Visualizzazione post con etichetta Basovizza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Basovizza. Mostra tutti i post

mercoledì 2 maggio 2018

Onori europei alle Vittime delle foibe, Tajani a Basovizza


Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa considerazione di Carlo Cesare Montani, esule da Fiume in seguito alla visita di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo alla Foiba di Basovizza. Come si legge nel sito web de «Il Friuli» del 27 aprile 2018, si è svolto “il tour regionale del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Questa mattina, a Trieste, dopo la visita a monsignor Crepaldi, Tajani ha fatto tappa in Municipio, dove ha incontrato il Sindaco Roberto Dipiazza”.
Siamo lieti di riprendere e di pubblicare in questo blog la fotografia di Tajani a Basovizza, già diffusa nel web da «Il Friuli», che ringraziamo per la gentile concessione alla diffusione.  (e.v.)
Fotografia dal sito web de «Il Friuli», che si ringrazia per la cortese concessione alla diffusione in queste pagine
---
Ecco le riflessioni sull’omaggio di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, al Sacrario Nazionale di Basovizza  (Trieste).
L’ossequio ai Martiri delle foibe istriane, giuliane e dalmate non costituisce un atto di ritualità ripetitiva ma esprime un riconoscimento ai più alti livelli nei confronti di una grande tragedia storica, o meglio di un delitto contro l’umanità perpetrato dai partigiani del Maresciallo Tito nei confronti di un intero popolo che ebbe la sola colpa di amare la Patria e che, oltre al sacrificio delle ventimila Vittime scomparse nelle voragini della sua triste terra, od altrimenti massacrate, spesso dopo orrende sevizie, fu costretto a quello di un Esodo quasi totalitario in cui furono coinvolte  centomila famiglie e 350 mila persone.  
Ancor prima della Legge 30 marzo 2004 n. 92 - che ha istituito il “Giorno del Ricordo” - la prassi di rendere gli onori dello Stato, per il tramite delle sue massime Magistrature, era stato inaugurato dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (1991) e seguito dai successori Oscar Luigi Scalfaro (1993) e Carlo Azeglio Ciampi (2000) quando si recarono in devoto pellegrinaggio al Sacrario nazionale di Basovizza, sul Carso triestino: il primo per chiedere perdono del lungo velo di silenzio che la classe politica italiana aveva steso su quel dramma epocale, e gli altri, per rinnovare la partecipazione della Repubblica al dolore dei superstiti e per esprimere, ad un tempo, sentimenti di solidarietà non disgiunti da una condanna senza appello nei confronti degli assassini.
In tempi più recenti, gli appelli che il mondo esule aveva rivolto ai Presidenti successivi perché iterassero la “pietas” dei loro predecessori portando una corona al Sacrario e soffermandosi in un momento di riflessione, sono rimasti senza seguito, inducendo la facile presunzione che lo scorrere del tempo avesse dato luogo ad un immotivato affievolimento dei vecchi sentimenti solidali, erroneamente incentivato dall’ingresso nella Casa comune europea da parte della Slovenia (2004) e della Croazia (2013).

Anche per questo, l’omaggio che Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, ha voluto rendere a Basovizza costituisce un “quid novi” che vale la pena di sottolineare, se non altro perché interrompe una serie di disattenzioni verosimilmente non casuali ma prima ancora perché costituisce la prima testimonianza di un riconoscimento effettuato da un’autorità sovranazionale come quella del Parlamento dell’Unione. E’ vero che la visita ha avuto luogo in forma sobria e riservata: tuttavia, ciò non sminuisce affatto il valore di un atto solo apparentemente formale, ma di grande valenza etica perché ha espresso, in qualche misura, un sentimento europeo, e quindi, una condivisione di valori tanto più significativa in quanto si è posta in controtendenza con qualche soverchio disimpegno istituzionale italiano.

