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domenica 19 gennaio 2020

Giorno della Memoria a Udine sud, 23.1.2020, all'Oratorio Zanin in via Montebello

Nel 2016 era un desiderio di don Paolo Scapin, allora parroco di S. Pio X, quello di scoprire qualcosa sugli ebrei a Udine sud. Così è sorto un gruppo di studio su brani di storia sconosciuti, con l’aiuto del maestro Alfredo Orzan, il cantore di Baldasseria. Dici Auschwitz e pensi alla Shoah, ai Campi di sterminio nazisti. Non immagineresti mai che gli ebrei prigionieri nei vagoni piombati passavano sotto casa tua, vicino agli orti (les cumieres) di Baldasseria. Così è stato in Via Monfalcone e nello scalo di Via Buttrio. La cifra complessiva degli internati va oltre le 1.200 persone. Pochi i sopravvissuti.
Giorgio Celiberti, Terezin nel cuore, 1996, tavola, cm 100 x 141,5

Giovedì 23 gennaio 2020 alle ore 20,30 si tiene il Giorno della Memoria a Udine sud presso l’Oratorio “Mons. E. Zanin”, in Via Montebello 3, angolo Via Marsala. Purtroppo il Depliant del Comune di Udine contiene un errore di stampa; il luogo della serata è segnato in via Mistruzzi, ma invece l'evento si terrà presso l’Oratorio “Mons. E. Zanin”, in Via Montebello 3, angolo Via Marsala.
L’incontro si aprirà con il saluto di don Maurizio Michelutti, parroco di S. Pio X. Seguirà l’intervento di Fabrizio Cigolot, assessore alla Cultura del Comune di Udine e il saluto di Marco Balestra, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati politici (ANED) di Udine.
Il primo relatore della serata è il dott. Giorgio Linda, presidente dell’Associazione Italia-Israele, di Udine, che tratterà il tema: “Shoah, verità e luoghi comuni”. Poi ci sarà la relazione della dott.ssa Tiziana Menotti, studiosa di slavistica, su: “Terezín, il ghetto dei bambini e degli artisti”. Il professor Elio Varutti parlerà, infine, su “Ebrei di Abbazia salvati a Palmanova”.
L’incontro pubblico, nel quadro delle attività del Comune di Udine, è organizzato dal Gruppo culturale parrocchiale di S. Pio X, con la collaborazione di: ANED di Udine, Parrocchia del Cristo e Alpini di Udine Sud. 
Si ringrazia per la copertina del biglietto di sala il pittore Giorgio Celiberti, che ha messo a disposizione dell’evento la sua tavola, del 1966, intitolata Terezin nel cuore. 

Ecco le tracce degli interventi dei relatori
Gli antidoti contro l’odio. “Se la cultura dell’incontro e della riconciliazione genera vita e produce speranza, la non-cultura dell’odio semina morte e miete disperazione… Non ci sono parole e pensieri adeguati di fronte a simili orrori della crudeltà e del peccato; c’è la preghiera, perché Dio abbia pietà e perché tali tragedie non si ripetano”. Con queste parole, papa Francesco fa eco ad un famoso intervento di uno dei suoi suo predecessori, San Giovanni Paolo II papa. Egli disse con forza e profondo dolore in occasione di una delle giornate della Memoria della Shoah: “dobbiamo abilitare la memoria a svolgere il suo necessario ruolo nel processo di costruzione di un futuro nel quale l’indicibile iniquità della Shoah non sia mai più possibile”. Così si auspica “un futuro di autentico rispetto per la vita e per la dignità di ogni popolo e di ogni essere umano”.
Anche la nostra comunità cristiana, in occasione della Giornata della Memoria 2020, offre un’importante opportunità, con una serata di riflessione sul dramma dell’Olocausto, per fare propria la necessità di continuare a coltivare la giustizia, la concordia e la pace fra i popoli e le religioni, promuovendo la cultura e favorendo la libertà di culto, proteggendo i credenti e le religioni da ogni manifestazione di violenza e strumentalizzazione. Questi, afferma ancora papa Francesco (e noi con lui) “sono i migliori antidoti contro l’insorgere dell’odio”.
Don Maurizio Michelutti, parroco di S. Pio X e del Cristo
Via S. Martino, 28 – Pietra d’inciampo per ricordare Leone Jona, detto "Nello", installata il 19.1.2020 per il Giorno della Memoria

