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sabato 30 agosto 2025

In memoria di Alma Cosulich vedova Gabrielli. Commiato di Laura Brussi e Cesare Montani

Riceviamo e pubblichiamo “uno scritto in ricordo della cara Alma Cosulich  Ved. Gabrielli, Amica di fede e di vita”. Ne sono autori Laura Brussi, esule di Pola, e Carlo Cesare Montani, esule di Fiume. Il commiato è rivolto ai discendenti della maestra Alma Cosulich. (A cura di Elio Varutti).

Alma Cosulich Ved. Gabrielli con l'amico Carlo Montani

“Cari Familiari, unica consolazione per la dolorosa scomparsa della Vostra carissima Mamma Alma, e nostra amica di alta fede patriottica, è la certezza di sapere che vive nella gloria del Signore unitamente al diletto ed amato Italo. A Voi giungano le espressioni della nostra commossa partecipazione ad un dolore già annunciato, ed a più forte ragione, tanto sofferto.

Vi sia di conforto l’affettuoso Ricordo degli amici che di Alma ed Italo hanno potuto apprezzare il vivo ed esemplare patriottismo, l’amore per la Famiglia, quello per la propria terra nativa ingiustamente perduta e per la grande Patria italiana, perdonando le troppe incomprensioni, se non anche i tradimenti, con una convinta ed esemplare fede cristiana. Motivo in più per conservare sempre il nostro vivo apprezzamento e per onorare Chi ci ha dato lezioni indimenticabili di Vita morale.

Ebbene, vogliate considerarci sempre a disposizione per qualsiasi pur modesto contributo alla memoria dei Vostri Cari Mamma e Papà. Vi abbracciamo con tutto il cuore, partecipando al Vostro dolore ed a quello di tanti Amici, di tutti gli altri familiari e della comunità Esule, confidando nelle intercessioni di Alma ed Italo per le nobili Cause della Giustizia e della Libertà.

Con affetto, Laura Brussi e Carlo Cesare Montani”

Il commiato per Alma Cosulich vedova Gabrielli
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Laura Brussi e Alma Cosulich vedova Gabrielli, ultima recente foto insieme. Collezione di Laura Brussi e Cesare Montani

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Si legge in un annuncio pubblico sul «Piccolo», del 27 agosto 2025, che il funerale di Alma Cosulich ved. Gabrielli si terrà sabato 30 agosto 2025 alle ore 11 nella Chiesa di Nostra Signora della Provvidenza a Trieste con la celebrazione della Santa Messa. Seguirà la tumulazione il mercoledì 3 settembre successivo nel cimitero di Sant’Anna a Pirano alle ore 11:00. È prevista la sepoltura nella tomba di famiglia.

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Collezione familiare di Laura Brussi e Cesare Montani, fotografie.

Carlo Cesare Montani e Italo Gabrielli in una foto d'archivio


giovedì 13 dicembre 2018

Studenti dello Zanon alla Grande Guerra, libro presentato a Udine


Ah, che serata! Sin dall’inizio c’erano tutti gli ingredienti per un incontro culturale di spessore e di successo, pur su dei fatti bellici. Era un freddo becco quel 12 dicembre 2018, ma alle ore 17 e mezza la sala della Fondazione Friuli di Via Manin 15 a Udine era stracolma di persone.
Udine, Giuseppe Morandini, Mario Savino e Annamaria Pertoldi

Il pubblico era formato da ex allievi dell’Istituto Tecnico Commerciale “Antonio Zanon”. C’erano poi dei vecchi insegnanti e qualche preside di una volta, ma soprattutto i soci dell’Associazione "Zanon Amico", presieduta da Mario Savino.
L’occasione per attirare tanti individui al Palazzo d’Oro è stata fornita dalla presentazione del libro fresco di stampa intitolato Giovani e guerra. Una scuola al fronte 1914-1920, di Paolo Ferrari e Alessandro Massignani, dell’editore Gino Rossato di Valdagno, in provincia di Vicenza, in coedizione con l’Associazione "Zanon Amico" di Udine. 
Il giornalista Paolo Medeossi, dopo aver salutato il pubblico, ha introdotto l’intervento di Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli, che ha ospitato l’incontro. “Questa sera si presenta un libro di una storica scuola di Udine dedicato ai suoi allievi caduti nella Prima guerra mondiale – ha detto Morandini – oltre ad aver trovato personalmente in queste pagine una grande devozione alla patria vorrei ricordare che l’Istituto Zanon è molto importante perché ha formato la classe dirigente del Friuli”.
Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine

Dopo di lui ha parlato Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha dato il suo patrocinio all’opera. “È necessario conoscere per comprendere – ha esordito Cigolot – e questo libro potrebbe insegnare il comportamento di quegli allievi per il rispetto di tutti”. Cigolot ha sottolineato di portare il saluto del sindaco Pietro Fontanini e poi ha aggiunto che “lo Zanon è stato una fucina della classe dirigente del territorio”.
È intervenuto in seguito Mario Savino. “L’Associazione Zanon Amico ha dodici anni di vita – ha detto Savino – e qui in sala ci sono i presidenti Flavio Pressacco e Antonio Colussi, che mi hanno preceduto nell’incarico di questo sodalizio che fa attività culturali, editoriali e di aggregazione sociale, come con il coro Primavera, che ascolterete al termine della presentazione”.
Paolo Medeossi giornalista e il professor Paolo Ferrari

Savino ha inoltre ricordato che l’Istituto Tecnico Commerciale “Antonio Zanon” possiede un importante archivio che custodisce, tra l’altro, documenti di notevole valore storico. Proprio all’interno di questa sezione è stato rinvenuto un prezioso testo in onore di novanta giovanissimi alunni del Regio Istituto Tecnico di Udine - come si chiamava allora la scuola - caduti in battaglia durante la Prima guerra mondiale. Il testo s’inserisce in un filone memorialistico ed è un accorato omaggio alle giovani vittime di quella che Papa Benedetto XV definì, con poche efficaci parole, “Inutile strage”.
La copia anastatica originale è stata il punto di partenza per realizzare un libro di storia sui giovani andati in guerra ed in particolare sugli studenti e docenti dello Zanon, nel periodo dal 1914 al 1920. Attraverso le relazioni dei docenti, documenti dell’Istituto, lettere e giornali riemergono così la vita quotidiana, le preoccupazioni, le paure e gli entusiasmi dei giovani e dei loro insegnanti.
Udine, sala della Fondazione Friuli poco prima della presentazione di Giovani e guerra. Una scuola al fronte 1914-1920

Il ritrovamento ben si sposa con l’attuale momento che vede celebrare ovunque i cent’anni trascorsi dalla fine della Grande Guerra. L’Associazione “Zanon Amico”, in collaborazione con l’Istituto Zanon, ha voluto quindi procedere con la pubblicazione di un libro, anche per divulgare una volta ancora una pagina di storia non sempre conosciuta in modo approfondito. Ciò vale in particolare per i nostri giovani che ignorano quale sia stato il coinvolgimento ed il pesante contributo dato dal nostro territorio in termini di vite sacrificate in quel tragico evento. Proprio a quei novanta sfortunati ragazzi è ispirata la dedica “Alle vite rubate”: essi lo meritano ampiamente.
Al progetto di pubblicazione ha aderito il professor Paolo Ferrari, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Udine, che ha inteso avvalersi anche della collaborazione di un suo collega, altrettanto apprezzato esperto di storia militare, il professor Alessandro Massignani.
Il contributo di Annamaria Pertoldi, dirigente scolastico dello Zanon, è stato orientato a evidenziare l’intelligenza dei dirigenti dell’Associazione "Zanon Amico" verso un’operazione editoriale tesa a ricongiungere la storia locale con quella italiana ed internazionale. Ha citato poi i futuristi, le riviste fiorentine e l’interventismo dei giovani nel 1914, leggendo un brano in riferimento alla Grande Guerra.
La Dirigente scolastica ha evidenziato “lo spessore culturale del volume, che porta la storia locale ad un livello di notevole scientificità”. Ha poi ricordato che “le due guerre mondiali hanno rappresentato un’inversione dei rapporti nello scenario internazionale del dopoguerra, in cui l’Europa ha perso il ruolo di centro della politica, della cultura e dell'economia a favore di potenze come gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Le vicende della Prima guerra mondiale sono state contrassegnate dalla presenza di molte forze giovani: prima, durante e dopo lo svolgimento del conflitto. Culturalmente giovani erano le riviste fiorentine, il Futurismo, l’interventismo, culture che rifiutavano i padri; ciò di contro ad altri giovani e culture che volevano la pace e confluivano in orientamenti culturali e politici diversi che perseguivano la pace. Si è trattato, per i giovani, di una grande ricerca di senso. Narrativa, film, poesia che si contestualizzano nella Grande guerra hanno spesso come tema quello dei giovani”.
La Pertoldi ha aggiunto che: “Alcuni di noi, anche attraverso i loro nonni, hanno sentito le testimonianze di coloro che, giovani, sono stati in trincea, in prigionia, sperimentando la paura, la fame, la tragicità indelebile dell'incontro con la malattia e con la morte. Molti giovani hanno vissuto all’epoca portando una testimonianza positiva con la loro vita, dentro le vicende della guerra: è questo il caso, ad esempio, di Anna Barbara Vaciago che, da Piacenza, si è trasferita alle porte di Udine per aiutare territori devastati dopo la disfatta di Caporetto, soccorrendo la gente, in particolare i bambini, fondando istituzioni, come scuole dell'infanzia, che a tutt'oggi prestano servizio alle generazioni seguenti”.
Annamaria Pertoldi, dirigente scolastico dello Zanon, ha concluso così: “I vuoti lasciati dai giovani che non sono sopravvissuti sono incolmabili: gli abitanti dell’Europa portano dentro di sé questo dolore, che li rende più cauti, pensosi, meno ingenui. Attraverso la ripresa e l’approfondimento delle vicende della Grande guerra, la messa in luce di nuovi elementi che ci aiutano a scrivere nuove pagine di questa storia, attraverso i giovani che, loro malgrado, sono stati all’epoca protagonisti di questi eventi, è possibile trarre linfa vitale per riuscire a portare un contributo significativo, particolare, in quanto abitanti d’Europa, al mondo di oggi”.
Il Coro Primavera, composto da ex allievi dello Zanon

