domenica 19 febbraio 2017

Sergio Mazzola orafo fine e scultore potente a Udine

Molto interessante la mostra di opere di Sergio Mazzola a Udine, viste presso il salone della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, in via del Monte 1, dal 4 al 18 febbraio 2017, per la rassegna Artisti contemporanei a Palazzo.
Sergio Mazzola, croce

Davvero inaspettata è stata la cifra artistica rilevabile nella serie di bozzetti per gioielli, sculture ed altre forme creative in esposizione accanto alle consuete opere dell’orafo rodigino di nascita, ma udinese d’adozione. È un’arte quella di Mazzola che fuoriesce dalla sconfinata fantasia del celebre maestro alla continua ricerca di soluzioni artistiche rilevabili al tatto, oltre che dalla vista, soprattutto per i piccoli manufatti.
Per Sergio Mazzola è viscerale il rapporto con le produzioni artistiche dei Longobardi. Non vorrei andare a scomodare il nome di Mirko Basaldella, ma tocca pur fare qualche riferimento critico per questo tipo di arte, che è ricerca, analisi, studio ed applicazione.
Ci sono varie eccellenze in Friuli nel campo dell’arte, ma l’opera orafa di Mazzola è di fattura sublime. Nel vedere i vari raffinati monili, le sue fibule, croci o tavolette (le “paci”) longobarde riattualizzate al Terzo millennio, ci sentiamo pure noi, semplici osservatori, un po’ Longobardi, vogliosi di quei prodotti orafi per addobbare il mantello o cavalcare via per i prati del primo Ducato longobardo, nato proprio qui con capitale Cividale.

Nella rassegna era possibile vedere i seguenti pezzi scultorei: Longobardo ciclista, Callisto, Spadone, Falcone, oltre ad alcuni originali campioni di alta oreficeria, una memorabile traccia di arte romana e, soprattutto, di arte longobarda.
Sergio Mazzola, anello Agrume

Cenni biografici
Sergio Mazzola (1934), terminati gli studi presso la scuola d'Arte di Castelmassa (RO), si trasferisce da Calto, il paese natio, a Venezia, dove prosegue il suo iter formativo frequentando l'Istituto d'Arte prima e il Magistero d'Arte Applicata poi.
Frequenta inoltre il corso di fonderia artistica mettendo subito in risalto il suo talento e le sue doti peculiari: l'estro creativo e tanto scrupolo. Questo consente al "campagnolo" (come veniva affettuosamente apostrofato dai suoi professori) di esser chiamato, nel 1959, in Friuli presso l'appena istituita Scuola Statale d'Arte di Udine, per ricoprire le cattedre di "cesello e sbalzo" e "forgiatura e tiratura a martello", dando inizio così al corso di studio "Metalli". Tiene per i primi anni, i corsi di "disegno dal vero", "plastica" e "tecnologia". Abbandonerà l'insegnamento presso l'Istituto d'Arte "G. Sello" solo nel 1987, ma continuerà ad insegnare in forma volontaria presso l'Università della Terza Età di Udine, dove è stato possibile frequentare il suo corso di oreficeria sperimentale fino all'anno accademico 2018-2019.
Mazzola, l'anno seguente al suo arrivo in Friuli, nel 1960, incontra lo scultore Dino Basaldella con il quale stringe una feconda e importante amicizia. Nel fertile terreno dello laboratorio orafo del maestro udinese in piazzale Osoppo i germogli spuntati a Venezia possono crescere e rafforzarsi, consentendo l'inizio ufficiale dell'attività artistica nel settore delle creazioni artigianali. Dopo questo breve ma intenso sodalizio, nel 1964, Sergio Mazzola apre, grazie al determinante contributo dell'E.S.A., il suo studio-bottega personale in una ex falegnameria in vicolo Cicogna, a Udine, dove intensifica l'attività di ricerca plastico-formale applicata all'oreficeria, alla scultura e al design. Entrato a far parte del C.F.A.P. (Centro friulano arti plastiche, in cui ha ricoperto la carica di consigliere fino al 2019), comincia a partecipare a mostre locali e nazionali, sia collettive che individuali. Sono gli anni in cui aumenta anche la passione per l'opera e la figuratività longobarda, popolo di orafi sopraffini, maestri nelle tecniche di bratea e sbalzo, rafforzando così il legame di Sergio con il territorio friulano.
Il 2014 è l'anno d'inizio di un nuovo capitolo nella vita di questo "clan" di artisti orafi. Il maestro Sergio Mazzola viene nuovamente affiancato in ambito lavorativo da entrambe le figlie Clarice e Paola, per vegliare e guidare i nipoti Dario e Marta, figlia di Paola che dopo una significativa esperienza lavorativa a Londra mette a disposizione del gruppo le sue competenze tecnico-amministrative, la sua raffinatezza e la sua cortesia. Nasce, così, la "Sergio Mazzola - Generazioni Orafe" che apre la nuova bottega in via Cisis 26, in uno dei borghi caratteristici del centro storico di Udine: Borgo Grazzano. Le opere artigianali che vi prendono forma continuano a non essere solo il frutto di una intuizione estemporanea, ma il risultato di lunghe ed appassionate meditazioni sull'estetica e sull'antica storia del Friuli Venezia Giulia.

Sergio Mazzola è morto il 20 aprile 2019 a Udine. I funerali si sono svolti nella chiesa di S. Gottardo il 24 aprile.  

