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giovedì 1 febbraio 2018

Ebrei a Tarcento, conferenza di Varutti e Ganis in biblioteca

È stato Mauro Steccati, sindaco di Tarcento, a organizzare il 27 gennaio 2018 il Giorno della Memoria, secondo i dettami della Legge 20 luglio 2000, n. 211 “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Tale  legge ha stabilito l’organizzazione di cerimonie, iniziative e momenti di riflessione in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Giorno della Memoria 2018 a Tarcento. Foto di Giorgio Ganis

Nell’affollata sala della biblioteca civica di Tarcento, al cosiddetto Centro Europeo di Arti e Comunicazioni Contemporanee “L. Ceschia”, in via Julia 13, alle ore 17,30, è stata Beatrice Follador, assessore alla Cultura del Comune, ad aprire i lavori della conferenza. “Ciò che ascolteremo questa sera, nella giornata dedicata alla Shoah, è storia nostra, non dobbiamo dimenticarlo ed è una tragedia del territorio – ha detto – poi voglio giustificare l’assenza del sindaco, in quanto influenzato, ma non voglio togliere altro tempo ai relatori e, con piacere, passo a loro la parola”. 
Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento, è intervenuto per elencare i rastrellamenti di partigiani da parte dei tedeschi. Le Waffen SS rastrellano 22 civili a Flaipano il 13 dicembre 1943 e li rinchiudono, con altre 200 persone, nella caserma della milizia di Oltretorre a Tarcento, oggi sede della Biblioteca. Ci sono 11 arresti a Tarcento il 13 aprile 1944, dei quali 6 sono internati in Germania. Bonetti ha aggiunto che sempre a Tarcento, il 10 luglio 1944, sono citati 12 prigionieri dei tedeschi. Il giorno seguente a Flaibano vengono imprigionate 70 persone, condotte a Tarcento e poi deportate.
Bruno Bonetti, vicino a Beatrice Follador, assessore alla Cultura del Comune di Tarcento (in maglia rossa)

Il 4 novembre 1944 si verificano 25 arresti a Sammardenchia e quasi tutti vengono deportati. Lo steso giorno ci sono altri 18 catturati a Tarcento, dei quali 11 mandati in Germania, col “trasporto” del 15 novembre successivo. L’incendio nazista di Sedilis è del 28-29 novembre 1944. Bonetti ha spiegato che il 6 gennaio 1945 gli uomini di Partistagno vengono condotti a Tarcento sempre nella caserma della milizia di Oltretorre. Come pure il giorno seguente si verificano ben 72 arresti a Racchiuso che sono portati a Tarcento. La lunga lista di atrocità naziste nella stessa caserma tarcentina si chiude con gli 8 condannati alla fucilazione del 1° febbraio 1945, dei quali uno si salva.
Per Bonetti, la principale, ma non unica fonte della sua ricerca, è la pubblicazione “I deportati politici friulani nei campi di concentramento, 1943-1945”, di Flavio Fabbroni, edita a Udine dall’ANPI nel 2016, nella serie Quaderni della Resistenza, n. 17.
Molte diapositive sono state mostrate dal professor Elio Varutti, che ha presentato il tema della “Shoah dongje les cumieres di Baldassarie. Deportazione e campi di concentramento. Luoghi e storie 1943-1945”. Sono stai fatti anche dei riferimenti alla stazione di Tarcento, luogo di deportazione verso i lager nazisti di Auschwitz e Dachau, passando per Tarvisio.
“Secondo i dati del 2016 di Mauro Tabor – ha detto Varutti – la deportazione nei lager dalla Risiera di San Sabba a Trieste, fulcro del concentramento nell’Adriatisches Küstenland, avendo colpito anche l’ebreo misto, ossia l’assimilato e il discendente da individui di altra fede, rintracciabile dalla sola evidenza del cognome, la cifra complessiva degli internati va oltre le 1200 persone. Considerate che gli ebrei a Trieste, nel 1938, ammontavano a oltre 6000 unità, tra le quali letterati, pittori, scienziati, medici e amministratori d’aziende. Solo 1500 sono i sopravvissuti e rientrati”.
Il relatore ha mostrato vari documenti dell’Archivio di Stato di Udine da cui si evince l’intenso traffico di ebrei, oltre che sui treni della deportazione nazista, anche solo per il trasferimento di masse di ebrei dal Centro Europa e dall’Italia, dopo le Leggi Razziali del 1938, verso la Palestina, gli USA ed altri luoghi, partendo dal porto di Trieste. Anche i sopravvissuti allo sterminio rientrano in Italia da Tarvisio, con gli aiuti della Brigata Ebraica, per raggiungere la Palestina e poi, dopo il 1948, Israele e gli USA.
La conclusione di Varutti è stata che “Nel 1944 vengono arrestati quattro ebrei di Udine dalle Waffen SS, come ha riportato Pietro Ioly Zorattini. Tra di essi c’è il barone e senatore Elio Morpurgo (1858-1944), prelevato ultraottantenne e ammalato in ospedale il 26 marzo 1944. Deportato e morto per strada. Morpurgo, oltre che presidente della Camera di commercio è stato il primo sindaco ebreo del Regno d’Italia e il Gruppo culturale Alfredo Orzan, di Udine, ha chiesto che gli sia dedicata una pietra d’inciampo vicino al Palazzo donato al Comune di Udine in Via Savorgnana”.
Elio Varutti in un'immagine di Leoleo Lulu del 2018

