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martedì 28 marzo 2017

AFDS Stringher, 30 anni di dono, Udine

L’assemblea dei donatori di sangue dell’Istituto “B. Stringher” si è tenuta il 25 marzo 2017 a Udine. È stata l’occasione per ricordare il 30° anno di attività della sezione studentesca AFDS. La festa del dono si è svolta presso l’Auditorium dello Stringher con molte autorità. C’è stato anche il rinnovo delle cariche sociali e la consegna delle benemerenze ai soci più attivi.
Franco Mattiussi, Donnino Mossenta, Furio Honsell, Luca Piceno e Tiziana Ellero al Trentennale della sezione AFDS dello Stringher

Dopo un breve saluto della professoressa Tiziana Ellero, che ha parlato in nome di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell’Istituto Stringher, è intervenuto Furio Honsell, sindaco di Udine. Honsell ha ricordato i valori della solidarietà e dell’umanità dell’AFDS che “fin dal suo inno accenna al fatto che si può dare il sangue a chiunque ne abbia bisogno, persino un nemico”.
Ha portato il saluto della Provincia di Udine, Franco Mattiussi, vice presidente dell’ente, che ha ricordato gli impegni finanziari per la scuola alberghiera, commerciale e turistica di Udine, destinata a diventare un vero e proprio campus di studi specializzati. Donnino Mossenta, vice presidente dell’AFDS della Provincia di Udine, ha portato il caloroso saluto di Roberto Flora, presidente dell’AFDS provinciale di Udine. “La vostra sezione di donatori è nata nel 1987 con Franco Flora, tra gli altri – ha detto Mossenta – che  era il papà del nostro attuale presidente provinciale, quindi è significativo questo passaggio del testimone in un’azione di volontariato come la nostra”. 
Luca Piceno, presidente dell’AFDS Stringher, ha accennato all’attività di propaganda sul dono del sangue  del plasma che la sezione intende svolgere con una T-shirt apposita per il 30° anniversario di fondazione e si è augurato che i donatori della scuola siano sempre più numerosi. Vengono poi mostrati ed approvati all’unanimità il bilancio consuntivo 2016 e quello di previsione del 2017, dopo una breve relazione sull’attività della sezione.

Il saluto del sindaco di Udine Furio Honsell

Ecco alcuni dati statistici riferiti da Elio Varutti: “Nel 2016 la sezione conta 178 iscritti, tra i quali ben 118 attivi Le donazioni sono state 83. Nel 2012 i soci erano 137 e 63 gli inattivi da tre o più anni”.
Hanno poi portato il loro saluto la professoressa Maria Pacelli, vice presidente della sezione, ricordando quando decise di donare sangue per la prima volta e il professor Otello Quaino, socio fondatore della sezione.
In seguito è stata ricordata la nascita della sezione. Era il 15 maggio 1987 quando nella aula magna “Adelchi Nuciforo” della scuola, in Via Crispi, si riunì, con l’allora presidente AFDS di Udine Gian Paolo Sbaiz, l’assemblea di fondazione. Preside della scuola era Gianfranco Vonzin. Furono eletti nel primo direttivo: Elio Varutti (presidente), Anna Marcuzzi allieva (vice presidente), Salvatore Torrisi (rappresentante dei donatori), Gianni Tavella, Alida Barazzutti e Otello Quaino (segretario).
Nel 2017 sono stati assegnati i seguenti premi ai soci benemeriti. Diploma di benemerenza a Vanesa Noelia Cesare, Serena Oliverio, Francesco Perrone Andrea, Elena Sirch, Vincenzo Turano e Mauro Zuccolo. Il Distintivo di bronzo è andato a Luca Piceno e Barbara Vidale. Il Distintivo d’argento è per il professor Massimo Marangone. Sono state, infine, consegnate le tessere di nuovo donatore ed il relativo gadget ai seguenti soci: Tuzzi Beatrice, Pugliese Rossella, Sari Sebastiano e Galeota Silvia.
Il presidente Piceno ha ringraziato per la collaborazione alla buona riuscita dell’evento il professor Luca Martini e i suoi allievi della classe 4^ B Accoglienza che si sono impegnati in veste di Assistenti congressuali per la buona riuscita dell’evento. Viene ringraziata poi la sezione alberghiera dell’Istituto, nella persona del professor Alessandro Pareschi, con le classi 2^ H sala e vendita e 4^ A sala e vendita, che pure hanno operato per l’ottima riuscita del trentennale della sezione. È stata ringraziata anche la professoressa Paola Barbanti, insegnante di Scienze motorie, per la fattiva collaborazione prestata ai temi del dono e della solidarietà.

