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venerdì 26 aprile 2019

Visita d’istruzione a Gonars sul sito del Campo di concentramento fascista


La Parrocchia di S. Pio X di Udine, col suo Gruppo culturale, ha voluto questo viaggio della memoria. Così il 25 aprile 2019 una dozzina di persone ha effettuato una visita d’istruzione al luogo dove esisteva il Campo di concentramento fascista di Gonars. Guidati da Tiziana Menotti, i visitatori hanno potuto constatare come non ci sia nemmeno un cartello sulla strada che indichi il campo. Se uno non sa che quello è il sito del campo, ci passa davanti indifferente.

C’è all’interno dei prati un monumento costituito da quattro mosaici (che riprendono 4 disegni degli internati pittori) inseriti su 4 supporti a forma di colonnina. Poi c’è un rotolo di filo spinato, oltre a 4 pennoni senza bandiere. C’è anche una tabella esplicativa con poche righe e una foto. Tutto qui. Al cimitero si ragiona un po’ di più. A memoria del campo di concentramento di Gonars, per iniziativa delle autorità jugoslave nel 1973, lo scultore Miodrag Živković realizzò un sacrario nel cimitero cittadino, dove in due cripte furono trasferiti i resti di 453 cittadini sloveni e croati internati e morti nel campo di concentramento.
La comitiva di gitanti di Udine sud ha poi fatto una visita anche alla stupenda chiesetta di Gris, nel vicino comune di Bicinicco.
Il Gruppo culturale di S. Pio X, sorto nel 2016 sulla spinta di don Paolo Scapin, parroco di S. Pio X si dedica ai temi della Shoah, dell’esodo giuliano dalmata e della detenzione nei campi di concentramento. Si voleva ricordare il parrocchiano e beneamato maestro elementare Alfredo Orzan (1930-2017), cantore di Baldasseria. Il Gruppo culturale anche con don Maurizio Michelutti, parroco di S. Pio X dal 24 luglio 2018, si è occupato di organizzare conferenze e mostre di fotografia, d’arte nonché spettacoli teatrali con particolare riferimento alla Parrocchia di San Pio X di Udine. Sono appartenenti al gruppo: Tiziana Menotti, Elio Varutti, Germano Vidussi, Anna Del Fabbro e Gregorio Zamò. Il Gruppo culturale collabora con l’Associazione Insieme con Noi, con gli Alpini di Udine sud, con l’ANED di Udine, con l’ANVGD di Udine e con altri organismi del territorio.

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Fotografie di Francesco Saverio Comisso, che si ringrazia per la gentile concessione alla diffusione e pubblicazione. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti su informazioni di Tiziana Menotti.

sabato 29 settembre 2018

Mostra di disegni dei deportati sloveni e croati al Campo di concentramento di Gonars (UD), 1942-1943


È stata inaugurata una mostra di carattere storico il 28 settembre 2018 a Palazzo Morpurgo di Udine. A portare il saluto del sindaco Fontanini è stato Alessandro Ciani, assessore comunale all'Edilizia privata, essendo in convalescenza Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura. “Questa è una mostra interessante e toccante sui fatti della seconda guerra mondiale – ha detto Ciani – perciò vi auguro una buona visita alla rassegna e ringrazio gli organizzatori per questa iniziativa”.
Nikolaj Pirnat, Senza titolo, Gonars 1942. Fotografia di E. Varutti

L’originale rassegna espositiva si intitola: 1942-43: la Storia che ci ri-guarda. Il dottor Mario Cordaro e gli artisti sloveni e croati nel campo di concentramento di Gonars.
Ha aperto gli interventi Monica Emmanuelli, direttrice dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione di Udine (Ifsml). “Questa mostra nasce da un progetto del 2017 messo in atto con la precedente amministrazione comunale – ha detto Emmanuelli – che è stato confermato dalla nuova giunta e penso che proverete delle grandi emozioni nel vedere i disegni dei deportati sloveni e croati in queste sale”.
Udine, Palazzo Morpurgo, Alessandro Ciani, assessore comunale porta il saluto del sindaco, accanto a Monica Emmanuelli e Paola Bristot. Fotografia di Leoleo Lulu

