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mercoledì 8 agosto 2018

Morto Bruno Rossi, musicologo e membro del direttivo ANVGD di Udine


Nato a Udine il 25 settembre 1940, Bruno Rossi si era diplomato in violino. È deceduto il 7 agosto 2018 a Udine, dopo una grave malattia. Ha insegnato educazione musicale nelle Scuole medie.
Il professor Bruno Rossi assieme a Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine a un incontro musicale del 2016. Fotografia di Elio Varutti

È stato un fiorente operatore culturale. Ha avuto esperienze radiotelevisive e ha collaborato con diverse riviste con contributi nel settore della etnomusicologia. Si è anche occupato di didattica e di editoria musicale. Interessato al mondo degli esuli giuliani, fiumani e dalmati, nel 2009 si era iscritto all’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. Poi è stato eletto nel Consiglio esecutivo del sodalizio, mentre la figlia, la professoressa Barbara Rossi ne è la delegata amministrativa.
Il funerale si terrà il giorno venerdì 10 agosto 2018, alle ore 10.30, presso la Parrocchia di San Marco in Chiavris, Viale Volontari della Libertà n. 61, a Udine.
Una delle fatiche letterarie di Bruno Rossi è stata presentata nel 2008 in Sala Ajace a Udine, per il fortunato ciclo degli Incontri con l’Autore, organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco di Udine. Introdotto da Pietro Gnan (Biblioteca Universitaria di Padova) e Neil Harris (Università di Udine), Bruno Rossi ha presentato il libro “Luigi Berletti libraio, litografo, editore musicale (1803-1882)” pubblicato nel 2008 dalle edizioni musicali Pizzicato.
In un volume di oltre 600 pagine, ricchissimo di immagini di antiche litografie di Luigi Berletti, molte di ambientazione udinese, si scorre la multiforme attività del libraio, litografo ed editore musicale friulano. Attraverso una rigorosa analisi delle varie fonti, archivistiche e a stampa, relative ai circa 400 spartiti rintracciati nella Biblioteca universitaria di Padova, che ne deteneva il diritto di stampa, Bruno Rossi è riuscito a ricostruire l’attività editoriale di questo sconosciuto operatore del Friuli austriaco e poi italiano, pubblicando il catalogo completo delle sue opere che aiutano a ripercorrere la vita musicale friulana ancora per molti versi poco studiata e ricca di continue sorprese.
Si ricorda che nel 2016 il maestro Bruno Rossi ha pubblicato la prima raccolta completa della musica moderna di autori friulani in venti anni di canzoni. Sono stati catalogati 1300 dischi e settemila artisti. La musica friulana è così conservata in un libro.
Il maestro Bruno Rossi, al centro, nel 2016 assieme a Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine e al consigliere Fulvio Pregnolato. Fotografia di Elio Varutti

Mercoledì 2 marzo 2016, alle 18, per il ciclo “Dialoghi in Biblioteca” organizzati dalla Biblioteca e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine, in Sala Corgnali della Biblioteca, è stato presentato il volume pubblicato dall'Unione Società Corali del Friuli Venezia Giulia (USCI FVG) e dalle edizioni musicali Pizzicato: “20 anni di CD del Friuli (1990-2010)”, del professor Bruno Rossi. Hanno dialogato con l'Autore il professor Franco Colussi, Presidente USCI FVG, e il giornalista Nicola Cossar del "Messaggero Veneto".
Nel 2000 era stato dato alle stampe Il çant dal Friul di Bruno Rossi. In questo altro volume erano raccolte le testimonianze dei dischi e delle musicassette riguardanti il Friuli, dalle prime incisioni fino al 1990. Nel 2016 si è reso disponibile dallo stesso autore il volume “20 anni di CD del Friuli (1990-2010)”. La pubblicazione è stata edita per iniziativa dell’U.S.C.I. Friuli Venezia Giulia (Unione Società Corali Italiane), con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e curata dalla Pizzicato edizioni musicali di Udine.
Strutturato in capitoli, nel libro di Rossi del 2016 viene preso in esame il repertorio della musica leggera e folkloristica del Friuli, di quello della Slavia friulana, del Collio e della Valcanale, della Comunità resiana, della musica classica, delle colonne sonore e della musica jazz del nostro territorio.  Seguono i capitoli sulle tradizioni ebraiche, sulle voci e le musiche di Sauris, sui testi e sulle canzoni gradesi, sulle composizioni con testi bisiachi, della discografia della prosa e della poesia friulana, dei suoni di campane e degli Archivi pubblici. Il tutto corredato da un indice alfabetico dei titoli e gli indirizzi delle matricole delle case discografiche.
Il feretro di Bruno Rossi, Consiglio esecutivo ANVGD Udine. Chiesa di S. Marco, 10.8.2018. Fotografia di Elio Varutti

