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martedì 25 settembre 2018

L’esodo dell’oblio di Antonio Villicich da Zara, 1943


Da ragazzo finire esule a Parma, alla fine della seconda guerra mondiale. Lì, in silenzio, la famiglia riparte da zero. Il figlio studia all’università, dopo aver frequentato il liceo, laureandosi in Fisica all’Università di Modena. Inizia così il curriculum di Antonio Villicich, nato a Zara il 30 luglio 1931. 

La bandiera di Zara. Archivio ANVGD Udine

Fugge probabilmente in idrovolante verso Ancona, con una parte della famiglia, nel 1943, quando iniziano i bombardamenti alleati su Zara, dietro indirizzo dei titini. Poi la famiglia in fuga vive una parentesi dell’esilio a Trieste in una soffitta, fino all’approdo a Parma, dove al capofamiglia viene assegnato un posto di lavoro simile a quello avuto prima dell’esodo, grazie ad una legge.
Voleva fare ingegneria, il nostro Antonio in esilio, ma il babbo Valentino Villicich (Zara 1893-Parma 1977) non vuole che vada fino a Milano, per il triennio, dato che a Parma mancava il corso finale di quegli studi universitari. Così Antonio si butta sulla fisica, mica roba da ridere. Ci riesce e studia con successo. La famiglia fatica duramente e parla poco dell’esodo. Conseguita la laurea in Fisica, si innamora di Silvana Bosoni, una ragazza mantovana. Nel 1963 si sposano a Parma e nasce Paolo, nel 1964. Il silenzio degli esuli continuerà anche nei confronti del figlio Paolo, che poco sa della fuga da Zara della sua famiglia. “Quando papà si è deciso a raccontarmi qualche fatto del suo esodo – ha detto Paolo Villicich – era anziano e si confondeva le vicende, così ho saputo poco e niente dei miei parenti dalmati”.
Porto di Ancona, idrovolante Ancona-Zara andata e ritorno, 1930-1935. Cartolina da Internet

È una storia già sentita. Pochi e stringati racconti vengono elargiti col contagocce al discendente. Una signora zaratina, Elvira Dudech, mi diceva: “No ze gà de contar robe brute ai pici”. Con questo ritornello in molte famiglie dell’esodo giuliano dalmata non si è parlato, o si è detto poco, troppo poco, di Zara, di Fiume o dell’Istria. Vuoi per paura, vuoi per vergogna “jera meio no parlar”. Nel 2004 la signora Dudech mi raccontò che con la sua famiglia era fuggita in nave fino ad Ancona, dove fu ospite del locale Campo profughi. In seguito iniziò il suo calvario per i Campi profughi italiani, a cominciare da quello di Laterina, in provincia di Arezzo, dove la trattennero per oltre quattro anni. A seguire, fu trasferita al Campo profughi di Chiari, in provincia di Brescia e, infine, a Roma. Verso il 1955 la famiglia Dudech trovò una casa a Udine; in quel periodo si recò in visita agli zii e ai cugini che stavano al Centro smistamento profughi di via Pradamano: “Go visto brande e mia cugina che dormiva in campo e a mangiar con noi in casa – ha raccontato – jera fioi che i piangeva, i voleva la casa, le mame diceva: No gavemo più casa”.
La signora Rosalba Meneghini Capoluongo è figlia di Maria Millia, esule di Rovigno. “Mia madre parlava poco, aveva paura – ha detto – invece dopo il Giorno del Ricordo, c’è la voglia di capire da parte dei discendenti. I profughi raccontano e si ascoltano cose mai sentite fino ad ora”. È assai ricorrente il tema del silenzio dei profughi, ossia la mancata comunicazione ai discendenti sui fatti storici dell’esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.
Udine, Chiesa di S. Giacomo, 14 settembre 2018, prima della messa esequiale di Antonio Villicich, da Zara. Fotografia di Elio Varutti

I discendenti dell’esodo, oggi, sono alla ricerca di notizie, di pezzi di storia della propria famiglia. “Dopo de noi, poveri veci, no resterà più niente” – mi ripeteva Silvio Cattalini, nato il 2 giugno 1927 a Zara e presidente per 45 anni del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), dal 1972 al 2017, quando muore. Il vaticinio di Cattalini, tuttavia, non si sta realizzando. Le nuove generazioni di discendenti degli esuli, vogliono conoscere la storia della famiglia, anche se con pochi dati, ma talvolta significativi. L’interesse per il Giorno del Ricordo e per la questione delle foibe, dove i titini gettarono i corpi degli italiani eliminati, per vendetta prima contro i soprusi patiti sotto il fascismo e, per pulizia etnica dopo quando il nazionalismo croato ha il sopravvento sulle minoranze, da rispettare invece secondo il Trattato di pace del 1947.
Ritorniamo alla famiglia Villicich, esule da Zara tra Parma, Trieste, Gorizia e Udine. Si trovano in Internet tracce di tale cognome sparse fino in Cile. “Mio papà raccontava poco dell’esodo e della mia famiglia – conferma Paolo Villicich – così so appena che lo zio Valentino Villicich, oltre che legionario dannunziano è stato direttore dell’INAM di Zara e agente generale della Fiume Assicurazioni, pure suo fratello Francesco, nato nel 1895 è stato legionario dannunziano”.
Si cercano dati notizie e altri riferimenti. Per Paolo Villicich è una consolazione sapere che c’era una certa parentela del suo ramo familiare zaratino con le famiglie Bonavia, con i Luxardo ed altri. “Di sicuro so che mio nonno bis Simeone Villicich – conclude la testimonianza – è morto nel 1944 sotto le bombe dei 54 bombardamenti angloamericani su Zara italiana ed ora i suoi resti giacciono a Zara in una tomba, piuttosto disadorna, ma la guerra è così”.
Un altro dato biografico di nonno Valentino Villicich è che è stato nominato Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Zara 1943- Alla fine dei bombardamenti “questo i lo ciamava udarnički rad, tutti dovevimo andar netar la cità”. Si ringrazia per il commento e per la fotografia Nicolò Zupcich, col suo messaggio in Facebook del 19 settembre 1918. Udarnički rad si potrebbe tradurre con “lavoro dopo il disastro”; oggi lo si chiama Intervento della Protezione Civile

