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venerdì 17 maggio 2024

Il bastone da Passeggio di Italo Svevo a San Lorenzo di Sedegliano, evento dell’ANVGD Udine

Ecco una storia di amicizia dei fiumani e triestini Posser, Dorini e Bolaffio con Italo Svevo e famiglia tra Trieste, Fiume e il Friuli. È stata raccontata il 15 maggio 2024 alle ore 16 in presenza e in diretta streaming nella sede della Società Filologica Friulana di Udine. L’evento era in occasione della XI edizione della “Settimana della cultura friulana-Setemane de culture furlane”, la rassegna di eventi culturali promossa dalla stessa Società Filologica Friulana, con il contributo, tra i tanti, del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Dopo il saluto della dottoressa Alessandra Piani, in rappresentanza del professor Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana, ha parlato il relatore, professore Elio Varutti, portando i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine.

Elio Varutti e Chiara Dorini. Foto di Fulvio Pregnolato
“È un racconto di gentilezza, di umanità e di accoglienza al confine orientale – ha detto il relatore – Chiara Dorini, esule di Fiume, possiede un anello donatole da Letizia Schmitz-Svevo, figlia di Italo Svevo. Poi lei ha riferito che la nonna Maria Bolaffio di Trieste aveva ricevuto in dono dal grande scrittore il bastone da passeggio. Nonna Bolaffio lo utilizzava per le sue passeggiate a San Lorenzo di Sedegliano (UD), dov’era riparata nella casa avita dei suoceri nel 1944. Anche Cleofe Posser e Lidia Posser, di Fiume, rispettivamente bisnonna e nonna di Chiara Dorini, hanno avuto delle frequentazioni con la famiglia Svevo”.

È stata illustrata poi la figura di Letizia Svevo Fonda Savio, nata a Trieste il 20 settembre 1897 da Ettore Schmitz (noto per lo pseudonimo di Italo Svevo) e da Livia Veneziani. Compiuti gli studi nella sua città, nel 1919 sposò il triestino Antonio Fonda Savio (1895-1973). Dal matrimonio nacquero i figli Piero (1920), Paolo (1921) e Sergio (1924). Tutti e tre studenti universitari quando scoppiò la seconda guerra mondiale; i primi due furono dichiarati dispersi sul fronte russo, nel 1943, mentre il terzo morì a Trieste il 1° maggio 1945, durante l’insurrezione contro i tedeschi.

Antonio Fonda Savio, con il grado di tenente colonnello e comandante partigiano (col nome di battaglia Manfredi) del Corpo Volontari della Libertà triestino, legato al CLNAI, guidò assieme ad Edoardo Marzari l’insurrezione cittadina di Trieste del 30 aprile 1945 contro gli occupanti tedeschi. In quella occasione il figlio Sergio perse la vita, colpito da una granata durante i combattimenti. Volontario irredento e decorato di medaglia d’argento nella Grande Guerra, Antonio Fonda Savio nel 1938 vide l’onta delle Leggi razziali cadere sulla moglie e sulla suocera, poi perse i tre figli nella seconda guerra mondiale (Pupo R 2022 : 159).

Il bastone da passeggio di Italo Svevo in possesso a Chiara Dorini. Foto E. Varutti
Nel dopoguerra Letizia collaborò attivamente con la madre Livia alla diffusione e alla valorizzazione delle opere di Svevo e, dopo la morte della madre (1957) e quella del marito (1973), continuò da sola tale attività. Commendatore al merito della Repubblica italiana, Letizia fu presidente onorario del Consiglio nazionale Donne italiane e presidente del Comitato provinciale dell’Associazione nazionale delle famiglie dei caduti dispersi in guerra. Letizia Schmitz-Svevo Fonda Savio morì il 26 maggio 1993 nella sua bella casa fra i quadri e i libri di famiglia.

Un’altra fonte - Paola Quargnolo - ha detto che: “So che la signora Letizia Svevo Fonda Savio vestiva sempre di viola o con colori di lutto in memoria dei tre figli caduti nella seconda guerra mondiale e in ricordo del marito; era il 1980 ed ero laureanda alla facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste con una tesi sul teatro di Italo Svevo”.

Una ebrea che si salvò dalla deportazione è una componente della famiglia Bolaffio di Trieste. Ha raccontato la signora Chiara Dorini: “Mio papà Arno Dorini e mia mamma Silvana Chiesa si sposarono nel 1944 a San Lorenzo di Sedegliano, in provincia di Udine. Dalla casa della famiglia Chiesa erano appena andati via i tedeschi della Wehrmatch, che dopo l’8 settembre 1943 avevano stabilito lì il loro comando, lasciando 4-5 stanze per la famiglia proprietaria”. Arno Dorini frequentò la prima classe del ginnasio, nell’anno scolastico 1927-1928, secondo l’Annuario del regio Liceo Ginnasio “Dante Alighieri” in Fiume.