Sono risultati eletti e riconfermati nel Consiglio Direttivo: Luca Piceno (presidente), Maria Pacelli (vice presidente), Elio Varutti (rappresentante dei donatori), Giancarlo Martina (segretario), Roberto Orsaria, Salvatore Torrisi, Gianni Cocetta e Mauro Zuccolo (nuovo eletto). Sono stati eletti e riconfermati al ruolo di Revisori del conto: Maria Lucis, Diego Chiarparin e Marisa Santomanco.
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.

domenica 20 marzo 2016

Il lavatoio del roiello di Baldasseria, Udine

L’antico lavatoio di Via Baldasseria Media è stato ripulito dai rovi, messo in sicurezza e restituito alla vista dei cittadini con un’inaugurazione pubblica. È un sito di interesse turistico, dato che è un piccolo capolavoro in cemento. Si trova vicino alla chiesa di Baldasseria.
Elio Varutti legge il testo scritto dal maestro Alfredo Orzan sull'antico lavatoio di Baldasseria

I lavori di riatto sono terminati il 7 marzo 2016, per l’interessamento dell'Associazione Insieme con Noi onlus, con il contributo dell'impresa Staffetta srl e dell’azienda Offram di Chiappa Paolo e C. sas di Udine.
«Questo lavatoio – ha detto il maestro Alfredo Orzan, storico del rione – è uno dei due superstiti rimasti integri dagli anni Trenta del Novecento. L’altro sorge in fondo alla via Baldasseria Media, presso i Casali Franzolini. Era in uso quando in questa via, lungo il lato sinistro, scorreva il roiello derivato dal canale Ledra e nel quale, dopo il suo percorso, vi si rigettava».
Il lavatoio fu dismesso e abbandonato con l’avvento in casa dell’acqua potabile e della lavatrice verso il 1965. In quel tempo il roiello fu interrato per allargare la strada. Merita un rispettoso ricordo il lavatoio perché su questa spianatoia si sono rattrappite le mani delle nostre ave. Le nostre nonne vi risciacquavano il bucato, allora fatto a mano in casa con sapone, soda e acqua filtrata nella cenere, nota per il suo contenuto potassico sgrassante.
«Portavano i panni al lavatoio con il mastello sulla carriola o con il cesto sulla testa posato sul cercine, mostrando elementi di Storia delle Tradizioni popolari – ha aggiunto il professor Elio Varutti, sociologo – il lavatoio era anche un luogo di incontri e di innamoramenti, oggi diremmo: di socializzazione».
Il sindaco Honsell legge la tabella turistica sul lavatoio. Il testo è in tre lingue: italiano, friulano e inglese, visti i numerosi turisti di varie nazionalità che passano sulla pista ciclabile da queste parti

Nel loro improbo lavoro d’inverno le donne erano rincuorate da qualche bevanda calda e dalla compagnia dei corteggiatori, che approfittavano di questa occasione per i loro approcci amorosi perché le donne, allora, conducevano una vita quasi monastica (casa, chiesa e lavoro).
Comunque la presenza di questi spasimanti era provvidenziale perché aiutavano le lavandaie a strizzare i panni soprattutto quelli più grandi, come le lenzuola, ripagati dalla bella con un sorriso o qualche soffusa promessa, manifestata sempre con un certo velato pudore.
Oltre alle periodiche risciacquature del bucato una volta all’anno (Settimana Santa), le donne portavano ai lavatoi a lavare e lucidare il pentolame di rame con strofinate di aceto, farina e cenere. In quei giorni si traeva dai ripostigli anche la biancheria delle grandi occasioni, poco usata e ingiallita, per ravvivarla e imbiancarla con ripetute sciacquature.

Il lavoro più ingrato, però, era la sfilacciatura (giugno-luglio) e il lavaggio (dopo cottura) dei bozzoli, scarti e invenduti, del baco da seta per confezionare imbottite. Il tanfo che emanavano le crisalidi sprigionate mozzava il fiato e ammorbava l’aria per giorni. Allora era una cosa usuale e nessuno si turava il naso. Ora possiamo ammirare il lavatoio nella sua geniale e funzionale architettura.
L’inaugurazione si è svolta il 13 marzo 2016. Erano presenti Furio Honsell, sindaco di Udine, assieme a Federico Pirone, assessore comunale alla Cultura e Enrico Pizza, assessore comunale alla Mobilità e all’Ambiente. Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, ha benedetto l’opera restaurata. 

