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venerdì 10 dicembre 2021

Profughi goriziani e trentini in Toscana a Levane e Laterina, 1918-1919

Profughi a Laterina pure nella Grande guerra? La località di Laterina è nota nella storia del Novecento perché recluse, dal 1941 sotto il fascismo in un Campo di concentramento, qualche migliaio di prigionieri britannici catturati in Africa. Detta struttura detentiva attraversa varie fasi secondo come variava il fronte, tra Tedeschi ed Anglo-americani. Dal 1946, oltre a imprigionare recalcitranti della RSI, inizia ad accogliere 1.500 profughi della Venezia Giulia, in fuga dalle prevaricazioni dei miliziani jugoslavi di Tito. Dal 1948 gli arrivi si fanno sempre più intensi, fino a superare le 10mila presenze non solo di esuli giuliani, ma pure di espulsi dalle ex colonie d’Africa. Il Campo chiude i battenti nel 1963. Negli anni successivi, dall’Amministrazione comunale viene riadattato ad area artigianale. 

Nella fotografia qui sotto: Gorizia, intorno al 1915. Da sinistra: Giuseppe Cumar (nato nel 1861) con la moglie Orsola Culot (1861) e le figlie Maria (1906) e Giovanna (1896), tutti nati a Gorizia e profughi a Levane, provincia di Arezzo. Collezione Tamara Badini. 

Parliamo ora della Grande guerra. Si sa vagamente dal sito web di “radiocora.it” che il campo di Laterina ha “ospitato al termine della Prima guerra mondiale 14 famiglie provenienti dal Trentino”. Ora c’è un’altra fonte che rafforza tale fatto. Vero è che, secondo Franco Cecotti, la maggior parte delle notizie storiche sui profughi goriziani e istriani del 1914-1918 si riferisce al loro internamento in Austria, Slovenia e Boemia, voluto dalle autorità dell’Impero d’Austria-Ungheria, poco si sa della loro profuganza in Toscana, organizzata dalle autorità italiane. C’è stato il fenomeno del confino nel Meridione per coloro (preti o maestri) che venivano definiti “austriacanti”, ma del popolo comune non si sono trovate altre notizie. Siamo orgogliosi di alzare il sipario su un fatto sconosciuto della storia nazionale.

È Tamara Badini a svelare un pezzo della storia di Gorizia e dell’Italia riferibile al 1918-1919 raccolto dalla voce della sua prozia Maria Cumar (nata nel 1906). Due suoi bisnonni erano Giuseppe Cumar e Orsola Culot, entrambi nati a Gorizia nel 1861. Avevano cinque figli, nati tra il 1887 e il 1906.

Raccontava Maria Cumar: “Durante la guerra, fin che si poteva, siamo rimasti a Gorizia. I bambini li si potevano mandare a Livorno, ma mia mamma ha detto: “no, no, se dobbiamo morire è meglio che moriamo tutti insieme”. Così siamo rimasti ancora a Gorizia. A un certo punto però siamo andati profughi a Levane, un paese di circa 200 persone [molti di più, come si vedrà più sotto, NdR], vicino a Montevarchi, in provincia di Arezzo. Siamo andati : io, mia mamma, mio papà, mio fratello Pepi [Giuseppe, nato nel 1900] e mia sorella Nina [Giovanna, nata nel 1896]. Dipendevamo dal Patronato Profughi di Montevarchi, che ci dava anche le scarpe. Eravamo in un asilo, noi femmine dormivamo in una camera con sei brande. C’erano anche molti trentini. Mio papà andava a lavorare dai contadini. Quando c’era la vendemmia andavo anch’io, dormivamo su, facevano un banchetto. Mia sorella andava a cucire, mio fratello Pepi andava a lavorare in un altro paese, alle ferriere. Io andavo a scuola e poi andavo da una famiglia e li aiutavo a pulire le scale dell’ufficio della posta. Mi davano anche il pranzo. C’era il papà, la figlia Irma e un’altra figlia, Marianna, sposata a Roma. Nel 1966, quando eravamo nelle Marche, sono andata a trovare la signorina Irma. Siamo stati là [a Levane] 11 mesi, siamo partiti nel 1918 e tornati nel 1919”.

Nella fotografia, del 1922, si vede l'Ufficio postale di Levane nell’attuale via Leona 28. Qui Maria Cumar ha raccontato di aver aiutato nel 1918-1919 a fare la pulizie dei pavimenti, in cambio del pasto.

Tamara Badini è autrice di un volume sul Collegio Santa Gorizia, fondato nel 1920 nel capoluogo isontino e aperto fino al 1965, che accolse varie centinaia di allieve, alcune delle quali profughe, o orfane provenienti dall’Istria, Fiume e Dalmazia.

La ricerca sul campo - Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, ha effettuato una ricerca sul territorio. Il parroco del paese di Levane, don Angelo Sabatini, ha riferito che vi sono state numerose nascite degli anni intorno al 1917, per cui gli abitanti dovevano essere almeno 1.500 persone, confortato in ciò dai tanti battesimi di allora, ben riportati nei registri della parrocchia. Allora non potevano essere solo 200, come accennato dall’intervistata poco sopra. Visionando, inoltre, il libro di Emanuele Repetti, intitolato: Dizionario Geografico Fisico Storico del Valdarno Superiore 1833-1846, si nota che: “Anno 1839 Levane, abitanti 1.265 – Prepositura”. È una parrocchia con privilegi particolari, in Toscana, la prepositura. I residenti, dunque, nel 1834 erano 1.265, in leggera crescita fino alla fine del secolo. L’intero Comune di Montevarchi, nel 1911, secondo i dati del censimento, conta 13.118 residenti, perciò è plausibile che circa il 10 per cento di essi (1300-1.500 individui) costituisse la popolazione della frazione di Levane intorno alla Grande guerra. Nella foto qui sotto, di Claudio Ausilio 2021, si vede l'ingresso del vecchio Ufficio postale di Levane, in Via Leona.