L’ultimo saluto a Antonio Villicich a Udine
Il 14 settembre 2018, alle ore 11, presso la Chiesa di S. Giacomo Apostolo, in piazza G. Matteotti, a Udine, c’è stata la santa messa esequiale di Antonio Villicich, esule da Zara. Ha officiato la funzione religiosa monsignor Giulio Gherbezza, canonico residenziale presso il Capitolo metropolitano di Udine
Le sacre preghiere sono state lette dall’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola e decano dell’ANVGD di Udine, in quanto già vice presidente per decenni all’epoca della conduzione di Silvio Cattalini.
Monsignor Giulio Gherbezza ha ricordato, con le parole del Vangelo, la giornata della Croce, avvicinando tale argomento di alta fede religiosa a quello patriottico dell’esodo giuliano dalmata. “Avrete sentito parlare che nel 1947 – ha detto il presule – giungono tanti profughi istriani, fiumani e dalmati a Venezia con tanto dolore e sofferenze”. Poi ha ricordato Antonio e Silvana Villicich.
Bruna Zuccolin, attuale presidente dell’ANVGD di Udine, essendo impegnata Trieste, ha delegato Elio Varutti, vice presidente del sodalizio a leggere in suo nome un breve comunicato  “Ringraziamo il celebrante dello spazio che ci viene offerto per ricordare il dottor Antonio Villicich, esule da Zara – ha detto il professor Varutti – e lo salutiamo a nome di tutta l’ANVGD di Udine. Villicich era nato a Zara il 30 luglio 1931. In occasione dell’esodo istriano, fiumano e dalmata, al termine della seconda guerra mondiale, giunge esule in patria, in quel di Parma, dove frequenta e studia al liceo e all’università. Si sposa con Silvana, che gli da un figlio, Paolo. Per motivi di lavoro la famiglia si sposta a Trieste, dove Antonio Villicich è direttore dell’Ente di Formazione professionale (Irfop). Dopo la quiescenza, nel 1994, si trasferisce con la moglie a Staranzano (GO) e si impegna presso l’Università della Terza Età di Monfalcone a tenere corsi di formazione in Matematica e Fisica. Nel 2009, in seguito alla morte dell’adorata moglie Silvana, il figlio Paolo lo chiama a Udine, dove Antonio Villicich trascorre gli ultimi anni della sua vita, sino al decesso avvenuto nel 2018”.
Fiume 28.IX - 1.X.1931 - R.I. U. Maddalena (Regio Idrovolante Umberto Maddalena) - didascalia originale. Si tratta di un Dornier Do X idrovolante a scafo centrale, dotato di 12 motori di fabbricazione italiana. Fotografia della Collezione Conighi, Udine

Fonti orali
Si ringraziano e si ricordano le seguenti persone intervistate a Udine con taccuino, penna e macchina fotografica da Elio Varutti.
- Rosalba Meneghini Capoluongo, Udine 1951, figlia di Maria Millia da Rovigno, int. del 3 dicembre 2011 e del 10 febbraio 2016.
- Silvio Cattalini (Zara 1927 – Udine 2017), int. del 22 gennaio 2004, del 10 febbraio 2014 e 10 febbraio 2016.
- Elvira Dudech (Zara 1930 – Udine 2008), int. del 28 gennaio 2004 e 15 dicembre 2007.
- Maria Millia, vedova Meneghini (Rovigno 1920 – Udine 2009), int. del giorno 11 maggio 2004 e 10 febbraio 2008.
- Paolo Villicich, Parma 1964, int. del 13 e 14 settembre 2018 ed e-mail del 6 ottobre 2018.
Fotografia e didascalia ripresa da Facebook in uno dei gruppi dedicati al mondo dell'esodo giuliano dalmata

Bibliografia di riferimento
- Elettra e Maria Serenella Candiloro, Voci dal silenzio, San Giuliano Terme (Pisa), Dreambook, 2016 [sull’esodo da Fiume].
- Fabio Lo Bono, Popolo in fuga. Sicilia terra d’accoglienza. L’esodo degli italiani del confine orientale a Termini Imerese, Lo Bono editore, Termini Imerese, (Palermo), 2016.
- Elio Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017. Anche nel web, con edizione aggiornata del 2018.
https://www.academia.edu/36303656/Italiani_d_Istria_Fiume_e_Dalmazia_esuli_in_Friuli_1943-1960._Testimonianze_di_profughi_giuliano_dalmati_a_Udine_e_dintorni

Sitologia
- Elenco ufficiale dei legionari fiumani depositato presso la fondazione del Vittoriale degli italiani
in data 24/6/1939, formato Pdf.

- Fulvio Pregnolato, Silvio Cattalini (a cura di), Zara - 70° Anniversario distruzione di Zara 1943-’44, Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, 2014.
https://www.youtube.com/watch?v=F4AbRfc0F4g

- E. Varutti, Il silenzio degli esuli istriani, 1945-2004, on-line su eliovarutti.blogspot.com dal 6 marzo 2015.

- E. Varutti, Il silenzioso esodo di Elvira Casarsa, da Parenzo 1948, on-line su info.fvg.it dal 1° dicembre 2015

- E. Varutti, Scappare dall’Istria via pel mondo, 1943, on-line su eliovarutti.blogspot.com dal 13 marzo 2016.

- E. Varutti, I Bonetti di Zara nell’esodo dalmata, on-line su eliovarutti.blogspot.com dal 6 febbraio 2017.