Nella premessa del volume il professor Franco Colussi, Presidente dell’U.S.C.I. Friuli Venezia Giulia, ribadisce che la musica, arte del tempo per eccellenza e destinata per sua natura ad esistere solo nel momento acustico del suo svolgersi – e come tale mai identica a se stessa – proprio nelle incisioni e nelle registrazioni trova la possibilità di essere “fotografata” e immortalata nelle sue mutevoli e sempre diversificate manifestazioni.
Gli ha fatto eco il professor Gian Paolo Gri, antropologo, che ha sottolineato come la produzione discografica raccolta da Bruno Rossi nel 2016 ci permette di compiere l’analisi e l’interpretazione dell’evoluzione del complesso panorama musicale del Friuli del Novecento. È ben più di un inventario: è una miniera di informazioni sui diversi aspetti della cultura musicale, della tutela del patrimonio popolare e di quello colto, e della salvaguardia della tradizione presente nel nostro Territorio.
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Ecco il messaggio, emesso il giorno 8 agosto 2018, di Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, dopo avere appreso la notizia della morte di Bruno Rossi.
“Con enorme dispiacere devo comunicarvi che il nostro caro socio e componente del Direttivo, Bruno Rossi, se ne è andato ieri. Ci lascia un vero gentiluomo e una figura importante della nostra Associazione. Saremo presenti ufficialmente all’ultimo saluto che avrà luogo il giorno venerdì 10 agosto alle ore 10.30 presso la Parrocchia di San Marco in Chiavris, Viale Volontari della Libertà n. 61, a Udine”.
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Biografia ufficiale di Bruno Rossi
Nato a Udine nel 1940, dall'età di 9 anni si è dedicato allo studio del violino con Eligio Ciriani e successivamente con Angelo Vattimo, diplomandosi al Conservatorio "J. Tomadini" di Udine. Ha insegnato Educazione musicale nelle Scuole Medie sino al 1985. Ha collaborato per trasmissioni musicali con la RAI (sia radio come televisione) e con Telefriuli, ed ha composto diverse sigle per le trasmissioni di intrattenimento. Da sempre si è occupato di musica, praticando tutti i generi e prestando attenzione a tutte le manifestazioni sia colte come popolari.
Ha collaborato con diverse riviste e periodici come giornalista e soprattutto con contributi musicologici ed ha svolto per diversi anni attività di animazione culturale nel comprensorio della Comunità Montana Canal del Ferro-Valcanale e per il Comune di Tarvisio (Udine). Fra i suoi contributi più importanti quelli per l'Enciclopedia del Friuli-Venezia Giulia, per i Quaderni della F.A.C.E., per Friuli nel Mondo e per la Mostra "Civiltà friulana di ieri e di oggi".
Udine, Chiesa di S. Marco 10.8.2018, funerale di Bruno Rossi, orazione dell'ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ha pubblicato per l'editore Ribis di Udine Discografia friulana in 2 volumi, La musica in Friuli, Cjantin... (Cjantis furlanis pai fruz dal Asilo e des Elementars). Per la Società Filologica Friulana Cjantin e sunin insieme, 1978. Per la Editoriale Stampa Triestina Din doran. Per il Centro Studi Nediza - Gruppo folcloristico Val Resia Rozojanske wyze. Per il Comune di Talmassons Tradizioni orali poetico-musicali in Comune di Talmassons. Per la Comunità Montana Canal del Ferro-Val Canale - Museo Etnografico di Malborghetto Tradizioni orali poetico-musicali nella Comunità Montana Canal del Ferro - Val Canale. Per la Liuteria Artistica Cremonese L'arte liutaria di G.B. Morassi. Per la College Music Oh ce biel ciscjel a Udin.
Molte sue composizioni sono state pubblicate da College Music, Swiss Music di Winterthur, Il Megafono e Weltmusik di Vienna. 
Bruno Rossi è deceduto a Udine il 7 agosto 2018, dopo grave malattia. 

Opere di Bruno Rossi
- 20 anni di CD del Friuli (1990-2010)
- Annibale Morgante - Editore musicale e fotografo in Udine
- Hava nagila
- Il çant dal Friul
- Jo us doi la buine sere
- Luigi Berletti, librajo, litografo, editore musicale
- Trentatre
- Tum Balalaika
- Voci liriche del Friuli.
Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine legge il commosso messaggio dedicato a Bruno Rossi della presidente ANVGD Bruna Zuccolin il 10.8.2018, Chiesa di S. Marco. In primo piano, il labarista del'associazione architetto Franco Pischiutti. Fotografia di Daniela Conighi

Cordoglio via web
Vogliamo ringraziare, anche a nome della famiglia Rossi, tutti coloro che il tra l’8 e il 9 agosto 2018 ci hanno contattato nei social media. Nel profilo “ANVGD Udine” di Facebook abbiamo ricevuto vari messaggi di partecipazione al lutto come dal signor Paolo De Luise, esule di Pirano a Carpi (MO); dalla signora Franca Balliana Serrentino, di Jesolo (VE); di Cristina Scala, discendente di fiumani, che vive a Portogruaro (VE); di Annamaria Mihalich, di Fiume, che vive a Venezia; di Rosalba Meneghini, di Udine con avi di Rovigno; di Maria Cacciola, di Dignano d’Istria, che vive a Messina; di Claudio Ausilio di Fiume, dell’ANVGD di Arezzo; di Antonio Vatta e dell'ANVGD di Torino; e infine di Sergio Satti, esule da Pola a Udine e decano dell’ANVGD locale.
Udine, 10.8.2018, l'interno della chiesa di S. Marco per il funerale di Bruno Rossi. Fotografia di Giorgio Gorlato