La vicenda riguardo alla costituzione dell’asilo di Levane è assai complessa. Sorge nell’Ottocento, grazie ad un legato testamentario alla parrocchia del luogo. L’edificio si trova presso l’antico ponte del 1368, in parte abbattuto nel 1934, per un allargamento del piano stradale. Il benestante Antonio Del Secco, essendo senza eredi, nel 1835 lascia dei capitali per un’istituzione educativa, oltre che per un medico e un religioso. Nel 1849 Maria Fratini, vedova Del Secco, rinforza il legato per l’istituzione di una scuola femminile. Nei decenni successivi il Comune di Montevarchi, chiamato dallo stato ad istituire una scuola pubblica opera assieme alla istituzione già esistente, pur se di tipo religioso, nominando Soprintendente il parroco. Nel 1902 sorge però una controversia tra l’apparato comunale e il parroco, o preposto, come si usa dire in certe parti della Toscana. Ecco perché le bambine profughe nel 1919, come ha riferito Maria Cumar, dormivano all’asilo e ricevevano aiuti dal Patronato Profughi di Montevarchi. Nei decenni successivi del Novecento l’asilo cambia nome leggermente. È l’asilo infantile “Del Secco Abelli” in via della Repubblica, presso la farmacia.

Nella fotografia del primi decenni del Novecento, si vede il Ponte di Levane, l'edificio a sinistra reca l'insegna dell'asilo Del Secco, che ospitò le giovani profughe goriziane e trentine. Fotografia Vestri, Montevarchi.

L’Ufficio Postale di Levane nel corso degli anni ha cambiato più volte sede. Nel 1917 era nell’attuale via Leona 28 (vedi foto sede postale anno 1922). In questo periodo Maria Cumar aiutava a fare le pulizie dei pavimenti dell’ufficio postale, come si è letto. Poi il sito diventa una falegnameria dell’artigiano Luigi Santinelli, successivamente barbiere di Franco Ferroni, dopodiché l’edificio è stato trasformato in civile abitazione.

Fonti orali - Tamara Badini, Gorizia 1947, vive a Torino, int. telefonica del 26 novembre 2021.

- Don Angelo Sabatini, parrocchia di San Martino a Levane, frazione di Montevarchi (AR), int. a cura di Claudio Ausilio del 4 dicembre 2021.

Fotografia di Claudio Ausilio, 2021 - La facciata dell'Asilo Del Secco Abelli di Levane.

Fonti originali - Messaggio e-mail di Tamara Badini a Claudio Ausilio del 3 febbraio 2015.

Messaggi e-mail di Tamara Badini a E. Varutti del 26 novembre 2021 e del 10 dicembre 2021.

Archivi – La consultazione degli archivi aretini è opera di Claudio Ausilio, che ha digitalizzato i materiali stampati.

Archivio fotografico Vestri, Montevarchi (AR), fotografie storiche.

Archivio della Parrocchia di San Martino a Levane, frazione di Montevarchi (AR), pubblicazione del 1902.

Cenni bibliografici e sitologici

- Tamara Badini, Il collegio Santa Gorizia. Una strada verso il mondo, Mariano del Friuli (GO), Edizioni della Laguna, 2013.

- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2000.

- Franco Cecotti, Un esilio che non ha pari. 1914-1918. Profughi, internati ed emigrati di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria, Gorizia, Goriziana editoriale, 2001.

Laterina: storia di un campo ‘dimenticato’, on line dal 16 febbraio 2020 su radiocora.it

- Preposto Giuliano Mangoni, La scuola Del Secco Fratini. Questione tra il Comune di Montevarchi e il Preposto di Levane, San Giovanni in Valdarno (AR), Tipografia di M. Righi e C., 1902.

- Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico del Valdarno Superiore, 1833-1846, nel web.

- Mario Ristori, Montevarchi com’era, Omaggio ai Fotografi Vestri, nel web.

- Elio Varutti, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Firenze, Aska edizioni, 2021.


Una splendida immagine dei fotografi Vestri col Ponte di Levane, visto da monte, primi decenni del Novecento

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Note - Progetto e ricerche di Claudio Ausilio (ANVGD di Arezzo). Testi di Elio Varutti (ANVGD di Udine) e Tamara Badini. Networking di Marco Birin e E. Varutti. Lettori: Tamara Badini, Claudio Ausilio e professor Stefano Meroi. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull'esodo giuliano dalmata, Udine e Delegazione ANVGD di Arezzo.

