Visualizzazione post con etichetta Germano Vidussi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Germano Vidussi. Mostra tutti i post

lunedì 14 novembre 2016

Ricordato padre Turoldo a San Pio X, Udine

Il 22 novembre 2016 cade il centenario della nascita di padreDavid Maria Turoldo. In tutto il Friuli si sono svolte e si stanno svolgendo manifestazioni in ricordo e in onore del padre servita, originario di Coderno di Sedegliano, in provincia di Udine. Non tutti, tuttavia, conoscono bene il grande friulano, sacerdote, frate dei Servi di Maria, predicatore potente, scrittore acceso e soave poeta.

Adelfo Galli, Busto di padre David Maria Turoldo, 2016

Chi è padre David Maria Turoldo? Carlo Maria Martini,arcivescovo di Milano, quando celebrò il suo funerale, il giorno 8 febbraio 1992, tra l’altro lo presentò così: “Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini”.
Tra le varie iniziative per ricordarlo si è data da fare anche l’Associazione Insieme con Noi di Udine, in collaborazione con la parrocchia di San Pio X e gli agricoltori di Udine sud.
 In coincidenza con la festa del Ringraziamento e nel centenario della nascita di padre David Maria Turoldo, domenica 13 novembre, alle ore 16,30 nella sala “Giubileo 2000” della parrocchia di Via Mistruzzi c’è stata la proiezione del film “Gli ultimi”. Opera del 1963 del regista Vito Pandolfi e padre David Maria Turoldo, il film si ispira agli aspetti autobiografici del padre servita.

Adelmo Galli e Luciano Gon. Fotografia di Leoleolulu

 È un documentario con tratti artistici di richiamo al neorealismo, girato interamente nei paesi del Friuli, sulla vita dei contadini friulani degli anni Trenta del Novecento, con attori non professionisti. Il protagonista adulto è interpretato dal fratello di Turoldo. Il protagonista bambino, Checo (nel film è Adelfo Galli) è figlio di contadini affittuari.

Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, Germano Vidussi e Claudio Moretti alla presentazione del film "Gli ultimi".

La famiglia, la gente e il paese tutto vivono nel tempo della crisi economica. Debiti, cambiali, emigrazione nelle miniere del Belgio e morti vicino al letame, questo è il quadro generale, ben rappresentato da Turoldo & Pandolfi nella pellicola. Checo viene deriso dai coetanei e pure dal padre, perché non sa badare alle tre pecore che gli vengono affidate in custodia dalla famiglia, mentre tutti lavorano duramente. La sera e a pranzo c’è solo polenta e verdurame. Raramente un po’ di formaggio e qualche castagna (“è la nostra carne, come diceva la nonna”).

Adelmo Galli con la sua opera su Turoldo

Per spregio Checo è detto “Spaventapasseri”, ma troverà un piccolo riscatto alla fine del film, che non ebbe successo negli anni Sessanta, quando c’era il boom economico e non si volevano certo vedere scene di dura miseria, di fame arretrata e di destino crudele. Oggi la pellicola è una rarità cinematografica per cinefili.
L’attore che interpretava Checo, Adelfo Galli di Nomadelfia, è stato gradito ospite della giornata nella parrocchia di San Pio X, a Udine sud. Ha molto raccontato di sé  e della comunità cristiana dove è cresciuto al termine della proiezione, rispondendo alle varie domande degli intervenuti, sotto la guida di un presentatore di eccezione: Claudio Moretti. Prima però, Adelfo Galli si è esibito nella scultura, creando un busto di padre David Maria Turoldo con l’argilla davanti al meravigliato pubblico.

«Questa è una bella giornata – ha detto don Paolo Scapin, parroco di San Pio X – perché dopo la celebrazione religiosa del mattino, con i doni offerti per il Ringraziamento, siamo qui a vedere questo bel film e ad ascoltare le parole di un personaggio interessante». Poi sono intervenuti anche Germano Vidussi, presidente dell’AssociazioneInsieme con Noi e Luciano Gon, in rappresentanza degli agricoltori di Baldasseria.

Era il 1991 e padre David Maria Turoldo in una presentazione a Udine delle sue poesie, mi fece la dedica.

---
Testo e networking di Elio Varutti. Le fotografie, ove non altrimenti indicato, sono di Elio Varutti.
Germano Vidussi e Claudio Moretti alla presentazione in San Pio X a Udine. Fotografia di Leoleolulu

domenica 20 marzo 2016

Il lavatoio del roiello di Baldasseria, Udine

L’antico lavatoio di Via Baldasseria Media è stato ripulito dai rovi, messo in sicurezza e restituito alla vista dei cittadini con un’inaugurazione pubblica. È un sito di interesse turistico, dato che è un piccolo capolavoro in cemento. Si trova vicino alla chiesa di Baldasseria.
Elio Varutti legge il testo scritto dal maestro Alfredo Orzan sull'antico lavatoio di Baldasseria