La SHOAH: verità e luoghi comuni. Anche il Giorno della Memoria, come tutte le commemorazioni e ricorrenze, corre il rischio della ripetitività e della strumentalizzazione, ma in particolare corre il rischio della banalizzazione e distorsione ad opera di luoghi comuni. Ecco allora che la Shoah diventa un terribile momento storico in cui un gruppo di malvagi, detti Nazisti, per pura cattiveria si accanirono  contro certi altri uomini, che si definivano Ebrei. Dapprima li perseguitarono, in seguito diedero loro la caccia, li catturarono e  li imprigionarono in luoghi chiamati Lager, dove li sterminarono a milioni in speciali camere a gas. Ma, come in ogni western che si rispetti, alla fine arrivarono i buoni, ovvero gli Alleati, che sconfissero i Nazisti cattivi, li processarono e li punirono. Certo, ci furono quelle cataste di cadaveri con cui ogni anno la televisione ci rovina la cena, ma… alla fine è tutto bene quello che finisce bene. Questa vulgata, che ho volutamente riassunto in forma  paradossale e provocatoria, “dimentica” (o forse, freudianamente, “rimuove”) parecchi aspetti della Shoah che vengono invece discussi e documentati nella relazione di oggi. 
Giorgio Linda, Associazione Italia-Israele, Udine

Terezín, il ghetto dei bambini e degli artisti
La storia di Terezin inizia nel 1780, quando l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo decise di costruire una fortezza militare per proteggere Praga e la Boemia dalle incursioni prussiane. La chiamò Theresienstadt, Terezín in ceco, in onore della madre Maria Teresa.
La città è costituita ancora oggi da due siti, la Grande fortezza, circondata da bastioni, e la Piccola fortezza, che in genere veniva usata come prigione. Nel novembre 1941 i nazisti la trasformarono in un ghetto per ebrei che qui venivano raccolti, smistati e poi inviati ad Auschwitz. A Terezín, nota come “la città che Hitler donò agli ebrei”, tra il 1940 e il 1945 furono rinchiuse più di 200 mila persone provenienti da vari Paesi, tra cui numerosi artisti. Essi ebbero un ruolo di primaria importanza all’interno del ghetto perché riuscirono a creare una vita culturale di alto livello e a rendere l’esistenza degli internati un po’ più sopportabile. Tra i prigionieri vi furono anche numerosi bambini, deportati assieme alle loro famiglie e, spesso, alle loro maestre e ospitati nelle ex caserme della città trasformate in Jugendheim, case per bambini. Molti di loro trovarono la morte nelle camere a gas di Auschwitz.
Tiziana Menotti, Circolo culturale della Parrocchia di S. Pio X

Ebrei di Abbazia salvati a Palmanova 1943-1945. Poco noto e misterioso è il salvataggio dalla persecuzione nazista di tre ebrei a Palmanova. È accaduto alla famiglia Parisotto, come ha raccontato Luigi Parisotto. Dal 1932 Giuseppe Parisotto, padre di Luigi, gestiva una cartoleria. “Negli anni ’40 i miei genitori a Palmanova – ha detto Parisotto – nascosero tre ebrei di Abbazia, dove gestivano un albergo”. Si tratta dei signori Willy Rudovitz, della signora Rudovitz e del figlio quarantenne di nome, pure lui, Willy Rudovitz, ospitati in casa Parisotto, dal mese di novembre 1943, fino al 1945. Fa da tramite il signor Berin, fattore degli Hausbrandt, proprietari terrieri a Chiopris Viscone. La signora Maria Osso Parisotto, madre del testimone, cucina anche per i Rudovitz, che mangiano in momenti distinti dalla famiglia ospitante. In particolare, la signora Rudovitz si muove in casa, anche per i pasti, con una “valigetta che posava sempre ai propri piedi”. Conteneva soldi, oggetti preziosi? Poi ci sono dei contatti col tenente tedesco Stolvitz… Il testimone riferisce, comunque, che la famiglia Rudovitz lascia indenne casa Parisotto alla fine di maggio del 1945.
Elio Varutti Circolo culturale della Parrocchia di S. Pio X