Fotografie della collezione di Tamara Badini, dei fotografi Vestri, di Claudio Ausilio e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – I piano, c/o ACLI – 33100 Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente è: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.


sabato 5 giugno 2021

L’eredità del leone, presentato a Gorizia il libro di Fiorentin con l ‘ANVGD

C’è stata un’interessante conferenza a Gorizia per presentare il libro “L’eredità del Leone, dal Trattato di Campoformio (1797) alla Prima Guerra Mondiale (1918)” di Flavio Fiorentin, edito da Aviani & Aviani nel 2018. L’evento, secondo le norme anti-pandemia, si è tenuto nella sala dell’Oratorio della Parrocchia Madonna della Misericordia, in Via Pola n. 20, nel quartiere della  Campagnuzza dove agli inizi degli anni ’50  sorse il ”Villaggio dell’esule” per i giuliani, fiumani e  dalmati.

Rita De Luca, Maria Grazia Ziberna, Elio Varutti, Flavio Fiorentin e Mauro Tonino. Fotografia di Maria Rita Cosliani

La presentazione del libro di Fiorentin è stata organizzata il 3 giugno 2021, alle ore 15,30 dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Gorizia, in collaborazione con quello di Udine. L’incontro è parte del progetto “I giovani  sulle tracce  della memoria. Conoscere per ricordare. Storia del confine orientale” che ha il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune e della Prefettura di Gorizia, oltre alla UIL Scuola e all’ Istituto per la Ricerca Accademica Sociale ed Educativa (IRASE) della Città giardino. Si ricorda che il libro di Fiorentin ha vinto a Civitavecchia il 2° Premio “Gen. div. Amedeo De Cia” per la Saggistica edita, X edizione, 2018.

L’evento è stato introdotto da Maria Grazia Ziberna, Presidente del Comitato di Gorizia dell’ANVGD, che ha voluto “ringraziare l’ANVGD di Udine per la collaborazione riservata all’evento”. La Ziberna ha inoltre ringraziato “don Fulvio Marcioni, parroco della chiesa della Madonna della Misericordia,  parrocchia di Campagnuzza, ex villaggio dell’esule, che ci ha ospitato nell’oratorio dato che la nostra sede, in base alle attuali norme anti-Covid, ha spazi limitati e le sale pubbliche non erano disponibili”. Ha concluso dicendo che la presentazione del libro di Fiorentin viene registrata e sarà disponibile nei prossimi giorni sul canale Youtube dell’ANVGD di Gorizia  https://www.youtube.com/channel/UC5_CQ5di9TW5Tbajr30zQtw

Gorizia, 3 giugno 2021 - Presentazione de L'eredità del leone, libro di Flavio Fiorentin, seduto al centro, con l'ANVGD di Gorizia. Fotografia di Maria Letizia Ziberna

Poi è stata data la parola alla professoressa Rita De Luca, componente del Direttivo ANVGD di Gorizia, che ha illustrato la figura storica di Napoleone, nel quadrante mediterraneo, con dotte citazioni foscoliane. È stato lo scrittore Mauro Tonino, del Direttivo dell’ANVGD di Udine, a porre alcune domande all’Autore, come ad esempio "Quale sia l’eredità del leone di S. Marco", non senza soffermarsi sull’originalità dell’opera, che tratta dei periodi storici con un’ottica nuova rispetto alla tradizionale letteratura. Il professor Elio Varutti, del Direttivo dell’ANVGD di Udine, ha portato il saluto ufficiale di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. Poi ha detto che Fiorentin “ha scritto un libro di grande divulgazione” chiedendogli si dedicare alcune parole al governo delle Provincie Illiriche dell’Impero francese e al tema della snazionalizzazione italiana perpetrata dall’Imperatore Francesco Giuseppe in Istria e in Dalmazia, a favore degli slavi.

Flavio Fiorentin ha commentato le vicende storiche succedutesi tra il 1797 e il 1918, facendo emergere le contese tra alcune Potenze europee per l’eredità di terre e di popolazioni già appartenute alla Serenissima Repubblica di Venezia, oltre ai passi compiuti dal Regno d’Italia dei Savoia verso l’Unità della Nazione, rispondendo alle aspirazioni delle popolazioni “orfane” di Venezia. 

L’autore ha spiegato "i legami etnici, storici e culturali che avevano unito Venezia, San Marco, il Leone marciano alle genti della sponda orientale dell'Adriatico, evidenziando come il generale Bonaparte nel sua prima campagna d'Italia non ebbe l'occasione di scontrarsi con l'esercito veneto, agli ordini del Salimbeni. Quest'ultimo infatti, con la scusa di voler rispettare la neutralità dichiarata dalla Serenissima, in realtà favoriva in ogni modo la consegna e l'occupazione francese di tutte le piazzeforti dello Stato da Tera. Invece l'esercito e la marina francese ebbero modo di aver a che fare  più volte con la marina da guerra veneziana ed i fucilieri di marina, arruolati come è noto in Istria ed in Dalmazia, prendendole sempre di santa ragione o comunque facendo delle belle figuracce. In proposito l'autore ha ritenuto di ricordare le Pasque Veronesi, la beffa di Palmanova e la resa del brigantino Le liberateur d'Italie".

Dopo i ricordati episodi "il generale Bonaparte - ha aggiunto Fiorentin - pur vincitore indiscusso degli eserciti del Regno di Sardegna e dell'Impero d'Austria durante la sua prima campagna d'Italia, nell'attraversare il territorio della Repubblica di S. Marco, evitò accuratamente di affrontare in battaglia i fucilieri di marina (composti di veneziani, istriani e dalmati), preferendo chiedere ed ottenere al Salimbeni di ritirarli al Lido e reimbarcarli per la Dalmazia".