L’intervento successivo è stato quello di Paolo Medeossi. “Condivido tutto ciò che è scritto nel libro – ha detto Medeossi – con i giovani dello Zanon che passano dall’entusiasmo, dato che su 90 caduti ben 10 furono i volontari,  alla tragedia per quella che doveva sembrare una guerra veloce e, invece, tra Monfalcone e Gorizia lasciò da ambo le parti un milione di morti nelle trincee, come diceva il mio maestro di scuola”.
La presentazione più attesa era quella di Paolo Ferrari, uno degli autori, essendo impegnato fuori regione Alessandro Massignani. Dopo aver portato il saluto ufficiale di Alberto Felice De Toni, rettore dell’ateneo friulano, Ferrari ha spiegato l’importanza del nuovo volume. “Dal punto di vista militare della storia è già stato pubblicato molto – ha detto Ferrari – perciò queste pagine scritte consultando un archivio scolastico, riportano invece le relazioni dei professori, le raccolte di fondi per la guerra, oppure di vestiario per gli abitanti del Belgio invaso, poi sono descritte le difficoltà di fare regolare lezione dal 1915 a causa dei bombardamenti aerei, con l’arma novissima, fino allo scoppio della polveriera di Sant’Osvaldo, nel 1917, prima della disfatta di Caporetto, si descrive infine il periodo della ripresa dal 1918-1919 fino a un curioso sciopero del 1920 di allievi ex combattenti che volevano fare gli esami su un programma ristretto”.
La copertina del volume del 1920

Non sono mancate varie domande al termine dell’incontro, cui ha riposto l’autore assieme ai relatori. A quel punto c’è stata l’esibizione del Coro Primavera, composto da ex allievi della scuola e attivo dal 1963. Sotto la direzione di Antonio Colussi, essendo assente il maestro Alessandro Tammelleo, attuale direttore del coro, è stata eseguita per prima La tradotta, cui ha fatto seguito una coinvolgente Stelutis alpinis, di Arturo Zardini.  Dopo gli applausi scroscianti si è sentita la terza canzone, dedicata agli alpini in Russia. Poi si è ascoltato Signore delle cime, un canto di ispirazione popolare composto nel 1958 da Giuseppe De Marzi. La quinta canzone eseguita Gesù Bambin, era dedicata agli orfani e l’ultimo pezzo del coro è stato Marì Betlemme, di De Marzi, in dialetto veneto.

Recensione al volume
Come già indicato metà del libro appena uscito è dedicata alla ristampa anastatica, dall’originale del 1920, intitolato Libro d’oro in onore degli alunni del R. Istituto Tecnico di Udine caduti in guerra 1915-1918. Il testo, sponsorizzato dalla Banca di Udine e dalla Tripmare S.p.A rimorchiatori di Trieste, contiene la Prefazione di Mario Savino, con riferimenti filosofici allo stato di guerra e a quello di pace. Il primo capitolo intitolato alle generazioni del conflitto è opera di Massignani, grande esperto di storia militare. Anche il quarto e ultimo capitolo è opera sua ed è incentrato sui caduti, sul lutto e la sua elaborazione. Paolo Ferrari si è occupato del Regio Istituto Tecnico di Udine durante la Grande Guerra, nel capitolo secondo, con la citazione di diverse relazioni scolastiche scoperte nell’archivio storico della scuola. Anche il terzo capitolo è dovuto a Ferrari, che si è impegnato a riportare varie testimonianze soprattutto giovanili, per sottolineare lo sconvolgimento e il disorientamento individuale e collettivo di chi visse in guerra, con conseguenze drammatiche dei decenni successivi.
Da rilevare che alla fine della presentazione pubblica è stata fatta la proposta di intitolare una strada cittadina a Giacomo Gabriele Screm, nato a Comeglians il 4 agosto 1900 e arruolato il 19 maggio 1918, ancora diciassettenne. Frequentò lo Zanon nell’anno scolastico 1015-1916 nel 2° corso di Agrimensura. Morì nel suo paese il 29 marzo 1920, in seguito a grave malattia contratta nelle operazioni militari del 3° Reggimento Genio Telegrafisti.
La copertina del bel volume del 2018

