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lunedì 19 febbraio 2018

Presentati a Tarcento Gli appunti di Stipe, con l’autore Fornasaro

È stato un Giorno del Ricordo col gelo e con la neve quello vissuto a Tarcento lo scorso 12 febbraio 2018. Per l’organizzazione della Biblioteca civica di Tarcento e del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), alle ore 18, è stato presentato il libro di Franco Fornasaro dal titolo “Gli appunti di Stipe”. 
Durante l'incontro ha preso la parola Donatella Prando, assessore al Personale del Comune di Tarcento, portando il saluto della Civica amministrazione.
Tarcento: da sinistra Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro e Donatella Prando, Assessore al Personale del Comune di Tarcento

Il volume, già presentato nell’ottobre del 2015 a Udine e in altre località (Istria e Fiume incluse), nel 2016-2017 ha visto la traduzione in croato, per cui il testo ora è bilingue: italiano e croato. Proprio queste due comunità linguistiche si trovarono a dover spezzare i rapporti nel dopoguerra a metà del Novecento, con la guerra fredda che si imponeva sullo scacchiere europeo. Fornasaro indaga e spiega con adeguata documentazione anche questi fatti storici poco sviluppati, poco conosciuti e ancor meno capiti.
Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha presentato l’autore che fa parte, tra le altre, del Comitato Esecutivo della stessa ANVGD. Al termine dell’incontro ci sono state alcune domande cui Fornasaro ha risposto con precisione e passione. Ha partecipato all'incontro anche Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento e segretario dell'ANVGD di Udine.
Una parte del pubblico in biblioteca con Bruno Bonetti, al centro 

Un commento di Paolo Medeossi del 2015
“Lo scopo è dunque di riprendere il filo dei rapporti dove erano stati recisi – come ha scritto Paolo Medeossi sul «Messaggero Veneto» del 6 ottobre 2015 – riannodando legami mai interrotti del tutto, coltivando il seme del riavvicinamento, senza più processi alle intenzioni. Un processo importante, che deve essere incoraggiato come ha fatto Fornasaro in un libro di episodi e riflessioni, dove nulla è taciuto o censurato. È interessante nel libro la continua trasmissione di notizie e responsabilità tra il professore e il giovane laureato (i protagonisti del romanzo documentario), cui spetta adesso il compito di andare avanti e di attraversare la storia, senza negarla, senza farne motivo di odio e scontro, ma senza nemmeno usi strumentali o di parte. 

Spiegare cosa accadde in questi territori, nell’ultimo secolo - ha aggiunto Medeossi - richiede una totale onestà intellettuale capace di porsi davanti al coacervo di etnie contrapposte, la cui brama principale era diventata a un certo punto la conquista di Trieste. Fare chiarezza è un debito nei confronti di tutte le vittime di allora, a qualsiasi mondo siano appartenute, schiacciate dai meccanismi di eventi che non potevano fronteggiare o evitare. Nei dialoghi proposti dal libro emerge tutto questo, per arrivare a una conclusione struggente, dove l’autore rievoca i sentimenti di chi italiano divenne esule a fine guerra e di chi invece volle restare”.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Udine.

Franco Fornasaro e la copertina del suo libro

lunedì 18 dicembre 2017

Gorizia, presentati Gli appunti di Stipe di Fornasaro, con Maria Grazia Ziberna

È stata Maria Grazia Ziberna a presentare il romanzo documentario “Gli appunti di Stipe” di Franco Fornasaro. La Ziberna, che è presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha illustrato con alcune originali diapositive la storia dei popoli slavi nei Balcani, giunti colà nel VI secolo d.C., nonché della presenza romana e veneziana in Istria, a Fiume e sulla costa dalmata. All’esclusiva presentazione, che ha visto una quindicina di partecipanti, ha partecipato anche Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, molto addentro a tali temi dato che, come alcuni sapranno, è stato presidente dell’ANVGD goriziana.
Sergio Satti, Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro, Rodolfo Ziberna, Didi Pasquali, Maria Grazia Ziberna e Silvia Paoletti

L’evento si è tenuto il 14 dicembre 2017, dalle ore 17,30 presso la locale sede dell’ANVGD, a Palazzo Alvarez, in Passaggio Alvarez numero 8 a Gorizia.
Ha portato il saluto del suo sodalizio, Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, che ha organizzato l’incontro in collaborazione con l’ANVGD di Gorizia, assieme alle ACLI provinciali goriziane.
La Zuccolin ha voluto ricordare il beneamato presidente Silvio Cattalini, da Zara, scomparso a Udine il 28 febbraio 2017, tra i primi molto impegnato nelle attività di dialogo e di pacificazione tra le due sponde del Mare Adriatico, secondo un’ottica di fratellanza europea. «Sono molto orgogliosa di aver intrapreso questa collaborazione con altri Comitati Provinciali dell’ANVGD, come questo di Gorizia – ha detto la Zuccolin – perché in questo modo ci apriamo a interventi costruttivi sul territorio si temi dell’esodo giuliano dalmata nel rispetto delle tradizioni culturali di quelle terre ed è la prima volta che si presenta lo scrittore Franco Fornasaro a Gorizia».
Una parte del pubblico presente in sala