Udine, Salone d'onore 'Pelizzo' della Società Filologica Friulana. Pubblico il 15 maggio 2024
“È incredibile che in casa ci fosse pure mia nonna che era ebrea, convertita alla chiesa protestante e poi cattolica – ha detto Chiara Dorini – Quei tedeschi là, tuttavia, non le hanno torto un capello. La nonna era Maria Bolaffio, originaria di Trieste, che morì nel 1995. Aveva sposato Pietro Chiesa, di San Lorenzo di Sedegliano. La famiglia Bolaffio di Trieste ha avuto persone sparite o arrestate dai nazisti e mai più tornate dalla Germania. Mia nonna Maria Bolaffio si salvò, ma non voleva nominare il fatto di essere ebrea, si confidava solo con me. Mi ricordo che chiedevo a mia madre di raccontarmi della nonna Bolaffio, ma mi rispondeva che erano cose vecchie e finiva lì il discorso”.

Ci sono altre vicende su Fiume? “Mio nonno Pasquale Dorini lavorava al macello di Fiume e abitava con la famiglia in una villa – ha concluso la signora Dorini – perciò una parte della famiglia stava nella città portuale del Quarnaro. Dopo l’occupazione jugoslava del 3 maggio 1945, nonno Pasquale fu imprigionato dai miliziani titini e, per fortuna, scarcerato dopo pochi mesi. Ma tanti suoi amici furono prelevati dalla polizia e scomparvero. Alla villa c’era stata una perquisizione e ormai si temeva il peggio. Mio papà Arno, che aveva combattuto contro gli jugoslavi, e mia mamma Silvana riuscirono a raggiungermi in Friuli, da altri parenti”.

La storia delle famiglie Bolaffio, Chiesa e Dorini, tra Trieste, Fiume e le campagne del Codroipese, è stata riportata nel 2004 da Mario Blasoni sul «Messaggero Veneto». Da ultimo si tenga presente che la conoscenza e la frequentazione tra le famiglie triestine degli Svevo e dei Bolaffio è documentata anche da Umberto Saba, come ha scritto nel suo “Scorciatoie e raccontini” (Saba U 1963 : 78, 170).

Elio Varutti e Livio Sessa. Foto di Piero Fabbro
In seguito ha preso la parola la stessa Chiara Dorini, socia dell’ANVGD di Udine, leggendo un toccante intervento sui rapporti familiari della famiglia Svevo con i Dorini e i Bolaffio. Livio Sessa, un altro socio dell’ANVGD, ha aggiunto che: “Da ragazzo ho conosciuto Letizia Svevo Fonda Savio, perché era tra le patronesse del mio collegio, avendo io perso il papà, perché prelevato dai titini a Trieste e poi scomparso, e la signora Letizia era sempre molto gentile con noi orfani che le porgevamo un mazzo di fiori”. Ha concluso gli interventi Lorenzo Zanon che ha voluto ricordare “certi personaggi della cultura nati a Sedegliano, come padre David Maria Turoldo, Gilberto Pressacco, Gianfranco Plenizio e Tiziano Tessitori”. Ha ricordato, infine, la presenza di due famiglie istriane profughe di Parenzo, stabilitesi nello stesso paese della pianura friulana.

Chiara Dorini ha poi mostrato agli interessati presenti nel Salone Pelizzo un album familiare di vecchie fotografie e alcuni cimeli donati dagli Svevo Fonda Savio a lei e ai suoi familiari. Al termine dell’incontro, grazie all’Università Popolare di Trieste, sono state distribuite agli studenti alcune copie del giornale più longevo della Croazia, scritto in lingua italiana, «La Voce del Popolo» stampato a Fiume/Rijeka. Fondato nel 1889, è il quotidiano italiano dell’Istria, di Fiume e del Quarnero, edito dalla casa editrice Edit.

L'intervento di Lorenzo Zanon alla conferenza. Foto di Fulvio Pregnolato
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Fonti orali; interviste di Elio Varutti con taccuino, penna e macchina fotografica del 28 marzo 2022 a San Lorenzo di Sedegliano (UD), se non altrimenti indicato.

 - Chiara Dorini, Fiume 1945.

- Paola Quargnolo, Udine 1958, int. a Udine del 31 marzo 2022.

- Giacomo Urbani, Venezia 1946.

 

Bibliografia e fonti del web

- Annuario del regio Liceo Ginnasio “Dante Alighieri” in Fiume, anno scolastico 1925-1928.

- Mario Blasoni, “Chiara Dorini, ritorno a Fiume dopo 60 anni”, «Messaggero Veneto» del 28 giugno 2004.

- Raoul Pupo, Trieste ’45. Dalla risiera alle foibe (1.a ediz.: Bari-Roma, Laterza, 2010), Milano, RCS MediaGroup, 2022.

- Paola Quargnolo, L' "officina laboriosa" - il teatro di Italo Svevo, tesi di laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, relatore prof. Roberto Damiani, anno accademico 1980-1981.

- Umberto Saba, Scorciatoie e raccontini (1.a ediz.: 1946), Milano, Mondadori, II ediz., 1963.