In mostra è esposta una raccolta di disegni originali realizzati dagli internati del Campo di concentramento di Gonars. Molti di essi sono inediti. Detti disegni sono stati donati in segno di riconoscenza al dottor  Mario Cordaro, medico del campo dal 1942 al 1943. Nel Dopoguerra la collezione si ampliò grazie ai rapporti di amicizia instaurati con alcuni degli artisti prigionieri. Lo scultore NikolajPirnat realizzò anche un busto in gesso, ora esposto presso il Museo di storia contemporanea della Slovenia a Lubiana. A palazzo Morpurgo è in mostra la copia in bronzo, di proprietà della famiglia Cordaro. Saranno inoltre presentati alcuni documenti d’archivio, strumenti clinici d’epoca e un prezioso prestito di 13 disegni del Museo di Storia contemporanea della Slovenia che offre un prospetto più ampio e completo del difficile periodo in cui il dottor Mario Cordaro si trovò ad operare.
Udine, Palazzo Morpurgo, una delle opere in mostra, del Museo di storia contemporanea della Slovenia a Lubiana. Fotografia di Leoleo Lulu

All’inaugurazione hanno parlato anche Paola Bristot, per sottolineare il valore artistico delle opere esposte, oltre al dato storico, ancora poco noto ai friulani e agli italiani. Per ultimo ha portato il saluto dei discendenti del dottor Coradro un nipote del bravo medico. “Siamo onorati di partecipare a questa iniziativa culturale – ha detto Emanuele Rampino – per ricordare il senso di umanità di mio nonno, che era il medico del Campo di concentramento di Gonars, che portava agli artisti rinchiusi le matite, i fogli di carta ed altri strumenti per disegnare e dipingere”.
Udine, Palazzo Morpurgo, l'intervento di Emanuele Rampino che ricorda il nonno Mario Cordaro, medico al Campo di Gonars. Fotografia di E. Varutti

La mostra è stata curata da Monica Emmanuelli e da Paola Bristot, per la realizzazione dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione di Udine (Ifsml). Gli allestimenti espositivi sono su progetto dell’architetto Marco Pasian. Alla realizzazione della mostra hanno contribuito lo studio VivaComix, in collaborazione con il Comune di Udine, Udine Musei, il Muzej Novejše Zgodovine Slovenije (Museo di storia contemporanea della Slovenia a Lubiana), il Centro medico Coram di Udine, oltre al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Biografia di Mario Cordaro
Nato a Giardini Naxos nel 1910, dopo gli studi a Catania in Medicina, si perfeziona in Ematologia prima a Catania, quindi a Praga (1938-1941). Richiamato in Italia alle armi, venne destinato a Gonars, dove restò fino al momento dell’Armistizio, l’8 settembre del 1943. Si fermò in Friuli, prima a Cividale, quindi a Udine, dove nel 1973, in collaborazione con la figlia, dott.ssa Dagmar Maria Cordaro e il genero, dott. Antonio Rampino, fondò l’Istituto Diagnostico Friuli Coram, dove fu attivo fino al 1994, anno della sua scomparsa.
L’interesse per la sua figura nasce dalla volontà di approfondire le conoscenze storiche e artistiche rispetto alla sua sensibilità oltre che umana, artistica. Durante lo svolgimento del suo servizio come Medico e Interprete a Gonars, riuscì a costruire un rapporto di fiducia e di stima reciproca con gli internati del Campo di Internamento, in particolare con gli artisti in esso rinchiusi. Forniva loro i materiali artistici per consentire il proseguimento della loro attività e trovare la forza di sopravvivere in quella drammatica situazione.
La collaborazione lo spinse a dare ai prigionieri ruoli di coordinamento o di infermiere e aiutante di infermeria, stabilendo e facilitando le comunicazioni interpersonali. Le memorie di quegli anni sono state recentemente pubblicate nel libro “Album. 1942-43” (Viva Comix, Gaspari, 2015).