Valter Colle, discografico, produttore, talent scout, etnomusicologo e ricercatore, dal Friuli ci ha scritto: “Bruno era un’anima enciclopedica, una persona necessaria. Senza di lui ci mancheranno molte cose, ma con lui abbiamo salvato tanto del nostro patrimonio che altrimenti avremmo perso. Ciao”.
Italo Nicoletti, di Udine, appassionato di tromba, ha scritto: “Un amico il primo che molto tempo fa mi aiutò' a stampare delle musiche; abbiamo fatto il liceo musicale assieme, ottimo violinista, bella persona R.I.P.”.
Alberto Zeppieri, di Udine, che vive a Milano, flautista e produttore discografico italiano, ci ha comunicato. “Sono addolorato. Era una gran bella persona. Negli anni '80 assieme avevamo fatto il disco con tutte le sigle composte appositamente da lui (e realizzate da me, con il gruppo Ierioggidomani) per i migliori programmi di Telefriuli”.
Hanno partecipato al lutto anche: Vanni Razza, di Treppo Grande (UD), cantante. Poi ci sono: Antonia Uderzo, Ugo Falcone, Fulvio Gordon Sluga, Robert Buric, Susanna Cerboni, Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine e Vania Gransinich, responsabile del Museo di Casa Cavazzini a Udine, oltre a Mirella Tainer Zocovich, di Fiume che vive a Deerfield - Illinois (USA)
Un ultimo messaggio del dottor Franco Fornasaro, che vanta avi di Pirano e babbo di Veglia, membro del Direttivo ANVGD di Udine: “Quando c’è il commiato terreno di chi ha saputo cogliere i frutti a disposizione… per chi resta, resta il suo lascito indelebile. Non si può non ringraziare e non ricordare Bruno Rossi. Un mandi di cûr. Franco Fornasaro".
Ai saluti per l’ultimo viaggio di Bruno Rossi si è aggiunto il popolare cantante Dario Zampa, con questo breve ma intenso messaggio: “Uno dei pochissimi che mi ha creduto, lanciato e sostenuto. Mandi Bruno”.

Udine, Chiesa di S. Marco, funerale di Bruno Rossi, 10.8.2018, col parroco don Carlo Gervasi al centro. Fotografia di Elio Varutti


Il funerale nella chiesa di San Marco a Udine
Il rito funebre è stato celebrato da don Carlo Gervasi, parroco di S. Marco, il 10 agosto 2018, assieme a due concelebranti, tra i quali monsignor Guido Genero, vicario generale dell’arcidiocesi di Udine. “In questa parrocchia Bruno Rossi si è dato tanto da fare ed era molto presente – ha detto don XX – pare importante ricordarlo in questo momento”. In chiesa si sono notati Renzo Piccoli, esule da Fiume a Udine, Flavio Fiorentin, esule da Veglia a Udine e componente del Collegio dei revisori dei conti dell’ANVGD.
Hanno partecipato al funerale diversi componenti del modo musicale sia classico che moderno. Ci dispiace per coloro che non abbiamo riconosciuto, ma possiamo citare ad esempio il discografico Valter Colle e il cantante Vanni Razza.
Hanno partecipato al rito funebre, tra gli altri, Egle Tomissich, esule da Fiume a Udine, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria a Udine, Chiara Dorini, esule da Fiume a Udine e il maestro Lucio Peressi, decano della Società Filologica Friulana. C’erano poi Eda Flego, esule da Pinguente a Udine, Sergio Satti, esule da Pola e Fulvio Pregnolato, tutti e tre componenti del Direttivo ANVGD. Si sono notati anche Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, assieme a Daria Gorlato, esule da Dignano d’Istria, Savina Fabiani e molti altri.
Udine, Chiesa di S. Marco, 10.8.2018, funerale di Bruno Rossi con i familiari in prima fila. Fotografia di Elio Varutti


Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine ha letto il seguente messaggio di Bruna Zuccolin, presidente del Comitato di Udine dell’ANVGD, occupata all’estero per motivi familiari. “Il Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD ricorda con profondo affetto, stima e riconoscenza il proprio socio Bruno Rossi. Caro Bruno, ci hai lasciato troppo presto. Con te se ne va un vero gentiluomo, un prezioso musicista e compositore, un valido scrittore e una figura importante della nostra associazione. Anche quando il male inesorabile tentava di fiaccare il tuo spirito indomabile e il tuo corpo, venivi in sede a dare il tuo prezioso contributo. Ci mancheranno molto la tua saggezza e pacatezza, quel tuo capire veramente le persone, le situazioni, i fatti. Ci mancherà un prezioso consigliere, l’anima artista e musicale del nostro Comitato Direttivo. Sei stato veramente importante nella nuova fase della nostra associazione, ne hai assicurato nel contempo la continuità, ma sei stato di stimolo per il nuovo, per il futuro. Grazie Bruno”.

Rassegna stampa
Ringraziamo sentitamente le redazioni dei seguenti giornali "Messaggero Veneto", "Il Friuli" e "Friulionline" che hanno diffuso la mesta notizia della scomparsa del maestro Bruno Rossi:

E' morto il maestro Bruno Rossi”, su “Il Friuli”.

E’ morto il musicologo udinese Bruno Rossi”, su “Friulionline”.



Sitologia
- Elio Varutti, Lezione sull'operetta, a Udine con l'ANVGD, on-line dal 9 maggio 2016.

- Elio Varutti, Splendori musicali veneto-istriani, concerto ANVGD a Udine, on-line dal 27 giugno 2016.


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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti. Altre immagini sono di Giorgio Gorlato e di Daniela Conighi, che si ringraziano per la concessione alla diffusione.

Per eventuali informazioni l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Parole in ricordo di Bruno Rossi. Fotografia di Daniela Conighi

Durante la funzione religiosa.Fotografia di Giorgio Gorlato

Il rito funebre. Fotografia di Giorgio Gorlato

L'ANVGD a fianco del Caro Bruno Rossi. Fotografia di Giorgio Gorlato


lunedì 25 giugno 2018

Civiltà Contadina in una Casa Museo a Sappada


È un museo originale e affascinante, sulla destra del fiume Piave.
In questa casa, del 1850 circa, hanno vissuto due fratelli di Sappada, ormai scomparsi: Antonio e Marianna Puicher (Puichar, in lingua locale). Il tetto è in scandole di legno. Le pareti sono in legno e con poca muratura a nord. La stalla, per una mucca, ed il fienile sono nello stesso corpo di fabbrica dell’abitazione. Le stufe in muratura sono senza il camino, perciò le stanze sono annerite dalla caligine. C’è la stanza per l’affumicatura di prodotti caseari e per i salumi. Il gabinetto cabinato è sul poggiolo all’aperto, con lo scarico a caduta libera.
Nell’interno dell’abitazione-museo si trovano interessanti suppellettili ben spiegate dal custode, con pittoreschi aneddoti. Il museo è proprio un punto di forza etno-antropologico di Sappada. Si trova nella Borgata di Cretta, all’estremità est del paese. È la prima borgata che si incontra arrivando da Cima Sappada e dal resto del Friuli. Il sentierino erboso per arrivare al museo a piedi è quasi di fronte alla Cappella della Santa Trinità. C’è un limitato parcheggio automobili vicino alla statale 355. Provenendo dal centro di Sappada, il museo è sulla sinistra, come detto in Borgata Cretta, a 100 metri dalla ex Caserma Fasil.