Il libro presentato
Paolo Ferrari, Alessandro Massignani, Giovani e guerra. Una scuola al fronte 1914-1920, Udine, Associazione Zanon Amico - Valdagno (VI), Gino Rossato editore, 2018, pp. 288 (delle quali pp. 143-284 in ristampa anastatica dall’originale del 1920 intitolato Libro d’oro in onore degli alunni del R. Istituto Tecnico di Udine caduti in guerra 1915-1918), varie fotografie in b/n, euro 20.

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Recensione, servizio giornalistico, fotografico e di Networking a cura di Elio Varutti e Sebastiano Pio Zucchiatti.

domenica 7 gennaio 2018

Morto Italo Gabrielli, patriota esule da Pirano, di Carlo Montani

Pubblichiamo volentieri un articolo, scritto da Carlo Cesare Montani, in memoria di Italo Gabrielli, un esule da Pirano, scomparso l'altro ieri a Trieste. Ringraziamo il signor Montani, esule da Fiume, per questo accorato intervento e per il corredo fotografico del servizio sottostante, ove non altrimenti indicato. Lo scomparso Italo Gabrielli, già presidente dell'Unione degli Istriani, nell'autunno 1972 dalle pagine de “Il Piccolo” indusse il maresciallo Tito a dichiarare che “oltre 300 mila istriani hanno lasciato l’Istria”. Fu il primo di una serie di articoli, segnalazioni, opinioni, pareri, interventi e volantini, in difesa della verità e dei diritti degli Esuli pubblicati su vari giornali. (a cura di E.V.)
Italo Gabrielli. Foto Montani

Onore a Italo Gabrielli. Pensiero e azione di un patriota esule dall’Istria
Esule da Pirano, patriota intemerato e straordinario protagonista della lunga battaglia contro la stipula e la ratifica del trattato di Osimo che nel 1975 diede alla Jugoslavia l’ultimo lembo dell’Istria italiana, in spregio di etica e diritto, e senza contropartite di sorta, il professor Italo Gabrielli è “andato avanti”. Ha affidato alla storia un messaggio di autentica fede e di indomita speranza, e spunti di riflessione sempre attuali, che costituiscono un forte memento per tutti, ed in primo luogo per coloro che continuano a perseguire obiettivi contingenti all’insegna dell’opportunismo, facendo strame dei valori di un’antica e nobile civiltà.
Nella vicenda istriana, giuliana e dalmata dell’ultimo mezzo secolo Gabrielli, scomparso alla vigilia dei 97 anni, spesi al servizio della Patria e della scienza, ha svolto un ruolo di grande rilievo morale, ancor prima che politico. Senza di lui e senza il suo impegno convinto e tenace, i fautori di Osimo avrebbero trovato ostacoli meno significativi nel loro disegno oggettivamente colpevole. È vero che la “Zona B” venne perduta, col sacrificio di Buie, Cittanova, Isola, Pirano ed Umago, andato ad aggiungersi a quello assai più ampio compiuto sottoscrivendo il “diktat” (10 febbraio 1947), ma se non altro il disegno di creare una Zona franca industriale a cavallo del Carso, in territorio italiano e jugoslavo, che avrebbe ulteriormente pregiudicato l’avvenire di Trieste, venne scongiurato. Lo stesso dicasi per altre ipotesi d’intervento a carico dell’Italia, tra cui la surreale realizzazione di una faraonica idrovia che avrebbe dovuto unire l’Adriatico al bacino del Danubio, scavalcando elevate altitudini, con quali costi è facile immaginare.
Il percorso patriottico di Italo Gabrielli è stato un segno di incrollabile coerenza di tutta la vita, a partire dal lunghissimo impegno in armi iniziato nel 1941, e trovando momenti di massimo impegno civile nel quinquennio successivo ad Osimo. In quel periodo - anche nel ruolo di Presidente dell’Unione degli Istriani - egli seppe porre in luce con encomiabile oggettività le responsabilità degli “osimanti” e le connivenze di cui costoro ebbero a fruire “in alto loco”: fra le tante, persino quella del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, il quale si permise di assicurare a Lino Sardos Albertini, andato a Roma con una folta delegazione triestina a rappresentare l’inopportunità della ratifica, che non avrebbe mai sottoscritto la legge, mentre l’aveva già controfirmata poche ore prima. Erano tempi duri, in cui si rischiava anche di persona, perché l’imperativo, nell’epoca plumbea della “solidarietà nazionale” e della “non sfiducia”, era quello di sopire e quando necessario, di soffocare le sacrosante proteste degli esuli e di tutti i veri italiani; ma Gabrielli, assieme a tanti altri patrioti, non era certo uomo da tirarsi indietro, ed ebbe modo di dimostrarlo tangibilmente.
Pirano, Palazzo Gabrielli. Fotografia Montani

