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sabato 25 agosto 2018

L’assessore comunale Cigolot affascinato dalle vecchie fotografie di Udine sud


È stato come immergersi in un Amarcord di memorie piene d’incanto, nonostante il maltempo. “Sono felice di portare il saluto dell’Amministrazione comunale a questa bella mostra fotografica – ha detto Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine, perché sono convinto, come pure il sindaco Fontanini, che è necessario dare spazio alle piccole realtà di periferia, come questa, con  iniziative legate al territorio”.
L’assessore Cigolot ha voluto così inaugurare, il 24 agosto 2018, la mostra fotografica nell’asilo “E. Linda” di San Pio X, in Via Mistruzzi, visitabile durante i festeggiamenti della tradizionale sagra di Baldasseria, 23-26 agosto 2018.
L’originale rassegna è stata organizzata dal Gruppo culturale “A. Orzan” della Parrocchia di San Pio X, assieme al Comune di Udine. Dalla scorsa primavera i membri del circolo hanno raccolto le vecchie immagini dagli album di famiglia gentilmente imprestate dalla popolazione della zona. La rassegna espositiva è intitolata “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”.  È già stata proposta alla gente del quartiere dal 4 maggio al 15 giugno 2018 nel corridoio della Biblioteca di Circoscrizione, in via Pradamano 21.
Ritorniamo all’evento della serata del 24 agosto. Ha aperto l’incontro Guglielmo Cocco, delegato pastorale della parrocchia di S. Pio X, mancando il parroco. “Siamo onorati della presenza dell’Assessore Cigolot a questa inaugurazione – ha detto Cocco – per un’iniziativa svolta grazie all’importante sostegno dell’Assessorato alla Cultura, che mi auguro possa continuare, perché noi siamo disponibili a questo genere di collaborazione con le istituzioni”.
Udine, 1961, Via Bombelli - L'ostensorio, il baldacchino, le bambine della prima comunione e don Adelindo Fachin in preghiera sulle scale della nuova chiesa di S. Pio X. Proprietà della fotografia M. A. De Luca

La parola è poi passata al professor Elio Varutti, del gruppo parrocchiale culturale. “La maggior parte delle fotografie ha interesse per i familiari, per i gruppi di amici, per la vita della parrocchia, sorta nel 1958. A guardarle bene queste immagini ci danno molte altre informazioni. Sono di grande interesse documentario per conoscere la religiosità, gli abbigliamenti, gli svaghi, le abitazioni e i lavori dell’epoca. Ci sono le bande di ragazzi. Negli anni Sessanta c’erano tanti giovani. C’è la vita contadina, orgoglio ancor oggi della zona”.
L’esposizione ha come riferimento temporale il periodo che va dagli anni del dopo guerra fino al 1970. È un periodo in cui gli storici accademici tacciono. Si esce da una guerra persa e da una guerra civile. Cambia pure lo stato, si diventa una repubblica. C’è la ricostruzione e poi il boom economico con il potere politico democristiano. Non bisogna intristire il popolo parlando di campi di concentramento e di campi profughi istriani. Non si deve disturbare la Jugoslavia di Tito, che si distacca sempre più decisamente dalla politica dell’URSS. Nei bar compaiono i primi apparecchi televisivi, più tardi ci sono la contestazione del ’68, la minigonna e i Beatles. 
Comunque in Via Pradamano nella ex-GIL, come dicono i vecchi della zona, ha funzionato dal 1945 al 1960 il Centro di Smistamento Profughi giuliano dalmati. Era uno dei più grandi d'Italia. Accolse bene o male oltre 100 mila esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia, in fuga dalle vessazioni titine.
La parrocchia sostanzialmente aveva tre gruppi sociali: contadini, statali e profughi istriani. C’erano anche degli operai, ma finito il lavoro in fabbrica o in cantiere, dedicavano molte più attenzioni all’orto, “al vignâl, al purcit e al gjalinâr” (alla vigna, al maiale e al pollaio).
Mularie di Baldassarie e di S. Pio X in vacanza montana nel 1965 mentre si esercita forse per il palo della cuccagna alla successiva sagra di Baldasseria. Proprietà della fotografia di Vittorina De Luca

Riguardo alla nascita della parrocchia di S. Pio X Papa si vuole ribadire l’anno 1958, non come ha scritto Giuseppe De Piero, facendola sorgere dopo. Vedi: Antiche parrocchie della città di Udine. Chiese, monasteri, ospedali, oratori, cappelle, ospizi e collegi, Udine, Graphic Studio, 1982. Come emerge dall’Archivio della Parrocchia di S. Pio X, il decreto arcivescovile di costituzione della nuova parrocchia di S. Pio X, per smembramento dalla parrocchia della Beata Vergine del Carmine, è del 7 ottobre 1958. La firma è di monsignore Giuseppe Zaffonato.
Udine, 24 agosto 2018 - Inaugurazione della mostra fotografica in S. Pio X con l'assessore comunale alla Cultura Fabrizio Cigolot, di spalle, Elio Varutti, Guglielmo Cocco, Gregorio Zamò e Marino Visintini. Fotografia di Daniele Tosoratti, che si ringrazia per la diffusione nel web

