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lunedì 18 dicembre 2017

Gorizia, presentati Gli appunti di Stipe di Fornasaro, con Maria Grazia Ziberna

È stata Maria Grazia Ziberna a presentare il romanzo documentario “Gli appunti di Stipe” di Franco Fornasaro. La Ziberna, che è presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha illustrato con alcune originali diapositive la storia dei popoli slavi nei Balcani, giunti colà nel VI secolo d.C., nonché della presenza romana e veneziana in Istria, a Fiume e sulla costa dalmata. All’esclusiva presentazione, che ha visto una quindicina di partecipanti, ha partecipato anche Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, molto addentro a tali temi dato che, come alcuni sapranno, è stato presidente dell’ANVGD goriziana.
Sergio Satti, Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro, Rodolfo Ziberna, Didi Pasquali, Maria Grazia Ziberna e Silvia Paoletti

L’evento si è tenuto il 14 dicembre 2017, dalle ore 17,30 presso la locale sede dell’ANVGD, a Palazzo Alvarez, in Passaggio Alvarez numero 8 a Gorizia.
Ha portato il saluto del suo sodalizio, Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, che ha organizzato l’incontro in collaborazione con l’ANVGD di Gorizia, assieme alle ACLI provinciali goriziane.
La Zuccolin ha voluto ricordare il beneamato presidente Silvio Cattalini, da Zara, scomparso a Udine il 28 febbraio 2017, tra i primi molto impegnato nelle attività di dialogo e di pacificazione tra le due sponde del Mare Adriatico, secondo un’ottica di fratellanza europea. «Sono molto orgogliosa di aver intrapreso questa collaborazione con altri Comitati Provinciali dell’ANVGD, come questo di Gorizia – ha detto la Zuccolin – perché in questo modo ci apriamo a interventi costruttivi sul territorio si temi dell’esodo giuliano dalmata nel rispetto delle tradizioni culturali di quelle terre ed è la prima volta che si presenta lo scrittore Franco Fornasaro a Gorizia».
Una parte del pubblico presente in sala

Ha parlato anche la presidente provinciale delle ACLI Silvia Paoletti, svelando in pubblico alcuni tragici particolari della sua famiglia. «Mia mamma è del 1925 – ha detto Silvia Paoletti – e ricordo che una sua zia Emilia Maras Cocianni è stata deportata dai partigiani titini da Gorizia il 3 maggio 1945, che tristezza, l’hanno presa di sera e portata via con una camionetta, poi è sparita… il suo nome sta ora sulla lapide degli oltre 650 sequestrati e uccisi dai partigiani qui a Gorizia nel parco della Rimembranza».
Ha parlato in seguito pure Franco Fornasaro, autore del romanzo “Gli appunti di Stipe”, in versione italiana e croata, dal 2017, col titolo “Stipove bilješke”. La traduzione croata è della giornalista di Fiume Helena Labus Bačić e della lettrice Martina Crnolatec. La prima edizione del testo, a cura dell’ANVGD di Udine, è del 2015. Per la seconda edizione ha collaborato l’ERAPLE.
Fornasaro ha presentato i protagonisti del romanzo, come Matteo, giovane ricercatore universitario, e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato). Nato su ispirazione di Silvio Cattalini, che gli disse: “Scrivi! Ti racconterò della mia Zara e di tante altre cose, della mia vita, della famiglia, di fatti successi in questa nostra difficile vicenda di esuli, di gente che vorrebbe ritornare in vario modo, che si porta sulle spalle la storia”.
Così Fornasaro, cui il babbo aveva chiesto di non parlare mai dell’esodo per evitare di rimestare nel dolore familiare, si è aperto e ha scritto questo interessante ed originale romanzo documentario, presentato in varie località del Friuli, in Istria e a Fiume.
Silvia Paoletti, Franco Fornasaro, Bruna Zuccolin e Maria Grazia Ziberna

Cenno bibliografico ragionato sugli scomparsi di Gorizia
È citato così, a pag. 82, tra i 651 deportati italiani, il nome di Emilia Cocianni “fu Antonio e fu Teresa Ussai, nata a Gorizia il 31.8.1902, arrestata a Gorizia il 3.5.1945 e tradotta nelle carceri. Il 12 maggio deportata. Ufficio anagrafico del Comune” nella seguente pubblicazione: Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945, a cura del Comune di Gorizia, 1980.
Zia Emilia viene citata, a pag. 328, anche da padre Flaminio Rocchi, nel suo L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.
In certi elenchi la zia Emilia compare così: “Cocianni Emilia (Kocijancic Emilija)”.
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Servizio giornalistico e di fotografia di Elio Varutti, ove non altrimenti indicato. Networking e ricerche a cura di Gabriele Anelli Monti

Sergio Satti, Franco Fornasaro, Bruna Zuccolin, Rodolfo Ziberna, Didi Pasquali, Maria Grazia Ziberna, Silvia Paoletti e Elio Varutti. Fotografia di Mariarita Cosliani

mercoledì 6 dicembre 2017

Fornasaro parlerà del suo libro a Gorizia, con l’ANVGD di Udine e Gorizia

“Gli appunti di Stipe” il romanzo documentario di Franco Fornasaro sarà presentato a Gorizia. Il volume, scritto in italiano, è stato edito dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine nel 2015. Poi è stato arricchito, nel 2017, dalla versione in lingua croata. È già stato presentato in varie località del Friuli Venezia Giulia, come Udine, Pasian di Prato, Martignacco, Cividale del Friuli ed anche a Fiume, nel Golfo del Quarnaro e in Istria.
Franco Fornasaro commenta il suo "Gli appunti di Stipe" nella biblioteca di Pasian di Prato col consigliere delegato alla Cultura Paolo Montoneri, 5.10.2017. Foto E. Varutti

La presentazione ufficiale della serata verrà svolta dalla dottoressa Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD Comitato Provinciale di Gorizia. L’incontro, alla presenza dell’autore, si terrà giovedì 14 dicembre 2017, presso la sede dell’ANVGD goriziana, alle ore 17.30, a Palazzo Alvarez, con ingresso dal numero civico 8 di Passaggio Alvarez a Gorizia, con entrata libera.
L’originale incontro culturale è stato organizzato dai Comitati Provinciali di Udine e di Gorizia dell’ANVGD, oltre alle Acli Provinciali di Gorizia. Saranno presenti all’evento anche dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente dell'ANVGD di Udine e Silvia Paoletti, presidente provinciale delle ACLI.

Protagonisti dell’avvincente romanzo sono Matteo, giovane ricercatore universitario, e Giuliano Giuliani (nome e cognome evocativi!), vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato)”. Nato su ispirazione di Silvio Cattalini, compianto presidente ANVGD di Udine, che gli disse “scrivi! Ti racconterò della mia Zara e di tante altre cose, della mia vita, della famiglia, di fatti successi in questa nostra difficile vicenda di esuli, di gente che vorrebbe ritornare in vario modo, che si porta sulle spalle la storia”.

Sitologia

Paolo Medeossi, “Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine”, «Messaggero Veneto», Udine, 6 ottobre 2015.

- Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e in croato perché i giovani conoscano le radici della storia”, «La Voce del Popolo», Quotidiano italiano dell’Istria e del Quarnero, 31 dicembre 2016. 

Nel gruppo di Yahoo Amici di ANVGD di Udine : “Gli appunti di Stipe, libro di Franco Fornasaro”, 29.9.2017.

Nel sito web di friulionline: “Un popolo diviso dalla Storia Un libro a Pasian di Prato”, 15.10.2017.


martedì 10 ottobre 2017

Libro di Fornasaro (ANVGD) presentato a Pasian di Prato. Udine

Con “Gli appunti di Stipe” Franco Fornasaro ha scritto il suo ottavo romanzo, edito nel 2015 dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. 
Paolo Montoneri, a sinistra, Franco Fornasaro e Elio Varutti a Pasian di Prato

L’autore, di origine istriana, lo propone, dal dicembre 2016, in formato bilingue (italiano e croato), tanto per dimostrare ancor di più il suo essere scrittore di frontiera, alla maniera di Fulvio Tomizza, come egli stesso ama ricordare.
Oltre quindici partecipanti hanno potuto seguire la presentazione nella sala “Franco Sguerzi” della Biblioteca “Pier Paolo Pasolini” di Pasian di Prato, in provincia di Udine. L’evento, svoltosi il 5 ottobre 2017, nella rassegna Incontri con l’autore si è aperto con le parole di Paolo Montoneri, consigliere comunale con delega alla Cultura del Comune di Pasian di Prato, che ha portato il saluto del sindaco Andrea Pozzo.
Poi ha parlato il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ringraziando la Civica amministrazione che ospitava l’incontro. «Porto i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine – ha detto Varutti – e voglio ricordare il compianto presidente Silvio Cattalini, che ha voluto fermamente questo volume, che ha un valore didascalico ed è stato scritto con pacatezza e spirito di dialogo, proiettandosi in una dimensione europea». 
Pasian di Prato, Biblioteca "P. P. Pasolini", una parte del pubblico alla presentazione del libro di Franco Fornasaro del 5 ottobre

Poi ha parlato Fornasaro, che fa parte del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine. «Mio papà, con antenati di Pirano, scappa nel 1947 da Cittanova – ha detto – con la mitragliatrice che si faceva sentire alle spalle e io ho vissuto con questi pesi tra nazionalismi e interculturalità, ma proprio a quest’ultima propende il mio sentimento di italiano e di ex ufficiale della Marina militare».
Poi l’autore ha ricordato che la cultura italofona va, lungo l’Istria, Fiume e la Dalmazia, da Muggia a Ulcinio, in Montenegro, dove di recente e, nonostante quello che è successo con le guerre balcaniche degli anni Novanta, 2017 cittadini si sono dichiarati di lingua e cultura italiana. In seguito ha spiegato che il suo è un romanzo documentario, perché cerca e cita i documenti storici dal Risorgimento in poi. «Da bambino – ha aggiunto Fornasaro – ho dovuto assistere in un negozio di fruttivendolo alle offese pronunciate nei confronti di mia madre, che erano del tipo: Bruta ‘sciava torna in Istria».
“Le vicende qui narrate – ha scritto nella prima edizione Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, dal 1972 al 2017 – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. Il testo, di 176 pagine, è corredato da originali carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso) e oltre.
Franco Fornasaro in primo piano

Al termine della presentazione si è aperto un piccolo dibattito. L’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, per decenni vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha detto: «La mia famiglia è venuta via dopo l’attentato di Vergarolla, dell’agosto 1946 e siamo andati a Bolzano, mi ricordo che al liceo mi vergognavo di dire che ero profugo, perché mi davano subito del fascista, ma vorrei ricordare anch’io il grande merito del vecchio presidente Silvio Cattalini, che per primo ebbe l’intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, sin dagli anni 1990-2000, tra gli italiani “andati” e quelli “rimasti” e le altre componenti etniche della costa adriatica orientale». Sono intervenuti infine l’architetto Franco Pischiutti, con parenti che lavoravano a Fiume e un signore sardo, che ha ricordato i profughi istriani riparati a Fertilia, in Sardegna.
All’evento erano presenti e silenziose anche due signore che hanno perso i loro cari nella foiba. Si tratta di Bruna Travaglia, di Albona, componente del Consigli Esecutivo dell'ANVGD di Udine. Suo nonno Marco Gobbo e la zia Zora Gobbo «furono gettati in foiba nel 1943, probabilmente in quella di Vines, una località vicino ad Albona, il nostro paese di origine». In loro memoria Bruna Travaglia ricevette a Roma, al Quirinale, direttamente dalle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel 2010, l’onorificenza per le vittime delle foibe. Bruna Travaglia aveva 13 anni nel 1947, quando partì con tutta la sua famiglia da Pola, con la nave 'Toscana", che l’avrebbe portata in salvo a Venezia. Ma un altro aspetto tragico della vita di Bruna Travaglia è che anche il padre di suo marito, Giuseppe Rauni, è stato vittima delle foibe. «Nella mia famiglia – conclude Bruna citata dal «Messaggero Veneto» del 10 febbraio 2010 – ci sono state tre vittime delle foibe. Ma senza piangersi addosso i fiumani, gli istriani e i dalmati si sono ricostruiti una vita in giro per il mondo».
Pasian di Prato, 5.10.2017 - Un altro scorcio della conferenza di presentazione de "Gli appunti di Stipe" di Franco Fornasaro. Tra il pubblico, il primo a destra è l'ingegnere Sergio Satti, per decenni vice presidente dell'ANVGD di Udine

C’era poi anche la signora Daria Gorlato, il cui babbo Giovanni Gorlato, nato nel 1900, notaio di Dignano d’Istria, venne prelevato, assieme ad un gruppo di altri italiani del paese, da quattro militi titini armati giunti col camion di sera, il 3 maggio 1945. Li hanno portati al castello di Pisino e poi non si seppe più nulla di tutti loro. Fu detto che li avevano uccisi e gettati nella foiba.

Ci si è posti il problema di trattare in questo articolo la questione delle uccisioni nella foiba di Giuseppe Rauni, di Marco e Zora Gobbo e della scomparsa del notaio Giovanni Gorlato. Allora si ricorda lo spirito di fondo della Legge 30 marzo 2004 n. 92, che istituì il Giorno del Ricordo, col fine di conservare e rinnovare  «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». 
Solo esponendo tali fatti, dunque, si può continuare ad abbattere il Muro del silenzio, eretto dal dopoguerra per non disturbare Tito che stava staccandosi dai paesi satelliti della dittatura di Stalin. Si ritiene che tale obiettivo possa essere raggiunto nell’alveo del dialogo tra le sponde dell’Adriatico, con le mete della pacificazione in una dimensione europea, andando oltre il cosiddetto Silenzio degli esuli istriani.
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Riferimenti nel web
- Per chi fosse interessato a leggere altri commenti  e recensioni sul libro di Franco Fornasaro veda: E. Varutti, “Udine, nuovo libro di Fornasaro sull’Istria”, nel web dal 14 ottobre 2015.
- Una recensione è comparsa anche su «La Voce del Popolo», Quotidiano dell’Istria e del Quarnero a firma di Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e incroato perché i giovani conoscano le radici della storia”, nel web dal 31 dicembre 2016.
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Bibliografia
Il primo testo che rivelò la storia dei tre parenti di Bruna Travaglia infoibati a Vines probabilmente è il seguente: Elio Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Anvgd, Comitato Provinciale di Udine, 2007. Vedi pag. 43.
  
Per la vicenda tragica subita da Bruna Travaglia vedi inoltre: Renato Schinko, “Non dimenticherò mai la notte in cui portarono via mio padre”, «Messaggero Veneto» del 10 febbraio 2010.

Bruna Travaglia, al centro in prima fila a Pasian di Prato per la presentazione del libro di Fornasaro
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Rassegna stampa
- Dal «Messaggero Veneto» del 3 ottobre 2017.

- Dal sito web di friulionline “Un popolo diviso dalla Storia Un libro a Pasian di Prato” del 15 ottobre 2017.

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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di Fulvio Pregnolato, che si ringrazia per la collaborazione.

mercoledì 14 ottobre 2015

Libro di Fornasaro sull’Istria presentato a Udine

Erano un paio d'anni che Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), domandava a Franco Fornasaro, autore di origine istriana, di scrivere un libro sull'argomento dell'esodo giuliano dalmata e sulla situazione politico culturale dei Balcani nel Novecento.
Col titolo intrigante “Gli appunti di Stipe” ecco fresco di stampa il romanzo documentario di Franco Fornasaro (Trieste 1952). “Le vicende qui narrate – come ha ricordato Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, editrice del volume – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. 
Il volume è già stato presentato dalla giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin su La Voce del Popolo. Quotidiano italiano dell'Istria e del Quarnero, del 1 agosto 2015, col titolo significativo: "Negli occhi di Stipe ci siamo noi tutti...".
In seguito anche il Messaggero Veneto, di Udine col giornalista Paolo Medeossi ha pubblicato un articolo in merito il 6 ottobre 2015 col titolo: "Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine".

Rosanna Turcinovich, Franco Fornasaro, Silvio Cattalini e Paolo Medeossi. Fotografia di Elio Varutti.

Il testo scritto da Fornasaro, di 176 pagine, è corredato da numerose carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Serenissima Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso). È un bel libro contenente le “riflessioni sorte negli ultimi due anni di lezioni tenute da Fornasaro all’Università della Terza Età di Udine (UTE) – ha detto Paolo Medeossi, giornalista del «MessaggeroVeneto» – e a me, che sono udinese di nascita, che poi ho vissuto a Monfalcone, che non è nei Balcani, ma quasi, e ho lavorato a Gorizia nella redazione del giornale, mi vien da dire che la vita nei confini orientali d’Italia è tutto un altro mondo, perché le oltre 700 persone sparite il 2 maggio 1945, durante l’invasione titina di Gorizia, stanno a dirci qualcosa; bisogna sapere poi cosa ha fatto di male il fascismo in Istria, prima del 1939; dobbiamo avere il coraggio di chiarire la storia, come fa l’autore di questo libro, pacato e intelligente, spiegando una materia incandescente e controversa”.
Parte del pubblico alla presentazione del libro di Fornasaro; Sergio Satti, primo a sinistra, Giorgio Gorlato, secondo vicino alla sua consorte Graziella Brusin; Annalisa Vukusa è la quarta. 
Fotografia di Elio Varutti.

Protagonisti del romanzo sono un certo Matteo, giovane ricercatore universitario e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato), già menzionato ne La miglior vita di Fulvio Tomizza, autore un po’ dimenticato, con cui ho avuto la fortuna di discutere le tematiche dell’Adriatico Orientale e della frontiera”.
Tomizza racconta di Stipe, anzi di don Stipe, “terzo di cinque fratelli rimasti zappatori e mandriani a Draguć…” (pag. 49). Opera nella parrocchia di un paesino dell’Istria, vicino a Umago, Radovani, Orehi, Làzari, Crasti… Lo troviamo citato fino a pag. 258 del romanzo (Fulvio Tomizza, La miglior vita, Milano, Rizzoli, 4.a edizione, 1977).
All’incontro pubblico di presentazione, svoltosi all’Albergo Astoria Italia giovedì 8 ottobre 2015 con oltre 50 partecipanti, è intervenuta anche la giornalista Rosanna Giuricin Turcinovich, di Rovigno. “Questo libro è uno strumento importante – ha detto la Turcinovich – per capire il baratro della Jugoslavia; è come un Bignami rispetto all’opera omnia di Fornasaro che è Novecento Adriatico, del 2011; mi auguro che possa essere utile ad uscire dai ghetti culturali degli esuli, che spesso non sanno proporsi e dei rimasti, che hanno vissuto nell’implosione della cultura e della lingua minoritaria italiana. Matteo, il giovane protagonista del romanzo rappresenta il futuro per il mondo degli esuli e dei rimasti e, in questo senso, auspico che pure in Italia ci sia la sensibilità dimostrata dalle autorità accademiche di Toronto, dove Konrad Eisenbicher, docente di letteratura italiana del Rinascimento, ha spinto per attivare un dottorato di ricerca sulla letteratura giuliano dalmata in Canada”.
Il focoso intervento di Paola Del Din; vicino a lei Enrico D'Este. Fotografia d Elio Varutti.

Enrico D’Este, di ascendenza istriana e consigliere comunale a Udine, ha portato all’incontro il saluto ufficiale di Furio Honsell, sindaco di Udine. Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, ha ringraziato l’autore per le chiarissime lezioni tenute all’UTE, dicendosi “voglioso di gustare il libro con tante aspettative, riguardo ad un nuovo modo di trattare le questioni del confine orientale d’Italia”. Annalisa Vukusa, originaria di Zara, ha confermato il fatto dei giuliano dalmati incapaci di porsi e di raccontare il proprio esodo, per riservatezza o per tanti altri motivi. “Io stessa, ho vissuto per molti anni a Trieste – ha aggiunto Vukusa – ma mi sono accostata tardi ai temi adriatici perché mi sentivo sradicata, mi manca tanto il mare e poi con queste pubblicazioni dobbiamo uscire dal Friuli Venezia Giulia e parlarne in campo nazionale”. Sergio Satti, esule da Pola e vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, ha spiegato l’importanza del volume di Fornasaro “perché affronta argomenti storici poco trattati, in modo semplice e chiaro e ci fa capire anche i rapporti ed il ruolo della Chiesa”.
Paola Del Din, partigiana della Osoppo, medaglia d’oro al valor militare, ha accennato “all’obbligo del silenzio sui temi dell’esodo giuliano dalmata, per assecondare Tito, che andava a guidare il gruppo di Paesi non allineati, né stalinisti, né capitalisti”. Sono intervenuti, tra glia altri, Annamaria Pittana, con dei ricordi su Pola e Bruno Rossi, nella cui famiglia c’è chi può vantare dei legami con Sebenico. Si è notato in sala, infine, un folto gruppo di esuli da Pinguente. Nel libro, tra l’altro, si accenna a Pisino, al Territorio Libero di Trieste, a Fulvio Tomizza, Parenzo, Fiume, Zara e Pola.
Erano presenti alcuni insegnanti, come i professori Anna Ghersani Durini, Elisabetta Marioni e Elio Varutti, dell’Istituto “B. Stringher”. Proprio uno degli insegnanti, oltre ad apprezzare e ringraziare Fornasaro per la sua importante opera e a portare il saluto di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico della scuola, ha presentato il progetto “Storie di donne nel ‘900”, sostenuto dalla Fondazione CRUP, di cui è referente il professor Giancarlo Martina che, tra l’altro, tratta temi come “L’esodo giuliano dalmata insegnato a scuola”, oppure “Le donne dell’esodo giuliano dalmata” e anche “Itinerario giuliano a Udine”.  


 Qui sopra un'altra immagine dell'attento pubblico alla presentazione di Fornasaro, che compare nella foto sottostante, assieme a Silvio Cattalini. Fotografia d Elio Varutti.

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Recensione per appunti

Devo confessare che la mia lettura del romanzo documentario di Fornasaro sull’Istria è proceduta in modo vario, saltabeccando da un paragrafo all’altro, senza procedere dall’inizio alla fine. Ho preso in mano il libro in varie occasioni e momenti della giornata, perciò leggevo qui e là. Prendevo appunti anch’io, come echeggia il titolo del volume stesso. Solo dopo questa lettura “spezzata”, ho proceduto a leggero in modo ordinato.
È ben fatto. È un libro che chiarisce tanti aspetti della questione balcanica. Fissa le responsabilità delle autorità italiane sulle violenze perpetrate in Istria sotto il fascismo contro le persone di etnia croata e slovena o non italiana (gli allogeni, come li definiva il fascismo). Tra di loro c’era chi si ribellava all’occupazione italiana: Provincia di Lubiana e Governatorato della Dalmazia, 1941.
Nel romanzo sono citati numerosi documenti ormai pubblici. Sono menzionati i nomi dei generali comandanti italiani molto servizievoli nei confronti dell’enunciato di Mussolini: “Se l’etnia non va d’accordo con la geografia, è l’etnia che deve muoversi” (p. 70). Ci sono i generali: Mario Roatta, Vittorio Ambrosio, Gastone Gambara, Mario Robotti… (p. 72). Sono costoro responsabili dei Campi di concentramento per sloveni e croati di Arbe e di Gonars. È colpa loro delle azioni di rappresaglia italiane che prevedevano la distruzione e l’incendio di interi villaggi nell’entroterra croato e sloveno.
Poi Fornasaro tratta delle foibe (p. 87, 103) come resa dei conti contro gli italiani. C’è poi l’esodo (pp. 89, 93, 110, 111). Non bisogna scordare l’antefatto. L’aspetto originale del lavoro di Fornasaro è la trattazione di altri periodi storici, come gli anni sessanta, con gli Accordi di Udine (1962) e la nascita della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (1963). Ci sono pure gli anni settanta e ottanta con la morte di Tito. Non manca la spiegazione delle guerre balcaniche degli anni novanta e la dissoluzione della Jugoslavia. Molto interessanti sono gli aspetti contenuti nei brani sugli anni dopo il 2000 per i contatti tra quelli dell’esodo e gli italiani rimasti nelle terre annesse alla Jugoslavia. Fornasaro scrive che i progetti nazionalisti iugoslavi erano uguali a quelli fascisti (p. 88).

Finalmente questo scrittore mette nero su bianco che l’esodo giuliano dalmata durò almeno fino al 1962 (p. 90). Storici e giornalisti (chissà perché?) lo fissano al 1956, nonostante molte testimonianze successive a quell’anno citate nella vasta letteratura sull’esodo stesso.  Poi si spiega che c’è stata “pulizia ideologica ancorché etnica” (p. 102), gestita dall’OZNA, la polizia segreta di Tito, con le sue eliminazioni dei “nemici del popolo”. Altro non sono che le stesse azioni di Gestapo e dei fascisti (p. 101). Da ultimo, molto interessante, c’è il Padre Nostro in dalmatico, del secolo XV.

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Qui potrete trovare una versione di questo articolo pubblicata il 18 ottobre 2015 sulla testata nel web di      friulionline.it    col titolo:   "Quelli dell'esodo e i rimasti: un libro sui giuliano-dalmati".

C'è un altro articolo del 16 ottobre 2015 pubblicato sempre nel web su   infofvg.it  col seguente titolo: "Udine, presentato il romanzo di Fornasaro". 
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Questo articolo rientra nelle attività del Centro di ricerca, documentazione e produzione culturale sull’esodo giuliano dalmata, per raccogliere, testi, documenti, interviste e fotografie di quei particolari momenti storici. Il Centro di ricerca è sorto all’interno del Laboratorio di storia dell’Istituto Stringher di Udine, di cui è referente il professor Giancarlo Martina.  È parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne del ‘900”, che  ha ottenuto, tra gli altri, il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, ANVGD di Udine.