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sabato 8 settembre 2018

Sette mosaiciste di fama internazionale. Mostra in Baldasseria, Udine, 2018


Partono quasi in sordina certe rassegne darte. È il caso della mostra intitolata Opere del Simposio di mosaico città di Udine 2017 svoltasi per un solo giorno nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Baldasseria, suburbio a sud di Udine. Nella giornata di sabato 8 settembre 2018 si sono potuti rivedere sette splendidi mosaici di altrettante artiste straniere talentuose, per l’organizzazione dellAssociazione Insieme con Noi, di Udine.
Udine, Chiesa di Baldasseria, Opere del Simposio di mosaico città di Udine 2017. Fotografia di Leoleo Lulu

La finalità dell’evento, è stato detto nel 2017, era di realizzare delle opere sul tema della Via Crucis per la chiesetta sita in Via Baldasseria Media, nella parrocchia di San Pio X. La grande esperienza artistica e spirituale si era svolta nel laboratorio musivo del maestro Giulio Menossi, in Via Zoletti, a Udine, che ha contattato le artiste straniere.
Varcato luscio della ottocentesca chiesetta, si vede la prima opera in esposizione; è di unartista turca. Ha impostato un gioco geometrico con rombi, triangoli e perimetri ogivali a colori blu, rosso, bianco e sfumature varie, con una prorompente tridimensionalità. Tutto ripetuto due volte. La stazione della Via Crucis da lei sviluppata riguarda il fatto che “Gesù cade per la seconda volta”, che è proprio il titolo del suo lavoro.
Bahriye Güler, “Gesù cade per la seconda volta”, Istanbul (Turchia). Fotografia di E. Varutti


La mosaicista di Istanbul (Turchia) è Bahriye Güler. Come capita a diversi mosaicisti d’oggi, impegnati in senso estetico, l’artista utilizza pezzi di varia natura e anche riciclati, oltre alle classiche paste vitree. Vuole rappresentare la caduta di Cristo con la croce non solo una volta, ma due, poi c’è il coraggio di rialzarsi, nonostante i peccati dell’umanità. È la settima stazione. “Non importa quanto ti senti umiliato – sostiene Bahriye Güler, proponendo un messaggio di grande umanità – puoi sempre alzarti e aiutare gli altri a sollevarsi”.
Kelley Knickerbocker “Rivelato / Revealed”, Seattle, USA. Tema della sesta stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù”. Fotografia di E. Varutti

A seguire, si può ammirare l’opera di un’americana di Seattle. Il titolo è conciso, ma assai significativo e pregnante “Rivelato / Revealed”. Si passa al tema della sesta stazione, che è: “Veronica asciuga il volto di Gesù”. La propone in mostra Kelley Knickerbocker, degli Stati Uniti d’America. Nelle sue opere predilige i colori bianco, nero e varie sfumature di grigio. L’artista vuole attirare l’attenzione del visitatore alla sua composizione e la sua struttura a tasselli irregolari. L’artista ha grattato via “la superficie lucida del granito e della ceramica – ha sostenuto – nella parte centrale della croce per rivelarne la ruvida bellezza che vi si nasconde”.
Liliana Waisman, Argentina, Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce”. Fotografia di E. Varutti

Si passa alla opera successiva che è di una mosaicista di Buenos Aires. È Liliana Waisman, dell’Argentina, che ha prodotto un mosaico leggerissimo, operando con una serie di resine autoprodotte e oro, scegliendo e mescolando le tonalità del colore. Al centro della composizione musiva spicca una croce. La Waisman, che è pure architetto, sostiene che il suo sia “mosaico espacial”, perché in effetti le parti dell’opera si lanciano nello spazio, nell’aria e nel vuoto. “Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis. “Ho volutamente scelto una forma molto complessa – ha scritto la Waisman – una struttura tridimensionale per dare il senso del movimento e di avvicinamento alla croce”.
Marwa Qendeel, Il Cairo, Egitto, Gesù incontra sua Madre”. Fotografia di E. Varutti

L’arte musiva ha coinvolto poi un’egiziana, de Il Cairo. Si tratta di una mosaicista raffigurativa. È Marwa Qendeel, che ha costruito con le sue tessere vitree due volti, uno dei quali è il Cristo, seppur raffigurato per tre quarti. “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione e della medesima opera, che fa capolino da un sacco di juta, per ricordare i materiali poveri.
Erin Pankratz, Edmonton, Canada, Gesù cade per la prima volta / Jesus falls the first time. Fotografia di E. Varutti

La terza stazione si intitola: “Gesù cade per la prima volta / Jesus falls the first time”. Questo tema è stato affrontato da un’artista del Canada. C’è un’informale esplosione di colori nella sua opera. Si chiama Erin Pankratz ed è di Edmonton. Cura soprattutto il “tema dell’avversità”, utilizzando la tecnica della malta colorata, smalti, porcellana non smaltata, pietre, marmo, granito, smalti dorati ed eco smalto, secondo un refrain di reminiscenza aquileiese, mi sia consentito di osservare.
Isidora Paz Lopez, Santiago del Cile, Sanguina ancora / Still Bleeding. Fotografia di E. Varutti

Poi ci si imbatte in un lavoro di un’artista di Santiago del Cile. Isidora Paz Lopez è il suo nome ed il titolo del suo apprezzabile lavoro è “Sanguina ancora / Still Bleeding”. Mette in mostra una pergamena, con tanto di mappa dove Gerusalemme spicca in modo chiaro. Viene così rappresentata la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”, con la tecnica della ceramica Raku, smalti marmo e molte pietre. Queste stupenda scalpellina, mi permetto di chiamarla in questo modo, ha tratto ispirazione “da un’antica mappa di Gerusalemme che indicava la Via Dolorosa”. Ecco spiegato il motivo per cui spicca nell’opera uno squarcio rosso con un groviglio di spine. È la ferita nell’atroce crocifissione di Gesù “una ferita – ha sostenuto  la Lopez – che anche dopo duemila anni continua a sanguinare”.
Anabella Wewer, da Caracas, Venezuela, Conseguenze / Consequences. Fotografia di E. Varutti