Oggi si parla non senza fondate motivazioni di crisi dell’Europa, o quanto meno dei suoi principi fondanti, che ha trovato un esempio visibile non tanto nella progressiva burocratizzazione delle procedure o negli atteggiamenti egemonici di qualche Paese leader, per non dire delle tendenze centrifughe che hanno avuto visibilità traumatica nell’uscita della Gran Bretagna; quanto nella cancellazione di ogni riferimento cristiano, di natura spirituale, nei suoi documenti fondamentali. In questa ottica, un atto come quello del Presidente Tajani, dimostrando che l’attenzione per i valori non negoziabili non è scomparsa, è un fatto innovativo che contribuisce a confidare nell’avvento di una politica non insensibile alle “alte non scritte ed inconcusse” leggi morali tramandateci dall’antica civiltà greca. 

Caso mai, spiace che la presenza di Tajani al Sacrario non abbia avuto l’eco che sarebbe stato augurabile, proprio alla luce di un’attenzione così importante, rivolta da un’alta autorità europea ad una tragedia immensa come quella delle foibe e degli analoghi massacri compiuti nel quadriennio 1943-1947, e non soltanto a danno degli Italiani; ma ciò significa che con quell’atto si è gettato un buon seme destinato a germogliare nelle comuni riflessioni e nelle comuni preghiere.
Quello di Basovizza è un Monumento che resterà nei secoli a ricordare il dramma di un intero popolo, non disgiunto dal suo amore per la giustizia e per la verità, dal rifiuto dell’ateismo di stato e del collettivismo forzato, dalla scelta di libertà a costo di affrontare una diaspora che lo ha disperso nel mondo, ma non ha inciso sulla sua speranza e sulla sua fede. Proprio per questo, il gesto del Presidente Tajani deve essere apprezzato e condiviso.
Carlo Montani

--

Servizio redazionale e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V. - Fotografie di Carlo Montani ove non altrimenti indicato.

venerdì 10 febbraio 2017

Salvini, Meloni e Serracchiani al Giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa da Lorenzo Salimbeni, responsabile della comunicazione presso la Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia sulla cerimonia tenutasi a Trieste riguardo al Giorno del Ricordo il 10 febbraio 2017. Fa piacere aver notato la partecipazione all’evento di molti cittadini e di varie autorità, alcune delle quali mai viste alla Foiba di Basovizza. (S.P.Z.)

Foiba di Basovizza (Fotografia di Carlo Cesare Montani, Trieste)
---
«Erano oltre un migliaio i presenti alla cerimonia che si è svolta la mattina di venerdì 10 febbraio, Giornata del Ricordo, al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza: mancava purtroppo il Presidente della Repubblica, ma sono intervenuti numerosi politici di rilievo nazionale.
«Prima della cerimonia – illustra Renzo Codarin, Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la più antica e rappresentativa delle associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati – Matteo Salvini ha voluto visitare il Magazzino 18 del Porto vecchio di Trieste, luogo della memoria dell’Esodo di assoluto rilievo, tanto che già in tempi non sospetti ne avevamo chiesto la conversione in sito museale e l’attuale amministrazione comunale di Trieste appare intenzionata a procedere in tal senso»
A Basovizza, invece, l’On. Mariastella Gelmini è stata accompagnata da Codarin a salutare i labari delle varie associazioni della diaspora giuliano-dalmata, presenti in maniera cospicua e ancor più che negli anni precedenti: una bella risposta all’ondata negazionista e giustificazionista di queste tragedie che sembra aver preso vigore. I deputati Giorgia Meloni e Fabio Rampelli hanno parimenti preso parte alla cerimonia ufficiale: «Rampelli ha in seguito visitato la mostra dedicata a Nazario Sauro – spiega il presidente dell’ANVGD -  presso l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste in occasione del centenario della morte dell’irredentista capodistriano sul capestro austro-ungarico. Mi sono soffermato a lungo con lui e la sua collega di partito, trovandoli molto preparati e interessati riguardo le problematiche che ancora affliggono l’associazionismo giuliano-dalmata, tanto più che negli ultimi tre anni non si è più riunito il tavolo di lavoro Esuli-Governo»
Tornando alla cerimonia istituzionale, figuravano anche altre autorità, quali l’On. Roberto Menia, al quale si deve l’iniziativa parlamentare che portò all’approvazione della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, il Senatore Francesco Russo ed i Deputati  Massimiliano Fedriga, Ettore Rosato e Savino, nonché esponenti della Giunta comunale triestina, in primis il Sindaco Roberto Dipiazza: «Il primo cittadino del capoluogo giuliano – commenta Codarin – ha segnalato la figura di spicco di Monsignor Santin come punto di riferimento della comunità giuliano-dalmata nella temperie della storia e più volte ribadito la matrice comunista delle stragi delle Foibe e delle violenze che portarono all’Esodo di 350.000 istriani, fiumani e dalmati. Ha anche ricordato come sia stato Cossiga nel 1991 il primo Capo dello Stato a venire in visita alla Foiba e a chiedere perdono per l’oblio calato su questa pagina di storia patria»
Foto da Facebook