Lo scorso 1° giugno c’era stata anche un’affollata proiezione di diapositive nella sala parrocchiale. In quell’occasione l’architetto Giorgio Ganis, assieme ad altri relatori, ha presentato il materiale oggetto della ricerca del gruppo parrocchiale. “La mostra di fotografie descrive – aveva detto l’architetto Giorgio Ganis – con quasi sessanta pannelli e oltre 200 fotografie, la vita della zona di Baldasseria nei 25 anni del secondo dopo guerra, dal 1946 al 1970. In quel tempo i casali si trasformano in un moderno quartiere densamente abitato e ricco di attività commerciali e industriali”. La relazione di Ganis si intitolava: “Là dove c’era l’erba… l’evoluzione urbanistica del quartiere”.
Cartolina coll’interno della chiesa di S. Pio X, progetto Giacomo Della Mea, anni '50 (non realizzato). Si nota l'altare tradizionale, mentre nella nuova chiesa l'altare è preconciliare, segno del dibattito teologico seguito da don Adelindo Fachin sulla costruzione dei nuovi edifici di culto.  Collezione E. Varutti

La mostra di fotografia sta generando un forte dibattito in parrocchia, con l’apporto di nuove immagini da parte di altre famiglie, che si ringraziano. Come mi ricorda Giorgio Romanello “abbiamo vinto tre volte il campionato in città con la squadra di calcio della parrocchia nel periodo 1965-1967 e noi ragazzi facevamo paura alle altre compagnie, perché don Adelindo sapeva tenerci uniti”. Il trofeo oggi fa la sua bella mostra all’osteria “Fusâr”, in Via Pradamano. “Mi ricordo che, nel 1964, quando c’era una partita da fare – aggiunge Romanello – don Ruggero Facco prendeva la sua bicicletta e faceva il giro delle case dei calciatori da convocare”. Era una squadra con tanta voglia di giocare. Qualcuno, don Ruggero, doveva toglierlo dal lavoro nei campi, con le proteste del suo babbo, altrimenti non si poteva fare la partita. C’è una fotografia che ritrae questa squadra pioneristica del 1964 per il  torneo Blasoni. Una maglietta a righe, una a tinta unita, qualcuno aveva i calzoncini chiari, altri li aveva neri. Carlo Comin, Gianfranco Lazzaro, Daniele De Fazio, Giorgio Romanello, Elvio Vendrame i fratelli Di Florio: questi sono solo alcuni nomi di quei campioni.
La mostra di fotografie di S. Pio X, infine, si è arricchita di una ventina di nuove fotografie su pannello di cm 20 x 30 circa. Grazie al signor Luca Ligutti, alle famiglie De Luca, primi parrocchiani e ai loro discendenti per il contributo spontaneo alla rassegna.
“Queste sono le nostre facce – ha concluso Varutti – è questo il nostro quartiere. Qui ci sono i pimpanti chierichetti di don Adelindo Fachin (Tarcento 1922 - Udine 1966), primo parroco amatissimo da tutti, che teneva uniti contadini, statali e profughi istriani dentro e fuori della chiesa”.
Benito Dorigo con un suo gigantesco paesaggio, olio su tela. Il pittore, da giovane, è stato bassista del noto gruppo musicale dei Gabbiani, 1964. Fotografia di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la concessione alla diffusione e pubblicazione

Tra il pubblico si sono notati alcuni insegnanti dell’Università della Terza Età di Udine e Marino Visintini, esponente ambientalista. In seguito l’assessore Cigolot è stato accompagnato dalla pittrice Patrizia Ruggeri a visitare la mostra d’arte, allestita sempre negli spazi dell’asilo Linda. Con il titolo “Estate in arte Baldasseria” è già il terzo anno che la parrocchia di S. Pio X, con il coordinamento della Ruggeri, avvicina artisti italiani affermati ed emergenti. 
Tra le opere in esposizione, oltre agli acquerelli affascinanti della stessa Ruggeri, si possono vedere i grandi quadri ad olio di Benito Dorigo e le ceramiche marina di Aldo Suraci, nato a Fiume e socio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine.
Il volantino della sagra con la riproduzione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Baldasseria, opera di Patrizia Ruggeri del 2018 e qui sotto la parte retrostante del foglietto col programma degli ultimi due giorni di feste
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Sitologia
- E. Varutti, Apre la mostra di fotografie su Baldasseria 1946-1970 a Udine, on-line dal 6 maggio 2018.