Si passa così a vedere la prima stazione della straordinaria Via Crucis di Baldasseria. Apprezziamo nel lavoro di Anabella Wewer, da Caracas, Venezuela, le tessere musive dai colori a pastello, che fanno fuggire l’osservatore dalla realtà per la sofisticata scelta degli accostamenti. La sua opera si intitola “Conseguenze / Consequences”. Il tema da lei sviluppato è quello di “Gesù è condannato a morte”. Ci sono vari materiali, pigmenti smalti e marmo. “Nell’opera ho inserito – ha affermato la Wewer – tre tessere dorate dove io immagino dovesse essere il cuore di Cristo, per onorare la tradizione italiana di usare oro per valorizzare un mosaico, inconsciamente ho così rappresentato la Trinità”.
Ore 14,30 - Le artiste americane in visita con Giulio Menossi, primo a sinistra. Fotografia dell'Associazione Insieme con Noi di Udine, che si ringrazia per la pubblicazione

Si ricorda, infine, che all’interno del progetto artistico coordinato dall’Associazione Insieme con Noi c’è stato il coinvolgimento di 22 soggetti disabili del Centro Servizi Riabilitativi Educativi (CSRE) di Via Laipacco, 253  con la sezione di lavoro intitolata “Il mosaico: veicolo di incontro e di integrazione sociale”.
Pubblico alla mostra verso le ore 10. Fotografia di E. Varutti

Come mai anche questo aspetto? “Abbiamo proposto alle persone svantaggiate – aveva detto nel 2017 il maestro Giulio Menossi, direttore artistico del simposio – di costruire un mosaico sulla falsariga del Gallo e della tartaruga di Aquileia e c’è stata molta partecipazione e pure questo piccolo esperimento di laboratorio viene mostrato alla popolazione all’interno del simposio”.

Sitologia
Elio Varutti, Alta creatività nel Simposio musivo di Udine, on-line dal 9 ottobre 2017.
La Chiesa di Baldasseria a Udine. Fotografia di Leoleo Lulu

Nella stessa giornata di visita di questa Temporary exibition, sono passati alcuni artisti niente meno che dagli Stati Uniti dAmerica. Non erano tre o quattro visitatori, perché sono arrivati addirittura in pullman, con il maestro Giulio Menossi che faceva da dotto accompagnatore. Complimenti agli organizzatori che hanno saputo coinvolgere anche gli artisti degli USA.
Udine, 8 settembre 2018. Chiesa di Baldasseria. Il gruppo di 22 artisti visitatori dagli USA, con Germano Vidussi, presidente dell'Associazione Insieme con Noi, primo a destra e il maestro Giulio Menossi, al centro con camicia, barba e scarpe chiare. Fotografia dell'Associazione Insieme con Noi, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione. C'è anche un video di tale visita, diffuso in Facebook, clicca qui per vederlo.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione e diffusione. Altre fotografie di E. Varutti e anche dell'Associazione Insieme con Noi di Udine. 

Fotografia di E. Varutti

Le firme, i saluti e i complimenti sul libro dei ricordi della mostra di Mosaici in Baldasseria 2018. Fotografia dell'Associazione Insieme con Noi, di Udine che si ringrazia per la diffusione.



lunedì 7 maggio 2018

In bici da Roma a Capo Nord con Antonella Gentile. Un incontro a Udine il 13 maggio


Sarà presentato a Udine, in Via Piutti, al civico numero 156 il viaggio di Antonella Gentile dalla Puglia alla Norvegia. La giovane di Barletta, infatti, con la sua bicicletta è partita da Roma per arrivare a Capo Nord, lungo il circolo polare artico.

L’Associazione "Insieme con noi", in collaborazione con il Comune di Udine - Ufficio Progettazione Sport e Movimento, nell’ambito di “BICImaggio”, domenica 13 maggio 2018, alle ore 18,00 al Centro Socio Riabilitativo Educativo di Via Piutti, 156, ha organizzato la serata dal titolo: “In bicicletta da Roma a Capo Nord. Il viaggio di Antonella Gentile”.
Questa insolita esperienza di Antonella Gentile, semplice cicloturista che con una normale citybike, in tre mesi, ha percorso 5 mila km, ossia la distanza che divide la città di Roma con il Capo nord.
La serata, come ricorda Germano Vidussi, presidente dell’Associazione "Insieme con noi", ha delle finalità generali ed obiettivi specifici. Prima di tutto c’è l’esigenza di condividere esperienze relative all’esplorazione di territori nuovi attraverso un mezzo quale la bicicletta. Ciò consente di conoscere persone e di scrutare i particolari dei posti da cui si passa. Poi c’è la possibilità di comprendere il valore della solidarietà e della condivisione sociale.
Viaggiare in autonomia, imparando ad essere indipendenti e liberi, è un altro fattore di consapevolezza, come diffondere l’uso della bicicletta come strumento per migliorare lo stile di vita, l’ambiente e per una mobilità sostenibile.
L'evento di Via Piutti del 13 maggio 2018 sarà articolato in tre momenti. Dapprima ci sarà la presentazione del viaggio, di Antonella Gentile, in bicicletta per 5000 km, attraversando Italia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia e passando per il circolo polare artico. Poi si assisterà alla proiezione di un video sui momenti più affascinanti del viaggio. Infine ci sarà il dialogo con la cittadinanza.
L’incontro si prefigge un’efficacia educativa e formativa. Si tratta di descrivere un viaggio non convenzionale all’insegna della mobilità sostenibile. Poi si cercherà di capire le motivazioni per cui Antonella Gentile è partita e la sua caparbietà. C’è da dire infine che il viaggio di Antonella Gentile non è solo geografico turistico, ma anche solidale, dato il suo sostegno ad African Medical and Research Foundation (Amref).  Essa è una organizzazione non governativa (Ong) internazionale fondata alla metà del XX secolo e tutt'oggi attiva. L’Ong si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