Fiorentin ha poi "ricordato la decisione, presa nel dicembre del 1866, dal Consiglio Aulico, su proposta dello stesso Francesco Giuseppe, ed i successivi decreti attuativi di procedere alla snazionalizzazione 'senza alcuno scrupolo' della presenza italiana dal Trentino e da tutta la sponda orientale adriatica, fornendo alcuni esempi di come tale direttiva venne attuata da parte dell'Amministrazione imperiale austriaca".

L’Autore si è pure soffermato su quanto accaduto nella cittadina di Perasto,“la fedelissima”,  dove si trova l’ultimo gonfalone di San Marco, custodito dentro ad una cassa sepolta sotto l’altare maggiore della Chiesa di San Nicolò.

Diapositive con cartografia a cura di Maria Grazia Ziberna


Tra il pubblico presente in sala si sono notati Maria Rita Cosliani, del Direttivo ANVGD di Gorizia,  nonché presidente della Mailing List Histria e vicepresidente dell’Associazione Italiani di Pola e Istria - Libero Comune di Pola in EsilioRuggero Botterini, nativo di Pola, del Direttivo ANVGD di Gorizia e decano del sodalizio, oltre a Fabiola Modesto Paulon, nata a Fiume nel 1928, decana dell’ANVGD di Udine, accompagnata dal figlio Claudio e l’editore Giovanni Aviani. Flavio Fiorentin, oltre che socio dell’ANVGD di Udine, è il Presidente del Collegio dei Revisori dello stesso sodalizio.

Parla Flavio Fiorentin, tra Elio Varutti e Mauro Tonino. Fotografia di Maria Grazia Ziberna

Il libro presentato

Flavio Fiorentin, L'eredità del Leone, dal Trattato di Campoformio (1797) alla Prima Guerra Mondiale (1918), Udine, Aviani & Aviani, 2018, pp. 366, euro 20.

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Testi di Elio Varutti e Maria Grazia Ziberna. Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Flavio Fiorentin e Maria Grazia Ziberna. Servizio fotografico a cura dell’ANVGD di Gorizia; fotografie di Maria Letizia Ziberna, Maria Rita Cosliani e Maria Grazia Ziberna, curatrice pure delle slide con le carte geografiche. Altri materiali dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – I piano, c/o ACLI – 33100 Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Flavio Fiorentin, al centro, tra Elio Varutti e Mauro Tonino. durante la presentazione. Fotografia di Maria Rita Cosliani


Immagini dalla consolle della regia dell'evento. Foto di Maria Letizia Ziberna

Maria Grazia Ziberna, al centro, tra Rita De Luca e Elio Varutti, durante la presentazione. Fotografia di Maria Rita Cosliani



lunedì 19 novembre 2018

Udine, alla scuola Enrico Fermi canti di pace nel centenario della vittoria 1918


Grazie all’Associazione Musicologi di Gemona del Friuli si è tenuto a Udine un concerto-lezione sulla Grande Guerra alla scuola secondaria di primo grado Enrico Fermi di Via Pradamano.
L’innovativo intervento didattico, svoltosi il 16 novembre 2018, programmato con Roberta Bellina, dirigente scolastico della scuola Enrico Fermi, ha coinvolto gli allievi di cinque classi terze, accompagnati dai rispettivi insegnanti di Storia, come ad esempio la professoressa Cristina Fabris e Elena Rossi.
È stato il maestro Alessandro Tammelleo, polistrumentista, ad aprire l’incontro intitolato “Conta cento canta pace”, spiegando alla scolaresca che si trattava di ascoltare musica, canto e lezione di storia. Annunciato come concerto storico sulla Prima guerra mondiale ha visto la partecipazione di Carol Hoefken, al canto, Alessandro Tammelleo, al pianoforte e Elio Varutti per un intervento storico.
Si è parlato di irredentismo. Sul palco, non a caso, troneggiava una bandiera della Dalmazia e pure quella di Fiume. Sono stati menzionati l’esodo giuliano dalmata, anche se riferibile ad un successivo periodo storico, e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), che comunque intende preservare le tradizioni delle comunità istriano dalmate. Sono stati oltre centomila gli esuli dall’Istria, Fiume e Dalmazia a transitare a Udine per il Centro smistamento profughi di Via Pradamano, dove oggi ha sede proprio la scuola Enrico Fermi.
Udine, scuola superiore di primo grado Enrico Fermi, 16 novembre 2018 - Elio Varutti e Alessandro Tammelleo prima del concerto lezione. Fotografia di Carol Hoefken

Canzoni e musica di Conta cento, canta pace
Sono state eseguite una decina di canzoni, come quella intitolata La leggenda del Piave,  seguita da La canzone del Grappa. Il terso brano musicale, come ha spiegato il maestro Tammelleo, è del mondo anglosassone, avendo svolto un ruolo non indifferente gli eserciti inglese e, dal 1917, statunitense, perciò si è ascoltato It's a Long, Long Way to Tipperary.
Parlando di terre irredente non poteva mancare La campana di San Giusto, applauditissima e dedicata alle “Ragazze di Trieste”, che ha visto alcuni dei presenti cantare assieme alla eccellente maestra Hoefken, stupenda voce soprano. In seguito c’è stata la canzone de La tradotta e la coinvolgente O surdato innamorato, con scroscianti applausi.
Nella simpatica serata si sono alternate gradevolmente il canto e la musica, con la lezione storica. L’ultima parte musicale del repertorio Tammelleo-Hoefken era dedicata ai brani anglo-americani, come Paper doll - Tommy Lyman.
Udine, scuola superiore di primo grado Enrico Fermi, 16 novembre 2018 - Alessandro Tammelleo. Fotografia di Carol Hoefken