1.   Storia del paese tedescofono
L’origine di Sappada, secondo il sito web del Comune, è da risalire in base all’ipotesi più accreditata, ad alcune famiglie partite dall’Austria, per insediarsi nella vallata, probabilmente chiamate dai governanti del Patriarcato di Aquileia, che concessero l’autorizzazione all’insediamento. La datazione è incerta (X-XI secolo): la valle allora era disabitata, le famiglie iniziarono così opere di disboscamento e di coltivazione. Lentamente il paese prese forma: le quindici famiglie originarie andarono a formare le altrettante borgate che ancora oggi costituiscono Sappada. Nel 1500, ad affiancarsi all’agricoltura e alla pastorizia, arriva il commercio del legname, principalmente con la Repubblica di Venezia. La nascita delle prime opere pubbliche e delle scuole è da attribuire alla dominazione austriaca nel 1800. L’annessione al Regno d’Italia è del 1866.

Durante la Prima guerra mondiale molte battaglie furono combattute sulle vette sappadine: a testimonianza ci sono i fortini e i reperti risalenti all'epoca. Fra il 1916 e il 1917 Sappada fu evacuata per sospetti di simpatia filotedesca a causa del dialetto locale: la popolazione fu indirizzata verso la Sicilia, la Campania, le Marche e la Toscana.
Durante la Seconda guerra mondiale il paese fece parte della Repubblica libera della Carnia: molti furono gli scontri fra partigiani e tedeschi nella valle e qualche sappadino fu deportato nei campi di concentramento. Una volta terminato il conflitto, la situazione lavorativa costrinse molti abitanti di Sappada a cercare fortuna all’estero, soprattutto in Germania e in Svizzera. Il successivo sviluppo del turismo fece sì che la situazione cambiò e che molti potessero ritornare per dedicarsi al settore terziario.

Particolari costruttivi con la tecnica blockbau, con legno di conifere, ad incastro.

2.   Casa Puicher con altre informazioni dal web
La casa museo è stata abitata senza alterazioni sostanziali del suo assetto fino agli anni 1980-1985. È stata rilevata dal Comune di Sappada nel 1995. Poi è stata recuperata nel pieno rispetto dei principi del restauro filologico conservativo, per adibirle a Casa-Museo della Civiltà contadina della vallata. Qui i visitatori possono compiere un salto nel tempo e fare esperienza diretta dei luoghi, delle abitudini domestiche e dello stile di vita delle famiglie sappadine, a completamento della visita al Museo Etnografico di Cima Sappada, molto istruttivo. Il complesso di casa Puicher, “s’Kottlars”, è un interessante esemplare di abitazione a modulo semplice con annessa stalla-fienile, riferibile al secondo quarto dell’Ottocento.
Ecco altre spiegazioni con qualche parola in tedesco-sappadino. Entrati in corridoio (labe), che secondo l’impianto tradizionale attraversa da est a ovest l’edificio, al primo piano si trova la cucina (kuchl), annerita dal fumo del focolare aperto (heart o offns vair) che affumicava le vivande appese sull’affumicatoio (eisn) al soffitto. Tutt’altra atmosfera si respira nel tinello (kòschtibe), dove il rivestimento in legno isolava il calore della stufa in muratura a volta (kòchlouvn), posta nell’angolo e alimentata attraverso un’apposita apertura con portella in corridoio (ouvnloch).
Dopo aver visitato la camera da letto (kommer) al piano terra, si raggiunge il secondo piano attraverso la ripida scala del corridoio: qui si trova una seconda camera da letto e una cameretta (kemmerle) adibita a piccolo laboratorio per i lavori manuali, dove si possono osservare numerosi attrezzi in legno. Il ballatoio (pirl) corre su tre lati del secondo piano ed ospita, sul lato orientale, il piccolo gabinetto (gònk) a caduta libera. Il tetto conserva l’originaria copertura a scandole in legno di larice. A differenza della maggior parte delle abitazioni a Sappada, la stalla (schtòl) si trova qui accorpata all’edificio, al piano terra, non come fabbricato indipendente vicino alla casa. Al piano superiore, sul retro, ha posto il fienile (dille), in cui veniva conservato il fieno per il lungo inverno.
Vista da est, dal sentiero erboso che parte dalla statale 355