- E. Varutti, Baldasseria 1946 1970.immagini di Udine sud, Slideshare, on-line dal 23 giugno 2018.

- Emiliano Foramiti, In viaggio per la periferia di Udine: la borgata di Baldasseria, «Il Paîs. Gente della nostra terra» on-line dal 20 agosto 2018.
Cappella S. Pio X, Prima comunione, 1959 con un contento don Adelindo Fachin parroco. I mattoni se li è raccolti e riciclati lui dalle case bombardate di Via Aquileia. Archivio parrocchiale di S. Pio X, Udine
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo, come Vittorina De Luca,  M. A. De Luca e dall’Archivio parrocchiale di S. Pio X, Udine. Altre fotografie di Leoleo Lulu e di Daniele Tosoratti. Per la collaborazione prestata si ringraziano Gregorio Zamò, Luca Ligutti e Bruno Perissutti, esule da Zara.

mercoledì 31 gennaio 2018

Corona d’alloro per le Donne resistenti in stazione a Udine

Alla stazione di Udine si è svolta una breve cerimonia domenica 28 gennaio 2018, alle ore 11, per ricordare le donne friulane che aiutarono i deportati e gli ebrei nei vagoni per Auschwitz
Stazione di Udine, Tiziana Menotti, Federico Pirone e Daniela Rosa

Davanti alla lapide delle Donne resistenti, sul piazzale della stazione dei treni, ha parlato Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine. Poi è intervenuta Tiziana Menotti, citando il Talmud. La Menotti ha parlato in nome del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di San Pio X, organizzatore dell’evento, patrocinato dal Comune. Hanno collaborato l’Associazione Insieme con Noi di Udine, presieduta da Germano Vidussi e il Gruppo Alpini di Udine sud, guidato da Antonino Pascolo. L’evento rientra nel calendario delle attività del Comune di Udine per commemorare la Shoah e le deportazioni nei campi di sterminio.
La relazione ufficiale è stata tenuta dalla professoressa Daniela Rosa, presidente delle Donne Resistenti di Udine. Erano presenti anche due ragazze del 1945, che recarono aiuto ai deportati di allora, come la parrocchiana Fernanda Revelant, 90 anni, e Iris Bolzicco. “Raccoglievamo i biglietti dei deportati, per scrivere alle loro famiglie sul loro passaggio a Udine, diretti in Germania – ha detto la Revelant – e davamo loro un po’ di acqua, un po’ di cibo, un abito pulito, rischiando perché le sentinelle tedesche ci picchiavano col calcio del fucile”.
Tra il pubblico, Iris Bolzicco, in giacca scura e Fernanda Revelant, con basco rosso. Foto Vidussi

Alla piccola cerimonia era presente, tra gli altri, anche Enio Agnola, consigliere regionale e Antonella Lestani dell’A.N.P.I. di Udine, componente del gruppo del progetto Donne resistenti.
Ecco, qui di seguito, la relazione della professoressa Daniela Rosa, pronunciata davanti alla lapide delle Donne resistenti a Udine.

28 gennaio 2018 -  Per la posa della corona di fiori alla lapide delle donne resistenti
In una intervista raccolta nel 2008 dalla voce di Fidalma Garosi, la partigiana Gianna, insieme ai ragazzi della classe IV AL  dell’Istituto Zanon di Udine, la professoressa Paola Schiratti ebbe modo di sentire per la prima volta il racconto degli atti compiuti dalle donne friulane che a partire dall’8 settembre del 1943 sono intervenute attivamente per portare conforto, aiuto e sostegno agli internati militari prima, ai deportati e alle deportate poi, diretti ai campi di concentramento del Nord Europa. Prigionieri e prigioniere, racchiusi nei carri bestiame, facevano cadere bigliettini di saluto destinati alle loro famiglie; le donne, all’epoca giovanissime, si erano fatte onore di non lasciarne nemmeno uno a terra, per poi scrivere ai famigliari dei prigionieri e avvertirli del passaggio da Udine dei loro cari.
Il pubblico intervenuto il 28.1.2018. Foto Vidussi