- Letizia Svevo Fonda Savio, Mio padre, Italo Svevo, a cura di Sergio Falcone, on line dal’11 novembre 2015 su  forumcommunity.net

Inizio della conferenza di Elio Varutti. Foto di Piero Fabbro
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Progetto e ideazione di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. – Interviste a cura di Elio Varutti, docente di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata all’Università della Terza Età (UTE) di Udine. Ricerche e Networking di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Chiara Dorini, Fulvio Pregnolato. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull’esodo giuliano dalmata, Udine. Fotografie da collezioni private della famiglia Dorini e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30.  Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web:  https://anvgdud.it/


L'intervento di Chiara Dorini con le fotografie e i cimeli degli Svevo Fonda Savio. Foto di Fulvio Pregnolato
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Ecco il  LINK della registrazione della conferenza dal sito web di   setemane.it  grazie alla Società Filologica Friulana.

lunedì 5 ottobre 2020

Il congrès di Flumisel La Vila de Societât Filologjiche Furlane pal 2020

Inte Ete dal Covid-19 la Societât Filologjiche Furlane e je rivade istès di meti adun il 97 in Congrès dai socis. Al è capitât a Flumisel La Vila, che par talian al sarès “Fiumicello-Villa Vicentina”. La riunion in presince si è davuelzude inte sale “Bison”, ai 4 di Otubar dal 2020. Prime si è tacât, a lis 9, cu la messe inte glesie di San Valantin, celebrade di don Dario Franco, cun mascarinis, savon licuit pes mans, distanziament sociâl e librut di preieris discjamât via email.

Flumisel La Vila - Intervent de sindiche Laura Sgobin; tal mieç Federico Vicario e, in bande, Ferruccio Tassin

A lis 10 in plaçâl dai Tigli si è sintût e viodût il bon acet in musiche par cure de bande “Tita Michelas”, direzude dal mestri Giorgio Cannistrà. Daspò i socis a si son metûts in file par jentrâ te sale dal congrès. No son plui i timps di salis plenis di int. Cumò si jentre dopo di vê misurât la fiere. Chei de Protezion Civîl (guai se a no fossin!) a ti metin in rie tant che tancj fantacins a un metri di distance un di chel altri. Dopo si à di scrivi un modul plen di crosutis. La uniche robe che no mi àn domandât al è il numar des scarpis, pal rest chei di Flumisel La Vila a san dut di me… ancje se ài spudacjât îr di sere.

Si è davuelzût cussì a Flumisel La Vila il 97in congrès de Societât Filologjiche Furlane, nassude a Gurize tal 1919. Si che duncje al si è passât il 100in inovâl de socie simpri plui indaûr a butâsi su lis ativitâts telematichis. Pensait che ae Scuele di Avost, dulà che par solit a erin 100 iscrits in presince, chest an, che si faseve dut su le taule on line (midiant Internet) i iscrits insegnants a son stâts passe 300 di lôr.

A àn cjantât te sale “Bison” di Vie Gramsci, chei dal grup corâl “Lorenzo Perosi”, direzût dal mestri Fulvia Miniussi. Oltri a Stelutis Alpinis di Arturo Zardini a si son scoltadis lis cjantis di chescj artiscj: Narcisio Miniussi, Cecilia Seghizzi e altris.

La bande "Tita Michelas"

Aes 11 e à tacât il congrès cul salût dai sorestants. E à cjacarât in marilenghe, par prime, il sindic di Flumisel La Vila, Laura Sgubin, dute braurose di ospitâ la Filologjiche pe prime volte. La Sgubin è à fevelât di “une ocasion di identitât pal paîs di Ugo Pellis, autôr dal Atlant Linguistic Italian”. Flumisel La Vila al è impuartant propit parcè che al è il teritori là ch’al nassè Ugo Pellis (1882-1943), benemerit dai studis furlans e un dai paris de Societât Filologjiche Furlane. Lui al è stât president de socie dal 1920 al 1923. Al à puartât il salût par furlan ai socis Tiziano Portelli, president de Cjasse rurâl dal Friûl Vignesie Julie.

Piero Mauro Zanin, president dal Consei regjonâl dal Friûl Vignesie Julie, al à fat un discors par talian. “Riconosco – al à dit – che la Società Filologica Friulana ha sviluppato e valorizzato la lingua friulana e il sentimento di appartenenza territoriale; è importante che il friulano sia insegnato nelle scuole”. Zanin al à ancje memoreât la cressite des oris in marilenghe tes trasmissions de Rai in radio e, buine gnove, la scree par television. Zanin al à ancje berghelât par fâ nassi un centri di produzion de RAI par furlan a Udin, par fâ il telegjornâl in marilenghe, tant ce che a fasin pai slovens.

Guido Germano Pettarin, deputât de Republiche elet a Flumisel, al à dit di “difindi la nestre lenghe, parcè che o sin furlans e europeans”. Pettarin al si bat tal parlament talian parcè che si voti la Cjarte europeane des lenghis minoritariis jenfri il 2023.

Grup corâl “Lorenzo Perosi”, direzût dal mestri Fulvia Miniussi

L’intervent centrâl “intun contest cussì dificil” al è stât la relazion dal professôr Federico Vicario, president de Societât Filologjiche Furlane. “O saludi ducj i rapresentants des istituzions furlanis – al à zontât Vicario – ch’a son chi cun nô. Dutis istituzions simpri dongje al nestri Istitût par ativâ colaborazions e inviâ progjets a pro de comunitât”. Tra lis variis esponents politics si è viodût Fabrizio Cigolot, assessôr ae Culture dal Comun di Udin; ancje Pordenon e Gurize a erin rapresentadis.  Daspò Vicario al à memoreât il ricercjadôr de universitât Giulio Regeni, copât dai polizais in Egjit, cence che nus contin la veretât; in sale a erin presints i gjenitôrs di Giulio ancjemò in spiete di justizie.

