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martedì 9 aprile 2019

Omaggio a Arturo Zardini in Castello a Udine, grande successo


Quando il maestro Tammelleo ha iniziato a suonare all’oboe Stelutis alpinis, il pubblico nel Salone del Parlamento a Udine è rimasto a bocca aperta. Che serata meravigliosa! 
Udine 6.4.2019, autorità, artisti, relatori e cori alla serata in omaggio a Zardini in Castello. Fotografia di Daniela Conighi

Anche la bellezza dei canti del soprano Carol Hoefken ha toccato vette altissime. Accompagnata al pianoforte da Alessandro Tammelleo, la maestra Hoefken, incantando tutti, ha eseguito per prima Serenade. Non sono state da meno le serenate successive, opera di Arturo Zardini, di cui si celebrava il 150° anniversario della nascita. La soprano peruviana, accompagnata sempre al pianoforte, ha interpretato Lusignutis (Lucciole) e La gnot d’Avrîl. Poi ha completato il suo esemplare concerto con L’Ave (L’antenata) e con Primevere.
Come mai un Omaggio ad Arturo Zardini nel Castello di Udine gremito di persone? “Per onorare il grande compositore friulano, autore di Stelutis alpinis – ha detto Pietro Fontanini, sindaco di Udine – volevamo questo salone, dove si tenevano le riunioni del parlamento della Patria del Friuli”. Arturo Zardini era nato a Pontebba il 9 novembre 1869 e morì a Udine il  4 gennaio 1923. Ivan Buzzi, sindaco di Pontebba, ha fatto eco a Fontanini, ringraziando gli organizzatori per la straordinaria serata e ricordando il valore del suo illustre compaesano che scrisse Stelutis alpinis a Firenze, in esilio durante la Grande Guerra.
Udine, Salone del Parlamento del Friuli, il pubblico per l'Omaggio a Zardini. Fotografie di E. Varutti

L’originale evento è stato organizzato il 6 aprile 2019 dall’Associazione Musicologi di Gemona del Friuli, in collaborazione con il Comune di Udine e con quello di Pontebba, con l’appoggio della Società Filologica Friulana e dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane (Arlef). La replica del concerto si tiene a Pontebba il 13 aprile 2019, alle ore 20,30 nella sala consiliare.
L’incontro si era aperto con l’esibizione del coro Arturo Zardini di Pontebba, diretto da Patrizia Taddio, presentati da Tammelleo.  Sono stati eseguiti in modo magistrale Il salût e La roseane. Poi c’è stata una Serenade , sottotitolata A racuei, visto l’alto numero di serenate di Zardini, vicine assai alle composizioni dei grandi della musica, come Puccini o Beethoven. Spettacolare è stato Il Cjant de Filologiche interpretato dal coro Zardini al termine della prima parte. A seguire c’è stato un intervento di carattere biografico con diapositive su Zardini a cura del professor Elio Varutti, del Consiglio generale della Società Filologica Friulana, oltre ad un altro momento per un’intervista a Giuliano Rui, nipote di Arturo Zardini.

Per chiudere la serata musicale c’è stato il coro Primavera di Udine, sorto negli ambiti dell’Istituto commerciale “A. Zanon”. È stata eseguita Autùn con soprano, pianoforte e coro Primavera. A seguire si è potuto ascoltare il Cjant a Gurizze dagli stessi esecutori, tanto per celebrare il 100° anniversario di nascita della Società Filologica Friulana, avvenuta a Gorizia nel 1919. Poi c’è stata La Staiare. Il gran finale non poteva che essere dedicato a Stelutis alpinis, cantata dal coro Zardini, col coro Primavera e con la soprano. Grande emozione in sala e convinti applausi.
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Alessandro Tammelleo presenta la splendida serata al pubblico. Foto di Leoleo Lulu

Sitologia
Omaggio ad Arturo Zardini, cantore del Friuli. Un prodotto in Power Point sulla vita del grande compositore italiano.