Alcune contestazioni sono state rivolte alla Presidente della regione autonoma Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ed al Sottosegretario agli Esteri Roberto Della Vedova, il quale in un passaggio ha definito la comunità italiana in Istria vittima delle persecuzioni titine “una minoranza”: «Le cifre dell’esodo che ha svuotato la penisola istriana – puntualizza il numero uno dell’ANVGD – lo smentiscono: il 90% degli italiani decise di andarsene e città e villaggi rimasero disabitati. Spero che si sia trattato di un lapsus da parte di un rappresentante governativo che ha più volte dimostrato attenzione e sensibilità nei nostri confronti».
--

Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti.

Foto da Facebook

sabato 28 gennaio 2017

Il Ricordo di Esodo e Foibe sprone alla Speranza, di Carlo Montani

Riceviamo da Carlo Cesare Montani, un esule da Fiume, che vive a Trieste, il seguente comunicato che volentieri pubblichiamo nel blog. Ci permettiamo di aggiungere, a corredo dell’interessante ed originale opinione, qualche cartolina della Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume. Buona lettura.

                                                                 Elio Varutti
Fiume, Via Carlo Goldoni, verso il 1930, a cura del Libero Comune di Fiume in Esilio. 
---
«La Legge 30 marzo 2004 n. 92, che ha disposto la celebrazione del 10 febbraio quale data commemorativa del grande Esodo giuliano, istriano e dalmata, e della tragedia delle Foibe, è stata un atto dovuto. Il provvedimento può definirsi “etico” nella sua conformità ad importanti richiami della Costituzione, ed in particolare al secondo comma dell’art. 4, secondo cui ogni cittadino deve “concorrere al progresso materiale e spirituale” dello Stato; ed al primo comma dell’art. 52, per cui “la difesa della Patria è sacro dovere” di tutti.
Venezia Giulia e Dalmazia, al termine della seconda guerra mondiale, vennero trasferite sotto la sovranità della Jugoslavia pur essendo state romane per sette secoli e venete per un millennio: con il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 (assunto a Giorno del Ricordo), l’Italia fu costretta a cedere due regioni, pari al tre per cento del suo territorio, ma la quasi totalità degli istriani, fiumani e dalmati non volle accettare il fatto compiuto e decise per l’Esodo.
 Quella dei 350 mila Esuli fu una scelta di civiltà ed una “tragedia della libertà” (secondo la pertinente definizione di Stefano Zecchi), ma prima ancora fu un imperativo categorico imposto da elementari esigenze di salvezza fisica. Chi fosse rimasto senza appiattirsi sulle posizioni dell’usurpatore, vale a dire sull’ortodossia nazional-comunista, avrebbe rischiato la vita come accadde alle 16.500 Vittime (come da stima di Luigi Papo) uccise nelle voragini carsiche, nelle acque dell’Adriatico, nei campi di detenzione jugoslavi e più generalmente in quello che Italo Gabrielli, con felice sintesi, ha definito “Genocidio programmato”.
Fiume, Molo Adamich, fotografia del 1900, a cura del Libero Comune di Fiume in Esilio.