Accanto alla casa, in un orto (gòrte) vengono coltivate le verdure ed i cereali che potevano crescere in passato nella valle. Vicino alle patate (eapfl), che si raccolgono in autunno, vi sono i cappucci (kobaskepfe) utilizzati per preparare i crauti, le fave (poan), i piselli (orbasn) e diversi tipi di rape, come i ravanelli gialli (ravaneis), le rape rosse (roata ruibm) e bianche, rape per il bestiame (vihronkle). Il ciuffo del rafano (krean) troneggia sull’erba cipollina (schnittlaat), sulle cipolle (zbival), aglio (knouval), carote (moarn), bieta (piessl) e crescione (kresse), che si mangiava insieme all’insalata (solat). Tra i cereali, un tempo coltivati in campi interi, si possono riconoscere le spighe baffute dell’orzo (gèrschte) con cui si preparavano le minestre, la segale (rokke) che giunge a maturazione solo se seminata in autunno, l’avena (hober) data in pasto ai cavalli. I fiori azzurri del lino (hoor) ondeggiano in estate accanto ad altri fiori. come le calendule e ricordano gli ampi fazzoletti di terra a ridosso del paese.
Il lino veniva lavorato e tessuto in casa per confezionare biancheria e abiti. Nell’orto non mancano le erbe officinali e aromatiche (kraiter), come la menta (minzn), la malva (malva), la camomilla (komildn), l’assenzio (bermant) e il dragoncello (pèrschtròmm) con cui si condiva la ricotta acida (saurnschotte). Orto ricco di un insieme eterogeneo di varietà, che grazie al contributo delle signore sappadine ogni anno si arricchisce di nuove piante.
Finestra con scuretti chiusi, notare il fermascuretti in legno

3.   Informazioni su orari di visita
BORGATA CRETTA, 17 - 33012 SAPPADA (UD). Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
Orario Museo dal 25 giugno al 14 settembre 2018: Lunedì, ore 17:00-19:00. Mercoledì   17:00-19:00. Venerdì 17:00-19:00.
Orario di agosto 2018: tutti i giorni (escluso la domenica) dalle ore 17.00 alle ore 19.00.
Ogni mercoledì (a luglio e agosto): Visita guidata con presentazione di prodotti tipici locali.
Biglietti: EURO 1,50 (BAMBINI FINO A 14 ANNI GRATIS) / GRUPPI EURO 1,50
Apertura su richiesta (solo per gruppi - numero minimo 10 persone) nei mesi di maggio e giugno - settembre e ottobre. Chiuso da novembre a maggio.
Telefono: 0435469126
Fax: 0435469107
Email:  info@plodn.info
CASA MUSEO DELLA CIVILTA' CONTADINA
Per altre informazioni sugli orari di apertura ed altro, contattare l’Ufficio Turistico locale: 0435 / 469131.
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4.  House Museum of the Peasant Civilization of Sappada
In Cretta township there is the ancient home Puicher s’Kottlars: the building, inhabited without substantial alterations of its structure until the eighties, was regained by the Municipality of Sappada in 1995 and recovered in full respect of the principles of philological conservative restoration and it has been used as a House-Museum of Farming.
Here visitors can take a leap in time and have direct experience of places, domestic habits and lifestyle of Sappada families, to complete the visit to the Museum of Ethnography. The complex home Puicher s’Kottlars is an interesting example of a simple form home with attached stable-barn, datable to the second quarter of the 19th century.
After entering the hallway (labe), which according to the traditional system crosses from east to west the building, on the first floor there is the kitchen (kuchl), blackened by the smoke of the open fireplace (heart or offns vair) that fumigated food hanging on the smokehouse (eisn) to the ceiling; a completely different atmosphere reigns in the dining room (kòschtibe), where the wooden coating isolated the heat of the masonry vault stove (kòchlouvn), located in the corner and fed through a special opening in the corridor (ouvnloch). After visiting the bedroom (kommer), from the ground floor you can reach the second floor through the steep stairs of the hallway: here is a second bedroom and a small bedroom (kemmerle) used as a small workshop for manual works, where you can see many wooden tools. The gallery runs on three sides of the second floor and hosts, on the eastern side, the small toilet (gònk) in free fall. The roof is covered with shingles made of larch. Unlike most homes in Sappada, the stable (schtòl) is merged into the building, on the ground floor, not as a separate building near the house. Upstairs, on the back, there is the barn (dille), in which hay was stored for the long winter.
Next to the house, in a garden (gòrte) vegetables and cereals are cultivated which could grow in the past in the valley: a heterogeneous set that, with the help of Sappada ladies, is enriched with new plants every year.
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Pochi metri a sinistra dalla Cappella della Santa Trinità, opera del 1727, sul lato opposto, c'è il sentiero erboso che porta alla Casa Puicher Museo di Sappada. Qui siamo sulla strada statale n. 355

5.  Museumshaus der bäuerlichen Kultur
Puicher s’Kottlars haus / schtòl
Das antike, von seiner Errichtung bis ins späte 19. Jahrhundert praktisch durchgehend bewohnte Puicher s’Kottlars Haus im Weiler Cretta, ist 1990 von der Gemeinde Sappada aufgekauft und nach strengen Denkmalschutzauflagen restauriert worden, um es als Museumshaus der bäuerlichen Kultur zu nutzen.
Der typisch bäuerliche Baustil und die Vielfalt der im angrenzenden Garten angebauten alpinen Nutzpflanzen lassen den Familienalltag vergangener Zeiten wiederaufleben und geben Besuchern die Möglichkeit, sich vor Ort mit den Gebräuchen und dem Lebensstil der früheren Einwohner Sappadas vertraut zu machen.
Die Anlage des Puicher s’Kottlars Hauses ist ein interessantes Beispiel für ein einfach konzipiertes Wohnmodul mit angeschlossenem Stall und Scheune aus dem zweiten Viertel des 19. Jahrhunderts.
An den traditionell in Ost-West-Richtung verlaufenden Flur (labe) im Erdgeschoss schließt sich die von der offenen Feuerstelle (offns vair) rußgeschwärzte Küche (kuchl) an, die auch zum Räuchern der Speisen im Rauchfang (eesn) diente; eine ganz andere Atmosphäre herrscht in der holzvertäfelten Wohnküche (kòschtibe) mit dem großen Kachelofen (kòchlouvn) im Eck, der über eine eigene Öffnung im Flur beschickt wurde. Der letzte Raum im Erdgeschoss ist das Schlafzimmer (kommer). Eine steile Stiege führt vom Flur in den zweiten Stock hinauf, wo sich ein zweites Schlafzimmer und eine als Werkstatt genutzte kleine Kammer (kemmerle) mit allerlei Werkzeug befinden. Ein Balkon läuft um drei Seiten des Obergeschosses; an der Ostseite befindet sich dort ein kleines Plumpsklo (gònk). Das Dach ist mit Schindeln aus Lärchenholz gedeckt. Im Unterschied zu den meisten anderen Wohnhäusern in Sappada / Plodn liegen Stall (schtòl) und Scheune (dille) hier direkt im Haus und bilden somit keine eigenen Gebäude.
Im Garten (gòrte) neben dem Haus werden Gemüse und Getreide angebaut, wie sie früher im Tal gediehen.
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Un suggestivo scorcio della Casa Puicher Museo di Sappada, in alto a destra, vista dal sentiero erboso che parte dalla statale 355
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti. Le versioni in lingua inglese (paragrafo 4) e tedesca (paragrafo 5) sono state riprese dai siti web del Comune di Sappada e da altri di interesse turistico, che si ringraziano per la diffusione e pubblicazione in questo blog.