I lavori di riatto sono terminati il 7 marzo 2016, per l’interessamento dell'Associazione Insieme con Noi onlus, con il contributo dell'impresa Staffetta srl e dell’azienda Offram di Chiappa Paolo e C. sas di Udine.
«Questo lavatoio – ha detto il maestro Alfredo Orzan, storico del rione – è uno dei due superstiti rimasti integri dagli anni Trenta del Novecento. L’altro sorge in fondo alla via Baldasseria Media, presso i Casali Franzolini. Era in uso quando in questa via, lungo il lato sinistro, scorreva il roiello derivato dal canale Ledra e nel quale, dopo il suo percorso, vi si rigettava».
Il lavatoio fu dismesso e abbandonato con l’avvento in casa dell’acqua potabile e della lavatrice verso il 1965. In quel tempo il roiello fu interrato per allargare la strada. Merita un rispettoso ricordo il lavatoio perché su questa spianatoia si sono rattrappite le mani delle nostre ave. Le nostre nonne vi risciacquavano il bucato, allora fatto a mano in casa con sapone, soda e acqua filtrata nella cenere, nota per il suo contenuto potassico sgrassante.
«Portavano i panni al lavatoio con il mastello sulla carriola o con il cesto sulla testa posato sul cercine, mostrando elementi di Storia delle Tradizioni popolari – ha aggiunto il professor Elio Varutti, sociologo – il lavatoio era anche un luogo di incontri e di innamoramenti, oggi diremmo: di socializzazione».
Il sindaco Honsell legge la tabella turistica sul lavatoio. Il testo è in tre lingue: italiano, friulano e inglese, visti i numerosi turisti di varie nazionalità che passano sulla pista ciclabile da queste parti

Nel loro improbo lavoro d’inverno le donne erano rincuorate da qualche bevanda calda e dalla compagnia dei corteggiatori, che approfittavano di questa occasione per i loro approcci amorosi perché le donne, allora, conducevano una vita quasi monastica (casa, chiesa e lavoro).
Comunque la presenza di questi spasimanti era provvidenziale perché aiutavano le lavandaie a strizzare i panni soprattutto quelli più grandi, come le lenzuola, ripagati dalla bella con un sorriso o qualche soffusa promessa, manifestata sempre con un certo velato pudore.
Oltre alle periodiche risciacquature del bucato una volta all’anno (Settimana Santa), le donne portavano ai lavatoi a lavare e lucidare il pentolame di rame con strofinate di aceto, farina e cenere. In quei giorni si traeva dai ripostigli anche la biancheria delle grandi occasioni, poco usata e ingiallita, per ravvivarla e imbiancarla con ripetute sciacquature.

Il lavoro più ingrato, però, era la sfilacciatura (giugno-luglio) e il lavaggio (dopo cottura) dei bozzoli, scarti e invenduti, del baco da seta per confezionare imbottite. Il tanfo che emanavano le crisalidi sprigionate mozzava il fiato e ammorbava l’aria per giorni. Allora era una cosa usuale e nessuno si turava il naso. Ora possiamo ammirare il lavatoio nella sua geniale e funzionale architettura.
L’inaugurazione si è svolta il 13 marzo 2016. Erano presenti Furio Honsell, sindaco di Udine, assieme a Federico Pirone, assessore comunale alla Cultura e Enrico Pizza, assessore comunale alla Mobilità e all’Ambiente. Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, ha benedetto l’opera restaurata. 

Il taglio del nastro tricolore è stato effettuato dal sindaco di Udine assieme a Mafalda Basaldella, di 92 anni, abitante in Baldasseria. Da giovane e fino agli anni 1960-1965 la signora Mafalda era una delle lavandaie del borgo.
Tra il numeroso pubblico si sono notati anche Carlo Giacomello, vice sindaco di Udine, vari alpini del Gruppo ANA di Udine Sud e Marino Visintini, di Lega Ambiente.

Servizio fotografico a cura della Associazione Insieme con noi di Udine


Il libro del maestro Alfredo Orzan su Baldasseria è andato a ruba anche in questa occasione

Per chi fosse interessato alla storia delle bande giovanili di Via Baldasseria e Via delle Fornaci clicchi su questo articolo: Le bande di Via Fornaci a Udine, 1960.
Alcuni autori locali si sono cimentati con racconti e romanzi sugli anni 1950-1960 a Udine e dintorni, oltre a Lino Leggio, con la sua Banda delle cataste. Penso al romanzo di Daniele Murello, oppure alla banda di Chei dal ueli (Quelli dell’olio), cui faceva parte Fausto Deganutti. Erano ragazzi di Via dei Medici e di Via del Vascello, oltre il Viale Palmanova. Avevano tutti una spilletta di un distributore di benzina di Piazzale D’Annunzio, dove sta la stupenda Porta Aquileia (riprodotta qui sotto in un'immagine degli anni 1930-1940 trovata in Facebook).