Ha parlato anche la presidente provinciale delle ACLI Silvia Paoletti, svelando in pubblico alcuni tragici particolari della sua famiglia. «Mia mamma è del 1925 – ha detto Silvia Paoletti – e ricordo che una sua zia Emilia Maras Cocianni è stata deportata dai partigiani titini da Gorizia il 3 maggio 1945, che tristezza, l’hanno presa di sera e portata via con una camionetta, poi è sparita… il suo nome sta ora sulla lapide degli oltre 650 sequestrati e uccisi dai partigiani qui a Gorizia nel parco della Rimembranza».
Ha parlato in seguito pure Franco Fornasaro, autore del romanzo “Gli appunti di Stipe”, in versione italiana e croata, dal 2017, col titolo “Stipove bilješke”. La traduzione croata è della giornalista di Fiume Helena Labus Bačić e della lettrice Martina Crnolatec. La prima edizione del testo, a cura dell’ANVGD di Udine, è del 2015. Per la seconda edizione ha collaborato l’ERAPLE.
Fornasaro ha presentato i protagonisti del romanzo, come Matteo, giovane ricercatore universitario, e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato). Nato su ispirazione di Silvio Cattalini, che gli disse: “Scrivi! Ti racconterò della mia Zara e di tante altre cose, della mia vita, della famiglia, di fatti successi in questa nostra difficile vicenda di esuli, di gente che vorrebbe ritornare in vario modo, che si porta sulle spalle la storia”.
Così Fornasaro, cui il babbo aveva chiesto di non parlare mai dell’esodo per evitare di rimestare nel dolore familiare, si è aperto e ha scritto questo interessante ed originale romanzo documentario, presentato in varie località del Friuli, in Istria e a Fiume.
Silvia Paoletti, Franco Fornasaro, Bruna Zuccolin e Maria Grazia Ziberna

Cenno bibliografico ragionato sugli scomparsi di Gorizia
È citato così, a pag. 82, tra i 651 deportati italiani, il nome di Emilia Cocianni “fu Antonio e fu Teresa Ussai, nata a Gorizia il 31.8.1902, arrestata a Gorizia il 3.5.1945 e tradotta nelle carceri. Il 12 maggio deportata. Ufficio anagrafico del Comune” nella seguente pubblicazione: Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945, a cura del Comune di Gorizia, 1980.
Zia Emilia viene citata, a pag. 328, anche da padre Flaminio Rocchi, nel suo L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.
In certi elenchi la zia Emilia compare così: “Cocianni Emilia (Kocijancic Emilija)”.
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Servizio giornalistico e di fotografia di Elio Varutti, ove non altrimenti indicato. Networking e ricerche a cura di Gabriele Anelli Monti

Sergio Satti, Franco Fornasaro, Bruna Zuccolin, Rodolfo Ziberna, Didi Pasquali, Maria Grazia Ziberna, Silvia Paoletti e Elio Varutti. Fotografia di Mariarita Cosliani

mercoledì 6 dicembre 2017

Fornasaro parlerà del suo libro a Gorizia, con l’ANVGD di Udine e Gorizia

“Gli appunti di Stipe” il romanzo documentario di Franco Fornasaro sarà presentato a Gorizia. Il volume, scritto in italiano, è stato edito dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine nel 2015. Poi è stato arricchito, nel 2017, dalla versione in lingua croata. È già stato presentato in varie località del Friuli Venezia Giulia, come Udine, Pasian di Prato, Martignacco, Cividale del Friuli ed anche a Fiume, nel Golfo del Quarnaro e in Istria.
Franco Fornasaro commenta il suo "Gli appunti di Stipe" nella biblioteca di Pasian di Prato col consigliere delegato alla Cultura Paolo Montoneri, 5.10.2017. Foto E. Varutti

La presentazione ufficiale della serata verrà svolta dalla dottoressa Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD Comitato Provinciale di Gorizia. L’incontro, alla presenza dell’autore, si terrà giovedì 14 dicembre 2017, presso la sede dell’ANVGD goriziana, alle ore 17.30, a Palazzo Alvarez, con ingresso dal numero civico 8 di Passaggio Alvarez a Gorizia, con entrata libera.
L’originale incontro culturale è stato organizzato dai Comitati Provinciali di Udine e di Gorizia dell’ANVGD, oltre alle Acli Provinciali di Gorizia. Saranno presenti all’evento anche dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente dell'ANVGD di Udine e Silvia Paoletti, presidente provinciale delle ACLI.

Protagonisti dell’avvincente romanzo sono Matteo, giovane ricercatore universitario, e Giuliano Giuliani (nome e cognome evocativi!), vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato)”. Nato su ispirazione di Silvio Cattalini, compianto presidente ANVGD di Udine, che gli disse “scrivi! Ti racconterò della mia Zara e di tante altre cose, della mia vita, della famiglia, di fatti successi in questa nostra difficile vicenda di esuli, di gente che vorrebbe ritornare in vario modo, che si porta sulle spalle la storia”.

Sitologia

Paolo Medeossi, “Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine”, «Messaggero Veneto», Udine, 6 ottobre 2015.

- Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e in croato perché i giovani conoscano le radici della storia”, «La Voce del Popolo», Quotidiano italiano dell’Istria e del Quarnero, 31 dicembre 2016. 

Nel gruppo di Yahoo Amici di ANVGD di Udine : “Gli appunti di Stipe, libro di Franco Fornasaro”, 29.9.2017.

Nel sito web di friulionline: “Un popolo diviso dalla Storia Un libro a Pasian di Prato”, 15.10.2017.


venerdì 20 ottobre 2017

Patate in tecia, ricetta della tradizione istro-dalmata

Patate in padella (fersora). La preparazione è di una semplicità incredibile, ma difficilmente riesce. A meno che non ci sia la memoria visiva di quando la nonna o la zia cucinava le patate in questo modo diffuso in tutta l’Istria, in Dalmazia e nel Quarnaro.

È con le parole di Francesco Gottardi che si spiega la ricetta. Si fanno bollire le patate con la buccia, senza portarle a cottura completa. Sarebbe consigliabile (addirittura!) cuocerle il giorno prima dell’utilizzo. Sbucciare le patate e tagliarle a fette di un quarto di centimetro. Disporle su una teglia bassa (la fersora) ben imburrata. Disporre le patate in tre o quattro strati alternandoli con cipolla soffritta nella pancetta. Riempire gli spazi vuoti, schiacciando un po’ le patate. Cuocerle a fuoco lento e coperte. Dopo dieci minuti, si alza la fiamma e, quando si sente soffriggere, si scoperchia. È così che l’odore si sparge per la casa e anche di fuori, aprendo la finestra, come ha scritto Franco Fornasaro in un suo romanzo.
Dopo altri 10-15 minuti si capovolge, con l’aiuto di un piatto, per cuocere l’altra parte come si farebbe con una frittata. Osservare che entrambe le parti abbiano una crosticina dorata. Anche se si verificassero certe frantumazioni, ricomponete il tutto, al fine di dorare bene. Le patate in tecia sono il contorno ideale per i piatti di carne. Oggi, con i tegami antiaderenti, la preparazione risulta più facile.
Un tempo la fersora era quel recipiente in ferro largo e poco fondo con un lungo manico pure di ferro, utile a friggere le vivande. Il vocabolo è diffuso anche nella lingua friulana: fersore, o fersorie (Il Nuovo Pirona).
È stato proprio lo scrittore Franco Fornasaro, nel suo romanzo “L’Adriatico di Gino”, a raccontare dell’odore di “patate in tecia” che si spargeva per le case di Pirano, sin dalla quinta pagina.
Per la fotografia si ringrazia la signora Daniela Conighi.

Cartolina da Internet 
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Bibliografia
- Franco Fornasaro, L’Adriatico di Gino. Romanzo / Gino, evo Jadrana! Roman, Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013.
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, 2.a edizione, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 152.

- Giulio Andrea Pirona, Ercole Carletti, Giovanni Battista Corgnali, Il Nuovo Pirona. Vocabolario friulano, Udine, Società Filologica Friulana, 2001.

Cartolina a cura del Comitato Nazionale Rifugiati italiani Venezia Giulia italica, 1947 (Collezione privata)

martedì 10 ottobre 2017

Libro di Fornasaro (ANVGD) presentato a Pasian di Prato. Udine

Con “Gli appunti di Stipe” Franco Fornasaro ha scritto il suo ottavo romanzo, edito nel 2015 dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. 
Paolo Montoneri, a sinistra, Franco Fornasaro e Elio Varutti a Pasian di Prato

L’autore, di origine istriana, lo propone, dal dicembre 2016, in formato bilingue (italiano e croato), tanto per dimostrare ancor di più il suo essere scrittore di frontiera, alla maniera di Fulvio Tomizza, come egli stesso ama ricordare.
Oltre quindici partecipanti hanno potuto seguire la presentazione nella sala “Franco Sguerzi” della Biblioteca “Pier Paolo Pasolini” di Pasian di Prato, in provincia di Udine. L’evento, svoltosi il 5 ottobre 2017, nella rassegna Incontri con l’autore si è aperto con le parole di Paolo Montoneri, consigliere comunale con delega alla Cultura del Comune di Pasian di Prato, che ha portato il saluto del sindaco Andrea Pozzo.
Poi ha parlato il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ringraziando la Civica amministrazione che ospitava l’incontro. «Porto i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine – ha detto Varutti – e voglio ricordare il compianto presidente Silvio Cattalini, che ha voluto fermamente questo volume, che ha un valore didascalico ed è stato scritto con pacatezza e spirito di dialogo, proiettandosi in una dimensione europea». 
Pasian di Prato, Biblioteca "P. P. Pasolini", una parte del pubblico alla presentazione del libro di Franco Fornasaro del 5 ottobre