Bibliografia

- Giuliano Rui e Mario Faleschini, Turo Zardini, soldât, musicist e poete, Comune di Pontebba, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco (UD), 2003.

- Sergio Piovesan, Canti friulani musicati da Arturo Zardini. 37 testi di Zardini, di altri autori e popolari con commenti e brevi note biografiche, Comune di Pontebba, Associazione Coro Marmolada di Venezia, 2018.

La soprano Carol Hoefken nella Serenade. Foto di Leoleo Lulu
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu, Elio Varutti e di Daniela Conighi.
Elio Varutti commenta la vita del grande compositore Arturo Zardini. Foto di Leoleo Lulu

Castello di Udine - Apre l'incontro il sindaco Pietro Fontanini. Foto di E. Varutti

Castello di Udine, Giuliano Rui, nipote di Zardini, mostra con orgoglio il manoscritto originale di Stelutis alpinis. Foto di Leoleo Lulu


Rassegna Stampa dal "Gazzettino" e "La Vita Cattolica"


Dal Messaggero Veneto, col curioso esempio di... disgrafia nella parola "nascista".

giovedì 26 luglio 2018

Te lo giuro sul cielo, romanzo di Luigi Maieron presentato a Udine alla Libreria Friuli


“Siamo in diretta col Fogolâr Furlan del Nord California” – ha esordito così Sara Rosso, libraia visionaria, nel presentare al pubblico Luigi Maieron e Mario Brandolin
Luigi Maieron e Mario Brandolin, al microfono, presso la Libreria Friuli di Udine. Fotografia di Elio Varutti

L’affollato evento si è tenuto alla libreria Friuli di Largo dei Pecile a Udine il 25 luglio 2018, alle ore 19. È stato molto incisivo Brandolin, giornalista del «Messaggero Veneto», nell’introdurre lo scrittore e musicista Maieron. “Tra te e tua madre Cecilia – gli ripeteva ancor prima dell’inizio della bella serata – c’è una sintesi hegeliana”. Così diciamo subito che il libro Te lo giuro sul cielo, dell’editore Chiarelettere di Milano, è un po’ autobiografico. 
Contiene storie d’affetto, storie di famiglia e storie di paese, perché nella piccola comunità il piacere o il dolore privato si riverbera fra tutti gli abitanti. Così la felicità non è solo di uno, ma di tanti; così pure la disperazione si annacqua. Il dispiacere, terapeuticamente, si attenua.  
Poi si è aperto l’incontro, fra risate, applausi e segni di sconforto. “Questo è un romanzo di formazione – ha detto Brandolin – perché l’autore descrive molte parti della sua vita, come quando visse il ’68 dei ragazzi coi capelli lunghi e della contestazione, tipo altri autori come Paolo Medeossi e Carlo Bressan”. 
Ha ragione Brandolin quando ha spiegato che “il ’68 in Carnia è musicale, coi capelloni e i jeans”. Ha poi voluto soffermarsi sulle grandi qualità dell’ultimo libro di Maieron. “Luigi scrive senza costruzioni mentali ideologiche – ha precisato – trasmette la non violenza e vi assicuro che queste pagine sono prodighe di suscitare emozioni forti nel lettore”.
Un originale scatto fotografico di Leoleo Lulu, di Udine

