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martedì 13 febbraio 2018

Aiello del Friuli, Giorno del Ricordo col sindaco e l’ANVGD di Udine

Nel 2018 la Commissione comunale di Storia del Comune di Aiello del Friuli, in collaborazione con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha organizzato un evento per il Giorno del Ricordo
Il sindaco di Aiello del Friuli, Andrea Bellavite, al centro, apre l'incontro vicino a Stefano Perini

L’attività si è tenuta proprio il 10 febbraio, alle ore 20,30 nella sala civica di Joannis, in Via Leonardo da Vinci 62, con la partecipazione di oltre 30 persone, alcune delle quali discendenti di esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Ha aperto l’incontro Andrea Bellavite, sindaco di Aiello del Friuli (UD), con una presentazione storica dei fatti che attraversarono il confine orientale d’Italia durante la seconda guerra mondiale. Il sindaco, affrontando il tema della pacificazione, ha voluto ricordare anche la figura di Antonio Bommarco, nato a Cherso, già vescovo di Gorizia.
Ha parlato in seguito il professor Stefano Perini, della Commissione comunale di Storia. Anche Perini ha accennato ai fatti storici del territorio. Prima dell’esodo giuliano dalmata, l’Italia fascista, in alleanza con Hitler, invase la Jugoslavia. Nel 1941 Lubiana fu annessa al Regno italiano e furono creati i campi di concentramento per dissidenti e ribelli sloveni e croati, come quelli di Gonars e di Visco, vicini ad Aiello. 
Stefano Perini e Tullio Svettini, a destra, nella sala civica di Joannis il 10 febbraio

Il professor Perini ha, dunque, ribadito il fatto che secondo “alcuni dati sul Comune di Aiello del Friuli riguardo ai profughi italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel 1945, c’erano 110 profughi italiani di Zara e molti altri dell’Istria più tardi, nel 1946”.
L’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola nonché decano dell’ANVGD di Udine, ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine e ha ricordato alcuni fatti incresciosi del suo esodo a Bolzano. “Dopo il  1947 eravamo più di 3 mila nelle caserme di Laives, con le coperte a fare da parete, per avere un po’ di intimità fra le famiglie – ha detto Satti – e la gente venuta via da Pola è di 28 mila e 500 individui su 32 mila abitanti, che appena giunti nel resto del Paese siamo stati tacciati di essere tutti dei fascisti, ma eravamo solo italiani, qualcuno di noi perfino con parenti socialisti”.
Un affettuoso intervento è stato quello di Tullio Svettini, esule da Rovigno, appena arrivato dalla commemorazione pomeridiana del Giorno del Ricordo a Cervignano del Friuli, con musica e letture tratte da testi di Franco Vegliani, Fulvio Tomizza e Enzo Bettiza. Svettini ha ricordato il suo triste passaggio proprio nel Centro smistamento profughi di Udine.
La relazione di Elio Varutti

È intervenuto per la relazione ufficiale il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine. Il titolo del suo intervento era “Esuli giuliano dalmati in Friuli e il Campo profughi di Udine”. È stata, infatti, tracciata la storia del più grande Centro di smistamento profughi d’Italia, quello della ex-GIL di Via Pradamano a Udine. Da quel posto transitarono oltre cento mila esuli in fuga dalle violenze titine, che agivano per vendetta riguardo ai soprusi patiti sotto il fascismo e per la pulizia etnica voluta dal regime jugoslavo. 
Varutti nel suo contributo si è avvalso di una serie di diapositive, per mostrare fotografie del tempo e documenti originali ed inediti sull’esodo giuliano dalmata, che fu grande dolore nascosto dalla cortina del silenzio. Ha infine parlato anche del Villaggio giuliano di San Giorgio di Nogaro (UD), sorto nel 1950.
Al termine dell’incontro c’è stato un breve dibattito, secondo la logica del sindaco: “Più idee fanno la democrazia e non è necessario avere tutti la stessa idea”.

