Udine. Sembrava un Natale dell’esule come tanti altri. Molti di tali incontri di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, di loro parenti, amici e conoscenti si sono rivelati dei piacevoli ritrovi per ricordare i tempi passati e farsi una cantata. Anche questa volta i cori spontanei de “Quei de
Pinguente”, guidati da Eda Flego procedevano alla grande, concludendosi con l’immancabile “
Mula de Parenzo”.
Nella fotografia: Mons. Ottavio Belfio celebra la messa nell'Oratorio della Purità
Non mi sarei mai immaginato di incappare in una viaggiatrice del cosiddetto
treno della vergogna, l’esempio più squallido della brutta accoglienza da parte della “Matrigna Italia” per chi scappava dalle terre perse della Venezia Giulia dopo la seconda guerra mondiale.
Al mattino, alle 11, il ritrovo era nell’affollato
Oratorio della Purità, sotto gli affreschi di Giovanni Battista e Domenico
Tiepolo, del 1759. La santa messa di monsignore
Ottavio Belfio è stata impreziosita dall’
Aquileiensis Chorus, diretto dal maestro
Ferdinando Dogareschi. Al termine della cerimonia, presentato dall’ingegner
Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD),
Furio Honsell, sindaco di Udine, ha portato il saluto della città con significative parole.
Furio Honsell, sidaco di Udine alla messa nell'Oratorio della Purità
I dirigenti dell'Anvgd di Udine alla cerimonia religiosa, con Cattalini al centro
Poi il coro si è esibito in un apprezzato mini concerto. Sono stati eseguiti quattro canti natalizi, in inglese, in tedesco e in italiano. Molto interessante, in veste antropologica, è stato il coro dei questuanti della notte di Natale dell’antica
Rovigno. Poi il gruppo si spostato all’
Astoria Hotel Italia, per l’aperitivo e per il pranzo.
Dopo uno scambio di doni, il pubblico, composto da oltre 70 commensali, ha assistito alla proiezione del DVD “Zara e dintorni”, di
Fulvio Pregnolato, su testi di Silvio Cattalini e fine dizione di Chiara Gremese. La riunione ufficiale si è chiusa con la consegna del sigillo con il rilievo del Duomo di
Sebenico ai soci più attivi. Tra i premiati si sono visti
Giorgio Gorlato, esule di
Dignano d’Istria, e la moglie Graziella Brusin. Poi c’erano l’architetto Franco Pischiutti, Fulvio Pregnolato e Chiara Gremese, esule da
Fiume.
“Son venuda via da
Pola il 17 marzo 1947 col penultimo trasbordo del
piroscafo Toscana”. Inizia così il racconto dell’esodo istriano della signora Luciana Luciani, nata a Pola nel 1936.
Elio Varutti e Luciana Luciani
- Perché siete venuti via?
“Jera tanta tension, la paura delle foibe e mia mamma Elisabetta Rocchi, nata a Rovigno, la gà dito: magnerò na volta sola al giorno, ma vado in Italia”.
- Come fu la partenza?
“Non ricordo molto di quella partenza – ha aggiunto – perché la mia testa deve aver cancellado tutto. E con i miei genitori se parlava poco de quei fatti. Me dispiase, dovevo domandar, dovevo scriverme qualche cosa. Arrivo ad
Ancona e semo subito caricadi sul treno per
Parma e
La Spezia, perché mio papà jera già a La Spezia, dal arsenal de Pola a quello de La Spezia”.
Secondo la letteratura degli esuli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, cacciati dalle loro terre tra il 1943 e gli anni cinquanta, per la pulizia etnica iugoslava, quello è il treno della vergogna. Alla stazione di
Bologna fu attuata una manifestazione dai ferrovieri comunisti contro quegli italiani chiamati fascisti. Non fu concesso nemmeno di dare un po’ di latte caldo ai bambini del treno. Ormai è storia d’Italia anche questa. Lo sta descrivendo
Simone Cristicchi nelle decine di repliche del suo spettacolo Magazzino 18, dedicato al grande contenitore di masserizie dei profughi istriani del porto di
Trieste. “Quello che Cristicchi dice – aggiunge la Luciani – è tutto corrispondente alla realtà”.
- E poi cosa successe?
“Non capivamo come mai si stava tanto fermi dentro quel treno – prosegue la testimonianza – a Ancona ricordo un lampion che se speciava su una pozzanghera del marciapiede vicin del binario e a Parma, siccome el Campo Profughi de La Spezia jera pien, le donne gà dormido in un convento coi bambini e i omini alla Casa del Reduce, dopo semo rivadi a La Spezia, ma no i voleva vignir a scaricarne, gà dovudo intervenir i camion de la Marina Militare”.
- Siete passati dal Campo Profughi?
“Sì, de giorno con la mamma se stava alla
caserma ‘Ugo Botti’, che jera una specie de campo profughi, con stanze, fatte coi separè, letti a castello”.