A chest pont al è stât presentât cuntun snait dut particolâr il Numar Unic “Flumisel La Vila” par cure di Ferruccio Tassin, un libri plen di gnovis sul paîs. Si fevele di 550 pagjinis, cun 40 contribûts scrits di passe 30 autôrs su la storie, l’ambient e la int dal teritori. Il program al proviodeve ancje un intervent di Nedi Tonzar cul titul: “Flumisel La Vila, di dulà che al ven, dulà che al va. Parcè visâsi dal ambient”. Il libri al è stât une vore agradît dal public.

Il regjist Dorino Minigutti (ultin a drete inte fotografie su disore) al à presentât, par talian, il so documentari “Ugo Pellis e l’Atlante della memoria”. Dilunc di dôs seradis a Flumisel (Sale Bison, martars ai 6 di Otubar dal 2020) e a La Vila (Sale Polifunzionâl, martars ai 13 di Otubar) al vignarà ancje presentât il Numar Unic "Flumisel La Vila".

Il gustâ in compagnie si è tignût li dal ristorant “Ragno d’Oro”, par passe 50 di lôr. Dopo di gustât, a lis cuatri: su la mascarine e vie a cjase. Apontament pal 2021, cul 98in congrès, a Vençon. Cence Covid-19, sperin!

                    Al fevele Vicario

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Servizi gjornalistic, fotografic e di butâ dentri tal blog in Internet ("networking") par cure di Elio Varutti. Letôr: Sebastiano Pio Zucchiatti. Graciis a Feliciano Medeot, diretôr de Societât Filologjiche Furlane.


IL DISCORS DAL PRESIDENT AL CONGRÈS DI FLUMISEL LA VILA  Flumisel La Vila, ai 4 di Otubar dal 2020, par leilu, frache culì.

martedì 26 novembre 2019

Udin, presentât il Strolic pal 2020 de Societât Filologjiche Furlane

Al è stât Dani Pagnucco, il curadôr dal Strolic a tacâ la presentazion fate in public, tant che la tradizion ai 25 di Novembar dal 2019, la dì di Sante Catarine. Il Salon Pelizzo, tal plan nobil de Filologjiche, al jere plen di int, tant che a àn vierzût la stazie de presidence par fâ stâ altri socis. Mai viodude tante int tal Palaç Mantica di vie Manin a Udin, sede de Societât Filologjiche Furlane. Si viôt che il centenari de socie al sburte tancj a interessâsi de culture e de lenghe furlane.
Fontanini al berghele cuintri cui che al à puartât vie la Provincie, dongje Dani Pagnucco, Mauro Pascolini, Carlo Venuti e Feliciano Medeot, te sede de Societât Filologjiche Furlane, ae presentazion dal Strolic ai 25 di Novembar dal 2019. Foto di E. Varutti

Il Strolic furlan al à 285 pagjinis. A àn scrit dentri 80 autôrs, par plui di 180 tocs di riflessions, poesiis e storiutis di ridi. Mauro Pascolini, professôr di Gjeografie al à puartât il salût uficiâl di Roberto Pinton, retôr de Universitât dal Friûl. Il biel di chest librut a son lis varietâts de marilenghe. Si cjate il fevelâ di Gurize, di Soreli jevât, dal Friûl di Mieç, di Soreli a mont e cemût che a cjacarin in Cjargne, par esempli a For Davuatri, dut cu la finâl in “o”, tant che in antîc.
La novitât di chest an pal Strolic a son i dissens che a insiorin il test. Si trate des pituris di animâi gjavadis fûr dal manuscrit 220 te bergamine, clamât dai esperts “Epistolario di Antonio Panciera”, metût adun tal 1415 pal cardinâl Panciera di Çopule. Il biel manuscrit al è te Biblioteche Guarneriane, la prime pal public nassude in Italie. Propit Elisa Nervi, de Biblioteche Guarneriane di San Denêl, è à puartât il salût di cheste biele istituzion furlane. Al è stât il diretôr dal sodalizi, Feliciano Medeot, a fâ i coments su lis pituris dal Cuatricent, tant che la simie che e fâs di cuviertine al Strolic.

Pietro Fontanini, sindic di Udin, al à memoreât il fat che lis presentazions passadis dal Strolic si fasevin tal Salon de Provincie, tal Palaç Antonini Belgrado, plen di int ancje chel. “Ma la Provincie no esist plui – al à dit Fontanini – e je stade scancelade e cussì o sin ca a difindi la nestre lenghe e la identitât dal nestri popul cul fevelà e cui scrits par furlan”. Fontanini al si è fermât a fâ i compliments ae Filologjiche pes ativitâts di culture metudis adun, tant che il Strolic.
Dopo Pagnucco al à clamât a lei cuatri autôrs di ogni bande dal Friûl. Si son scoltadis cussì lis cjacaradis di San Vît di Âs (San Vito d’Asio, PN) cun Gianni Colledani. De bande sô Novella Del Fabbro e à fat sintî la bielissime fevelade di For Davuatri. Daspò Anna Madriz, di Gurize, e à let une conte in chê variante. La ultime a lei un toc dal Strolic e je stade Catine Tomasulo, tal sô lengaç fûr dal ordenari, come che al pues jessi par une fantate nassude in Basilicade e che à volût imparâ la marilenghe, cun un tic di spirt e di comicitât, che nol stâ mai mâl.
Al tache la serade Dani Pagnucco