In proposito, non è fuori luogo ricordare come la “Lista per Trieste”, sorta quale spontanea reazione alla nequizia di Osimo, avesse raccolto 65 mila firme per sottolineare il carattere popolare di un’opposizione che ebbe carattere interclassista ed interpartitico, ma sempre all’insegna di un beninteso patriottismo dal volto umano. Del resto, il clamoroso successo elettorale della “Lista” ed i forti ridimensionamenti delle forze politiche governative e della stessa sinistra, avrebbero dimostrato, ben oltre talune approssimative interpretazioni autonomistiche, che l’anima della città di San Giusto era sempre quella del 3 novembre 1918, quando accolse i primi bersaglieri.
Le occasioni perdute furono tante anche in tempi successivi, a cominciare dall’inizio degli anni novanta, quando la Repubblica federativa jugoslava, catafratta da una crisi economica senza precedenti e senza uguali, cadde come un castello di carte. Gabrielli, che nel frattempo aveva fondato il Gruppo “Memorandum 88” in cui convennero le forze migliori del movimento giuliano e dalmata, profuse le forze della sua esperienza e del suo patriottismo, collezionando ripetute “sconfitte” di cui parlava sempre con rammarico, ma nello stesso tempo con la matura consapevolezza di avere compiuto il proprio dovere e di avere gettato un buon seme destinato a germogliare, perché la storia costituisce un perenne divenire, imponendo, come avrebbe detto San Paolo, il dovere di “essere pronti”.
Cattolico di comprovata osservanza, ed in quanto tale sempre pronto ad impegnarsi in favore della giustizia e della verità, Italo sapeva e voleva confrontarsi con la triste realtà “effettuale” dei suoi tempi, ma senza compromessi sul piano dei valori morali e delle “alte non scritte ed inconcusse leggi” che dovrebbero prevalere sul diritto positivo, almeno nel cuore degli uomini liberi. In questa ottica, il Presidente Gabrielli, unitamente a coloro che si impegnarono al suo fianco, non può e non deve essere considerato un “perdente” sia pure a termine: al contrario, esce da una lunga e complessa esperienza come vero vincitore sul piano dell’ethos, diversamente da tutti coloro che affossarono le “speranze d’Italia” nel 1947 a Parigi, nel 1975 ad Osimo, e più tardi, quando riconobbero in modo smaccatamente gratuito l’indipendenza delle nuove Repubbliche di Croazia e Slovenia; o peggio, quando rinnegarono le scelte per cui si erano immolati i Martiri triestini del maggio 1945 (Corso Italia) e quelli del novembre 1953 (Chiesa di Sant’Antonio), senza dire delle migliaia di cittadini inermi ed incolpevoli, infoibati od altrimenti massacrati dai partigiani slavi e dai loro corifei.
Cartolina de Piran. Da Facebook

Il tricolore italiano e la bandiera dell’Istria erano particolarmente cari alla mente ed al cuore di Italo, quali simboli dei valori di fede e di speranza cui si faceva riferimento, tanto più saldi in un Uomo come lui, che non aveva mai fatto mistero della sua milizia cristiana, e tanto più esemplari in chi aveva perduto, assieme alla propria terra, importanti beni materiali, ceduti per cifre unitarie meno che marginali. Del resto, il vessillo regionale, con la sua celebre capretta, sottintende una paziente ma pervicace attesa: il “grido dell’Istria” dei terribili anni quaranta non può, non deve avere echeggiato invano.
Gabrielli si è battuto con costante coraggio - giova sottolinearlo - anche per le questioni riguardanti l’indennizzo e laddove possibile, la restituzione dei suddetti beni, evidenziando quanto siano state diffuse e ricorrenti le responsabilità e le menzogne istituzionali. Ciò, per un’esigenza elementare di giustizia, essendo a più forte ragione iniquo che gli esuli abbiano dovuto pagare doppiamente: dapprima perché costretti a lasciare i propri focolari ed ancor più dolorosamente le tombe avite, e poi per essersi dovuti fare carico, loro malgrado, di una parte molto significativa dei debiti di guerra. Ciò, ben s’intende, senza pregiudizio veruno per i valori essenziali: del resto, come fu detto, chi ha cura del poco, a più forte ragione avrà cura del molto.
Col trattato di Osimo, ancor prima che una vergogna, come talvolta si sente tuttora ripetere, fu commesso un reato imprescrittibile, quello di alto tradimento: all’epoca, avrebbe potuto e dovuto essere punito con la pena dell’ergastolo, che solo parecchi anni più tardi, grazie ad una sorprendente maggioranza “trasversale”, sarebbe stata ampiamente ridotta, assieme a quella per il reato di oltraggio alla bandiera, declassato a semplice illecito amministrativo. Ebbene, ad Italo Gabrielli si deve dare atto della coerenza con cui si è sempre battuto nel campo dell’onore, contro Osimo ed i suoi artefici, ma più generalmente, per obiettivi di giustizia, onde fossero riconosciuti i gravissimi torti subiti dagli esuli, spesso fino al delitto, e con essi, la verità storica. Eppure, i giuliani, gli istriani e i dalmati, popolo paziente come pochi, erano immuni da colpe, salvo quella, peraltro indelebile, del “reato di Italianità”.
Pirano ai primi del '900. Da Facebook