Sergio Mazzola, bracciale Longobardo
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Servizio giornalistico e di networking di Elio Varutti. Le fotografie sono del sito di Sergio Mazzola Orafo, che si ringrazia per la riproduzione e la diffusione nel web.

venerdì 17 febbraio 2017

Udine, Libreria Tarantola per il Giorno del Ricordo e a Castions delle Mura

È una novità che una libreria dedichi un pomeriggio al Giorno del Ricordo. È accaduto alla Libreria Tarantola di Udine lo scorso 16 febbraio 2017 alle ore 18.
Udine, Libreria Tarantola, Mauro Tonino, Giuseppe Liani, in piedi, e Ivan Buttignon. Fotografia di E. Varutti

C’è stata una larga partecipazione di pubblico. Il moderatore dell’incontro era Giuseppe Liani, già giornalista della RAI. Il titolo dell’evento era: "Segreti e tragedie del Confine Orientale".
Liani ha dato la parola a Elio Varutti, del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato provinciale di Udine, che ha portato il saluto dei dirigenti dell’associazionismo degli esuli giuliano dalmati, in particolare dell’ingegnere Silvio Cattalini, presidente dal 1972 del sodalizio.
Era presente anche Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO, che ha portato il saluto ai presenti e agli autori della serata culturale. Ha poi avuto la parola Alfredo Gon, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Manzano, che ha salutato gli organizzatori e gli autori dell’incontro.
In seguito è intervenuto Mauro Tonino, autore di “Rossaterra”, un romanzo basato sulle testimonianze di esuli e rimasti d’Istria. Lo scrittore ha voluto citare anche vari documenti storici, leggendo alcuni brani dai diari di Galeazzo Ciano e da altri personaggi per far capire che l’Istria e Trieste erano considerate perse, per l’espansionismo nazista e croato. «C’è ritrosia a raccontare da parte degli esuli giuliano dalmati – ha esordito Tonino – perché fino a poco tempo fa non venivano trattati bene da molte persone. Io mi sono fatto raccontare da Marino Cattunar, esule da Villanova di Verteneglio, l’uccisione nella foiba di suo padre da parte dei titini. Siamo anche andati vicino alla foiba di Vines, accompagnati dalla gente del posto e il proprietario del terreno ci raccontò che lui vide nel 1945 i titini che buttavano giù gli italiani e, pochi giorni dopo, non voleva passare vicino a quel bosco perché si sentivano i lamenti dei moribondi».

Ha poi parlato Ivan Buttignon, autore di “Trieste segreta 1945-1949. Le vicende mai raccontate”. Premesso che nelle guerra ci sono anche degli atti di umanità, Buttignon ha spiegato i tre punti principali del suo volume. «C’è stato un tentativo di invasione jugoslava di Trieste – ha detto l’autore – tra il 15 e il 16 settembre 1947, con pattuglie infiltratesi dal valico di Fernetti, ma poi tutto rientrò, a questa vicenda fecero seguito i Patti di Brioni tra Jugoslavia e Stati Uniti d’America tra agosto e novembre 1948 e infine, vorrei spiegare le posizioni variegate sulla Venezia Giulia dei comunisti di Trieste rispetto a quelle del PCI di Roma».
Poi in sala c’è stato un acceso dibattito. Tra le prime domande rivolte agli autori non poteva che esserci l’eccidio di Porzus, che rappresenta ancor oggi un nervo scoperto della politica nel confine orientale. Poi anche la pulizia etnica dei titini in Istria, a Trieste e Gorizia, il Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine, da dove passarono oltre centomila rifugiati d’Istria, Fiume e Dalmazia. Infine certi quesiti erano sul manovratore dei comunisti triestini, Vittorio Vidali che comunicava preferibilmente con l’URSS, invece che con Via Botteghe Oscure, sede del PCI.

Sempre il 16 febbraio 2017, per il Giorno del Ricordo, alle ore 20,30 a Castions delle Mura, frazione di Bagnaria Arsa, in provincia di Udine, presso la sala ricreativa “don Aldo Sepulcri”, per l’organizzazione del "Gruppo Teatro Concerto - Le Scùelute", c’è stata la presentazione di "Rossa terra", di Mauro Tonino. In quel contesto l’autore ha parlato anche della complessa questione del confine orientale 1943-1947, riportando anche fatti e vicende poco note.
Udine, Libreria Tarantola, Alfredo Gon, dell'ANPI di Manzano

giovedì 16 febbraio 2017

Insigniti al Giorno del Ricordo di Udine 2017

La manifestazione per la consegna dei diplomi e delle medaglie del Giorno del Ricordo a Udine si è tenuta il giorno 11 febbraio 2017, alle ore 16,30. Persino l’auditorium ove si è svolta la cerimonia nella parrocchia di San Marco, in piazzale Chiavris, reca un nome come quello di Monsignore Leandro Comelli, molto legato alle vicende dell’esodo giuliano dalmata.
Udine, Francesco Apollonio stringe la mano a Gloria Allegretto, vice prefetto, vicino al sindaco Furio Honsell, a Bruna Zuccolin, vice presidente dell'ANVGD e Elio Varutti