Poi ha parlato Fornasaro, che fa parte del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine. «Mio papà, con antenati di Pirano, scappa nel 1947 da Cittanova – ha detto – con la mitragliatrice che si faceva sentire alle spalle e io ho vissuto con questi pesi tra nazionalismi e interculturalità, ma proprio a quest’ultima propende il mio sentimento di italiano e di ex ufficiale della Marina militare».
Poi l’autore ha ricordato che la cultura italofona va, lungo l’Istria, Fiume e la Dalmazia, da Muggia a Ulcinio, in Montenegro, dove di recente e, nonostante quello che è successo con le guerre balcaniche degli anni Novanta, 2017 cittadini si sono dichiarati di lingua e cultura italiana. In seguito ha spiegato che il suo è un romanzo documentario, perché cerca e cita i documenti storici dal Risorgimento in poi. «Da bambino – ha aggiunto Fornasaro – ho dovuto assistere in un negozio di fruttivendolo alle offese pronunciate nei confronti di mia madre, che erano del tipo: Bruta ‘sciava torna in Istria».
“Le vicende qui narrate – ha scritto nella prima edizione Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, dal 1972 al 2017 – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. Il testo, di 176 pagine, è corredato da originali carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso) e oltre.
Franco Fornasaro in primo piano

Al termine della presentazione si è aperto un piccolo dibattito. L’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, per decenni vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha detto: «La mia famiglia è venuta via dopo l’attentato di Vergarolla, dell’agosto 1946 e siamo andati a Bolzano, mi ricordo che al liceo mi vergognavo di dire che ero profugo, perché mi davano subito del fascista, ma vorrei ricordare anch’io il grande merito del vecchio presidente Silvio Cattalini, che per primo ebbe l’intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, sin dagli anni 1990-2000, tra gli italiani “andati” e quelli “rimasti” e le altre componenti etniche della costa adriatica orientale». Sono intervenuti infine l’architetto Franco Pischiutti, con parenti che lavoravano a Fiume e un signore sardo, che ha ricordato i profughi istriani riparati a Fertilia, in Sardegna.
All’evento erano presenti e silenziose anche due signore che hanno perso i loro cari nella foiba. Si tratta di Bruna Travaglia, di Albona, componente del Consigli Esecutivo dell'ANVGD di Udine. Suo nonno Marco Gobbo e la zia Zora Gobbo «furono gettati in foiba nel 1943, probabilmente in quella di Vines, una località vicino ad Albona, il nostro paese di origine». In loro memoria Bruna Travaglia ricevette a Roma, al Quirinale, direttamente dalle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel 2010, l’onorificenza per le vittime delle foibe. Bruna Travaglia aveva 13 anni nel 1947, quando partì con tutta la sua famiglia da Pola, con la nave 'Toscana", che l’avrebbe portata in salvo a Venezia. Ma un altro aspetto tragico della vita di Bruna Travaglia è che anche il padre di suo marito, Giuseppe Rauni, è stato vittima delle foibe. «Nella mia famiglia – conclude Bruna citata dal «Messaggero Veneto» del 10 febbraio 2010 – ci sono state tre vittime delle foibe. Ma senza piangersi addosso i fiumani, gli istriani e i dalmati si sono ricostruiti una vita in giro per il mondo».
Pasian di Prato, 5.10.2017 - Un altro scorcio della conferenza di presentazione de "Gli appunti di Stipe" di Franco Fornasaro. Tra il pubblico, il primo a destra è l'ingegnere Sergio Satti, per decenni vice presidente dell'ANVGD di Udine

C’era poi anche la signora Daria Gorlato, il cui babbo Giovanni Gorlato, nato nel 1900, notaio di Dignano d’Istria, venne prelevato, assieme ad un gruppo di altri italiani del paese, da quattro militi titini armati giunti col camion di sera, il 3 maggio 1945. Li hanno portati al castello di Pisino e poi non si seppe più nulla di tutti loro. Fu detto che li avevano uccisi e gettati nella foiba.

Ci si è posti il problema di trattare in questo articolo la questione delle uccisioni nella foiba di Giuseppe Rauni, di Marco e Zora Gobbo e della scomparsa del notaio Giovanni Gorlato. Allora si ricorda lo spirito di fondo della Legge 30 marzo 2004 n. 92, che istituì il Giorno del Ricordo, col fine di conservare e rinnovare  «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». 
Solo esponendo tali fatti, dunque, si può continuare ad abbattere il Muro del silenzio, eretto dal dopoguerra per non disturbare Tito che stava staccandosi dai paesi satelliti della dittatura di Stalin. Si ritiene che tale obiettivo possa essere raggiunto nell’alveo del dialogo tra le sponde dell’Adriatico, con le mete della pacificazione in una dimensione europea, andando oltre il cosiddetto Silenzio degli esuli istriani.
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Riferimenti nel web
- Per chi fosse interessato a leggere altri commenti  e recensioni sul libro di Franco Fornasaro veda: E. Varutti, “Udine, nuovo libro di Fornasaro sull’Istria”, nel web dal 14 ottobre 2015.
- Una recensione è comparsa anche su «La Voce del Popolo», Quotidiano dell’Istria e del Quarnero a firma di Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e incroato perché i giovani conoscano le radici della storia”, nel web dal 31 dicembre 2016.
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Bibliografia
Il primo testo che rivelò la storia dei tre parenti di Bruna Travaglia infoibati a Vines probabilmente è il seguente: Elio Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Anvgd, Comitato Provinciale di Udine, 2007. Vedi pag. 43.
  