Lezione di storia
Il professor Varutti, con una serie di diapositive, ha mostrato le prime pagine dei giornali nazionali e locali, come la Patria del Friuli. Ha ricordato gli eroi irredenti come Fabio Filzi, da Pisino, Cesare Battisti, da Trento, Damiano Chiesa, da Rovereto e Nazario Sauro da Capodistria. Tutti patrioti volontari per l’Italia, catturati e impiccati dall’Austria-Ungheria per tradimento.
La guerra non si può riferire solo con i libri di storia, con i documenti delle diplomazie, i comunicati degli alti comandi militari e con la stampa di regime. Per tale motivo il relatore si è voluto soffermare sui casi di Giani e Carlo Stuparich. In compagnia di un loro amico, Scipio Slataper, essi partono nel 1915 come volontari per combattere a fianco degli italiani nella Prima guerra mondiale.
Varutti ha in seguito parlato dei quattro alpini fucilati a Cercivento nel 1916, per rivolta. Ecco i loro nomi: Silvio Ortis di Paluzza, Basilio Matiz di Timau, Giovanni Battista Coradazzi di Forni di Sopra e Angelo Massaro di Maniago. Essi furono fucilati a Cercivento, in provincia di Udine, con l’accusa di “rivolta”. Avevano tentato di discutere un ordine di attacco suicida sul Monte Cellon, ai confini con l’Austria. Chiedevano il fuoco di copertura italiano, l’attacco all’alba con la nebbia e di andare sui sentieri con gli “scarpets” (ciabatte cucite dalle nonne) per non farsi sentire dal nemico e gli scarponi in spalla.

Nel 2001 alcuni studenti della sezione turistica dell’Istituto “Stringher”, coi loro insegnanti di Storia e Economia turistica, prepararono un itinerario con un depliant edito dal Comune di Cercivento. Abbiamo letto che, dal 2014, c’è un comitato che chiede la riabilitazione di quei giustiziati, ma lo Stato non lo consente. Noi oggi diciamo solo di ricordarli e quel cippo diventerà sempre di più meta di viaggi pellegrinaggi formativi sui fatti della Grande Guerra. È un luogo di forti emozioni. Ci sarà un motivo se, ancor oggi, la gente del luogo racconta che, come dicevano le nonne, i carabinieri incaricati della fucilazione a sameavin animes dal purgatori (sembravano anime del Purgatorio), per lo sgomento di aver dovuto sparare sul petto degli alpini.    
In conclusione come scrive La Patria del Friuli, il 19 novembre 1918: “il giorno 3 novembre 1918 rimarrà specialmente sacro, in eterno, nella storia di Udine. Alle ore 13,30 la prima pattuglia di cavalleria dell’Esercito italiano, comandata dal tenente Baragiola, con quattro cavalieri del Reggimento Savoia, entrava in città, acclamata dalla popolazione esultante”.
Varutti ha infine presentato un caso sconosciuto a molti. Capita durante i conflitti che ci siano delle nascite al di fuori del matrimonio, per un amore clandestino, oppure per uno stupro. I figli nati da tali situazioni non legittime e violente vengono chiamati nel 1918 orfani di un padre vivo o i figli della guerra. L’Istituto religioso “San Filippo Neri” fu creato da don Celso Costantini a Portogruaro (VE) nel dicembre 1918, con il nome di “Ospizio per i figli della guerra”. Più tardi l’orfanotrofio è spostato a Casteons di Zoppola, vicino a Pordenone. Il 31 ottobre 1924 la duchessa Elena di Aosta ha effettuato una visita ufficiale all’Istituto di Zoppola che chiuse i battenti nel 1947. L’Istituto S. Filippo Neri di Zoppola ha ricoverato 355 bambini (181 maschi e 174 femmine) dal 1918 al 1922, ma altri venti furono respinti. Essi provenivano dalle provincie del Friuli, da Venezia, Belluno, Vicenza, Padova e dalle terre irredente di Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Zara.

Sitologia




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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di Carol Hoefken.

domenica 1 luglio 2018

Gallerie di guerra in Val Visdende. Santo Stefano di Cadore, BL


È un itinerario di turismo della memoria sui luoghi della Grande Guerra. Siamo in Val Visdende, in comune di Santo Stefano di Cadore, provincia di Belluno.
Gallerie di guerra nelle postazioni militari di Cima Canale in Val Visdende