Don Comelli era il prete che diceva messa al Villaggio Metallico. Si trattava di 40 baracche con tetto in lamiera ondulata, abbandonate dagli inglesi nel 1947 nella zona di Via Monte Sei Busi. Lì, nel “Vilagjo de Fero” si insediarono, previa domanda alla caserma Spaccamela, varie famiglie d’Istria, Fiume e Dalmazia sino all’ottenimento delle case nei quattro Villaggi giuliani costruiti a Udine, dal 1950 al 1957, coi fondi dell’UNNRA. Ecco cos’è stato l’esodo degli istriani a Udine. Dal Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano passarono oltre centomila individui, per essere destinati nel 140 Centri raccolta profughi (CRP) di tutta Italia. A Trieste di CRP ne funzionavano 18 e l’ultimo, a Padriciano, chiuse definitivamente nel 1976.
Ha aperto l’incontro Bruna Zuccolin, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato provinciale di Udine. «Vorrei ricordare, all’inizio di questa importante cerimonia – ha detto Zuccolin, che ha parenti istriani – il lavoro svolto in questi decenni dall’ingegnere Silvio Cattalini, il nostro presidente, oggi molto ammalato». I presenti in sala hanno risposto fraternamente con un applauso.
Poi ha parlato il professor Furio Honsell, sindaco di Udine. «Io, da ragazzo, ho vissuto a Trieste – ha detto il sindaco - e negli anni dell’occupazione titina era sparito il figlio di una mia vicina di casa, la madre aspettava sempre che lui ritornasse a casa, ma deve essere finito in una foiba, dopo alcuni anni questa signora mi regalò un libro di matematica del figlio infoibato ed io mi avvicinai a tale disciplina grazie a quel libro».
Il sindaco Furio Honsell, Ivano Bosdaves, Gloria Allegretto, vice prefetto, Bruna Zuccolin e Varutti

Il professor Elio Varutti, del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine, presentava l’incontro e ha dato la parola a Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine. «Questa è una città che ha conosciuto l’esodo giuliano dalmata – ha detto Pirone – dato che oltre centomila profughi sono passati dal Centro Smistamento di Via Pradamano, dove oggi c’è la scuola Enrico Fermi e dobbiamo pensare alla dimensione europea, parlando del Giorno del Ricordo nel segno della pacificazione».
Anche Beppino Govetto, assessore alle Attività del tempo libero della Provincia di Udine, ha voluto menzionare «il percorso di pace e di riconciliazione con i territori abbandonati dagli esuli, rispettando il desiderio di verità che sorge da parte delle persone».
L’intervento solenne ed ufficiale della Prefettura di Udine è stato condotto da Gloria Allegretto, vice prefetto del capoluogo friulano. «Stiamo parlando di un pezzo di storia misconosciuta – ha esordito Gloria Allegretto – e agli anni del silenzio bisogna dire che è seguita la solenne commemorazione del ricordo senza rancore, come stiamo per fare oggi qui».
La conclusione del discorso del vice prefetto è stata rivolta alle giovani generazioni. «Siamo qui ad onorare ed insignire i discendenti di italiani scomparsi oppure infoibati – a concluso Gloria Allegretto – per evitare simili tragedie nel futuro e per trasmettere i nostri valori ai giovani, già perché il nostro europeismo è radicato nel concetto di patria sorto nel Risorgimento».
Ivano Bosdaves ascolta dal sindaco Furio Honsell la lettura della motivazione della onorificenza, accanto a Gloria Allegretto e Bruna Zuccolin. Foto di E. Varutti

È iniziata poi la consegna delle benemerenze ai familiari degli infoibati. Il signor Francesco Apollonio è stato insignito di diploma e medaglia in memoria dello zio Stellio Apollonio con la motivazione seguente: “Stellio Apollonio, nativo di Orsera, Istria, Carabiniere Ausiliario. Venne catturato dagli slavi a Orsera il 17 maggio 1945 e portato al carcere di Parenzo. Da allora non se ne seppe più nulla”. Il sindaco di Udine ha dato il microfono al signor Apollonio, chiedendogli di dire qualcosa. «Io ero bambino – ha detto Apollonio – quando fu messo in carcere a Parenzo. Ho solo qualche racconto dei miei familiari, ricordo che noi stavamo al Campo Profughi del Silos a Trieste nei box con la paglia per terra».
Udine - Il sindaco Furio Honsell legge la motivazione per insignire la figlia dello scomparso Luigi La Micela, accanto a Rosanna La Micela, Gloria Allegretto e Bruna Zuccolin. foto di E. Varutti

Il secondo premiato è stato Ivano Bosdaves, in memoria del padre Marino Bosdaves con questa motivazione: “Marino Bosdaves, nativo di Udine. Agente di Pubblica Sicurezza. In servizio presso la Questura di Gorizia, venne prelevato da partigiani titini il 2 maggio 1945 e da quel giorno non si ebbero più sue notizie, verosimilmente infoibato o diversamente massacrato”.
Come notazione a margine si accenna al fatto che il tale “Bosdario Marino, di Pietro e di Letizia Zorzin, nato a Udine il 23.11.1913 – Guardia di P.S. – Arrestato a Gorizia l’1 maggio 1945 e deportato” figura nell’elenco dei 651 scomparsi a Gorizia nel maggio 1945, edito dal Comune di Gorizia nel 1980.
Il maestro Bruno Rossi e Bruna Zuccolin, vice presidente ANVGD di Udine. Foto di E. Varutti

La terza ed ultima persona insignita a Udine è stata la signora Rosanna La Micela, in memoria del padre Luigi La Micela, con la seguente motivazione: “Luigi La Micela, nativo di Sicli, in provincia di Ragusa. Maresciallo dell’Esercito Italiano. Arrestato dai soldati jugoslavi a Gorizia il 9 maggio 1945 e portato prima ad Aidussina, poi ad Idria e di nuovo ad Aidussina ove si trovava nel giugno del 1945. Da allora non se ne seppe più nulla”. 
La signora La Micela ha voluto dire due parole: «Avevo sette mesi quando mio papà fu catturato dagli slavi a Gorizia, ricordo solo che mia mamma poi mi raccontava che gli portava da mangiare in carcere, ma lui non c’era, perché doveva essere già morto».
Al termine della cerimonia di premiazione dei familiari degli infoibati c’è stato un intervallo musicale d’arpa a cura dell’arpista Chiara Rossi. L’artista e i brani eseguiti sono stati presentati dal maestro Bruno Rossi, del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine. Sono state suonate alcune composizioni folcloristiche inglesi, il canone di Pachelbel, Debussy, Ibert e Hasselmans. Si vedano gli allegati in immagine.
In conclusione il professor Fulvio Senardi, dell’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia ha trattato il tema della Letteratura della Dalmazia nel 1892, riscuotendo ampio interesse tra i presenti, che hanno rivolto al relatore varie domande.