F. Scagnetti, Panorama del campo 1942, gouache su carta. Fotografia di E. Varutti

Pezzi di storia
Certi pezzi di storia sono venuti a galla negli anni 1990-2000. Ad esempio alcuni studiosi sloveni in quegli anni hanno riferito notizie del Campo profughi di Gonars. Si tratta di Franc Perme, Anton Zitnik, Franc Nucic, Janez Crnej, Zdenko Zavadlav, che con la loro ricerca intitolata Slovenjia 1941, 1948, 1952. Tudi mi smo umrli za domovino, hanno anche riportato notizie sul comportamento dell’esercito italiano nei confronti di una parte della nascente resistenza iugoslava. Allora c’è il generale Robotti, comandante delle autorità italiane di Lubiana occupata ed annessa al Regno d’Italia, intenzionato ad aprire “campi di concentramento per l’internamento delle persone sospettate, poiché a Lubiana ve ne erano detenute già 200 e ci si aspettava che il numero avrebbe raggiunto i 1.000” (Slovenjia 1941, 1948, 1952. Tudi mi smo umrli za domovino, p. 129).
Anonimo, Il campo di notte, gouache su cartoncino. Fotografia di E. Varutti

Poi nel volume degli studiosi sloveni c’è anche un po’ di Friuli. È fatto cenno al Campo di concentramento di Gonars, per detenere sospetti sloveni e croati (p. 128). Qui finiscono molti ufficiali sloveni, con un aiutino dato ai militari italiani da parte della Osvobodilna Fronta (OF), ovvero il Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno. Infatti i primi partigiani, sapendo che molti degli ufficiali sloveni erano monarchici e non comunisti, li precettarono ad entrare nell’OF con delle cartoline aperte, cosicché l’esercito italiano venne a sapere i loro indirizzi e li prelevò tutti senza tanti problemi.
Ivan Garbajs, Panoramica del campo 1942, gouache su carta. Fotografia di E. Varutti

Poi sono menzionate le trattative di Tapogliano del 15 giugno 1944. Artefice di tale iniziativa è il prefetto di Gorizia, conte Marino Pace, che prese contatti coi capi partigiani comunisti per azioni di non aggressione (pp. 350-353). Per ringraziare l’OF dei vari favori fatti all’esercito sabaudo imperiale, nel 1943 il generale Cerutti, comandante della divisione “Isonzo” a Novo Mesto “aveva mandato tre vagoni di armamenti, munizioni e divise militari italiane per l’Esercito di Liberazione del Popolo” (p. 144).
Ancora oggi la storia del Campo di concentramento di Gonars, in provincia di Udine è poco nota agli italiani. Bisogna chiarire che sin dal 1941, quando l’Italia fascista invade la Jugoslavia ed annette alcune parti del suo territorio, come la provincia di Lubiana o il Governatorato della Dalmazia, viene organizzata dall’esercito italiano l’operazione di concentramento di militari e civili iugoslavi, per sottrarli alla nascente resistenza contro gli invasori. I primi campi attivi in Friuli e nella Venezia Giulia furono quelli di Cighino e di Gonars. Il primo era sito vicino a Tolmino, in provincia di Gorizia, mentre il secondo era a sud di Udine. Nel 1942 a Gonars – ha scritto Alessandra Kersevan nel suo Lager italiani – c’erano oltre 4.200 internati civili, bambini inclusi.
M. Lebez, Ritratto dottor Cordaro 1942, olio su tela. Fotografia di E. Varutti

Nel 2012 è stato prodotto un interessante documentario del regista Dorino Minigutti. Il regista friulano ha aperto una pagina dimenticata della storia del ‘900. È quella dei campi di concentramento italiani dove vennero internati gli abitanti di interi villaggi sloveni e croati. Ci furono migliaia di vittime per stenti in quei campi.
Il documentario di Minigutti racconta l’inedita storia di un gruppo di bambini sopravvissuti ad uno di quei campi, come a Gonars. Si intitola Oltre il filo. L’audiovisivo accompagna i bambini di allora in un viaggio nella memoria. Artisti e studenti dell’Accademia di Lubiana, internati nel campo, riuscirono a ritrarre durante la prigionia i volti e la vita dei detenuti. Anche i bambini prigionieri, una volta scappati dal campo dopo il 1943, raccontarono con disegni e componimenti inediti quella terribile esperienza. Nel film i protagonisti riflettono sui propri traumi, su quei segni invisibili che li hanno accompagnati nel corso della vita. Poi rivedono alcuni disegni di allora e rileggono quei componimenti.