Si à di notâ che al è intervignût ancje Gabrio Piemonte, dal Fogolâr furlan di Moscje e Claudio Petris, par lei une letare di un emigrant vie pal forest. Tal Strolic a si cjatin ancje lis esperiencis dai furlans che a son a vore vie pal mont.
I autôrs dal librut a son Gabriella Bucco, Gianni Colledani, Antonino Danelutto, Gianfranco Ellero, Gotart Mitri, Roberto Tirelli, Novella Del Fabbro, Angelo Floramo, Ubaldo Muzzatti, Celestino Vezi, Giacomo Vit e altris. I dissens a son di Annalisa Gasparotto, lis fotografiis a son di Giuliano Borghesan e Dario Quattrin e lis pituris di Otto D’Angelo.
Il professôr Federico Vicario, president de Societât Filologjiche Furlane, al à fevelât par ultin, discorint dal fat che la socie e je simpri plui dongje la int e cun lis istituzions dal teritori, come tal câs dal inovâl dal sodalizi, nassût cent agns indaûr a Gurize.
Udin, 25 di Novembar dal 2019, Federico Vicario, president de Societât Filologjiche Furlane, al siere la vivarose presentazion dal Strolic
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Servizi gjornalistic, fotografic e di networking par cure di Elio Varutti. Ricercjis tal web cun la colaborazion di Sebastiano Pio Zucchiatti.
Cemût si fasial par notâsi cu la Societât Filologjiche Furlane? Frache culì, lei dut e cjape il tacuin.


martedì 9 aprile 2019

Omaggio a Arturo Zardini in Castello a Udine, grande successo


Quando il maestro Tammelleo ha iniziato a suonare all’oboe Stelutis alpinis, il pubblico nel Salone del Parlamento a Udine è rimasto a bocca aperta. Che serata meravigliosa! 
Udine 6.4.2019, autorità, artisti, relatori e cori alla serata in omaggio a Zardini in Castello. Fotografia di Daniela Conighi

Anche la bellezza dei canti del soprano Carol Hoefken ha toccato vette altissime. Accompagnata al pianoforte da Alessandro Tammelleo, la maestra Hoefken, incantando tutti, ha eseguito per prima Serenade. Non sono state da meno le serenate successive, opera di Arturo Zardini, di cui si celebrava il 150° anniversario della nascita. La soprano peruviana, accompagnata sempre al pianoforte, ha interpretato Lusignutis (Lucciole) e La gnot d’Avrîl. Poi ha completato il suo esemplare concerto con L’Ave (L’antenata) e con Primevere.
Come mai un Omaggio ad Arturo Zardini nel Castello di Udine gremito di persone? “Per onorare il grande compositore friulano, autore di Stelutis alpinis – ha detto Pietro Fontanini, sindaco di Udine – volevamo questo salone, dove si tenevano le riunioni del parlamento della Patria del Friuli”. Arturo Zardini era nato a Pontebba il 9 novembre 1869 e morì a Udine il  4 gennaio 1923. Ivan Buzzi, sindaco di Pontebba, ha fatto eco a Fontanini, ringraziando gli organizzatori per la straordinaria serata e ricordando il valore del suo illustre compaesano che scrisse Stelutis alpinis a Firenze, in esilio durante la Grande Guerra.
Udine, Salone del Parlamento del Friuli, il pubblico per l'Omaggio a Zardini. Fotografie di E. Varutti

L’originale evento è stato organizzato il 6 aprile 2019 dall’Associazione Musicologi di Gemona del Friuli, in collaborazione con il Comune di Udine e con quello di Pontebba, con l’appoggio della Società Filologica Friulana e dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane (Arlef). La replica del concerto si tiene a Pontebba il 13 aprile 2019, alle ore 20,30 nella sala consiliare.
L’incontro si era aperto con l’esibizione del coro Arturo Zardini di Pontebba, diretto da Patrizia Taddio, presentati da Tammelleo.  Sono stati eseguiti in modo magistrale Il salût e La roseane. Poi c’è stata una Serenade , sottotitolata A racuei, visto l’alto numero di serenate di Zardini, vicine assai alle composizioni dei grandi della musica, come Puccini o Beethoven. Spettacolare è stato Il Cjant de Filologiche interpretato dal coro Zardini al termine della prima parte. A seguire c’è stato un intervento di carattere biografico con diapositive su Zardini a cura del professor Elio Varutti, del Consiglio generale della Società Filologica Friulana, oltre ad un altro momento per un’intervista a Giuliano Rui, nipote di Arturo Zardini.

Per chiudere la serata musicale c’è stato il coro Primavera di Udine, sorto negli ambiti dell’Istituto commerciale “A. Zanon”. È stata eseguita Autùn con soprano, pianoforte e coro Primavera. A seguire si è potuto ascoltare il Cjant a Gurizze dagli stessi esecutori, tanto per celebrare il 100° anniversario di nascita della Società Filologica Friulana, avvenuta a Gorizia nel 1919. Poi c’è stata La Staiare. Il gran finale non poteva che essere dedicato a Stelutis alpinis, cantata dal coro Zardini, col coro Primavera e con la soprano. Grande emozione in sala e convinti applausi.
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Alessandro Tammelleo presenta la splendida serata al pubblico. Foto di Leoleo Lulu

Sitologia
Omaggio ad Arturo Zardini, cantore del Friuli. Un prodotto in Power Point sulla vita del grande compositore italiano.