giovedì 15 marzo 2018

Antonio Longhino ha pubblicato Val Resia, 2017

Ecco uno splendido volume ricco di fotografie inedite. Appassionato cultore della tradizione montanara della sua valle, Antonio Longhino ha dato alle stampe Val Resia. Tradizioni e cultura di un popolo, Udine, Tipografia Marioni, 2017. 
Dalla copertina del libro di Toni Longhino "Livìn" appena uscito. Fotografia di Clemente Danilo

È un libro interessante, semplice e col grande pregio della chiarezza espositiva. Stiano parlando di una comunità plurilingue. I resiani parlano (orgogliosamente) l’italiano, il resiano e il friulano (tutelati dalla Legge 482 del 1999). Gran parte del testo è comunque in lingua italiana, con un gustoso glossario iniziale (resiano / italiano).
Dopo una presentazione ufficiale svoltasi a Resia il 28 dicembre 2017, c’è stata una presentazione anche a Udine. Il salone del Quaglio a Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine era gremito di invitati  mercoledì 14 marzo 2018, alle ore 17.30. I musicisti resiani battevano il tempo e suonavano come se fosse Carnevale. Poi ci sono stati gli interventi di saluto del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini e del sindaco di Resia, Sergio Chinese. In seguito pure il presidente della Società Filologica Friulana, Federico Vicario ha detto la sua. Ci sono state, infine, alcune considerazioni dell’autore. Al termine un’esecuzione di musiche resiane (patrimonio mondiale dell’Unesco), interpretate dai musicisti Franco Di Lenardo e Pietro Naidon.

Ritorniamo al libro. Certi capitoli hanno il carattere cronachistico, perciò la vita del paese viene descritta citando i giornali del tempo, soprattutto del Novecento, con puntigliosità. C’è l’attività contadina dell’area, ma c’è pure una carrellata sull’attività economica turistica legata al Parco delle Prealpi Giulie. Ci sono alcuni capitoli di storia, dal Patriarcato di Aquileia, alla Serenissima fino a Napoleone; poi ci sono un po’ di parole sulle guerre coloniali, sulla Grande Guerra, fino alla seconda guerra mondiale, con le complicate vicende partigiane.
Non è trascurata la vita religiosa della valle, elencando le chiese, le funzioni legate alla vita: nascita, battesimo, coscritti, matrimonio e morte. Ci sono le rogazioni, la raccolta delle offerte per la chiesa, il dono del formaggio, i tre re magi ed altro. Non potevano mancare i gruppi folcloristici, che alimentano il famoso e caloroso Carnevale resiano (pust), la musica, i cori, i balli e gli strumenti musicali tipici della zona: zitira e bunkula (violino e violoncello). Ci sono pure i giochi dei bambini di una volta.
Resia 1° maggio 1927, Prima Comunione. Collezione Lucillo Barbarino “Matiònawa”, Resia-Udine. Questa foto non è contenuta nel libro di Longhino

Finalmente l’autore fa chiarezza sulla curiosa leggenda dei resiani che provengono dai russi. Nelle 254 pagine del bel volume è scritto che i resiani sono un residuo di grandi movimenti di popoli slavi, a seguito della calata dei Longobardi.
Mi ha colpito un piccolo pezzo di guerra fredda vissuto a Resia nel 1950. “Fu recuperata la salma di Silvio Buttolo di 25 anni da Uccea – scrive Longhino – ucciso dai graniciari jugoslavi (guardie confinarie) mentre stava tagliando legna sul loro territorio. Le Autorità slave rifiutarono di restituire la salma. Disperato e sconfortato, il padre Simeone, di notte, dopo alcuni giorni, riuscì a raggiungerlo, metterlo in un sacco e trascinarlo fino al fiume” (pag. 67).
Sfogliando altre pagine del testo ci si imbatte nelle vicende del terremoto del 1976 e di ciò che avvenne con la ricostruzione e nei decenni successivi. È ben trattata l’emigrazione resiana che portò i famosi arrotini in giro per l’Europa centrale.  Il volume si chiude con l’elenco dei sindaci di Resia.