I fatti poco conosciuti vennero presentati il 22 marzo 2010 da Paola Schiratti, all’epoca consigliera provinciale e vicepresidente della commissione provinciale  di Udine delle Pari Opportunità,  ad un gruppo di rappresentanti della varie associazioni per proporre una iniziativa nata sui banchi di scuola e assieme a me e alla collega Nadia Trovatelli, per impedire che queste azioni buone e giuste andassero perdute e per dare il giusto riconoscimento al coraggio e alla generosità di quelle donne. Si costituì informalmente il comitato “Donne resistenti” che diede avvio al progetto “Una disubbidienza civile: le donne friulane di fronte all’8 settembre 1943”. Ne facevano parte, oltre a me, Ivana Bonelli (“Donne in nero”), Carmen Galdi (Commissione PPOO del Comune di Udine), Antonella Lestani e Flavio Fabbroni (A.N.P.I.), Rosanna Boratto, Marisa Sestito e Maila D’Aronco (Ass.C.O.R.E), Amanda Tavagnacco, Francesca Tamburlini, oltre ai registi Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni, con la collaborazione di Maria Grazia Allievi. Il progetto si articolò in tre fasi: nel 2011 la posa di una lapide in stazione di Udine, nel 2012 la produzione del docu-film “Cercando le parole” , nel 2013 con la pubblicazione del volume scritto da Rosanna Boratto e dalla sottoscritta che ha lo stesso titolo del progetto.
I fatti ricostruiti dall’intero progetto dimostrano che vi furono anche uomini a partecipare a questi episodi, ma che soprattutto le donne vi portarono quei comportamenti considerati propri della femminilità, come la cura e l’assistenza, che meritano oggi di essere ricordate per la dignità, l’umanità e la civiltà dei loro atti.
Foto Vidussi

Desidero rendere omaggio a due generazioni di donne: a quelle che furono protagoniste allora e a quelle che hanno contribuito al progetto e alla sua riuscita. Desidero ricordare Paola Schiratti citando le parole della introduzione del volume che raccoglie e commenta le interviste “Forse oggi le cittadine, i cittadini del nostro paese cercano fatti ed esperienze positivi cui riferirsi perché è necessario trovare un senso del convivere civile e morale in questa nostra Italia, un segno della direzione verso la quale rivolgersi. Queste donne hanno compiuto gesti politici nel senso della politica come costruzione del bene comune, come dedizione di sé per un bene collettivo, per rispondere alla barbarie della violenza dei regimi dittatoriali e della guerra con gesti di carità e solidarietà umana. Questi episodi di disubbidienza alle regole imposte dal fascismo alla popolazione civile sono un passaggio fondamentale, il segno che il paese aveva maturato il distacco dal regime e cercava un riscatto innanzitutto morale e sociale. Erano i comportamenti premonitori che anticiparono, poi accompagnarono e sostennero il movimento della Resistenza. Si erano poste le basi culturali, sociali e politiche che, concluso il secondo conflitto mondiale, hanno dato vita alla nostra Costituzione”.
Posa della corona d'alloro. Elio Varutti, Tiziana Corrado, Iris Bolzicco e Fernanda Revelant. Foto D&C, Udine

Dobbiamo ricordarcene ogni giorno perché i vuoti di memoria generano mostri che invece vanno contrastati con una nuova resistenza culturale come propone Lidia Menapace, con interventi capillari nelle scuole, con la difesa della Carta Costituzionale, memoria vivente della nostra Repubblica, ma soprattutto preparando una legge di iniziativa popolare che renda immediatamente agibile ciò che è scritto sul  divieto di ricostituire del partito fascista nelle disposizioni transitorie e finali della Costituzione.
Daniela Rosa, presidente di “le Donne resistenti”, Udine

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Servizio giornalistico e networking a cura di Girolamo Jacobson e E.V. Fotografie di D&C, E. Varutti e Germano Vidussi.
Foto di D&C


domenica 28 gennaio 2018

Ebrei a Udine sud, conferenza e trailer 2018

Il Giorno della Memoria nella sala parrocchiale di San Pio X a Udine si è svolto il 26 gennaio 2018 alle ore 20,30 con grande partecipazione di pubblico. L’attività è stata curata dal Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della parrocchia stessa ed era inserita nel calendario ufficiale delle iniziative del Comune di Udine per ricordare la Shoah.
Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine nel suo intervento in sala parrocchiale di S. Pio X per il Giorno della Memoria, vicino a Daniela Rosa, Tiziana Menotti e Elio Varutti. Foto di Leoleo Lulu

Hanno collaborato alla buona riuscita dell’evento l’Associazione Insieme con Noi e il Gruppo Alpini di Udine sud. La sala parrocchiale, in Via Aurelio Mistruzzi, era affollata di oltre 70 partecipanti quando il dottor Guglielmo Coco, direttore del Consiglio pastorale di S. Pio X, ha aperto i lavori. “Sono qui a rappresentare don Paolo Scapin, parroco di San Pio X – ha detto Coco – che è assente per convalescenza e porta i suoi saluti a tutte le autorità presenti e alle associazioni che hanno reso possibile questo importante incontro che ci vede riuniti in chiave evangelica per essere vicino ai nostri fratelli maggiori”.
Poi ha avuto la parola Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha elogiato la parrocchia di S. Pio X per l’attività di ricerca sulla Shoah della zona iniziata nel 2016, sotto la guida di don Paolo Scapin. “Saluto con affetto don Scapin – ha detto Pirone – perché gli siamo molto vicini in questo momento e gli auguriamo un pronto ristabilimento, poi desidero affermare che la memoria è un patrimonio collettivo e le azioni dal basso come quella di stasera costituiscono un tessuto di vita civile e democratica”. L’assessore Pirone ha poi aggiunto che l’attività del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” con le sue iniziative sulla tematica della Shoah sta “dando forza a tutta la città per recuperare l’ascolto, il rispetto e la tolleranza nei confronti degli altri”.