Per la vicenda tragica subita da Bruna Travaglia vedi inoltre: Renato Schinko, “Non dimenticherò mai la notte in cui portarono via mio padre”, «Messaggero Veneto» del 10 febbraio 2010.

Bruna Travaglia, al centro in prima fila a Pasian di Prato per la presentazione del libro di Fornasaro
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Rassegna stampa
- Dal «Messaggero Veneto» del 3 ottobre 2017.

- Dal sito web di friulionline “Un popolo diviso dalla Storia Un libro a Pasian di Prato” del 15 ottobre 2017.

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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di Fulvio Pregnolato, che si ringrazia per la collaborazione.

mercoledì 23 agosto 2017

L’Adriatico di Gino, libro di Franco Fornasaro

Butta bene se in un libro che parla dell’Istria, fin dalla prima riga è citato l’asino. L’orecchiuto quadrupede, infatti, è stato utilizzato fino al secolo scorso sia nella piccola azienda agricola familiare d’Istria, sia come elemento di traino per trasporti vari su un piccolo carro.
Una cartolina degli anni 1920-1930

Il volume in questione è intitolato “L’Adriatico di Gino / Gino, evo Jadrana!”, dell’editore Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013. La duplice edizione, in lingua italiana e croata, è stata ispirata patrocinata e realizzata dall’Ente Regionale ACLI per i Problemi dei Lavoratori Emigranti del Friuli Venezia Giulia (ERAPLE-FVG). Con la sigla ACLI si intende Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani. Con tale opera editoriale l’ente suddetto ha voluto solennizzare l’entrata della Croazia nell’Unione Europea, valorizzando la collaborazione in atto da tempo con la Comunità degli Italiani di Fiume. Detta meritoria iniziativa è stata supportata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed ha ricevuto il patrocinio della Federazione ACLI Internazionali, della sede del Belgio.
Le parole di Fornasaro sono come le pietre assolate dell’Istria e del Quarnaro. Schiette, dirette e senza tanti fronzoli. Si coglie subito il senso generale delle cose. Sono parole piene, definite, chiare. Non sono ambigue. Non presentano sfaccettature, insicurezza, né metamorfosi. 
È l’Istria, invece, ad essere: né sì, né no. È così che dice Nono Toni, saggio personaggio del romanzo con molti tratti autobiografici. L’Istria non è totalmente slava, né integralmente italiana (a pag. 82). Non a caso altri grandi autori l’hanno definita terra di frontiera, area multiculturale e di plurilinguismo. Si pensi a scrittori come Tomizza, Magris, Bettiza.
La copertina del volume del 2013

Nel libro è descritto l’odore di patate in tecia alla quinta pagina. Come si fa a non andare avanti nella lettura con la foga di trovare altri elementi tipici e caratteristici del territorio? Ecco che viene nominato Pepi Mustacion, ossia l’imperatore Francesco Giuseppe, che in diletto croato diventa: Pepjia Muštačona (pag. 14). Poi c’è lo spacher, il focolare economico a legna o a carbone. Adattamento linguistico dal tedesco: Sparherd (p. 18). Mi permetto di aggiungere che in dialetto fiumano è lo sparcher. E in lingua friulana: spoler.
Ci sono poi alcuni aspetti di devozione popolare, come la descrizione della cappellina con inginocchiatoio per recitare un rosario all’imbrunire (p. 19), dato che andare in chiesa era un rischio, dovendo passare davanti agli occhi degli atei titini.
Francobollo della Repubblica Sociale Italiana con sovrastampa: "3-V-1945 / FIUME RIJEKA / LIRE 4", dopo l'occupazione titina della città quarnerina. Collezione E. Varutti

Insomma Fornasaro, questo figlio di profughi, ci descrive l’Istria sparita tra le pieghe della guerra fredda. In quel tempo, i bimbi “bevono e fanno proprie le lacerazioni dei genitori” (p. 22). Lui era lì, si intuisce che il romanzo ha sfondi autobiografici. Negli anni 1960-1970 andava a trovare i nonni con i genitori, scontando al confine lunghe code e perquisizioni dei graniciari (guardie confinarie, per lo più serbe), in quella Cortina di Ferro che stava diventando sempre più di… latta per gli jugo. Belle sono le descrizioni di volpi, caprioli, vipere, funghi e del gioco delle burele, tipo le bocce (p. 23).
Nella seconda parte del libro si intravvedono i decenni seguenti. Ci sono i giovani in cerca della droga, non più delle calze di nylon e dei blue jeans occidentali. Gli adulti sono alle prese col progresso di tanti elettrodomestici, della seconda casa e di tanto lavoro per pagare le robe scritte prima. Fortuna che c’è anche l’odore del ginepro, dei pini e la citazione di quel gabbiano che vola a filo del mare (p. 44). Ci sono i racconti della famiglia di profughi istriani. Di quando era difficile trovare un lavoro, perché loro non sapevano stare con le mani in mano, allora si viveva col sussidio.
C’è la nuova generazione del mondo degli esuli. Ci sono quelli nati nel resto d’Italia. Si va a trovare i nonni. C’è – eccolo finalmente come è nel titolo – il Mare Adriatico della costa orientale e il suo dialetto istro-veneto parlato in Istria, Dalmazia, fino alle Isole Ionie (p. 48). C’è un certo spirito marinaro.
Fiume, il porto. Fotografia degli anni 1950-1960, quando è ambientato il romanzo di Fornasaro. Archivio ANVGD di Udine