Qui passava la linea delle postazioni militari di Cima Canale durante la guerra 1915-1918 tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche.
Aperto da poco, il percorso è ben segnalato ed ha una tabella storica per turisti in tre lingue: italiano, tedesco e inglese. La tabella è posizionata pochi metri dopo il bar albergo “Buone Arie”. È possibile osservare anche qualche fotografia del tempo sul tabellone stesso. Si possono visitare le gallerie di guerra collegate alla trincea di cui restano ampie tracce. La breve visita è adatta alle famiglie, anche se il sentiero è di montagna.
In galleria, per dare un tocco di turismo della memoria, è stato posizionato un manichino in divisa militare. Si può parcheggiare l’automobile vicino al bar albergo “Buone arie”. La signora che gestisce il bar albergo ha in vendita un originale libro sulla Grande Guerra nella zona scritto da storici del territorio.
Ampie tracce della trincea nella linea di combattimento tra italiani e austro-ungarici in Val Visdende
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Notizie dai siti web turistici
La Val Visdende e un’incontaminata vallata delle Dolomiti nell’alto Veneto. È una delle ultime oasi naturalistiche preservate dal turismo di massa. In piena estate si accede pagando un pedaggio e si deve parcheggiare solo nelle aree segnalate. La rete delle mulattiere e dei sentieri che la percorrono danno la possibilità di ammirarla lungo passeggiate più o meno impegnative, sia estive che invernali. Notevoli sono le escursioni in mountain bike. Da qui è possibile vedere il Monte Peralba, dove si trovano le sorgenti del fiume Piave. Ci si può immergere nella natura, vicino agli animali al pascolo e vivere una vacanza di completo relax. Le strutture ricettive e gli esercenti sono semplici, ma efficaci. Menu a base di piatti montanari, rustici, genuini e senza tante pretese.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti.

sabato 6 maggio 2017

Orfani di un padre vivo, figli della Grande Guerra, conferenza a Zoppola, Pordenone

È stata Francesca Papais, sindaco di Zoppola, ad inaugurare la conferenza per la Setemane de Culture Furlane. 

Il 4 maggio 2017, nella frazione di Castions di Zoppola, alle ore 20,30 è stata aperta al pubblico la chiesa di San Filippo Neri, per la prima volta dal restauro avvenuto nel 2013. Relatore era il professor Elio Varutti, che ha presentato in italiano e in friulano una serie di diapositive con testi in lingua friulana. Il titolo della serata era:
Vuarfins di un pari vîf. I fîs de violence de Vuere grande dal Istitût “San Filippo Neri” di Cjasteons di Çopule / Orfani di un padre vivo. I figli della violenza della Grande Guerra dell’Istituto «San Filippo Neri» di Castions di Zoppola (Pordenone).


Il singolare luogo di culto è stato edificato nel 1924 per l’istituzione che accoglieva i Figli della Guerra. Oggi fa parte della Fondazione Micoli Toscano, presieduta da Bruno Ius, presente in sala. È una casa di riposo per oltre un centinaio di “pantere bianche”. È intervenuto nel dibattito anche don Ugo Gaspardo, parroco della Parrocchia di Sant’Andrea di Castions.
Ha tratto le conclusioni Claudio Petris, portando il saluto del professor Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana. Lo stesso Petris è curatore, assieme a Mauro Fiorentin, della interessante mostra allestita al municipio di Zoppola, Via Romanò 14, col titolo “1914-1918 – Oltre la divisa. Alimentazione e sanità nella Grande Guerra".
Gli incontri culturali della Setemane de Culture Furlane prevedono anche un laboratorio di lettura per il 4 maggio 2017, presso la Biblioteca Comunale, Via da Vinci, 2 con il seguente titolo: “Scrivila, la guerra”, con un libro di Luigi Dal Cin per raccontare la guerra ai bambini.

Castions di Zoppola - Francesca Papais, sindaco di Zoppola e Elio Varutti nella Chiesa di San Filippo Neri. Fotografia di D&C
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Per una biografia di San Filippo Neri, nato a Firenze nel 1515 e morto a a Roma nel 1595, fondatore dell'Oratorio e, per il suo buon umore, definito "il giullare di Dio", clicca qui di seguito

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Ecco la relazione in marilenghe di E. Varutti.
La violence de vuere no je dome muarts, malatiis, profucs, robariis, borcs fiscâts, bombardâts e brusâts. Tocje di fevelâ de violence sessuâl dai militârs su lis feminis dai paîs ocupâts inte Vuere grande.
A capitin, dut câs, ancje nassitis di fûr dal matrimoni, par un moment di amôr cirût de femine in forme clandestine. I fruts che a nassin di chestis situazions no legjitimis a vegnin clamâts cul 1918 i “vuarfins dai vîfs”, o pûr i “fîs de vuere”, par vie che il pari biologjic al è un militâr todesc o talian, che no si lu viôt plui.

L’Istitût religjôs “San Filippo Neri” al fo screât di don Celso Costantini a Puart (Portogruaro) tal Dicembar dal 1918, cul non di “Ospizio per i figli della guerra”. A scrivin “fîs de vuere” parfin su lis cartulinis, che a mostrin l’edifici dal Istitût “San Filippo Neri” di Cjasteons di Çopule, dongje di Pordenon, che al tignive chescj frutins, cui bêçs de int di dute l’Italie e, parfin, di New York e Washington.
L’Istitût al à ricoverât 355 fruts (181 mascjos e 174 feminis) dal 1918 al 1922, ma altris vincj di lôr no forin mai acetâts. I fruts a vignivin des provinciis dal Friûl, di Vignesie, di Trevîs, di Belum, di Vicence, di Padue e des provinciis redentis, come Gurize, Triest, Pole, Flum e Zare. Dopo 106 di lôr a son tornâts in famee cu la mari e cul sô om, inte pâs domestiche. A son muarts intai prins cuatri agns di vite in 205. Chei adotâts a son stâts 17 e dome 17 a son restâts tal Istitût. Lis feminis a son stadis acetadis li des muinis de Biade Capitanio di Vignesie.
Tal 1919 al fo ricognossût tant che une opare pie. Intal mês di Jugn dal 1923, dopo de donazion di Vincenzo Favetti, al fo trasferît a Cjasteons di Çopule. La gleseute e je dal 1924. Ai 31 di Otubar dal 1924 la altece reâl Elena duchesse di Aoste e je stade in visite uficiâl tal Istitût, che al siere la sô ativitât intal 1947.