Emblema tipico della tragedia Giuliana sono le Foibe disseminate sul territorio regionale (nella sola Istria ne sono state catalogate oltre 1700), talvolta profondissime, spesso inesplorate: per gli assassini, agevole mezzo di esecuzioni in massa e di occultamento dei propri delitti. Quasi tutte sono rimaste in territorio jugoslavo, poi croato o sloveno, e quindi più difficilmente accessibili, mentre quelle di Basovizza e Monrupino, dislocate nell’immediato retroterra italiano di Trieste, hanno permesso di erigerle a Sacrari dedicati alla documentazione storica ed alle onoranze in suffragio delle Vittime.
Il Ricordo di maggiore impatto emotivo e simbolico è quello che si vive a Basovizza: non una Foiba in senso stretto, ma il pozzo di una vecchia miniera dalle pareti verticali, la cui profondità all’epoca dei fatti era superiore ai 250 metri. Qui, nel maggio 1945 ebbe luogo un’agghiacciante tragedia collettiva: le forze partigiane di Tito, giunte a Trieste prima degli Alleati, instaurarono il terrore per i plumbei “quaranta giorni” di occupazione. Secondo testimonianze di fonte anglo-americana, le sole Vittime della città di San Giusto furono parecchie migliaia: in parte, uccise proprio nella Foiba di Basovizza, in un clima da tregenda aggravato da surreali angherie fisiche e morali sui morituri, condannati ad una fine raccapricciante senza colpe, senza motivazioni, senza una parvenza di giudizio.
Quadro di G. Milotti. Lascito Andrea Ossoinack, a cura delle Leghe fiumane.

In tempi successivi, quando il pozzo fu oggetto di prospezioni per quanto consentito dalla struttura e dalle difficoltà di discesa, si ebbe modo di verificare che la profondità era notevolmente diminuita. Non fu possibile procedere al recupero delle Vittime, diversamente da quanto era accaduto altrove, ma alla Foiba di Basovizza venne riconosciuto un ruolo di memento e di esercizio della “pietas” dovuta a tutti i Morti, dapprima con la stele tuttora visibile accanto al Sacrario (dove i congiunti dei Caduti possono apporre un ricordo personalizzato ed un segno di Fede), e nel 1992 con l’elevazione alla dignità di Monumento Nazionale, completato da un Centro di documentazione e dai ricordi lapidei posti in opera a cura delle Associazioni d’Arma.
Quella “pietas” è diventata oggetto di autorevoli riconoscimenti ai più alti livelli. Qui, basti ricordare la cerimonia del Ricordo tenutasi al Senato della Repubblica il 10 febbraio 2014, quando il Maestro Uto Ughi, figlio di Esuli dall’Istria, volle dedicare il suo concerto ai Martiri delle Foibe, caduti “senza conforto”.
Stele alla Foiba di Basovizza, notturno

Oggi, Basovizza si può definire a ragion veduta un luogo di culto in cui lo scorrere del tempo e la logica dell’oblio sono stati finalmente esorcizzati, affidando ad una testimonianza tangibile, nella sua austera sobrietà, la perpetuazione di un Ricordo che non costituisca un semplice atto formale ma consenta la maturazione di una consapevolezza storica dei valori umani, civili e patriottici per cui il popolo giuliano, istriano, fiumano e dalmata volle impegnarsi fino all’estremo sacrificio: esempio di Fede e nello stesso tempo, sprone alla Speranza».
                                            Carlo Cesare Montani, esule da Fiume. Trieste


Arrigo Ricotti, L’Arco roman de Fiume, acquerello su carta, cm 33 x 48, firmato e datato in basso a destra: “A. Ricotti, 1953”. Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume. Udine


Qui sotto c’è un video (del 2017) di poco più di 3 minuti (con fotografie e musica) prodotto dai giovani della classe III Media “Giovanni Cena” di Latina, sulla loro visita alla Foiba di Basovizza, accompagnati dai rispettivi insegnanti.