Chi c’era?
All’inaugurazione della mostra è capitato di vedere la presenza di Andrea Zannini, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Udine; Maurizio Rocco, presidente dell’Ordine dei Medici di Udine; Gianni Ortis, presidente dell’Istituto friulano per la storia del Movimento di liberazione; Romeo Mattioli, già consigliere comunale (PSI) dal 1975 al 2003 e di Gianpaolo Borghello, già direttore del dipartimento di italianistica a Udine.

Tra i tanti partecipanti c’erano Augusta De Piero, già consigliere regionale; Tiziano Sguazzero, ricercatore dell’Ifsml; l’ex onorevole Gianna Malisani (PD) e Alfredo Gon, dell’ANPI di Manzano. C’erano poi Vania Gransinigh, responsabile dell’Unità Organizzativa coordinamento scientifico Musei di Udine e il professor Elio Varutti, vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).

Una vetrina della rassegna con caricature. Fotografia di Leoleo Lulu

Orari di visita della mostra a Palazzo Morpurgo
La mostra 1942-43: la Storia che ci ri-guarda. Il dottor Mario Cordaro e gli artisti sloveni e croati nel campo di concentramento di Gonars si potrà visitare da sabato 29 settembre a domenica 28 ottobre 2018, il giovedì e il venerdì dalle 15.00 alle 19.00, il sabato e la domenica sia la mattina dalle 10.00 alle 13.00, sia il pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00 con ingresso libero.
Per le scuole sono previste visite guidate su prenotazione telefonando al numero telefonico 0432.295475, oppure al fax fax 0432.296952, o scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica archivio@ifsml.it
Per alte notizie si può scrivere, in posta cartacea, anche a: Istituto Friulano Storia Movimento Liberazione, Viale Ungheria, 46 - 33100 Udine.

Nikolaj Pirnat, Dottor Cordaro, busto in bronzo, 1942. Fotografia di E. Varutti


Filmografia
Dorino Minigutti, Oltre il filo / Over the line, Zavod Kinoatelje (SLO), Agherose (I), Focus Media (HR), 2012.

Bibliografia essenziale
- Paola Bristot (a cura di), Album 1942-43. I disegni del campo di concentramento di Gonars. Collezione Cordaro, Udine, Gaspari, 2015.

- Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascista per civili iugoslavi 1941-1943, Roma, Nutrimenti, 2008.

- Franc Perme, Anton Zitnik, Franc Nucic, Janez Crnej, Zdenko Zavadlav, Slovenjia 1941, 1948, 1952. Tudi mi smo umrli za domovino, (1.a edizione: Lubiana, Grosuplje 1998, col titolo tradotto: I sepolcri tenuti nascosti e le loro vittime 1941-1948, di Franc Perme, Anton Zitnik, pp. 277), Lubiana Grosuplje, Associazione per la Sistemazione dei Sepolcri Tenuti Nascosti, 2000. Edizione italiana [considerata dagli AA. come la terza]: Slovenjia 1941, 1948, 1952. Anche noi siamo morti per la patria. “Tudi mi smo umrli za domovino”, Milano, Lega Nazionale d’Istria Fiume Dalmazia, Mirabili Lembi d’Italia, [2005, l’anno di stampa è dedotto, fra le pagine 380 e 381, nella didascalia delle fotografie a colori n. 22-23], pp. LXVI-792.
Udine, Palazzo Morpurgo, pubblico fino in strada all'inaugurazione della mostra di disegni di internati sloveni e croati al Campo di concentramento di Gonars. Fotografia di E. Varutti
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti e di Leoleo Lulu, di Udine.