L’Istitût, ai 8 di Novembar dal 1926 al devente Asîl pal testament dal benefatôr Vincenzo Favetti, miedi dal paîs.
In dut l’Istitût i fruts nassûts daûr di une violence sessûal a forin 42. Di lôr a forin 39 par colpe dai militârs austriacs o todescs e dome trê par colpe dai talians. Di une vore di lôr si sa dome che a son nassûts par un rapuart no legjitim.
Di altris 115 si sa che il pari al jere un soldât; 46 fruts a son di un pari austriac o todesc e 69 di lôr di un pari dal esercit talian.
Bisugne ancje dî che la femine violade no contave il sô fat. E jere une vergogne pe famee e pal borc. Tantis voltis, ancje se la famee e l’om a volevin tignî il fantulin, al jere il paîs a refudâlu in dutis lis salsis e cussì al scugnive di lâ tal Isitût.


Alore tantis denunziis di violence a no son rivadis ae Comission di inchieste publicade tra il 1920 e il 1921, cu la peraule di delit cuintri l’onôr de femine.
Al è il câs des denunziis dai plevans di Denemonç, Prât di Cjargne e For Davôtri, indulà che invezit a son nassûts i fîs de vuere.
La violence sessuâl a une femine e ven denunziade par 165 voltis a cheste Comission, cui nons dai militârs e de zovine sdrondenade. Si à di zontâ altris 570 câs tirâts sù cence il non de vitime. Propit sui aspiets juridics de violence sessuâl cuintri lis feminis tai conflits a si butin i studis di cumò.
Cun Cjaurêt, dai 24 di Otubar dal 1917, no si pues dî che i invasôrs Austriacs e Todescs a si son sparagnâts su lis robariis e lis predis di vuere. I profucs furlans dal 1917 a son stâts 134 mil e 816, sparniçâts vie pe Italie. Dai 24 di Otubar dal 1917 un milion e mieç di talians in monture a scjampin. Un milion di austriacs e todescs i corin daûr. Sul moment ancje 500 mil furlans a si butin sui puints dal Tiliment, fin ae Plâf.

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Collezione privata
Ringrazio per la disponibilità alla pubblicazione delle cartoline, che sono tutte della Collezione Claudio Petris di Zoppola.

Bibliografia
- Laura Calò, “L’Istituto San Filippo Neri per la prima infanzia. Figli della guerra. Storia di un’istituzione unica in Europa”, in Paolo Goi (a cura di), Il cardinale Celso Costantini e la Cina. Un protagonista nella Chiesa e nel mondo del XX secolo, Diocesi di Concordia-Pordenone,  Pordenone, 2004, pp. 93-102.
- Mario Dallagnese, “I figli della guerra”, «Quaderni Zoppolani», vol. VI, dicembre 2008, pp. 45-47.
- Chino Ermacora, Gianni Micoli Toscano, Arti Grafiche Pordenone, 1939, XVII, pp. 115-122.
- E. Varutti, “Vuarfins di un pari vîf. I fîs de violence de Vuere grande dal Istitût “San Filippo Neri” di Cjasteons di Çopule”, «Sot la Nape», 4, Otubar, 2012, pp. 41-46.
- Ilaria Zamburlini, “Il ratto delle friulane”, «Vita Cattolica», 8 marzo 2017, p. 9.


Sitologia
- Andrea Falcomer, “Gli orfani dei vivi. Madri e figli della guerra e della violenza nell’attività dell’Istituto San Filippo Neri (1918-1947)”, «Deportate, esuli, profughe», n. 10, 2009, pp. 76-93.

“La Grande guerra oltre le divise i soldati alle prese con fame e sete”, «Gazzettino», 28 aprile 2017, anche riprodotto qui sotto.


- E. Varutti, Vuarfins di un pari vîf. I fîs de violence de Vuere grande dal Istitût “San Filippo Neri” di Cjasteons di Çopule, 2012.

Immagine tratta dall'articolo di Mario Dallagnese

- Un video in Internet (clicca sul titolo) sulla pagina del Messaggero Veneto, dal 26 ottobre 2017, col titolo: 

"Io figlio della guerra vi racconto la mia storia lunga 94 anni"



Fuga dopo Caporetto 1917 - Ringrazio Maurizio Roman, intervenuto nel dibattito per comunicare i nomi di alcune donne di questa fotografia. Si stratta di Santina Della Rossa, Lucia Tossut e Isolina Maria Cimarosti, con bambine di Provesano e un bimbo di un anno, che si chiama Costante Castellarin, di Costante e Giovanna Fabris, nato a Provesano il 5 ottobre 1916 da genitori di Casarsa della Delizia. Egli divenne padre gesuita e insegnò per anni Lettere e Latino all’Istituto Leone XIII di Milano. Ecco i riferimenti del libro: Giorgio Moro, Maurizio Roman, La Grande guerra e il Territorio di San Giorgio della Richinvelda, 2013.