Appunti dalla Presentazione dell'intervallo musicale a cura del maestro Bruno Rossi, membro del Consiglio Direttivo dell'ANVGD di Udine. Si ringrazia il maestro per la gentile concessione alla pubblicazione dei suoi appunti
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, ove non altrimenti riportato.

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Riferimenti bibliografici e ringraziamenti
- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina, Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher”, Udine, 2015. (Si può cliccare qui per la versione nel web con lo stesso titolo).
- Comune di Gorizia (a cura del), Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945, Gorizia, 1980. (Detto elenco è rintracciabile anche in Internet. Ringrazio il signor Carlo Cesare Montani, esule da Fiume a Trieste e la signora Laura Brussi, esule da Pola a Trieste, per avermi inviato una copia di tale volume).
- Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.
- Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Edizioni Difesa Adriatica, Roma, 1990.
- Lucio Toth, Storia di Zara, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2016.
- Elio Varutti, Il Campo profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Edizioni ANVGD Comitato provinciale di Udine, 2007.

Udine - Chiara Rossi nel suo concerto con l'arpa. 
Foto di E. Varutti

mercoledì 15 febbraio 2017

Udine, l’Anvgd al Giorno del Ricordo 2017

C’è stata tanta emozione al Parco Vittime delle Foibe di Udine il 10 febbraio 2017, alle ore 11,30. La cerimonia civile e religiosa è stata ben organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine.
Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10 febbraio 2017

Presieduto dal 1972 dall’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, tale sodalizio recava il seguente commento introduttivo a firma di Cattalini stesso, assente per gravi motivi di salute: “Giorno del Ricordo, in memoria del dramma dell’esodo dei 350 mila istriani, fiumani e dalmati e delle vittime delle foibe e delle altre tragiche vicende durante e dopo la seconda guerra mondiale. Inoltre nel ricordo dell’iniquo Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947”.
I rappresentanti delle istituzioni – secondo gli esuli giuliano dalmati – hanno fatto degli interventi formali e solenni assai importanti, ma allo stesso tempo, con tanta partecipazione. Hanno raccontato piccole storie di famiglia, ciò che ha colpito favorevolmente il mondo degli esuli trapiantati a Udine, perché assomigliavano assai ai propri mondi vitali. C’era il gonfalone del Comune di Udine con tre vigili urbani; è il secondo anno che succede. Gli istriani presenti hanno molto apprezzato pure tale condivisione.
Davanti al cippo di Via Manzini, che ricorda le vittime delle foibe dal 1943 al 1954, il professor Elio Varutti, del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha salutato i numerosi presenti e ha dato la parola a Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine. «Questi argomenti – ha esordito Zappalorto – io non li ho potuti studiare a scuola, perché nei libri scolastici non avevano posto, inoltre noi siamo qui oggi per porre rimedio alla pagina di storia strappata nel 1947, col Trattato di pace».
Varutti salutava poi la presenza di Paola Del Din, medaglia d’oro al valor militare, che ha detto: «Continuate così, tenete duro, bisogna ricordare questi tragici fatti». Erano presenti anche Eliana Fabello, sindaco di Grimacco, nelle Valli del Natisone e il consigliere comunale di Udine Renzo Pravisano. Quest’ultimo è stato vicino alle manifestazioni degli esuli giuliano dalmati sin dalle prime attività nate dopo il 2004 dall’istituzione, per legge, del Giorno del Ricordo.
Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10 febbraio 2017, parla il questore Claudio Cracovia

Ha parlato in seguito Fabrizio Pitton, presidente del Consiglio della Provincia di Udine. «Ci sono esuli che hanno vissuto la loro condizione con un senso di colpa – ha detto Pitton – e poi oggi c’è qualcuno che gli rinfaccia pure certe polemiche sterili, ecco io direi invece che dobbiamo chiedere scusa a tutti gli esuli per la congiura del silenzio sviluppatasi dal dopoguerra»
Poi ha parlato Claudio Cracovia, questore di Udine, portando pure lui, tra le altre, un po’ di vissuto personale. «Io sono di Trieste – ha detto il questore – e ho trascorso la mia infanzia e adolescenza vicino alle baracche del Campo profughi di Opicina, allora molti miei amici e compagni di giochi e di sport erano i figli degli esuli giuliano dalmati, noi si giocava presso Villa Carsia e stavamo bene».
È  intervenuto dopo Carlo Giacomello, vice sindaco di Udine. Nel 2007 quando è stato stampato dall’ANVGD di Udine il libro di Varutti sul “Campo Profughi di Via Pradamano e l’associazionismo giuliano dalmata a Udine” la premessa era proprio di Giacomello, allora presidente del Consiglio di Circoscrizione n. 4 – Udine Sud. «Non sapevamo nulla dei centomila profughi passati dal Centro di Smistamento di Via Pradamano – ha esordito Giacomello – eppure abitavamo qui nella parrocchia di San Pio X, ma soprattutto vorrei ricordare tutto l’impegno e le attività svolte da Silvio Cattalini dagli anni settanta». A quel punto è partito spontaneo un lungo applauso.
Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10 febbraio 2017, Fabrizio Pitton, Eliana Fabello, Claudio Cracovia, Vittorio Zappalorto, Paola Del Din e, con lo scialle azzurro, Bruna Zuccolin, vice presidente dell'ANVGD di Udine