Mentre i due relatori parlavano, il pubblico poteva ammirare alle pareti della indaffarata libreria un’originale mostra fotografica dal titolo: “Dal ’68 agli anni di piombo” curata da Francesco Rodaro e Sara Rosso, con fotografie di Paolo Jacob. Questo intreccio di arte fotografica con la musica della chitarra di Maieron e la letteratura sono state come la ciliegina sulla torta di panna montata per la indimenticabile serata culturale.
Poi il giornalista ha rivolto alcune domande allo scrittore. La prima è sulla mamma Cecilia. “È un libro sincero – ha detto Maieron, facendo un preambolo, come certi onorevoli – forse è un libro con una certa crudezza, ma profondamente autentico, poi mi sono scrollato di dosso un po’ di dolore con la scrittura e mi piacerebbe che l’io narrante per voi lettori diventasse un noi, così potrete identificarvi con queste storie, perché alla fin fine tutte le mamme hanno qualcosa di straordinario”. 
Cecilia Boschetti, la mamma di Maieron, è deceduta nel 2017, come si legge nell’orientata (e utile al lettore) biografia riportata, assieme a quella di altri personaggi del romanzo, in fondo al volume. Cecilia è stata una ragazza madre. Amava la musica e la sua fisarmonica. Era una donna aggressiva. Non giocava con le bambole. Voleva e si prendeva la sua autonomia. “Invece di crescere nel passeggino o nel girello – ha spiegato l’autore di Cercivento – io stavo a cavalcioni del serbatoio della moto Gilera, con cui mia madre mi portava in giro per il paese”.
Sara Rosso, Luigi Maieron e Mario Brandolin alla presentazione udinese di Te lo giuro sul cielo. Fotografia di Leoleo Lulu

Cecilia è stata una grande musicante, come i suoi avi. Era una musica semplice per le feste di paese, di quelle dove è importante tenere il tempo. “Sapevano quando iniziavano, ma non si sapeva quando finivano di suonare”. Anche il nonno Pio Boschetti era nel gruppo di musicanti, col suo contrabbasso, costruito da sé. “Per piegare il legno – scrive di lui il nipote Luigi – salivi in latteria e lo immergevi nella vasca del siero caldo, grazie alla complicità del casaro e musicante Nardin”. Queste toccanti parole sono a pagina 280.
Poi Maieron – 2° posto al Premio Tenco con l’album Si vîf, prodotto da Massimo Bubola nel 2002 – ha confessato che lui nel ’68 carnico “sapeva di stalla, dove stava la Biscie, la mucca con cui la nonna Augusta Baritussio parlava come fosse del genere umano”.
Nel finale di serata, Maieron ha risposto ad alcune domande del pubblico, che poi si è accalcato per avere l’autografo del celebre cantautore e scrittore.
Luigi Maieron, con la chitarra ha cantato ed eseguito Tal cûr di un frut, canzone del 1984 e La neve di Anna tra gli scroscianti applausi del pubblico che si è informato sul dove trovare gli album con quelle canzoni, purtroppo ormai esauriti.


Una parte del numeroso pubblico alla prima udinese di Te lo giuro sul cielo, romanzo di Luigi Maieron, presentato alla Libreria Friuli il 25 luglio 2018. Foto di E. Varutti
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Un commento personale
Lo stile narrativo di Luigi Maieron è schietto, acerbo e avvolto nelle tradizioni popolari. Rimarrete attaccati alle pagine di questo romanzo, tanto è coinvolgente. Vi verrà da pensare: “leggo ancora una-due pagine e poi andrò a fare quella cosa”. Lo scopo della letteratura, allora, sarà raggiunto. Quando ci consente il distacco dalla realtà, la lettura è potente e ci fa sognare. Ci si immedesima molto nei rapporti familiari descritti amabilmente da Gigi. L’ha detto intelligentemente anche Brandolin nella prima presentazione udinese di Te lo giuro sul cielo, che “è un libro contagioso”.
A quella presentazione ho incontrato vari conoscenti. La signora Daria mi ha confidato che trova un’incredibile somiglianza tra la storia della bisnonna di Maieron, di nome Anna De Conti, che aveva il marito al lavoro nei boschi della Carinzia e protagonista del commovente brano La neve di Anna, “come mio nonno di Artegna che lavorava in Austria, ma la mia nonna ha preferito restare in paese ad aspettarlo, mentre lui era tal forest” – ha precisato la signora Daria.
Gigi Maieron ha firmato autografi a... manetta. Foto di Leoleo Lulu