Ci sono alcune figure poco note o del tutto sconosciute riguardo all’aiuto prestato agli ebrei nel 1943-1945, ha aggiunto Varutti. Si tratta dello scultore e incisore Aurelio Mistruzzi e di sua moglie. Mistruzzi è nato a Villaorba di Basiliano il 7 febbraio del 1880 e muore a Roma nel 1960. Sua moglie è Melanie Jaiteles, nata a Vienna nel 1886 e morta a Roma nel 1977. Essi sono compresi tra i Giusti delle Nazioni nel Museo Yad Vashem di Gerusalemme per aver aiutato gli ebrei perseguitati a Roma. A fare questa eccezionale scoperta è stata la professoressa Gabriella Bucco, che ha pubblicato un interessante articolo su «La Vita Cattolica» del 22 gennaio 2015, col titolo “La storia di Aurelio Mistruzzi, l’unico artista friulano tra i Giusti delle Nazioni nel Museo di Gerusalemme”.
Anzi Aurelio Mistruzzi – come ha scritto Gabriella Bucco – è l’unico artista friulano tra i 610 giusti italiani, ricordati nel museo israeliano, istituito nel 1953 per commemorare le vittime dell’Olocausto.
La seconda relazione del convegno di Tarcento, tenuta dall’architetto Giorgio Ganis, ha evidenziato, con molte significative immagini, i luoghi degli ebrei a Udine dal 1300 ad oggi. Si va dal piccolo cimitero di vicolo Agricola, funzionante dal 1405, ai primi anni del Settecento, fino alla località di Chiavris (“capre”, in friulano). Il toponimo stesso deriva dalla famiglia ebraica dei Caprileis, che gestiva in zona nei tempi antichi una locanda, un banco feneratizio (prestiti a usura) ed un negozio.
Giorgio Ganis in un'immagine di Leoleo Lulu del 2018

Il titolo del suo intervento era “Gli ebrei a Udine e in Friuli. Sinagoghe, ghetti e cimiteri”. L’architetto ha poi parlato dei vari cimiteri ebraici esistenti nel passato e di quelli tutt’ora in funzione, come quello di San Daniele del Friuli. Ha poi dedicato una sezione del suo documentato intervento ai luoghi degli ebrei a Tarcento, come il cosiddetto “ghetto”, che pare esistesse in via Angelo Angeli e via Primo maggio, data la presenza di imprenditori serici di fede ebraica, giunti nel Settecento da San Daniele del Friuli.
Il pubblico in sala ha seguito con grande interesse questa parte dell’incontro, scattando molte fotografie con i telefoni cellulari. Si sono notate persone di Gemona, San Daniele del Friuli e di Udine. Giorgio Ganis ha concluso il suo discorso con l’elenco delle sinagoghe o stanze di culto ebraico della piccola comunità di Udine, che nell’Ottocento sfiorò i 150 aderenti, mentre nel 1949 erano ridotti in 37 individui.
Al termine dell’incontro, cui hanno presenziato anche i consiglieri comunali Nadia Dri, Silvia Fina e Luca Paoloni, oltre a Luca Toso, vice sindaco di Tarcento, c’è stato un vivo dibattito, con domande e interventi brevi sul tema tra gli oltre 70 partecipanti, tra i quali si sono notati alcuni giovani. Per il Giorno della Memoria a Tarcento il Gruppo culturale “Alfredo Orzan” ha anche allestito una piccola mostra fotografica sul tema della “Shoah a Udine sud” nell’atrio della biblioteca.

