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domenica 16 novembre 2025

Le stravaganti donne disegnate di Daniela Fattori, con liriche orientate

C’è stato il Finissage delle opere di Daniela Fattori, in arte Dan. Erano in mostra fino al pomeriggio del 15 novembre 2025 alla Libreria Tarantola di Via Vittorio Veneto a Udine. L’apertura della esposizione, il Vernissage, era stata il 15 ottobre scorso. La poliedrica rassegna, per usare e parole di Cristina Carignani, intervenuta all’incontro con tante domande all’artista per un acuto dialogo, ha coinvolto molti visitatori che affollavano la sala.

Daniela Fattori, Donna di quadri, 2025
Vari neuropsichiatri affermano che l’arte pittorica accenda il cervello. Ecco che le donne stravaganti di Daniela Fattori rischiano di farcelo trotterellare il cervello.

Il titolo della mostra era: “I minimi, invisibili dettagli di poesia”, che è pure il titolo di un originale libretto stampato da La Legotecnica (UD), per l'impaginazione di Giulia Rizzi, con le immagini delle donne illustrate dalla pittrice alla sua prima personale. Si sappia che tra i cinque libri pubblicati dall'Autrice questo de "I minimi" è il secondo dedicato alla Poesia. Ogni disegno esposto in sala era infatti accompagnato da un silloge, o da un prosa ideata da Daniela Fattori, sempre lei, con il suo ricco bagaglio culturale di studentessa e poi docente dell’Istituto statale d’Arte “Sello”, dove insegnò Progettazione. 

Non solo arte visiva e letteratura perché c’è stata pure un performance, a completamento della serata poliedrica alla Tarantola, con la partecipazione straordinaria di Mauro Cantarutti, Elisabetta Englaro, Fedra Modesto e Vera Paoletti. D’altronde Dan non si poteva smentire. Fattori ha progettato e coordinato da tredici anni il Teatro Fra Le Nuvole a Sauris (UD). Ha condotto per nove anni Aliante Teatro al Liceo Artistico “G. Sello”, cui si aggiungono numerose altre attività effettuate in campo teatrale e artistico dedicate a tutte le fasce d'età.

Ha operato anche nel settore dell’educazione all’immagine con la scuola primaria nell’hinterland udinese.

Daniela Fattori. Fotografia di Leoleo Lulu
Nel 2023 Dan ha scritto Briciole, un testo teatrale che prende in esame il tema dell’Alzheimer, su cui è stata prodotta una lettura scenica curata assieme ad Andrea Collavino, presso l’Associazione Alzheimer di Udine. Lo stesso testo, nel 2024, è stato messo in scena, in forma di studio per lo spettacolo, presso il Mulino Nicli di Rive d’Arcano (UD), con l’interpretazione di Klaus Martini e Nicoletta Oscuro. Nel 2025 la sperimentazione medesima è stata replicata a “Le(Serre” di Basaldella di Campoformido (UD), all’interno del progetto Care di Klaus Martini, con gli stessi attori e l’aggiunta di Gilberto Innocenti.

È stato detto che i riferimenti culturali di Daniela Fattori sono, in pittura, Amedeo Modigliani e Frida Kahlo, mentre in chiave letteraria sono, tra gli altri, Boris Vian, Giorgio Gaber e Daniel Pennac. Tuttavia su uno dei tre racconti letti, La lingua morta, fa andare la mente, visto il surrealismo, al Signor Gregor Samsa di Franz Kafka ne La metamorfosi.

Oltre alle decine di disegni nella mostra c’erano anche due tele dipinte dall’Artista sullo stesso tema. “Gli Amu-Leti giocosi, nelle due grandi tele – ha scritto Cristina Carignani – augurano la Buona Ventura e la Fortuna di possedere il talento creativo per affrontare i colpi avversi del Destino”.

All’incontro ha portato i saluti anche Luciano Omet, presidente di “ArtèSello”, ossia l’Associazione Docenti, Dirigenti, Personale ATA, Ex Studenti dell'Istituto d'Arte e Liceo Artistico "Giovanni Sello" di Udine.

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Vera Paoletti, Elisabetta Englaro, Dan, Mauro Cantarutti e Fedra Modesto
Testo di Elio Varutti. Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettore: Gabriele Anelli Monti. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la riproduzione in questo blog.

Daniela Fattori, Amu-Leto del sorriso, 2025


venerdì 7 febbraio 2020

Giorno del Ricordo 2020. Spettacolo teatrale al Liceo “P. Levi” di Montebelluna

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato stampa della dirigenza scolastica del Liceo “Primo Levi” di Montebelluna (TV). La redazione del blog.