C’è tanta lingua friulana in questo straordinario volume. Ci sono solo piccole parole, qui e là. Ogni tanto c’è una frase intera, che l’autore in modo sapiente, ha tradotto nella riga seguente, senza l’intervento diretto della versione in nota o in parentesi, come d’uso. C’è anche dell’antropologia, quando ad esempio, la nonna Augusta parla nel sogno con la figlia morta in tenera età. Ci sono le villotte friulane, questa volta con traduzione poco sotto. Il canto corale del popolo friulano è intramontabile. Sarà per questo motivo che la prima presentazione udinese dello stupendo libro di Maieron hanno voluto vedersela, in diretta, i friulani e i discendenti del Fogolâr Furlan del Nord California.
Oltre alla bella copertina con una coppia montanara e fisarmonica, dell’Archivio Alinari di Firenze, nel volume ci sono due fotografie di famiglia ben scelte a corredo del testo. Nelle prime pagine si vedono Lino Clocjat (alla chitarra), Cecilia (fisarmonica) e Pio Boschetti (contrabbasso, anzi il liron, in marilenghe). Nelle ultime pagine: Cecilia Boschetti in motocicletta col figlio Luigi Maieron piccino e avvinghiato al serbatoio.
A proposito di antropologia e di tradizioni popolari l’Autore cita, non a caso, la Veneranda Compagnia dei Cantori di Cercivento, che porta avanti la tradizione del canto liturgico e di quello della comunità silvo-pastorale.
Poi c’è quel parlare con i morti, che si presentano in visione ai vivi. È una radicata situazione della Carnia, quella di aver coltivato detti colloqui con l’aldilà. Mi viene alla mente una interessante ricerca su Paularo, condotta dalla professoressa Chiara Fragiacomo, che andò a intervistare la popolazione della zona, a più riprese, riportando in letteratura l’interessante argomento in una pubblicazione del 2000, intitolata “L’incerto confine”.
Non poteva essere che nonna Augusta, in una visione, a parlare con un morto. Più precisamente con la figlia Anita, deceduta giovane (pp. 34-36). In un’altra parte del libro, con grande tenerezza, è l’Autore stesso che vorrebbe confrontarsi col gemello mai cresciuto, perché “il vuoto, invece lo portavo da solo” (p. 250). Infine è ancora la spettacolare nonna Augusta, che passando “davanti alla casa di Serafin, un giovane morto da poco, lei mi diceva che le pareva di vederlo ancora sistemare la legna” (p. 266).
Nelle ultime pagine del romanzo troviamo dei riferimenti all’Orcolat (Orcolaccio), come i friulani definiscono il terremoto e ci sono dei vaghi cenni alla seconda guerra mondiale. Mi riferisco alla presenza dei Cosacchi (alleati dei nazisti) che occuparono la Carnia; vedi pag. 24 e 73. Tali incursioni storiche nel romanzo di Maieron mi spingono ad affermare che certe pagine potrebbero essere utilizzate in ambito scolastico, perché spingono alla curiosità e alla ricerca storica. Mi permetto di corredare questa recensione con una fotografia di Cosacchi (vedi poco sopra). È un’altra storia familiare, con un’altra signora Cecilia. Si intitola “Cosacco con la sua famiglia: moglie e bimbo, 9 marzo 1945”. Occupavano essi, a Mena di Cavazzo Carnico, le stanze requisite alla famiglia Guglielmo Barazzutti e Cecilia Cossio; la fotografia è stata conservata dalla zia Delfina. Ringrazio per la pubblicazione e diffusione la Collezione Nevio Candolini, Interneppo di Bordano, provincia di Udine.
Nella stessa presentazione pubblica udinese di Te lo giuro sul cielo, una signora, intervenuta alla fine dell’incontro, ha riferito di effettuare la lettura in gruppo di un altro romanzo di Maieron, da cui si potrebbe intendere il fine didascalico dello stile dell’Autore.
Un ultimo cenno individuale. Maieron fa una lunga carrellata di gruppi musicali degli anni 1960-1970 italiani e stranieri. Menziona pure i New Trolls e i Jethro Tull, allora si merita pure una lode, ma questo è un parere del tutto personale.
“Leggendo queste pagine si cammina sulla cenere dei ricordi, sollevando la polvere di un mondo antico, ormai sepolto per sempre” – ha scritto Mauro Corona nella breve Prefazione al libro di Gigi.
È un’esperienza da provare. È una riflessione sugli avi, a partire da quelli di Maieron, per finire con quelli di ognuno di noi. Leggete questo libro, perché così capirete, in modo soave, come mai si arrivi a giurare sul cielo.
Luigi Maieron con la sua chitarra. Fotografia di Leoleo Lulu 2018
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Sitologia
Ringraziamo per la gentile concessione alla diffusione nel blog i seguenti video del 25 luglio 2018, a cura di Leoleo Lulu, realizzati in Facebook presso la Libreria Friuli di Udine:

- Luigi Maieron, Tal cûr di un frut, canzone del 1984.

- Luigi Maieron, La neve di Anna, album “Une primavere”, 2007.
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Fotografie e recensione di Elio Varutti. Altre fotografie di Leoleo Lulu che si ringrazia per la cortese concessione alla diffusione e pubblicazione. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti.

venerdì 8 luglio 2016

Lignano, Spettacolo e solidarietà con i Lions

Giovedì 14 luglio 2016 alle ore 20,45 all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine,  avrà luogo un grande spettacolo con ottima musica, comicità ed arte varia organizzato dal locale Lions Club.

«Lo spettacolo, ormai un classico dell’estate lignanese, è giunto quest’anno alla 29.ma edizione – ha detto Stefania Dazzan Bocus, presidente del Lions Club di Lignano Sabbiadoro». La serata prevede la partecipazione di artisti conosciuti  e molto apprezzati dal pubblico che si esibiranno tutti gratuitamente visto lo scopo benefico della manifestazione. Presentati da Michele Cupitò, si alterneranno sul palcoscenico vari artisti. Il primo della lista è il mirabolante Ermes Di Lenardo, in arte  “Sdrindule”, il comico tanto amato dai friulani sarà accompagnato dal musicista e sua simpatica “spalla” Daniele Bellotto. Poi ci sarà il noto complesso dei “New Revival” che proporrà un repertorio di celebri canzoni degli anni 1960-1970 facendo rivivere  le magiche atmosfere di quegli anni ormai lontani. 
In seguito apprezzeremo il cantante lirico Andrea Binetti. Egli si è esibito  all’Arena di Verona, alla “Fenice” di Venezia, al “Verdi” di Trieste, all’Operà di Parigi accanto a Placido Domingo,  Katia Ricciarelli, Andrea Bocelli e Milva. Partecipa a trasmissioni televisive: “Domenica In”, “Costanzo show” e si è esibito recentemente in un concerto all’Expo di Milano.
Seguirà l’esibizione della giovanissima e promettente cantante Sara Ciutto di Latisana, già impegnata in varie località nel corso dell’estate: ospite canora alle selezioni di Miss Italia 2016, al festival estivo 2016 di Genova ed altre ancora.
Non mancherà al tradizionale appuntamento la banda “Luigi Garzoni”  di Lignano Sabbiadoro con un variegato repertorio musicale. Alla fine dello  spettacolo è previsto un rinfresco allestito con la collaborazione di vari esercenti e commercianti di Lignano. Si ricorda che l’ingresso all’Arena  è gratuito e ad offerta libera.

Il ricavato delle offerte è destinato al sostegno di famiglie del territorio che si trovano in gravi difficoltà economiche e poi per finanziare l’allestimento, presso la sede dell’Associazione“ La Nostra Famiglia “ di Pasian di Prato, di un’area ludico-didattica attrezzata riservata a percorsi di riabilitazione di bambini autistici. 