Udine, Palazzo Morpurgo, il plastico del Campo di concentramento di Gonars alla mostra “1942-43: la Storia che ci ri-guarda. Il dottor Mario Cordaro e gli artisti sloveni e croati nel campo di concentramento di Gonars”. Fotografia di Leoleo Lulu

mercoledì 1 marzo 2017

Esuli giuliano dalmati nella Bassa friulana, conferenza a Gonars

C’era vento e pioggia, eppure una trentina di abitanti di Gonars e di Aiello del Friuli erano lì, in sala, per sentire il racconto sugli esuli istriani.
Fauglis, Centro civico - Scambio di doni tra Elio Varutti e Marino Del Frate, sindaco di Gonars, vicino a Marco Sicuro, presidente dell'Associazione Stradalta di Gonars. Fotografia di Maria Cristina Stradolini

Il 24 febbraio 2017, alle ore 20,45 presso il Centro Civico di Fauglis, in via IV Novembre, 88 a Gonars il professore Elio Varutti, componente del Consiglio Direttivo dell’ANVGD Comitato Provinciale di Udine, ha illustrato la conferenza intitolata: “Esuli nella Bassa friulana. L’esodo d’Istria, Fiume e Dalmazia e il Campo Profughi di Udine”. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Stradalta di Gonars, presieduta da Marco Sicuro, in collaborazione con il Comune di Gonars.
C’è stato il saluto di Marino Del Frate, sindaco di Gonars, che ha voluto accennare a qualche ricordo personale: «Mi viene in mente che quando ero giovane – ha detto il sindaco - e gli adulti parlavano di profughi istriani e di foibe era tutto un bisbiglio, un parlare sottovoce, non ho mai capito se fosse per pudore o per altri motivi». Sull’importanza del Giorno del Ricordo si è trattenuta Maria Cristina Stradolini, assessore comunale alla Cultura di Gonars «anche se ne parliamo il 24 di febbraio, anziché il giorno 10 per noi è importante questo ricordo, come è stato fatto nelle nostre scuole, parlando poi di vari temi storici del Novecento, come la Shoah».
Diciamo che dopo tale evento l’icona degli esuli giuliano dalmati nella Bassa friulana è la fotografia del 1948 del maestro Renato Lupetich con una classe di scolare di Latisana, mostrata ai presenti con le dovute spiegazioni.
Il maestro Renato Lupetich con le sue scolare a Latisana, dove insegnò tra il 1948 e il 1958. Finì la sua carriera scolastica con la qualifica di direttore didattico di Palazzolo dello Stella. Collezione privata Belluno.

Renato Lupetich era nato a Fiume il 3 marzo 1900 e morì nel 1960, quando era direttore didattico a Palazzolo dello Stella, in provincia di Udine. È il racconto del figlio, Giovanni Lupetich, a precisare i fatti, come ha ricordato Varutti. Il testimone ha proseguito: «Mio padre si è laureato in Pedagogia a Urbino il 16 giugno 1955, col rettore Carlo Bo. Renato Lupetich era un “ufficiale postale”, poi legionario di D’Annunzio, come pure mio zio Nereo Lupetti. Essi sono citati in un libro di Amleto Ballarini, intitolato: Diedero Fiume alla patria. Mio padre era perito contabile e lavorava a Fiume alla Raffineria di Olii Minerali Società Anonima, costruita tra il 1882 e il 1883 (ROMSA), dopo l’esodo mio padre fece il maestro a Pertegada, a Latisana e a Gorgo di Latisana, in provincia di Udine». Varutti ha ringraziato pubblicamente il signor Giovanni Lupetich, di Belluno, che ha fornito vari documenti originali sull’esodo del babbo, il maestro Renato Lupetich.
Prima di questo racconto Varutti ha portato i saluti ai presenti dei dirigenti dell’ANVGD di Udine. Dal presidente ingegnere Silvo Cattalini, esule da Zara, molto ammalato e di Bruna Zuccolin, vice presidente dello stesso sodalizio.
Una ricerca del 2014 ha individuato gli esuli istriani ricordati dai friulani. I professori del Laboratorio di Storia dell’Istituto “B. Stringher” di Udine dal 2009 hanno iniziato un progetto dal titolo “Vivere in tempo di guerra”. L’obiettivo era di analizzare la vita nella Seconda guerra mondiale in Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Udine (Asud), con varie ricadute nel web. Una parte del progetto si sviluppò attraverso un questionario cartaceo che gli studenti sottoposero a testimoni diretti degli eventi.
Elio Varutti, Marino Del Frate e Marco Sicuro a Fauglis. Fotografia di Maria Cristina Stradolini