Marco Balestra, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati politici (ANED) di Udine, oltre a fare gli auguri a don Paolo Scapin, ha accennato al “Gruppo della Rosa Bianca che in Germania si è battuto per la libertà e contro il nazismo, mentre oggi stiamo vivendo un momento pericoloso con certi rigurgiti filo nazisti, come il concerto nazi-metal di Azzano Decimo, indetto proprio nel Giorno della Memoria, con grande offesa per gli ebrei”.
Ha poi preso la parola Tiziana Menotti, in nome del Gruppo “Orzan”, spiegando che i ricercatori della parrocchia di S. Pio X si sono dati quel nome nel novembre 2017 per ricordare il maestro Alfredo Orzan, definito dalla stampa locale come “il cantore di Baldasseria”, per la sua passione a raccogliere testimonianze sui piccoli fatti storici della realtà locale, che fu da lui raccontata inoltre sotto gli aspetti religiosi, naturalistici, ecologici, antropologici, linguistici e di vita sociale.
È intervenuta in seguito la professoressa Daniela Rosa, presidente dell’Associazione “le Donne resistenti” di Udine, spiegando il titolo della sua relazione che era: “Memoria storica versus nativi digitali: missione impossibile?”. In effetti il problema di fondo in simili commemorazioni è quello di coinvolgere i giovani, abituati a comunicare solo col telefono cellulare. La professoressa Rosa ha inoltre indicato in sala la presenza di due bambine del 1945 che diedero conforto e aiuto ai prigionieri dei tedeschi. Si tratta di Fernanda Revelant, novantenne di Udine sud, e di Iris Bolzicco, sedute in prima fila all’incontro, socie onorarie delle Donne resistenti.
Guglielmo Coco. Foto di Leoleo Lulu

È seguito il trailer, di una ventina di minuti, del documentario “Cercando le parole. La disubbidienza civile delle donne friulane di fronte all’8 settembre 1943” per la regia di Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni, opera del 2013. L’ultimo intervento dello scrivente aveva per titolo: “I luoghi e i segni della Shoah a Udine sud”, basato sulle più recenti scoperte delle ricerche svolte in merito. Vedi in rete l’articolo nel blog “Shoah, ebrei di Fiume salvatisi in Friuli e il ruolo dei Mistruzzi”. Nel dibattito che è seguito è intervenuto l’ingegnere Sergio Satti, che ha voluto ringraziare gli organizzatori per aver fatto luce su una parte di storia minore sconosciuta.
Marco Balestra. Foto di Leoleo Lulu
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Servizio giornalistico e fotografico di Elio Varutti, se non altrimenti indicato per le fotografie. Ricerche e Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti. Si ringraziano per le fotografie: Leoleo Lulu e Germano Vidussi.
Foto di Leoleo Lulu

Sergio Satti. Foto di Leoleo Lulu

In prima fila, con Pirone e Balestra, Iris Bolzicco, cappotto chiaro e Fernanda Revelant, col basco bianco, le bambine del 1945

lunedì 4 settembre 2017

Mostra su tram e treni al Museo Etnografico, Udine

È stata inaugurata in pompa magna la mostra “Binari a Udine e dintorni”. C’erano il sindaco Furio Honsell e Federico Pirone, assessore comunale alla Cultura, altre autorità e, soprattutto, molta gente.
Una delle foto in mostra

La sede espositiva è presso il Museo Etnografico del Friuli, in Via Grazzano, 1 a Udine. La rassegna è aperta dal 2 al 17 settembre 2017, con orario di apertura da martedì a domenica, dalle ore 10,30 alle ore 19. La mostra è stata organizzata dalla Sezione Appassionati Trasporti (SAT) del Dopolavoro Ferroviario di Udine e dal Club Cortonesi Toscani Amici F.V.G
Nel volantino di presentazione ci sono poi il logo del Comune di Udine, del Comune di Cortona e dell’Editore Calosci; quest’ultimo ha, infatti, edito un catalogo snello e documentato della rassegna udinese al Museo di Via Grazzano, 1.
L’esposizione mette in pubblico fotografie storiche, disegni di locomotive, un plastico ferroviario, modelli di treni e tram, oltre a dei cimeli ferroviari.
Da sinistra: Franco Della Rossa, consigliere comunale, Romano Vecchiet, Federico Pirone, Furio Honsell, Enzo Rossi e Claudio Canton all'inaugurazione della mostra “Binari a Udine e dintorni”