Udine, via S. Martino, 28 - Il professor Giampaolo Borghello ricorda lo zio Leone Jona, detto "Nello". 19.1.2020 per il Giorno della Memoria, accanto a Enrico Berti, presidente del Consiglio comunale di Udine
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Rassegna stampa
- Da "Il Friuli" nel web: "Gli ebrei a Udine sud".
- Dal sito di Turismofvg: "Giorno della memoria 2020 - Parliamo di deportazioni e campi di concentramento".
- Dal sito friulionline: "Incontro a Udine per la Giornata della Memoria".
- Dal "Messaggero Veneto" del 18 gennaio 2020.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Elio Varutti, Tulia Hannah Tiervo e Sebastiano Pio Zucchiatti. Fotografie di E. Varutti. 

domenica 6 maggio 2018

Apre la mostra di fotografie su Baldasseria 1946-1970 a Udine


È stato Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, ad inaugurare la mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Così il 4 maggio 2018 ha aperto i battenti la originale rassegna per l’organizzazione del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di S. Pio X, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine.
L’esposizione di oltre 200 immagini è aperta fino al 15 giugno 2018 presso i locali di Via Pradamano al civico numero 21, nel corridoio della biblioteca di circoscrizione. L’orario di visita è fissato per i lunedì e venerdì dalle ore 9 alle 12, oltre ai pomeriggi dei lunedì, martedì e giovedì, dalle ore 15 alle 18.
Udine - Federico Pirone, in piedi, Giorgio Ganis e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Foto di Leoleo Lulu

Hanno aiutato, per il buon esito dell’iniziativa, anche componenti dell’Associazione Insieme con Noi. È stato ringraziato anche Antonino Pascolo, capo gruppo degli Alpini di Udine sud, per l’apporto fornito.
Il saluto iniziale è stato portato dall’architetto Giorgio Ganis, per il Gruppo “A. Orzan”, che ha ricordato come è nata l’idea di allestire una mostra fotografica, con le immagini della gente della parrocchia. Raccolte nei mesi precedenti le oltre 500 istantanee familiari, sono poi state selezionate, raggruppate per argomenti e inserite nella rassegna. Qualche difficoltà è sorta riguardo alla data di certe immagini o al luogo dello scatto fotografico. Purtroppo molte foto sono senza alcuna indicazione, altre invece sono dotate sul retro di un’adeguata didascalia. Gli album fotografici sono stati consegnati dai parrocchiani coinvolti sia in canonica, che presso l’osteria “Fusâr” di Via Pradamano. Dopo la scannerizzazione al computer tutti gli originali sono stati restituiti ai proprietari.
È stato menzionato Guglielmo Cocco, delegato pastorale di S. Pio X, già impegnato altrove, che ha scritto una sentita presentazione della rassegna. Ha poi parlato l’assessore Pirone, ricordando i grandi storici come Marc Bloch, che nei primi decenni del Novecento, iniziarono a mettere in discussione il metodo storico incentrato solo sui rapporti delle diplomazie, dei regnanti e delle alte gerarchie militari, per dare spazio anche alle vicende storiche vissute dalla gente comune e dai soldati di truppa. L’assessore ha riferito che la mostra di Baldasseria è un interessante progetto partito dal basso, con la forza qualificante della partecipazione.
Uno del pannelli della mostra su Baldasseria 1946-1970 a Udine sud

Per il Gruppo “Orzan” è intervenuto alla serata anche ElioVarutti, accennando al potere evocativo che hanno le vecchia fotografie. Di seguito si pubblica la sua Presentazione alla mostra fotografica.
Varutti ha spiegato inoltre l’intitolazione del Gruppo culturale. “Il Gruppo culturale Alfredo Orzan, è sorto il 28 novembre 2017 – ha detyto – per ricordare il parrocchiano e beneamato maestro elementare Alfredo Orzan (1930-2017), considerato il cantore di Baldasseria, per i suoi scritti pubblicati nel bollettino parrocchiale”. È dal 2015, in ogni caso, che sulla spinta di don Paolo Scapin, allora parroco di S. Pio X, i componenti del gruppo culturale si sono attivati per studiare gli argomenti storici della parrocchia e per organizzare il Giorno della Memoria, sul tema della Shoah e il Giorno del Ricordo, sul tema dell’esodo giuliano dalmata e della tragedia delle foibe. Il Gruppo culturale “Orzan” si occupa quindi di organizzare eventi e mostre di fotografia, d’arte nonché spettacoli teatrali con particolare riferimento alla parrocchia.