Elio Varutti. Fotografia di D&C


domenica 26 febbraio 2017

Bombardieri dell’aeroporto di Gonars, 1915-1917

Fresco di stampa è uscito un libro sul campo di aviazione di Gonars della Grande guerra. Si tratta di una seconda edizione aggiornata ed ampliata con l’apporto di inedito materiale iconografico.
Copertina del volume. Un Caudron G3 con motore acceso e siccome privo di freni, trattenuto a mano dal personale della 44^ Squadriglia. Era giusto dire che erano dei Temerari sulle Macchine Volanti...

La precedente edizione era del 2007, per l’editore Saisera, di Malborghetto Valbruna, provincia di Udine. È la storia di un piccolo aeroporto di superficie, che fu operativo dal 2 ottobre 1915 al 28 ottobre 1917. Nel 1915 a Gonars si insediò la 4^ Squadriglia di artiglieria e, dopo la rotta di Caporetto, l’impianto fu distrutto dagli stessi militari italiani in ritirata oltre il Piave.
L’autore è Fabio Franz, con un curriculum incentrato sul tema del volo. Dal diploma in Costruzioni aereonautiche conseguito all’Istituto Tecnico Industriale “Arturo Malignani” di Udine, sino al lavoro che svolge in veste di sottufficiale addetto alla manutenzione dei velivoli e propulsori presso il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori” di Rivolto, in provincia di Udine.
A volte un autore appassionato, un editore di periferia e un pugno di piccoli comuni riescono a favorire la pubblicazione di un gioiello di conoscenza storica. È successo così a Marino Del Frate, sindaco di Gonars e a Giovanni Battista Bossi, sindaco di Bicinicco, i quali firmano i saluti introduttivi al volume, edito in una splendida forma da Aviani & Aviani. Il testo è corredato dalla documentata Prefazione di Bruno Polese, professore di Storia Economica e Storia Economica dell’Europa all’Università degli Studi di Udine.

Cancello d'ingresso del campo di aviazione di Gonars, sulla strada che dal paese friulano porta a Gris. Sulla sinistra, due delle cinque aviorimesse in legno, con torretta di osservazione e automezzo del personale 

Il primo capitolo è dedicato all’aviazione militare italiana nella Grande guerra, quando le prime “macchine volanti” erano utili solo all’osservazione per migliorare il tiro l’artiglieria da terra.
Nel 1912 l’aviazione italiana fu presente alla guerra italo-turca. Si iniziava a comprendere l’importanza dell’aeroplano per scopi bellici. Scoppiato il primo conflitto mondiale, l’aviazione fu chiamata a partecipare. Anche l’idroaviazione, che aveva avuto in Mario Calderara il suo pioniere, si affiancò a quella terrestre svolgendo la funzione di complemento naturale della Marina da guerra. Nacque in seguito la fotografia aerea, utilizzata per vari scopi militari.
Nel secondo capitolo c’è la storia del campo di aviazione di Gonars, sorto sulla zona dei “Vieris” con la 43^ e la  44^ Squadriglia. Interessante, alla fine del pezzo, è la serie di biografie dei personaggi storici di rilievo per l’aviazione italiana. Si va da Mario Giovanni Beltrami a Costantino Cattoi, passando per Giulio Cesare Costanzi, Lutalto Galetto, Pio Ladelci, Ferruccio Ranzaù, Fulco Ruffo di Calabria, Silvio Scaroni, Vito Simoncelli e Filippo Volonté. Sono poi descritti i velivoli, come il Caudron G3 e il Caudron G4.
Il terzo capitolo è dedicato ad Oreste Salomone, protagonista del celebre raid su Lubiana del 18 febbraio 1916. Per quella ardimentosa azione militare egli fu onorato della prima medaglia d’oro al Valor Militare dell’Aviazione italiana. Gabriele D’Annunzio dedicò alla sua figura il romanzo “Notturno”, dove il campo di volo di Gonars e l’attacco dei bombardieri di Gonars su Lubiana sono citati più volte dal poeta vate, come pure il bombardiere Caproni Ca 478 denominato “Aquila romana” su cui viaggiava Salomone. Anche agli altri protagonisti di quell’impresa di volo da bombardamento su Lubiana l’autore dedica alcune pagine biografiche: Alfredo Barbieri, Luigi Bailo, Tullio Carlo Visconti (morti nel giorno del raid) e Gaetano Turilli (abbattuto, catturato e imprigionato in vari campi di concentramento come Mauthausen e Sigmundsterberg).
L’ultimo capitolo di questo originale, documentato ed interessante volume contiene la storia del Monumento in bronzo a Oreste Salomone, inaugurato a Gonars il 15 dicembre 1968 ed arricchito da un cippo, del 2013, con scultura in marmo e targa con la motivazione del conferimento di Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Copertina della "Domenica del Corriere" del 5-12 marzo 1916, disegno di Achille Beltrame, dedicato alla missione su Lubiana di Oreste Salomone e dei suoi due colleghi, morti in battaglia
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Fabio Franz, Il campo di aviazione di Gonars 1915-17, Udine, Aviani & Aviani, 2017, numerose fotografie b/n, p. 176, euro 24.