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Servizio redazionale a cura di Gabriele Anelli Monti e E.V. - Fotografia dell'Archivio di Germano Vidussi, Udine
Per questa significativa immagine si ringrazia "Il Quotidiano italiano" di Bari per la diffusione e pubblicazione in questo blog

lunedì 9 ottobre 2017

Alta creatività nel Simposio musivo di Udine

Ecco un reportage sul Simposio Internazionale di mosaicisti organizzato dall’Associazione Insieme con Noi in collaborazione con Clauiano Mosaics & More
Sette artiste di fama mondiale al lavoro per il Simposio del mosaico di Udine, nel laboratorio di Menossi

Per quanto si possa vedere nello studio del maestro Giulio Menossi, in Via Zoletti a Udine, bisogna dire che questa terza edizione del simposio è di “colore rosa”, essendo gli artisti tutti del gentil sesso.
La finalità principale dell’evento, che è in fase di svolgimento a Udine dallo scorso 1° ottobre 2017 fino alla metà del mese stesso, è di realizzare delle opere sul tema della Via Crucis per la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, in Via Baldasseria Media. 
Quest’anno saranno composte le prime sette stazioni della Via Crucis, che saranno donate alla Curia di Udine, per la chiesetta citata, sorta nel 1831 nella parte meridionale del capoluogo friulano, mentre nel 2018 sarà il turno delle ultime sette tappe dello stesso tema con altri maestri del mosaico di fama internazionale.
Ecco il il mosaico in costruzione di Anabella Wewer, del Venezuela. La prima stazione: “Gesù è condannato a morte”

All’interno del progetto artistico c’è stato il coinvolgimento di 22 soggetti disabili del Centro Servizi Riabilitativi Educativi  (CSRE) di Via Laipacco, 253 con la sezione “Il mosaico: veicolo di incontro e di integrazione sociale”.  «Abbiamo proposto a queste persone svantaggiate – ha detto il maestro Giulio Menossi, direttore artistico del simposio – di costruire un mosaico sulla falsariga del Gallo e della tartaruga di Aquileia e c’è stata molta partecipazione e pure questo piccolo esperimento di laboratorio verrà mostrato alla popolazione all’interno del simposio».

Isidora Paz Lopez, del Cile, mette in mostra la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”

Ritorniamo allo studio Menossi per vedere tutte le opere allo statu nascenti delle importanti artiste. Si desidera ringraziare le sette artiste per la disponibilità a farsi riprendere e a mostrare le loro opere ancora “work in progress”. I titoli definitivi dei mosaici saranno resi noti alla presentazione ed esposizione della rassegna in sala Aiace, a Udine, sabato 14 ottobre alle ore 18,30.
Vi sono mosaici raffigurativi, oppure di totale e aperta fantasia. Si respira in genere, vedendo queste straordinarie opere, un’alta creatività. Diverse di queste artiste tengono corsi di mosaico nel proprio paese o anche all’estero e hanno partecipato alle mostre e simposi che lo stesso maestro Menossi ha organizzato di recente assieme a varie istituzioni in Sardegna, o a Clauiano di Trivignano Udinese.

“Gesù cade per la prima volta” è il tema della terza stazione affidato a una artista del Canada: Erin Pankratz

Iniziamo a mostrare il mosaico in costruzione di Anabella Wewer, del Venezuela. La mosaicista utilizza tessere musive dai colori a pastello, che fanno sognare l’osservatore per la raffinata scelta degli accostamenti.  La sua opera è dedicata alla prima stazione: “Gesù è condannato a morte”.
Isidora Paz Lopez, del Cile, mette in mostra una pergamena, con tanto di mappa dove (ancora non si vede) Gerusalemme spicca in modo chiaro. Viene così rappresentata la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”.
“Gesù cade per la prima volta” è il tema della terza stazione che è stato affidato a una artista del Canada. C’è un’informale esplosione di colori nelle opere della canadese Erin Pankratz, tutto in contrasto con il bianco candido dei paesaggi innevati cui deve essere abituata. In vari mosaici si può notare la tecnica del “pointillisme”, nel senso che si potrebbe avvicinare l’opera musiva alle tele del divisionismo. Si prova questa sensazione girando nel laboratorio Menossi tra le opere in crescita di queste eccezionali artiste.
Marwa Qendeel, dell’Egitto, con l'opera “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione

Un’altra mosaicista raffigurativa è senz’altro Marwa Qendeel, dell’Egitto, che sta costruendo con le sue tessere due volti, uno dei quali è il Cristo, seppur raffigurato per tre quarti. “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione, che si sta sviluppando a spron battente sotto i colpi precisi della martellina.
Liliana Waisman, dell’Argentina, forma un mosaico leggerissimo, operando con una serie di resine che si fabbrica da sé, scegliendo pure le tonalità di colore. Al centro della composizione musiva spicca una croce. La Waisman, che è pure architetto, mi dice che il suo è un «mosaico espacial», perché in effetti le parti dell’opera si lanciano nello spazio, nell’aria e nel vuoto. “Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis, curato dalla Waisman.
“Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis, curato da Liliana Waisman, dell'Argentina

Si passa al tema della sesta stazione, che è: “Veronica asciuga il volto di Gesù”. Se ne sta occupando Kelley Knickerbocker, degli Stati Uniti d’America. Nelle sue opere predilige i colori bianco, nero e varie sfumature di grigio. L’artista vuole puntare l’attenzione del visitatore alla sua composizione e la sua struttura.
La sesta stazione “Veronica asciuga il volto di Gesù”. Se ne sta occupando Kelley Knickerbocker, degli USA


La settima tappa riguarda il fatto che “Gesù cade per la seconda volta”, affidata ad una mosaicista di Istanbul. Viene dalla Turchia Bahriye Güler e sta componendo una struttura musiva complessa con tanto colore blu. Come molte mosaicisti d’oggi, impegnati in senso estetico, l’artista utilizza pezzi di varia natura e anche riciclati, oltre alle classiche paste vitree. Vuole rappresentare la caduta di Cristo con la croce non solo una volta, ma due, poi c’è il coraggio di rialzarsi, nonostante i peccati dell’umanità.
La settima tappa “Gesù cade per la seconda volta”, affidata ad una mosaicista di Istanbul. Viene dalla Turchia: Bahriye Güler

Rassegna stampa

- Andrea Ioime, "Un mosaico per l'integrazione", dal settimanale "Il Friuli" del 5 ottobre 2017.