BIBLIOGRAFIA ORIENTATA
Mi permetto di suggerire un collegamento dal mio blog sulla storia di Lignano Sabbiadoro: La villeggiatura a Lignano / La vacance a Lignan

lunedì 27 giugno 2016

Splendori musicali veneto-istriani, concerto ANVGD a Udine



Domenica 26 giugno 2016 si è tenuto un concerto a Udine a cura del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). La serata si è impreziosita con brani di Antonio Vivaldi, Antonio Smareglia e Giuseppe Tartini. Il concerto si è svolto presso la quasi gremita sala teatrale “Mons. Comelli”, della parrocchia di S. Marco, in Via Volontari della Libertà 61.
La soprano Laura Toffolo col Complesso d'Archi del Friuli e del Veneto, diretto dal maestro Guido Freschi, primo a sinistra. Fotografia di Elio Varutti

Per inciso, si accenna al fatto che fu proprio don Leandro Comelli un prete molto vicino ai profughi giuliano dalmati dal dopoguerra al 1960 circa. Celebrava egli le funzioni religiose nella “baraca ciesa” del Villaggio Metallico, in Via Monte Sei Busi a Udine, città per la quale transitarono oltre cento mila esuli dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. (Si veda l’articolo sul Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano).
Prima di Rossi ha parlato Bruna Zuccolin, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, portando il saluto ufficiale dell’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente del sodalizio udinese degli esuli giuliano dalmati dal 1972.
 Il professor Bruno Rossi, presentatore del concerto e Bruna Zuccolin, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD. Fotografia di Elio Varutti

Il professor Rossi all’attento pubblico ha svolto una presentazione magistrale delle sonate, liriche e ouverture d’opera in programma, nonché sulla vita e le peripezie degli autori, tra Istria, Veneto, Vienna e Centro Europa. 
L’esecuzione dei brani è stata affidata alle sapienti mani del maestro e primo violino Guido Freschi, direttore del Complesso d’Archi del Friuli e del Veneto. Tale compagine musicale, oltre che nelle provincie di Udine, Pordenone e Treviso si è esibita di recente in Grecia, Spagna, Austria e nelle Americhe (Toronto e Buenos Aires). Per la bravura dimostrata è stata ospite di istituzioni prestigiose. Ha avuto l’onore di essere diretta dal grande interprete bachiano Ramin Bahrami nel teatro marchigiano di Cagli, in provincia di Pesaro. 
Una intensa scena del concerto dell'ANVGD di Udine. La soprano Laura Toffoli osserva il primo violino e direttore Guido Freschi. Fotografia di Elio Varutti

Il programma musicale di Udine si è aperto con l’Ouverture all’opera “La verità in cimento” RV 739, di  Vivaldi. È seguito, sempre del “prete rosso” il Mottetto RV 629 “Longe mala, umbrae, terrores”, col soprano Laura Toffoli.
Gli applauditi componenti del Complesso d’Archi, oltre al direttore Freschi, erano: Francesco Fabris e Massimo Malaroda (violini), Igor Dario (viola), Riccardo Toffoli (violoncello) e Davide Da Ros (pianoforte).
Nel proporre l’autore Smareglia, nato a Pola nel 1854, si è percepita una certa emozione in sala. «Di Smareglia presentiamo ben quattro composizioni – ha spiegato Bruno Rossi – non solo perché amiamo questo autore, ma soprattutto perché lo ascoltiamo troppo poco. Poi devo dirvi che in sala è presente una nipote del celebre compositore morto a Grado nel 1929; è la signora Adua Smareglia Rigotti».
Adua Smareglia Rigotti, nipote del compositore Antonio Smareglia assieme a sua nipote Annamaria Smareglia Borgioli, al termine del concerto a Udine. 
Fotografia di Elio Varutti

Di Smareglia sono stati eseguiti “Ruba ai fior”, lirica per soprano e pianoforte. Poi c’è stato un “Cantico a Maria” su versi di mons. Giovanni Battista Cleva (di Prato Carnico, ma operante in Istria). È venuta poi la volta di due canzoni gradesi su versi di Biagio Marin: “Pe le strae solezae”, e infine “Co sarè morto”.