Il taglio del nastro tricolore è stato effettuato dal sindaco di Udine assieme a Mafalda Basaldella, di 92 anni, abitante in Baldasseria. Da giovane e fino agli anni 1960-1965 la signora Mafalda era una delle lavandaie del borgo.
Tra il numeroso pubblico si sono notati anche Carlo Giacomello, vice sindaco di Udine, vari alpini del Gruppo ANA di Udine Sud e Marino Visintini, di Lega Ambiente.

Servizio fotografico a cura della Associazione Insieme con noi di Udine


Il libro del maestro Alfredo Orzan su Baldasseria è andato a ruba anche in questa occasione

Per chi fosse interessato alla storia delle bande giovanili di Via Baldasseria e Via delle Fornaci clicchi su questo articolo: Le bande di Via Fornaci a Udine, 1960.
Alcuni autori locali si sono cimentati con racconti e romanzi sugli anni 1950-1960 a Udine e dintorni, oltre a Lino Leggio, con la sua Banda delle cataste. Penso al romanzo di Daniele Murello, oppure alla banda di Chei dal ueli (Quelli dell’olio), cui faceva parte Fausto Deganutti. Erano ragazzi di Via dei Medici e di Via del Vascello, oltre il Viale Palmanova. Avevano tutti una spilletta di un distributore di benzina di Piazzale D’Annunzio, dove sta la stupenda Porta Aquileia (riprodotta qui sotto in un'immagine degli anni 1930-1940 trovata in Facebook).


domenica 14 febbraio 2016

Giorno del Ricordo 2016 con l’ANVGD di Udine

Bisogna insegnare i fatti dell’esodo giuliano dalmata, iniziato dal 1943-1945. Ecco cosa è emerso il 10 febbraio 2016 dalla cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo a Udine, nell’auditorium Zanon, con poco più di un centinaio di partecipanti. Gran cerimoniere dell’evento è stato l’ingegnere Silvio Cattalini, presidente dal 1972 del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
Udine 10 febbraio 2016 - Fontanini porta il saluto della Provincia di Udine. Fotografia di Elio Varutti

Sono state le parole di Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, a scuotere l’animo dei presenti. «Per me questa è la giornata del non ricordo – ha detto il prefetto – perché non ho vissuto tali vicende e nessuno me le ha insegnate, tutto ciò che so è frutto della mia esperienza e delle conoscenze ricevute da certe persone nel mio percorso, ma quando esse non ci saranno più chi racconterà ai giovani tali fatti?». Allora è necessario insegnare l’esodo dei 350 mila italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia fuggiti dalle loro case per le persecuzioni dei titini, che realizzavano la pulizia etnica voluta dal maresciallo Tito. 
Il prefetto ha voluto poi aggiungere una nota personale: «Non c’era persona al mondo più preparata di padre Flaminio Rocchi – ha detto – sapeva tutto di ogni famiglia, guardando solo la copertina della pratica, lui mi ha fatto capire cosa è stato l’esodo dei 350 mila esuli venuti via lasciando tutto là». A quel punto Cattalini ha voluto far dono al prefetto Zappalorto di un fazzoletto azzurro da collo con i tre leoni, effigie della Dalmazia, opera di Ottavio Missoni.
Ha avuto la parola poi il sindaco di Udine. «La nostra città fu testimone silenziosa del passaggio qui da noi di oltre 100 mila esuli d’Istria – ha detto Furio Honsell, sindaco di Udine – e per loro ci fu la possibilità di ricostruire un progetto di vita che gli era stato strappato». È stato un intervento molto centrato quello di Honsell che, tra le sue ascendenze, può vantare una nonna di Buie d’Istria. Era presente in sala anche Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine.
Ha parlato poi Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, che fu tra i parlamentari che votarono nel 2004 la legge istitutiva del Giorno del Ricordo. «Quell’esodo non ha niente a che vedere con chi scappa oggi dall’Afganistan e dal Pakistan – ha detto Fontanini – e bisogna dire che la classe politica di allora non ha fatto molto per gli esuli istriani». La Provincia di Udine è stata artefice della prima intitolazione di un’opera edile ai Martiri delle Foibe; si tratta di un ponte sul Torre a Remanzacco.
Udine, Auditorium Zanon - Paola Del Din, in prima fila. Alla sua sinistra: il prefetto Vittorio Zappalorto, Paride Cargnelutti, Francesco Peroni, Furio Honsell e Federico Pirone. 
Fotografia di Elio Varutti