Bibliografia

- Giuliano Rui e Mario Faleschini, Turo Zardini, soldât, musicist e poete, Comune di Pontebba, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco (UD), 2003.

- Sergio Piovesan, Canti friulani musicati da Arturo Zardini. 37 testi di Zardini, di altri autori e popolari con commenti e brevi note biografiche, Comune di Pontebba, Associazione Coro Marmolada di Venezia, 2018.

La soprano Carol Hoefken nella Serenade. Foto di Leoleo Lulu
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu, Elio Varutti e di Daniela Conighi.
Elio Varutti commenta la vita del grande compositore Arturo Zardini. Foto di Leoleo Lulu

Castello di Udine - Apre l'incontro il sindaco Pietro Fontanini. Foto di E. Varutti

Castello di Udine, Giuliano Rui, nipote di Zardini, mostra con orgoglio il manoscritto originale di Stelutis alpinis. Foto di Leoleo Lulu


Rassegna Stampa dal "Gazzettino" e "La Vita Cattolica"


Dal Messaggero Veneto, col curioso esempio di... disgrafia nella parola "nascista".

domenica 25 novembre 2018

Sigeardo de Civitate, libro di Fornasaro presentato a Cividale


Nella splendida cornice del Museo Archeologico Nazionale si è tenuta a Cividale del Friuli la presentazione del romanzo storico di Franco Fornasaro, intitolato Sigeardo de Civitate
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018, Museo Archeologico Nazionale – Sala coi reperti del Patriarcato, oltre ai 5 figuranti in costume, Piero Tolazzi, da destra coi baffoni, Franco Fornasaro, Angela Borzacconi, Livio Bearzi e Elio Varutti

L’evento si è aperto il 23 novembre 2018, alle ore 17,30 con l’intervento di Angela Borzacconi, direttore del Museo stesso. “Siamo lieti di ospitare la presentazione di questo libro – ha detto Borzacconi – perché si può dire che esso sia nato fra le antiche carte di questo museo dove l’autore ha studiato e voglio aggiungere che gli archivi cividalesi sono uno scrigno prezioso di microstoria”.
La serata culturale, che aveva il patrocinio del Polo museale del Friuli Venezia Giulia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), ha ricevuto il saluto dell’Amministrazione civica nella persona di Angela Zappulla, assessore alla Cultura del Comune di Cividale del Friuli. Tra gli altri erano presenti, nell’affollata sala, Livio Bearzi, autore della Postfazione al volume, Diego Causero, nunzio apostolico di vari stati africani, della Siria, Cechia, Svizzera e Liechtenstein, Roberto Cassina, della Banca di Cividale, Lorenzo Pelizzo, della Società Filologica Friulana e Giovanni Aviani, editore soddisfatto perché il libro di Fornasaro, in men che non si dica, è già arrivato alla seconda edizione.
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018, Museo Archeologico Nazionale – Franco Fornasaro parla accanto a Elio Varutti e Piero Tolazzi

Poi è intervenuto il professor Elio Varutti, del Consiglio generale della Società Filologica Friulana, di cui si scrive poco più sotto. Un intervento accorato è stato quello di Piero Tolazzi, etnologo, cultore della storia di Cividale ed esperto conoscitore delle tecniche di combattimento medievale.
Circondato dai figuranti della Messa dello Spadone e del Palio di San Donato, Franco Fornasaro ha iniziato il suo accattivante contributo dicendo di sentirsi un friulese, nel senso di essere un immigrato nella città di Cividale, patrimonio dell’UNESCO. Poi, l’Outsider, come si sente Fornasaro, ha descritto come è nata l’dea del romanzo storico su “Sigeardo, ottantenne, figlio illegittimo con enormi qualità umane e competenze, eppur inviato per lavoro in tutte le parti del Patriarcato multietnico di Aquileia, che andava da Como a Salisburgo fino a Fiume nel Quarnero, oltre che in altri posti”. L’autore si è soffermato, infine, sul valore storico e giuridico delle Costituzioni della Patria del Friuli, emanate da Marquardo di Randech, un altro grande patriarca di quel periodo storico.
Il pubblico in sala, oltre 80 persone attente e partecipi alla serata di presentazione di Sigeardo de Civitate 

Il contributo di Elio Varutti
Sin dai tempi dei Longobardi, che nel 569 costituirono il loro primo ducato proprio a Cividale, c’era una certa conoscenza medica basata sullo studio delle opere di Ippocrate, di Galeno e di altri autori classici latini e greci. Ne ha scritto lo stesso Franco Fornasaro nel 1996. Si veda: “I longobardi e la medicina (con notule di alimurgia e di cucina)”.
A proposito di erbe medicinali esemplare pare l’elenco delle numerose specie vegetali che devono far parte dell’orto botanico, secondo l’ultimo capitolo del “Capitulare de villis”, elaborato negli ambienti della corte di Carlo Magno, secondo quanto riportato da Enzo Marigliano nel suo “Il Capitulare de Villis. Vita quotidiana di una realtà agraria al tempo di Carlomagno”, edito a Udine nel 2013. Alle erbe medicinali si è dedicato persino il poeta Ermes di Colloredo (1622 – 1692) nel suo manoscritto “Libro I. Rimedi, o sia ricette per alcune malattie del corpo umano”.
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018, Museo Archeologico Nazionale – Elio Varutti, al microfono, Franco Fornasaro e Piero Tolazzi, con 3 figuranti in costume

