ben tre fratelli Cattalini (uno dei quali era il padre di Silvio) sull’imbarcazione “otto con” che vinse alle Olimpiadi di Parigi nel 1924 la medaglia di bronzo nel canottaggio. I tre fratelli Cattalinich vincitori erano Simeone, Francesco e Antonio, per la Società Diadora di Zara. Diadora è uno dei nomi di Zara, usato all’epoca dell’Antica Roma.

 
  Silvio Cattalini
Silvio Cattalini frequentò le scuole a Zara, come il liceo “Nicolò Tommaseo” e, ancor ragazzo, dovette assistere al primo bombardamento angloamericano sulla città dalmata il 2 novembre 1943. “Quel primo bombardamento notturno alle 8 di sera – ha detto Silvio Cattalini – ha provocato 163 morti e 260 feriti, oltre a decine di case distrutte o danneggiate; molte persone stavano riparate in un rifugio para schegge vicino a casa mia… che impressione, la mattina dopo ho visto intere famiglie morte bruciate”.
Nel secondo bombardamento perse la zia Caterina Cattalini. In quell’occasione fu colpito il vaporetto, causando 30 vittime. “Iera domenica el vaporetto se scostava dal molo de Barcagno e la riva mia zia de corsa per ciaparlo all’ultimo momento – ha raccontato Silvio Cattalini – così se tornà indietro per caricar zia Caterina, poco dopo i riva i aerei e i lo colpise, afondaldolo. Dopo son andà col barcaiolo e il prete a cercar la zia morta, tuti i compaesani i se dava da far, così la gavemo trovada in mezzo a un mucio de cefali luccicanti morti coi scoppi delle bombe”.
Da Zara bombardata ci furono i primi sfollati verso Lussino, Pola, Trieste, il Friuli o le Marche. Il cantiere di Antonio Cattalini fu occupato dai tedeschi, che costrinsero il titolare e le maestranze a lavorare per il loro naviglio. Con il 10° bombardamento angloamericano la città di Zara fu praticamente rasa al suolo; figurarsi cosa iera dopo il 54° e ultimo scarico di bombe. Alcuni sfollati si erano ridotti a vivere nel cimitero. Era il 1944 e i tedeschi vietarono l’ingresso alla città. Così anche i Cattalini si rifugiarono a Lussino.

1. L’esodo a Milano
Finita la guerra, dopo del 25 aprile 1945, Silvio Cattalini, come accadde ad altri giovani italiani dell’Istria e della Dalmazia, fu arruolato “di forza” a Lussino e portato a Pola, nella Marina Jugoslava. “Iera solo el bereto con la scritta Rat Mornarica (“Marina da Guerra”, copiando dal tedesco “Kriegsmarine”) – ha detto Cattalini – la divisa e i stivai iera quela dei tedeschi, il cinturon gaveva il teschio con la scritta “Got mit Uns” (Dio è con noi) tuti i ne rideva”. Poi a Pola giunsero le truppe neozelandesi, allora molti ragazzi “ciapadi per forza in quela divisa” ne approfittarono per darsela a gambe, col lasciapassare del Comitato di Liberazione Italiano e dei Neozelandesi. Silvio Cattalini saltò su di un camion di patate diretto a Trieste. Iniziò così il suo esodo, mentre il padre Antonio, classe 1895, veniva arrestato e imprigionato dai titini per tre lunghi anni di lavori forzati “per collaborazionismo coi tedeschi – spiega Cattalini – ma i tedeschi se non se lavorava per lori i te copava subito, tocava armarghe le navi”. Antonio Cattalini fu in cella a Lepoglava, vecchio carcere asburgico, col cardinale Alojzije Viktor Stepinac.
Silvio Cattalini in esilio studiò alla facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano, dove si laureò. Dal 1950 al 1963 lavorò alle Acciaierie Falck di Milano. Poi per due anni fu a Udine alla Safau, dove conobbe l’ingegnere Luigi Danieli. Per un decina di anni fu impegnato con la Deriver di Torre Annunziata, provincia di Napoli. Dopo il terremoto del 1976 Cattalini operò in Friuli, per venti anni, in qualità di libero professionista, fino alla pensione.
Silvio Cattalini si sposa con Amalia Stradella Cirello nel 1952, che gli da tre figli: Fulvio Cattalini (1958), ingegnere, professore di matematica all’Istituto per geometri “J. Kennedy” di Pordenone, Sandra Cattalini (1964), radiologa all’Ospedale di Udine e Daniela Cattalini (1968), archivista all’Università di Udine.
Un cugino di Silvio Cattalini è impegnato nell’associazionismo degli adriatici in Friuli Venezia Giulia verso il 1970. Si tratta di Antonio Cattalini, nato a Zara e presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), come ricorda «L’Arena di Pola» del 17 marzo 1970. Antonio Cattalini (1925-1975), laureato in giurisprudenza, collaborò con la redazione di Gorizia de «Il Piccolo», oltre che con «L’Arena di Pola» e con uno studio di avvocati.
Silvio Cattalini

2. L’impegno nell’associazionismo giuliano dalmata a Udine
Anche Silvio Cattalini decide di impegnarsi e nel 1972 viene eletto nel direttivo del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD. Assieme al segretario Bruno Benedetti cerca di risollevare la sorte di quell’organismo di esuli, dato che non era riuscito a superare la crisi dei soci più giovani degli anni Sessanta e con una situazione interna “da qualche tempo rimasta senza guida”, come scrisse Mario Blasoni sul «Messaggero Veneto» del 7 febbraio 2005. I soci dell’ANVGD di Udine nel 1973 erano solo 63, mente nel 1974 passarono a 408. Oltre ad organizzare diversi eventi culturali, di commemorazione religioso-patriottica e di svago (feste di Carnevale per i bimbi, gare gastronomiche e lotterie) per i soci, l’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini, nel 1975 iniziò a proporre il dialogo con gli italiani delle terre abbandonate, con i “rimasti”. Furono così organizzate delle gite in Istria, annessa da Tito alla Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia nel 1945. Per molti esuli fu la prima volta dopo la fuga dall’Istria e dalla Dalmazia. Nel 1982, quando i soci erano 430, la tradizionale gita dell’ANVGD di Udine giunse a Zara e Sebenico, passando per Fiume. Dal 1991 la Jugoslavia si dissolse, generando con violente guerre una serie di repubbliche balcaniche. Nonostante tali tensioni politico militari, nel 1994 l’ANVGD di Udine organizzò una gita a Capodistria, Parenzo e Rovigno.
Tra le più vistose attività organizzate dall’ANVGD di Udine, guidato da Silvio Cattalini, ci fu nel 1996 una serie di “crociere della pace”. La prima di tali navigazioni, svolta dal 5 all’8 aprile tra le isole dalmate, Zara, Spalato e Ragusa fu definita da Mario Blasoni sul «Messaggero Veneto» del 7 febbraio 2005 come il “capolavoro di Cattalini”. L’arrivo della motonave italiana Iris, con 270 partecipanti, tra i quali molti esuli e simpatizzanti, fu accolto da incredibili feste degli autoctoni: autorità pubbliche in prima fila, ragazze in costume tradizionale con mazzi di garofani, musica e canti croati. Ragusa apparve spettrale, pur nella sua grandiosità, per i segni delle granate serbe sui tetti e sulle facciate delle case. La città era presidiata dalle truppe ONU francesi e spagnole, per prevenire bombardamenti delle milizie serbe. 
L’approdo di quella comitiva di turisti fu interpretato, con larga eco sulla stampa croata locale, come primo segnale di ripresa economica per la storica città marinara. Dal 25 al 28 aprile la crociera fu replicata per altri 250 partecipanti. La terza incredibile crociera in Dalmazia si svolse dal 18 al 22 settembre per oltre 300 partecipanti. Tali esperienze furono riproposte negli anni successivi. Nel 1997 vi furono quattro crociere, con centinaia di partecipanti.