Poi c’è una lettera del 1986. Siamo nella fase del dopo-Tito, con le prime confusioni balcaniche, ma anche con qualche bella passeggiata a Miramare (pp. 50-52). Nella “Jugo” del dopo-Tito, i compagni si guardano in cagnesco, dice Zdenka, dirigente della Federativa Repubblica, amica d’infanzia del protagonista. “I problemi etnici ci stanno massacrando” (p. 56). Nessuno, tuttavia, può smentire il cosiddetto “attaccamento profondo alle terre degli avi ed alla storia passata” (p. 57).
Non era ancora caduto il Muro di Berlino, perciò spiega Zdenka: “moltissimi miei colleghi di partito sono stati messi sotto accusa per niente (p. 66).
L’autore di questo piccolo romanzo trova lo spazio per parlare bene di Cividale e delle sue bellezze longobarde, ma poi si ritorna a dover leggere delle noiose contraddizioni “tra nord e sud della Jugoslavia” (p. 70). Oggi sappiamo come le hanno risolte. E ci si ferma al 1986.
Molto originale il “Post Scriptum” finale. Come in certi film, si vuole comunicare al lettore dove siano finiti i protagonisti della vicenda, con una fugace attualizzazione al 2013.
Il volume è bilingue (italiano e croato). Contiene una Presentazione del critico d’arte Licio Damiani, esule pure lui. Alla fine del testo compaiono tre brevi recensioni di Paolo Petricig, di Mario Micheli e di Antonio De Lorenzi, per guidare meglio il lettore nell’apprezzamento dell’opera. La copertina contiene alcuni schizzi di Lucilla Micheli Marušić sullo sfondo di una carta geografica dei secoli scorsi quando il Mare Adriatico era detto pure Golfo di Venezia. Appunto.
Fiume, Teatro Comunale. Fotografia degli anni 1950-1960, quando è ambientato il romanzo di Fornasaro. Archivio ANVGD di Udine
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Biografia di Fornasaro
Farmacista e giornalista pubblicista, Franco Fornasaro è nato a Trieste l’8 marzo 1952 durante l’occupazione alleata. C’era il Territorio Libero di Trieste. Vanta avi di Pirano e babbo di Veglia
È autore di oltre quindici libri di natura professionale, essendo cultore di fitoterapia, altri di genere saggistico e di cinque romanzi, tra i quali Incontro (1984), Quale Terra? (1988), Frammenti di una lezione (1998), Fine Stagione (1992) e Sulle orme del cavaliere (2007).
Franco Fornasaro

Vive a Cividale del Friuli. Ha vinto numerosi premi letterari italiani e ha composto anche testi teatrali, come Medeculis, curarsi con le erbe, in scena a Mittelfest 2008. È collaboratore delle “Note fitoterapiche” nel mensile «Fuocolento», rivista enogastronomica del Friuli Venezia Giulia. Da  oltre un decennio tiene una rubrica fissa di vasto pubblico nella trasmissione Vita nei campi, in onda la domenica su RAI 3.
Ecco una sua intervista pubblicata su youtube nel 2013, col titolo: Franco Fornasaro scrittore. Clicca qui accanto sul nome.
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Franco Fornasaro, L’Adriatico di Gino. Romanzo / Gino, evo Jadrana! Roman, Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013.
Scrive Franco Fornasaro nel libro L’Adriatico di Gino che c'è il cosiddetto “attaccamento profondo alle terre degli avi ed alla storia passata” (p. 57). Ecco una splendida immagine di un'ava dell'esodo giuliano dalmata, ossia di 350 mila italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia fuggiti sotto la pressione titina. La didascalia a matita ci dice solo: "Germana Canarich 1889 - Cherso, Fiume". Il fotografo è Ilario Carposio che aveva lo stabilimento fotografico al piano terra di Via Sant'Andrea a Fiume anche nel 1887. Archivio ANVGD di Udine

mercoledì 14 ottobre 2015

Libro di Fornasaro sull’Istria presentato a Udine

Erano un paio d'anni che Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), domandava a Franco Fornasaro, autore di origine istriana, di scrivere un libro sull'argomento dell'esodo giuliano dalmata e sulla situazione politico culturale dei Balcani nel Novecento.
Col titolo intrigante “Gli appunti di Stipe” ecco fresco di stampa il romanzo documentario di Franco Fornasaro (Trieste 1952). “Le vicende qui narrate – come ha ricordato Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, editrice del volume – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. 
Il volume è già stato presentato dalla giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin su La Voce del Popolo. Quotidiano italiano dell'Istria e del Quarnero, del 1 agosto 2015, col titolo significativo: "Negli occhi di Stipe ci siamo noi tutti...".
In seguito anche il Messaggero Veneto, di Udine col giornalista Paolo Medeossi ha pubblicato un articolo in merito il 6 ottobre 2015 col titolo: "Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine".