Dal settimanale della Diocesi di Udine «La Vita Cattolica» del 13 settembre 2017.

Il 10 ottobre 2017 su «Udinese TV», nella trasmissione televisiva "Buongiorno Friuli" un servizio interamente dedicato al Simposio, con Maida Zerman in studio, Germano Vidussi al Centro Socio Riabilitativo ed Educativo  (CSRE) di Laipacco e un collegamento con il laboratorio per intervistare le artiste al lavoro. 

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Servizio giornalistico, fotografico e di networking a cura di Elio Varutti.

Le sette mosaiciste riunite in un momento di convivialità. Sedute, da destra in basso: Erin Pankratz, Isidora Paz Lopez, Marwa Qendeel e Liliana Waisman. In piedi, da sinistra in alto: Anabela Wewer, Bahriye Güler e Kelley Knickerbocker. Fotografia da Facebook

martedì 30 maggio 2017

Pista ciclabile in Baldasseria per l’Europa

Udine - È raro che la scuola faccia qualcosa di pratico e utile. Di solito chi studia deve affrontare tanta teoria.


Ancor più raro è che una scuola esca dalle aule per andare in un quartiere di periferia a presentare un proprio lavoro utilizzabile tic e tac. È successo che i ragazzi dell’Istituto Tecnico “G. G. Marinoni” abbiano progettato una pista ciclabile per valorizzare la zona di Udine sud, col coordinamento dell’ingegnere Antonio Nonino.


Poi con i loro professori e Laura Decio, la dirigente scolastica, in testa hanno presentato il loro progetto alla gente del quartiere. Tanto di cappello. Il progetto è stato donato al Comune di Udine che lo ha esposto a Palazzo D’Aronco.
La progettazione ha coinvolto cinque classi della scuola che, una volta, sfornava i geometri. Si va dai pulcini della terza fino ai quasi maturi della quinta. Oggi il loro diploma si chiama tecnico delle Costruzioni, ambiente e territorio. Poi c’è anche lo specialista in Tecnologia del legno nelle costruzioni, oppure il Geotecnico, o l’esperto in Grafica e comunicazione.

Ecco Laura Decio, dirigente scolastico dell'Istituto Marinoni di Udine, che presenta i suoi allievi e il bel progetto ecologico


Si tratta di un chilometro e 900 metri di pista ciclabile da piazzale Cavalcaselle fino all’incrocio di Via delle Acacie con Via dei Prati. Si pedala lungo Via Baldasseria Media.
Organizzata dall’Associazione Insieme con Noi, la presentazione pubblica è avvenuta giovedì 25 maggio 2017, alle ore 19, presso il Centro Socio Riabilitativo Educativo (CSRE) di Via Piutti, 156, la ex scuola elementare di Baldasseria, con la preside del Marinoni lì in prima fila a dare forza ai suoi studenti alle prese col microfono e con le diapositive che ogni tanto funzionavano, oppure no. Ma c'erano una serie di pannelli esplicativi che formavano una originale mostra.
L’esposizione è stata commentata in modo professionale dai ragazzi. La pista ciclabile Alpe-Adria consente di andare dall’Austria a Grado


Alcuni punti non sono ancora attrezzati come la zona di Via Badasseria Media. Gli studenti del Marinoni hanno catalogato le piante e gli alberi della zona, hanno analizzato la mobilità su bicicletta e il trasporto pubblico per giungere alle loro proposte di pista ciclabile “intaccando il meno possibile la proprietà privata”. 

Sembra un progetto partecipato, insomma, non un esercizio scolastico qualsiasi.
In conclusione, si prevede anche la valorizzazione della chiesa di Santa Maria degli Angeli, del 1831. È la tipica chiesetta di Baldasseria. È stata prevista una struttura in legno coperta, per accogliere i ciclisti in sosta. Anche oggi transitano numerosi e si fermano a guardare la lapide dei Caduti in guerra ed il panorama idilliaco campagnolo.


A questo punto è opportuno citare e ringraziare la SAF di Udine che ha messo a disposizione un bus per due mesi, due volte alla settimana per portare gli studenti del Marinoni, dalla loro scuola che è in Via Monsignor Nogara 2, fino in Via Baldasseria media, luogo dei rilevamenti.
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Ringrazio per le fotografie l’Associazione Insieme con Noi, di Udine.