Poesia di Arrigo Ricotti

Dopo l’intervento di Carlo Cesare Montani sul tema del Giorno del Ricordo 2017, vorrei proporre al lettore una serie di versi in rima, composta nel 1948.
La seguente poesia è di Arrigo Ricotti, artista di Fiume, che la scrisse in esilio proprio nel 1948. Arrigo Ricotti si fece notare sin dal 1897 nel Circolo letterario di Via Sant’Anna di Fiume.
Questo testo contiene un cenno al Trattato di pace di Parigi del 1947, “infame de condana” e scritto in dialetto, senza doppia consonante! È interessante nella composizione l’uso del dialetto fiumano in mescolanza con la lingua italiana. 
Si riproduce il testo dall’originale dattiloscritto, con correzioni a penna rossa, firmato dall’autore con lo pseudonimo di “Argo”,  ma con l’aggiunta a penna dell’architetto Carlo Conighi riguardo all’autore vero: “Arrigo Ricotti”. Il componimento fa parte della Collezione di Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume; ora in: Coll. Privata Udine.

Nostalgia

Quando mi penso a ti, Fiume diletta
sento una streta al cor, sento un rimpianto
per tempi che ti, ti eri la “Vedetta”
d’Italia e ‘l suo baluardo sacrosanto.
Vedo mi allora le tue case in Riva
della Fiumara fino oltre Cantrida
vedo la Torre in Corso e come viva
sul nostro tricolor l’aquila fida
e vedo el Domo, el Colle de San Vito
le alture de Cosala e de Drenova
el Tempio dei Caduti, bianco e ardito
e Val Scurigna, con la Strada Nova.
Co penso che ‘sta bella cittadina
specciante le sue case sul Carnaro
oggi, de giorno in giorno, più declina
per un destino barbaro ed amaro.
Co penso che le larghe sue contrade
e che le Calli della Cittavecia
al nostro bel parlar solo abituade
a un altro parlottar le presta orecia.
Co penso che al completo i cittadini
de fronte al invasor i ze migradi
e che, nel stesso posto, contadini
in massa dai Balcani i xe caladi.
Co penso che anche ti Fiume italiana
oggi ti ze cussì sacrificada
da un tratato infame de condana…
l’anima mia se sente rivoltada.
Ma el giorno venirà che tutti i
torti portadi alla città sempre italiana
contro el opressor sarà ritorti
in date, che speremo no lontane.
La paze gaveremo sul Carnaro
che dal Monte Maggior al confine
da Dante già segnà, contro el straniero
che tien in schiavitù Terre latine.
Per l’isole che l’Adria ne incanala
per Pola, per Parenzo, Fiume e Zara
tutte città de origine romana
allora cessarà la sorte amara.
Quel giorno vederemo i veci altari
che avemo abbandonà col cor in pianto:
e ritornadi ai nostri posti cari
innegerà all’Italia il nostro canto.

Novembre 1948
                                   Argo

                        (Arrigo Ricotti)

------
Cartoline della Collezione Carlo Leopoldo Conighi, esule da Fiume. Udine. 


Monumento alla Foiba di Basovizza, notturno
---

Riferimenti bibliografici nel web
Conferenza tenuta a Udine il 16 settembre 1955, col titolo: “Entrata di D’Annunzio a Fiume”. Relatore fu l’architetto Carlo Leopoldo Conighi (Trieste 04.07.1884-Udine 05.01.1972), legionario fiumano e, al tempo, presidente della Lega Fiumana, aderente all’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia – ANVGD, Comitato provinciale di Udine. Rielaborazione a cura di Elio Varutti, Udine 10 febbraio 2014, per la conferenza di Martignacco, provincia di Udine, 15 marzo 2014, sul tema di D’Annunzio.