Secondo Francesco Peroni, assessore regionale alle Finanze, intervenuto a nome della Giunta regionale «le manifestazioni per il Giorno del Ricordo devono essere un evento attivo, oppure rischia di diventare una liturgia vuota, perciò bisogna far luce, eliminare le ombre del passato, ricostruire la verità in modo rigoroso». In questo modo, secondo Peroni, si dà futuro alla memoria.
Anche Peroni ha voluto ribadire che certi fatti di storia del confine orientale vengono appresi da adulti «come per la strage di Vergarolla, del 18 agosto 1946, che ho conosciuto da assessore regionale». A nome del Consiglio regionale sono intervenuti anche Silvana Cremaschi e Paride Cargnelutti, il quale ha aggiunto una interessante nota all’evento: «proprio in questi momento al Villaggio Giuliano di San Giorgio di Nogaro c’è un incontro di istriani, dalmati e fiumani - ha detto Cargnelutti - con i loro discendenti per ricordare i tragici fatti dell’esodo».
Lo studente Francesco Cojutti, del Liceo Marinelli, è intervenuto a nome della Consulta studentesca provinciale, mostrando di avere una grande voglia di conoscere i fatti decritti nella manifestazione del Giorno del Ricordo.
A parlare di come insegnare il Giorno del Ricordo e l’esodo giuliano dalmata è stato il professor Elio Varutti, autore di due libri e di varie ricerche sui 100 mila profughi italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia, transitati per il Centro di Smistamento Profughi di Udine, attivo dal 1947 al 1960. È stato mostrato l’itinerario giuliano a Udine, costruito con gli allievi dell’Istituto Stringher nel 2013, per ripercorrere i luoghi cittadini dell’esodo istriano e dalmata.
 Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10.02.2016 - L'intervento del sindaco Furio Honsell e il pubblico intervenuto alla cerimonia religioso patriottica. Fotografie di Elio Varutti


Lo storico della Dalmazia Sergio Brcic, nato a Zara, ha voluto spiegare le motivazioni della distruzione di Zara da parte dell’aviazione angloamericana su indicazione delle spie di Tito. Ha poi spiegato il contrasto con gli studiosi croati circa il numero dei bombardamenti di Zara e, persino, sul numero delle vittime. Secondo la letteratura italiana gli attacchi aerei furono 54, ma i croati prima sostennero solo 6, poi sono arrivati finora ad accettare il numero di 30.
Fulvio Salimbeni, docente di Storia moderna all’Università di Udine, ha incentrato il suo intervento sulle gravi lacune registrate fra i giovani riguardo allo studio della storia e, in particolare, in quella del confine orientale d’Italia. «Se la Shoah viene collocata correttamente nel contesto della storia del Novecento – ha detto – non è così per i fatti dell’esodo istriano».
In seguito è stato mostrato un filmato su Zara italiana bombardata nel 1943-1944 e sulla Zadar croata di oggi, accogliente città turistica dell’Adriatico, opera di Fulvio Pregnolato e Silvio Cattalini.
Oltre ai rappresentanti di Carabinieri, Polizia e Questura erano presenti all’iniziativa altre autorità militari, come Massimiliano De Luca, tenente colonnello della Guardia di Finanza. Si sono notate le seguenti personalità: Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, Tiziana Ellero, collaboratrice di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell’Istituto Stringher e Marina Bellina, in rappresentanza della Dirigenza scolastica dell’Istituto Malignani. Per la verità l’Istituto Stringher era ben rappresentato con lo studente Lorenzo Bidin (rappresentante in Consiglio d'Istituto), i professori Elisabetta Marioni, Isabella Costantini (vice preside, in quiescenza) e Gianni Nocent, oltre alla professoressa Maria Teresa Smeragliuolo alla guida della brigata di accoglienza congressuale formata dai seguenti allievi: Nico Albano, Giuseppina Martello, Jennifer Perabò, Denise Pertoldi, Alessandra Sasset, Melissa Zanuttig (della classe 2^ B accoglienza turistica) , Sharon Bearzot e Giada Tomasoni (della classe 5^ A accoglienza turistica).

