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giovedì 31 gennaio 2019

Ariel Haddad, rabbino della Slovenia, parla della Shoah. Giorno della Memoria a Udine sud


È stato Guglielmo Cocco, delegato pastorale della parrocchia di S. Pio X, a Udine, ad aprire l’originale Giorno della Memoria il 29 gennaio 2019. “La Shoah ci tocca proprio da vicino e voglio ricordare che mio nonno ospitò una famiglia di ebrei – ha detto Cocco – evitando loro la deportazione nazista”. Poi ha accennato all’assenza di don Maurizio Michelutti, parroco di S. Pio X, sostituito in sala da don Pietro Giassi, vice parroco. L’invito in sala riportava comunque il contributo di don Maurizio Michelutti, riportato alla fine di questo articolo del blog.
Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine porta il saluto all’incontro sul Giorno della Memoria in S. Pio X del 29.1.2019, vicino a don Pietro Giassi, vice parroco, Ariel Haddad, rabbino della Slovenia e direttore del Museo della Comunità Ebraica di Trieste "Carlo e Vera Wagner", Tiziana Menotti e Elio Varutti. Fotografia di Leoleo Lulu

Ha avuto la parola in seguito Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha patrocinato l’iniziativa. “Abbiamo coordinato volentieri vari incontri per il Giorno della Memoria – ha detto Cigolot – in collegamento alla mostra “Aurelio e Melania Mistruzzi Giusti tra le Nazioni” visitabile, fino al 17 febbraio 2019 e proprio all’inaugurazione di tale mostra abbiamo conosciuto la signora Lea Polgar, che quando aveva dieci anni, fu salvata dalle retate naziste a Roma dai coniugi Mistruzzi, dichiarati poi Giusti tra le Nazioni”.
Cigolot, che ha portato il saluto del sindaco Pietro Fontanini, ha concluso con una riflessione incentrata sul fatto che “è proprio vero che non possiamo nascondere l’umanità”. 
Marco Balestra, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati politici (ANED) di Udine, si è complimentato con gli organizzatori della serata, divenuta una ormai tradizione, primo fra tutti il gruppo culturale parrocchiale di S. Pio X. Poi Balestra ha ricordato di “lanciare tanti messaggi per scuotere le cosciente assopite, puntando sui giovani che danno molte risposte positive sul tema della Shoah”.
Marco Balestra, presidente dell’ANED di Udine. Fotografia di Leoleo Lulu

Un intervento molto seguito e con una impostazione teologica è stato quello di don Pietro Giassi, vice parroco di S. Pio X. “Mi sono chiesto che cos’è il Giorno della Memoria per me – ha detto don Giassi – allora sono andato a cercare le parole del profeta Isaia per capire che dobbiamo guardare qual è la strada buona da seguire”.
Ariel Haddad, rabbino della Slovenia e direttore del Museo della Comunità Ebraica di Trieste "Carlo e Vera Wagner", ha effettuato l’intervento più atteso. Si è domandato se ci sia dell’antisemitismo in Europa. La sua risposta è che “l’antisemitismo non è stato sradicato, anzi resta nei pregiudizi e nelle equazioni dell’ebreo ricco, intelligente e di successo, fino ad arrivare a ripescare il falso documento dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion sugli ebrei che desideravano dominare il mondo, oppure sul concetto di razza e di creazione del nemico”.
Sono solo alcuni cenni all’articolato e complesso discorso del rabbino, che ha concluso il suo intervento citando Primo Levi sull’indifferenza provata dalle persone circa i primi atti di persecuzione razziale avvenuti in Italia, dopo le Leggi razziali del 1938.
Sono seguiti gli interventi con diapositive in Power Point della studiosa Tiziana Menotti sul “Ghetto di Varsavia” e di Elio Varutti su “Ebrei iugoslavi salvati dall’Esercito italiano al Campo di concentramento di Arbe, Dalmazia”, cui si rinvia ai brani tratti dal depliant di sala pubblicati poco sotto.
Don Pietro Giassi, Ariel Haddad, rabbino della Slovenia e Tiziana Menotti. Fotografia di Leoleo Lulu
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Si riportano qui di seguito, a cura della redazione del blog, gli interventi dei quattro relatori al Giorno della Memoria, svoltosi la sera del 29 gennaio 2019, nella parrocchia di S. Pio X a Udine, predisposti per il biglietto col programma di sala.