Potenza delle vecchie fotografie
Il Gruppo culturale “A. Orzan” della Parrocchia di San Pio X, assieme al Comune di Udine, ha voluto questa mostra di fotografia. Così abbiamo raccolto le vecchie immagini dagli album di famiglia gentilmente imprestate dalla popolazione della zona. Dopo un’attenta selezione si propongono in questa sede gli scatti fotografici più affascinanti. La rassegna espositiva, allestita grazie all’Assessorato alla Cultura, ha per titolo: “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Resterà aperta dal 4 maggio al 15 giugno 2018 nel corridoio della Biblioteca di Circoscrizione, in via Pradamano 21.
Giorgio Ganis, a sinistra, e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”, con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di udine

La maggior parte delle fotografie ha interesse per i familiari, per i gruppi di amici, per la vita della parrocchia, sorta nel 1958. A guardarle bene queste immagini ci danno molte altre informazioni. Sono di grande interesse documentario per conoscere la religiosità, gli abbigliamenti, gli svaghi e le abitazioni e i lavori dell’epoca. Ci sono le bande di ragazzi. Negli anni Sessanta c’erano tanti giovani. C’è la vita contadina, orgoglio ancor oggi della zona.
Per l’esposizione abbiamo preso come riferimento temporale il periodo che va dagli anni del dopo guerra fino al 1970. È un periodo in cui gli storici accademici tacciono. Si esce da una guerra persa e da una guerra civile. Cambia pure lo stato, si diventa una repubblica. C’è la ricostruzione e poi il boom economico con il potere politico democristiano. Non bisogna intristire il popolo parlando di campi di concentramento e di campi profughi istriani. Non si deve disturbare la Jugoslavia di Tito, che si distacca sempre più decisamente dalla politica dell’URSS. Nei bar compaiono i primi apparecchi televisivi, più tardi c’è la contestazione del ’68.
Queste sono le nostre facce. È questo il nostro quartiere. Qui ci sono i pimpanti chierichetti di don Adelindo Fachin (Tarcento 1922 - Udine 1966), primo parroco amatissimo da tutti, persino dai sassi.
Il pubblico all'inaugurazione della mostra di fotografia su Baldasseria, organizzata dal Gruppo parrocchiale "A. Orzan" in collaborazione col Comune di Udine

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Riferimenti bibliografici e del web                                                      
- Baldasseria vista da Alfredo Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud, a cura di E. Varutti, Udine, Associazione Insieme con Noi, 2014.
- Li Noleggio (Lino Leggio), La banda delle cataste. I ragazzi del Friuli anni Cinquanta, Pordenone, Biblioteca dell’Immagine, 1999.
- Li Noleggio (Lino Leggio), Il resto a casa, Cierre Grafica, 2015 (vedi in merito l’articolo di Fabiana Dallavalle sul «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, del giorno 8 giugno 2015, col titolo: “Quelle bande giovanili che a casa le buscavano”).
- Franco Sguerzi, La chiesa di Santa Maria degli Angeli in Baldasseria Media, Udine, Parrocchia di S. Pio X, 1999.
- Franco Sguerzi – Elio Varutti, La nostra parrocchia di San Pio X a Udine 1958-2008. Cinquanta anni di memorie condivise, Udine, Academie dal Friûl, 2008.
- Giorgio Stella, Ti racconto San Rocco. Storia di un suburbio tra luoghi e identità, [s.e.], Udine, Tipografia Marioni, 2018.
- Elio Varutti, Itinerario storico di Baldasseria, Udine, on-line dal 19 aprile 2016 su: eliovarutti.blogspot.com
- E. Varutti, “Le bande di Via Fornaci e di Baldasseria”, «Festa insieme Baldasseria», 2016, pp. 34-36.
- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017 (disponibile anche nel web).
Una parte della mostra con oltre 200 fotografie storiche

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione e diffusione.

Da sinistra: Federico Pirone, Giorgio Ganis e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”.