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“Il Confine orientale tra nazionalismo ed europeismo. Uno spettacolo teatrale racconterà al Liceo Primo Levi le vicende del confine italo-jugoslavo dalla Seconda guerra mondiale al 2004.
Il confine orientale italiano diventa di libero passaggio nel 2004, quando la Slovenia entra a far parte dell’Unione Europea, seguita nel 2013 dalla Croazia. Il sangue, la memoria, lo scontro che ha preceduto questo epilogo sono raccontati in uno spettacolo teatrale il cui argomento sono le foibe. La ricerca storica è accurata ma lo scopo non è individuare colpevoli e innocenti; del resto i primi sono innegabili, mentre i secondi sono forse solo vittime. Da cui il titolo: “Il Cerchio. Nessuno è innocente” di e con Fabio Cassanmagnago. Quattro personaggi, due italiani e due sloveni, il prossimo 10 febbraio 2020  alle 8,15, al Liceo Primo Levi di Montebelluna, davanti a un pubblico di studenti, daranno vita a un atto unico, diviso in sei scene, che racconta quell’arco di tempo che va dal periodo che precede la Seconda Guerra Mondiale, ai trattati che sancirono i confini italo-jugoslavi, fino al significativo epilogo del 1° maggio 2004, quando otto stati dell’Europa orientale (tra cui la Slovenia) entrarono appunto a far parte dell’Unione Europea.
Lo spettacolo si tiene in occasione del “Giorno del Ricordo” istituito nel 2004, con apposita legge nazionale, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. In particolare il 10 febbraio del 2020 cade il 73esimo anniversario della trattato di Pace di Parigi che separò definitivamente l’Istria e la Dalmazia dall’Italia.
Un valoroso partigiano, un orgoglioso studente, un professore di lettere e un’abile donna ripercorrono le vicende, i tanti accordi internazionali (Rapallo, Parigi, Londra, Osimo) che hanno determinato il confine orientale. Il pubblico attraverso la musica dal vivo viene immerso nell’atmosfera del tempo e il ricordo si fa presente tra riflessione e passione.
Alla rappresentazione sono invitati anche i genitori e chi voglia assistervi.
Il dirigente scolastico: ing. Ezio Toffano
per informazioni telefonare allo 042323523 o visitare la pagina web http://www.fucinafibonacci.it/event/il-cerchio-nessuno-e-innocente-10022020/


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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti.

venerdì 16 dicembre 2016

Il sito archeologico di Bene Vagienna, Cuneo

Augusta Bagiennorum è un insieme di resti romani per visitatori trender. Non è un luogo molto noto, messo lì nella Piana della Roncaglia, a 2 chilometri dalla cittadina attuale (di 3.600 abitanti), ma è ricco di fascino storico dell’antichità.
Bene Vagienna - Il teatro romano

Uscendo dalla cittadina odierna di Bene Vagienna, il sito archeologico si trova in località Roncaglia, seguendo le indicazioni stradali in direzione Narzole – Bra. Julia Augusta Bagiennorum era la capitale dei liguri Vagienni, una popolazione di origine iberica.
Se chiedete oggi dove si trova il sito archeologico a qualche abitante di oggi di Bene Vagienna, provincia di Cuneo, potrebbe rispondervi con un sorrisino, perché non è molto valutato da qualcuno degli stessi cittadini. Per i più autocritici e, soprattutto, per certi abitanti dei paesi limitrofi non si tratta che di «quattro sassi in mezzo ai campi».
La chiesa di San Pietro all'inizio del percorso nell'area archeologica di Bene Vagienna

Non hanno tutti i torti. Intendiamoci: da che mondo è mondo uno scavo archeologico mette in mostra vecchie pietre ritrovate, che costituivano la struttura delle abitazioni, dei palazzi o dei luoghi istituzionali, come il tempio, il foro, il teatro, le porte arcuate, l’anfiteatro e la necropoli. È l’archeologia stessa ad essere intesa come una scienza che studia le antiche civiltà, come quella romana, mediante l’analisi dei monumenti e, se non resta altro, dei reperti, dei ruderi, ritrovati per mezzo degli scavi.
Bene Vagienna, resti del foro romano e, a sinistra, del tempio

Nel museo civico, nella sezione archeologica, a Palazzo Rorà, in Via Roma 125, si possono vedere i pezzi di valore ritrovati, come una coppa mosaicata in vetro, del I secolo d.C., vasi, monete, piatti, anfore, bottiglie, bicchieri ed altre vestigia romane.
Julia Augusta Bagiennorum è stata ritrovata per la passione di due suoi illustri e benemeriti cittadini. Tra il 1892 e il 1909, infatti, Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta svolsero una serie di operazioni di scavo. I due studiosi benesi, nonostante l’esiguità dei ritrovamenti, non si rassegnavano e continuarono, anno dopo anno nella loro opera, prendendo in affitto i terreni dai contadini, anche a proprie spese. Documentavano con precisione i ritrovamenti, anche con schizzi e disegni personali, poi reinterravano ciò che avevano scoperto, per evitare la rovina del tempo, trafugamenti o vandalismi.
Bene Vagienna - Il teatro romano