Una parte del questionario riguarda i profughi dell’esodo giuliano dalmata, così si è raccolto vario materiale, intitolandolo “I Profughi istriano dalmati nel ricordo dei friulani”.
In tutta l’indagine, fino al mese di febbraio 2014, sono state raccolte 59 testimonianze, delle quali 40 della provincia di Udine, 14 della città di Udine e 5 di altre realtà dell’Italia.
Col coordinamento del professor Giancarlo Martina, le allieve Irene Campagna e Agnese De Giorgi, della classe 3^ A Turistico sono state incaricate di analizzare, con l’ausilio di strumenti informatici di laboratorio, i dati raccolti per le seguenti domande: Finita la guerra sono arrivati profughi nel suo paese? Da dove venivano i profughi? Quanti erano?
Su 40 intervistati della provincia di Udine, 13 di essi hanno risposto affermativamente: hanno conosciuto gli esuli. Si ricordavano di qualche nucleo famigliare proveniente dall’Istria, Zara e Fiume o più genericamente dalle “zone di confine”. A Flambro ci si rammenta di due famiglie di Cherso. Più numerosi i profughi arrivati tra Flambro e Castions di Strada; da 50 a 100 individui. A Cervignano ci sono le case degli esuli. A San Giorgio di Nogaro c’è il Villaggio Giuliano di 30 appartamenti, con qualche loro discendente. Altre forti comunità di esuli sono presenti a Grado (GO) e a Bibione (VE).
Rassegna stampa

Dopo qualche domanda di Marco Sicuro, presidente dell’Associazione Stradalta di Gonars, è intervenuto il professor Stefano Perini per «comunicare alcuni dati sul Comune di Aiello del Friuli riguardo ai profughi italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel 1945, c’erano 110 profughi italiani di Zara e molti altri dell’Istria nel 1946». Si è svolto, infine, un piccolo dibattito col pubblico interessato.
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RINGRAZIAMENTI 
Ringrazio sentitamente il signor Giovanni Lupetich, con padre di Fiume. Egli è nato a Udine nel 1953 ed è residente a Belluno; è stato da me intervistato al telefono il 10-14 giugno, il 7 agosto 2016, oltre ad un contatto faccia a faccia del 1° settembre 2016, verificatosi a Udine assieme a sua figlia Marianne Lupetich.

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Riferimenti sitologici
E. Varutti, Memorie italiane su Fiume, esodo 1947, articolo nel web del 2016 sul maestro Renato Lupetich di Fiume.

E. Varutti, L’esodo giuliano dalmata a Udine visto da Gli Stelliniani, articolo nel blog di Varutti sull’incontro svoltosi al liceo classico “J. Stellini” di Udine nel 2016.


domenica 26 febbraio 2017

Bombardieri dell’aeroporto di Gonars, 1915-1917

Fresco di stampa è uscito un libro sul campo di aviazione di Gonars della Grande guerra. Si tratta di una seconda edizione aggiornata ed ampliata con l’apporto di inedito materiale iconografico.
Copertina del volume. Un Caudron G3 con motore acceso e siccome privo di freni, trattenuto a mano dal personale della 44^ Squadriglia. Era giusto dire che erano dei Temerari sulle Macchine Volanti...