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e E. Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

sabato 12 maggio 2018

Trekking del Ricordo a Udine sui luoghi dell’esodo giuliano dalmata


La prima Camminata del Ricordo si è svolta il 12 maggio 2018 a Udine dalle ore 10,30 alle 12 circa con uno splendido sole primaverile. 
Udine, Tempio Ossario, Trekking del Ricordo. Da sinistra Bruno Bonetti, Elio Varutti e Sergio Satti. Fotografia di Leoleo Lulu

L’evento, che ha visto la presenza di oltre 30 partecipanti, è stato organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Vista la novità e l’aspetto innovativo dell’iniziativa, già inserita nella Setemane de Culture furlane / Settimana della Cultura Friulana 10-20 Mai / maggio 2018, è stata pure collocata nel calendario delle manifestazioni ospitate della rassegna culturale Vicino / Lontano 2018.
Il titolo dell’incontro era: “Itinerario del Ricordo. Esodo giuliano dalmata a Udine”. Si è trattato di uno “Slow Urban Walk”, ovvero di una camminata urbana lenta con accompagnatore in lingua italiana, friulana e dialetto istro-veneto.
Udine, Trekking del Ricordo - Tappa al Parco Moretti. Bruno Bonetti e Elio Varutti. Fotografia di Leoleo Lulu

Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha salutato e ha dato il benvenuto gli ospiti, tra i quali vari turisti, a nome di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, assente per motivi familiari. Poi ha spiegato il significato dell’iniziativa, che rientra nel programma di attività dell’ANVGD di Udine. “Dopo il giorno 8 settembre 1943, data della comunicazione dell’armistizio tra gli alleati angloamericani e il governo italiano di Badoglio – ha detto Varutti – inizia l’esodo di italiani dalla Dalmazia, da Fiume e dall’Istria. Fuggono per evitare le violenze degli iugoslavi, spinti dal sentimento di vendetta per le atrocità patite nella guerra fascista e per la pulizia etnica voluta da Tito. Gli storici scrivono che l’esodo termina nel 1956, ma io ho raccolto testimonianze di fughe dall’Istria avvenute nel 1963, come nel caso di Pietro Palaziol, di Valle d’Istria, scappato di notte con altri ragazzi, correndo gravi rischi, infatti, morì un suo amico falciato da una raffica di mitragliatrice dei graniciari”.
Il gruppo di camminatori alla partenza presso il Tempio Ossario. Fotografia di Giorgio Ganis

Poi ha avuto la parola l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine. “La mia famiglia è venuta via da Pola – ha detto Satti – e nel resto dell’Italia non è che abbiamo ricevuto una buona accoglienza, a scuola al liceo a Bolzano mi davano del fascista, invece in Friuli alla mia fidanzata i familiari dissero: No te sposerà mica un profugo! -Ma lui studia ingegneria. -Ah, beh allora. Poi sul lavoro quando insegnavo all’Istituto Tecnico Industriale “Arturo Malignani” di Udine, certi colleghi mi guardavano in cagnesco perché, in quanto profugo, ero passato davanti a loro nelle graduatorie d’insegnamento, però la mia famiglia aveva perso la casa di Pola e il patrimonio consegnato ai titini, come danni di guerra, validi per tutta l’Italia e il governo mi ha restituito si e no il 15 per cento del valore economico perso”.
Udine, Cimitero di San Vito, Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera di Nino Gortan del 1990. Fotografia di Leoleo Lulu

Poi Varutti ha rievocato ciò che accadeva nel dopo guerra a Udine, non prima di aver fornito alcuni dati sul luogo. “Siamo vicini al Tempio Ossario – ha commentato – in piazzale XXVI Luglio 1866, che ricorda la Terza Guerra d’Indipendenza e l’annessione di Udine al Regno d’Italia. La costruzione del Tempio Ossario, su progetto di Provino Valle, inizia nel 1925 e durò circa 15 anni. Accoglie le salme di 25 mila caduti della Grande Guerra. La facciata in pietra chiara contrasta col cotto dei mattoni. Le statue monumentali delle quattro armi, realizzate nel 1950, derivano da bozzetti di Silvio Olivo, che vinse il concorso nel 1938. Il quadrato di cemento al centro della piazza è il Monumento alla Resistenza, di Gino Valle e Federico Marconi (1959-1969), con scultura di Dino Basaldella”.

Una curiosa inquadratura vicino al Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera del 1990. Fotografia di Giorgio Ganis

Ecco il racconto di Varutti in riferimento all’esodo giuliano dalmata: “Un’esule da Pola, Maria Millia, ha ricordato che, verso il 1949, i suoi genitori Anna Sciolis e Domenico Millia, rinomato fabbro di Rovigno, assieme ad altri profughi istriani furono ospitati nella cripta del Tempio Ossario di Udine, dato che el Campo jera pien. Nel 1959 erano ancora accolte alcune persone dell’esodo nella stessa chiesa. “Una famiglia è ospitata nella cripta del Tempio Ossario – riporta «L’Arena di Pola» del 28 aprile 1959 – chi all’asilo notturno e altri nelle case diroccate di via Bertaldia, poi demolite”. Il 10 febbraio 2018 ha riferito la signora Rosalba Meneghini, figlia di Maria Millia, che: “Se si fermava un camion davanti alle finestre poste in basso al Tempio Ossario, mia madre usciva a dire al camionista di spostare il veicolo per lasciare che entrasse un po’ di luce dove loro vivevano”.
Udine, Cimitero monumentale di S. Vito, l'intervento di Bruno Bonetti sul tema a lui caro dell'esodo dalla Dalmazia negli anni 1920-1931. Fotografia di Leleo Lulu

In seguito il gruppo di camminatori si è diretto verso il Cimitero, addentrandosi nello stupendo Parco Moretti. Così è stato spiegato il Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera del 1990, presso il Cimitero monumentale di Udine, costruito nel 1818 su progetto dell’ingegnere Valentino PresaniTra le altre il Cimitero ottocentesco sorse sul sito di una chiesetta gotica dedicata ai Santi Vito e Modesto, gli stessi protettori di Fiume. Oggi si chiama solo Cimitero di S. Vito.
Oltre alla targa commemorativa l’impianto artistico del monumento contiene un bassorilievo dello scultore istriano Gino Gortan, di Pinguente, che rappresenta in modo stilizzato, come diceva Silvio Cattalini, esule da Zara, due persone che tenendosi per mano vengono precipitate in una foiba. Secondo Aldo Suraci, esule da Fiume, invece, si tratterebbe di due figure umane, un adulto e un bambino che salutano, a significare la partenza per l’esodo. L’opera fu inaugurata col sindaco Piergiorgio Bressani, “a quel tempo – come ha ricordato Satti – non si poteva parlare di foibe, altrimenti sarebbe caduta la giunta comunale, così il monumento è stato intitolato genericamente ai Caduti giuliano dalmati, ma dopo la legge sul Giorno del Ricordo è cambiato tutto, infatti verso il 2008 il sindaco Furio Honsell, dopo una preghiera dell’Infoibato, si impegnò qui davanti a questa lapide a dedicare un toponimo alle Vittime delle Foibe, così nel 2010 sorse il Parco Vittime delle Foibe in Via Bertaldia”.
Ecco una breve biografia di Nino Gortan. Pittore, scultore e incisore, è nato a Pinguente d'Istria nel 1931 ed è morto a San Daniele del Friuli, nel 2001. L’artista è di famiglia originaria della Carnia stabilitasi a Pinguente in Istria nel 1870. Dal 1950 Gortan è vissuto a San Daniele del Friuli dove ha realizzato, tra l'altro, i portali del duomo. Ha partecipato alla Biennale d'arte sacra di Bologna. Sue opere sono presenti anche a Montereale Valcellina, Gorizia, Udine e Atene (portali di bronzo del santuario di Sant'Irene). Per il governo del Camerun ha realizzato la statua dell’eroe nazionale.
Udine - Un commento di Varutti nella chiesa del cimitero, dove per tradizione l'ANVGD organizza un momento di preghiera, ai primi di novembre, in memoria degli esuli giuliano dalmati scomparsi. Fotografia di Leoleo Lulu


Udine, chiesa del Cimitero di S. Vito ammirata dai camminatori del Trekking del Ricordo. Fotografia di Giorgio Ganis

Davanti al Monumento di Nino Gortan ha parlato anche Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, con avi di Spalato, Brazza e Zara. “Vorrei menzionare un altro esodo – ha detto Bonetti – che avvenne nel 1920 e nel 1931 in Dalmazia. Analogamente con quanto sarebbe successo per opera del fascismo al di qua del confine, dopo la presa del potere, i croati  incominciarono ad accanirsi contro i dalmati italiani. Le vetrine dei loro negozi venivano fracassate e squadre di picchiatori aggredivano chi rivendicava i diritti della minoranza italiana”.
“Le persecuzioni si intensificarono nel 1928 – ha aggiunto Bonetti – quando le lotte interetniche sconvolsero il regno serbo croato sloveno e, dopo il colpo di Stato del 1929, quando re Alessandro avocò a sé tutti i poteri per sedare i dissidi e cambiò il nome dello Stato in Jugoslavia, portando avanti un programma di assimilazione forzata di tutte le differenze culturali dei popoli che lo componevano. Fu così che il cementificio Gilardi & Bettiza di Spalato, la più importante industria della città, fu ceduto il 25 marzo 1929 alla famiglia croata Ferić. Quanto ai Gilardi, lo stesso anno dovettero ritirarsi a Zara, che era terra italiana, ignari che di lì a poco nel 1943 li avrebbe aspettati un nuovo esilio”.
Usciti dalla chiesa del Cimitero, si è passati a vedere Scultura in bronzo dedicata a padre Cesario da Rovigo, piazzale Camposanto. L'opera, di Carlo Balljiana, è del 1988. “Fu una figura notevole tra gli zaratini di Udine padre Cesario – ha detto Varutti – questo frate fu vicino agli esuli del Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, poiché era un esule “di spirito” essendo stato in servizio a Zara dal 1935 al 1939”.
Udine, Cimitero di S. Vito. Scultura in onore di frate Cesario da Rovigo, attivo a Zara. Fotografia di Leoleo Lulu

Come ha scritto Natale Zaccuri su «La Vita Cattolica» del 2 luglio 2015, a p. 19: “Frate Cesario fu cappellano a San Servolo di Venezia, al Cimitero di Udine, ‘Guardiano’ a Gorizia (dal 1928 al 1931), a Padova (1932), a Zara (1935) e ‘Padre spirituale’ in Dalmazia”.
Dalle mie ricerche personali – ha aggiunto Varutti – emerge che Padre Cesario dei Cappuccini fu rettore della Chiesa del Cimitero nel 1954, come risulta dal Libro Storico della Parrocchia della Beata Vergine del Carmine, a p. 267. Dopo l’esodo fu in servizio nella chiesa di Baldasseria, come riportato dal Bollettino Parrocchiale della Beata Vergine del Carmine del 1954. Celebrava la santa Messa pure nel Villaggio metallico, un insieme di 40 baracche usate dai militari inglesi fino al 1947 e poi dietro domanda alle autorità, occupate dagli istriani edagli sfollati e senza casa. Cesario Giacomo Finotti, detto Padre Cesario da Rovigo, nacque a Rovigo il 4 luglio 1893 e morì a Udine il 1° luglio 1983”.
Ultima tappa del primo Itinerario del Ricordo è stata il Villaggio giuliano. Esso sorge in via Casarsa, angolo via Cormòr Alto nel 1951; sono 15 case a schiera bifamiliari. Il signor Giuseppe Marsich, esule da Veglia, ricorda di essere andato ad abitarvi verso il 1952. “Ze case fate coi schei de l’UNRRA Casas, dei americani nelle strade de via Casarsa, via Cormòr Alto e via Cordenons, jera tutti campi in quella volta”. Al Villaggio giuliano ci abitano, o ci hanno vissuto, o lo conoscono anche i signori Tancredi e i fratelli Mattini di Pinguente. “Al Villaggio giuliano de Udine jera tanti scampadi da Pinguente – hanno ricordato”.
Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa, Madonna della Rinascita, opera di Domenico Mastroianni del 1952. Fotografia d Leoleo Lulu