Con una pazienza piemontese riuscirono a identificare la struttura urbana dell’antica città. Julia Augusta Bagiennorum fu fondata nel 25 a.C. secondo lo schema tipico utilizzato dai Romani per le città di fondazione coloniale. L’imperatore Augusto inviò qui alcune migliaia di veterani, con le rispettive famiglie e fece spartire i terreni.
Assandria e Vacchetta scoprirono gli assi stradali ortogonali fra di loro – il decumano e il cardo – dotati, sotto la pavimentazione stradale, di condotti per lo smaltimento delle acque reflue. Le strade erano pavimentate in ciottoli, provenienti dal vicino torrente Mondalavia. Erano demarcate da marciapiedi in terra battuta, in isolati di forma quadrata, di metri 70 x 70, oppure rettangolare, di m 80 x 100. Sono stati individuati il foro, il tempio, la basilica civile (tribunale), le terme, l’anfiteatro, e il teatro con un quadriportico retrostante il palco di scena (“porticus post scaenam”), oltre alla cinta muraria.
Pietre accumulate forse dai contadini che lavorano i terreni ove sorgeva Julia Augusta Bagiennorum

La pianta della città romana è a forma di trapezio. Era alimentata da un grande acquedotto, di cui rimangono dei resti nelle pareti della Chiesa di San Pietro, all’inizio del percorso archeologico, dotato di parcheggio autoveicolare. 
Interessante è che l’intera area sia parte dell’Ente Gestione dei Parchi e delle Riserve Cuneesi, dato che l’itinerario di visita all’aperto si snoda lungo dei sentieri carrarecci, una pedana in legno e una pista pedonale e ciclabile su strada asfaltata di scarso traffico veicolare. Il percorso turistico è adatto alle famiglie, ai passeggini e alle biciclette. La città romana misurava, tra le due porte turrite di accesso, circa m 600.
Lungo il percorso ci sono vari pannelli esplicativi in lingua italiana e in inglese.
Julia Augusta Bagiennorum, resti della la basilica cristiana

Alla caduta dell’Impero romano, la città fu distrutta dai barbari. Tra gli invasori si ricordano anche i saraceni, provenienti dalla penisola iberica. Per le loro razzie, avevano predisposto un porto sulla costa della Provenza. I profughi della vecchia città romana costruirono un nuovo borgo alla confluenza dei torrenti Mondalavia e Cuccetta, in una altura di facile difesa. Fu il nucleo primitivo dell’attuale città e fu chiamata: Bene. Essa prosperò tanto che nel 901 l’imperatore Ludovico III l’assegnò in possesso temporale al vescovo di Asti, che la mantenne per 500 anni.
Poi passò sotto il dominio dei Savoia e dei Costa di Chieri, vivendo nel Seicento lo splendore del Barocco. Alla fine del Settecento fu un presidio napoleonico, per poi ritornare ai Savoia, al Piemonte e all’Italia. Nel 1862 il consiglio comunale attribuì alla città di Bene l’attribuzione di “Vagienna” in onore degli antichi abitanti.
Un'ape, a dicembre, sta... curiosando su uno dei pannelli turistici lungo il percorso di Bene Vagienna romana

Nei pressi dell’anfiteatro romano si trova una locanda (Marsam) nel cui cortile è visitabile liberamente un curioso e intelligente “orto romano”, con le classiche erbe da cucina, inaugurato il 6 giugno 2015.
Dunque tra le langhe si trovano anche delle vestigia romane che potrete ammirare camminando in appositi spazi e in tali luoghi potrete dedicarvi alla caccia fotografica. Vi potrà capitare, ad esempio, di trovare un mattone “sgorbiato”, ossia con un segno fatto dall’artigiano che lo produsse nel I secolo d.C. chissà? Oppure potrete fotografare il teatro antico di Julia Augusta Bagiennorum. Non disdegnerete i resti della la basilica cristiana, sorta sulle tracce di un tempietto di epoca pagana. E così via.
Le langhe non sono solo celebri per i rinomati vini di alta qualità (Nebbiolo, Dolcetto, Barolo…), per i paesaggi mozzafiato e per il famoso tartufo d’Alba, anche l’archeologia vuole la sua parte.
L'orto romano, presso la locanda Marsam, a Bene Vagienna

Sitologia

Riferimenti bibliografici
Enzo Drocco, Monforte. Un paese ed un territorio dal neolitico al terzo millennio, Monforte d’Alba, provincia di Cuneo, Fondazione Mario Lattes, 2008.
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Servizio giornalistico, di fotografia e di networking di Elio Varutti.

 Un mattone “sgorbiato”, ossia con un segno fatto dall’artigiano, come un marchio di fabbrica

L'anfiteatro, visibile solo per una parte