giovedì 29 dicembre 2016

Da Besozzo giovani parrocchiani alla foiba di Basovizza

Dalla provincia di Varese, in Lombardia, hanno fatto una visita pellegrinaggio con Padre Giuseppe Andreoli il 28 dicembre 2016. 
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una cronaca della visita dei ragazzi della parrocchia di Besozzo, in provincia di Varese, al Sacrario Nazionale di Basovizza, in provincia di Trieste. Dal 1 settembre 2013 don Giuseppe Andreoli è stato nominato Vicario della Comunità Pastorale “San Nicone Besozzi”, in Besozzo (Varese).
La cronaca della visita pellegrinaggio a Basovizza contiene alcuni commenti personali di Carlo Cesare Montani – esule da Fiume – riguardo al Trattato di pace del 1947 fra Italia e le potenze alleate vincitrici nella Seconda guerra mondiale, oltre alla data del 10 febbraio, definita per legge come Giorno del Ricordo. Per pura combinazione il signor Carlo Montani si trovava con familiari ed amici al Sacrario di Basovizza ed hanno assistito e partecipato alla «commovente preghiera ed una benedizione in onore di tutti i caduti». Poi, ai piedi della stele è stato posato un piccolo albero di Natale.
Il titolo dell’articolo e il testo seguente sono stati stilati dallo stesso Autore, che ringraziamo per la diffusione e pubblicazione. (elio varutti)
Parrocchiani di Besozzo, in provincia di Varese, in pellegrinaggio al Sacrario Nazionale di Basovizza, in provincia di Trieste.

ARIA NUOVA PER IL CONFINE ORIENTALE
Illusioni labili e speranze emergenti ad un settantennio dal Diktat

Il 10 febbraio 2017 ricorrono settant’anni dalla firma del trattato di pace che sottrasse iniquamente all’Italia tutta la Dalmazia e gran parte della Venezia Giulia, ed il 30 marzo si compiono 13 anni dalla promulgazione della Legge istitutiva del Ricordo (individuato proprio nel 10 febbraio di ogni anno) approvata dal Parlamento italiano con voto quasi unanime, per cancellare la vergogna di un lungo ostracismo e di un colpevole oblio, volutamente programmati dalle vecchie forze politiche in ossequio al dialogo con la Repubblica federativa jugoslava, e dopo la sua dissoluzione, a quello con le nuove realtà statuali di Slovenia e Croazia.

Sono due anniversari importanti e convergenti: da una parte, per la necessità di onorare la storia nella sua essenza manzoniana di “guerra contro il tempo” avente lo scopo di conoscere le origini per comprendere come si possa costruire un avvenire migliore; e dall’altra, per il bisogno altrettanto ineludibile di ottimizzare ed attualizzare il Ricordo, che strada facendo ha assunto il carattere sempre più palese di una mera ritualità ripetitiva.

Occorre una presa di coscienza critica e matura circa le prospettive avvenire di un popolo che, a suo tempo, fu oggetto di un vero e proprio genocidio, ben dimostrato dai 350 mila Esuli e dalle 20 mila Vittime innocenti, o meglio, colpevoli dell’imperdonabile “delitto di italianità”. Un popolo che ha dovuto confrontarsi con la legge di natura, nel senso che la prima generazione dell’Esodo è quasi scomparsa, e che quelle successive sono state pesantemente condizionate dalle dispersioni di una diaspora in parte inevitabile, ma in parte non meno consistente, pianificata da Governi di varia estrazione politica.
Cippo di Basovizza, sopra la foiba, o pozzo minerario che dir si voglia

Da questo punto di vista, il nuovo millennio coincide con una svolta storica. Da un lato, persistono le lamentazioni di quanti sono costretti a constatare la crisi in cui si dibattono le Organizzazioni e la stessa stampa giuliana e dalmata in Esilio, attribuendone la responsabilità prioritaria al disimpegno della “Casta” senza tenere conto che gli anni migliori erano stati quelli in cui il supporto finanziario delle Istituzioni era di là da venire, quasi a sottolineare la priorità del problema, non solo generazionale, della formazione etica e politica e del conseguente apporto volitivo. Da un altro lato, invece, si cominciano ad intravvedere commendevoli spunti innovativi, ad iniziativa di una base più ampia, lontana anni luce dalle illusioni - per non dire peggio - dei vecchi padroni del vapore.

