Visualizzazione post con etichetta Pordenone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pordenone. Mostra tutti i post

mercoledì 28 novembre 2018

Mario Sironi a Pordenone, Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924


C’è una interessante mostra di oltre 200 opere di Mario Sironi a Pordenone. Aperta fino al 9 dicembre 2018, l’originale rassegna è stata inaugurata alla Galleria Harry Bertoia il 16 settembre 2018.
Pordenone, l’ingresso della Galleria Bertoia, per la mostra Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924. Fotografia di E. Varutti

Come scrivono nel depliant d’ingresso Pietro Tropeano, assessore alla Cultura del Comune di Pordenone, assieme al sindaco Alessandro Ciriani “Avete un grande artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto”. I due civici amministratori non sono dei critici d’arte, perché citano per tale frase niente meno che Pablo Picasso, per esaltare il futurista Mario Sironi (1885-1961), pittore, illustratore, grafico, scultore, decoratore, scenografo e protagonista principale della cultura e dell’arte del tormentato Novecento.
L’esposizione è stata curata da Fabio Benzi, che si era occupato della grande e eloquente rassegna su Sironi esposta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993. La mostra è stata realizzata dal Comune di Pordenone e dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPAC) con l’attiva collaborazione dell’Associazione Mario Sironi e il patrocinio della Regione Lombardia, inserendosi nelle iniziative per l’Anno Europeo della Cultura 2018 del MIBACT.
Mario Sironi, Periferia, 1921. Collezione privata

Nelle belle sale espositive sono ben collocate le poche opere ad olio su tela e le molte, moltissime chine o tempere su carta e su cartone. Molti disegni, persino minuscoli, cm. 10 x 15 circa, provengono da collezioni private, come diverse altre opere presenti nell’esposizione.
Si comprende bene il passaggio dell’artista dal futurismo ante Grande Guerra al classicismo dei primi anni Venti, con vari sconfinamenti verso il bozzetto pubblicitario, dato che il tratto di Sironi era richiesto sui giornali dell’epoca, come Noi e il Mondo, oppure Gli Avvenimenti, fino a Industrie Italiane Illustrate, per finire, dopo un aiutino da parte di certe grazie femminili, al Popolo d’Italia.
È l’artista che disegna i primi camion militari, i cannoni, i siluri, i dirigibili, i primi aerei, le navi corazzate e i primi carrarmati. 
Nel dopoguerra dipinge con tonalità smorte le ciminiere, le periferie informi, i tram, i ferrovieri, oppure – chissà come mai? – ieratiche donne tremendamente sole, col titolo, ovviamente di Solitudine.
Mario Sironi, Figura futurista (Antigrazioso), 1913/1914, olio su tela, cm 84,5 x 59,5

L’approccio di Sironi alla pubblicità non è di mera propaganda, come sostiene certa critica. Altri autori dubitano di ciò, vista la sua fideistica adesione al fascismo, ben documentata dalle vivaci caricature per il Popolo d’Italia, il giornale di Mussolini. In Sironi c’è satira contro il capitalismo, contro gli ebrei, contro il Partito Popolare, contro Lenin, ma nulla di critico nei confronti di certe dittature del Novecento che sconvolsero l’Europa.

Sebastiano Pio Zucchiatti, Dedica ai futuristi, 1999, olio su cartone, cm 17 x 14. Courtesy del'artista
--
Orari della mostra
Da martedì a venerdì dalle 15 alle 19. Sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. MARIO SIRONI. DAL FUTURISMO AL CLASSICISMO 1913-1924. Pordenone, Galleria Harry Bertoia (corso Vittorio Emanuele II, 60). 16 settembre - 9 dicembre 2018.

--
Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti, ove segnalato. Si ringrazia Sebastiano Pio Zucchiatti per la pittura messa a disposizione della presente recensione, intitolata Dedica ai futuristi. 

Pordenone, sulla destra c’è l’ingresso della Galleria Bertoia. Fotografia di E. Varutti


domenica 6 maggio 2018

Primo premio Villotte di poesia a Annalisa Vucusa a S. Quirino di Pordenone


È stata una bella cerimonia di premiazione del concorso letterario nazionale sul tema dell’esodo quella di sabato 5 maggio 2018. L’evento è stato organizzato dal Circolo ricreativo Villotte di San Quirino (PN), insieme ai Comuni di San Quirino, Pordenone e Roveredo in Piano. È nella sede del circolo che si è verificata la cerimonia di premiazione in Via Molino di Sotto, 4.
Premio Villotte di S. Quirino - La poetessa Annalisa Vucusa al microfono saluta pubblico e giuria

Il concorso è nato da un’idea di Luigino Vador e Nicoletta RosAveva per titolo: “Villotte: storie in cammino…, un cammino di storia”. I due scrittori friulani si sono fatti portavoce delle storie degli esuli scrivendo due interessanti volumi: “Opzione Italiani” (2007) e “Senza ritorno” (2017). Sono pezzi di storia d'Italia che non si trovano nei libri scolastici. Tali opere hanno ottenuto un meritato successo e dei premi in numerosi concorsi letterari, nonché il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente Sergio Mattarella.
Lo scopo del Concorso delle Villotte è stato di diffondere la storia dell’esodo e raccogliere nuove testimonianze, così da far divenire il Centro ricreativo delle Villotte un centro di documentazione sull’esodo. Hanno collaborato alla buona riuscita dell’operazione culturale anche dei privati come: Pontegobbo Bobbio, Associazione GueCi Rende, Cantine Gelisis, Itas Assicurazioni, Cantina Bessich, Ristoro Sferco, Bcc Pordenonese.
Il pubblico al premio Villotte di San Quirino

Il Comune di San Quirino accolse proprio in località Villotte, verso il 1956-1958, ben 49 famiglie di esuli istriani, tra cui quella stessa dell’attuale sindaco Gianni Giugovaz. La fuga dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia avveniva per le continue vessazioni dei titini nei confronti degli italiani. Con le opzioni esercitate o da clandestini oltre 350 mila italiani di quelle terre scappano e si rifugiano nel resto dell’Italia, che li accoglie in oltre 100 campi profughi. Si ricorda che nel 1943 e nel 1945 furono uccisi e gettati nelle foibe o in fosse comuni oltre 10 mila italiani per la pulizia etnica jugoslava.
Ritorniamo al concorso. Hanno partecipato anche poeti e scrittori con curriculum interessante. Tra essi, per esempio c’è Giuseppina Mellace, di Roma, che nel libro “Storie di donne dimenticate” (oltre 10 mila copie  vendute) ha raccolto vari racconti al femminile sulla tragedia delle foibe.
Al premio Villotte 2018 hanno partecipato 1.580 concorrenti da tutta Italia. Oltre che dal Friuli Venezia Giulia erano presenti concorrenti dal Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia. Alcuni partecipanti hanno inviato i loro lavori dall’estero, come Grecia, Canada, Svezia, Bulgaria e Germania.  
Prima classificata nella sezione poesia è stata Annalisa Vucusa, revisore dei conti dell’ANVGD di Udine. Giorgia Gollino seconda classificata nella sezione narrativa, è stata proposta alla selezione dal professor Angelo Viscovich, socio dell’ANVGD di Udine.
Foto di gruppo dei campioni del Premio Villotte 2018

Alla cerimonia non poteva mancare una folta delegazione di esuli trapiantati a Udine. Il gruppo era guidato da Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) a lungo applaudita dai presenti nel suo caloroso intervento. Ha fatto molto piacere al pubblico e alla delegazione udinese di esuli che fosse presente tra il pubblico il professor Fulvio Cattalini, figlio di Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017. Della delegazione udinese di esuli faceva parte pure Sergio Satti, esule da Pola e decano dell’ANVGD di Udine, oltre al segretario Bruno Bonetti.
Il concorso è stato strutturato in tre sezioni: per gli adulti sul tema dell’esodo, per gli adulti su tema libero e studenti. Le due sezioni per adulti hanno le sottosezioni poesia edita, poesia inedita, narrativa inedita, narrativa edita. La sezione per studenti ha la sottosezione narrativa e poesia a tema libero e quella di narrativa e poesia sul tema dell’esodo.
Giorgia Gollino, seconda classificata nella sezione narrativa, al microfono, vicino al professor Angelo Viscovich, socio dell’ANVGD di Udine

Tra gli altri poeti partecipanti si accenna al leccese Donato Maglio, alla poetessa Rita Muscardin di Savona che, esule, ha dedicato il suo componimento alle madri di Aleppo. Poi c’era il poeta e scrittore di Jesi Lorenzo Spurio, il poeta romano Mauro Montacchiesi e la poetessa goriziana Annapaola Prestia.
Alla sezione studenti hanno partecipato la Scuola Media “Colonia Caroja” di San Quirino (Pordenone), l’Istituto Comprensivo Scuola Primaria Villa di Serio di Bergamo, l’Istituto Comprensivo “A. Gramsci” di Ossi (Sassari), l’Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre” di Bobbio (Piacenza). premio
Il prossimo e ultimo appuntamento del Premio Villotte è per sabato 12 maggio 2018, alle ore 17, al Ridotto del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” di Pordenone. Ci sarà la premiazione della sezione adulti per i racconti e poesie a tema libero. Nello stesso tempo verranno esposte e premiate le opere grafico – pittoriche sul tema “L’Esodo” realizzate dai giovani del Liceo Artistico “E. Galvani” di Cordenons coordinati dalla docente Laura Santarossa.
Il sindaco di San Quirino Gianni Giugovaz introduce i lavori della premiazione
--
Servizio redazionale e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V.; ha collaborato Bruno Bonetti. Fotografie di Bruno Bonetti.
--

Riferimenti bibliografici e del web



E. Varutti, Le poesie di Annalisa Vucusa presentate a Udine, on-line dal 5 dicembre 2016.


lunedì 28 settembre 2015

A Sopula, congresso della Filologica Friulana. Identità in primo piano

Zoppola, provincia di Pordenone, per un giorno è stata capitale “dal Friûl che al fevele in marilenghe” (del Friuli che parla friulano). Con il 92° congresso della Società Filologica Friulana - il presidente Federico Vicario ha fatto un netto appello ai politici e alle loro posizioni sempre di più avulse dalla realtà storica e culturale del Friuli. «No o vin inmaneât, cu la Lavagne Plurilengâl un cors pai insegnants su la metodologjie dal CLIL par furlan, che al à tirât sù 153 di lôr, tante e je la voie di lavorâ ator de marilenghe» (Noi abbiamo inaugurato, con la Lavagna Plurilingue, un corso per insegnanti sulla metodologia CLIL – Content and Language Integrated Learning – in friulano, che ha registrato 153 iscritti, tanta è la voglia di lavorare sulla lingua madre).
 Alberto De Rosa, segretario della Federazione dei Fogolârs del Canada. Arrivato da Toronto a Zoppola (Sopula in variante friulana locale e Çopule in friulano standard), per portare il saluto dei numerosi Fogolârs del Canada, eccolo, mentre riceve dalle mani del sindaco Francesca Papais, il numero unico SOPULA. (Il so paìs !) Fotografia di Eddi Bortolussi

Un'altra immagine di Alberto De rosa mentre parla al Congresso della Società Filologica Friulana. Fotografia di Elio Varutti

«Giù le mani dalla nostra autonomia – ha aggiunto Federico Vicario in marilenghe, come riporta il Messaggero Veneto, del 28 settembre 2015, in italiano – Anzi, tutti i nostri politici lavorino per allargarla, come hanno fatto in Trentino e nel Sud Tirolo. E se qualcuno pensa di liquidare questa autonomia regionale, lo deve chiedere a noi, che abbiamo titolo per parlare dell’identità friulana: abbiamo quasi un secolo di storia alle spalle, ricco di lavoro, di conoscenza, cultura e insegnamento. Vengano da noi della Filologica».
Per gli interessanti ecco l'intervento per esteso del presidente della Società Filologica Friulana, professor Federico Vicario, tutto in lingua friulana. Inizia così: "Cjârs Cunfradis, Autoritâts e Amîs,
al è cun grant plasê che us puarti ancje jo, a non de nestre Societât Filologjiche, il plui cordiâl benvignût al Congrès di Sopula, ta cheste biele curnîs di int rivade di dut il Friûl, dal Venit e di Triest. E je une prime volte pal nestri Congrès sociâl, culì a Sopula, une localitât ch’e vîf di storie, di art, di tradizions, di culture, ma ancje di lavôr, di ambient, di nature, un paîs di int dinamiche e laboriose, cu la sô biele fevele furlane, dolce e musicâl, un paîs animât de passion di ducj chei che si impegnin par cheste comunitât...


Intervento di Gianni Torrenti, assessore regionale alla Cultura. Federico Vicario presidente SFF, a destra, prende appunti.
Fotografia di Elio Varutti

Il congresso è iniziato domenica 27 settembre 2015 nella Chiesa Arcipretale della Parrocchia di San Martino Vescovo, con la celebrazione della Santa Messa in friulano, presieduta da Don Antonio Buso, con la Corale “Santa Cecilia” di Zoppola, diretta dal Maestro Giorgio Molinari.
Al termine del rito religioso c’è stato il corteo dalla chiesa all’Auditorium, preceduto dalla Fanfara del Reggimento 11° Bersaglieri, col Maestro Lgt. Antonio Miele.
La posizione critica nei confronti di certi politici espressa dal professor Vicario è stata condivisa dal presidente della Provincia di Pordenone, Claudio Pedrotti, che ha detto: «È un momento cruciale per l’identità. Il ruolo di Pordenone dovrà cambiare in questa regione, perché la nostra potenza economica è poco considerata, se non addirittura messa in secondo piano. Dobbiamo essere meno individualisti. Dobbiamo rafforzare l’identità». Lo sanno bene i catalani che se hai alle spalle l’industria e gli industriali la cultura, la lingua e l’autonomia politica hanno la strada aperta.
 Il corteo dei congressisti

L'Auditorium pieno di gente

I labari della Società Filologica Friulana e del Comune di Zoppola. Fotografie di Elio Varutti

Gli onori di casa sono stati effettuati con cordialità da Francesca Papais, sindaco di Zoppola. Prima dei politici, sul palco si è esibito al piano elettrico il giovane Marco, della Scuola di Musica di Zoppola. Poi è intervenuto Gianni Torrenti, assessore alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ricordando di voler intensificare i rapporti con l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana / Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane (ARLeF).
Poi c’è stato un intervento culturale e molto passionale di Giuseppe Mariuz su “Pier Paolo Pasolini e Sopula”. Ha parlato, in seguito, l’avvocato Alberto Cassini su “Fatti e misfatti di storia e cronaca a Zoppola”. Molto apprezzato il breve intervento di Alberto De Rosa, emigrante da Zoppola a Toronto, in Canada. Pier Carlo Begotti, infine, parlando anche a nome di Pier Giorgio Sclippa, ha presentato il volume unico “Sopula”, opera di 900 pagine e di 56 autori. Il maestro Nicola Milan, infine, ha allietato i convenuti che assiepavano l’Auditorium, con la sua fisarmonica e le note del tango.
Appuntamento per il prossimo congresso, il numero 93 a Martignacco. Il sindaco Marco Zanor e Gianni Nocent, assessore alla Cultura di Martignacco hanno preso il testimone dalle mani di Francesca Papais, sindaco di Zoppola.
Il saluto musicale di Marco, della Scuola di Musica di Zoppola

Il programma è proseguito poi col pranzo presso l'Oratorio parrocchiale di Zoppola, in collaborazione con il Gruppo Alpini e le Associazioni locali. C'erano oltre 300 partecipanti. Un grande successo!
Il pomeriggio è stato dedicato alla scoperta del territorio. Così dalle ore 15.30 circa, si è svolta una folta visita al Castello di Zoppola, suddivisi in gruppi.
Per altri c'è stato il Percorso naturalistico "Alla scoperta dei magredi", a cura dell'Associazione Grava Bike Team di Zoppola.
Alle ore 17.00 circa ci sono state le visite alla Mostra "Arte in Palazzo", presso la Galleria Civica d'Arte "Celso e Giovanni Costantini", a Castions di Zoppola, piazza Indipendenza 2.
Alle ore 18.00 si è aperta la Mostra dei dipinti inediti di Antonio Carneo con visita alla Distilleria Pagura di Castions di Zoppola, via Favetti 25.
Il presidente della Provincia di Pordenone Claudio Pedrotti, qui sotto. Fotografia di Elio Varutti

Il maestro Nicola Milan ha allietato i convenuti con la sua fisarmonica e le note del tango.
Fotografie di Elio Varutti

Cerimonia di premiazione del premio "Andreina e Luigi Ciceri" - XVII edizione 


Pranzo sociale per oltre 300 partecipanti 

 La cogherie (Furlan)/ Brigade de cuisine (Français) /  kitchen brigade (English)




La visita al Castello di Zoppola. Fotografie di Elio Varutti


 Affreschi di Pomponio Amalteo, a sinistra, del 1540, al Castello di Zoppola. Fotografie di Elio Varutti
 Alcune cantinelle del Castello di Zoppola.
Fotografia di Elio Varutti

Panorama dal balconcino del Castello


Affreschi di Pietro da San Vito, del 1515 alle pareti del Castello di Zoppola, con scene laiche. fotografie di Elio Varutti

Societât Filologjiche Furlane
Comun di Sopula
Manifestazions in ocasion dal 92m Congrès de Societât Filologjiche Furlane 
Program di Otubar dal 2015
Vinars ai 2 di Otubar, aes 20.30
Dursinins disora, place Cavour
Guarneriana segreta, presentazion par cure dal autôr Angelo Floramo
Joibe ai 8 di Otubar, aes 20.30
Sopula, Auditorium Comunâl

Giuseppe Ragogna al presente il Numar Unic Sopula par cure di Pier Carlo Begotti e Pier Giorgio Sclippa
Sabide ai 10 e domenie ai 11 di Otubar
In place a Sopula

Sapori d’Autunno, ae scuvierte de enogastronomie di Sopula
Dutis lis iniziativis a son inmaneadis in colaborazion cu lis Associazions dal Comun di Sopula.

mercoledì 19 novembre 2014

Lis Sedonariis, le venditrici friulane di mestoli


Lis sedonariis, in lingua friulana, erano le venditrici ambulanti di mestoli, fusi, cucchiai, seggiolini ed altri oggetti casalinghi in legno. Singolare: sedonarie (mestolaia). Si muovevano a piedi per le città e i paesi del Friuli e del Veneto. Alcune di loro dormivano da Fusâr, un'osteria storica, in Via Pradamano a Udine. Proprio l'appellativo dell'osteria deriva da loro. Il fusâr era un Roiatti, che poco prima e dopo la Grande guerra le ospitava nel fienile della sua osteria. Un cenno su di loro c'è pure in un articolo di Elena Commessatti sul Messaggero Veneto del 30 gennaio 2011.

Una fotografia di Udine del 1860. Si vede che nella Loggia di San Giovanni; c'era ancora la scala e una porticina che dava sulla salita del Castello, vicino all'arco Bollani privo del leone marciano, rimesso là sopra il 6 luglio 1953. 
Fu, infatti, nel 1933 sotto il podestà Gino di Caporiacco, che la giunta comunale udinese deliberò di ricollocare il leone, in risposta all’abbattimento dei leoni veneziani, avvenuto a Traù, in Dalmazia, da parte delle autorità del Regno di Jugoslavia. Così negli anni ’30 fu riposto un modello di gesso. L’originale, pesante 35 quintali, realizzato dall’artista vicentino Egisto Caldana, fu posizionato sopra l’arco palladiano la sera del 6 luglio 1953, con la elegante novità che il felino volge la fronte, anziché la coda ai cittadini che transitano ai suoi piedi.


Le mestolaie (sedonariis) camminavano moltissimo. In fondo, avevano la cultura del muoversi a piedi, del conoscere gente, oltre che del vendere, che era una necessità per l'economia della famiglia. Bussavano alla porta, proponendo i loro prodotti, con semplicità, senza arrecare disturbo alle persone. Intanto cercavano di chiacchierare par furlan, come si può immaginare.
In quei tempi, anche un piatto di minestra poteva rappresentare un buon corrispettivo per un pezzo della loro originale mercanzia. In lingua friulana “sedon” significa cucchiaio, appunto. Quindi loro facevano il mestiere di: mestolaie.
Tali informazioni sono state raccolte in una ricerca scolastica, svolta da alcuni insegnanti di Italiano e Storia dell'Istituto "Bonaldo Stringher" di Udine, in collaborazione con la locale Camera di commercio e con i Civici Musei. Si è scoperto che l’osteria da “Fusâr” reca quel nome (il fusaio, o fabbricatore di fusi per filare) proprio in onore di quelle donne, che, gerla piena in spalla, affrontavano, camminando, i percorsi dei loro tentativi di vendita domiciliare. «A vignivin di Claut – ha detto il signor Gino Nonino, di Baldasseria – e a lavin a durmî tal toglât dai Roiats lì di Fusâr» (Venivano da Claut, in provincia di Pordenone e andavano a dormire nel fienile dei Roiatti, da Fusâr). 
In un’altra intervista si è saputo che «Me nono Zuanin Roiatti, nassût tal 1863 e muart tal 1941 – ha riferito Elsa Roiatti - che al faseve l’ustîr e al dave di durmî ai fusâr a lis sôs feminis e alore ducj lu lamavin fusâr» (Mio nonno... faceva l’oste e dava dormire ai fusai e alle loro donne e allora tutti lo chiamavano fusâr).
Erano donne di Cimolais, Claut e della Val Cellina, in provincia di Pordenone, oppure della Carnia. C’era una certa Letizia Sottocorona, da Collina di Forni Avoltri. Dalle 293 interviste, raccolte dagli studenti dell'Istituto Stringher, si è saputo che le mestolaie venivano chiamate in vari modi. Ad esempio “lis montagnaris”, poiché scendevano coi carri e i loro uomini dalle montagne friulane.

Per tali figure del commercio ambulante c’era il nome di “Chei des cjaçutis”, ossia: quelli delle stoviglie. “Las Nardanas” erano dette le donne che provenivano da Erto, con una parlata friulana tutta particolare, corrotta dal vicino dialetto veneto, secondo il professor Giovanni Frau, dell'Università di Udine. Esse venivano da Erto, in provincia di Pordenone, "Nert" in friulano. Naturalmente “las Clautanas cu las crassignas" erano le Clautane con la cassetta portaoggetti. Queste altre erano le portatrici di Claut, sempre in provincia di Pordenone. La “crassigne” è uno strumento a spalla, usato addirittura dai “cramars”, gli ambulanti carnici del Settecento e dei secoli precedenti, che giravano per tutta l'Europa a vendere spezie, tessuti ed erbe medicinali. La "crassigne" o "crama" era un contenitore di legno, da portare a mo' di zaino, tutta la mercanzia sulle spalle. 
Era in montagna, in Carnia e nei paesini del Pordenonese che, nei lunghi e freddi inverni, gli uomini lavoravano il legno per fabbricare i cucchiai, i seggiolini, le gerle ed altri oggetti casalinghi, venduti poi dalle mogli, dalle figlie o dalle sorelle. Ecco spiegato allora il termine “lis cjargnelis cul zei plen di robe” (le carniche con la gerla piena di roba). Altre donne erano dette proprio "lis fusanis" perchè vendevano i fusi per filare, molto usati nel passato, quando nelle famiglie patriarcali le donne dovevano filare, fare i lavori domestici, accudire e allevare i figli, lavorare nell'orto e curarsi degli animali da cortile. Agli uomini spettavano i lavori più duri, con gli animali da tiro, arare, falciare il fieno, raccogliere i prodotti dell'agricoltura e così via. Oltre il 90 per cento della popolazione era dedito all'agricoltura, a fine Ottocento.
Il punto di ritrovo per "fissare i prezzi" dei mestoli da fare nel mercato udinese, secondo Rina Bernardinis (Castiglione delle Stiviere 1908 - Udine 2010) era il Palazzo Giacomelli, in via Grazzano. Oggi è la sede del Museo Etnografico del Friuli, che raccoglie proprio gli oggetti della cultura materiale e quotidiana, di cui "lis sedonariis" erano le vestali.

Il carretto delle montanare, fotografia ripresa dal sito di Anellina Colussi
------

Questo articolo, in una prima versione, è stato pubblicato su UISP atletica del 2009. Qui è stato ripreso ed ampliato. Qui sotto: una gerla (zei, in friulano, con i termini in lingua friulana delle sue parti di fabbricazione (Per questa immagine così istruttiva sono grato a La Patrie dal Friûl, gruppo di Facebook).

venerdì 14 novembre 2014

Immagini di Annalisa Mansutti

C’era una volta il fotografo ambulante. Era la fine dell’Ottocento. Aveva lo stabilimento fotografico – si diceva così – in una città o paese grosso con mercato (e disponibilità finanziaria). I clienti si rivolgevano a lui per i “carte de visite”: fotografie, tipo figurina o santino, usati come biglietto da visita “visivo”, appunto. Ma si curava degli scatti fotografici alle famiglie, ai ritratti singoli e ai gruppi. Poi, all’occorrenza, si metteva a girare per le valli, o le città vicine, cercando clientela per i ritratti, nello stesso tempo – e siamo già nel Novecento – certi bei panorami erano l’ispirazione per un istantanea per le prime cartoline illustrate.
Passato il secolo breve, ecco che determinati fotografi con una buona stoffa, si cimentano ancora nella fotografia itinerante, anzi ne fanno uno stato d’animo, come nel caso di Annalisa Mansutti. Molto bella è stata l’esposizione di sue fotografie al Salone della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, della sede di Udine in via del Monte (25 ottobre – 8 novembre 2014).
Fare fotografie, per qualcuno, è l’esteriorizzazione dei propri sentimenti – come ha scritto Giséle Freund nel suo Fotografia e società. Riflessione teorica ed esperienza pratica di un’allieva di Adorno, Torino, Einaudi, 1976, edizione originale francese Photographie et societe, 1974 – è una sorta di creazione. Quello che crea la Mansutti è veramente un reportage tutto particolare dei viaggi intrapresi. Il visitatore e l'osservatore delle sue immagini può sognare, guardando le sue opere. Gli scatti sono anche improbabili. Da un finestrino del treno della Transiberiana, da un finestrino aperto, dal riflesso dell’immagine in una superficie riflettente e così via. Oppure, incontrando un premio Nobel che passeggia per Udine.
A mio modesto parere c’è del realismo nelle immagini proposte nella mostra di Mansutti. Poi non saprei bene se parlare di rivisitazione del neo-realismo, oppure se parlare di tardo neo-realismo. Il suo background è costituito senz’altro dalla poderosa lezione del Gruppo Friulano per la Nuova Fotografia, sorto a Spilimbergo il 1° dicembre 1955, con i Borghesan (Gianni e Giuliano) e Italo Zannier in prima fila. Se fossi un giapponese, mi inchinerei davanti a certe foto.

----------

Ora ecco qualche dato biografico dal web-site dell’autrice. Annalisa Mansutti nasce nel 1962 a San Vito al Tagliamento (Pordenone, Italia). Figlia d’arte, cresce nel laboratorio fotografico di suo padre, che condurrà per alcuni anni. Dopo una pausa durante la quale si dedica principalmente alla famiglia e a corsi di specializzazione, nel 2005 Annalisa inizia ad utilizzare la tecnologia digitale, iavvicinandosi anche al bianco e nero.
Agli inizi del 2000, l’incontro con Serenella Zoppolat attraverso comuni amici architetti, segna l’inizio di una profonda e proficua collaborazione, che porta a sviluppare competenze fondamentali che vanno oltre la semplice fotografia o la progettazione architettonica. Lo studio della visione spaziale da punti focali diversi produce nuove forme d’espressione e apre ad entrambe le porte a nuovi discorsi culturali.
Nel 2005 in Austria, Annalisa fotografa i progetti architettonici di Serenella Zoppolat, componendo immagini importanti, utilizzate in seguito per concorsi e pubblicazioni.
Nel 2012 Annalisa apre a Udine lo studio itinerante “annalisamansutti immagina”: risultante del progetto di fotografare le persone partendo dalla sua casa-studio, e continuando poi esternamente, negli ambienti frequentati dalla gente.
Il catalogo della sua ultima mostra “Del guardare“, edito da Gaspari Editore, di Udine, dà pieno risalto al suo grande talento artistico.