Tutto ciò è avvenuto nella mattinata. Nel pomeriggio, alle ore 15,30 si è tenuta la cerimonia religiosa e patriottica presso il Parco Vittime delle Foibe, in Via Bertaldia, Via Manzini, con la deposizione di una corona d’alloro al cippo monumentale e la recita della preghiera dell’infoibato. Per la prima volta dalla intitolazione del sito, avvenuta nel 2010, era presente il gonfalone del Comune, con il sindaco Furio Honsell, Alessandro Venanzi, assessore comunale al Commercio e turismo ed il consigliere comunale Renzo Pravisano (costui è un affezionato alle iniziative in ricordo dell’esodo giuliano dalmata).
  Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10.02.2016 - Recita della preghiera dell'infoibato. Sotto la targa (sfregiata) sul monumento alle Vittime delle Foibe. Fotografie di Elio Varutti


lunedì 8 febbraio 2016

Giorno del Ricordo 2016, Istituto Stringher di Udine

Le manifestazioni del Giorno del Ricordo sono state indette con la legge n. 92 del 30 marzo 2004. Si intende così ricordare l’esodo degli italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia e le uccisioni nelle foibe effettuata da parte degli iugoslavi contro gli italiani, per vendetta dai soprusi patiti nella seconda guerra mondiale e per pulizia etnica voluta da Tito.

Anna Maria Zilli, Francesca Musto, Furio Honsell (al microfono) e Silvio Cattalini - Fotografia di Giorgio Gorlato

Anche quest’anno l’Istituto “B. Stringher” di Udine ha aperto le iniziative sul Giorno del Ricordo in città. L’evento, aperto alle autorità e alla cittadinanza, si è tenuto sabato 6 febbraio 2016, dalle ore 9 alle 11, nell’auditorium della scuola, in collaborazione e col patrocinio del Dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di Roma e dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. Proprio il presidente di tale sodalizio, l’ingegnere Silvio Cattalini, ha portato il saluto ufficiale e una breve testimonianza personale sull’esodo dalmata e sulla distruzione della città italiana di Zara con 54 bombardamenti angloamericani, voluta dal nazionalismo di Tito.
Il tema di fondo dell’evento è stato: “Insegnare l’esodo giuliano dalmata – L’esodo delle donne”. Relatore è stato il professor Elio Varutti, assieme agli allievi delle classi quinte della scuola (classe 5^ D  Dolciaria). È stato letto un brano sulle foibe.
Lo staff di ricevimento è stato curato dal Laboratorio dei Servizi di Accoglienza Turistica, con la classe 3^ B Accoglienza turistica, guidata dal professor Luca Martini. Il convegno fa parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne del ‘900”, che ha per referente il prof. Giancarlo Martina. Tale progetto didattico, incentrato sulla storia del territorio, ha avuto vari altri patrocini come: Provincia di Udine, Comune di Udine, del Club UNESCO di Udine, dell'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Società Filologica Friulana, ANED.
Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell'Istituto Stringher apre il convegno del 6.2.2016. Accanto: Francesca Musto, Furio Honsell, Silvio Cattalini e Elio Varutti - Fotografia di Giorgio Gorlato

Con tale iniziativa, come sollecitato dalla nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), protocollo n. 73000 del 3.2.2010 e protocollo n. 3029 del 3.2.2015, si è inteso dare spazio al “Giorno del Ricordo”, fissato per legge al 10 febbraio. Si vuole così diffondere la conoscenza dei tragici eventi, che nel secondo dopoguerra colpirono gli italiani vittime delle foibe e gli esuli istriani, fiumani e dalmati.
È stata Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell’Istituto Stringher ad aprire i lavori del convegno. «Siamo impegnati come scuola a insegnare la storia – ha detto la preside Zilli – in modo coinvolgente, con testimonianze vive e ricerche sul campo, mediante il Laboratorio di Storia del nostro Istituto».

Ecco il video col saluto di Furio Honsell, sindaco di Udine al Giorno del Ricordo, presso l'auditorium dell'Istituto Stringher. Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. Riprese video di Marzia Facchin, classe 5^ E enogastronomia. Networking di Elio Varutti. 06.02.2016

Poi ha parlato Furio Honsell, sindaco di Udine. «Questa è una tradizione per la città di Udine – ha detto Honsell – perché inizia da vari anni proprio qui allo Stringher la serie di manifestazioni per il Giorno del Ricordo». Il sindaco del capoluogo friulano ha aggiungo: «Le vostre sono attività originali ed efficaci riguardo alle azioni di guerra che colpirono la popolazione, attaccando una minoranza».
Ecco un'altra parte dell'intervento di Furio Honsell, sindaco di Udine al Giorno del Ricordo, presso l'auditorium dell'Istituto Stringher. Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. Riprese video di Marzia Facchin, classe 5^ E enogastronomia. Networking di Elio Varutti. 06.02.2016

Qui c'è l'intervento di Francesca Musto, assessore alla Cultura della Provincia di Udine al Giorno del Ricordo, presso l'auditorium dell'Istituto Stringher. Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. Riprese video di Marzia Facchin, classe 5^ E enogastronomia. Networking di Elio Varutti. 06.02.2016