Rosanna Turcinovich, Franco Fornasaro, Silvio Cattalini e Paolo Medeossi. Fotografia di Elio Varutti.

Il testo scritto da Fornasaro, di 176 pagine, è corredato da numerose carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Serenissima Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso). È un bel libro contenente le “riflessioni sorte negli ultimi due anni di lezioni tenute da Fornasaro all’Università della Terza Età di Udine (UTE) – ha detto Paolo Medeossi, giornalista del «MessaggeroVeneto» – e a me, che sono udinese di nascita, che poi ho vissuto a Monfalcone, che non è nei Balcani, ma quasi, e ho lavorato a Gorizia nella redazione del giornale, mi vien da dire che la vita nei confini orientali d’Italia è tutto un altro mondo, perché le oltre 700 persone sparite il 2 maggio 1945, durante l’invasione titina di Gorizia, stanno a dirci qualcosa; bisogna sapere poi cosa ha fatto di male il fascismo in Istria, prima del 1939; dobbiamo avere il coraggio di chiarire la storia, come fa l’autore di questo libro, pacato e intelligente, spiegando una materia incandescente e controversa”.
Parte del pubblico alla presentazione del libro di Fornasaro; Sergio Satti, primo a sinistra, Giorgio Gorlato, secondo vicino alla sua consorte Graziella Brusin; Annalisa Vukusa è la quarta. 
Fotografia di Elio Varutti.

Protagonisti del romanzo sono un certo Matteo, giovane ricercatore universitario e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato), già menzionato ne La miglior vita di Fulvio Tomizza, autore un po’ dimenticato, con cui ho avuto la fortuna di discutere le tematiche dell’Adriatico Orientale e della frontiera”.
Tomizza racconta di Stipe, anzi di don Stipe, “terzo di cinque fratelli rimasti zappatori e mandriani a Draguć…” (pag. 49). Opera nella parrocchia di un paesino dell’Istria, vicino a Umago, Radovani, Orehi, Làzari, Crasti… Lo troviamo citato fino a pag. 258 del romanzo (Fulvio Tomizza, La miglior vita, Milano, Rizzoli, 4.a edizione, 1977).
All’incontro pubblico di presentazione, svoltosi all’Albergo Astoria Italia giovedì 8 ottobre 2015 con oltre 50 partecipanti, è intervenuta anche la giornalista Rosanna Giuricin Turcinovich, di Rovigno. “Questo libro è uno strumento importante – ha detto la Turcinovich – per capire il baratro della Jugoslavia; è come un Bignami rispetto all’opera omnia di Fornasaro che è Novecento Adriatico, del 2011; mi auguro che possa essere utile ad uscire dai ghetti culturali degli esuli, che spesso non sanno proporsi e dei rimasti, che hanno vissuto nell’implosione della cultura e della lingua minoritaria italiana. Matteo, il giovane protagonista del romanzo rappresenta il futuro per il mondo degli esuli e dei rimasti e, in questo senso, auspico che pure in Italia ci sia la sensibilità dimostrata dalle autorità accademiche di Toronto, dove Konrad Eisenbicher, docente di letteratura italiana del Rinascimento, ha spinto per attivare un dottorato di ricerca sulla letteratura giuliano dalmata in Canada”.
Il focoso intervento di Paola Del Din; vicino a lei Enrico D'Este. Fotografia d Elio Varutti.

Enrico D’Este, di ascendenza istriana e consigliere comunale a Udine, ha portato all’incontro il saluto ufficiale di Furio Honsell, sindaco di Udine. Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, ha ringraziato l’autore per le chiarissime lezioni tenute all’UTE, dicendosi “voglioso di gustare il libro con tante aspettative, riguardo ad un nuovo modo di trattare le questioni del confine orientale d’Italia”. Annalisa Vukusa, originaria di Zara, ha confermato il fatto dei giuliano dalmati incapaci di porsi e di raccontare il proprio esodo, per riservatezza o per tanti altri motivi. “Io stessa, ho vissuto per molti anni a Trieste – ha aggiunto Vukusa – ma mi sono accostata tardi ai temi adriatici perché mi sentivo sradicata, mi manca tanto il mare e poi con queste pubblicazioni dobbiamo uscire dal Friuli Venezia Giulia e parlarne in campo nazionale”. Sergio Satti, esule da Pola e vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, ha spiegato l’importanza del volume di Fornasaro “perché affronta argomenti storici poco trattati, in modo semplice e chiaro e ci fa capire anche i rapporti ed il ruolo della Chiesa”.
Paola Del Din, partigiana della Osoppo, medaglia d’oro al valor militare, ha accennato “all’obbligo del silenzio sui temi dell’esodo giuliano dalmata, per assecondare Tito, che andava a guidare il gruppo di Paesi non allineati, né stalinisti, né capitalisti”. Sono intervenuti, tra glia altri, Annamaria Pittana, con dei ricordi su Pola e Bruno Rossi, nella cui famiglia c’è chi può vantare dei legami con Sebenico. Si è notato in sala, infine, un folto gruppo di esuli da Pinguente. Nel libro, tra l’altro, si accenna a Pisino, al Territorio Libero di Trieste, a Fulvio Tomizza, Parenzo, Fiume, Zara e Pola.
Erano presenti alcuni insegnanti, come i professori Anna Ghersani Durini, Elisabetta Marioni e Elio Varutti, dell’Istituto “B. Stringher”. Proprio uno degli insegnanti, oltre ad apprezzare e ringraziare Fornasaro per la sua importante opera e a portare il saluto di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico della scuola, ha presentato il progetto “Storie di donne nel ‘900”, sostenuto dalla Fondazione CRUP, di cui è referente il professor Giancarlo Martina che, tra l’altro, tratta temi come “L’esodo giuliano dalmata insegnato a scuola”, oppure “Le donne dell’esodo giuliano dalmata” e anche “Itinerario giuliano a Udine”.  