Poco dopo è intervenuta Bruna Zuccolin, vice presidente dell’ANVGD di Udine. «Vorrei ricordare prima di tutto la lunga attività svolta dal nostro presidente Silvio Cattalini – ha aggiunto la Zuccolin – siccome è la prima volta che parlo in pubblico nella veste di vice presidente e sono un po’ emozionata, mi permetto di leggere quattro parole che ho concordato col nostro storico presidente sull’importanza del Giorno del Ricordo».
La parte religiosa della cerimonia è stata inaugurata da monsignore Giancarlo Brianti, della parrocchia della Beata Vergine del Carmine. Dopo la deposizione di una corona di alloro al cippo c’è stata la benedizione e la recita della preghiera dell’infoibato, scritta da monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste nel 1959.
In conclusione della toccante cerimonia è intervenuto lo scrittore Lucio Costantini, che ha letto una lettera di Mario Lorenzutti, esule da Isola d’Istria in Canada. Costui ha proposto, per il Giorno del Ricordo, di accendere un lume in casa per tutta la giornata, come aveva appena fatto lui in Canada. Allora Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, ha distribuito dei piccoli lumi ai presenti e qualcuno ha voluto accenderlo da subito.
Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10 febbraio 2017, Lucio Costantini legge la lettera di Mario Lorenzutti "Isolan" esule in Canada. Dietro: mons. Brianti, Giacomello, Pitton, Fabelo e Cracovia

 Al termine delle cerimonie al Parco Vittime delle Foibe, vista la bella giornata, molti esuli e i loro discendenti si sono fermati a ricordare i fatti di famiglia accaduti in Istria, a Fiume e in Dalmazia. In quei momenti gli esuli hanno aperto il loro cuore e hanno raccontato fatti mai rivelati sino ad ora.  Si è ascoltato, ad esempio, dalla signora Lidia Rauni, nata a Santa Domenica di Albona nel 1936, che suo papà fu infoibato il 2 novembre 1943, assieme ad altri 16 compaesani Si chiamava Giuseppe Rauni, del 1902, ed è menzionato nel libro scritto da padre Flaminio Rocchi nel 1990, a pag. 256.
Ha voluto parlare anche Bruna Travaglia, nata ad Albona nel 1934 ed esule di Pola nel 1947. «Nella foiba di Vines i titini hanno gettato la gente di Albona – ha esordito la signora Travaglia – come mio nonno, Marco Gobbo, della classe 1882, nato a Brovigne di Albona, poi hanno ammazzato così pure mia zia mia zia Albina Gobbo, di 31 anni, detta “Zora” e pure un altro parente, di 25 anni circa, chiederò il suo nome ai parenti che ho a New York e poi lo saprò dire, eh sì, i titini li hanno portati via il 18 maggio 1944 per gettarli nella foiba, pensate che mia nonna Lucia Viscovi, che abitava a Brovigne non ha voluto venire via perché diceva: Se i torna no i trova nissun. Qualcuno dei prelevati era riuscito a sopravvivere, nascondendosi in un momento di confusione, così raccontò che prima hanno ucciso mia zia e una sua amica buttandole in una foiba piccola, mentre gli uomini li hanno tenuti prigionieri, perché così portavano munizioni e robe pesanti, poi li hanno fatti fuori anche loro».
Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10 febbraio 2017, il gonfalone del Comune di Udine

Si aggiunge solo che il nome di Albina Gobbo “Zora”, di Brovigne di Albona, non compare nell’elenco di oltre 400 donne uccise dagli slavi e gettate nelle foibe, nei pozzi minerari, nelle cave o nelle fosse comuni, pubblicato nel 2014 da Giuseppina Mellace. La stessa autrice riporta che nel periodo 1943-1945 «ben 10.137 persone [sono] mancanti in seguito a deportazioni, eccidi ed infoibamenti per mano jugoslava» (pag. 236).

Tarcento, Centro Ceschia, il folto pubblico alla presentazione del libro di Toth. Fotografia di Bruno Bonetti

Il Giorno del Ricordo a Tarcento
Nel pomeriggio dello stesso 10 febbraio 2017 presso la Biblioteca di Tarcento, al Centro Ceschia, l’ANVGD di Udine ha organizzato, in collaborazione con il Comune di Tarcento un altro evento pubblico che ha destato molta partecipazione ed interesse. 
Dopo il saluto di Mauro Steccati, sindaco di Tarcento la dottoressa Bruna Zuccolin, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha introdotto il professor Fulvio Salimbeni. È stato lui a presentare il libro “Storia di Zara”, scritto la Lucio Toth, presidente onorario dell’ANVGD. Ha fatto seguito un breve filmato su Zara e la sua storia millenaria, realizzato dall’ANVGD di Udine.
Gli enti che hanno patrocinato il Giorno del Ricordo 2017 a Udine e Tarcento erano la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Prefettura di Udine, la Provincia di Udine e il Comune di Udine.

Udine, Parco Vittime delle Foibe, 10 febbraio 2017. Lettura del messaggio di Silvio Cattalini
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, ove non altrimenti riportato. Si ringraziano i cortesi prestatori delle fotografie. 
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Riferimenti bibliografici
Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.
Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Edizioni Difesa Adriatica, Roma, 1990.
Lucio Toth, Storia di Zara. Dalle origini ai giorni nostri, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2016.
Elio Varutti, Il Campo profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Edizioni ANVGD Comitato provinciale di Udine, 2007.