Il sindaco di Udine ha ringraziato tutti i presenti per una mostra che appassiona non solo i club organizzatori, ma anche il pubblico qualsiasi e, dato che è inserita nel calendario di Friuli Doc, avrà molti visitatori ancora. L’assessore Pirone ha ricordato che il trasporto collettivo pubblico non riguarda solo il passato, ma anche il futuro della città. Enzo Rossi, presidente del Club Cortonesi Toscani Amici in Friuli Venezia Giulia, ha ringraziato e salutato i presenti e le autorità militari.
Il folto pubblico

Romano Vecchiet, dirigente del Servizio Integrato Musei e Biblioteche e direttore della Biblioteca Civica V. Joppi di Udine, ha ricordato che tram, treni e stazioni sono dei beni culturali. Da attento studioso delle ferrovie e delle strade ferrate qual è, ha poi menzionato Arturo Malignani, pioniere nello sviluppo dell’energia elettrica utile anche al tram, Pecile e Pacifico Valussi, che fu uno dei primi propugnatori della strada ferrata a Udine negli anni 1840-1850, quando il Friuli stava sotto l’Austria e pochi credevano al valore della ferrovia per i trasporti mercantili e di passeggeri.

Per ultimo ha parlato Claudio Canton, presidente della Sezione Appassionati Trasporti (SAT) del Dopolavoro Ferroviario di Udine. Ha voluto precisare che sono passati 35 anni dalla nascita della SAT del DLF e, soprattutto, 130 anni dalla presenza del tram in città.

Era presente all’inaugurazione pure Tiziana Ribezzi, conservatore del Museo Etnografico del Friuli, che si è prestata a fare da dotta accompagnatrice all’esposizione per le autorità presenti. 
La rete tranviaria di Udine fu attivata con servizio a cavalli nel 1887; sostituita ed ampliata a partire dal 1906 con un servizio di tram elettrici, la stessa rimase in esercizio fino al 1952.
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti, ove non altrimenti indicato.

Cartolina da Internet


domenica 11 dicembre 2016

Ride la musica di Daniele D’Agaro in S. Pio X a Udine

Potrà sembrare strano che una musica jazz appaia ridente. Come fa a ridere la musica? Eppure il concerto di Daniele D’Agaro e Mauro Costantini, tenutosi nella Chiesa di San Pio X a Udine sabato 10 dicembre 2016, grazie all’Assessorato al decentramento del Comune di Udine, si può dire, a mio parere, che ha messo in mostra una musica che ride, tanto era affascinante, piacevole e soddisfacente.
Mauro Costantini e Daniele D'Agaro

«È un privilegio e un onore per me – ha detto Daniele D’Agaro, poco prima del concerto natalizio – suonare in San Pio X, una parrocchia dove sono cresciuto». È proprio in Via Baldasseria Bassa, come ricordano i ragazzi degli anni 1960-1970, che si poteva incontrare quel ragazzone moro che voleva a tutti i costi imparare a suonare il saxofono tenore «anche a costo di andare all’estero». Infatti nel 1979 va a studiare musica a Berlino e poi ad Amsterdam. Poi suonerà con i più bravi musicisti jazz del mondo. Diventa il sassofonista e clarinettista pluripremiato dalla critica e dal pubblico, diviso tra Amsterdam e il Friuli. E torniamo al concerto di Udine sud.
Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, a Udine dal 1° novembre 2014

Ha aperto l’incontro don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, portando i saluti della parrocchia ai due validi musicisti. C’è da dire che D’Agaro non era nuovo di queste iniziative nel quartiere. Nel 2013, infatti, come mi ha ricordato Germano Vidussi, presidente dell’Associazione Insieme con Noi, il sassofonista di Baldasseria aveva tenuto una bella lezione – concerto per i soci del medesimo sodalizio che accoglie persone svantaggiate.

Nella Chiesa di San Pio X il duo D’Agaro – Costantini ha eseguito 12 brani, compreso il richiesto bis da un pubblico che è andato via via aumentando durante la bella serata. Dopo le prove il duo jazz ha deciso di variare il repertorio. Non è stato eseguito “Discantus. Discanti aquileiesi e concerti sacri nel jazz”, come annunciato con volantini e locandine, perché la mancanza dell’organo a canne nella chiesa avrebbe potuto compromettere la buona riuscita della serata. Comunque c’è stato un alto livello spirituale nei pezzi eseguiti.