La zona della mostra di pannelli espositivi col progetto di pista ciclabile europea in Baldasseria


lunedì 1 maggio 2017

Camminata sui luoghi della Shoah a Udine sud

Dici Auschwitz e pensi alla Shoah, ai Campi di sterminio nazisti. C’è la grande storia. Non immagineresti mai che gli ebrei prigionieri nei vagoni piombati passavano sotto casa tua, vicino agli orti (les cumieres, in friulano) di Baldasseria, a Udine. Così è stato in Via Monfalcone, in Via Romans e allo scalo di Via Buttrio.
Udine - L'assessore comunale alla Cultura, Federico Pirone, Elio Varutti (al microfono) e Germano Vidussi

Si è svolta domenica 30 aprile 2017 con l’accompagnamento del professor Elio Varutti la camminata sui luoghi degli ebrei. È stata organizzata dalla Parrocchia di San Pio X, in collaborazione con l’Associazione “Insieme con Noi” e con il gruppo Alpini di Udine sud.
Dopo il saluto di don Paolo Scapin, parroco di San Pio X e di Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, la comitiva di oltre 150 partecipanti ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della Shoah.
«Oggi c’è la camminata sulle tracce degli ebrei a Udine – ha detto Federico Pirone – sulla memoria della deportazione e della resistenza nella zona della stazione. È stata promossa dalla parrocchia di San Pio X e da alcune associazioni locali a Udine sud con la collaborazione del Comune di Udine. Quante esperienze positive, dal basso, ha la nostra città. Quanto è importante la memoria di ogni quartiere per il senso di coesione e di partecipazione di una comunità».
La partenza è avvenuta verso le ore 11,25 dalla Parrocchia di San Pio X, Via Mistruzzi, 1. Questa strada è stata intitolata nel 1972.
La Cappella di San Pio X è del 1958, nascita della parrocchia di San Pio X (precisamente il 7.10.1958). Se l’è costruita don Adelindo Fachin (Tarcento 1922 - Udine 1966) con i mattoni recuperati dalle case diroccate dai bombardamenti anglo-americani di Via Bertaldia. I muratori erano i ragazzi di don De Roia.
La Chiesa parrocchiale è del 1960, opera dell’architetto Giacomo Della Mea (1907-1968). Su un suo progetto sono pure le case INA di Via Amalteo – Via di Brazzà (strade intitolate nel 1953) e il centro sociale, oggi scuola dell’infanzia. È un complesso di condomini per 132 famiglie. Le vicine Via Bombelli e Via Celebrino sono state intestate nel 1955, mentre via Del Torso è dell’anno successivo.
Udine - Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X e l'assessore comunale alla Cultura, Federico Pirone

La scuola materna “E. Linda” è del 1968,  su progetto dell’architetto Gianni Avon, che viveva nella zona.
Poi è stata spiegata la Lapide della canonica, collocata nel 1953, già Casa Nogara inaugurata nel 1954, per gli sfollati di guerra del Villaggio Metallico.
La lapide in latino dice: “Opera / Mons. G. Nogara / MCMLIII / XXV De Episcopato”. Come ha raccontato don Aldo Moretti per il 25° anniversario di vescovado di Monsignor Giuseppe Nogara invece di un calice, una stola o di un pastorale, fu scelto di dedicare al vescovo una casa per ospitare famiglie povere. Il terreno fu offerto dalla Parrocchia del Carmine. I materiali da costruzione furono offerti dalle parrocchie di Udine, dal Comune, dalla Banca Cattolica del Veneto, dalla Cassa di Risparmio e da altri enti. Il 1° settembre 1954 furono assegnati i sei alloggi, secondo un regolamento, a 3 famiglie del Villaggio Metallico e ad altre tre (del Carmine, del Cormòr e di San Marco).
Via Celebrino (intitolata nel 1955) – Via Pradamano 21 (intitolata nel 1911), ex-GIL Scuola “E. Fermi”, Lapide Centro Smistamento Profughi istriani, del 2007. L’edificio è stato un Collegio convitto O.N.B., costruito nel 1934-1936, su progetto dell’architetto Ermes Midena, prestigioso esponente del razionalismo. Contiene opere affrescate di Afro Basaldella, restaurate nel 1987. Tale collegio convitto poi è appartenuto alla G.I.L., fino al termine della guerra. È stata una caserma nazista e, poi nel 1945 degli inglesi. Dal 1947 ha funzionato come Centro di Smistamento Profughi, ospitando alla meno peggio oltre cento mila esuli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, nel periodo 1947-1960. Essi venivano assegnati a 140 Centri Raccolta Profughi sparsi in tutta Italia.
Elio Varutti

Negli anni Sessanta è stata succursale per il biennio dell’Istituto “A. Malignani”, come attestato anche dai giornali periodici pubblicati in quel periodo dalla stessa scuola. Di qui nel 1965-1966 partivano gli scioperi organizzati dagli studenti universitari, vicini al nascente "Movimento Friuli", che si portavano i ragazzi del Malignani in piazza Libertà, assieme ad altre scuole superiori, per chiedere l’istituzione della Facoltà universitaria di Medicina a Udine. Oggi è una scuola media.  
Si prosegue verso Via Cernaia, intitolata nel 1860, quando fu aperta la ferrovia a Udine. La strada è dedicata alla Guerra di Crimea del 1855, quando i bersaglieri Sardo-piemontesi e i Francesi vincono i Russi sul fiume Cernaia.
Si passa a fianco delle case dei Ferrovieri, che ospitavano oltre 100 famiglie. Il cavalcavia di Piazzale Palmanova è stato inaugurato nell’ottobre 1926. Progetto dell’ingegnere Ferruccio Voghera e realizzazione dell’impresa Dri di Tricesimo. I lampadari di ghisa e ferro battuto e le ringhiere sono della fonderia Pignone di Firenze (M. Quargnolo, Vecchia Udine, p. 143). Qui c'è il video sulla presentazione del cavalcavia del 1926 e con la testimonianza di Rina Bernardis.
Passiamo ora ad ascoltare la testimonianza della professoressa Caterina Eleonora Bernardinis, che operava nella Croce Rossa Italiana (C.R.I.). Ecco le sue parole, riferite al 1944-1945: “(…) aiutavamo anche i prigionieri alleati, i partigiani italiani… i partigiani slavi (meravigliati, non finivano di ringraziarci) e gli ebrei (povera gente! Erano i più vigilati e i più bisognosi di tutto). Davamo loro da bere, qualche pezzo di pane, qualche sigaretta”.
«Siamo partiti dalle carceri di Udine – ha riferito un’altra fonte, il signor Mauro Drigo – allo scalo merci eravamo in tanti. Il treno merci era lungo; era, mi pare, il giorno 14 gennaio 1945. I vagoni vennero piombati e scortati dalle SS e dalla polizia di Trieste la Sipo… giungemmo in Germania, nel campo di Flossenbürg, Comando di Hersbruch, il giorno 29 gennaio 1945. Mi fu assegnato il n. 41747 di matricola». I deportati sono circa 489. Identificati sino al 1984: 110.
Si giunge al Sottopasso pedonale Treni Italia e poi si arriva al binario 1 della stazione dei treni.
Un’altra fonte eccezionale sull’aiuto dato ai prigionieri dei nazisti a Udine diretti ai campi di concentramento è senza dubbio la signora Clelia Messina, nata il 13 novembre 1917. Come ha scritto Giacomina Pellizzari sul «Messaggero Veneto» del 15 gennaio 2017. Era il 1945 e Clelia Messina, abitante in Via Medici – a Udine sud - pur di sfamare i deportati, con la sua bicicletta, andava a chiedere del cibo ai contadini di Pradamano e di Cussignacco.
Qui c'è il video sull'intervento riguardo all'aiuto della signora Clelia Messina.