È intervenuta in seguito Francesca Musto, assessore alla Cultura della Provincia di Udine, che dopo i saluti istituzionali ha toccato nel segno la platea di oltre 200 studenti, insegnanti e ospiti esterni. «Il vostro progetto didattico è sulle donne – ha detto la Musto – ebbene vi racconto della mia nonna, che è venuta via nel 1943 da Divaccia, vicino a Trieste, che fu poi annessa alla Jugoslavia. La nonna aveva paura di parlare dell’esodo e non ha mai più voluto ritornare a vedere il suo paese e la sua casa, ecco l’esodo istriano è fatto anche da queste cose».
Il pubblico e gli studenti dello Stringher per il Giorno del Ricordo 2016 - fotografia di Giorgio Gorlato

Ha chiuso gli interventi istituzionali la dottoressa Gloria Allegretto, vice prefetto di Udine, che ha lodato l’iniziativa della scuola alberghiera, commerciale e turistica. «In queste terre – ha detto la Allegretto – capita che ci sia uno zio, o un nonno collegato alle vicende dell’esodo istriano, ecco che loro hanno contribuito a dare la libertà anche a noi».
Qui c'è l'intervento di Gloria Allegretto, vice prefetto di Udine al Giorno del Ricordo, presso l'auditorium dell'Istituto Stringher. Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. Riprese video di Marzia Facchin, classe 5^ E enogastronomia. Networking di Elio Varutti. 06.02.2016
L'intervento di Gloria Allegretto, vice prefetto di Udine. Fotografia di Luca Meneguzzi, classe 5^ D Dolciaria

Era presente anche la professoressa Renata Capria D'Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine.
Lo studente Loris Venier, della classe 4^ B sala e vendita, ha eseguito alla chitarra il brano “Make You Feel My Love”, di Adele. In seguito è stato proposto il filmato dal titolo “Esodo. La Memoria tradita”, prodotto dall’ANVGD di Roma.
Loris Venier alla chitarra. Fotografia di Elio Varutti

Loris Venier alla chitarra. Fotografia di Luca Meneguzzi, classe 5^ D Dolciaria

Tra gli ospiti intervenuti, il signor Giuseppe Capoluongo ha letto una poesia, intitolata “Maria di Rovigno, mia suocera”. Poi il professor Giancarlo Martina, coordinatore del Laboratorio di Storia della scuola ha presentato altre attività sull’esodo giuliano dalmata, in collegamento con l’esodo delle popolazioni germaniche da vari paesi del Centro Europa. «Sono oltre 300 mila gli esuli italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia mandati via dalle loro terre dalla pulizia etnica jugoslava – ha detto Martina – e sono oltre 11 milioni i tedeschi cacciati dalle loro case della Cecoslovacchia, della Polonia, dell’Ungheria, dell’Ucraina, eccetera».
Al termine dell’incontro c’è stato un breve brindisi presso il Laboratorio dei Servizi di Sala e Cucina, a cura della classe 2^ I alberghiera (allievi Eleonora Bonino e Chiara Ditaranto) e della classe 4^ C Sala e vendita (allievi Alessia Aquino, Fabio Anel, Valeria Bello, Alessia Faraci e Marta Soriani), seguiti dai professori Roberto Bertotti, Biagio Nappi e Giancarlo Foscarini.

Al microfono la dottoressa Gloria Allegretto, vice prefetto di Udine, durante il convegno dell'Istituto Stringher di Udine sul Giorno del Ricordo - Fotografia di Ion Virtosu, allievo della classe 5^ E enogastronomia.

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Per vedere un'intervista a Giorgio Gorlato, esule da Dignano d'Istria clicca qui: Telefriuli è sul tema dell'esodo giuliano dalmata.


Lettura di brani con la classe 5^ D Dolciaria

Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dello Stringher apre il convegno. Fotografie di Ion Virtosu, allievo della classe 5^ E enogastronomia.


Qui c'è l'intervento di Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine al Giorno del Ricordo, presso l'auditorium dell'Istituto Stringher. Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. Riprese video di Marzia Facchin, classe 5^ E enogastronomia. Networking di Elio Varutti. 06.02.2016

Ultimi accordi tra Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell'Istituto "B. Stringher" e il professor Elio Varutti sulla "scaletta degli interventi" per il Giorno del Ricordo 2016 nella scuola alberghiera, commerciale e turistica di Udine - fotografia di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d'Istria

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Questo articolo rientra nelle attività del Centro di ricerca, documentazione e produzione culturale sull’esodo giuliano dalmata, per raccogliere, testi, documenti, interviste e fotografie di quei particolari momenti storici. Il Centro di ricerca è sorto all’interno del Laboratorio di storia dell’Istituto Stringher di Udine, di cui è referente il professor Giancarlo Martina.  È parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne del ‘900”, che  ha ottenuto, tra gli altri, il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, ANVGD di Udine.