L’impegno a tutto campo di questo autentico “vir bonus cum mala fortuna compositus” è stato tanto più commendevole, perché ha sempre ignorato i limiti della bassa politica, all’insegna di valori universali, con l’obiettivo di non disperdere l’esempio dei Martiri: da quelli del primo irredentismo, simboleggiati nei grandi Nomi di Guglielmo Oberdan e di Nazario Sauro, a quelli di una tragedia epocale che si tradusse nelle foibe o nella strage di Vergarolla, a guerra abbondantemente finita (18 agosto 1946). Non va trascurato, peraltro, uno scopo di maggiore impatto che il grande patriota istriano, con indiscutibile ed evidente merito, ha inteso perseguire contestualmente: promuovere un’informazione “formativa” a tutto campo per cui la grande massa degli ignari possa finalmente apprendere e comprendere, ed i migliori si apprestino, sull’esempio di Italo, a muovere con rinnovata lena verso “egregie cose”.
“Non omnis moriar”. L’affermazione di Orazio è sempre valida per chi, come il professore, lascia un segno tangibile della sua presenza nel mondo ed affida alle future generazioni un testimone ed un esempio di alto valore spirituale. Italo Gabrielli: presente!


Biografia di Italo Gabrielli
Italo Gabrielli (Pirano 26 gennaio 1921 - Trieste 5 gennaio 2018), discendente da un’antica famiglia istriana di consolidate tradizioni irredentiste, dopo avere ottenuto la maturità classica presso il Liceo “Combi” di Capodistria, si iscrisse alla Facoltà di Fisica presso la Normale di Pisa, dove conseguì la laurea nel 1946, a seguito di un lungo periodo sotto le armi e l’esodo a Trieste. Nominato assistente presso la nuova Facoltà di Ingegneria del capoluogo giuliano, intraprese la carriera dell’insegnamento come professore associato, proseguita fino al 1991, alternandola con ripetute collaborazioni in Italia ed all’estero, fra cui l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il CERN di Ginevra, il Lawrence Radiation Laboratory di Berkeley (California), i Centri francesi di Grenoble e Saclay e quello polacco di Danzica: durante tali attività, fu Autore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche su Riviste internazionali del settore, ed intervenne a Congressi di fisica in numerosi Paesi, quali Italia, Belgio, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Jugoslavia ed Unione Sovietica. Il multiforme impegno a livello universitario e nel campo della ricerca non gli precluse l’impegno politico, tradottosi in alcune centinaia di pubblicazioni monografiche e di articoli in difesa di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, ingiustamente sacrificate allo straniero.
Tra le opere  di maggiore impatto specifico firmate da Italo Gabrielli, cfr. “Dove l’Italia non poté tornare” (1954-2004), Associazione Culturale Giuliana, Trieste 2004, pagg. 48 (per il cinquantenario del ripristino della sovranità nazionale sulla città di San Giusto); “La mia vita di Esule”, in AA.VV., Il dovere della memoria, Unione degli Istriani, Trieste 2008, pagg. 73-95 (con altre dieci testimonianze di esuli e patrioti); “Istria Fiume Dalmazia: Diritti negati - Genocidio programmato”, Edizioni Lithos Stampa, Udine 2011, pagg.160 (esaustiva ricostruzione storica e giuridica dell’ultimo secolo di storia locale). Sempre in prima linea nel suo costante impegno patriottico, Gabrielli fu Presidente dell’Unione degli Istriani (1976-1981), Consigliere comunale della “Lista per Trieste” (1982-1988) sorta quale espressione della protesta popolare contro il trattato di Osimo, e fondatore del “Gruppo Memorandum 88” finalizzato a promuovere la tutela delle terre adriatiche nuovamente irredente. Coniugato con Alma Cosulich nel 1964, è padre di quattro figli (tra cui Marco - attuale Presidente del Consiglio comunale di Trieste) che ne continuano l’opera.
Giova rammentare che, in occasione della struggente udienza che il Santo Padre Giovanni Paolo II concesse agli esuli giuliani, istriani e dalmati (26 ottobre 1985), il contributo di Italo Gabrielli alla realizzazione ed all’organizzazione dell’iniziativa fu decisivo.
Carlo Cesare Montani
        
Cartolina di Pirano da Facebook, grazie a Paolo De Luise, de Piran

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Testo e opinioni di Carlo Cesare Montani, esule da Fiume. Ricerche e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e di Elio Varutti     

giovedì 24 settembre 2015

La Provincia di Udine vista da Gianfranco Ellero

Scritto, stampato e presentato in gran velocità, questo ottimo saggio di Gianfranco Ellero, storico friulano insigne, è assai interessante. Il libro coglie nel segno più di un “instant book”. Il titolo completo è: “La Provincia di Udine, patria e regione dei friulani”, per le edizioni della Provincia di Udine / Provincie di Udin, Udine, 2015, pag. 74.

Si dice “in gran velocità” poiché le provincie dovrebbero essere abolite, per una riforma iniziata nel 2013. “Il Senato ha approvato la riforma delle province” - Si leggeva sui giornali del 2014. A marzo, infatti, con 160 voti favorevoli, 133 contrari e 3 astenuti era passata la legge; poi il Ddl deve ripassare alla Camera per essere convertito in legge (non si tratta di una "abolizione”, per il momento). Così nel 2014.
Il 30 gennaio 2015, «Il Fatto Quotidiano» scriveva: “A causa della confusione delle norme, la cancellazione delle province si sta rivelando un dramma. Per gli oltre 20 mila dipendenti da ricollocare. Ma soprattutto per i servizi di prima necessità che nessuno più assicura”.
Il «Messaggero Veneto» del giorno 8 luglio 2015 riportava queste parole: “Il Senato dice sì in prima lettura – con il placet di tutti gli eletti in Fvg – alla riforma dello Statuto della Regione, riforma che contiene anche l’abolizione ufficiale delle Province. Il voto favorevole – 166 sì, 39 contrari e 3 astenuti – difficilmente permetterà di completare l’iter prima del 2016, quando andranno a scadenza gli enti intermedi di Trieste e Gorizia, perché per diventare legge ha bisogno della doppio ok sia a palazzo Madama sia alla Camera, con un tempo stimato per il definitivo via libera tra i nove mesi e l’anno.” Così fino alla estate 2015.
Ma ritorniamo al libro di Gianfranco Ellero, presentato a Udine il 23 settembre 2015. L’opera  ha la Presentazione dell’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine dal 17 aprile 2008. “La politiche e sta scjafoiant il Friûl - sostiene  Fontanini - uniche realtât che e pues dâ spessôr ae specialitât” (La politica sta liquidando il Friuli, unica realtà che può dare spessore alla specialità)
Per le espresse parole di Ellero il volume, arricchito di belle fotografie, riproduzioni di documenti e originale cartografia, “non è una storia, sia pure sintetica, della Provincia (composizione degli organi istituzionali, decisioni sulle materie di competenza, verifica dei risultati ottenuti,…) che rimane da scrivere”.
In realtà, a mio modesto parere, chi si impegnerà in un simile progetto, ossia scrivere la storia della Provincia di Udine, non potrà fare a meno di considerare quanto raccolto e scritto da Gianfranco Ellero in questo saggio fatto “raptim”, come scriveva un altro appassionato di storia e di libri, che di nome fa Guarnerio d’Artegna (Pordenone o Zoppola, 1410 circa – San Daniele del Friuli, 10 ottobre 1466).
Ellero inizia con Plinio il Vecchio e finisce con la “Fieste de Patrie dal Friûl”. Appuntamento sorto ad Aquileia il 12 luglio 1970, festa dei Santi Ermacora e Fortunato, patroni dell’antica Diocesi di Aquileia, e dal 1751 delle Diocesi di Udine e Gorizia.

L'onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine e lo storico Gianfranco Ellero, in piedi. Fotografia tratta da da www.natisone.it   che si ringrazia per la diffusione