Giorgio Ganis, Tiziana Menotti, don Paolo Scapin e Elio Varutti alla presentazione del volumetto "Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento"

Poi con altre donne andava in stazione per passare quel cibo ai prigionieri italiani, stipati nei vagoni bestiame, mentre qualche guardia tedesca lasciava fare, ma qualcuno sparò. In stazione c’era il caos – segno che le donne e le ragazze che aiutavano i deportati erano davvero tante – e la signora Clelia voleva distribuire una minestra con un pentolone. «I prigionieri ci chiamavano mamma, la guardia sparò e il proiettile mi sfiorò le gambe. Da allora non ho più visto un film di guerra».
Binario 1, lapide dei ferrovieri caduti in guerra nel periodo 1943-1945, per aiutare i deportati prigionieri dei nazisti. Qui c'è il video riguardo alla lapide dei ferrovieri che aiutavano i deportati ai campi di concentramento nazisti.
Questi sono i binari ove sostavano i treni di deportati ed ebrei per i campi di sterminio. Stazione, atrio. La stazione ferroviaria di Udine è del 21 luglio 1860. 
Qui c'è il video sulla presentazione della lapide delle Donne Resistenti, con la citazione dell'arresto del barone e senatore Elio Morpurgo, primo sindaco ebreo in Italia.
Piazzale della Stazione, lato taxi, Lapide per ricordare le Donne resistenti, collocata dal Comune di Udine nel 2011. A questo punto è intervenuta la professoressa Daniela Rosa, presidente dell’Associazione Donne resistenti, fondata con la collega e consigliere provinciale scomparsa nel 2015 Paola Schiratti. Qui c'è il video sul suo intervento.
Percorso di Viale Europa Unita (intitolato nel 1958), prima era Viale della Stazione – Piazzale D’Annunzio (intitolato nel 1940), prima era piazzale Palmanova.
La comitiva in Via Celebrino. Fotografia Giorgio Ganis

Federico Esposito, ufficiale del regio esercito italiano, è arrestato dai tedeschi e deportato a Flossenbürg con partenza da Udine col trasporto del giorno 11 gennaio 1945, come ha scritto Flavio Fabbroni. L’ufficiale Esposito ricorda la moltitudine di donne e di bambini che si accalcavano alla stazione di Udine prima della partenza del treno della morte. C’è folla anche sulle strade limitrofe, come in Viale Trieste che, dopo Viale XXIII Marzo 1848, congiunge il Piazzale Palmanova (oggi Piazzale D’Annunzio), dove c’è Porta Aquileia, al Viale della Stazione (oggi Viale Europa Unita).
Ecco le parole di Federico Esposito: “Quella mattina c’era la neve, mezza Udine che faceva ala lungo Viale Trieste, gente che ci salutava… chi piangeva, chi salutava, qualcuno all’ultimo momento consegnava cibi, pacchi. Io ho avuto l’impressione che tutta la città si fosse radunata in Viale Trieste. E la gente ci ha seguito fino sotto i vagoni. Eravamo chiusi nei vagoni piombati regolarmente e la gente era sotto, sul marciapiede. I tedeschi facevano fatica a trattenere quella marea di gente: soprattutto donne e bambini, era uno spettacolo per me un po’ straziante” (p. 55).
Si percorre il Sottopasso pedonale e veicolare per Via Cernaia. Poi ritorniamo in Via Pradamano. Si incrocia Via Strassoldo (intitolata nel 1957). In fondo ci sono i binari ove sostavano i treni di deportati ed ebrei per i campi di sterminio.
Si transita in Via Torviscosa (intitolata nel 1958), ancora binari. Via Capriva (intitolata nel 1953-55) ultimi binari ove sostavano i treni di deportati ed ebrei per i campi di sterminio e sguardo sullo scalo merci di Via Buttrio (intitolata nel 1911). Qui c’è la Sottostazione elettrica di Rete Ferroviari Italiana (RFI).
Il gruppo di camminatori in Via Pradamano. Fotografia Giorgio Ganis