Si parla proprio di medicamenti a base di erbe nell’ultimo romanzo di Franco Fornasaro. È un libro bello, intrigante ed istruttivo. È bello perché è legato a un territorio, anzi è collegabile a un comune, come quello di Cividale in particolare, ricco di bellezza romana, longobarda, medievale ed altro. Scrivere un libro sul territorio di adozione, com’è per Fornasaro, è la dimostrazione dell’attaccamento manifestato per una stupenda realtà territoriale. Il fatto è da lui denunciato sin dalle prime pagine del volume.
Ha dato molto alla città di Cividale lo scrittore Franco Fornasaro, cividalese di adozione, essendo nato nella entità non italiana del Territorio Libero di Trieste, con avi di Pirano e babbo di Veglia, ambedue località della Jugoslavia dal discusso Trattato di pace del 1947. Poi la Jugoslavia si scioglie nel 1991 con violente guerre. Pirano (Piran) oggi sta in Slovenia, mentre l’Isola di Veglia (Krk) è in Croazia. Mi viene in mente un altro cividalese di adozione, come il toscano Amelio Tagliaferri, mio insigne maestro di Storia economica all’Università di Trieste. Anche il pistoiese Tagliaferri riguardo agli studi storici e alle ricerche diede molto alla nota città longobarda, poi della Serenissima Repubblica di Venezia.
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018,– Apre l’incontro Angela Borzacconi, direttore del Museo Archeologico Nazionale

Spero che il lettore non si annoi leggendo nelle presenti righe diversi nomi di storici e di ricercatori. È che per inquadrare la stupenda opera di Fornasaro bisogna fare ricorso ad altri studiosi. Non potrei liquidare tutto menzionando solo il grande Le Goff.  
Il romanzo di Fornasaro è istruttivo perché presenta vari periodi storici, con una cronologia ben definita pagina dopo pagina. Ci sono il presente e l’attualità con i giovani ricercatori un po’ precari che cercano e trovano un antico manoscritto. Ci sono le rievocazioni storiche tipiche di Cividale del Friuli, Forum Iulii poiché fondata da Giulio Cesare e Civitas Austriae, per il periodo carolingio. Per Civitas Austriae si intende città allocata nella parte orientale (Austriae) del regno di Lotario I.
Dopo l’anno Mille presero vigore gli ordini “Militari ospitalieri”, sulla scorta dell’esperienza dei Benedettini. A Cividale un ospedale venne gestito dalla Confraternita dei Battuti, operativa peraltro a Udine, Maniago, Porcia, Sacile e San Vito al Tagliamento.
Come ha scritto Pier Carlo Caracci nel suo  Appunti per una storia della medicina in Friuli del 1973-1975, a Udine c’è un medico stipendiato dal Comune sin dal 1282. Nei contratti si legge del “phisicucus”, ben distinto dal “ciroicus” (chirurgo) e dallo “speziale” (farmacista). È dal 1222 che l’Università di Padova ha aperto i battenti. Alla scuola medica della città veneta fanno riferimento gli antichi studenti friulani di medicina. Da tale università esce, ad esempio, Mondino Friulano, cividalese, allievo di Pietro d’Abano, ben citati da Sigeardo-Fornasaro nelle prossime pagine con precisione, oserei dire, anatomica.
Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli – L’intervento di Piero Tolazzi alla presentazione del libro di Fornasaro Sigeardo de Civitate