 Qui sopra un'altra immagine dell'attento pubblico alla presentazione di Fornasaro, che compare nella foto sottostante, assieme a Silvio Cattalini. Fotografia d Elio Varutti.

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Recensione per appunti

Devo confessare che la mia lettura del romanzo documentario di Fornasaro sull’Istria è proceduta in modo vario, saltabeccando da un paragrafo all’altro, senza procedere dall’inizio alla fine. Ho preso in mano il libro in varie occasioni e momenti della giornata, perciò leggevo qui e là. Prendevo appunti anch’io, come echeggia il titolo del volume stesso. Solo dopo questa lettura “spezzata”, ho proceduto a leggero in modo ordinato.
È ben fatto. È un libro che chiarisce tanti aspetti della questione balcanica. Fissa le responsabilità delle autorità italiane sulle violenze perpetrate in Istria sotto il fascismo contro le persone di etnia croata e slovena o non italiana (gli allogeni, come li definiva il fascismo). Tra di loro c’era chi si ribellava all’occupazione italiana: Provincia di Lubiana e Governatorato della Dalmazia, 1941.
Nel romanzo sono citati numerosi documenti ormai pubblici. Sono menzionati i nomi dei generali comandanti italiani molto servizievoli nei confronti dell’enunciato di Mussolini: “Se l’etnia non va d’accordo con la geografia, è l’etnia che deve muoversi” (p. 70). Ci sono i generali: Mario Roatta, Vittorio Ambrosio, Gastone Gambara, Mario Robotti… (p. 72). Sono costoro responsabili dei Campi di concentramento per sloveni e croati di Arbe e di Gonars. È colpa loro delle azioni di rappresaglia italiane che prevedevano la distruzione e l’incendio di interi villaggi nell’entroterra croato e sloveno.
Poi Fornasaro tratta delle foibe (p. 87, 103) come resa dei conti contro gli italiani. C’è poi l’esodo (pp. 89, 93, 110, 111). Non bisogna scordare l’antefatto. L’aspetto originale del lavoro di Fornasaro è la trattazione di altri periodi storici, come gli anni sessanta, con gli Accordi di Udine (1962) e la nascita della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (1963). Ci sono pure gli anni settanta e ottanta con la morte di Tito. Non manca la spiegazione delle guerre balcaniche degli anni novanta e la dissoluzione della Jugoslavia. Molto interessanti sono gli aspetti contenuti nei brani sugli anni dopo il 2000 per i contatti tra quelli dell’esodo e gli italiani rimasti nelle terre annesse alla Jugoslavia. Fornasaro scrive che i progetti nazionalisti iugoslavi erano uguali a quelli fascisti (p. 88).

Finalmente questo scrittore mette nero su bianco che l’esodo giuliano dalmata durò almeno fino al 1962 (p. 90). Storici e giornalisti (chissà perché?) lo fissano al 1956, nonostante molte testimonianze successive a quell’anno citate nella vasta letteratura sull’esodo stesso.  Poi si spiega che c’è stata “pulizia ideologica ancorché etnica” (p. 102), gestita dall’OZNA, la polizia segreta di Tito, con le sue eliminazioni dei “nemici del popolo”. Altro non sono che le stesse azioni di Gestapo e dei fascisti (p. 101). Da ultimo, molto interessante, c’è il Padre Nostro in dalmatico, del secolo XV.

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Qui potrete trovare una versione di questo articolo pubblicata il 18 ottobre 2015 sulla testata nel web di      friulionline.it    col titolo:   "Quelli dell'esodo e i rimasti: un libro sui giuliano-dalmati".

C'è un altro articolo del 16 ottobre 2015 pubblicato sempre nel web su   infofvg.it  col seguente titolo: "Udine, presentato il romanzo di Fornasaro". 
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Questo articolo rientra nelle attività del Centro di ricerca, documentazione e produzione culturale sull’esodo giuliano dalmata, per raccogliere, testi, documenti, interviste e fotografie di quei particolari momenti storici. Il Centro di ricerca è sorto all’interno del Laboratorio di storia dell’Istituto Stringher di Udine, di cui è referente il professor Giancarlo Martina.  È parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne del ‘900”, che  ha ottenuto, tra gli altri, il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, ANVGD di Udine.