«Nessuno aveva segnalato al Posto di Pronto Soccorso della stazione di Udine – scrive Rina Bernardinis – l’arrivo di quel treno. Le disposizioni erano state impartite in sordina, dalla superiore autorità tedesca, direttamente ai propri dipendenti.
Quattro vagoni staccati dal convoglio al cosiddetto “scalo Buttrio”, erano finiti su un binario morto, lontano dalla stazione, lontano dalla vista di tutti.
Erano i vagoni degli ebrei, di quelli più sfortunati che non avevano avuto una porta amica a cui bussare o non avevano osato rivolgersi agli amici, per non esporli alle feroci rappresaglie naziste, in caso di delazioni, perquisizioni, rastrellamenti.
Numerosi della zona di Trieste e nei paesi vicini, avevano visto esplodere l’odio contro di loro».
Si passa da Via Romans, per giungere in Piazzale Cavalcaselle (intitolato nel 1985-1990).
Qui si ricorda Enzo Bellina 1922-1944, fisarmonicista come Gorni Kramer. Figlio di Massimo Bellina, casellante al passaggio a livello di Via Pradamano, dove c’era la sua scuola di musica. Le prove erano sul terrapieno della ferrovia o nel tinello di casa del casellante Bellina (M. Quargnolo, Udine o cara, p. 37-43).
A 70 anni di distanza di viaggi della speranza verso la Palestina, l’organizzazione Keren Hayesod Italia, in collaborazione con la Comunità ebraica di Venezia ha inteso celebrare questa parte di storia mai raccontata. La manifestazione del 26 marzo 2017 proprio a Pellestrina, ha inteso ricordare quel 5 novembre 1947, quando salpa la nave “Kadima” (“Avanti”), con 794 ebrei a bordo, sfuggiti alle persecuzioni razziali, alle deportazioni e ai campi di sterminio.
I sopravvissuti ebrei ai lager entrano in Italia da Tarvisio, provincia di Udine – come si legge nell’articolo di Vettor Maria Corsetti sul «Gazzettino». In seguito c’è l’imbarco dal porto di Pellestrina. Lo stesso autore riporta l’aiuto offerto ai fuggitivi dall’organizzazione clandestina “Bricha”.
Parla Daniela Rosa, presidente delle Donne Resistenti, che hanno collocato la lapide col Comune di Udine in stazione nel 2011. Fotografia Giorgio Ganis

Tali azioni di espatrio erano gestite dalla Brigata ebraica e dall’Haganah, precisa Corsetti. Un ruolo determinante è svolto da Ada Sereni, coordinatrice degli esodi ebraici dai porti italiani verso Haifa. Corsetti conferma l’esistenza di un ufficio a Milano, per instradare l’esodo dei sopravvissuti dell’Est Europa. Addirittura operava un’azienda agricola a Magenta, in provincia di Milano, nella veste di luogo di accoglienza e di formazione dei futuri lavoratori dei kibbutz. Per quanto concerne il centro di accoglienza di ebrei a Milano, esso viene citato anche in documenti trovati dalle nostre ricerche all’Archivio di Stato di Udine (ASUd).
Come riferito dallo storico Yehoshua Amishav nelle sue indagini sulle partenze da Pellestrina, è emerso che anche la settecentesca Villa Friedenberg, di Mestre, viene utilizzata dalla Bricha come centro d’accoglienza degli ebrei in attesa d’imbarco. Quello stesso sito, scrive ancora Corsetti, per ironia tragica della storia, fu utilizzato dai nazifascisti quale luogo di detenzione provvisoria degli ebrei destinati ai campi di sterminio di Hitler.
Il viaggio di Kadima fu intercettato da un aereo inglese il 15 novembre 1947. Ciò obbligò la nave ad attraccare ad Haifa, da dove i passeggeri furono portati nei campi d’internamento di Cipro. Una sorte analoga spetta alle altre due navi salpate da Pellestrina. La “Wingate”, partita il 14 marzo 1946, porta 238 persone, mentre la “Lamed Hey”, salpata il 17 gennaio 1948, reca a bordo 273 ebrei. Nonostante l’internamento e l’opposizione delle autorità del Mandato inglese sulla Palestina, conclude Vettor Maria Corsetti, i sopravvissuti alla Shoah, partiti da Pellestrina (Venezia), raggiungono più tardi le sponde anelate, andando a costruire lo stato d’Israele.


Elio Varutti vicino al Centro Smistamento Profughi giuliano dalmati (1947-1960) in Via Pradamano. Fotografia di Martina Varutti

Verso le 13,20 arrivo in Via Mistruzzi, 1, area sagra della Parrocchia di San Pio X. Tiziana Menotti,Giorgio Ganis e don Paolo Scapin presentano il volumetto di 32 pagine intitolato Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento; l’opera è stata scritta dagli studiosi Giorgio Ganis, Elio Varutti e Tiziana Menotti, 2017.

La Shoah dongje les cumieres di Baldassarie
La Shoah vicino alle zolle d’orto di Baldasseria. L’idea di questa ricerca è sorta nel 2016 nella parrocchia di San Pio X, che fa parte di Udine sud, tra la studiosa Tiziana Menotti, l’architetto Giorgio Ganis, il parroco don Paolo Scapin e il ricercatore Elio Varutti, nell’ambito di un progetto che prevedeva un incontro pubblico sul tema da effettuarsi verso il 27 gennaio 2017, Giornata della Memoria, oltre ad un pellegrinaggio culturale da svolgersi sui luoghi della memoria della Shoah udinese e una piccola mostra fotografica. Progetto realizzato con successo.
L’ipotesi che abbiamo verificato è che a Udine sud, nell’area dello scalo ferroviario, tra Via Buttrio, Via Pradamano e Via Monfalcone, chiamata un tempo suburbio di Baldasseria, stazionarono i treni merci provenienti dalla Risiera di San Sabba o dal Carcere del Coroneo, o al comando delle Waffen SS, in Piazza Oberdan, a Trieste, col trasporto di ebrei, per lo più askenaziti, e di altri prigionieri dei nazisti concentrati a Udine nelle prigioni di Via Spalato.
Non si immaginava che gli ebrei prigionieri nei vagoni piombati fossero passati sotto casa, vicino agli orti (les cumieres) di Baldasseria. Così è stato in Via Monfalcone, in Via Romans e nello scalo di Via Buttrio, che dunque sono dei luoghi della memoria.
Davanti alla scuola "E. Fermi", ex-GIL, opera dell'architetto Ermes Midena. Fotografia Giorgio Ganis