Il cippo con la targa in ricordo delle vittime delle foibe a Udine il 10 febbraio 2017. Foto di E. Varutti

lunedì 13 febbraio 2017

L’Unesco di Udine per il Giorno del Ricordo 2017

Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’UNESCO di Udine, ha aperto i lavori dell’incontro per il Giorno del Ricordo il 10 febbraio 2017.
Renata Capria D'Aronco, a sinistra, e Zaira Capoluongo, con nonni da Rovigno d'Istria

L’evento si è tenuto alle ore 17,30 presso l’aula T3 del Palazzo di Toppo Wassermann in Via Gemona 92, presso la Scuola Superiore dell’Università degli Studi di Udine.
Poi ha preso la parola Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico  dell’Istituto “B. Stringher” di Udine e del Polo liceale di Gorizia (scuole associate all’UNESCO). La Zilli è pure Vice Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri (RENAIA) ed anche Presidente dell'Associazione “Umanità dentro la guerra”, nonché componente del Club UNESCO stesso.
«Il progetto Umanità dentro la guerra – ha detto Anna Maria Zilli – è una raccolta di memorie, testimonianze e contributi su episodi di etica e solidarietà durante i conflitti e i tragici fatti storici del Novecento, come durante l’esodo giuliano dalmata, dopo i tragici fatti delle uccisioni nelle foibe». La dirigente delle scuole friulane ha poi accennato alle «circolari ministeriali che spingono ad effettuare iniziative educative per dare spazio al Giorno del Ricordo, fissato per legge al 10 febbraio».
Renata Capria D'Aronco e Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) sul tema ha emanato le seguenti circolari: protocollo n. 73000 del 3.2.2010 e protocollo n. 3029 del 3.2.2015. Il MIUR ha inteso che sia diffusa la conoscenza dei tragici eventi, che nel secondo dopoguerra colpirono gli italiani vittime delle foibe e gli esuli istriani, fiumani e dalmati, preservando le tradizioni delle comunità istriano-dalmate.
È intervenuto in seguito il professore Elio Varutti, componente del Consiglio Direttivo dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia) Comitato Provinciale di Udine. Ha presentato il libro edito nel 2015 dall’Istituto Stringher di Udine, dal titolo: “Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960».

L’ultimo relatore è stato il professor Alberto Travain, Presidente del “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, Delegato alla Formazione Civica e alla Cittadinanza Attiva della Presidenza del Club per l’UNESCO di Udine. Il suo intervento recava il titolo: “...Aquilegienses et Ystrianos...”. Friûl e Istrie cun Aquilee: fruçons di storie “euroregjonâl” (Friuli ed Istria con Aquileia: frammenti di storia “euroregionale”) - Intervento in lingua friulana e italiana.
Al posto dell’annunciata testimonianza di Rosalba Meneghini, con avi di Rovigno sul tema: “Il silenzio dei profughi”, ha parlato la figlia Zaira Capoluongo, insegnante, per accennare alla «vergogna di parlare dell’esodo da parte della nonna Maria Millia, esule da Rovigno, poi ho un rimpianto che è quello di non aver chiesto alla nonna tante cose sull’Istria». In conclusione ha letto alcune poesie scritte dal padre Giuseppe Capoluongo, in onore dei suoceri istriani.

Al termine dell’incontro c’è stato un breve dibattito con esuli da Pinguente, amici toscani e calabresi.

Alberto Travain, primo a destra
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti. Fotografie di Elio Varutti.
Per gentile concessione dell’autore Giuseppe Capoluongo, scrittore e poeta, si pubblicano cinque sue composizioni artistiche del 2015-2016, dedicate ai suoceri istriani.






domenica 12 febbraio 2017

Giorno del Ricordo 2017, Varutti all’UTE di Udine

Letizia Burtulo, presidente dell’Università della Terza Etàdi Udine, ha dato inizio alle celebrazioni del Giorno del Ricordo cittadine nell’aula magna della scuola il 9 febbraio 2017. 
Letizia Burtulo e Elio Varutti alla Università della Terza Età di Udine per il Giorno del Ricordo. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ha poi presentato il relatore della lezione dedicata ai tragici fatti che nel secondo dopoguerra colpirono gli italiani vittime delle foibe e gli esuli istriani, fiumani e dalmati. L’incontro è stato tenuto dal professor Elio Varutti, del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Comitato provinciale di Udine. Il titolo della relazione  è stato: “Il Centro Smistamento Profughi di Udine a 70 anni dal Trattato di pace e dall’esodo da Pola”.
Ecco la lezione di Varutti: «Il 12 luglio 1946, il Comitato Esodo di Pola cominciò la raccolta delle dichiarazioni dei cittadini che intendevano lasciare la città nel caso di una sua cessione alla Jugoslavia; il 28 luglio furono diffusi i dati: su 31.700 polesani, 28.058 avevano scelto l’esilio».
La grande fuga di italiani da Pola fu causata, oltre che dalle prevaricazioni e dalle violenze titine, da un grave attentato che colpì la città il 18 agosto 1946, nella spiaggia sita nelle sue vicinanze. La strage di Vergarolla fu provocata dall’esplosione di materiale bellico giacente a fine conflitto. L’esplosione provocò la morte di non meno di 80 persone. In quel periodo l’Istria era rivendicata dalla Jugoslavia di Tito, che l’aveva occupata fin dal maggio 1945. Pola, invece, era amministrata a nome e per conto degli Alleati dalle truppe britanniche, ed era quindi l’unica parte dell’Istria al di fuori del controllo jugoslavo.
Udine, aula magna della UTE, 9 febbraio 2017