3. Fautore della politica del disgelo in Dalmazia
Nonostante la guerra del Kossovo del 1999, Cattalini dal 2000 propose la “politica del disgelo” tra le opposte rive dell’Adriatico; per questo motivo viene ricordato in letteratura. Si veda ad esempio: Luciano Monzoli, Gli italiani di Dalmazia e le relazioni italo-jugoslave nel Novecento, Venezia-Mestre, Marsilio, 2015.
Sotto la spinta ideale di Cattalini il 10 febbraio 1990 viene inaugurato il Monumento “Ai Giuliani e Dalmati caduti nel nome dell’Italia”, col sindaco Piergiorgio Bressani. Si trova a sinistra dell’ingresso principale del Cimitero monumentale di Udine, in Viale Firenze. Sotto la scultura dell’artista Nino Gortan, originario di Pinguente d’Istria, durante le ricorrenze degli esuli, viene deposta una corona d’alloro. Su una lapide in pietra di Aurisina, l’altorilievo in bronzo di Gortan rappresenta due uomini agganciati per un braccio che cadono nel vuoto di una foiba. Nino Gortan (1931-2001), artista esule dall’Istria, aveva radici carniche ottocentesche a Luincis di Ovaro, provincia di Udine. Dopo l’esodo l’artista visse e lasciò varie opere a San Daniele del Friuli, in provincia di Udine.
Dopo l’istituzione del Giorno del Ricordo, nel 2004, l’attività dell’ANVGD di Udine si orientò sulle iniziative culturali e religioso-patriottiche, in ricordo delle vittime nelle foibe. Il 26 giugno 2010 ci fu l’inaugurazione a Udine, col sindaco Furio Honsell, del Parco Vittime delle Foibe, in Via Bertaldia, angolo Via V. Manzini. Molte attività sulla tematica dell’esodo giuliano dalmata vengono intraprese nelle scuole nel periodo 2005-2015.
26 giugno 2010 - Silvio Cattalini all'inaugurazione a Udine, col sindaco Furio Honsell, del Parco Vittime delle Foibe, in Via Bertaldia, angolo Via Manzini.

4. Cariche istituzionali   
Cattalini verso gli anni ‘70 fu segretario dell’Unione Cattolica Industriali e Dirigenti (UCID) di Udine e vice presidente dell’Associazione Dirigenti Industriali, nel periodo 1980-1985. Dal 1972 è presidente del Comitato Provinciale di Udine, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). È stato vice presidente nazionale dell’ANVGD nel periodo 1985-2005. 
Il 5 giugno 2000 è stato nominato commendatore dal Presidente della Repubblica Ciampi. Nel 2014 Silvio Cattalini è nel Consiglio Direttivo dell’associazione “Giuliani nel Mondo” e visita parte dei 60 sodalizi in Argentina, Australia, Brasile, Canada e USA

5. La fine a Udine
Silvio Cattalini è deceduto a Udine, dopo grave malattia, il 28 febbraio 2017. 
Questo è il testo del necrologio pubblicato dalla famiglia Cattalini sul “Messaggero Veneto” di Udine del 2 marzo 2017.
«È volato sopra la sua Zara
Comm. Dott. Ing. SILVIO CATTALINI
esule da Zara
Ne danno il doloroso annuncio la famiglia Cattalini e parenti tutti.
I funerali avranno luogo venerdì 3 marzo, alle ore 10.30, nella Chiesa della B.V. del Carmine di via Aquileia, partendo dall'Ospedale Civile di Udine.
Seguirà tumulazione presso il cimitero di Marsure di Aviano (PN).
Un particolare ringraziamento al dott. Roberto Petri, dott. Alessandro Rosignoli, a tutto il personale medico e paramedico del reparto di chirurgia dell'Ospedale Civile di Udine, del RSA della Quiete, dell'Hospice del Gervasutta per l'alta professionalità e sensibilità.

Un grazie di cuore al Sindaco prof. Furio Honsell e a tutti gli amici che fino all'ultimo gli hanno saputo regalare un sorriso.


Il Messaggero Veneto - ADESIONE
Titita Pittana Chiara Dorini e Fulvio Pregnolato Marina Romano

Il Messaggero Veneto - PARTECIPAZIONE
L'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste ricorda con affetto e gratitudine l'amico SILVIO CATTALINI Componente del Consiglio Direttivo e per molti anni Vice Presidente del Sodalizio.

Il Messaggero Veneto - PARTECIPAZIONE
La Storia perde un Grande Uomo, l'ANVGD il suo Presidente Ing. SILVIO CATTALINI esule da Zara La Vicepresidente, il Consiglio Direttivo e gli Associati dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Udine piangono la scomparsa del loro Presidente, uomo straordinario e instancabile, che ha insegnato tanto a tutti noi, e si uniscono al dolore della Famiglia.

Il Messaggero Veneto - ADESIONE
- Giorgio e Graziella Gorlato»».

Savina Fabiani, segretaria ANVGD di Udine e Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine alla messa del Natale dell'esule 2016. Fotografia di Elio Varutti.