   L'ingegnere Silvio Cattalini (ANVGD) regala a Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell'Istituto Stringher un libro sulle Donne d'Istria, di Fiume e della Dalmazia per la biblioteca della scuola,
Fotografia di Luca Meneguzzi, classe 5^ D Dolciaria

giovedì 9 luglio 2015

Udine, parlano Leggio, Polesini e il sindaco Honsell alla Notte Bianca

Come era la città dopo il 1945? Le nostre nonne e le zie andavano in chiesa con fazzoletto o “col capelin”, maniche lunghe al gomito e gonne al ginocchio, altrimenti il parroco le sgridava davanti a tutti e le faceva uscire. Oggi una qualsiasi squitinzia con la pancia e le cosce fuori farebbe ricorso, pur di averla vinta...

Furio Honsell e Gian Paolo Polesini ammaliati da Lino Leggio
fotografia di Elio Varutti

È stata una serata molto particolare quella di corte Morpurgo nell’ambito della “Notte bianca”, con musei e negozi aperti fino a tirar tardi a Udine, lo scorso 4 luglio. Tre personaggi erano sul palco a raccontare brani della vecchia Udine: lo scrittore Lino Leggio, interrogato dal giornalista Gian Paolo Polesini, con la straordinaria partecipazione di Furio Honsell, il sindaco.
L’ultimo romanzo di Lino Leggio, sui ragazzi degli anni Cinquanta, si intitola “Il resto a casa”, editore Cierre Grafica, 2015. Si pensi che è giunto già alla seconda edizione a pochi giorni dalla prima uscita. Così è stato presentato da Gianpaolo Polesini nella corte Morpurgo. L’incontro è stato aperto da Alessandro Venanzi, assessore alle Attività Produttive e al Turismo del Comune di Udine.
Cosa vuol dire: “Il resto a casa”? Leggio ha risposto che “in quegli anni in città era la frase tipica dei genitori detta ai figli malandrini, colti a fare delle marachelle o peggio, prima ti davano un ceffone e poi esclamavano quella frase, intendendo così che le altre botte sarebbero state assegnate tra le mura domestiche”.  
Al microfono Alessandro Venanzi, assessore alle Attività Produttive e al Turismo del Comune di Udine, apre l'incontro accanto a Lino Leggio e Gian Paolo Polesini, giornalista del Messaggero Veneto
fotografia di Elio Varutti

L’autore si firma “Li Noleggio” perché, quando frequentava l’Istituto Malignani tra gli anni 1950-1960, i compagni di classe lo canzonavano per via degli zoccoli, col ribattino metallico aggiunto dal padre siculo. Negli anni Cinquanta, come dal dopoguerra, non c’erano tanti soldi per le scarpe. Alcuni genitori si ingegnavano a fabbricare degli zoccoli con legno e fasce ottenute da copertoni di bicicletta usati o con altri materiali di fortuna. I compagni di scuola gli dicevano: “Belli quegli zoccoli, li vendi o li noleggi?”. Giocando sul proprio nome e cognome, egli rispondeva: “Li noleggio”. Così l’autore ha scelto quell’appellativo da quando si è messo a scrivere libri. Oggi è giunto alla sua tredicesima opera scritta. “Questo autore – ha spiegato Polesini – non si tiene i soldi delle vendite, perché li da in beneficenza”.
Le domande di Polesini si intrecciavano alle risposte di Leggio, molto seguito dalla numerosa platea. Lino Leggio, nato nel 1944 a Santa Lucia d’Isonzo, nella vecchia provincia di Gorizia, divenuta, dopo il 1945, Jugoslavia, fa parte dell’esodo giuliano. Pure Polesini, figlio della nobiltà istriana le cui proprietà nella zona di Parenzo furono confiscate dal governo jugoslavo, è un appartenente alla cultura dell’esodo istriano dalmata. Quando poi si è aggiunto sul palco pure Furio Honsell, sindaco di Udine che, in altre occasioni disse di riconoscersi nello stesso fenomeno migratorio per via dei suoi parenti, allora si è formata un’inconsueta terna di esuli a Udine.
Leggio raccontava degli anni Cinquanta, delle bande giovanili, ma anche del gua, del gelataio col carretto, della caldarrostaia, dei primi blue jeans e dei dischi di Elvis Presley. Polesini proponeva i festini al buio dei ragazzi degli anni Settanta, oppure il baciamano che il babbo gli insegnava fare nell’incontrare le signore della nobiltà friulana. Honsell, giunto a Udine nel 1988, ha detto di essere venuto qui per insegnare “perché in città c’era la quinta università in Italia che si fosse dotata della facoltà di informatica”. Poi ci sono stati altri aneddoti.