Povero Smareglia! Era presente nell’Enciclopedia Garzanti del 1962, mentre è stato tolto dall’Enciclopedia Universale del Corriere della Sera, in collaborazione con le Garzantine del 2006.
L’ultimo autore in cartellone della bella serata non poteva che essere quel Giuseppe Tartini, nato a Pirano d’Istria nel 1692 e morto a Padova nel 1770. Di lui sono state eseguite la “Sonata a quattro in Sol Maggiore” e la più conosciuta “Sonata in Sol minore” nota pure come “Il trillo del diavolo”. Applausi nel finale e a scena aperta. Grandi applausi anche dopo il bis di una canzone gradese eseguito dal soprano Laura Toffoli e dal Complesso d’Archi del Friuli e del Veneto.
Gli inchini al termine del concerto


RASSEGNA STAMPA
La notizia del concerto è stata menzionata su friulionline del sotto il titolo: Splendori musicali veneto-istriani e... tanti ricordi".

Bruna Zuccolin, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD. Fotografia di Elio Varutti

lunedì 9 maggio 2016

Lezione sull'operetta, a Udine con l'ANVGD



Per la serie “Incontri con la musica istriano-dalmata” il 7 maggio 2016 ha avuto inizio un ciclo di tre lezioni di musica, con audizioni, del professor Bruno Rossi, nella sala “San Cristoforo” di Vicolo Sillio 4b, a Udine.
 
Silvio Cattalini, Bruno Rossi e Fulvio Pregnolato. 
Fotografia di Elio Varutti

“Questa è la prima iniziativa in campo musicale che organizziamo qui a Udine – ha detto l’ingegnere Silvio Cattalini, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato provinciale di Udine – e la serata, condotta da un esperto di grande importanza, ha per titolo: Da Spalato a Vienna, il re dell’operetta viennese”.
Ha preso poi la parola Bruno Rossi, diplomato in violino al Conservatorio “J. Tomadini” di Udine, per parlare di autori istriani come: Andrea Antico da Montona, oppure Joseph Moderno da Pinguente e Giuseppe Tartini da “per chiarire che l’Istria, Fiume e la Dalmazia – ha detto Rossi – non è solo storia di bombe, guerre e foibe”.
Tutta la lezione era allora incentrata su Franz von Suppé. Egli nacque nel 1819 a Spalato e da bambino cantò nel coro della Cattedrale. A 15 anni si trasferì a Padova su pressioni del padre, per studiare legge, ma la passione di Francesco era la musica. Alla morte del padre, si trasferì a Vienna con la madre ove completò gli studi musicali. Nel 1860 compose la prima operetta “Das Pensionat”, sull’onda dei successi parigini di Jacques Offenbach.
L’accoglienza fu entusiasta e così Franz von Suppé può essere considerato il fondatore del genere dell’operetta viennese, priva delle esagerazioni di quella di Parigi. Egli compose una trentina di lavori.
Venne presto seguito da Carl Michael Ziehrer, Johann Strauss e Franz Lehàr, che portarono questo genere ad alti livelli. Ma la fama di von Suppé fu data dalle sue ouvertures che ancor oggi fanno parte dei repertori delle maggiori orchestre del mondo. Tutti conoscono la celeberrima ouverture della “Cavalleria leggera” con la London Hallé Symphony Orchestra diretta da Sir John Barbirolli, e Ein Morgen, ein Mittag, ein Abend in Wien, Leichte Kavallerie e Dichter und Bauer con la Berliner Philharmoniker Orchestra, diretta da Herbert von Karajan. Tutti i brani sono stati ascoltati dal pubblico in silenzio attento.
 
Una parte del pubblico in sala "San Cristoforo" a Udine

Il prossimo appuntamento della serie “Incontri con la musica istriano-dalmata” sarà di musica leggera, sempre alle ore 17, per il 14 maggio 2016, sala “San Cristoforo", vicolo Sillio, a Udine. Il titolo dell’incontro è: “Piero Soffici e Sergio Endrigo – dall’Esodo ai Festival di Sanremo”.
Ultima tappa musicale nel capolugo friulano: sabato 21 maggio 2016, ore 17, stessa sala parrocchiale e stesso relatore. Titolo della terza e ultima serata: “Antonio Smareglia – operista mitteleuropeo”.


RASSEGNA STAMPA: