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lunedì 1 maggio 2017

Camminata sui luoghi della Shoah a Udine sud

Dici Auschwitz e pensi alla Shoah, ai Campi di sterminio nazisti. C’è la grande storia. Non immagineresti mai che gli ebrei prigionieri nei vagoni piombati passavano sotto casa tua, vicino agli orti (les cumieres, in friulano) di Baldasseria, a Udine. Così è stato in Via Monfalcone, in Via Romans e allo scalo di Via Buttrio.
Udine - L'assessore comunale alla Cultura, Federico Pirone, Elio Varutti (al microfono) e Germano Vidussi

Si è svolta domenica 30 aprile 2017 con l’accompagnamento del professor Elio Varutti la camminata sui luoghi degli ebrei. È stata organizzata dalla Parrocchia di San Pio X, in collaborazione con l’Associazione “Insieme con Noi” e con il gruppo Alpini di Udine sud.
Dopo il saluto di don Paolo Scapin, parroco di San Pio X e di Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, la comitiva di oltre 150 partecipanti ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della Shoah.
«Oggi c’è la camminata sulle tracce degli ebrei a Udine – ha detto Federico Pirone – sulla memoria della deportazione e della resistenza nella zona della stazione. È stata promossa dalla parrocchia di San Pio X e da alcune associazioni locali a Udine sud con la collaborazione del Comune di Udine. Quante esperienze positive, dal basso, ha la nostra città. Quanto è importante la memoria di ogni quartiere per il senso di coesione e di partecipazione di una comunità».
La partenza è avvenuta verso le ore 11,25 dalla Parrocchia di San Pio X, Via Mistruzzi, 1. Questa strada è stata intitolata nel 1972.
La Cappella di San Pio X è del 1958, nascita della parrocchia di San Pio X (precisamente il 7.10.1958). Se l’è costruita don Adelindo Fachin (Tarcento 1922 - Udine 1966) con i mattoni recuperati dalle case diroccate dai bombardamenti anglo-americani di Via Bertaldia. I muratori erano i ragazzi di don De Roia.
La Chiesa parrocchiale è del 1960, opera dell’architetto Giacomo Della Mea (1907-1968). Su un suo progetto sono pure le case INA di Via Amalteo – Via di Brazzà (strade intitolate nel 1953) e il centro sociale, oggi scuola dell’infanzia. È un complesso di condomini per 132 famiglie. Le vicine Via Bombelli e Via Celebrino sono state intestate nel 1955, mentre via Del Torso è dell’anno successivo.
Udine - Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X e l'assessore comunale alla Cultura, Federico Pirone

La scuola materna “E. Linda” è del 1968,  su progetto dell’architetto Gianni Avon, che viveva nella zona.
Poi è stata spiegata la Lapide della canonica, collocata nel 1953, già Casa Nogara inaugurata nel 1954, per gli sfollati di guerra del Villaggio Metallico.
La lapide in latino dice: “Opera / Mons. G. Nogara / MCMLIII / XXV De Episcopato”. Come ha raccontato don Aldo Moretti per il 25° anniversario di vescovado di Monsignor Giuseppe Nogara invece di un calice, una stola o di un pastorale, fu scelto di dedicare al vescovo una casa per ospitare famiglie povere. Il terreno fu offerto dalla Parrocchia del Carmine. I materiali da costruzione furono offerti dalle parrocchie di Udine, dal Comune, dalla Banca Cattolica del Veneto, dalla Cassa di Risparmio e da altri enti. Il 1° settembre 1954 furono assegnati i sei alloggi, secondo un regolamento, a 3 famiglie del Villaggio Metallico e ad altre tre (del Carmine, del Cormòr e di San Marco).
Via Celebrino (intitolata nel 1955) – Via Pradamano 21 (intitolata nel 1911), ex-GIL Scuola “E. Fermi”, Lapide Centro Smistamento Profughi istriani, del 2007. L’edificio è stato un Collegio convitto O.N.B., costruito nel 1934-1936, su progetto dell’architetto Ermes Midena, prestigioso esponente del razionalismo. Contiene opere affrescate di Afro Basaldella, restaurate nel 1987. Tale collegio convitto poi è appartenuto alla G.I.L., fino al termine della guerra. È stata una caserma nazista e, poi nel 1945 degli inglesi. Dal 1947 ha funzionato come Centro di Smistamento Profughi, ospitando alla meno peggio oltre cento mila esuli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, nel periodo 1947-1960. Essi venivano assegnati a 140 Centri Raccolta Profughi sparsi in tutta Italia.
Elio Varutti

Negli anni Sessanta è stata succursale per il biennio dell’Istituto “A. Malignani”, come attestato anche dai giornali periodici pubblicati in quel periodo dalla stessa scuola. Di qui nel 1965-1966 partivano gli scioperi organizzati dagli studenti universitari, vicini al nascente "Movimento Friuli", che si portavano i ragazzi del Malignani in piazza Libertà, assieme ad altre scuole superiori, per chiedere l’istituzione della Facoltà universitaria di Medicina a Udine. Oggi è una scuola media.  
Si prosegue verso Via Cernaia, intitolata nel 1860, quando fu aperta la ferrovia a Udine. La strada è dedicata alla Guerra di Crimea del 1855, quando i bersaglieri Sardo-piemontesi e i Francesi vincono i Russi sul fiume Cernaia.
Si passa a fianco delle case dei Ferrovieri, che ospitavano oltre 100 famiglie. Il cavalcavia di Piazzale Palmanova è stato inaugurato nell’ottobre 1926. Progetto dell’ingegnere Ferruccio Voghera e realizzazione dell’impresa Dri di Tricesimo. I lampadari di ghisa e ferro battuto e le ringhiere sono della fonderia Pignone di Firenze (M. Quargnolo, Vecchia Udine, p. 143). Qui c'è il video sulla presentazione del cavalcavia del 1926 e con la testimonianza di Rina Bernardis.
Passiamo ora ad ascoltare la testimonianza della professoressa Caterina Eleonora Bernardinis, che operava nella Croce Rossa Italiana (C.R.I.). Ecco le sue parole, riferite al 1944-1945: “(…) aiutavamo anche i prigionieri alleati, i partigiani italiani… i partigiani slavi (meravigliati, non finivano di ringraziarci) e gli ebrei (povera gente! Erano i più vigilati e i più bisognosi di tutto). Davamo loro da bere, qualche pezzo di pane, qualche sigaretta”.
«Siamo partiti dalle carceri di Udine – ha riferito un’altra fonte, il signor Mauro Drigo – allo scalo merci eravamo in tanti. Il treno merci era lungo; era, mi pare, il giorno 14 gennaio 1945. I vagoni vennero piombati e scortati dalle SS e dalla polizia di Trieste la Sipo… giungemmo in Germania, nel campo di Flossenbürg, Comando di Hersbruch, il giorno 29 gennaio 1945. Mi fu assegnato il n. 41747 di matricola». I deportati sono circa 489. Identificati sino al 1984: 110.
Si giunge al Sottopasso pedonale Treni Italia e poi si arriva al binario 1 della stazione dei treni.
Un’altra fonte eccezionale sull’aiuto dato ai prigionieri dei nazisti a Udine diretti ai campi di concentramento è senza dubbio la signora Clelia Messina, nata il 13 novembre 1917. Come ha scritto Giacomina Pellizzari sul «Messaggero Veneto» del 15 gennaio 2017. Era il 1945 e Clelia Messina, abitante in Via Medici – a Udine sud - pur di sfamare i deportati, con la sua bicicletta, andava a chiedere del cibo ai contadini di Pradamano e di Cussignacco.
Qui c'è il video sull'intervento riguardo all'aiuto della signora Clelia Messina.


Giorgio Ganis, Tiziana Menotti, don Paolo Scapin e Elio Varutti alla presentazione del volumetto "Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento"

Poi con altre donne andava in stazione per passare quel cibo ai prigionieri italiani, stipati nei vagoni bestiame, mentre qualche guardia tedesca lasciava fare, ma qualcuno sparò. In stazione c’era il caos – segno che le donne e le ragazze che aiutavano i deportati erano davvero tante – e la signora Clelia voleva distribuire una minestra con un pentolone. «I prigionieri ci chiamavano mamma, la guardia sparò e il proiettile mi sfiorò le gambe. Da allora non ho più visto un film di guerra».
Binario 1, lapide dei ferrovieri caduti in guerra nel periodo 1943-1945, per aiutare i deportati prigionieri dei nazisti. Qui c'è il video riguardo alla lapide dei ferrovieri che aiutavano i deportati ai campi di concentramento nazisti.
Questi sono i binari ove sostavano i treni di deportati ed ebrei per i campi di sterminio. Stazione, atrio. La stazione ferroviaria di Udine è del 21 luglio 1860. 
Qui c'è il video sulla presentazione della lapide delle Donne Resistenti, con la citazione dell'arresto del barone e senatore Elio Morpurgo, primo sindaco ebreo in Italia.
Piazzale della Stazione, lato taxi, Lapide per ricordare le Donne resistenti, collocata dal Comune di Udine nel 2011. A questo punto è intervenuta la professoressa Daniela Rosa, presidente dell’Associazione Donne resistenti, fondata con la collega e consigliere provinciale scomparsa nel 2015 Paola Schiratti. Qui c'è il video sul suo intervento.
Percorso di Viale Europa Unita (intitolato nel 1958), prima era Viale della Stazione – Piazzale D’Annunzio (intitolato nel 1940), prima era piazzale Palmanova.
La comitiva in Via Celebrino. Fotografia Giorgio Ganis

Federico Esposito, ufficiale del regio esercito italiano, è arrestato dai tedeschi e deportato a Flossenbürg con partenza da Udine col trasporto del giorno 11 gennaio 1945, come ha scritto Flavio Fabbroni. L’ufficiale Esposito ricorda la moltitudine di donne e di bambini che si accalcavano alla stazione di Udine prima della partenza del treno della morte. C’è folla anche sulle strade limitrofe, come in Viale Trieste che, dopo Viale XXIII Marzo 1848, congiunge il Piazzale Palmanova (oggi Piazzale D’Annunzio), dove c’è Porta Aquileia, al Viale della Stazione (oggi Viale Europa Unita).
Ecco le parole di Federico Esposito: “Quella mattina c’era la neve, mezza Udine che faceva ala lungo Viale Trieste, gente che ci salutava… chi piangeva, chi salutava, qualcuno all’ultimo momento consegnava cibi, pacchi. Io ho avuto l’impressione che tutta la città si fosse radunata in Viale Trieste. E la gente ci ha seguito fino sotto i vagoni. Eravamo chiusi nei vagoni piombati regolarmente e la gente era sotto, sul marciapiede. I tedeschi facevano fatica a trattenere quella marea di gente: soprattutto donne e bambini, era uno spettacolo per me un po’ straziante” (p. 55).
Si percorre il Sottopasso pedonale e veicolare per Via Cernaia. Poi ritorniamo in Via Pradamano. Si incrocia Via Strassoldo (intitolata nel 1957). In fondo ci sono i binari ove sostavano i treni di deportati ed ebrei per i campi di sterminio.
Si transita in Via Torviscosa (intitolata nel 1958), ancora binari. Via Capriva (intitolata nel 1953-55) ultimi binari ove sostavano i treni di deportati ed ebrei per i campi di sterminio e sguardo sullo scalo merci di Via Buttrio (intitolata nel 1911). Qui c’è la Sottostazione elettrica di Rete Ferroviari Italiana (RFI).
Il gruppo di camminatori in Via Pradamano. Fotografia Giorgio Ganis

«Nessuno aveva segnalato al Posto di Pronto Soccorso della stazione di Udine – scrive Rina Bernardinis – l’arrivo di quel treno. Le disposizioni erano state impartite in sordina, dalla superiore autorità tedesca, direttamente ai propri dipendenti.
Quattro vagoni staccati dal convoglio al cosiddetto “scalo Buttrio”, erano finiti su un binario morto, lontano dalla stazione, lontano dalla vista di tutti.
Erano i vagoni degli ebrei, di quelli più sfortunati che non avevano avuto una porta amica a cui bussare o non avevano osato rivolgersi agli amici, per non esporli alle feroci rappresaglie naziste, in caso di delazioni, perquisizioni, rastrellamenti.
Numerosi della zona di Trieste e nei paesi vicini, avevano visto esplodere l’odio contro di loro».
Si passa da Via Romans, per giungere in Piazzale Cavalcaselle (intitolato nel 1985-1990).
Qui si ricorda Enzo Bellina 1922-1944, fisarmonicista come Gorni Kramer. Figlio di Massimo Bellina, casellante al passaggio a livello di Via Pradamano, dove c’era la sua scuola di musica. Le prove erano sul terrapieno della ferrovia o nel tinello di casa del casellante Bellina (M. Quargnolo, Udine o cara, p. 37-43).
A 70 anni di distanza di viaggi della speranza verso la Palestina, l’organizzazione Keren Hayesod Italia, in collaborazione con la Comunità ebraica di Venezia ha inteso celebrare questa parte di storia mai raccontata. La manifestazione del 26 marzo 2017 proprio a Pellestrina, ha inteso ricordare quel 5 novembre 1947, quando salpa la nave “Kadima” (“Avanti”), con 794 ebrei a bordo, sfuggiti alle persecuzioni razziali, alle deportazioni e ai campi di sterminio.
I sopravvissuti ebrei ai lager entrano in Italia da Tarvisio, provincia di Udine – come si legge nell’articolo di Vettor Maria Corsetti sul «Gazzettino». In seguito c’è l’imbarco dal porto di Pellestrina. Lo stesso autore riporta l’aiuto offerto ai fuggitivi dall’organizzazione clandestina “Bricha”.
Parla Daniela Rosa, presidente delle Donne Resistenti, che hanno collocato la lapide col Comune di Udine in stazione nel 2011. Fotografia Giorgio Ganis

Tali azioni di espatrio erano gestite dalla Brigata ebraica e dall’Haganah, precisa Corsetti. Un ruolo determinante è svolto da Ada Sereni, coordinatrice degli esodi ebraici dai porti italiani verso Haifa. Corsetti conferma l’esistenza di un ufficio a Milano, per instradare l’esodo dei sopravvissuti dell’Est Europa. Addirittura operava un’azienda agricola a Magenta, in provincia di Milano, nella veste di luogo di accoglienza e di formazione dei futuri lavoratori dei kibbutz. Per quanto concerne il centro di accoglienza di ebrei a Milano, esso viene citato anche in documenti trovati dalle nostre ricerche all’Archivio di Stato di Udine (ASUd).
Come riferito dallo storico Yehoshua Amishav nelle sue indagini sulle partenze da Pellestrina, è emerso che anche la settecentesca Villa Friedenberg, di Mestre, viene utilizzata dalla Bricha come centro d’accoglienza degli ebrei in attesa d’imbarco. Quello stesso sito, scrive ancora Corsetti, per ironia tragica della storia, fu utilizzato dai nazifascisti quale luogo di detenzione provvisoria degli ebrei destinati ai campi di sterminio di Hitler.
Il viaggio di Kadima fu intercettato da un aereo inglese il 15 novembre 1947. Ciò obbligò la nave ad attraccare ad Haifa, da dove i passeggeri furono portati nei campi d’internamento di Cipro. Una sorte analoga spetta alle altre due navi salpate da Pellestrina. La “Wingate”, partita il 14 marzo 1946, porta 238 persone, mentre la “Lamed Hey”, salpata il 17 gennaio 1948, reca a bordo 273 ebrei. Nonostante l’internamento e l’opposizione delle autorità del Mandato inglese sulla Palestina, conclude Vettor Maria Corsetti, i sopravvissuti alla Shoah, partiti da Pellestrina (Venezia), raggiungono più tardi le sponde anelate, andando a costruire lo stato d’Israele.


Elio Varutti vicino al Centro Smistamento Profughi giuliano dalmati (1947-1960) in Via Pradamano. Fotografia di Martina Varutti

Verso le 13,20 arrivo in Via Mistruzzi, 1, area sagra della Parrocchia di San Pio X. Tiziana Menotti,Giorgio Ganis e don Paolo Scapin presentano il volumetto di 32 pagine intitolato Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento; l’opera è stata scritta dagli studiosi Giorgio Ganis, Elio Varutti e Tiziana Menotti, 2017.

La Shoah dongje les cumieres di Baldassarie
La Shoah vicino alle zolle d’orto di Baldasseria. L’idea di questa ricerca è sorta nel 2016 nella parrocchia di San Pio X, che fa parte di Udine sud, tra la studiosa Tiziana Menotti, l’architetto Giorgio Ganis, il parroco don Paolo Scapin e il ricercatore Elio Varutti, nell’ambito di un progetto che prevedeva un incontro pubblico sul tema da effettuarsi verso il 27 gennaio 2017, Giornata della Memoria, oltre ad un pellegrinaggio culturale da svolgersi sui luoghi della memoria della Shoah udinese e una piccola mostra fotografica. Progetto realizzato con successo.
L’ipotesi che abbiamo verificato è che a Udine sud, nell’area dello scalo ferroviario, tra Via Buttrio, Via Pradamano e Via Monfalcone, chiamata un tempo suburbio di Baldasseria, stazionarono i treni merci provenienti dalla Risiera di San Sabba o dal Carcere del Coroneo, o al comando delle Waffen SS, in Piazza Oberdan, a Trieste, col trasporto di ebrei, per lo più askenaziti, e di altri prigionieri dei nazisti concentrati a Udine nelle prigioni di Via Spalato.
Non si immaginava che gli ebrei prigionieri nei vagoni piombati fossero passati sotto casa, vicino agli orti (les cumieres) di Baldasseria. Così è stato in Via Monfalcone, in Via Romans e nello scalo di Via Buttrio, che dunque sono dei luoghi della memoria.
Davanti alla scuola "E. Fermi", ex-GIL, opera dell'architetto Ermes Midena. Fotografia Giorgio Ganis

Secondo i dati del 2016 di Mauro Tabor, la deportazione nei lager dalla Risiera di San Sabba a Trieste, fulcro del concentramento nell’Adriatisches Küstenland, avendo colpito anche l’ebreo “misto” (ossia l’assimilato e il discendente da individui di altra fede, rintracciabile dalla sola evidenza del cognome) la cifra complessiva degli internati va oltre le 1200 persone, considerando che gli ebrei a Trieste, nel 1938, ammontavano a oltre 6000 unità, tra le quali letterati, pittori, scienziati, medici e amministratori d’aziende. Solo 1500 sono i sopravvissuti e rientrati.
Nel 1944 vengono arrestati quattro ebrei di Udine dalle Waffen SS, secondo Pietro Ioly Zorattini. Tra di essi c’è il barone Elio Morpurgo (1858-1944), prelevato ultraottantenne e ammalato in ospedale il 26 marzo 1944. Deportato e morto per strada.
La deportazione era diretta al Campo di concentramento di Auschwitz, di Dachau e altri lager simili, passando per Tarvisio, nel periodo 1943-1945. Bruno Maida ha scritto che il 21 giugno 1944 dai vagoni merci carichi di deportati ebrei da Trieste verso Auschwitz si alzavano le voci: «Acqua! Acqua!». Quei vagoni transitarono anche per Udine e si fermarono allo scalo di Via Buttrio. Nella parte opposta dell’ingresso a detto scalo ferroviario, sito in Via Buttrio, si trovano Via Monfalcone, Via Romans e Via Pradamano.
Ancora davanti alla scuola "E. Fermi", ex-GIL, opera dell'architetto Ermes MidenaFotografia Giorgio Ganis

Secondo Tristano Matta, alla Risiera di San Sabba furono imprigionati, in attesa dei convogli in direzione di Auschwitz o di altri campi di concentramento del Reich, oltre 1450 ebrei, provenienti dal Friuli, dalla Venezia Giulia, dal Veneto e dalla Croazia. Furono 700 i deportai razziali triestini, dei quali solo una ventina di essi fece ritorno vivo dai campi della morte. Di 28 ebrei è stata accertata l’uccisione diretta nel lager di San Sabba, in quanto considerati non in grado di sopportare il trasporto, poiché vecchi o malati, o accusati di infrazioni alla disciplina.
Dal 3 giugno 1963 la Risiera di San Sabba è un monumento nazionale. Il processo per i crimini commessi nell’unico lager nazista esistente in terra italiana si svolse nel 1976, come ricordato nel volume sulla Storia della Shoah in Italia, di Marcello Flores ed altri autori, del 2010.
Si chiamava Rosenberg e aveva 12 anni. Era un ragazzo, un fantat (in lingua friulana). Viveva da parenti o amici sotto falso nome a Gorizia. Fu arrestato davanti ai compagni di scuola dalle Waffen SS, nella sua classe, presso la scuola media e fu portato via. Non si seppe più nulla di lui, anche dopo la guerra. Il testimone di questa esperienza è il maestro Alfredo Orzan. Nella sua biografia, egli ricorda le retate naziste nelle scuole di Gorizia, per deportare i figli dei partigiani e i ragazzi ebrei che si nascondevano, grazie ad  ignoti “Giusti”.
Un po' di folclore con Luigi, "il re del rinfresco"

Bibliografia
- Rina Bernardinis, Nel mio autunno ricordo, Udine, Giovanni Aviani, 1982.
- Vettor Maria Corsetti, “Kadima, da Pellestrina fino alla Terra promessa”, «Il Gazzettino», 15 marzo 2017, p.18.
- Flavio Fabbroni, La deportazione dal Friuli nei campi di sterminio nazisti, Udine, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, 1984.
- Giorgio Ganis, Elio Varutti e Tiziana Menotti, Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento, Udine, Parrocchia di San Pio X, 2017.
- Giacomina Pellizzari, “Le storie. Portavo da mangiare ai deportati sui treni”, «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, 15 gennaio 2017, p. 24.
- Giacomina Pellizzari, “Shoah in Baldasseria. Quando si fermavano i treni dei deportati”, «Messaggero Veneto», Culture, 24 gennaio 2017, p. 47.
- Franco Sguerzi, Elio Varutti, La nostra parrocchia di San Pio X a Udine. 1958-2008 Cinquant’anni di memorie condivise, Udine, Academie dal Friûl, 2008.
- Mario Quargnolo, Vecchia Udine, Vita, Udine, 1982.
- Mario Quargnolo, Udine o cara, SVE, Udine 1989.
- Italo Tibaldi, Compagni di viaggio. Dall’Italia ai Lager nazisti. I «trasporti» dei deportati 1943-1945, Milano, Franco Angeli, Consiglio Regionale del Piemonte (1.a edizione: 1994), 1995.
- Elio Varutti (a cura di), Baldasseria vista da Alfredo Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud, Udine, Associazione Insieme con Noi, 2014.
Vicino alla Chiesa di San Pio X. Fotografia Giorgio Ganis

Sitologia

- E. Varutti, Ebrei a Udine sud e dintorni, 1939-1948. Deportazione in Germania e rientri, 2016.

- E. Varutti, Auschwitz luogo della Shoah, 2017.

Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la concessione alla diffusione, ove non altrimenti specificato. i video allegati al presente articolo sono opera dell'Associazione Insieme con Noi.


In stazione ferroviaria. Fotografia Giorgio Ganis

In via Pradamano. Fotografia Giorgio Ganis


Partenza dalla Cappella San Pio X, costruita nel 1958 e ristrutturata nel 2000. Fotografia Associazione Insieme con Noi

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Rassegna stampa:

- dal sito web di friulionline : Camminata nei luoghi della memoria a Udine Sud

- dal portale di Tursmo FVG : Ebrei a Udine sud_Camminata

martedì 19 aprile 2016

Itinerario storico di Baldasseria, Udine

Appunti del professor Elio Varutti
Passeggiata culturale a piedi, 17 aprile 2016, ore 10,00-12,00, partecipanti 120.
Ritrovo presso la Chiesa di S. Maria degli Angeli, Via Baldasseria Media, 49-51, Udine
Organizzazione:  Associazione Insieme con noi, di Udine Sud. Poi Genitori in onda, Flavio Moratto dei soci coop ed altri hanno dato una mano a divulgare e contribuire al ristoro.


1)    (Fuori itinerario) In Via Pradamano 21 (oggi Scuola E. Fermi) c’era il Centro di Smistamento Profughi di Udine, 1947-1960. Verso la fine della seconda guerra mondiale accolse oltre 100 mila italiani durante l’esodo da Zara, Fiume, Pola, Istria e Dalmazia in fuga dalle violenze dei miliziani jugoslavi di Tito.
2)      Chiesa di S. Maria degli Angeli. Conserva ancora tutto il fascino della romita chiesetta di campagna, umile e semplice come la fede degli abitanti che l’innalzarono nel lontano 1831 per assistere alla Messa, distanti com’erano dalla parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, in Via Aquileia. Il campanile è del 1883. La sagra di Baldasseria, parte religiosa, è collegata ai voti per le scampate epidemie di colera, 1873.
3)      Lapide dei Caduti di guerra, 1915-1918. Indicazioni certe sulla vita del borgo le abbiamo solo dal ‘900. Carlo Rizzi, di anni 76, ha raccontato a Orzan nel 1984: «I Rizzi hanno sempre abitato qui da generazioni. Mio nonno era chiamato “Agnul cuardarûl”. I tre vialetti paralleli, che ora sono le entrate delle case di levante, una volta erano il laboratorio del mio avo. Lunghi quanto le corde che fabbricava, qui armeggiata tra balle di canapa e il cigolare di torcitrici, verricelli e arcolai. Quando ero ragazzo nella casa dei Marano (civico 126) c’era l’osteria con il tabacchino gestita da sior Ugo che faceva il postino. Le vecchiette venivano a comperare qualche soldo di macube o di cinzilio (tabacco da fiuto). La domenica si giocava a bocce. Nell’area contigua, dove ora ci sono l’orto e l’entrata delle villette del Messaggero si teneva il 24 agosto o lo domenica dopo, lo sagra detta di S. Bartolomeo. Si ballava sul breâr (tavolato) al suono delle fisarmoniche e alle luci dei ferai a carburo (fanali). L’attuale sagra che si teneva in via Baldasseria Media ed ora si fa nel cortile della Parrocchia, è nata qui».
La Chiesa di S. Maria degli Angeli in Baldasseria, Udine. Fotografia di Elio Varutti

Non potevamo festeggiarla il 15 agosto giorno dell’Assunzione di Maria, perché lo gente se ne andava tutta in Giardino Grande alla tombola tradizionale. E anche per non confondere il sacro col profano. Dopo la Grande guerra l’osteria venne rilevata da Pieri e Pina Mandoline (Castronini) che spostarono l’esercizio sotto il portico (galleria), abitazione dei Macor. Vendevano vino sfuso e a fiaschi. Era il posto prediletto degli anziani che giocavano per ore a briscola e tressette, mentre le mogli rassegnate li attendevano invano a cena. La messa si teneva nella chiesetta di S. Maria degli Angeli e la scuola nel vecchio edificio di via Piutti. Si frequentava fino alla terza; poi si doveva andare alla Dante. Ricordo anche il nome delle maestre: Costanza Cozzi e Raffaella Gioconda.
Ogni tanto dal Castello suonava l’allarme per le incursioni degli aerei e dei dirigibili tedeschi che bombardavano lo stazione ferroviaria. Le maestre spaventate si rifugiavano sotto i banchi e noi sciamavamo per i campi. Quando nella scuola si stabilì un comando militare le lezioni si tenevano nella casa dei Vuattolo.
Durante la guerra 1915-1918 nella vecchia cava d’argilla delle fornaci Rizzani (area su cui ora sorgono l’Istituto Ceron e il supermercato) c’erano trincee, protette da filo spinato attraversato dalla corrente elettrica, scavate in previsione di un ripiegamento del fronte dell’lsonzo.
Dai Clocchiatti, invece, i militari addestravano i S. Bernardo a trainare, perché meno vulnerabili al bersaglio, i biroccini per portare vettovaglie e munizioni in prima linea. Dopo lo guerra, appena rientrato dall’esodo di Caporetto in Toscana, nei prati dei Carlini c’era un campo di concentramento di prigionieri austro-ungarici trasferiti, in seguito, altrove.

Vicino a un "Puarte fûr di nape" in Via Baldasseria Media, manufatto che fuoriesce dalla struttura dell'antica casa friulana, conteneva il focolare (fogolâr), veniva emarginato dalla casa per paura degli incendi


4)      Lavatoio restaurato nel 2016, come monumento. Inaugurato col sindaco Honsell. Costruito verso il 1920-1930 al centro della piazzetta della chiesa, poi spostato alla fine degli anni Cinquanta. Dismesso nel 1965, per la intombatura del roiello che lo alimentava.
5)      All’angolo tra via Baldasseria Media e via Lauzacco si erge la bella ancona, con lo statua dell’Immacolata Concezione Rifugio dei Peccatori fatta erigere da Don Gerardo Della Longa nel 1954 a ricordo dell’anno mariano.
6)      In un altro angolo, posto tra via Baldasseria Bassa e via Lauzacco (località Piccola Parigi) campeggia una Madonna attorniata da pargoli e figure di santi. Si tratta di un dipinto su tavola di compensato che copre, a mo’ di palinsesto, quello originale e quasi irriconoscibile sull’intonaco (che risale alla metà dell’800). É opera del pittore Santo Sant di Cassacco ed è stato collocato da don Tarcisio Bordignon nel 1968. Un’edicola recente si trova, invece, in fondo a via Baldasseria Bassa sulla casa De Faccio.
7)      Nella carta topografica “Le Frioul” degli ingegneri Maieroni e Cappellaris, edita nel 1778, ed in quella della “Provincia del Friuli” del Malvolti nel 1819, è segnata una località detta Lisbona a nord-est di Cussignacco, in Baldasseria. Gli anziani del luogo, però, non l’hanno mai sentita nominare, in base alle interviste di Alfredo Orzan del 1992. Secondo il Corgnali può darsi che questo nome derivi dall’insegna di un’osteria (o da quello primigenio della stazione di posta, n.d.r.) a ricordo del catastrofico terremoto di Lisbona del 1775. In questa località, ora conosciuta come “Piccola Parigi”, la sera del 10 dicembre 1807 sostò per qualche ora Napoleone invitato dal sindaco a visitare ufficialmente la nostra città, allora facente parte del Regno Italico. Può darsi anche che qui si siano accasati dei disertori francesi, come avvenne in Carnia con i cosacchi nell’ultima guerra. L’osteria «Al Francese» sorta nell’ultimo dopoguerra, non ha nessuna relazione con le ipotesi avanzate. La intitolò lo scomparso Gino Colle, padre dell’attuale gestore, emigrato in Francia per tanti anni. A così intitolarla furono gli avventori: «Anin a bevi un tai là dal Francês».


8)      Carletto Domenico nell’agosto del 1971 (allora aveva 79 anni) in occasione della sagra, intervistato, dichiarava al periodico della comunità, in quegli anni intitolato «Parrocchia di S. Pio X»: «I Casali di Baldasseria Bassa vennero denominati “Piccola Parigi” all’inizio del 1800, quando anche la Baldasseria Bassa era un covo di contrabbandieri ... il centro della borgata era costituito dallo stallone o stazione dei cavalli, fabbricato adibito ad abitazione». Evidentemente (e su questo punto le testimonianze orali tramandate sono concordi) nel borgo (Via Baldasseria Bassa al civico 171 e nei cortili interni) esisteva una stazione di posta per il cambio dei cavalli alle diligenze che provenivano da Trieste e Gorizia ed erano dirette a Vienna. Questa sosta favoriva il contrabbando di merci facilmente reperibili nel porto giuliano, ma attirava anche donne compiacenti in cerca di zerbinotti denarosi. Forse il toponimo nacque allora per definire, come dice Carletto, il luogo poco raccomandabile e malfamato simile a certi quartieri della capitale francese. Dopo l’avvento della ferrovia, questa stazione rimase inattiva e si trasformò in rimessa per carrozze, probabilmente, di privati e facoltosi cittadini che avevano in affitto anche qualche stanza per le loro scappatelle».
9)      La capitolazione dei risorgimentali friulani agli austriaci, comandati da Nugent. Fu firmata il pomeriggio del 22 aprile 1848 nei casali Serafini della nostra Baldasseria. A parlamentare giunsero in carrozza, oltre all’arcivescovo, il conte Caimo Dragoni, Presidente del Governo Provvisorio, il facente funzioni del Podestà Paolo Centa ed altre autorità.
10)  La corsa del palio ebbe origine a Udine addirittura agli inizi del XIV secolo. Essa era regolata da appositi statuti ed aveva la sua brava giuria. La manifestazione aveva luogo il 23 aprile, festa di San Giorgio e dal 1420 si aggiunse un’altra corsa del palio il 6 giugno, festa del Beato Beltrando di San Genesio (Saint Geniès). Nel giorno precedente le corse “i premi suddescritti venivano portati in giro per la Terra con accompagnamento di suonatori e di popolo festante” (Vincenzo Joppi – Udine prima del 1425 pag. 18). La partenza o mossa veniva data “nel sito detto la madonetta fuori la Porta d’Aquileja” (Gian Domenico Ciconi – Udine e la sua Provincia, pag. 63). Chiaro quindi che la partenza delle due corse del palio aveva luogo a Baldasseria, precisamente dallo spiazzo della Madonnetta, che è la “via del palio” doveva condurre di lì a porta Aquileia.
11)  All’altezza della palestra di Ceron, nel 1945 i nazisti e i cosacchi fecero scavare ai requisiti il “trincerone anticarro”.  Gravissimo danno causò tale fossato anticarro, che cinse tutta la città e passava nei pressi del Bowling, continuando il «fosso» del Ledra ma qui la TODT tedesca, temendo l’avanzata da sud, aveva prestato maggior cura. Le strade furono tutte interrotte: il viale Palmanova era bloccato da muraglioni di cemento armato, le strade di campagna chiuse, le altre, come via Baldasseria Media, erano transitabili solamente attraverso una passerella, consistente in una tavola che faceva da ponte tra le due sponde rialzate del fossato.
12)  Ritorno verso la Chiesa di S. Maria degli Angeli. Si è finito il giro nei locali dell'Orto Felice vicino alla Pizzeria "Da Mario", con un breve rinfresco per tutti, grandi e piccini.


Bibliografia


Un mio articolo in questo stesso blog: Baldasseria vista dal maestro Orzan, luglio 2015.
Poi ci sono anche: I platani del Vial di Palma, Udine 1960-1965, marzo 2015.
La storia Antonio Friz, studente di Udine Sud, il ragazzo partigiano "Wolf" delle Brigate Osoppo Friuli (BOF) è nell'articolo intitolato "Guerra civile a casa. Storie di scampati all’eccidio di Porzus, 1945", dicembre 2014.