Bibliografia suggerita
Bruno Bonetti, Manlio Tamburlini e l’albergo nazionale di Udine, Pasian di Prato (UD), L’Orto della Cultura, 2017.
Gabriella Bucco, “La storia di Aurelio Mistruzzi, l’unico artista friulano tra i Giusti delle Nazioni nel Museo di Gerusalemme”, «La Vita Cattolica», 22 gennaio 2015.
P.C., “L’orrore dei treni dei deportati in biblioteca Ebrei a Udine”, «Messaggero Veneto», 27 gennaio 2018, Cronaca di Tarcento.
Miriam Davide, Pietro Ioly Zorattini (a cura di), Gli ebrei nella storia del Friuli Venezia Giulia. una vicenda di lunga durata, Atti della Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, IV, Firenze, Giuntina, 2016.
Flavio Fabbroni, I deportati politici friulani nei campi di concentramento, 1943-1945, «Quaderni della Resistenza», n. 17, Udine, ANPI, 2016.
Giorgio Ganis, “La sinagoga di Porta Manin”, «La Vita Cattolica», Cultura, 11 gennaio 2017, p. 3.
Giorgio Ganis (a cura di), Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento, Udine, Parrocchia di San Pio X, 2017.
Mauro Tabor, “Lo strappo della Shoah, la chiusura e a lenta riapertura all’esterno in un’ottica di continuità”, in Miriam Davide, Pietro Ioly Zorattini (a cura di), Gli ebrei nella storia del Friuli Venezia Giulia. Una vicenda di lunga durata, op. cit., (p. 331-338).
Elio Varutti, “La Shoah dongje les cumieres di Baldassarie”, in Giorgio Ganis (a cura di), Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento, Udine, Parrocchia di San Pio X, 2017.
Elio Varutti. Foto di Giorgio Ganis

Sitologia
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Servizio giornalistico di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E.V. Fotografie di Giorgio Ganis, E. Varutti e Leoleo Lulu. Networking e ricerche a cura di Gabriele Anelli Monti.

mercoledì 31 gennaio 2018

Corona d’alloro per le Donne resistenti in stazione a Udine

Alla stazione di Udine si è svolta una breve cerimonia domenica 28 gennaio 2018, alle ore 11, per ricordare le donne friulane che aiutarono i deportati e gli ebrei nei vagoni per Auschwitz
Stazione di Udine, Tiziana Menotti, Federico Pirone e Daniela Rosa

Davanti alla lapide delle Donne resistenti, sul piazzale della stazione dei treni, ha parlato Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine. Poi è intervenuta Tiziana Menotti, citando il Talmud. La Menotti ha parlato in nome del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di San Pio X, organizzatore dell’evento, patrocinato dal Comune. Hanno collaborato l’Associazione Insieme con Noi di Udine, presieduta da Germano Vidussi e il Gruppo Alpini di Udine sud, guidato da Antonino Pascolo. L’evento rientra nel calendario delle attività del Comune di Udine per commemorare la Shoah e le deportazioni nei campi di sterminio.
La relazione ufficiale è stata tenuta dalla professoressa Daniela Rosa, presidente delle Donne Resistenti di Udine. Erano presenti anche due ragazze del 1945, che recarono aiuto ai deportati di allora, come la parrocchiana Fernanda Revelant, 90 anni, e Iris Bolzicco. “Raccoglievamo i biglietti dei deportati, per scrivere alle loro famiglie sul loro passaggio a Udine, diretti in Germania – ha detto la Revelant – e davamo loro un po’ di acqua, un po’ di cibo, un abito pulito, rischiando perché le sentinelle tedesche ci picchiavano col calcio del fucile”.
Tra il pubblico, Iris Bolzicco, in giacca scura e Fernanda Revelant, con basco rosso. Foto Vidussi

Alla piccola cerimonia era presente, tra gli altri, anche Enio Agnola, consigliere regionale e Antonella Lestani dell’A.N.P.I. di Udine, componente del gruppo del progetto Donne resistenti.
Ecco, qui di seguito, la relazione della professoressa Daniela Rosa, pronunciata davanti alla lapide delle Donne resistenti a Udine.