6. Bibliografia personale
-          Silvio Cattalini (a cura di), «Il Campanile», periodico del Comitato Provinciale di Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), anni ‘70 e ‘80.
-           Silvio Cattalini (a cura di), «Notiziario», periodico del Comitato Provinciale di Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), anni ’90-2006.
-          Silvio Cattalini, Intervento, in AA. VV, Nel trentennale dell’insediamento della comunità istriano-veneta alle Villotte di San Quirino (PN) 1960-1990, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 1991, pp. 39-41.
-          Antonio Cattalini, Una giornata di viaggio nella memoria, Atti del convegno di Gorizia 28.10.1995, a cura di Silvio Cattalini, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 1996.
-          Silvio Cattalini, (a cura di), Contributo alla conoscenza della storia e della cultura dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, Corso di aggiornamento per insegnanti delle scuole medie, Udine febbraio-aprile 1999, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 2000.
-          Niccolò Tommaseo a 200 anni dalla nascita: atti del convegno di studi, Udine, 9 ottobre 2002, a cura di Silvio Cattalini, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato Provinciale di Udine, 2003.
-          Silvio Cattalini, (a cura di), Pola, Capodistria, Fiume, Zara, da Selenico a Ragusa, in VHS e DVD, adattamento del testo di Rosanna Turcinovich Giuricin, Video Engineering Gorizia, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 2004.
-          Antonio Cattalini, I bianchi binari del cielo. Zara 1943-1944, a cura di Silvio Cattalini, (1.a edizione: L’Arena di Pola, Gorizia, 1965, 2.a edizione: ANVGD, Udine, 1990) 3.a edizione, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 2005.
-          Giorno del Ricordo. Architettura adriatica tra le due sponde [Audioregistrazione] / di Luigi Tomaz ; [interventi di] Giorgio Cacciaguerra, Giulio Avon ; [introduzione di] Silvio Cattalini ; [moderatore] Romano Vecchiet. - [Udine] : [s.n.], 2007. - 2 audiocassette (150 min.)
-          Prefazione a: Elio Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2007.
-          Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata [Audioregistrazione] : critica del neoclericalismo di Paolo Bonetti / intervento di Giannino Angeli ; introduzione di Silvio Cattalini ; moderatore: Romano Vecchiet. - [Udine : s.n.], 2008. - 1 audiocassetta (90 min.). - (Incontri con l'autore ; 2008/02/08)
-          Silvio Cattalini (a cura di), Rassegna stampa. Foibe, finalmente un monumento a Udine 25 giugno 2010, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 2010.
-          Dove danzavano le streghe di Gabriella Chmet [Audioregistrazione] / presentazione di Silvio Cattalini e Romano Vecchiet ; lettura del racconto a cura di Titti Bisutti. - [Udine : s.n.], 2010. - 1 audiocassetta (90 min.). - (Incontri con l'autore ; 2010/02/09)
-          Le foibe giuliane [Audioregistrazione] : note e documenti di Elio Apih / interventi di Silvio Cattalini e Stelio Spadaro. - [Udine : s.n.], 2011. - 1 audiocassetta (90 min.ca.). - (Incontri con l'autore ; 2011/02/09)
-          Introduzione a: Antonio Cattalini, La mia città. Zara oggi, a cura di Silvio Cattalini, (1.a edizione: 1975), 2.a edizione, s.l., L’Arena di Pola, stampato da Graphis, Fagagna, Udine, 2012.
-          Emilia Calestani, Memorie. Zara 1937-1944, a cura di Sergio Brcic e Silvio Cattalini, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, 2.a edizione, 2013.
-          Prefazione a: R. Bruno, E. Marioni, G. Martina, E. Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Udine, Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher”, Udine, 2015.
-          Presentazione a: Franco Fornasaro, Gli appunti di Stipe. Romanzo documentario, Udine, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2015.

 Silvio Cattalini

   7. Riferimenti bibliografici e sitologia
  - Mario Blasoni, “Da 30 anni è il comandante degli esuli”, in M. Blasoni, Cento udinesi raccontano, Udine, La Nuova Base, volume II, pp. 327-330.
- - Paolo Medeossi, Addio a Cattalini, bandiera degli esuli, "Messaggero Veneto", Udine, 1° marzo 2017.
  - Elio Varutti, Funerale di Silvio Cattalini a Udine, 2017.