C’è una piccola opera d’arte al Villaggio giuliano. È la Madonna della Rinascita, in via Casarsa. L’icona è opera del 1952 dello scultore Domenico Mastroianni (Arpino, Frosinone 1876 – Roma 1962). Si tratta di un bassorilievo in bronzo, intitolato appunto Madonna della Rinascita. Claudio Della Longa di Udine ha detto: “Ricordo che gli istriani del Villaggio giuliano, costituito da una quindicina di case costruite nel 1951-1952, si riunivano vicino alla sacra ancona nel mese di maggio per le preghiere ed il rosario, meravigliando il clero locale”.

Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa. Ultima tappa del Trekking del Ricordo. I camminatori, un po’ stanchi, si riparano all’ombra di una pianta pur di ascoltare gli ultimi commenti dell’accompagnatore. Fotografia di Giorgio Ganis

“Me ricordo che son nata vicin della Arena – ha spiegato Giorgina Vatta di Pola – in via San Martin, vicin de la ciesa de Sant’Antonio, dopo c’è da dire che mio papà lavorava, col suo negozio di meccanico di biciclette a Pisino e ci eravamo trasferiti là, ma dopo el ribalton [ossia dopo l’8 settembre 1943] alle cinque de matina i s’ciavi titini i xe vignudi in cinque per ciaparlo e portarlo nelle prigioni del Castel de Montecuccoli”. Ha rischiato di finire ucciso e gettato in foiba? “Sì, proprio così – ha risposto Giorgina Vatta – erano in 80 nelle carceri di Pisino e solo in quattro sono stati salvati dai tedeschi che hanno occupato l’Istria, prima i gà avertido che i bombardava, dopo i gà bombardà Pisino, gà occupà el paese e i s’ciavi titini scampava. Tutti gli altri civili italiani prigionieri dei titini sarà morti in foiba. Gò visto i soldati italiani abbandonare le armi e scampar mezzi vestiti da civile e mezzi da militare. Allora i miei genitori gà deciso de tornar a Pola dai parenti e semo restadi fin al 1947”.
“Son sta mi a lustrar la Madonna del Villaggio giuliano, perché abito lì – esordisce così nel 2017 il signor Alberto Nadbath, di Udine, ma col papà di Abbazia – e con la varechina ho spazzolato la pietra, perché era tutta scura, poi ho sistemato i mattoni alla base".
Udine, Villaggio giuliano Via Casarsa. Trekking del Ricordo al traguardo, con un brindisi finale. Fotografia di Leoleo Lulu

Alcuni consigli ed appunti finali

La Cjaminade pe Setemande de Culture Furlane / La Camminata per la Cultura friulana è stata organizzata sotto gli auspici della Società Filologia Friulana, presieduta dal professor Federico Vicario. All'inizio del Trekking Elio Varutti ha portato i saluti del professor Vicario a tutti i presenti. Hanno collaborato all’iniziativa il Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di San Pio X di Udine, l’Associazione Insieme con Noi di Udine, oltre al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD.
Si ricorda che la V.a edizione Settimana della Cultura Friulana dura dal 10 al 20 di maggio 2018, con 130 eventi in programma in tutte le provincie friulane e del vicino Veneto. È una rassegna di concerti, visite, convegni e conferenze, mostre, attività per i bambini e per le scuole. La Settimana è organizzata dalla Società Filologica Friulana con la collaborazione di una fitta rete di comuni, associazioni del territorio, pro loco, pievi e istituti scolastici. La Settimana gode del patrocino del Ministero per i beni e le Attività Culturali e il Turismo, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, del Consiglio Regionale. La Società Filologica Friulana, sorta nel 1919, è orgogliosa di organizzare questa rassegna che mette in evidenza la storia, la cultura, il territorio e l’identità. L’invito a tutti, infine, è dunque quello di associarsi alla Società Filologica Friulana, se non si è già soci.

Agli esuli e ai discendenti degli esuli giuliano dalmati chiediamo di iscriversi all’ANVGD di Udine, di Pordenone o di Gorizia.
Oltre ai nomi già citati al primo Trekking del Ricordo di maggio 2018 hanno partecipato, tra gli altri, Barbara Rossi, di Sebenico, Delegato amministrativo dell'ANVGD di Udine, Fabiola Modesto Paulon, nata a Fiume, Celso Giuriceo, esule da Veglia, Maria Giovanna Copic, con avi di Dignano d'Istria e di Portole.
Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa, ancona sacra della Madonna della Rinascita. Fotografia di Leoleo Lulu
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Sede del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD): Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine.  Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a  venerdì  ore 10-12.   e-mail:    anvgd.udine@gmail.com
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Bibliografia e sitologia essenziali

E. Varutti, “I Bonetti di Zara nell’esodo dalmata”, on-line dal 6 febbraio 2017.

- E. Varutti, “Son mi a netar la Madonna del Villaggio Giuliano”, Udine, on-line dal 5 aprile 2017.

- E. Varutti, “Il rosario al Villaggio Giuliano di Udine”, on-line dal 27 maggio 2017.

- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017 (disponibile anche nel web).

Udine, Camposanto, il Trekking del Ricordo sosta davanti alla scultura in bronzo di Padre Cesario da Rovigo, che fu in servizio a Zara. Fotografia di Giorgio Ganis
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Ricerche storiche, servizio redazionale e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu e di Giorgio Ganis, che si ringraziano per la gentile concessione alla diffusione e pubblicazione.

martedì 13 febbraio 2018

Aiello del Friuli, Giorno del Ricordo col sindaco e l’ANVGD di Udine

Nel 2018 la Commissione comunale di Storia del Comune di Aiello del Friuli, in collaborazione con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha organizzato un evento per il Giorno del Ricordo
Il sindaco di Aiello del Friuli, Andrea Bellavite, al centro, apre l'incontro vicino a Stefano Perini

L’attività si è tenuta proprio il 10 febbraio, alle ore 20,30 nella sala civica di Joannis, in Via Leonardo da Vinci 62, con la partecipazione di oltre 30 persone, alcune delle quali discendenti di esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Ha aperto l’incontro Andrea Bellavite, sindaco di Aiello del Friuli (UD), con una presentazione storica dei fatti che attraversarono il confine orientale d’Italia durante la seconda guerra mondiale. Il sindaco, affrontando il tema della pacificazione, ha voluto ricordare anche la figura di Antonio Bommarco, nato a Cherso, già vescovo di Gorizia.
Ha parlato in seguito il professor Stefano Perini, della Commissione comunale di Storia. Anche Perini ha accennato ai fatti storici del territorio. Prima dell’esodo giuliano dalmata, l’Italia fascista, in alleanza con Hitler, invase la Jugoslavia. Nel 1941 Lubiana fu annessa al Regno italiano e furono creati i campi di concentramento per dissidenti e ribelli sloveni e croati, come quelli di Gonars e di Visco, vicini ad Aiello. 
Stefano Perini e Tullio Svettini, a destra, nella sala civica di Joannis il 10 febbraio

Il professor Perini ha, dunque, ribadito il fatto che secondo “alcuni dati sul Comune di Aiello del Friuli riguardo ai profughi italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel 1945, c’erano 110 profughi italiani di Zara e molti altri dell’Istria più tardi, nel 1946”.
L’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola nonché decano dell’ANVGD di Udine, ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine e ha ricordato alcuni fatti incresciosi del suo esodo a Bolzano. “Dopo il  1947 eravamo più di 3 mila nelle caserme di Laives, con le coperte a fare da parete, per avere un po’ di intimità fra le famiglie – ha detto Satti – e la gente venuta via da Pola è di 28 mila e 500 individui su 32 mila abitanti, che appena giunti nel resto del Paese siamo stati tacciati di essere tutti dei fascisti, ma eravamo solo italiani, qualcuno di noi perfino con parenti socialisti”.
Un affettuoso intervento è stato quello di Tullio Svettini, esule da Rovigno, appena arrivato dalla commemorazione pomeridiana del Giorno del Ricordo a Cervignano del Friuli, con musica e letture tratte da testi di Franco Vegliani, Fulvio Tomizza e Enzo Bettiza. Svettini ha ricordato il suo triste passaggio proprio nel Centro smistamento profughi di Udine.
La relazione di Elio Varutti

È intervenuto per la relazione ufficiale il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine. Il titolo del suo intervento era “Esuli giuliano dalmati in Friuli e il Campo profughi di Udine”. È stata, infatti, tracciata la storia del più grande Centro di smistamento profughi d’Italia, quello della ex-GIL di Via Pradamano a Udine. Da quel posto transitarono oltre cento mila esuli in fuga dalle violenze titine, che agivano per vendetta riguardo ai soprusi patiti sotto il fascismo e per la pulizia etnica voluta dal regime jugoslavo. 
Varutti nel suo contributo si è avvalso di una serie di diapositive, per mostrare fotografie del tempo e documenti originali ed inediti sull’esodo giuliano dalmata, che fu grande dolore nascosto dalla cortina del silenzio. Ha infine parlato anche del Villaggio giuliano di San Giorgio di Nogaro (UD), sorto nel 1950.
Al termine dell’incontro c’è stato un breve dibattito, secondo la logica del sindaco: “Più idee fanno la democrazia e non è necessario avere tutti la stessa idea”.

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La meridiana dell’esilio
A margine dell’articolo presente, pare interessante mostrare la fotografia di una meridiana  realizzata da Aurelio Pantanali di Aiello (paese delle meridiane) sulla casa del signor Del Bello di Fossalon di Grado (GO). 
Spiega il signor Pantanali che “Il papà del proprietario ha desiderato a ricordo, che venisse riprodotto sotto il quadrante solare ad ore italiche, il mare Adriatico, la costa istriana e con un puntino la posizione sulla carta del paese lasciato dopo la guerra e sul lato opposto al mare la costa alla foce dell’Isonzo con la posizione (puntino rosso) dove attualmente risiede”.
Fotografie di Aurelio Pantanali

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Daniela Conighi, che si ringrazia per la collaborazione prestata. Grazie pure a Aurelio Pantanali, per le due foto della meridiana dell'esilio.

lunedì 18 dicembre 2017

Gorizia, presentati Gli appunti di Stipe di Fornasaro, con Maria Grazia Ziberna

È stata Maria Grazia Ziberna a presentare il romanzo documentario “Gli appunti di Stipe” di Franco Fornasaro. La Ziberna, che è presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha illustrato con alcune originali diapositive la storia dei popoli slavi nei Balcani, giunti colà nel VI secolo d.C., nonché della presenza romana e veneziana in Istria, a Fiume e sulla costa dalmata. All’esclusiva presentazione, che ha visto una quindicina di partecipanti, ha partecipato anche Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, molto addentro a tali temi dato che, come alcuni sapranno, è stato presidente dell’ANVGD goriziana.
Sergio Satti, Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro, Rodolfo Ziberna, Didi Pasquali, Maria Grazia Ziberna e Silvia Paoletti

L’evento si è tenuto il 14 dicembre 2017, dalle ore 17,30 presso la locale sede dell’ANVGD, a Palazzo Alvarez, in Passaggio Alvarez numero 8 a Gorizia.
Ha portato il saluto del suo sodalizio, Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, che ha organizzato l’incontro in collaborazione con l’ANVGD di Gorizia, assieme alle ACLI provinciali goriziane.
La Zuccolin ha voluto ricordare il beneamato presidente Silvio Cattalini, da Zara, scomparso a Udine il 28 febbraio 2017, tra i primi molto impegnato nelle attività di dialogo e di pacificazione tra le due sponde del Mare Adriatico, secondo un’ottica di fratellanza europea. «Sono molto orgogliosa di aver intrapreso questa collaborazione con altri Comitati Provinciali dell’ANVGD, come questo di Gorizia – ha detto la Zuccolin – perché in questo modo ci apriamo a interventi costruttivi sul territorio si temi dell’esodo giuliano dalmata nel rispetto delle tradizioni culturali di quelle terre ed è la prima volta che si presenta lo scrittore Franco Fornasaro a Gorizia».
Una parte del pubblico presente in sala

Ha parlato anche la presidente provinciale delle ACLI Silvia Paoletti, svelando in pubblico alcuni tragici particolari della sua famiglia. «Mia mamma è del 1925 – ha detto Silvia Paoletti – e ricordo che una sua zia Emilia Maras Cocianni è stata deportata dai partigiani titini da Gorizia il 3 maggio 1945, che tristezza, l’hanno presa di sera e portata via con una camionetta, poi è sparita… il suo nome sta ora sulla lapide degli oltre 650 sequestrati e uccisi dai partigiani qui a Gorizia nel parco della Rimembranza».
Ha parlato in seguito pure Franco Fornasaro, autore del romanzo “Gli appunti di Stipe”, in versione italiana e croata, dal 2017, col titolo “Stipove bilješke”. La traduzione croata è della giornalista di Fiume Helena Labus Bačić e della lettrice Martina Crnolatec. La prima edizione del testo, a cura dell’ANVGD di Udine, è del 2015. Per la seconda edizione ha collaborato l’ERAPLE.
Fornasaro ha presentato i protagonisti del romanzo, come Matteo, giovane ricercatore universitario, e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato). Nato su ispirazione di Silvio Cattalini, che gli disse: “Scrivi! Ti racconterò della mia Zara e di tante altre cose, della mia vita, della famiglia, di fatti successi in questa nostra difficile vicenda di esuli, di gente che vorrebbe ritornare in vario modo, che si porta sulle spalle la storia”.
Così Fornasaro, cui il babbo aveva chiesto di non parlare mai dell’esodo per evitare di rimestare nel dolore familiare, si è aperto e ha scritto questo interessante ed originale romanzo documentario, presentato in varie località del Friuli, in Istria e a Fiume.
Silvia Paoletti, Franco Fornasaro, Bruna Zuccolin e Maria Grazia Ziberna

Cenno bibliografico ragionato sugli scomparsi di Gorizia
È citato così, a pag. 82, tra i 651 deportati italiani, il nome di Emilia Cocianni “fu Antonio e fu Teresa Ussai, nata a Gorizia il 31.8.1902, arrestata a Gorizia il 3.5.1945 e tradotta nelle carceri. Il 12 maggio deportata. Ufficio anagrafico del Comune” nella seguente pubblicazione: Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945, a cura del Comune di Gorizia, 1980.
Zia Emilia viene citata, a pag. 328, anche da padre Flaminio Rocchi, nel suo L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.
In certi elenchi la zia Emilia compare così: “Cocianni Emilia (Kocijancic Emilija)”.
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Servizio giornalistico e di fotografia di Elio Varutti, ove non altrimenti indicato. Networking e ricerche a cura di Gabriele Anelli Monti

Sergio Satti, Franco Fornasaro, Bruna Zuccolin, Rodolfo Ziberna, Didi Pasquali, Maria Grazia Ziberna, Silvia Paoletti e Elio Varutti. Fotografia di Mariarita Cosliani

venerdì 11 agosto 2017

Bettiza, Toth e Cattalini ricordati a Udine dall'ANVGD

Tre figure di dalmati italiani scomparsi da poco sono state ricordate a Udine. È accaduto  il 31 luglio 2017 all’ultimo Consiglio Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
Franco Fornasaro, a sinistra, e Silvio Cattalini alla presentazione del libro "Gli appunti di Stipe" dello stesso Fornasaro il giorno 8 ottobre 2015. Fotografia di Elio Varutti