- Altri ricordi di Pola?
“Sì, jera le manifestazioni politiche su un marciapiede col tricolore per l’Italia e, di fronte, con le bandiere rosse pro-Tito; volavano grida, insulti di ogni tipo e, in mezzo, jera i bacoli neri, che jera poliziotti vestidi de scuro, solo col manganel. Prima de partir i ne gà dà 3 etti de ciodi e un poche de stecche de legno per imballar i mobili, così gà fatto mio papà e le nostre robe le jera alla Giudecca de
Venezia per cinque anni, finché no gavemo avudo la casa dei profughi istriani occupadi a l’arsenal, la casa jera a Ribocco, un quartier de La Spezia”.
- E poi?
“Gò studiado a
Pisa de infermiera, dopo gò vinto un posto all’
Enpas di
Catanzaro e lì me son sposada, adesso son qua esule a Udine, vicin de l’
Istria, ma non me piase tornar a Pola”.
- Come mai?
“Gò un grosso senso de distacco”.
Qualcuno del treno della vergogna ebbe la fortuna di viaggiare nei vagoni passeggeri “quei coi sedili de legno”, come ricorda la signora Luciani. Ad altri profughi, spediti da Udine a
Trapani toccò addirittura il carro merci scoperto!
“Il mio esodo inizia a
Gorizia – dice Savina Fabiani, nata a
Ravenna nel 1933, poi trasferita in provincia di Gorizia con la famiglia – era l’ottobre del 1945, la mia famiglia stava su una jeep americana, poi a Udine ci hanno fatto salire su un treno merci con i vagoni scoperti, nove giorni di viaggio fino a Trapani”.
- E se pioveva?
“Gavemo verto le ombrele, ma i miei genitori erano contenti, perché eravamo salvi”.
- A Udine ci fu accoglienza per i profughi?
“Mi ricordo che le crocerossine ne gà dà la minestra calda de risi e bisi, la jera cussì bona”.
- Quanto jera longhi i risi?
“Tanto, tanto, anzi i aveva una forma de ‘x’ da tanto che i jera cotti, ma jera proprio boni”.
L’occasione di queste interviste è sorta durante il pranzo del Natale dell’esule, svoltosi a Udine il 14 dicembre 2014, per l’organizzazione del Comitato Provinciale dell’Associazione Venezia Giulia Dalmazia, alla cui presidenza c’è, da quasi quaranta anni, l’ingegnere Silvio Cattalini, esule da
Zara. Proprio sul viaggio a “Zara e dintorni”, tenutosi di recente, era il filmato mostrato agli oltre 70 commensali, per la regia di Fulvio Pregnolato, su testi di Cattalini e voce narrante di Chiara Gremese, esule da Fiume. All’incontro religioso, svoltosi in mattinata nell’Oratorio della Purità, ha partecipato anche Furio Honsell, sindaco di Udine.
Chiara Gremese, Fulvio Pregnolato e Silvio Cattalini col sigillo di Sebenico
L'architetto Franco Pischiutti premiato col sigillo di Sebenico e Cattalini
Giorgio Gorlato al tavolo dei Cattalini
Al centro, Silvio Cattalini che premia Graziella Brusin e Giorgio Gorlato col sigillo

Graziella Brusin, Armando Delzotto, Renzo Piccoli ed altri soci e simpatizzanti dell'ANVGD al pranzo di Natale dell'esule 2014 all'Astoria Hotel Italia
Si propone ora uno stralcio della ricerca svolta da un'allieva dell'
Istituto Stringher di Udine nel 2005.
SCAPPARE
DALL’ISTRIA IN BARCA
La nostra terra era passata alla
Jugoslavia. Nel 1949 io, mio marito Severino, i suoi fratelli Antonio e Giulio
(*) e i loro genitori Domenica e Giacomo facemmo domanda per l’opzione italiana
[all’autorità iugoslava].
La domanda di trasferimento fu
accettata solo per Giulio, che era cappellano e partì subito e per Domenica e
Giacomo (partiti nel 1956).
Io partii da Lussingrande con le
figlie nel 1958 per raggiungere mio marito [che era già scappato]. Severino e
Antonio scapparono il 1° maggio 1956 con una barca a remi. sbarcarono a
Fano,
vicino a Senigallia, provincia di
Ancona. [La corrente li aveva portati lì.]
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Fu pievano di
Porpetto (provincia di Udine). Aveva studiato al seminario di
Zara. Fu molto vicino agli esuli
e all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
Nome e cognome
dell’intervistata: Narcisa D.
Anno e città di
nascita: 1928,
Lussingrande (Pola). Data dell’intervista: 1 giugno 2005
Intervistatrice: Monica
C., Classe 2^ A commerciale, Istituto “B. Stringher”, Udine