Chi si fosse trovato a visitare il Sacrario Nazionale di Basovizza in un qualsiasi pomeriggio invernale come quello del 28 dicembre, avrebbe potuto aprire il cuore alla speranza nel vedere il composto pellegrinaggio giovanile della Parrocchia di Besozzo (Varese), guidata per l’occasione da Padre Giuseppe Andreoli: un nome che vale la pena di menzionare a futura memoria, se non altro per le attenzioni suscitate in una cinquantina di ragazzi, non soltanto studenti, nei confronti di una tremenda sciagura nazionale come quella dell’Esodo e delle Foibe, troppo spesso dimenticata, o nella migliore delle ipotesi, oggetto di qualche riferimento transeunte, assimilabile a quello dell’acqua sui tetti.

Le immagini di compostezza e di deferente ossequio sono visibili nelle fotografie, ma non dicono ancora tutto. Bisogna sapere, infatti, che al termine del pellegrinaggio tutti i presenti, compresi altri visitatori casuali, si sono uniti in preghiera ed hanno ricevuto la Benedizione, in un’ideale comunanza con le Vittime della grande tragedia storica dei massacri indiscriminati e delle fughe per la vita. Attenzione, rispetto e desiderio di apprendere sono stati condivisi in modo ineccepibile, che deve essere sottolineato con favore, al pari dell’accortezza con cui la regia del pellegrinaggio aveva predisposto la sosta al Sacrario.

Non si è trattato di un episodio unico, anche se di spessore molto particolare per la contestualità dell’esperienza di fede. Infatti, già nella scorsa primavera, un gruppo di analoghe dimensioni, scelto fra i migliori studenti degli Istituti superiori bresciani pervenuti alla maturità, aveva compiuto una visita analoga, con la guida della stampa locale e con un’opportuna esegesi storica, certamente competitiva con quella che, nella media, viene offerta dalle strutture scolastiche, troppo spesso carenti di specifica preparazione, tanto più che parecchi libri di testo propongono interpretazioni riduttive di Esodo e Foibe, se non anche autentici falsi storici, come quello secondo cui nel 1947 la Venezia Giulia e la Dalmazia sarebbero state “restituite” alla Jugoslavia, che invece non vi aveva potuto esercitare la propria sovranità per una ragione molto semplice: la propria inesistenza fino all’indomani della Grande Guerra.
I giovani di Besozzo davanti alla stele di Basovizza

Nell’ambito delle Organizzazioni giuliane, istriane e dalmate, qualcuno ha sollevato dubbi sulle celebrazioni avvenire del Ricordo, alla luce del disimpegno finanziario del Governo nei confronti della stampa dell’Esilio (pur appiattita su posizioni politicamente corrette), come se esistesse un rapporto sinallagmatico fra erogazioni e manifestazioni, senza il quale resterebbero soltanto l’impotenza, ed a seguire, il “de profundis”. Si tratta di un ragionamento che chiarisce al di là di ogni dubbio la logica che presiede ad una certa tipologia di Ricordo, e che sottolinea la necessità di esorcizzarla a favore di una memoria condivisa dai non addetti ai lavori, ed in primo luogo dai giovani: ciò, nel quadro di un arduo ma indilazionabile recupero dei valori “non negoziabili” di civiltà e di giustizia per cui troppi Martiri diedero la vita e che ripropongono, anche ai giorni nostri, lo stesso imperativo categorico.

--

Servizio giornalistico e fotografico di Carlo Cesare Montani, ove non indicato diversamente.
Networking e premessa di Elio Varutti.
Una significativa immagine di Turismo FVG