L’esibizione è iniziata con un brano orecchiabile degli anni ’50, con un assolo d’organo di Mauro Costantini. A seguire il Duo ha suonato una composizione dello stesso Costantini “After we’re gone”, dedicata ai genitori di ragazzi diversamente abili che si preoccupano del futuro dei loro figli, una volta che venissero a mancare il papà, o la mamma, o tutti e due. “Dopo di noi”, appunto. Anche il terzo pezzo è una composizione dell’ottimo Costantini “Sweet revelations”; un’esecuzione piena di spiritualità, nel clima natalizio che si respira a dicembre.
Il quarto brano si intitolava “Tyrone”, opera di Larry Young, organista sudafricano, poi si è passati a Duke Ellington, con i concerti sacri. Poi nell’avvolgente e calda atmosfera è arrivato il godevole arrangiamento al sesto o settimo posto della “Ave Maria” di Gounod, composta sulla base di Johann Sebastian Bach.
Daniele D'Agaro, sax tenore

All’ottavo posto c’è stato un po’ di “sano egocentrismo” del compositore Mauro Costantini (lo dico con ironia, sia chiaro!). Il  titolo del brano era “Out of gospel”, perché come ha detto l’organista «era un periodo che eseguivo solo musica gospel, così nel comporre mi sono voluto staccare da quel genere che, tuttavia, è molto bello».
Alla fine ci sono sti altri pezzi dai concerti sacri di Duke Ellington, tipo “Come Sunday” e di Mauro Costantini, detto il “Ray Charles blanc di Felet” (Ray Charles bianco di Feletto).
L’organista e compositore Costantini è un non vedente e originario di Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco, in provincia di Udine. Nell’atmosfera idilliaca finale, ascoltando la rivisitazione di “Come Sunday”, il pubblico ha potuto gustare il timbro netto e altisonante del sax di D’Agaro.

A qualcuno, durante il concerto in San Pio X, sarà venuto in mente l’organo del trio “progressive rock” Emerson, Lake & Palmer con “Tarkus”, oppure quello di Tony Pagliuca, delle Orme. Solo per il fatto che Mauro Costantini, con fini didascalici, ha voluto spiegare l’uso della sua tastiera elettronica con queste parole: «Questo è un simulatore dell’organo Hammond, è un organo fedele al gospel, per poter esprimere una forte spiritualità». 
Grazie al Duo D’Agaro - Costantini! Ci siete riusciti in pieno!

Sulla musica che ride
Facendo i dovuti distinguo, devo precisare che il primo ad usare il verbo ridere con riferimento a degli oggetti, invece che alle persone allegre, è stato niente meno che Dante Alighieri. Volendo scrivere questa mia “critichetta d’arte”, ho pensato che D’Agaro è un grande personaggio del jazz internazionale e così volevo paragonarlo ad un grande dell’arte, nello specifico della letteratura. Intorno ai primi anni del Trecento l’Alighieri nell’osservare certe pagine di un libro manoscritto di temi giuridici, ben miniati da un pittore di Bologna, scrisse appunto che quelle carte “ridono”. Voleva significare che si trattava di disegni stupendi, da dare sollievo, felicità, quasi che le stesse miniature “ridessero” di bellezza.
Ecco la terzina in questione, tratta dal Purgatorio, XI, 82:

« Frate », diss’elli « più ridon le carte
che pennelleggia Franco bolognese:
l’onore è tutto or suo, e mio in parte.

Devo, infine, riferire al lettore che la scoperta delle carte che “ridono”, nell’ambito della critica d’arte si deve ad un altro grande autore, che risponde al nome di Roberto Longhi. Ebbene Longhi, nel 1950, ha riportato alla luce la frase di Dante Alighieri, nel suo saggio: Proposte per una critica d’arte.
Nel finale, prima dell'applaudito bis, don Scapin dice ai musicisti: "Avete un grande dono!"

Cenni bibliografici
Roberto Longhi, “Proposte per una critica d’arte”, «Paragone», 1, 1950, riedizione con prefazione di Giorgio Agamben, Pesaro, Portatori d’Acqua, 2014.
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.
Udine, Chiesa di San Pio X nel 1964, i chierichetti di don Adelindo Fachin (1922-1966), quando Daniele D'Agaro era ancora troppo piccolo. Ringrazio per la diffusione della fotografia Germano Vidussi

venerdì 7 ottobre 2016

Partigiani sovietici nella Resistenza italiana, mostra fotografica a Udine

È stata inaugurata il 30 settembre 2016 una mostra di fotografie inedite di partigiani garibaldini russi operanti in Italia. L’originale esposizione si tiene a palazzo di Toppo Wassermann, in Via Gemona, fino al 10 ottobre, tutti i giorni dalle ore 8 alle 20. Questi partigiani hanno combattuto anche in Friuli dall’inizio del 1944. A Forni di Sopra c’era il battaglione Stalin, che operava in Carnia. Un altro battaglione di garibaldini sovietici agiva in Friuli.
Furio Honsell, a sinistra, Pietro Fontanini, Vittorio Zappalorto, in prima fila, Provvidenza Delfina Raimondo e altre autorità. Fotografia di Elio Varutti