E. Varutti, Val Resia, olio su faesite, cm. 11,5 x 40, 1994

Bibliografia di Toni Longhino
- I molini della Val Resia, 1987.
- La produzione del sidro in Val Resia, 1988.
- Val Resia terra di arrotini, 1992
- La chiesetta di Podklanaz, 1993.
- Coritis, ultimo paesino della Val Resia, 1997.
- Processioni rogazionali in Val Resia, 2001.
- Sorgenti, acquedotti e fontane della Val Resia, 2004.
- Uccea, un paese di confine, 2005.
- La latteria di San Giorgio di Resia e le malghe della Val Resia, 2009.

Assieme a Alberto Siega, Longhino ha curato questi volumi:
- 20 anni del Circolo resiano di Udine “Rošajanska Dolin” 1980-2000.
- Hlas od Našaha Särza, Voce del nostro cuore. Poesie e racconti, 2002.

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Sitologia
Presentazione libro “Val Resia, Tradizioni e cultura di un popolo” di Antonio Longhino, on-line dal 27 dicembre 2017.

- A. Longhino, Rośajanska pravizaAll’Ombra del Canin / Ta pod Ćanynowo sinco, 72/1, 1999, p. 5.

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Servizio giornalistico, fotografico e di networking a cura di Elio Varutti, ove non altrimenti indicato. Ricerche nel web in collaborazione con Sebastiano Pio Zucchiatti.

lunedì 22 maggio 2017

A Feldkircher i diorami di Franca Venuti, 2015

Facciamo un viaggio per immagini grazie alle stupende fotografie di Hans Gerhard Kalian. L’artista austriaco ha immortalato i diorami di Franca Venuti Caronna, artista friulana che riproduce in piccole dimensioni dei quadretti della vita contadina friulana, con uno spirito di ricerca etnografica.
Che cosa sono i diorami? Un diorama, o plastico tridimensionale, è un’ambientazione in scala ridotta, che ricrea scene umane di vario genere.
Franca Venuti Caronna nel mese di ottobre 2014 ha esposto a Strassoldo, vicino al vecchio mulino del paese, non lontano dal cuore della frazione. È stata mostra singolare nel suo genere. È un’esposizione legata alla tradizione che descrive il Friuli contadino in miniatura.
Si è trattato di una quindicina di quadri-spazio che riproducono in scala un tipico ambiente friulano in pochi centimetri cubi. L’artista opera con vari materiali di recupero, per esempio cassette di frutta o parti di grondaia con cui fa le pentole.
Dal 20 dicembre 2014 a febbraio 2015 ha esposto le sue opere nel Palazzo Veneziano di Malborghetto Valbruna. Il racconto del Friuli contadino di un tempo fila via attraverso una quindicina di quadri-diorami con i tipici fogolârs, le calde cucine, la vecchia stalla, gli atri milleusi, i fienili, la stube e così via.
Nel mese di luglio 2015 la sua rassegna sulla vita contadina in Friuli è stata in esposizione a Feldkircher, in Austria, presso il “Feldkirchner Amthofmuseum”.
Nel dicembre 2015 la sua mostra è ritornata in Friuli, essendo stata presente al Castello Savorgnan di Artegna.


Le Sedonere

"Una gerla via per le strade,
senza fiato:
lamento di spalle spezzate,
di occhi sfiniti.
Una gerla davanti alle porte
Senza cuore:
sudore di sgorbia,
carico da vendere
a chi guarda
 e non conosce la fame."

Questi i versi con cui Novella Cantarutti celebra e descrive le “sedonere”, figlie di quella Val Cellina povera e isolata che le volle randagie per il mondo, lontane dagli affetti e dal conforto della famiglia; peregrine forti e risolute, pronte a ogni sacrificio per garantire il “pane quotidiano” alla loro prole.  Il fenomeno della migrazione femminile valcellinese è storia antica, dettata dalla miseria di una valle a cui anche la natura ha concesso pochi favori. Una valle nella quale l’unica risorsa naturale abbondante fu il legno, quel legno prezioso che abili mani maschili seppero trasformare in mestoli, fascere, forchette e cucchiai … oggetti di uso quotidiano da consegnare alle spalle robuste delle coraggiose “sedonere”. In friulano si scrive: la sedonarie (singolare femminile per “la mestolaia”) e lis sedonariis (plurale, “le mestolaie”).

Il perché di questo quadro è presto spiegato. L’opera raffigurante il Larin della Trattoria ai Frati di Udine, così come la si vede ora, è frutto di una integrazione, ovvero dell’aggiunta della gerla con i mestoli di legno e del piccolo libro con la copertina blu. Integrazione che avvenne mentre il manufatto era in mostra presso la sala della contadinanza del Castello di Udine, allorquando, negli stessi ambienti, venne assegnato il premio “Isi Benini” all’interessantissima tesi di laurea di Anna Leo dedicata per l'appunto al commercio ambulante delle ultime sedonere della Valcellina. Opera del 1995.


La cantina

L’arte di produrre vino è un concetto dal quale non si può prescindere se si vuole parlare del Friuli Venezia Giulia. Il binomio tra questa regione e i mosti d’uva distillati nei vari Tocai, Merlot e Cabernet ha origini antiche, tant’è che prima che il vino diventasse un “affare economico” a livello industriale, quasi  ogni casa contadina del medio e basso Friuli, custodiva una cantina con le botti nelle quali far fermentare il vino necessario a soddisfare i bisogni famigliari. Nel diorama è rappresentata una tipica cantina friulana. Un antro buio e ammuffito, la cui umidità era garantita dal fatto che la pavimentazione fosse costituita da terra battuta e solo in parte realizzata con pietre e materiali di risulta. Una delle botti presenti nell’opera è un omaggio al “Vino della pace”; un vino arricchito dai profumi di 600 vitigni diversi provenienti da tutti i continenti e messi a dimora, a partire dal 1983, su di un appezzamento delle sinuose colline del Collio. Imbottigliato in un numero limitato di bottiglie, impreziosite da etichette realizzate dai più importanti artisti italiani ed europei, viene donato, quale dono e invito alla convivialità tra i popoli, a tutti i capi di stato e ai più alti esponenti religiosi del mondo.