I tre grandi dalmati sono Enzo Bettiza, nato a Spalato nel 1927, Lucio Toth, nato a Zara nel 1934 e Silvo Cattalini di Zara, del 1927.
È stato l’ingegnere Sergio Satti, classe 1934, esule da Pola, a chiedere la parola nella riunione per intervenire a favore di «tre personaggi notevoli per la storia dell’esodo giuliano dalmata». Secondo Satti, che è stato per decine d’anni vice presidente dell’ANVGD di Udine, sotto la guida di Cattalini «Era proprio un carattere multietnico quello di Enzo Bettiza, egli era un libero pensatore, uno scrittore raffinato e un aristocratico, poi penso che Lucio Toth sia stato un senatore della vecchia Democrazia Cristiana, vicino alla diplomazia e agli equilibri necessari alla politica, mentre Silvio Cattalini ha espresso la grande intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, tra gli esuli e i rimasti, tra italiani e croati».
Si ricorda che dal 1992 al 2013 Lucio Toth è stato presidente nazionale dell’ANVGD. Nella riunione di Udine anche lo scrittore Franco Fornasaro ha voluto rimarcare l’importanza dei tre personaggi scomparsi da poco tempo. «Avevo promesso a mio padre di non parlare dell’esodo istriano – ha detto Fornasaro – per il modo con cui è stato trattato dagli jugoslavi, dopo l’opzione per l’Italia, sia dagli italiani, nell’accoglienza riservata ai 350 mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, ma poi Cattalini mi ha spinto ad uscire allo scoperto». 
Molti istriani, delusi dal trattamento ricevuto nella propria terra e in quella dell’esilio, si sono rinchiusi in se stessi. C’è stato il cosiddetto silenzio degli esuli. Avevano essi paura di raccontare la fuga e il dolore di essere profughi in una terra considerata come propria patria.
«Da qualche anno racconto la storia della mia famiglia, come un simbolo dell’esodo istriano – ha concluso Fornasaro – poi ho conosciuto Fulvio Tomizza, che poco prima di morire, mi disse: Continua tu. Allora bisogna descrivere quel brano di storia d’Italia, dopo il 1945 e penso che il dalmata Cattalini sia stato il cantore dell’esodo, mentre Bettiza è stato un esponente della comunità multiculturale tipica della Dalmazia e Toth è stato l’uomo politico che è battuto con grande vigore per le questioni degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. In conclusione ritengo che Bettiza, Toth e Cattalini siano stati tre grandi dalmati di sentimenti italiani».
Sergio Satti, esule da Pola. Fotografia di Elio Varutti

Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha espresso meraviglia e compiacimento per gli interventi di Satti e di Fornasaro per tre figure di italiani di Dalmazia, come furono Bettiza, Toth e Cattalini, uomini da ricordare per il loro contributo alla cultura, al dialogo e alla pacificazione.
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Quello che segue, dopo la scomparsa di Enzo Bettiza, è il commento di Renzo Codarin, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD).


Bettiza, un giornalista che fece conoscere peculiarità e tragedie della Dalmazia
Fu la sua penna a definire Zara, rasa al suolo dai bombardamenti angloamericani nella Seconda guerra mondiale, “la Dresda dell’Adriatico”; fu il suo libro “Esilio” (Premio Campiello 1996) a contribuire alla conoscenza presso il grande pubblico italiano della Dalmazia multietnica e dell’esodo della martoriata comunità italiana che coinvolse pure la sua famiglia; fu la sua conoscenza diretta nella natia Spalato del feroce comunismo di Tito a condurlo in politica su posizioni convintamente anticomuniste, nel Partito Liberale prima e nel Partito Socialista craxiano in seguito: questo e molto altro fu Vincenzo Bettiza, giornalista, scrittore e politico morto all’età di novant’anni.
Testimone di un secolo e delle sue tragedie, Bettiza ha rappresentato la multiforme cultura della Dalmazia, al di sopra delle critiche che gli sono state mosse da chi invece aveva un approccio maggiormente nazionalistico: erede novecentesco della variegata “nazione dalmata” lumeggiata da Niccolò Tommaseo, mise a frutto la molteplicità delle culture con cui entrò in contatto in gioventù (italiana, slava e tedesca) diventando, come corrispondente da Vienna e da Mosca, uno dei più apprezzati giornalisti e saggisti riguardo le vicende contemporanee della Mitteleuropa e dell’Europa orientale.
La sua firma è comparsa sulle più prestigiose testate nazionali, dal Corriere della Sera (da cui se ne andò a fronte della linea editoriale sinistrorsa di Ottone e Crespi) a La Stampa (sulla quale ha scritto fino alla fine) passando per Il Giornale (di cui fu fondatore assieme a Indro Montanelli e condirettore), Il Resto del Carlino e La Nazione (da lui anche diretti).
Nei suoi saggi (Il comunismo da Budapest a Praga 1956-1968, Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus e L’eclisse del comunismo) e nei suoi romanzi (La campagna elettorale, I fantasmi di Mosca) il totalitarismo comunista è stato analizzato, denunciato e demolito; al Senato ed al Parlamento Europeo cercò di coalizzare liberali e socialisti contro la minaccia totalitaria sovietica, ritrovandosi pertanto nella linea politica di Bettino Craxi.
Uomo libero e di grande cultura, Bettiza fu uno dei tanti esempi di esuli che, pur provenienti da una condizione di benessere ma costretti dalla violenza titoista ad abbandonare in terribili condizioni le terre dell’Adriatico orientale, si rimboccarono le maniche, fecero la gavetta e seppero onestamente conquistare posizioni di rilievo nella società civile italiana.
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Bruna Zuccolin, presidente dell'ANVGD di Udine, dal 2017

I dirigenti dell’ANVGD di Udine
Il Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine è formato, oltre al presidente, da nove componenti eletti il 4 aprile 2017. Alla presidenza del sodalizio è Bruna Zuccolin, con parenti istriani, che in precedenza ricopriva la carica di vice presidente. La Zuccolin ha ricordato l’opera dell’ingegnere Silvio Cattalini da Zara, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD dal 1972 al 2017, quando è spirato per grave malattia. Vice presidente del Consiglio esecutivo ANVGD di Udine è Elio Varutti, con parenti di Fiume e di Pola. Il Delegato amministrativo risulta Barbara Rossi, nata a Sebenico, mentre il segretario è Bruno Bonetti, con avi di Spalato e di Zara. Gli altri membri del Consiglio esecutivo sono: Bruna Traversa (di Albona), Eda Flego (di Pinguente), Sergio Satti (di Pola), Franco Fornasaro (con avi di Pirano), Fulvio Pregnolato (con amici di Fiume) e Bruno Rossi (con legami a Sebenico).
Il Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, al 31 luglio scorso, conta 270 iscritti.

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Sitologia

- E. Varutti, Libro di Fornasaro sull’Istria presentato a Udine, 2015.

Una sezione di questo articolo è stata pubblicata dal giornale del web friulionline del 9 agosto 2017, col titolo “ANVGD: ricordati Enzo Bettiza, Lucio Toth e Silvio Cattalini”.