Una delle belle foto della rassegna su Baldasseria. Vicino al portone della nuova chiesa di S. Pio X il gruppo dei "Leoni di Via Baldasseria Alta", 1965. Archivio Germano Vidussi

lunedì 17 agosto 2015

Mostra sulla Grande Guerra a Sappada, a tappe

Dall’estate 2015 c’è un’originale rassegna all'aperto organizzata dai comitati di borgata del Comune di Sappada sulla Prima guerra mondiale. Si intitola “Memorie Sappadine 1915-1918. La Grande Guerra”. È un percorso a 32 tappe o stazioni, con scene ambientate e pannelli esplicativi, ricchi di fotografie (talvolta inedite), ripercorrendo le memorie dei propri nonni durante il conflitto.
In trincea con la corazza per il fucile. 
Fotografie di Elio Varutti

I sappadini, che ebbero un gruppo di volontari alpini al fronte, non possono scordare che le sorgenti del Piave sono lì, sul loro territorio. La stessa Val Sesis, da dove zampilla il fiume sacro alla patria, fu teatro di sanguinosi combattimenti tra italiani e austroungarici. Nella mostra ci sono anche storie di donne e uomini valorosi, aneddoti e preghiere, per riferire di un’epoca di cent’anni fa.
Molto interessanti sono le stazioni dove si descrivono le vicende delle portatrici, ossia delle mogli, madri e zie degli stessi combattenti italiani (veneti e friulani), dotate di gerla per portare in quota, spesso nelle vicinanze delle trincee, munizioni, alimenti e materiali edili per le capanne e le trincee stesse. La guerra è anche violenza sui civili; l’abuso sessuale subito dalle donne non veniva sbandierato ai quattro venti, lo si può capire.
Fotografie (sopra e sotto) dal depliant sulla mostra all'aperto“Memorie Sappadine 1915-1918. La Grande Guerra”.


Da poco tempo gli studiosi hanno individuato, invece, quegli aspetti oscuri della storia. Così si scopre che anche a Sappada ci furono alcuni stupri, come in altre zone di guerra del resto. Nel dopoguerra fu attivato addirittura un istituto per accogliere i figli della violenza subita da una o dall’altra parte. 
Per chi fosse interessato, può approfondire con questo saggio, in lingua friulana, pubblicato su Sot la Nape. Il testo è disponibile nel web, nel sito di Castions di Zoppola, provincia di Pordenone. Ecco il titolo:
Elio Varutti, Vuarfins di un pari vîf, “Sot la Nape”, 64 (2012), 4, pp. 41-46, rivista Società Filologica Friulana-Udine.

L'epopea delle portatrici (ognuna di loro nominata poi  cavaliere dal presidente della Repubblica Scalfaro)

In questa bella mostra con installazioni si parla della teleferica, degli imboscati, dell’ospedale militare e della profuganza dopo la rotta di Caporetto. Sono raccontati pure i bombardamenti su Cima Sappada, l’assalto al Monte Peralba e la corrispondenza tra i militari e le rispettive famiglie.

C’è un collegamento con il Piccolo Museo della Grande Guerra di Sappada, che contiene pezzi originali veramente interessanti, mentre la rassegna all’aperto, per ovvi motivi, ha dei simulacri o delle riproduzioni con manichini di fieno.
Alcune immagini qui riprodotte mostrano qualche turista. Durante la visita i nipotini chiedono ai nonni di parlare degli alpini. 
Qui di seguito, alcune immagini delle tappe del museo all'aperto di Sappada "Memorie Sappadine 1915-1918 La Grande Guerra"






Qui sotto altre immagini del Piccolo Museo della Grande Guerra di Sappada. Fotografie di Elio Varutti



Qui di seguito si propone la mia recensione al Piccolo Museo della Grande Guerra di Sappada su Tripadvisor:

"I pezzi esposti e i testi sono stati forniti dalla gente di Sappada. Elmetti italiani e austriaci, mitragliatrice, proiettili, gavette e ciaspole, ramponi... Ci sono quindi brani di storia vissuta, oltre a documenti di archivi familiari. Un vero gioiello di cultura popolare".

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Si riporta, infine, un audiovisivo di una scuola di Udine. Si intitola EPPUR SI MANGIA…ALIMENTAZIONE E GRANDE GUERRA…", a cura del professor Giancarlo Martina.
Si tratta di una produzione dell'ISTITUTO TECNICO DEL TURISMO E ENOGASTRONOMIA “BONALDO STRINGHER” DI UDINE. L'audiovisivo è stato presentato alla Expo di Milano 2015.