Per la loro attività in medicina nel capoluogo friulano Maestro Mannino e Bonaventura sono pagati annualmente 12 marche di denari d’argento ciascuno. Caracci ha aggiunto che c’era pure una dottoressa rispondente al nome di “Donna Gerarda Medicatrix in Castello dal 1396 al 1404”. Come pure viene rilevato sempre dal Caracci che San Daniele e Cividale ebbero il loro medico condotto fin dal secolo XIV.
Siamo dunque nel Trecento. È il periodo di “Sigeardo de Civitate”. La sua autobiografia è il tema centrale del manoscritto, oggetto della fantasia dell’Autore. È la parte più affascinante del libro, a mio parere. Personaggi e vicende storiche, invece, sono autentici. Si intersecano in un crogiuolo di eventi e di periodi storici. Ne fa fede l’attenta citazione delle fonti documentarie, cui già Fornasaro ha abituato i suoi lettori nelle varie esperienze editoriali precedenti. Si nota il suo cipiglio didascalico nel mare magnum della creatività romanzesca.
Nel Medio Evo la cultura era prerogativa delle persone inserite nei monasteri, nelle abbazie e nelle fradagle, ossia le confraternite laiche e religiose. Si sa che la chiesa di Santa Maria della Cella di Cividale, con annesso monastero, aveva varie proprietà. Dal 1267 il cameraro (o amministratore) della congregazione religiosa teneva bene annotato nel Libro contabile i sussidi, le bolle, le delegazioni e i beni in diverse località. Ora questo importante documento storico è custodito in Archivio di Stato di Udine (ASUd), Congregazioni religiose soppresse, busta 123.
Il bello è che la chiesa di Santa Maria della Cella, tra gli altri, possedeva beni immobili, dal 1283, non solo nell’area cividalese, come a Firmano, Premariacco, Cormons (dal 1294), Borgnano, ma fino a Collalto e Treppo Piccolo (dal 1329), Nogaredo di Corno, Pasian Schiavonesco (divenuto poi Basiliano) e addirittura a Ronchis di Monfalcone (dal 1377).
Studiosi come Jacques Le Goff, Steve Runciman, Giovanni Vitolo e Paolo Lino Zovatto, tra i tanti, hanno rimarcato un certo ritorno dell’ordine da parte di Carlo Magno, dopo le conquiste arabe. Tale ricrescita, pur stentata e non certo florida, generò alcune positive conseguenze sui traffici mercantili, tanto che i ricercatori parlano di “rinascenza carolingia”, verificatasi intorno ai secoli VIII-IX. Così si giunge all’epoca di Sigeardo.
A dimostrazione del rilancio economico, oltre che politico-religioso dei Franchi, attivi pure a Cividale e in altre parti del Nord Italia, altri storici hanno effettuato le seguenti considerazioni. Lo sviluppo urbano e portuale dei secoli XI-XII nelle città del Centro Nord Italia è strettamente legato a una preesistente economia in fase di sviluppo. In determinate aree geografiche si ristabilisce un interessante mercato economico intorno all’anno Mille, pur sulle antiche strade romane aggiustate, ristrutturate o rimesse alla meglio. Nell’Italia settentrionale sono proprio gli scambi locali di beni e di servizi a rivelarsi sufficienti ad alimentare i primi fenomeni d’urbanesimo, come hanno scritto Tito Maniacco nel 1985, Michael McCormick nel 2001 e Giovanni Vigo nel 2009.
Un’altra immagine del folto pubblico presente in sala a Cividale per il nono romanzo di Franco Fornasaro

Affascinante è poi la tecnica letteraria utilizzata da Fornasaro per questo suo Sigeardo de Civitate. Troviamo ancora il tema dialogante, come ne Gli appunti di Stipe, suo importante romanzo del 2015, edito dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). In qualche scritto l’Autore accenna alle sue origini istriane e anche qui l’Istria fa capolino ogni tanto. Sono solo dei piccoli cammei. Il mondo della frontiera ha sempre coinvolto l’Autore. Non a caso Gli appunti di Stipe, nel 2017, sono stati tradotti in croato. Anche in Sigeardo, pur essendo prodotto in gradevole lingua italiana, il plurilingue Fornasaro ci spiega qualcosa in lingua friulana, oppure in sloveno. Forse, con tali approcci, possiamo intendere meglio la complessità delle terre di confine, come ci ha insegnato Fulvio Tomizza, scrittore di frontiera per eccellenza.
Devo confessare, tuttavia, che le ricerche ardite, le tensioni politiche e conflitti armati entrano a gamba tesa tra le pagine di Sigeardo. Curiosa e, a tratti, scabrosa o macabra è la descrizione delle prime anatomie svolte dai ciroici, i chirurghi medievali. Il libro segna troppi punti a favore di Cividale. La prima anatomia su cadaveri della storia del Friuli avvenne a Cividale, secondo Sigeardo. La prima università degli studi fu creata là. Era il 1° agosto 1353 quando il sovrano Carlo IV, re di Boemia, re dei Romani e, di lì a poco, imperatore del Sacro Romano Impero (1355), riconosceva la prima Università friulana e transfrontaliera, avviata anni prima dal patriarca aquileiese Bertrando di Saint Geniès. “Carolus Dei Gratia… in metis Alemaniae, Hungariae, Sclavoniae, atque Italiae consistit…”, come si vede nel testo “Antiquitatum civitatis fori Iulii libri quatuor” di Basilio Zancarolo, stampato in Venezia nel 1669.

Il primo alambicco della zona per ottenere la grappa dove poteva essere usato se non a Cividale? La prima volta dell’uso della polvere da sparo nel Patriarcato di Aquileia avvenne a Cividale, la cittadina patrimonio dell’UNESCO. Sono molto intriganti queste “prime volte” nella storia del Friuli.
Sigeardo si lancia poi in una serie di elencazioni di natura varia. Forse a qualcuno verrà in mente “Il nome della rosa”, di Umberto Eco (1980), nel leggere i lunghi elenchi delle armi bianche per colpire, ferire, uccidere o squartare il nemico. Eppure Sigeardo non si scompone. Ci propina anche i nefasti malanni della peste nera del 1348, con attente spiegazioni riguardo alle tipologie e colori dei bubboni, cui nemmeno il buon Alessandro Manzoni ci aveva abituato. Come notizia a latere possiamo accennare al Santuario di Sant’Osvaldo a Sauris, località che, essendo scampata alla pestilenza, divenne meta di pellegrinaggi data la sua potenza taumaturgica.
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Il libro presentato
- Franco Fornasaro, Sigeardo de Civitate. Romanzo storico, prefazione di Elio Varutti, postfazione di Livio Bearzi, Udine, Aviani & Aviani, 2018, pp 192, euro 20.

ISBN 978 8877 722720.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Daniela Conighi, che si ringrazia per la concessione alla diffusione e pubblicazione nel blog presente.