28 gennaio 2018 -  Per la posa della corona di fiori alla lapide delle donne resistenti
In una intervista raccolta nel 2008 dalla voce di Fidalma Garosi, la partigiana Gianna, insieme ai ragazzi della classe IV AL  dell’Istituto Zanon di Udine, la professoressa Paola Schiratti ebbe modo di sentire per la prima volta il racconto degli atti compiuti dalle donne friulane che a partire dall’8 settembre del 1943 sono intervenute attivamente per portare conforto, aiuto e sostegno agli internati militari prima, ai deportati e alle deportate poi, diretti ai campi di concentramento del Nord Europa. Prigionieri e prigioniere, racchiusi nei carri bestiame, facevano cadere bigliettini di saluto destinati alle loro famiglie; le donne, all’epoca giovanissime, si erano fatte onore di non lasciarne nemmeno uno a terra, per poi scrivere ai famigliari dei prigionieri e avvertirli del passaggio da Udine dei loro cari.
Il pubblico intervenuto il 28.1.2018. Foto Vidussi

I fatti poco conosciuti vennero presentati il 22 marzo 2010 da Paola Schiratti, all’epoca consigliera provinciale e vicepresidente della commissione provinciale  di Udine delle Pari Opportunità,  ad un gruppo di rappresentanti della varie associazioni per proporre una iniziativa nata sui banchi di scuola e assieme a me e alla collega Nadia Trovatelli, per impedire che queste azioni buone e giuste andassero perdute e per dare il giusto riconoscimento al coraggio e alla generosità di quelle donne. Si costituì informalmente il comitato “Donne resistenti” che diede avvio al progetto “Una disubbidienza civile: le donne friulane di fronte all’8 settembre 1943”. Ne facevano parte, oltre a me, Ivana Bonelli (“Donne in nero”), Carmen Galdi (Commissione PPOO del Comune di Udine), Antonella Lestani e Flavio Fabbroni (A.N.P.I.), Rosanna Boratto, Marisa Sestito e Maila D’Aronco (Ass.C.O.R.E), Amanda Tavagnacco, Francesca Tamburlini, oltre ai registi Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni, con la collaborazione di Maria Grazia Allievi. Il progetto si articolò in tre fasi: nel 2011 la posa di una lapide in stazione di Udine, nel 2012 la produzione del docu-film “Cercando le parole” , nel 2013 con la pubblicazione del volume scritto da Rosanna Boratto e dalla sottoscritta che ha lo stesso titolo del progetto.
I fatti ricostruiti dall’intero progetto dimostrano che vi furono anche uomini a partecipare a questi episodi, ma che soprattutto le donne vi portarono quei comportamenti considerati propri della femminilità, come la cura e l’assistenza, che meritano oggi di essere ricordate per la dignità, l’umanità e la civiltà dei loro atti.
Foto Vidussi

Desidero rendere omaggio a due generazioni di donne: a quelle che furono protagoniste allora e a quelle che hanno contribuito al progetto e alla sua riuscita. Desidero ricordare Paola Schiratti citando le parole della introduzione del volume che raccoglie e commenta le interviste “Forse oggi le cittadine, i cittadini del nostro paese cercano fatti ed esperienze positivi cui riferirsi perché è necessario trovare un senso del convivere civile e morale in questa nostra Italia, un segno della direzione verso la quale rivolgersi. Queste donne hanno compiuto gesti politici nel senso della politica come costruzione del bene comune, come dedizione di sé per un bene collettivo, per rispondere alla barbarie della violenza dei regimi dittatoriali e della guerra con gesti di carità e solidarietà umana. Questi episodi di disubbidienza alle regole imposte dal fascismo alla popolazione civile sono un passaggio fondamentale, il segno che il paese aveva maturato il distacco dal regime e cercava un riscatto innanzitutto morale e sociale. Erano i comportamenti premonitori che anticiparono, poi accompagnarono e sostennero il movimento della Resistenza. Si erano poste le basi culturali, sociali e politiche che, concluso il secondo conflitto mondiale, hanno dato vita alla nostra Costituzione”.
Posa della corona d'alloro. Elio Varutti, Tiziana Corrado, Iris Bolzicco e Fernanda Revelant. Foto D&C, Udine

Dobbiamo ricordarcene ogni giorno perché i vuoti di memoria generano mostri che invece vanno contrastati con una nuova resistenza culturale come propone Lidia Menapace, con interventi capillari nelle scuole, con la difesa della Carta Costituzionale, memoria vivente della nostra Repubblica, ma soprattutto preparando una legge di iniziativa popolare che renda immediatamente agibile ciò che è scritto sul  divieto di ricostituire del partito fascista nelle disposizioni transitorie e finali della Costituzione.
Daniela Rosa, presidente di “le Donne resistenti”, Udine

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Servizio giornalistico e networking a cura di Girolamo Jacobson e E.V. Fotografie di D&C, E. Varutti e Germano Vidussi.
Foto di D&C