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La meridiana dell’esilio
A margine dell’articolo presente, pare interessante mostrare la fotografia di una meridiana  realizzata da Aurelio Pantanali di Aiello (paese delle meridiane) sulla casa del signor Del Bello di Fossalon di Grado (GO). 
Spiega il signor Pantanali che “Il papà del proprietario ha desiderato a ricordo, che venisse riprodotto sotto il quadrante solare ad ore italiche, il mare Adriatico, la costa istriana e con un puntino la posizione sulla carta del paese lasciato dopo la guerra e sul lato opposto al mare la costa alla foce dell’Isonzo con la posizione (puntino rosso) dove attualmente risiede”.
Fotografie di Aurelio Pantanali

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Daniela Conighi, che si ringrazia per la collaborazione prestata. Grazie pure a Aurelio Pantanali, per le due foto della meridiana dell'esilio.

martedì 16 febbraio 2016

L’UNESCO di Udine al Giorno del Ricordo 2016

Renata Capria D’Aronco presidente del Club UNESCO di Udine ha aperto i lavori del convegno tenutosi il 10 febbraio 2016 sul Giorno del Ricordo, alle ore 18, a Palazzo Toppo Wassermann, in Via Gemona.
Udine - La professoressa Renata Capria D'Aronco presenta i relatori al convegno UNESCO sul Giorno del Ricordo il 10 febbraio 2016. Fotografia di Elio Varutti

Alberto Travain, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâ Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, è intervenuto sul tema “Giorno del Ricordo Euroregionale: alle radici di una tragedia iniziata il 6 luglio 1751”. In tale data venne sciolto il Patriarcato di Aquileia dalla Serenissima Repubblica di San Marco e così, secondo il relatore, iniziarono le divisioni ecclesiali e civili della popolazione residente nei territori di frontiera, con l’isolamento degli italiani ai tempi degli Asburgo, culminato con la violenza jugoslava delle uccisioni nelle foibe nel 1943-1945. Il professor Travain ha proposto ai presenti di dedicare un minuto di silenzio agli italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia esponendo la bandiera del Friuli che fu benedetta da Papa Francesco, in una visita del circolo culturale a Roma, nel 2014.

Giuseppe Capoluongo e Alberto Travain a Palazzo Toppo Wassermann di Udine per il Giorno del Ricordo. Fotografia di Elio Varutti

Carlo Alberto Lenoci ha trattato le questioni giuridiche col titolo “Ricordo di un dramma collettivo nel cuore spezzato dell’Europa”. Giuseppe Capoluogo, scrittore e poeta, ha letto alcune composizioni dedicate agli esuli di Rovigno, mentre l’insegnante Rosalba Meneghini ha portato una testimonianza personale dei genitori istriani col titolo “Il silenzio dei profughi”.
Molto toccante è stato l’intervento di Tullio Svettini, nato a Rovigno d’Istria ed esule a Grado (GO), fondatore e direttore dell’Associazione “Grado Teatro”. Quella di Svettini è stata la testimonianza cruda sul soggiorno al Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine, da dove passarono oltre cento mila esuli dal 1947 al 1960. «Con la mia famiglia siamo venuti via, dopo aver richiesto l’opzione per l’Italia, nel 1949, ricordo le povere stanze del Campo profughi – ha detto Svettini – la promiscuità e per fortuna ci siamo fermati lì solo due settimane, poi siamo andati a Grado nelle case requisite dalla Post-bellica e si stava meglio».

Svettini ha letto le “Elegie istriane” di Biagio Marin, con l’accompagnamento musicale all’arpa dell'artista Ester Pavlic. Ha fatto seguito un breve dibattito.
 La arpista Ester Pavlic e, sotto, il minuto di silenzio in memoria degli italiani d'Istria, di Fiume e della Dalmazia. 
Fotografie di Elio Varutti

Qui sotto: una foto di Tullio Svettini, da Internet