Le responsabilità dell’esplosione, la dinamica e perfino il numero delle vittime della strage di Vergarolla sono tuttora fonte di accesi dibattiti. L’inchiesta della autorità inglesi stabilì che "gli ordigni furono deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute".      
Poi Varutti ha presentato la storia del Centro di Smistamento Profughi istriani di Udine, che funzionò in Via Pradamano, dal 1947 al 1960. Da questo sito, sorto come Collegio convitto dell’Opera Nazionale Balilla nel 1935-1936, opera dell’architetto Ermes Midena, transitarono oltre cento mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Oggi è una scuola media, una biblioteca, una piscina ed altro.
Poi è stato letto il pensiero di un esule, nato a Fiume e riparato oggi a Genova. Si tratta di Aldo Tardivelli, classe 1925: « La Grande Guerra è stata combattuta per il compimento dell’unità d’Italia. La vera storia di uomini che avevano vissuto la terribile esperienza. Un modo di “vedere” la sofferenza degli uomini nella guerra sul Carso, sull’Isonzo, a Caporetto, a Tolmino…
I governanti d’oggi dimenticano di ricordare gli ideali dei poveri fanti che avevano lasciato la pelle in quella terra, per la grandezza della Patria? Un risultato così è vanificato con il mortificante Trattato di pace del 1947 pagato con il peso di una guerra perdente, ma anche da una politica arrendevole nella Conferenza di pace. Una storia della Venezia Giulia stravolta dai fatti, mistificata in questi anni sui libri scolastici e nelle menti di tutto un popolo nello spiegare ricordando gli eventi a quelli che non li hanno vissuti, vicende che hanno determinato la perdita di gran parte della regione, il soffocamento di Trieste e di Gorizia e l’esilio di 350 mila istriani, fiumani e dalmati».  
Sono stati mostrati molti documenti e cimeli originali dell’esodo giuliano dalmata raccolti dal professore udinese nelle sue ricerche sul tema dall’inizio del terzo millennio.
Udine, aula magna della UTE. La signora con la maglia rossa è Sara Harzarich, nipote del maresciallo Arnaldo Harzarich. Vicino a lei ci sono Letizia Burtulo, Carmelo Spiga e Paolo Braida. Fotografia di Giorgio Gorlato

Sono stati descritti i sei punti di accoglienza dei profughi a Udine. Nel 1944 le prime donne di Pola con bambini furono ospitate nelle baracche di San Rocco. Poi, finita la guerra, fu attivato un Centro Raccolta Profughi in Via Gorizia, come dice la gente. In realtà si tratta di una strada lì vicino: è Via Monte Sei Busi. In una vecchia succursale scolastica della scuola elementare “Dante Alighieri” furono tenuti i primi profughi in un edificio diroccato e in alcune tende. Nel 1947, quando gli avieri inglesi abbandonarono l’acquartieramento nella stessa zona di oltre 40 bidonville, ecco che gli istriani, fatta la dovuta richiesta, si insediarono per alcuni anni in quello che fu definito come il Villaggio Metallico. Un’altra bidonville, di poche baracche, fu installata a San Gottardo. Sempre nel 1947 aprì i battenti il Centro Smistamento Profughi di Via Pradamano e nel 1959 alcune famiglie di profughi dovevano dormire nella cripta del Tempio Ossario, non essendoci più posto.
Sono stati illustrati, infine, i quattro villaggi giuliani costruiti coi fondi UNRRA e delle case popolari. Tali luoghi esistono ancor oggi e, in qualche caso, vi abitano certi esuli. Si va dal primo villaggio giuliano edificato nel 1950 in Via Casarsa, Via Cormòr Basso. Il Villaggio di San Gottardo è del 1955. Le case di Via Fruch sono del 1956. Il villaggio giuliano di Sant’Osvaldo, infine, è degli ultimi anni cinquanta.
Il professor Elio Varutti durante la conferenza alla UTE di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato.
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti.

venerdì 10 febbraio 2017

Esuli istriani e foibe, una ricerca dell’Istituto Stringher, Udine

Riceviamo il seguente comunicato dal professor Giancarlo Martina, docente di Storia all’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Bonaldo Stringher” di Udine. Riporta i risultati di una originale indagine sulle foibe e sull’esodo istriano dalmata. Sono state intervistate 149 persone comprese tra i 18 e i 72 anni del Friuli Venezia Giulia. I lavori di ricerca continuano nella scuola udinese, coinvolgendo insegnanti di altre discipline. È un modo diverso e, forse, più incisivo per parlare del Giorno del Ricordo. Ecco il testo proposto dal professore G. Martina, con qualche adattamento redazionale. (a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti).

Elio Varutti, Silvio Cattalini e Giancarlo Martina al Giorno del Ricordo 2014 all'Istituto Stringher di Udine

VITTIME DELLE FOIBE ED ESULI ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI
Si presentano qui gli esiti di un questionario elaborato dagli studenti della 3^ A Tecnico del Turismo dello Stringher di Udine, seguiti dai loro professori.
«In occasione del Giorno del Ricordo, la classe 3^ A Tecnico del Turismo dell’Istituto “B. Stringher” ha realizzato un lavoro di ricerca statistica che ha come oggetto la conoscenza di due fatti storici collegati alla Seconda Guerra Mondiale. Si è indagato soprattutto su ciò che ha toccato la nostra regione: le vittime delle foibe e l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati».
Il questionario è stato realizzato dal professor Giancarlo Martina, del Laboratorio di Storia, che vede tra i fondatori il Dirigente scolastico dell’Istituto commerciale, turistico ed alberghiero di Udine, la dottoressa Anna Maria Zilli. Quest’ultima ha favorito il lavoro constatando che inserire un approfondimento storico all’interno del percorso dell’insegnamento della Matematica sia utile per favorire l’interdisciplinarietà nel percorso di studi degli allievi e per valorizzare le loro competenze.
«Il questionario è stato inserito nell’attività didattica del programma di Matematica della classe 3^ A Tecnico del Turismo dalla professoressa Monica Secco – è detto nel comunicato -. Nell’arco di tre giorni gli studenti hanno intervistato 149 persone comprese tra i 18 e i 72 anni. I risultati sono stati tabulati nel corso di una giornata scolastica».