Saluto del Parroco don Michelutti nel Giorno della Memoria 2019
Carissimi, la comunità parrocchiale di S. Pio X in Udine, con grande disponibilità accoglie la proposta di ospitare l’incontro in occasione del Giorno della Memoria 2019.
Parlare di Memoria riguardo ad un evento difficile e drammatico che ha toccato persone e luoghi non è un semplice “ricordare” qualcosa che è avvenuto nel passato ma, come esprime in modo più significativo e vivo il concetto biblico del “memoriale”, è ripresentare, rinnovare, rendere nuovo ed effettivamente presente nell’oggi quell’evento accaduto tanto tempo fa.
Un pesachim  ebraico della notte di Pasqua, parte del racconto che il padre di famiglia fa ai figli circa l’evento della liberazione dalla schiavitù d’Egitto, afferma che “in ogni generazione, ognuno deve considerare se stesso come se egli in persona fosse uscito, quella notte, dall’Egitto”.
Penso e mi auguro che questa giornata davvero speciale sia una giornata “memoriale”, l’opportunità di riflettere e soprattutto rivivere in prima persona quegli eventi del passato, per riprendere in mano la nostra umanità e renderla più umana, nuova e aperta ad orizzonti di pace che soli producono, nel cuore dell’uomo, quella speranza che desidera fortemente e giustamente che eventi così tristi e tragici non succedano mai più.
Buon lavoro a tutti coloro che con passione e competenza ci offrono questo importante evento e un grazie di cuore a tutti coloro che, a qualsiasi livello, rendono possibile questo incontro-esperienza di profonda umanità.
Don Maurizio Michelutti, parroco di S. Pio X, Udine.

Guglielmo Cocco, delegato pastorale di S. Pio X di Udine. Fotografia di Leoleo Lulu

Le Leggi Razziste del 1938
Qualche settimana dopo il giro di boa del nuovo anno, il 2019, ci si volta indietro e si pensa ai significati di quello passato.
Dal punto di vista storico si può dire che due eventi di rilevanza fondamentale per l’Italia hanno visto nel 2018 un anniversario fondamentale. Il primo, dal punto di vista cronologico, è il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Il secondo è l’Ottantesimo Anno dalla promulgazione delle Leggi Razziste (o razziali che dir si voglia).
Non c’è dubbio che per quanto riguarda la Comunità Ebraica italiana le Leggi Razziste promulgate dal governo di Mussolini sanciscono una frattura insanabile tra l’ebraismo italiano e la sua patria. Gli ebrei italiani, negli anni del Risorgimento e dell’Italia liberale avevano partecipato con ardore alla costruzione di uno stato liberale e moderno. Negli anni del Fascismo, invece, vedono le loro esistenze prima minacciate, poi limitate, sopraffatte, derubate, umiliate e annientate.
Coloro che contribuirono con speranza alla costruzione della Nazione, si videro da essa stessa respinti e obliterati.
La genesi di queste Leggi affonda le sue radici filosofiche e storiche in un coagulo di motivazioni che, sorprendentemente, si fanno beffe delle idee di modernità democrazia e uguaglianza che il mondo moderno sembrava aver fatto definitivamente proprie, scagliando gli ebrei d’Europa nell’incubo del genocidio di massa oramai conosciuto come Shoah. Non si può non pensare a quanto siamo vicini all’oblio di quegli anni.
Ariel Haddad, rabbino della Slovenia e direttore del Museo della Comunità Ebraica di Trieste "Carlo e Vera Wagner".
 Il pubblico in sala. Fotografia di E. Varutti


Tra i grattacieli di Varsavia. Ciò che resta del ghetto più grande d'Europa
Prima del 1939, a Varsavia viveva la comunità ebraica più grande d'Europa con circa 400.000 unità. Nel marzo 1940 i nazisti ordinarono di recintare la zona abitata tradizionalmente dagli ebrei. L'operazione terminò il 16 novembre 1940, quando il ghetto, indicato ufficialmente come quartiere residenziale ebraico, fu chiuso definitivamente. Il ghetto di Varsavia era il più grande d'Europa anche per superficie (4 km²). Il muro che lo delimitava era alto 3 metri e lungo 18 chilometri. Nel ghetto vennero inglobate 73 delle 1800 vie della città comprendenti 27.000 appartamenti, un cimitero, un campo sportivo, 14 orfanotrofi, alcuni teatri, negozi e ristoranti di lusso per gli ebrei facoltosi. L'estensione del ghetto subì vari ridimensionamenti. Nel 1941 furono creati il ghetto piccolo (100.000 ebrei) e il ghetto grande (300.000 ebrei).
Nel ghetto imperversavano la fame, le malattie e la morte. Nel 1941 vi morirono circa 100.000 persone. Il 22 luglio 1942 iniziò la “Grande Operazione“, la deportazione, durata quasi 2 mesi, di circa 265.000 ebrei nel vicino campo di sterminio di Treblinka, attivo dal 23 luglio 1942. Ogni giorno venivano deportate dalle 2000 alle 13.500 persone che morivano subito dopo l'arrivo nel lager. Tra il 18 e il 22 gennaio 1943, in occasione dell'ennesimo tentativo di deportazione, gli ebrei si difesero per la prima volta con le armi. La rivolta culminò con l'eroica insurrezione del ghetto di Varsavia (19 aprile -16 maggio 1943), che costò la vita ai circa 60.000 ebrei sopravvissuti alla deportazione. Il ghetto di Varsavia è andato completamente distrutto. Al suo posto, oltre a un  frammento di muro e ad alcune tracce dei suoi vecchi confini sparse tra i grattacieli della città, si snoda un commovente percorso della Memoria che accompagna il visitatore fino alla Umschlagplatz, nella parte più a nord del grande ghetto, da dove partivano ogni giorno i convogli diretti a Treblinka con il loro carico umano destinato alle camere a gas. Tiziana Menotti.
 L'intervento di Tiziana Menotti. Fotografia di Germano Vidussi
Ebrei iugoslavi salvati dall’Esercito italiano al Campo di concentramento di Arbe, Dalmazia


Non pare neanche vero che un lager possa salvare delle vite. Bisogna dire che l’Italia fascista, con la Germania, invade la Jugoslavia nel 1941. Nelle zone di occupazione italiana e in altre parti vengono relegati nei campi di concentramento gli allogeni, come vengono chiamati gli sloveni o i croati dissidenti o ribelli.
Succede altresì che, dal 1941 al 1943, al Campo di concentramento dell’Isola di Arbe, in Dalmazia, l’Esercito Italiano sottrae 2.180 ebrei iugoslavi dalle grinfie del nazisti e degli ustascia croati.  Per i piani di Hitler dovevano finire essi ad Auschwitz, noto Campo di sterminio. È una storia poco nota. Certi storici sono stai troppo impegnati a glorificare i vincitori, oscurando la figura dell’italiano-brava gente.
Le cose cambiano dopo il 1989, con la Caduta del Muro di Berlino e il venir meno delle ideologie. Con la Legge italiana del 20 luglio 2000, n. 211, istitutiva del Giorno della Memoria e dalla analoga risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, c’è più consapevolezza sul tema della Shoah. Così si fa chiarezza e si rende giustizia a quegli ufficiali italiani che, rischiando la vita, si sono prodigati per evitare la deportazione di migliaia di ebrei balcanici. Elio Varutti.
Il pubblico in sala poco prima dell'inizio. Fotografia di E. Varutti
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Il Giorno della Memoria a Udine sud è stato organizzato dal gruppo culturale della Parrocchia di S. Pio X di Udine, in collaborazione con l'Associazione Insieme con Noi, il Gruppo Alpini Udine Sud e il patrocinio del Comune di Udine col titolo generale: La Shoah a Udine sud. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento. Impaginazione e grafica del biglietto di sala a cura di Anna Del Fabbro.

Si ricorda che la mostra “Aurelio e Melania Mistruzzi Giusti tra le Nazioni” è visitabile, fino al 17 febbraio 2019, il venerdì a ingresso libero dalle ore 14,30 alle 17,30, oltre al sabato e domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 17,30 a Palazzo Morpurgo, in Via Savorgnana a Udine.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Grazie a Anna Del Fabbro per la grafica del volantino. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo, come quella di Leoleo Lulu, di Germano Vidussi e di E. Varutti

sabato 2 giugno 2018

Amarcord in diapositive in parrocchia a San Pio X col Gruppo “A. Orzan”, Udine


È stata una serata culturale intensa a Udine sud, in Via Mistruzzi. Il 1° giugno 2018 oltre 50 persone hanno assistito alla proiezione di numerose diapositive sulla vita della parrocchia e del quartiere.
Udine, Sala giubileo parrocchia di S. Pio X, parla Guglielmo Cocco.

L'organizzazione è dovuta al Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della parrocchia di San Pio X. Hanno collaborato alla riuscita iniziativa oltre al Comune di Udine, il Gruppo Alpini di Udine sud e l'Associazione Insieme con Noi. L'evento si è tenuto nella sala del Giubileo, non come annunciato nei sotterranei della chiesa. L'incontro è stato previsto a corredo della mostra di fotografia allestita in Via Pradamano 21, nel corridoio della biblioteca di circoscrizione, in esposizione fino al 15 giugno 2018 con orario di visita per i lunedì e venerdì dalle ore 9 alle 12, oltre ai pomeriggi dei lunedì, martedì e giovedì, dalle ore 15 alle 18. la mostra si intitola: “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. 
Ha aperto la riunione Guglielmo Cocco, delegato pastorale della parrocchia di S. Pio X, essendo assente per malattia il parroco don Paolo Scapin. Il dottor Cocco ha anche presentato il progetto del portico alla stessa struttura parrocchiale, su progetto dell'architetto Oscar Meneghini. I lavori di ristrutturazione con probabilità inizieranno nel mese di settembre 2018.
Giovanni Govetto, in rappresentanza del Comune di Udine, ha portato i saluti della Civica amministrazione e del sindaco Pietro Fontanini alla “interessante rassegna con belle immagini degli anni 1950-1970”.
Udine, Sala giubileo parrocchia di S. Pio X, Giorgio Ganis presenta Giovanni Govetto, rappresentante del Comune di Udine

Un cordiale saluto è stato poi portato anche Federico Pirone, ex assessore alla Cultura del Comune di Udine, che nella passata amministrazione aveva caldeggiato la mostra di fotografia, organizzata con le immagini degli album familiari.
È intervenuta in seguito Tiziana Menotti, del Gruppo “A. Orzan” per annunciare uno dei prossimi impegni della parrocchia. “Vogliamo organizzare un'altra mostra di fotografie, con gli album delle famiglie Marchiol – ha detto la Menotti – per omaggiare e ricordare degnamente le figure di due missionari martiri: pare Aldo e  Bramante Marchiol, originari di Baldasseria”.
Ha parlato poi Elio Varutti sul tema “Baldasseria vista da Alfredo Orzan. È intervenuto Germano Vidussi per raccontare la storia dell'oratorio di S. Pio X fino alla nascita dell'Unione Sportiva “Donatello”.
La mostra di fotografie descrive – come ha riferito Giorgio Ganis – con quasi sessanta pannelli e oltre 200 fotografie, la vita della zona di Baldasseria nei 25 anni del secondo dopo guerra, dal 1946 al 1970. In quel tempo i casali si trasformano in un moderno quartiere densamente abitato e ricco di attività commerciali e industriali.
L'intervento della dottoressa Tiziana Menotti, del Gruppo culturale "A. Orzan". Fotografia di Leoleo Lulu.

Sono prima gli anni frenetici della ricostruzione, dopo gli intensi bombardamenti del 1944-1945. Poi c'è l’espansione della città. In pochi decenni cresce massicciamente uscendo dai confini delle antiche mura. Nuovi quartieri sorgono nei suburbi abitati prima da poche persone dedite prevalentemente ad attività agricole. Nascono così nuove parrocchie con nuove chiese: nel 1961 quella di S. Pio X, nel 1962 quella di S. Giuseppe in viale Venezia e di S. Paolo nella zona di S. Osvaldo. Quella di S. Rocco è del 1964 e quelle del Villaggio del Sole e di Santa Maria Assunta sono nel 1965. La città si sviluppa secondo le indicazioni del Piano Regolatore del 1939, che resterà in vigore fino al 1970, e che prevedeva tra via Pradamano e viale Palmanova una serie di nuovi edifici e un parco pubblico.
Nel 1936, in via Pradamano, è completato il Collegio Convitto dell’Opera Nazionale Balilla, con annessi spazi e edifici per attività sportive che, dal 1947 a 1960 fu adibito a Centro di Smistamento Profughi giuliani istriani e dalmati. Tra il 1949 e il 1954 nelle vie delle Fornaci e Pradamano furono realizzati 23 fabbricati e 197 alloggi. Nel 1947 arrivò la RAI che nel 1958 realizzò la torre, alta 121 metri. Nel 1954 fu completata la palazzina ‘Giuseppe Nogara’ con sei alloggi, in ricordo del 25° anniversario di vescovado.
Nel 1968, il 7 aprile, si trasferì la redazione del «Messaggero Veneto», inaugurata il 5 maggio alla presenza di Aldo Moro, Presidente del Consiglio. Nel 1957 nacque l'idea della nuova parrocchia di S. Pio X e, nel gennaio del 1958, arrivò il parroco che in poco meno di un anno costruì la cappella di S. Pio X, consacrata nel 1958. Nel 1961 era costruita la nuova chiesa, su progetto dell'architetto Giacomo Della Mea. I casali di Baldasseria nel 1867 avevano 576 abitanti, saliti a 845 nel censimento del 1919. La parrocchia, oltre la ferrovia aveva 2803 abitanti nel 1942, 5.100 nel 1958 e 6.000 nel 2008.
I commenti alle foto di Elio Varutti, del Gruppo culturale "A. Orzan"

Nel dibattito finale sono intervenuti Luciano Gon che ha ricordato la coda di carri trainati dal cavallo nel Torre per caricare sabbia e ghiaia per la costruire la nuova chiesa, finita nel 1961 e Carlo Comino che ha ricordato con parole onorevoli la figura del cappellano di S. Pio X don Ruggero Facco, capace di tenere uniti nelle attività parrocchiali dozzine di ragazzi degli anni sessanta.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti, con appunti di urbanistica di Giorgio Ganis. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione e diffusione.

Germano Vidussi, presidente dell'Associazione Insieme con Noi parla dell'Unione sportiva Donatello, storica attività della zona

Bibliografia

Baldasseria vista da Alfredo Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud, a cura di Elio Varutti, Udine, Associazione Insieme con noi, 2014.

Per informazioni sul libro, rivolgersi alla Associazione Insieme con Noi. E-mail: insiemeconnoi@gmail.com

Sitologia

- E. Varutti, Le bande di Via Fornaci a Udine, 1960,  on-line dal 16 marzo 2015.
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Rassegna stampa: dal giornale "Quanto basta", articolo scritto da Fabiana Romanutti il 2 Giugno 2018.


- Articolo a firma di Giorgio Ganis sul «Messaggero Veneto» del 2 giugno 2018

- Dal sito web de «Il Friuli» del 25 maggio 2018, articolo intitolato “La storia di Baldasseria in mostra” clicca sul titolo per leggerlo.

- Trafiletto da "La Vita Cattolica" del 30 maggio 2018.

Fine Rassegna stampa
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Al microfono Federico Pirone, già assessore alla Cultura del Comune di Udine, vicino a Giorgio Ganis. Foto di Leoleo Lulu.

domenica 6 maggio 2018

Apre la mostra di fotografie su Baldasseria 1946-1970 a Udine


È stato Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, ad inaugurare la mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Così il 4 maggio 2018 ha aperto i battenti la originale rassegna per l’organizzazione del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di S. Pio X, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine.
L’esposizione di oltre 200 immagini è aperta fino al 15 giugno 2018 presso i locali di Via Pradamano al civico numero 21, nel corridoio della biblioteca di circoscrizione. L’orario di visita è fissato per i lunedì e venerdì dalle ore 9 alle 12, oltre ai pomeriggi dei lunedì, martedì e giovedì, dalle ore 15 alle 18.
Udine - Federico Pirone, in piedi, Giorgio Ganis e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Foto di Leoleo Lulu

Hanno aiutato, per il buon esito dell’iniziativa, anche componenti dell’Associazione Insieme con Noi. È stato ringraziato anche Antonino Pascolo, capo gruppo degli Alpini di Udine sud, per l’apporto fornito.
Il saluto iniziale è stato portato dall’architetto Giorgio Ganis, per il Gruppo “A. Orzan”, che ha ricordato come è nata l’idea di allestire una mostra fotografica, con le immagini della gente della parrocchia. Raccolte nei mesi precedenti le oltre 500 istantanee familiari, sono poi state selezionate, raggruppate per argomenti e inserite nella rassegna. Qualche difficoltà è sorta riguardo alla data di certe immagini o al luogo dello scatto fotografico. Purtroppo molte foto sono senza alcuna indicazione, altre invece sono dotate sul retro di un’adeguata didascalia. Gli album fotografici sono stati consegnati dai parrocchiani coinvolti sia in canonica, che presso l’osteria “Fusâr” di Via Pradamano. Dopo la scannerizzazione al computer tutti gli originali sono stati restituiti ai proprietari.
È stato menzionato Guglielmo Cocco, delegato pastorale di S. Pio X, già impegnato altrove, che ha scritto una sentita presentazione della rassegna. Ha poi parlato l’assessore Pirone, ricordando i grandi storici come Marc Bloch, che nei primi decenni del Novecento, iniziarono a mettere in discussione il metodo storico incentrato solo sui rapporti delle diplomazie, dei regnanti e delle alte gerarchie militari, per dare spazio anche alle vicende storiche vissute dalla gente comune e dai soldati di truppa. L’assessore ha riferito che la mostra di Baldasseria è un interessante progetto partito dal basso, con la forza qualificante della partecipazione.
Uno del pannelli della mostra su Baldasseria 1946-1970 a Udine sud

Per il Gruppo “Orzan” è intervenuto alla serata anche ElioVarutti, accennando al potere evocativo che hanno le vecchia fotografie. Di seguito si pubblica la sua Presentazione alla mostra fotografica.
Varutti ha spiegato inoltre l’intitolazione del Gruppo culturale. “Il Gruppo culturale Alfredo Orzan, è sorto il 28 novembre 2017 – ha detyto – per ricordare il parrocchiano e beneamato maestro elementare Alfredo Orzan (1930-2017), considerato il cantore di Baldasseria, per i suoi scritti pubblicati nel bollettino parrocchiale”. È dal 2015, in ogni caso, che sulla spinta di don Paolo Scapin, allora parroco di S. Pio X, i componenti del gruppo culturale si sono attivati per studiare gli argomenti storici della parrocchia e per organizzare il Giorno della Memoria, sul tema della Shoah e il Giorno del Ricordo, sul tema dell’esodo giuliano dalmata e della tragedia delle foibe. Il Gruppo culturale “Orzan” si occupa quindi di organizzare eventi e mostre di fotografia, d’arte nonché spettacoli teatrali con particolare riferimento alla parrocchia.

Potenza delle vecchie fotografie
Il Gruppo culturale “A. Orzan” della Parrocchia di San Pio X, assieme al Comune di Udine, ha voluto questa mostra di fotografia. Così abbiamo raccolto le vecchie immagini dagli album di famiglia gentilmente imprestate dalla popolazione della zona. Dopo un’attenta selezione si propongono in questa sede gli scatti fotografici più affascinanti. La rassegna espositiva, allestita grazie all’Assessorato alla Cultura, ha per titolo: “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Resterà aperta dal 4 maggio al 15 giugno 2018 nel corridoio della Biblioteca di Circoscrizione, in via Pradamano 21.
Giorgio Ganis, a sinistra, e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”, con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di udine

La maggior parte delle fotografie ha interesse per i familiari, per i gruppi di amici, per la vita della parrocchia, sorta nel 1958. A guardarle bene queste immagini ci danno molte altre informazioni. Sono di grande interesse documentario per conoscere la religiosità, gli abbigliamenti, gli svaghi e le abitazioni e i lavori dell’epoca. Ci sono le bande di ragazzi. Negli anni Sessanta c’erano tanti giovani. C’è la vita contadina, orgoglio ancor oggi della zona.
Per l’esposizione abbiamo preso come riferimento temporale il periodo che va dagli anni del dopo guerra fino al 1970. È un periodo in cui gli storici accademici tacciono. Si esce da una guerra persa e da una guerra civile. Cambia pure lo stato, si diventa una repubblica. C’è la ricostruzione e poi il boom economico con il potere politico democristiano. Non bisogna intristire il popolo parlando di campi di concentramento e di campi profughi istriani. Non si deve disturbare la Jugoslavia di Tito, che si distacca sempre più decisamente dalla politica dell’URSS. Nei bar compaiono i primi apparecchi televisivi, più tardi c’è la contestazione del ’68.
Queste sono le nostre facce. È questo il nostro quartiere. Qui ci sono i pimpanti chierichetti di don Adelindo Fachin (Tarcento 1922 - Udine 1966), primo parroco amatissimo da tutti, persino dai sassi.
Il pubblico all'inaugurazione della mostra di fotografia su Baldasseria, organizzata dal Gruppo parrocchiale "A. Orzan" in collaborazione col Comune di Udine

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Riferimenti bibliografici e del web                                                      
- Baldasseria vista da Alfredo Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud, a cura di E. Varutti, Udine, Associazione Insieme con Noi, 2014.
- Li Noleggio (Lino Leggio), La banda delle cataste. I ragazzi del Friuli anni Cinquanta, Pordenone, Biblioteca dell’Immagine, 1999.
- Li Noleggio (Lino Leggio), Il resto a casa, Cierre Grafica, 2015 (vedi in merito l’articolo di Fabiana Dallavalle sul «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, del giorno 8 giugno 2015, col titolo: “Quelle bande giovanili che a casa le buscavano”).
- Franco Sguerzi, La chiesa di Santa Maria degli Angeli in Baldasseria Media, Udine, Parrocchia di S. Pio X, 1999.
- Franco Sguerzi – Elio Varutti, La nostra parrocchia di San Pio X a Udine 1958-2008. Cinquanta anni di memorie condivise, Udine, Academie dal Friûl, 2008.
- Giorgio Stella, Ti racconto San Rocco. Storia di un suburbio tra luoghi e identità, [s.e.], Udine, Tipografia Marioni, 2018.
- Elio Varutti, Itinerario storico di Baldasseria, Udine, on-line dal 19 aprile 2016 su: eliovarutti.blogspot.com
- E. Varutti, “Le bande di Via Fornaci e di Baldasseria”, «Festa insieme Baldasseria», 2016, pp. 34-36.
- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017 (disponibile anche nel web).
Una parte della mostra con oltre 200 fotografie storiche

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione e diffusione.

Da sinistra: Federico Pirone, Giorgio Ganis e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”.

Una delle belle foto della rassegna su Baldasseria. Vicino al portone della nuova chiesa di S. Pio X il gruppo dei "Leoni di Via Baldasseria Alta", 1965. Archivio Germano Vidussi

lunedì 12 febbraio 2018

Esuli istriani in Parrocchia di S. Pio X a Udine, col Giorno del Ricordo 2018

È stato don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, a volere commemorare il Giorno del Ricordo 2018. L’evento si è tenuto il 9 febbraio nella sala parrocchiale alle ore 20,30. 
Guglielmo Coco, in piedi, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Fotografia di Leoleo Lulu

Il primo saluto, tuttavia,  è stato rivolto alla platea di oltre 80 persone da Guglielmo Coco, direttore del Consiglio Pastorale di S. Pio X. “Siccome è ancora convalescente – ha detto Coco – questa sera sono io a rappresentare la parrocchia, senza che vi stupisca il fatto che è un laico a fare le veci del prete”. Poi Coco ha evidenziato “l’importanza della memoria, perché è legata alle radici di questo territorio geografico, pensate che pure mio padre ha vissuto nel 1945 grandi difficoltà dato che mio nonno lavorava in ferrovia a Canfanaro, in Istria, allora penso che si debbano rivivere quei momenti senza astio, pur con malinconia”.
L’intervento successivo è stato quello di un parrocchiano del tutto particolare. “Quello che so del Centro smistamento profughi di Via Pradamano – ha detto Carlo Giacomello, sindaco di Udine – parte dalla lapide che ho fatto collocare nel 2007, quando ero presidente della Circoscrizione n. 4, assieme all’ingegner Silvio Cattalini, allora presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine”. Giacomello ha poi accennato alla prorompente voglia di raccontare la storia di Zara e del suo esodo da parte di quel Comandante degli esuli che fu Cattalini. “Con lui – ha spiegato – si faceva storia assieme alla verità e a sentimenti di pace di respiro europeo”.
Carlo Giacomello, sindaco di Udine. Foto di Leoleo Lulu

Ha poi avuto la parola l’architetto Giorgio Ganis, a nome del Gruppo culturale “Alfredo Orzan”, organizzatore dell’incontro. “Faccio presente a tutti che la prossima iniziativa del nostro Gruppo parrocchiale di cultura – ha detto Ganis – sarà una mostra fotografica della zona sugli anni dal dopoguerra al 1970, per cui chi fosse interessato a fornire qualche immagine col suo recapito, per la restituzione, le consegni all’Osteria Fusâr, di Via Pradamano 25, oppure telefoni in parrocchia, oppure le spedisca all’indirizzo e-mail segnato sui volantini di sala”.
La parola a Giorgio Ganis, foto di Germano Vidussi

La parola è passata a Bruna Zuccolin, presidente dal 2017 del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, che ha collaborato alla manifestazione che godeva del patrocinio del Comune di Udine. Altri gruppi che si sono adoperati per la buona riuscita della serata sono l’Associazione Insieme con Noi, presieduta da Germano Vidussi e il Gruppo Alpini di Udine sud, col suo capogruppo Antonino Pascolo che ha curato, al termine dell’incontro pubblico, un gradevole brindisi accompagnato da stuzzichini.
Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Foto di Leoleo Lulu

La Zuccolin ha salutato fraternamente il pubblico e ha ringraziato tutti gli organizzatori del lodevole incontro per la collaborazione iniziata con l’ANVGD quest’anno sul tema dell’esodo giuliano dalmata. Ha poi citato Simone Cristicchi, con il suo spettacolo “Magazzino 18”, in riferimento alle masserizie ammassate dai profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia nel porto vecchio di Trieste. “Ci siamo impegnati a distribuire il libro di Cristicchi con lo stesso titolo del famoso recital – ha aggiunto la Zuccolin – negli istituti superiori di Udine, per far conoscere di più le vicende del confine orientale al mondo della scuola”.
In seguito il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha svolto una relazione con diapositive, per mostrare fotografie e documenti inediti sull’esodo giuliano dalmata, col titolo “Il Centro di smistamento profughi di Via Pradamano con cento mila esuli”.
Nel dibattito previsto con esuli presenti, è intervenuto l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola. “Dal 1947, anno dell’esodo della mia famiglia – ha raccontato Satti – fino al 1955 eravamo profughi a Laives, vicino a Bolzano, in certi casermoni, dove avevamo delle coperte per fare delle pareti, per un po’ di intimità, poi ricordo che a Pola andavo a scuola con nastrino tricolore e i compagni di classe di sentimenti croati mi dicevano di tirarlo via sennò te pestemo fin a morir; poi sono arrivato a Bolzano e a scuola mi davano del fascista, perché ero istriano, ecco la mia realtà di esule”.
Il pubblico in sala. Foto di E. Varutti

Ha detto alcune parole commoventi anche Rosalba Meneghini, figlia di esuli. “La mia mamma e i mie nonni erano di Rovigno – ha detto – e mi hanno raccontato così poco dell’esodo, per paura di essere trattati male dai connazionali qui a Udine, che adesso mi dispiace tanto”.
Tra gli interventi vari, ha parlato anche Ugo Falcone, storico ed archivista militare, per esprimere “vivo apprezzamento per l’originale serata culturale e per i documenti mostrati e commentati con le diapositive, alcuni dei quali erano persino a me sconosciuti”.
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti con E.V. e Gabriele Anelli Monti. Fotografie di E. Varutti, Leoleo Lulu e di Germano Vidussi.


Zuccolin e Varutti. Foto di Leoleo Lulu

domenica 28 gennaio 2018

Ebrei a Udine sud, conferenza e trailer 2018

Il Giorno della Memoria nella sala parrocchiale di San Pio X a Udine si è svolto il 26 gennaio 2018 alle ore 20,30 con grande partecipazione di pubblico. L’attività è stata curata dal Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della parrocchia stessa ed era inserita nel calendario ufficiale delle iniziative del Comune di Udine per ricordare la Shoah.
Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine nel suo intervento in sala parrocchiale di S. Pio X per il Giorno della Memoria, vicino a Daniela Rosa, Tiziana Menotti e Elio Varutti. Foto di Leoleo Lulu

Hanno collaborato alla buona riuscita dell’evento l’Associazione Insieme con Noi e il Gruppo Alpini di Udine sud. La sala parrocchiale, in Via Aurelio Mistruzzi, era affollata di oltre 70 partecipanti quando il dottor Guglielmo Coco, direttore del Consiglio pastorale di S. Pio X, ha aperto i lavori. “Sono qui a rappresentare don Paolo Scapin, parroco di San Pio X – ha detto Coco – che è assente per convalescenza e porta i suoi saluti a tutte le autorità presenti e alle associazioni che hanno reso possibile questo importante incontro che ci vede riuniti in chiave evangelica per essere vicino ai nostri fratelli maggiori”.
Poi ha avuto la parola Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha elogiato la parrocchia di S. Pio X per l’attività di ricerca sulla Shoah della zona iniziata nel 2016, sotto la guida di don Paolo Scapin. “Saluto con affetto don Scapin – ha detto Pirone – perché gli siamo molto vicini in questo momento e gli auguriamo un pronto ristabilimento, poi desidero affermare che la memoria è un patrimonio collettivo e le azioni dal basso come quella di stasera costituiscono un tessuto di vita civile e democratica”. L’assessore Pirone ha poi aggiunto che l’attività del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” con le sue iniziative sulla tematica della Shoah sta “dando forza a tutta la città per recuperare l’ascolto, il rispetto e la tolleranza nei confronti degli altri”.

Marco Balestra, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati politici (ANED) di Udine, oltre a fare gli auguri a don Paolo Scapin, ha accennato al “Gruppo della Rosa Bianca che in Germania si è battuto per la libertà e contro il nazismo, mentre oggi stiamo vivendo un momento pericoloso con certi rigurgiti filo nazisti, come il concerto nazi-metal di Azzano Decimo, indetto proprio nel Giorno della Memoria, con grande offesa per gli ebrei”.
Ha poi preso la parola Tiziana Menotti, in nome del Gruppo “Orzan”, spiegando che i ricercatori della parrocchia di S. Pio X si sono dati quel nome nel novembre 2017 per ricordare il maestro Alfredo Orzan, definito dalla stampa locale come “il cantore di Baldasseria”, per la sua passione a raccogliere testimonianze sui piccoli fatti storici della realtà locale, che fu da lui raccontata inoltre sotto gli aspetti religiosi, naturalistici, ecologici, antropologici, linguistici e di vita sociale.
È intervenuta in seguito la professoressa Daniela Rosa, presidente dell’Associazione “le Donne resistenti” di Udine, spiegando il titolo della sua relazione che era: “Memoria storica versus nativi digitali: missione impossibile?”. In effetti il problema di fondo in simili commemorazioni è quello di coinvolgere i giovani, abituati a comunicare solo col telefono cellulare. La professoressa Rosa ha inoltre indicato in sala la presenza di due bambine del 1945 che diedero conforto e aiuto ai prigionieri dei tedeschi. Si tratta di Fernanda Revelant, novantenne di Udine sud, e di Iris Bolzicco, sedute in prima fila all’incontro, socie onorarie delle Donne resistenti.
Guglielmo Coco. Foto di Leoleo Lulu

È seguito il trailer, di una ventina di minuti, del documentario “Cercando le parole. La disubbidienza civile delle donne friulane di fronte all’8 settembre 1943” per la regia di Paolo Comuzzi e Andrea Trangoni, opera del 2013. L’ultimo intervento dello scrivente aveva per titolo: “I luoghi e i segni della Shoah a Udine sud”, basato sulle più recenti scoperte delle ricerche svolte in merito. Vedi in rete l’articolo nel blog “Shoah, ebrei di Fiume salvatisi in Friuli e il ruolo dei Mistruzzi”. Nel dibattito che è seguito è intervenuto l’ingegnere Sergio Satti, che ha voluto ringraziare gli organizzatori per aver fatto luce su una parte di storia minore sconosciuta.
Marco Balestra. Foto di Leoleo Lulu
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Servizio giornalistico e fotografico di Elio Varutti, se non altrimenti indicato per le fotografie. Ricerche e Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti. Si ringraziano per le fotografie: Leoleo Lulu e Germano Vidussi.
Foto di Leoleo Lulu

Sergio Satti. Foto di Leoleo Lulu

In prima fila, con Pirone e Balestra, Iris Bolzicco, cappotto chiaro e Fernanda Revelant, col basco bianco, le bambine del 1945