La rassegna fotografica è stata esposta a Mosca lo scorso maggio e, poi, verrà trasportata in dicembre a Strasburgo, presso il Palazzo del Consiglio europeo, facendo prima un'altra tappa italiana a Taranto. È stata organizzata dal Centro Interdipartimentale di ricerca sulla cultura del Friuli (Cirf) dell’Università di Udine, dal Fondo Zurart per il sostegno di iniziative culturali di Mosca e dall’Associazione Umanità dentro la guerra di Udine, dedicata alla figura del partigiano Ferdinando Pascolo “Silla”. Hanno contribuito all’iniziativa l’Associazione partigiani Osoppo Friuli (APO), l’Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi) di Udine la Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl), col patrocinio del Comune di Udine.
 Ecco i pannelli della mostra. Fotografia di Elio Varutti

Che ci facevano qui i russi? Erano prigionieri dei nazisti e venivano occupati nelle corvée. Alcuni di loro erano stati costretti ad indossare la divisa tedesca nei reparti dei Cosacchi, avendo Hitler promesso loro “Kosakenland in Nord Italien”. Altri Cosacchi erano convinti alleati dei nazisti, attivi in Carnia nella repressione partigiana. Fuggiti dalla prigionia questi russi e caucasici si dettero alla macchia assieme ai partigiani italiani. 
È stato calcolato che in Nord Italia furono oltre cinquemila e combatterono con grande coraggio. Cinquecento agirono in Friuli e 98 morirono in battaglia, come Danijl Varfolomeievic Avdeev, il mitico comandante “Daniel”, caduto nell’ottobre 1944. Alcuni di loro ricevettero la medaglia d’oro al valor militare, oppure il titolo di “eroe dell’Unione Sovietica”, come Fedor Poletaev, Fore Mosulishvili e Mehdi Hussein Zade.
Paolo Pascolo, in piedi da sinistra, Massimo Eccli e Furio Honsell. Fotografia di Elio Varutti

Tra i primi interventi all’inaugurazione c’è stato quello di Ornella Fabbro, di 92 anni. «Mio fratello era partigiano nel battaglione Monte Canin e, prima era militare a Venezia, fu preso prigioniero dai tedeschi, che ammazzavano chiunque tentasse di fuggire, ma lui assieme ad altri è riuscito a scappare e a rifugiarsi in un convento, poi ha fatto il partigiano».
Paolo Pascolo ha spiegato come è sorta l’Associazione Umanità dentro la guerra. «Mio padre era Ferdinando Pascolo e scrisse un memoriale sulla guerra in Russia e sulla Resistenza in Friuli – ha detto Pascolo – poi morì, così ho mostrato quel fascicolo alla professoressa Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dell’Istituto Stringher di Udine e dei Licei di Gorizia, che aggiunse molte note storiche e nacque così il volume “Che strano ragazzo”, distribuito nelle scuole del Friuli e che fu ideatrice del progetto Umanità dentro la guerra, collegato al Sacrario di Redipuglia».
Dino Spanghero, presidente dell’ANPI di Udine. 
Fotografia di Elio Varutti

Sia Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, che l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, si sono complimentati con l’organizzazione dell’esposizione, perché è un arricchimento storico culturale e una novità per tutti noi. Furio Honsell, sindaco di Udine, ha evidenziato l’importanza di azioni come queste portate avanti dall’Associazione Umanità dentro la guerra, con fini di conoscenza e di pacificazione. Dino Spanghero, presidente dell’ANPI di Udine ha aggiunto che «le opere esposte rappresentano un evento della Resistenza italiana, di cui poco si sa e meno si parla, poi spero che finisca il mito del buon cosacco che in realtà era alleato dei nazisti».
Anna Maria Zilli

Ha poi preso la parola Massimo Eccli, curatore dell’esposizione e docente di Italiano nel “Ginnasio 1409” di Mosca da 15 anni. Il ricco programma di interventi prevedeva molte relazioni, tra le quali quella di Guglielmo Cevolin, docente dell’ateneo friulano, Roberto Tirelli, dell’APO, di Provvidenza Delfina Raimondo, presidente dell’Associazione Umanità dentro la guerra e già prefetto di Udine, Mihail Talalaj, storico russo, di Marco Ferrentino, docente in Kazakistan.
La già citata professoressa Anna Maria Zilli ha tratto le considerazioni conclusive del convegno, dando lettura di due importanti contributi, dello storico Mimmo Franzinelli e del giornalista e concittadino Toni Capuozzo. 
Paolo Pascolo apre l'inaugurazione della mostra sui "Partigiani sovietici nella Resistenza italiana"


Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine