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domenica 18 febbraio 2018

Gorizia, libri presentati da Fulvio Salimbeni con l’ANVGD

Lunedì 12 febbraio 2018, introdotto da Maria Grazia Ziberna, presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), il professor Fulvio Salimbeni  ha presentato nella Sala Dora Bassi “Il testimone di Pirano” di Laila Wadia e “1957, Un alpino alla scoperta delle foibe” di Mario Maffi, in collaborazione con gli alpini dell’ANA di Gorizia. Era presente, tra gli altri, Paolo Verdoliva, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini (ANA) di Gorizia.
Gorizia - Didi Pasquali, Fulvio Salimbeni, Maja Monzani, Maria Grazia Ziberna e Paolo Verdoliva. Archivio ANVGD Gorizia

Nella necessaria contestualizzazione storica sono stati ricordati vari personaggi storici. Primo fra tutti è stato il 97enne Giuseppe Comand, di Latisana – ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, recentemente insignito dell’onorificenza di commendatore per iniziativa dello stesso presidente Mattarella. Poi è toccato al sottotenente degli alpini  Mario Maffi, di Cuneo, che ricevette l’ordine di calarsi a Monrupino, a Basovizza e in altre foibe per accertare la presenza di resti umani.  
Gorizia, 12 febbraio 2018 -  Maja Monzani, Maria Grazia Ziberna e Fulvio Salimbeni. Archivio ANVGD Gorizia

Un segno di ricordo è andato pure al maresciallo dei Vigili del Fuoco di Pola, Arnaldo  Harzarich, medaglia d’oro al valor civile, che  dall’ottobre 1943 al  febbraio 1945 riesumò 250 salme, delle quali 204 furono identificate. Harzarich rilasciò ai servizi d’informazione angloamericani una circostanziata deposizione, accompagnata da una ricca documentazione, e subì ripetuti attentati. L’ultimo, secondo la testimonianza della nipote Sara, allora ragazzina di 14 anni, esule a Pagnacco in provincia di Udine, lo subì dopo il suo esodo a Merano, dove prestava servizio presso la locale caserma dei Vigili del Fuoco.
La ricostruzione storica è stata intervallata dalla lettura di alcuni brani dei testi, interpretati con grande sensibilità dall’attrice Maja Monzani, vedova del generale di Artiglieria Alpina Antonio Monzani, tra la commozione del pubblico presente.

In questa foto, in prima fila accanto al sindaco Ziberna, assiste alla conferenza assieme al proprio marito la signora Angela Rosita Gori, di  Medea, insignita durante la cerimonia del 10 febbraio in memoria del padre Guerrino Gori. Al termine della conferenza la signora Gori ha riferito alla presidente ANVGD di Gorizia Maria Grazia Ziberna la sua testimonianza sulle circostanze della scomparsa del padre Guerrino, di 36 anni. Dopo l’8 settembre egli aveva prestato servizio come milite al presidio di blocco n.2 di Gorizia, presso il ponte di Piuma. 
Fu arrestato a guerra finita dai titini il 6 maggio 1945, appena uscito dall’ufficio anagrafe di Gorizia dove si era recato per registrare la nascita della secondogenita, la piccola Angela. Uscito dal Comune fu fermato da un gruppo di partigiani,  il giorno seguente  venne segnalata la sua presenza ad Aidussina, come prigioniero, e poi ad Idria. 
La figlia maggiore Gabriella di 13 anni e la mamma fresca di parto  lo cercarono a lungo,  disperatamente , ma nessuna notizia pervenne mai alla famiglia. La piccola  Angela Rosita rimase orfana, a pochi giorni dalla nascita. Il nome di Guerrino Gori attualmente compare sul monumento dei deportati, nel Parco della Rimembranza a Gorizia.

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Bibliografia e cenni nel web

- Gli scomparsi di Gorizia nel maggio 1945, Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gorizia, 1980.

Mille nomi di deportati riemersi dall'oblio, «Messaggero Veneto», 9 marzo 2006.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Gorizia e testi di Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

sabato 1 ottobre 2016

Memoria del Magazzino 18, conferenza a Udine

Una interessante interpretazione sul Magazzino 18 si è tenuta a Udine lo scorso 30 settembre 2016, a Palazzo Florio, in sala Florio. L’evento sull’esodo giuliano dalmata è stato organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).

Silvio Cattalini, Fulvio Salimbeni e Antonella Pocecco, Udine Palazzo Florio. Fotografia di Elio Varutti

Relatrice dell’incontro era Antonella Pocecco, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla sede staccata di Gorizia dell’ateneo udinese e collaboratrice dell’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG). Ha presentato il tema “Sedie, armadi e quaderni aperti: la memoria svelata del Magazzino 18”, avvalendosi di una serie documentata di inedite diapositive in Power Point.
«Riflettere sul Magazzino 18, situato nel Porto Vecchio di Trieste, con quei 2000 metri cubi di masserizie – ha detto la Pocecco – significa soffermarsi sul valore simbolico degli oggetti depositati dagli esuli, è un ideale ponte della memoria dell’esodo con le nuove generazioni, poiché lì la memoria di quei fatti tragici non è più silente, ma è svelata, quale pezzo della storia d’Italia».
La relatrice è stata presentata dall’ingegnere Silvio Cattalini, presidente Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD dal 1972. Ha parlato anche il professor Fulvio Salimbeni, dell’Università di Udine. «Le immagini che vedrete – ha precisato Salimbeni – hanno una grande forza e valgono più di cento libri».
Il pubblico in sala Florio. Fotografie di Elio Varutti

Dopo un ampio dibattito, è emersa la proposta di chiedere che il Magazzino 18 rimanga così com’è, senza trasformarlo in un museo, dalle pareti ben tinteggiate, con oggetti nelle bacheche, ma non si sa quanto sia praticabile tale idea.

In conclusione Cattalini ha ricordato il prossimo appuntamento dell’ANVGD di Udine fissato per giovedì 20 ottobre alle ore 17, presso la Sala Gusmani (ex Sala Convegni), quando il professor Fulvio Salimbeni presenterà il libro di Egidio Ivetic, dell'Università di Padova, intitolato “Un confine nel Mediterraneo. L’Adriatico Orientale tra Italia e Slavia, 1300-1900”, delle edizioni Viella di Roma.

Antonella Pocecco. Fotografia di Elio Varutti