Lino Leggio ha detto di essere “sfollato con la famiglia nel 1945”, quando la Jugoslavia ha allargato le frontiere. Il babbo andò a vedere che aria tirava al Campo profughi, che accoglieva allora soprattutto italiani d’Istria, della Valle dell’Isonzo, di Fiume e della Dalmazia, ma pure qualche individuo dei Balcani, forse buttato fuori dalle galere patrie, per liberarsi della zavorra. “Noi lì non andiamo, perché ho visto dei rumeni con i coltelli”. 
Così la famiglia Leggio si adattò a vivere in una casa sistemata alla meno peggio dal babbo, con accorgimenti degli anni 1945-1946. Potete solo immaginare! Infatti, nel 1950, uscì il bando per le graduatorie delle Case Fanfani di Via delle Fornaci e la famiglia Leggio ebbe il punteggio massimo, per le condizioni miserevoli in cui viveva.
Allora la famiglia Leggio entrò nella casa popolare al n. 5 di Via delle Fornaci. Vedi: Prefettura di Udine, Foglio Annunzi Legali, n. 80, 4 aprile 1951.
Era il 1951. Sarà proprio con quel fraseggio che i vigili urbani, qualche anno dopo, chiameranno il nostro autore, quando ne combinava una delle sue. “Ehi tu, numero 5 di Via delle Fornaci! – mi dicevano”. Poi lo tiravano per la collottola o per le orecchie, secondo i danni prodotti e lo riportavano al padre, che dal terrazzino lo aspettava mostrandogli la cintura sfilata dei pantaloni, con la quale avrebbe poi percosso le natiche del figliuolo discolaccio, mentre la mamma preparava l’albume sbattuto per lenire il dolore sui glutei infantili. Si sa le bande giovanili a quel tempo erano, a volte, pericolose e i genitori molto severi.

Udine, Viale Palmanova. Secondo i racconti di Lino Leggio il platano in mezzo è L'albero della spesa. A destra si imbocca il cavalcavia Santi Ermacora e Fortunato. Fotografia di Elio Varutti

Poi Leggio ha raccontato la storia dell’Albero della spesa. “Negli anni 1946-1948, ogni volta che i soldati americani – ha detto – dopo aver bevuto e mangiato nelle trattorie di paese, rientravano a Udine, lungo viale Palmanova, arrivati alla salita del cavalcavia, anziché svoltare un po’ a destra, andavano dritti contro il platano che separa il viale Palmanova dal Cavalcavia della Ferrovia. Dopo l’incidente i soldati ubriachi erano a terra storditi. Allora noi ragazzi si usciva dalle case e si andava a prendere chi il berretto, chi l’orologio, chi qualche dollaro, persino le scarpe, ecco per noi teppistelli quello era l’albero della spesa, perché facevamo la… spesa gratis”.

Quando le nostre nonne e zie avevano "el capelin in ciesa"... anni 1950-1960; il manifesto era affisso all'entrata delle chiese. Ringrazio Eva Ebner per la collaborazione

Nella simpatica serata Leggio ha pure mostrato all’incuriosito pubblico il telefono costruito con i barattoli metallici di fagioli uniti con lo spago, l’album delle figurine, i dischi a 78 giri, oppure il gioco del “pindul pandul”, ovvero la versione casereccia del baseball americano. Il sindaco desiderava fare qualche tiro di “pindul pandul”… Alla fine dell’incontro c’era la coda per farsi fare la dedica dall’autore sul volumetto appena acquistato.   

Si può trovare una versione di questo articolo nel sito web di info.fvg.it pubblicata il 7 luglio 2015 col titolo: Udine, parla Lino Leggio, arriva Honsell.

Sitologia
Oltre al libro sulla Banda delle cataste di Li Noleggio, del 1999, clicchi qui sotto chi è curioso e volesse approfondire l'argomento delle bande giovanili di Via delle Fornaci degli anni 1955-1960.