La classe 3^ A Tecnico per il turismo dell'Istituto Statale d'Istruzione Superiore "B. Stringher" di Udine

Il questionario comprende 14 domande sulla conoscenza dei due fenomeni storici, sulla loro importanza nella storia italiana e sui mezzi più adatti per trasmetterli ai giovani.
«Dei 149 intervistati, tutti in regione Friuli Venezia Giulia, il 65% ha partecipato ad un evento o celebrazione organizzato in occasione del Giorno del Ricordo – continuano i professori dello Stringher – questo si può interpretare come sia ormai diffusa la conoscenza di quanto accaduto».
Il dato è rafforzato dalle domande relative alla conoscenza delle vittime delle foibe (85% del campione) e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati (77% degli intervistati). Tale dato è, leggermente inferiore alla conoscenza sulle foibe, forse perché – è il commento dei professori dello Stringher – pare meno percepito rispetto alle voragini carsiche, non essendoci luoghi simbolo come la Foiba di Basovizza, monumento nazionale. C’è il Magazzino 18 a Trieste, dove sono state raccolte le migliaia di masserizie degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, ma è visitabile solo a gruppi, poiché non è un museo con orari e personale ordinario.
Un’ulteriore conferma della conoscenza abbastanza diffusa, pur se non approfondita, emerge dalle risposte relative a chi ha subito questa atroce morte tra il 1922 e il 1947, cioè da quando iniziò la violenza inudita a danno di sloveni e croati da parte del regime fascista. Poi il metodo della eliminazione fisica fu tragicamente e massicciamente utilizzato dall’esercito titino a danno degli italiani.
«Sono 111 infatti gli intervistati – precisano gli allievi dello Stringher – che ritengono che furono molte le vittime italiane.  Per quanto riguarda la percezione del numero delle vittime slovene e croate gli intervistati (60) ritengono che furono molti gli sloveni e (46 intervistati) i croati. Se il primo dato nel complesso è vicino al vero (cioè il gruppo etnico maggiormente colpito), sembra sovrastimato quello relativo a sloveni e croati».
È noto da poco, tuttavia, che l’eliminazione nelle foibe, nelle cave di sabbia e nei pozzi minerari abbandonati sia avvenuta per mano dei titini nei confronti di loro oppositori sloveni e croati anche nel dopo guerra, 1946-1952.
D’altra parte 45 intervistati ritengono che le vittime italiane siano superiori ai 100 mila individui, 31 danno un numero sovrastimato, ma vicino ai dati più recenti e aggiornati, e 30 indicano correttamente tra 2000 e 4000 le vittime il metodo della pulizia etnica titina.
«Riguardo all’esodo – aggiungono i ricercatori dello Stringher – sono 81 gli intervistati che rispondono che fu la “fuga forzata di persone che erano nate e vissute in quelle terre”, cui si aggiungono 28 che la considerano, in modo non corretto mancando della parte violenta e impositiva del governo jugoslavo, il fenomeno che coinvolse in generale tutti coloro che diffidavano del nuovo governo jugoslavo, in particolare gli italiani. La dimensione del fenomeno (circa 250 mila esuli) viene indicata in modo corretto o molto vicino alla realtà da 77 intervistati».
La quasi totalità del campione ritiene molto importante far conoscere e parlare dei due argomenti, soprattutto perché la storia non si ripeta e perché rimanga memoria di quanto successo.  Oltre il 40% degli intervistati ritiene che  il luogo migliore per informare e ricordare sia la scuola, attraverso le testimonianze dirette degli esuli, ma non si dovrebbe dimenticare l’uso di social network e di un sito dedicato.
«Un ultimo dato piuttosto preoccupante riguarda l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANGVD) che per l’85% degli intervistati risulta sconosciuta – conclude il comunicato – alcune considerazioni finali emergono da questo primo lavoro di indagine svolto dagli studenti della 3^ A Tecnico del Turismo, cui se ne aggiungeranno altri in questi prossimi giorni. Innanzitutto appare chiaro che sia il fenomeno delle vittime delle foibe che quello degli esuli siano sostanzialmente conosciuti, tutto sommato con cognizione di causa, da una buona parte delle persone».
In secondo luogo entrambi gli eventi vengono percepiti come parte integrante, sebbene tragica, della storia italiana e risultano un monito per il futuro affinché non si ripetano.
«Infine il lavoro portato avanti – così termina il comunicato – da anni di informazione, come quello più che decennale del Laboratorio di Storia dello Stringher con l’impegno costante svolto dal professor Elio Varutti, ha raggiunto lo scopo di comunicare informazioni storiche il più correte possibili. Non è un caso se la scuola viene individuata come via principale per proseguire in questo sforzo».

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Riferimenti di ricerca nel web










Visitatori ed esuli istriano dalmati alla Mostra sul Giorno del Ricordo 2015, atrio dell'Istituto Stringher, Udine