La stalla

Nel Friuli contadino, la stalla non era soltanto il luogo dove ricoverare il bestiame e qualche attrezzo di lavoro, ma era anche un’estensione dello spazio domestico; l’unico, peraltro, che poteva vantare un riscaldamento costante a costo zero. In un’epoca in cui l’approvvigionamento  del legname era, per carenza di mezzi, un’impresa faticosa e rischiosa, il calore emanato dai bovini rappresentava un risorsa preziosa. Fu così che, fino a tempi relativamente recenti, la stalla venne utilizzata al pari di una qualsiasi stanza della casa, luogo dove la sera ci si ritrovava a compiere piccoli lavori manuali, dove si lavavano i bambini e dove i più anziani narravano qualche antica leggenda confortati dal tepore animale. Opera del 1995.



Piazza Matteotti, in antico: San Giacomo

La composizione, realizzata in occasione della prima edizione della manifestazione enogastronomica “Friuli Doc” del 1995, “racconta”, assumendone una a paradigma di tante, il lavoro delle contadine della periferia udinese che, agli albori del giorno, raccoglievano le verdure e gli ortaggi dai loro campi e si recavano a vendere i frutti della loro terra in quella che molti ricordano come “piazza dell’erbe” (attuale piazza Matteotti). La  disposizione, la tipologia dei contenitori e l’abbigliamento della donna contestualizzano la scena nel periodo antecedente la legiferazione delle rigide norme finanziarie che sancirono l’obbligo dei registratori di cassa, decretando, in tal modo, la fine di quella microeconomia che serviva ad integrare l’esiguo bilancio famigliare e la scomparsa dell’anima poetica e colorata dell’antico mercato spontaneo. Sullo sfondo pochi ed essenziali tratti pittorici definiscono lo skyline della piazza, con la fontana di Giovanni da Udine, della metà del ‘500, con la colonna della Madonna col Bambino, della fine del 1400, e con la splendida facciata della chiesa di San Giacomo.
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Omaggio a Isi Benini
Il quadro tridimensionale raffigurante una tipica cucina friulana cristallizzata in un tempo remoto nasce per essere un omaggio a Isi Benini, gigante del giornalismo regionale. Eclettico cantore del Friuli, Benini dedicò parte della sua produzione letteraria alla straordinaria ricchezza dell’enogastronomia tipica regionale che seppe descrivere come nessun altro.

L’opera è un piccolo compendio di friulanità nel quale sono disseminati, qua e là, molti degli “ingredienti base” della tipica cucina contadina: le zucche per gli “inarrivabili gnocs di cavoces  della Carnia… quelli fatti con la zucca gialla e cosparsi di burro fuso bollente… il radicchio, quello da condire con li frizzis… i fagioli, quelli da far bollire per ore assieme all’orzo e la caldaia con la crosticina croccante e profumata della polenta… quella carnica, macinata a grana grossa su mole di pietra. Sul davanzale una bottiglia polverosa, forse di prezioso Picolit il roy dell’enologia friulana e italiana . E poi là, sull’acquaio di pietra, un mazzo di asparagi… altro omaggio a Isi, deus ex machina dell’Asparagus, straordinaria rassegna gastronomica nata per celebrare l’asparago, profumato reuccio degli orti di Tavagnacco, come lo definì Benini. Insomma qui c’è tanto Friuli e ci sono i frutti della terra friulana, quelli che il palato intelligente di Isi Benini seppe gustare e il suo calamo abilissimo seppe cantare.




Il Camarin

Il camarin è il termine friulano col quale si identifica la dispensa, ovvero “la cassaforte” della casa contadina di un tempo. Salumi, formaggi, legumi secchi, farina, lardo e vino venivano meticolosamente stipati sugli scaffali della stanzetta per garantire l’approvvigionamento alimentare durante il periodo invernale. Orgoglio e vanto della padrona di casa un camarin ben fornito era l’esito del faticoso lavoro nei campi, dell’allevamento del bestiame e di un attenta e oculata gestione dell’economia famigliare. Un bottino conquistato col sudore che doveva essere gestito con parsimonia e protetto, chiuso con quelle chiavi che solo lei poteva custodire.

            
     Credenza con piattaia
Opera premiata col Gianfrancesco da Tolmezzo in occasione della diciassettesima rassegna artistica della Carnia  (Socchieve 1996); protagonista la cucina friulana. Accanto al consueto focolare trova collocazione una bella credenza a pianta rettangolare con spigoli anteriori smussati con sovrapposta piatteria  sulla quale sono esposti piatti decorati, “miniceramiche” ispirate alle note produzioni con fiori e motti friulani della fabbrica Galvani, fondata a Pordenone nel 1811. Sulla parete i preziosi rami; tra di essi il tipico tegame con decorazione a sbalzo raffigurante la stella, che, secondo tradizione, la sposa inseriva nel suo corredo come elemento scaramantico, garante della buona sorte del matrimonio.

Si ringrazia per le fotografie: Hans Gerhard Kalian, Grafik- und Webdesign. Strau, Österreich.
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Per approfondimenti nel web:
- E. Varutti, La casa contadina della Val Canale in diorama, Malborghetto, recensione nel blog del 2016.
- E. Varutti, I diorami di Franca Venuti Caronna, articolo del 2017.
- Su youtube: Laura Magri (a cura di), Nel magico mondo della Valcanale - Malborghetto (UD), 2015. Musiche del video-clip di Adriano Sangineto.