Il Friuli storico è l’antefatto culturale della provincia di Udine, da cui nel 1968 si distaccò Pordenone, creando la sua unità amministrativa. Il Friuli storico si affaccia sulla scena con la “Carnorum regio” (la regione dei Carni, i Gallo Carni); erano detti pure Celti, gli abitatori dell’area compresa dai fiumi Timavo (sul Carso) al Livenza, compresa quindi la città di Concordia, prima dell’insediamento dei Romani. La stessa Aquileia era una realtà celtica, di Gallo Carni. I Romani fondarono la città di Aquileia nel 181 a.C., imponendole un nome non romano. Il toponimo è più antico.
I Longobardi (568 d.C.) diedero alla zona un senso politico, il Patriarcato di Aquileia (1077-1751) quello ecclesiastico temporale. Tutto ciò – sostiene Ellero – contribuì “a formare una civiltà locale di lunga durata, visibile nel  rito [religioso] aquileiese, nel diritto friulano [romano, longobardo, patriarchino, veneziano, napoleonico, austriaco, italiano], nel Parlamento della Patria [attivo al tempo della Magna Charta Libertatum], nelle forme d’arte autoctone studiate da Giuseppe Marchetti (la scultura lignea e le chiesette votive), e nella villotta [canto corale di popolo], “il fiore più straordinario della poesia popolare italiana” scrisse Pietro Citati sul «Corriere della Sera» del giorno 8 maggio 1976.
La personalità di Aquileia fu grande e coinvolgente per molti secoli. Dante nel “De vulgari eloquentia” (1303), definisce “aquilegienses” i friulani (pag. 13). Mi sono permesso di aggiungere al citato testo di Ellero qualche mia parola nelle parentesi riquadrate, sperando di essere in queste poche righe di recensione un po’ più chiaro e completo.
Poi la Patria del Friuli fu sotto le bandiere di San Marco e della Repubblica di Venezia (1420-1797), sotto Napoleone, fino al 1813 e sotto l’Austria, fino al 1866, quando gran parte del territorio fu annessa al Regno d’Italia. Il Friuli austriaco, con Gorizia, passò all’Italia nel 1918, dopo la Grande Guerra.
Funzionò una Provincia del Friuli (1923-1927), comprendente Udine e Gorizia. Nel 1943-1945 l’area citata diventò addirittura territorio del Terzo Reich, di Hitler. La Zona d'operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) fu una suddivisione territoriale comprendente le province italiane di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottoposta alla diretta amministrazione militare tedesca e quindi di fatto sottratta al controllo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale ufficialmente apparteneva.
Finita la Seconda guerra mondiale, ci fu l’autonomismo di Tiziano Tessitori (1945), la Costituzione della Repubblica Italiana (1° gennaio 1948) e ancora l’autonomismo del Movimento Friuli, sorto nel 1966 e quello passionale di Gino di Caporiacco (1970), fino ai nostri giorni.
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Rassegna stampa:

Bibliografia

Tra agli oltre 500 titoli di Gianfranco Ellero a disposizione nelle biblioteche pubbliche, quelli sull'autonomia e la specialità del Friuli potrebbero essere:

1) Fausto Schiavi : una battaglia per il Friuli, 1967-1972 / a cura di Gino di Caporiacco e Gianfranco Ellero. - [S.l. : s.n.], stampa 1982 (Reana del Rojale (UD) : Chiandetti). - XV, 283 p. : ill. ; 24 cm.

2) Dalla regione mai nata alla regione mal nata : saggi di Gino di Caporiacco sul Friuli e sulla Venezia Giulia / [introduzione di Geremia Gomboso e Gianfranco Ellero]. - [Çupicje di Codroip] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2002. - 79 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 2).

3) Autonomia per il Friuli : scritti e discorsi parlamentari : 1945-1964 / di Tiziano Tessitori ; [preambul Geremia Gomboso ; introduzione Gianfranco Ellero]. - [Codroipo] : Istitût Ladin Furlan "Pre Checo Placerean", stampa 2003. - 62 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 3).

4) Simpri pal Friûl e la sô int : scrits e discors uchì e in parlament di Arnalt Baracêt, 1976-2003 / [a cura di Gianfranco Ellero]. - Udine : a cura dell'A. ; Zompicchia di Codroipo : Istitût ladin-furlan "Pre Checo Placerean", 2003 (Tavagnacco : Arti grafiche friulane). - 375 p. : ill. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'Autonomisim ; 4).

5) Autonomia per il Friuli imperiale : l'autonomismo di Luigi Faidutti : 1891-1918 / Gianfranco Ellero. - [Codroipo] : Istitût Ladin Furlan "Pre Checo Placerean", stampa 2006. - 48 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 8).

6) Dizionario autonomistico friulano / Gianfranco Ellero. - Codroipo : Istitût ladin furlan "Pre Checo Placerean", 2007. - 124 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 10).

7) Il Friuli. Una Patria / progetto culturale e testi Gianfranco Ellero, Giuseppe Bergamini. - Udine : Provincia di Udine, 2008. - 260 p. : ill. ; 24 cm

8) Friuli : autonomia e territorio : documenti del Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli : [perché speciali la Regione e l'Università?] / [a cura di Gianfranco Ellero]. - [Çupicje di Codroip] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2011. - 94 p. : ill. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 16).

9) Il Friuli e la Venezia Giulia secondo Graziadio Isaia Ascoli / [Gianfranco Ellero ; preambul Geremia Gomboso]. - [Codroipo] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2014. - 45 p. ; 24 cm. - (Golaine di Studis sul Autonomisim ; 20).