Secondo i dati del 2016 di Mauro Tabor, la deportazione nei lager dalla Risiera di San Sabba a Trieste, fulcro del concentramento nell’Adriatisches Küstenland, avendo colpito anche l’ebreo “misto” (ossia l’assimilato e il discendente da individui di altra fede, rintracciabile dalla sola evidenza del cognome) la cifra complessiva degli internati va oltre le 1200 persone, considerando che gli ebrei a Trieste, nel 1938, ammontavano a oltre 6000 unità, tra le quali letterati, pittori, scienziati, medici e amministratori d’aziende. Solo 1500 sono i sopravvissuti e rientrati.
Nel 1944 vengono arrestati quattro ebrei di Udine dalle Waffen SS, secondo Pietro Ioly Zorattini. Tra di essi c’è il barone Elio Morpurgo (1858-1944), prelevato ultraottantenne e ammalato in ospedale il 26 marzo 1944. Deportato e morto per strada.
La deportazione era diretta al Campo di concentramento di Auschwitz, di Dachau e altri lager simili, passando per Tarvisio, nel periodo 1943-1945. Bruno Maida ha scritto che il 21 giugno 1944 dai vagoni merci carichi di deportati ebrei da Trieste verso Auschwitz si alzavano le voci: «Acqua! Acqua!». Quei vagoni transitarono anche per Udine e si fermarono allo scalo di Via Buttrio. Nella parte opposta dell’ingresso a detto scalo ferroviario, sito in Via Buttrio, si trovano Via Monfalcone, Via Romans e Via Pradamano.
Ancora davanti alla scuola "E. Fermi", ex-GIL, opera dell'architetto Ermes MidenaFotografia Giorgio Ganis

Secondo Tristano Matta, alla Risiera di San Sabba furono imprigionati, in attesa dei convogli in direzione di Auschwitz o di altri campi di concentramento del Reich, oltre 1450 ebrei, provenienti dal Friuli, dalla Venezia Giulia, dal Veneto e dalla Croazia. Furono 700 i deportai razziali triestini, dei quali solo una ventina di essi fece ritorno vivo dai campi della morte. Di 28 ebrei è stata accertata l’uccisione diretta nel lager di San Sabba, in quanto considerati non in grado di sopportare il trasporto, poiché vecchi o malati, o accusati di infrazioni alla disciplina.
Dal 3 giugno 1963 la Risiera di San Sabba è un monumento nazionale. Il processo per i crimini commessi nell’unico lager nazista esistente in terra italiana si svolse nel 1976, come ricordato nel volume sulla Storia della Shoah in Italia, di Marcello Flores ed altri autori, del 2010.
Si chiamava Rosenberg e aveva 12 anni. Era un ragazzo, un fantat (in lingua friulana). Viveva da parenti o amici sotto falso nome a Gorizia. Fu arrestato davanti ai compagni di scuola dalle Waffen SS, nella sua classe, presso la scuola media e fu portato via. Non si seppe più nulla di lui, anche dopo la guerra. Il testimone di questa esperienza è il maestro Alfredo Orzan. Nella sua biografia, egli ricorda le retate naziste nelle scuole di Gorizia, per deportare i figli dei partigiani e i ragazzi ebrei che si nascondevano, grazie ad  ignoti “Giusti”.
Un po' di folclore con Luigi, "il re del rinfresco"

Bibliografia
- Rina Bernardinis, Nel mio autunno ricordo, Udine, Giovanni Aviani, 1982.
- Vettor Maria Corsetti, “Kadima, da Pellestrina fino alla Terra promessa”, «Il Gazzettino», 15 marzo 2017, p.18.
- Flavio Fabbroni, La deportazione dal Friuli nei campi di sterminio nazisti, Udine, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, 1984.
- Giorgio Ganis, Elio Varutti e Tiziana Menotti, Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento, Udine, Parrocchia di San Pio X, 2017.
- Giacomina Pellizzari, “Le storie. Portavo da mangiare ai deportati sui treni”, «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, 15 gennaio 2017, p. 24.
- Giacomina Pellizzari, “Shoah in Baldasseria. Quando si fermavano i treni dei deportati”, «Messaggero Veneto», Culture, 24 gennaio 2017, p. 47.
- Franco Sguerzi, Elio Varutti, La nostra parrocchia di San Pio X a Udine. 1958-2008 Cinquant’anni di memorie condivise, Udine, Academie dal Friûl, 2008.
- Mario Quargnolo, Vecchia Udine, Vita, Udine, 1982.
- Mario Quargnolo, Udine o cara, SVE, Udine 1989.
- Italo Tibaldi, Compagni di viaggio. Dall’Italia ai Lager nazisti. I «trasporti» dei deportati 1943-1945, Milano, Franco Angeli, Consiglio Regionale del Piemonte (1.a edizione: 1994), 1995.
- Elio Varutti (a cura di), Baldasseria vista da Alfredo Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud, Udine, Associazione Insieme con Noi, 2014.
Vicino alla Chiesa di San Pio X. Fotografia Giorgio Ganis

Sitologia

- E. Varutti, Ebrei a Udine sud e dintorni, 1939-1948. Deportazione in Germania e rientri, 2016.

- E. Varutti, Auschwitz luogo della Shoah, 2017.

Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la concessione alla diffusione, ove non altrimenti specificato. i video allegati al presente articolo sono opera dell'Associazione Insieme con Noi.


In stazione ferroviaria. Fotografia Giorgio Ganis

In via Pradamano. Fotografia Giorgio Ganis


Partenza dalla Cappella San Pio X, costruita nel 1958 e ristrutturata nel 2000. Fotografia Associazione Insieme con Noi

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Rassegna stampa:

- dal sito web di friulionline : Camminata nei luoghi della memoria a Udine Sud

- dal portale di Tursmo FVG : Ebrei a Udine sud_Camminata