La precedente edizione era del 2007, per l’editore Saisera, di Malborghetto Valbruna, provincia di Udine. È la storia di un piccolo aeroporto di superficie, che fu operativo dal 2 ottobre 1915 al 28 ottobre 1917. Nel 1915 a Gonars si insediò la 4^ Squadriglia di artiglieria e, dopo la rotta di Caporetto, l’impianto fu distrutto dagli stessi militari italiani in ritirata oltre il Piave.
L’autore è Fabio Franz, con un curriculum incentrato sul tema del volo. Dal diploma in Costruzioni aereonautiche conseguito all’Istituto Tecnico Industriale “Arturo Malignani” di Udine, sino al lavoro che svolge in veste di sottufficiale addetto alla manutenzione dei velivoli e propulsori presso il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori” di Rivolto, in provincia di Udine.
A volte un autore appassionato, un editore di periferia e un pugno di piccoli comuni riescono a favorire la pubblicazione di un gioiello di conoscenza storica. È successo così a Marino Del Frate, sindaco di Gonars e a Giovanni Battista Bossi, sindaco di Bicinicco, i quali firmano i saluti introduttivi al volume, edito in una splendida forma da Aviani & Aviani. Il testo è corredato dalla documentata Prefazione di Bruno Polese, professore di Storia Economica e Storia Economica dell’Europa all’Università degli Studi di Udine.

Cancello d'ingresso del campo di aviazione di Gonars, sulla strada che dal paese friulano porta a Gris. Sulla sinistra, due delle cinque aviorimesse in legno, con torretta di osservazione e automezzo del personale 

Il primo capitolo è dedicato all’aviazione militare italiana nella Grande guerra, quando le prime “macchine volanti” erano utili solo all’osservazione per migliorare il tiro l’artiglieria da terra.
Nel 1912 l’aviazione italiana fu presente alla guerra italo-turca. Si iniziava a comprendere l’importanza dell’aeroplano per scopi bellici. Scoppiato il primo conflitto mondiale, l’aviazione fu chiamata a partecipare. Anche l’idroaviazione, che aveva avuto in Mario Calderara il suo pioniere, si affiancò a quella terrestre svolgendo la funzione di complemento naturale della Marina da guerra. Nacque in seguito la fotografia aerea, utilizzata per vari scopi militari.
Nel secondo capitolo c’è la storia del campo di aviazione di Gonars, sorto sulla zona dei “Vieris” con la 43^ e la  44^ Squadriglia. Interessante, alla fine del pezzo, è la serie di biografie dei personaggi storici di rilievo per l’aviazione italiana. Si va da Mario Giovanni Beltrami a Costantino Cattoi, passando per Giulio Cesare Costanzi, Lutalto Galetto, Pio Ladelci, Ferruccio Ranzaù, Fulco Ruffo di Calabria, Silvio Scaroni, Vito Simoncelli e Filippo Volonté. Sono poi descritti i velivoli, come il Caudron G3 e il Caudron G4.
Il terzo capitolo è dedicato ad Oreste Salomone, protagonista del celebre raid su Lubiana del 18 febbraio 1916. Per quella ardimentosa azione militare egli fu onorato della prima medaglia d’oro al Valor Militare dell’Aviazione italiana. Gabriele D’Annunzio dedicò alla sua figura il romanzo “Notturno”, dove il campo di volo di Gonars e l’attacco dei bombardieri di Gonars su Lubiana sono citati più volte dal poeta vate, come pure il bombardiere Caproni Ca 478 denominato “Aquila romana” su cui viaggiava Salomone. Anche agli altri protagonisti di quell’impresa di volo da bombardamento su Lubiana l’autore dedica alcune pagine biografiche: Alfredo Barbieri, Luigi Bailo, Tullio Carlo Visconti (morti nel giorno del raid) e Gaetano Turilli (abbattuto, catturato e imprigionato in vari campi di concentramento come Mauthausen e Sigmundsterberg).
L’ultimo capitolo di questo originale, documentato ed interessante volume contiene la storia del Monumento in bronzo a Oreste Salomone, inaugurato a Gonars il 15 dicembre 1968 ed arricchito da un cippo, del 2013, con scultura in marmo e targa con la motivazione del conferimento di Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Copertina della "Domenica del Corriere" del 5-12 marzo 1916, disegno di Achille Beltrame, dedicato alla missione su Lubiana di Oreste Salomone e dei suoi due colleghi, morti in battaglia
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Fabio Franz, Il campo di aviazione di Gonars 1915-17, Udine, Aviani & Aviani, 2017, numerose fotografie b/n, p. 176, euro 24.