lunedì 9 ottobre 2017

Alta creatività nel Simposio musivo di Udine

Ecco un reportage sul Simposio Internazionale di mosaicisti organizzato dall’Associazione Insieme con Noi in collaborazione con Clauiano Mosaics & More
Sette artiste di fama mondiale al lavoro per il Simposio del mosaico di Udine, nel laboratorio di Menossi

Per quanto si possa vedere nello studio del maestro Giulio Menossi, in Via Zoletti a Udine, bisogna dire che questa terza edizione del simposio è di “colore rosa”, essendo gli artisti tutti del gentil sesso.
La finalità principale dell’evento, che è in fase di svolgimento a Udine dallo scorso 1° ottobre 2017 fino alla metà del mese stesso, è di realizzare delle opere sul tema della Via Crucis per la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, in Via Baldasseria Media. 
Quest’anno saranno composte le prime sette stazioni della Via Crucis, che saranno donate alla Curia di Udine, per la chiesetta citata, sorta nel 1831 nella parte meridionale del capoluogo friulano, mentre nel 2018 sarà il turno delle ultime sette tappe dello stesso tema con altri maestri del mosaico di fama internazionale.
Ecco il il mosaico in costruzione di Anabella Wewer, del Venezuela. La prima stazione: “Gesù è condannato a morte”

All’interno del progetto artistico c’è stato il coinvolgimento di 22 soggetti disabili del Centro Servizi Riabilitativi Educativi  (CSRE) di Via Laipacco, 253 con la sezione “Il mosaico: veicolo di incontro e di integrazione sociale”.  «Abbiamo proposto a queste persone svantaggiate – ha detto il maestro Giulio Menossi, direttore artistico del simposio – di costruire un mosaico sulla falsariga del Gallo e della tartaruga di Aquileia e c’è stata molta partecipazione e pure questo piccolo esperimento di laboratorio verrà mostrato alla popolazione all’interno del simposio».

Isidora Paz Lopez, del Cile, mette in mostra la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”

Ritorniamo allo studio Menossi per vedere tutte le opere allo statu nascenti delle importanti artiste. Si desidera ringraziare le sette artiste per la disponibilità a farsi riprendere e a mostrare le loro opere ancora “work in progress”. I titoli definitivi dei mosaici saranno resi noti alla presentazione ed esposizione della rassegna in sala Aiace, a Udine, sabato 14 ottobre alle ore 18,30.
Vi sono mosaici raffigurativi, oppure di totale e aperta fantasia. Si respira in genere, vedendo queste straordinarie opere, un’alta creatività. Diverse di queste artiste tengono corsi di mosaico nel proprio paese o anche all’estero e hanno partecipato alle mostre e simposi che lo stesso maestro Menossi ha organizzato di recente assieme a varie istituzioni in Sardegna, o a Clauiano di Trivignano Udinese.

“Gesù cade per la prima volta” è il tema della terza stazione affidato a una artista del Canada: Erin Pankratz

Iniziamo a mostrare il mosaico in costruzione di Anabella Wewer, del Venezuela. La mosaicista utilizza tessere musive dai colori a pastello, che fanno sognare l’osservatore per la raffinata scelta degli accostamenti.  La sua opera è dedicata alla prima stazione: “Gesù è condannato a morte”.
Isidora Paz Lopez, del Cile, mette in mostra una pergamena, con tanto di mappa dove (ancora non si vede) Gerusalemme spicca in modo chiaro. Viene così rappresentata la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”.
“Gesù cade per la prima volta” è il tema della terza stazione che è stato affidato a una artista del Canada. C’è un’informale esplosione di colori nelle opere della canadese Erin Pankratz, tutto in contrasto con il bianco candido dei paesaggi innevati cui deve essere abituata. In vari mosaici si può notare la tecnica del “pointillisme”, nel senso che si potrebbe avvicinare l’opera musiva alle tele del divisionismo. Si prova questa sensazione girando nel laboratorio Menossi tra le opere in crescita di queste eccezionali artiste.
Marwa Qendeel, dell’Egitto, con l'opera “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione

Un’altra mosaicista raffigurativa è senz’altro Marwa Qendeel, dell’Egitto, che sta costruendo con le sue tessere due volti, uno dei quali è il Cristo, seppur raffigurato per tre quarti. “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione, che si sta sviluppando a spron battente sotto i colpi precisi della martellina.
Liliana Waisman, dell’Argentina, forma un mosaico leggerissimo, operando con una serie di resine che si fabbrica da sé, scegliendo pure le tonalità di colore. Al centro della composizione musiva spicca una croce. La Waisman, che è pure architetto, mi dice che il suo è un «mosaico espacial», perché in effetti le parti dell’opera si lanciano nello spazio, nell’aria e nel vuoto. “Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis, curato dalla Waisman.
“Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis, curato da Liliana Waisman, dell'Argentina

Si passa al tema della sesta stazione, che è: “Veronica asciuga il volto di Gesù”. Se ne sta occupando Kelley Knickerbocker, degli Stati Uniti d’America. Nelle sue opere predilige i colori bianco, nero e varie sfumature di grigio. L’artista vuole puntare l’attenzione del visitatore alla sua composizione e la sua struttura.
La sesta stazione “Veronica asciuga il volto di Gesù”. Se ne sta occupando Kelley Knickerbocker, degli USA


La settima tappa riguarda il fatto che “Gesù cade per la seconda volta”, affidata ad una mosaicista di Istanbul. Viene dalla Turchia Bahriye Güler e sta componendo una struttura musiva complessa con tanto colore blu. Come molte mosaicisti d’oggi, impegnati in senso estetico, l’artista utilizza pezzi di varia natura e anche riciclati, oltre alle classiche paste vitree. Vuole rappresentare la caduta di Cristo con la croce non solo una volta, ma due, poi c’è il coraggio di rialzarsi, nonostante i peccati dell’umanità.
La settima tappa “Gesù cade per la seconda volta”, affidata ad una mosaicista di Istanbul. Viene dalla Turchia: Bahriye Güler

Rassegna stampa

- Andrea Ioime, "Un mosaico per l'integrazione", dal settimanale "Il Friuli" del 5 ottobre 2017.

Dal settimanale della Diocesi di Udine «La Vita Cattolica» del 13 settembre 2017.

Il 10 ottobre 2017 su «Udinese TV», nella trasmissione televisiva "Buongiorno Friuli" un servizio interamente dedicato al Simposio, con Maida Zerman in studio, Germano Vidussi al Centro Socio Riabilitativo ed Educativo  (CSRE) di Laipacco e un collegamento con il laboratorio per intervistare le artiste al lavoro. 

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Servizio giornalistico, fotografico e di networking a cura di Elio Varutti.

Le sette mosaiciste riunite in un momento di convivialità. Sedute, da destra in basso: Erin Pankratz, Isidora Paz Lopez, Marwa Qendeel e Liliana Waisman. In piedi, da sinistra in alto: Anabela Wewer, Bahriye Güler e Kelley Knickerbocker. Fotografia da Facebook

martedì 3 ottobre 2017

Maria Dobran, da Pola. In memoriam, con l’ANVGD di Udine

Negli archivi, talvolta, si trovano lettere manoscritte, appunti, diari, fotografie e ritagli di giornali. Il caso che si presenta per ricordare una signora istriana è proprio tratto da un articolo della cronaca di Udine del «Messaggero Veneto» del 24 gennaio 2007. Il ritaglio fa parte dell’Epistolario Cattalini, custodito presso Archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine. A nostro avviso sono importanti pure le biografie semplici e schive, soprattutto se si riferiscono a persone che hanno saputo trasmettere dei forti valori sociali, come in questo esempio.

Biografia di Maria Lidia Dobran Sacher
Ricordata sul quotidiano locale, Maria Lidia Dobran in Sacher, si è spesa per la famiglia, come ha precisato al cronista il figlio Maurizio Sacher. È riuscita nell’intento di creare una famiglia unita e forte. Maria Lidia Dobran era nata a Pola il 5 maggio del 1929. Giunse a Udine, quasi per caso al termine della seconda guerra mondiale, come per molte persone dell’esodo giuliano dalmata.
Pochi anni dopo conobbe Nino Sacher e, nel 1954, lo sposò. Due anni dopo nacque Maurizio, il primo figlio e, un anno dopo, arrivò Massimo, il secondogenito. Una volta cresciuti, i figli si dedicarono alla passione sportiva dello sci, con molti amici e furono spalleggiati dalla mamma.
La signora Maria Lidia Dobran Sacher è venuta a mancare a Udine verso il 23 gennaio 2007. Il suo funerale si è tenuto nella Chiesa di San Marco, in Chiavris. Proprio in questa stessa chiesa è stato parroco don Leandro Comelli, il prete del Villaggio Metallico, un insieme di baracche, dove avevano trovato una sistemazione provvisoria centinaia di profughi istriani e dalmati. L’esodo portò via oltre 350 mila persone dalle terre perse: Istria, Fiume e Dalmazia.
Di sicuro il religioso più noto nel mondo degli esuli è padre Flaminio Rocchi (Neresine 1913 - Roma 2003), impegnatosi a Roma per andare incontro ai loro disagi e per difendere i loro diritti.
Profughi da Pola - Fotografia da Internet

I preti dell’esodo in Friuli
Nel Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, attivo a Udine dal 1947 al 1960, passarono oltre cento mila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle violenze titine, dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi che i preti dell’esodo celebravano la santa messa dentro il Campo Profughi. Erano figure forti come don Mario Stefani, don Luigi Polano (San Daniele del Friuli 1904 - Udine 1955), don Elio Comuzzo, don Abramo Freschi (Pagnacco 1913 - Pordenone 1996), don Leandro Comelli (Montegnacco 1915 – Udine 1991) e altri. Quest’ultimo faceva messa in una “baraca ciesa” nel cosiddetto “Vilagjo de Fero” o Villaggio Metallico di via Monte Sei Busi. Si trattava di una quarantina di costruzioni militari inglesi, col tetto metallico, occupate dai profughi e dagli sfollati dopo il rientro in patria delle truppe britanniche.
Don Mario Stefani è cappellano del Campo Profughi dal 1953 al 1960. Originario di Barbana d’Istria, faceva di cognome Stiphancich, poi italianizzato in Stefani. Viveva in canonica in Via Leopardi, con la sorella e il cognato, tale Stefano Buri, che aveva fatto il postino in Istria. Don Mario morì in Veneto in una casa di cura per religiosi.
Udine 1956 - Chiesa del Villaggio Metallico con don Leandro Comelli

Nella Cappella del Campo Profughi di via Pradamano c’erano le funzioni religiose con canti delle donne di Pola e anche della gente di Fiume e di Zara. Organista e direttore del coro era Angelo Larice (1913-1992). C’era persino il coro per le celebrazioni liturgiche del Campo Profughi e, nell’archivio parrocchiale di San Pio X, si è trovata una vecchia fotografia che ritrae i coristi. Negli ultimi decenni del Novecento altri preti sono stati molto vicini al mondo degli esuli riparati a Udine. Si tratta di don Giulio Vidulich (Lussinpiccolo 1927 - Percoto 2003) e don Giovanni Nicolich (Lussinpiccolo 1926 - Udine 2011).
Nel 1953 don Felice Spagnolo (1903-1988) nel Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, «La Lampada», dà notizia che nel Campo Profughi di Via Pradamano (dove oggi funziona la scuola media “E. Fermi”) si celebra la santa messa nei giorni festivi alle ore 10.
Don Mario Stefani nel 1955 dice messa ogni giorno alle ore 7 e nei festivi alle 10 nel Campo Profughi di Via Pradamano, come si legge nel Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine.
Il coro del Campo Profughi giuliani e dalmati di Udine (Archivio della Parrocchia di San Pio X)

Fonti d’archivio
- Archivio della Beata Vergine del Carmine, Udine, bollettini.
- Archivio della Parrocchia di San Pio X, Udine, fotografia
- Epistolario Cattalini, Archivio dell’ANVGD di Udine, ritagli di giornale, appunti.

Bibliografia ragionata
Sul caso di Maria Dobran Sacher vedi: “Chiavris piange Maria Sacher", «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, 24 gennaio 2007, con fotografia.

Su padre Flaminio Rocchi si veda: Fabio Rocchi (a cura di), Padre Flaminio Rocchi. L’uomo, il francescano, l’esule, Roma, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Caterini, 2007.

Sulle vicende del clero dell’esodo giuliano dalmata a Udine si possono vedere le seguenti pubblicazioni, disponibili per lo più nelle parrocchie ed archivi menzionati.
- Bollettino della Lega Fiumana, aderente al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, n. 22, 21 settembre 1959.
- Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, Udine, maggio 1955.
- «La Lampada» Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, Udine, 1953.
- E. Varutti, “Profughi istriani, preti e parrocchiani”, «Festa insieme 2013 Baldasseria», Parrocchia di S. Pio X, Udine, pp. 34-35.

Sui fatti del confine italiano e iugoslavo, anche se non è stato scritto da uno storico e in considerazione della mole di documenti inusuali citati, si può vedere: Franco Stefani, Senza pace. L’incerto confine orientale italiano in trent’anni di storia (1915-1945), Udine, Cooperativa editoriale Il Campo, 1988.
Fotografia da Internet
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di Elio Varutti.
Pola, piazza Foro. Fotografia da Facebook.

lunedì 2 ottobre 2017

Ricordo di Guerrino Benussi, da Rovigno, con l’ANVGD di Udine

Questa è una storia istriana. Sono stati trovati dei documenti originali nell’Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), in fase di riordino. I materiali sono del 2006 e ci permettono di costruire una vicenda istriana, una delle tante dell'esodo giuliano dalmata. È possibile presentare qui due biografie complete di esuli da Rovigno: il colonnello del genio militare italiano Guerrino Benussi e la sua consorte maestra Marcella Dallamotta.
Il colonnello Guerrino Benussi nel 1974

Si effettua volentieri la presente operazione della memoria, per non dimenticare le figure semplici e schive dell’esodo giuliano dalmata. È lo stesso Giorgio Benussi, figlio di Guerrino, a scriverlo dopo il funerale del babbo nel 2006 nella lettera all’ingegnere Silvio Cattalini, allora presidente dell’ANVGD di Udine. «Ora il papà e la mamma sono di nuovo insieme, forse stanno meglio – scrive Giorgio Benussi –. Li ricordi, per favore, alla messa dell’Esule».

Una biografia istriana, Guerrino Benussi
Nacque a Rovigno d’Istria il 24 luglio 1914, sotto l’Austria-Ungheria. Frequentate le scuole a Pisino, Capodistria e – secondo il figlio – anche a Pola, Guerrino Benussi si è laureato in Lettere all’Università di Padova, con una tesi sulle saline istriane, che tanta ricchezza portarono alla zona. Nel 2000, grazie alla sensibilità e professionalità del caro cugino Marino Budicin, la sua tesi di laurea venne pubblicata negli Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno. In famiglia ricordano che, svolgendosi la presentazione della pubblicazione a Capodistria, l’autore fu portato dai familiari esuli a Udine, anche se il Guerrino era molto riluttante a mostrarsi in pubblico.
Nel 1940 Guerrino parte volontario per la colonia di Libia. È fatto prigioniero dagli inglesi e australiani nella battaglia di Bardia, verso i primi di gennaio 1941. Risulta, tuttavia, quale vincitore di concorso per subalterni in servizio permanente effettivo nel regio esercito, secondo la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 230, del 29 settembre 1941, pag. 3.870, in una lista dell’Arma del Genio, al n. 233, come “Tenente Benussi Guerrino, di Giorgio”.
Cartolina da Internet 

Deportato in un Campo di prigionia dell’India, trascorse un periodo “pesante”, potendo rientrare in Italia soltanto nel 1946. Al suo ritorno in Istria, scoprì che la sua terra italiana era stata annessa dai titini alla Jugoslavia. Così intraprese la via dell’esodo. Sposò Marcella Dallamotta, la “fidanzata dell’anteguerra”, nel mese di aprile del 1947 a Trieste, nella Chiesa del Rosario. Pure lei di Rovigno, classe 1919, dunque già italiana. Dopo il matrimonio, nel 1947, la coppia Benussi Dallamotta si spostò a Udine.
Guerrino fece carriera militare, nell’arma del Genio, occupandosi della costruzione di caserme, “impegno alquanto alacre vista la vicinanza del confine” e della Cortina di Ferro. È stato iscritto all’ANVGD di Udine e ha partecipato ad alcune iniziative per gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Guerrino Benussi è venuto a mancare il 3 marzo 2006 a Udine. I figli avrebbero tanto gradito al suo funerale lo “stendardo dell’ANVGD”, ma i contatti ricercati non portarono ad alcun esito. In compenso parteciparono alla cerimonia funebre con calore alcuni rovignesi dell’esodo. La lettera di cordoglio di Silvio Cattalini al figlio Giorgio Benussi, del 13 giugno 2006, fece parziale, ma affettuosa ammenda. Con il presente articolo nel web si immagina che l’ammenda dell’ANVGD sia totale e il ricordo dei Benussi rinforzato.
Lettera di Giorgio Benussi a Silvio Cattalini, dell'ANVGD di Udine, prima facciata

Marcella Dallamatta in Benussi
Era nata a Rovigno il 30 novembre 1919. Ha frequentato l’Istituto Magistrale di Parenzo, ospite delle suore. Già a diciotto anni, ha iniziato ad insegnare, spesso con allievi di pochi anni più giovani di lei. A differenza del futuro marito, Guerrino Benussi che durante la seconda guerra mondiale è prigioniero degli inglesi in India, Marcella ha vissuto le tragiche vicende del fronte istriano, col risveglio del nazionalismo croato, insegnando nei paesini dell’entroterra. 
Poi, in seguito alla vincita di un concorso, che la qualificò come più giovane maestra di ruolo di Trieste, si trasferì nella città portuale giuliana. Con la chiusura dei confini, la maestra Marcella si trovò dalla parte giusta in quello che fu detto Territorio Libero di Trieste (TLT). Insegnò a Udine dal 1947 e nei paesi vicini. Andava al lavoro sempre in bicicletta, senza farsi intimorire dalle intemperie.
Marcella mancò ai vivi a Udine il 13 gennaio 2003, lasciando Guerrino vedovo con due figli: Giorgio (1948) e Marina (1950). Al suo funerale parteciparono alcuni dei suoi allievi e qualche rovignese dell’esodo.

Altre notizie sui Benussi dalla letteratura
Il 18 dicembre 1983 si svolse il tradizionale incontro di soci dell’ANVGD per il Natale dell’esule. La Santa messa fu celebrata nella Chiesa della Purità a cura dei sacerdoti istriani don Giulio Vidulich e don Giovanni Nicolich, con l’accompagnamento corale delle Voci bianche di San Daniele del Friuli. Il pranzo sociale si tenne all’Astoria Hotel Italia. In concomitanza con le celebrazioni per il millenario di Udine e di alcune città dell’Istria furono invitati Angelo Candolini, sindaco di Udine, assieme ai rappresentanti delle Famiglie istriane di Pisino, Rovigno e Montona. Fu proprio il colonnello Guerrino Benussi a rappresentare la “Famia Ruvignisa” (Varutti 2007, p. 192).
È «L’Arena di Pola» del 12 dicembre 1951 a menzionare il ragioniere istriano Angelo Benussi, quale tesoriere del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, sotto la guida del presidente di allora architetto Carlo Leopoldo Conighi, di Fiume.
Poi si sa dalla stessa testata che Eva Benussi, di Rovigno è la moglie di dell’avvocato Angelo Culot, presidente della Provincia di Gorizia e, per oltre dieci anni consigliere comunale DC del capoluogo isontino, come scrive «L’Arena di Pola» del 28 febbraio dicembre 1961.
Un altro Benussi, tale Vlado, è descritto quale maestro del coro “Marco Garbin” di Rovigno, attivo nella città istriana in seno alla locale Comunità degli italiani. La società artistico culturale “Marco Garbin” presieduta da Ricardo Sugar, si è esibita il 7 dicembre 2002 a Villa Romano, a Case di Manzano, in provincia di Udine, per l’organizzazione della “Famia Ruvignisa” di Trieste, col suo presidente Francesco Zuliani e dell’ANVGD di Udine. Al festoso incontro ha portato i saluti, tra gli altri, anche Tullio Svettini, della “Famia Ruvignisa” di Grado, in provincia di Gorizia (Varutti 2007, p. 284).
Risposta di Silvio Cattalini, presidente ANVGD, a Giorgio Benussi, del 13 giugno 2006

Fonti inedite
Fanno parte dell’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, i seguenti documenti manoscritti o dattiloscritti:
- Giorgio Benussi, Lettera all’ingegnere Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, 19 maggio 2006, ms.
- Silvio Cattalini, Lettera a Giorgio Benussi di Udine, 13 giugno 2006, datt.

Bibliografia
- Guerrino Benussi, a cura di Marino Budicin e Giorgio Benussi, “Monopolio veneto del sale in Istria”, Atti del Centro di Ricerche Storiche – Rovigno, vol. XXX, Unione Italiana, Università Popolare Trieste. Trieste-Rovigno, 2000.
- Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 230, del 29 settembre 1941, Arma del genio, pag. 3.870.
- Elio Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2007.


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Sitologia

Un altro articolo di questo blog descrive la prigionia in India di militari italiani. Si tratta di Ignazio Candiloro, che conosciuto l’amore e il matrimonio a Fiume, affrontò la guerra in Libia e il campo di prigionieri italiani di Yol in India. È raccontato tutto nel romanzo storico scritto dalle sue figlie Elettra e Maria Serenella Candiloro nell’articolo: E. Varutti, Presentato “Voci dal silenzio”, libro delle Candiloro sull’esodo dal Quarnaro, nel web dal 17 giugno 2017.

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Note dal web
Alcuni amici di Facebook del gruppo “Essere italofoni TM” hanno commentato il presente articolo C’è chi ha aggiunto notizie, in particolare sulla prigionia dei militari italiani in India, come ha fatto, ad esempio, Nadia Marinaz Barcello, di Pinguente (che vive a Trieste), che il 5 ottobre 2017, ha scritto: «Mio padre nato nel 1920, fu fatto prigioniero in Libia e poi mandato in India; anche lui tornò a casa a Pinguente nel 1946... e trovò quello che tutti conosciamo».

Poi c’è stato Gualtiero Manzin, nato a Pola nel 1930, (che vive ad Assisi) che, sempre il 5 ottobre 2017, ha aggiunto: «Bella storia questa di Benussi. Chissà se avrà conosciuto mio zio, Sebastiano Albanese, ufficiale del Genio Marina, catturato dagli Inglesi in Eritrea subito nel 1940 e tenuto poi prigioniero in India. Non volle collaborare con gli Inglesi dopo il 1943 e tornò a Trieste a fine del 1946».
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di Elio Varutti. Fotografie dall’Epistolario Cattalini, ove non altrimenti indicato.


domenica 1 ottobre 2017

A Parenzo e Pirano sulle orme di Beato Odorico, con l’ANVGD friulana

Ecco un viaggio di devozione, di cultura e di incontro con le Comunità di italiani di Croazia e di Slovenia in dimensione europea. 
Pirano - Pellegrini e gitanti in Duomo

Promossa dalla Commissione Beato Odorico per la canonizzazione e il culto (di Udine e Pordenone) assieme ai Comitati Provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) e all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, l’escursione si è svolta sabato 30 settembre 2017.
Chi era questo frate Odorico? Perché fare oggi un pellegrinaggio in Istria (Slovenia e Croazia)  dal Friuli Venezia Giulia (Italia)? Beato Odorico da Pordenone salpò da Venezia nel 1318, poco dopo Marco Polo, in direzione dell’Estremo Oriente. Da Pechino il frate rientrò per obbedienza, poco prima di morire. Spirò a Udine il 14 gennaio 1331 con fama grande di santità e di miracoli. Ben sei di tali fatti, avvenuti nei giorni del santo trapasso, sono documentati a favore di istriani dell’allora Patriarcato di Aquileia. La verità sulle guarigioni, avvenute in seguito alle preghiere per il frate missionario, sono documentate da una commissione di medici e di giuristi inviata appunto dal Patriarca di Aquileia Pagano Della Torre nei mesi di maggio e giugno 1331 nelle città di Isola d’Istria, Pirano e Parenzo.
Volto di pietra a Parenzo. Fotografia di Adina Ruffini

Particolare della lunetta all'ingresso della Basilica Eufrasiana di Parenzo. Fotografia di Adina Ruffini

Parenzo - Gitanti all'ingresso della Basilica Eufrasiana

Il viaggio del 30 settembre 2017 è stato un successo, visto l’alto numero di partecipanti, suddivisi in tre pullman partiti da Pordenone, Udine e, l’ultimo, da Gorizia e Trieste. Non è stato facile coordinare la gita – o pellegrinaggio – di 163 persone, tra le quali tre frati conventuali di Padova e due suore brasiliane.
Tra i gitanti-pellegrini molti erano familiari, amici e discendenti di esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Nel pullman partito da Udine, ad esempio, ben 14 erano i nomi raccolti dalla locale ANVGD (il 22%) su 63 partecipanti. Si capisce allora quanto sia forte il desiderio degli esuli giuliano dalmati di sviluppare e approfondire il legame con le Comunità italiane dei “rimasti” nelle cosiddette terre perse dopo la seconda guerra mondiale, anche nello spirito della fraternità religiosa.
L’ANVGD di Udine nel 1975, quando era presidente l’ingegnere Silvio Cattalini (1927-2017), iniziò a proporre il dialogo con gli italiani delle terre abbandonate, con i “rimasti”. Furono così organizzate delle gite in Istria, annessa da Tito alla Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia nel 1945. Per molti esuli fu la prima volta di ritornare là, dopo la fuga dall’Istria e dalla Dalmazia. Nel 1982, quando i soci a Udine erano 430, la tradizionale gita dell’ANVGD del capoluogo friulano giunse a Zara e Sebenico, passando per Fiume. Le gite nel segno della pacificazione proseguirono negli anni 1980-1990 e dopo le guerre balcaniche (1990-2001), fino al primo decennio del Terzo Millennio. In particolare con le crociere della pace l’ANVGD di Cattalini portò in Istria, in Dalmazia e nel Montenegro gruppi di oltre 250 partecipanti alla volta, organizzando fino a tre crociere all’anno.
Parenzo - Basilica Eufrasiana coi pellegrini friulani e triestini dell'ANVGD
Parenzo. Fotografia di Adina Ruffini

Il pellegrinaggio del 30 settembre 2017 si pone, nel nome di Beato Odorico, in continuità con il Giubileo degli Esuli, celebrato nel 2016 all’Isola di Barbana, nell’anniversario del venerabile Egidio Bullesi di Pola. L’evento poi è inserito nella programmazione della rubrica radiofonica “Esuli” curata da Walter Arzaretti su Radio Voce nel Deserto, emittente cattolica di Pordenone. Tale rubrica, con cadenza quindicinale il martedì, fino al 31 ottobre 2017, sulle frequenze 92.100 MHz, sta mettendo e in onda in undici puntate oltre trenta testimonianze dal mondo dell’esodo giuliano dalmata a settant’anni dal Trattato di pace di Parigi del 1947, che “pei esuli el xe el Diktat”.
La gita-pellegrinaggio ha avuto queste tappe. Arrivati a Parenzo, piccolo itinerario fino alla sede della Comunità degli Italiani, dove c’è stato un gradito momento di convivialità. Qui ha parlato Graziano Musizza, presidente emerito della locale Comunità degli Italiani, per salutare con affetto gli oltre 160 gitanti provenienti dal Friuli Venezia Giulia e per affermare l’importanza degli incontri di dialogo e di amicizia fra gli istriani. 
Musizza ha accennato, con amarezza, alla fuga di circa il 95% degli abitanti di Parenzo alla fine e dopo la seconda guerra mondiale. Musizza ha riferito poi dei 34 bombardamenti alleati subiti dalla città portuale di Parenzo, uno dei quali capitato il 25 aprile 1945.
Da sinistra: Bruna Zuccolin, presidente dell'ANVGD di Udine e Graziano Musizza, presidente onorario della Comunità degli Italiani di Parenzo, nella sede dello stesso organismo

È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, per portare il saluto dei Comitati Provinciali ANVGD di Gorizia, Pordenone, Udine e dell'Associazione delle Comunità Istriane di Trieste. Anche la Zuccolin ha ribadito il valore degli incontri e del dialogo tra istriani nel segno della pacificazione, secondo lo slogan tanto caro agli italiani d’Istria: “Il nostro mare unisce”.
Il reliquiario di Beato Odorico da Pordenone esposto a Parenzo e a Pirano. Fotografia di Giorgio Gorlato

Alle ore 11 il gruppo di spostò nella Basilica Eufrasiana, per assistere alla Messa celebrata da monsignor Ivan Milovan, vescovo emerito della diocesi di Parenzo-Pola. Erano presenti e concelebravano tra gli altri monsignor Guido Genero, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine e don Giancarlo Brianti, parroco della Parrocchia della Beata Vergine del Carmine di Udine, dove si trova il sarcofago di Beato Odorico. Nella Basilica Eufrasiana è stata esposta anche una reliquia di Beato Odorico, portata dal Friuli. Era presente, in prima fila, Loris Peršurić, sindaco di Parenzo.
Al centro dell'altare: il reliquiario di Beato Odorico, portato dal Friuli ed esposto a Parenzo

Poi il gruppo si è trasferito a Pirano per il pranzo di pesce nei ristoranti sulla Riva Nova. Pirano è una stupenda cittadina sul mare, dotata di ben nove musei o contenitori culturali di alto interesse. Nel pomeriggio si è svolta una visita al Duomo, che sorge a picco sul mare. Ha fatto da ottima guida Kristjan Knez, vice presidente della Comunità degli Italiani di Pirano. Presso la Chiesa dei Frati Conventuali, in compagnia di un frate croato e della locale Comunità degli Italiani, si è tenuta la declamazione di quattro miracoli documentati e interceduti dal Beato Odorico a favore di antichi piranesi, con fini letture in italiano dell’attore Tullio Svettini, introdotto da Walter Arzaretti.
Mentre alcuni gitanti rientravano in Friuli Venezia Giulia, un gruppo guidato dai pordenonesi ha fatto una tappa mariana al Santuario di Strugnano, per concludere il giro al duomo di Isola d’Istria, con l’accoglienza della locale Comunità degli Italiani, per il ricordo di un miracolo “odoriciano” avvenuto nel Trecento in quest’altro ameno paese istriano.
Parenzo - Bella accoglienza della locale Comunità degli Italiani ai 163 pellegrini e gitanti giunti dal Friuli Venezia Giulia

Tra gli altri gruppi organizzatori del singolare evento, oltre alla parrocchia del Carmine di Udine, si ricordano quelle “odoriciane” di Pordenone: S. Marco, B-V. delle Grazie, Beato Odorico, Villanova S. Ulderico e Cristo Re. Poi ci sono i Frati conventuali di Padova, il Comitato Beato Marco di Pordenone, le Associazioni Panorama di Pordenone, la Pro-Pordenone, la Radio Voce nel Deserto di Pordenone, i Comitati Provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), l’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste e le Comunità degli Italiani di Parenzo, Pirano e Isola d’Istria.
Kristjan Knez, vice presidente della Comunità degli Italiani di Pirano, spiega con fervore le bellezze del Duomo a picco sul mare


Monsignor Ivan Milovan, vescovo emerito della diocesi di Parenzo-Pola, mentre concelebra la Messa il 30.9.2017

Questo è il testo della preghiera odoriciana, di 4 pagine, recitato nelle chiese di Parenzo, Pirano e Isola d'Istria il 30 settembre 2017 da oltre 160 pellegrini giunti dal Friuli Venezia Giulia e dalle Comunità degli Italiani del posto


Rassegna stampa
- OctOdoricusFest”, gli eventi per Odorico da Pordenone, «Messaggero Veneto», Cronaca di Pordenone, 25 settembre 2017.

- Dal sito di friulionline del giorno 8 ottobre 2017: Pellegrinaggio a Parenzo.


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Pirano, Chiesa dei Frati Conventuali, monsignor Guido Genero è il  secondo da destra
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di E. Varutti, ove non altrimenti indicato.

Il Duomo di Pirano con i gitanti del Friuli Venezia Giulia

mercoledì 27 settembre 2017

Da Pirano al Villaggio San Marco di Fossoli di Carpi, 1953-1970

Si riporta ora una ricerca sugli esuli giuliano dalmati al Villaggio San Marco di Fossoli di Carpi, nella provincia di Modena, che fu attivo dal 1953 al 1970.
Villaggio San Marco a Fossoli, ingresso. Immagine tratta dal sito web del Comune di Modena

L’area di Fossoli di Carpi dal 1942 fu dapprima un Campo di prigionia durante la seconda guerra mondiale. Dal mese di maggio 1942 all’8 settembre 1943 è il Campo per prigionieri di guerra del Regno Unito (PG 73). Dal 5 dicembre 1943 al 15 marzo 1944 diviene un Campo concentramento per ebrei della Repubblica Sociale Italiana e quindi direttamente delle Waffen SS . Tra coloro che vi transitarono, prima di arrivare al Campo di sterminio di Auschwitz, ci fu anche Primo Levi. Nel Campo di detenzione c’era perfino una sinagoga.
Si pensi a come si incrociano incredibilmente a Fossoli i fatti cruciali della storia italiana: la Shoah e l’esodo giuliano dalmata.
In un convegno tenutosi il 4 maggio 2013 a Carpi sono state rivissute le vicende dei profughi provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia ed è stato presentato il progetto di restauro della chiesetta. Opera poi effettuata.
Dal 1953 il Villaggio San Marco ospitò 250 famiglie italiane dell’Istria e della Dalmazia, alcune delle quali vi rimasero per 17 anni. Nel sessantesimo anniversario del Villaggio San Marco di Fossoli, nel 2013, è stata dedicata un’iniziativa culturale promossa dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), in collaborazione con il Comune e la Provincia di Modena e la città di Carpi. L’evento è culminato sabato 4 maggio nel convegno storico, con la presentazione del progetto di restauro della chiesetta del Villaggio.
Bimbi con le maestre al Villaggio San Marco di Fossoli

Intitolato “I 60 anni del Villaggio San Marco a Fossoli: storia, presenza, prospettive”, il convegno si è tenuto dalle ore 9 presso la sala congressi di piazzale Allende 7, a Carpi. Era sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica. È stato presentato a Modena venerdì 26 aprile, in una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato il sindaco di Modena Giorgio Pighi, il sindaco di Carpi Enrico Campedelli, il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini e il presidente del Consiglio comunale di Carpi Giovanni Taurasi. Per il Comitato Provinciale di Modena dell’ANVGD hanno partecipato il presidente Giampaolo Pani e il segretario Luigi Vallini.
Nella mattinata del 4 maggio si sono alternati numerosi interventi dedicati alla storia del campo, allo scenario storico e politico dell’epoca, al ricordo delle personalità, modenesi e no, che hanno svolto un ruolo importante per il villaggio San Marco. Non sono mancate alcune testimonianze di tre cittadini carpigiani, all’epoca bambini, che vissero nel campo. Infine, sono stati presentati i progetti di restauro, in particolare dell’edificio della chiesetta, per il quale l’ANVGD si è impegnata in una raccolta di fondi. L’opera è stata poi realizzata.
Nel dopoguerra la struttura fu assegnata all’opera dei Piccoli apostoli di Don Zeno Saltini e ospitò la comunità di Nomadelfia.
La Chiesetta del Villaggio San Marco a Fossoli

Dal 1953 fino alla fine degli anni Sessanta divenne invece, con il nome di Villaggio San Marco, un campo destinato ai cittadini italiani originari delle zone dell’Istria e della Dalmazia. Arrivarono a Fossoli 250 famiglie, in tutto quasi 2.500 persone, che avevano abbandonato le proprie case dopo gli accordi internazionali. Il Trattato di Pace di Parigi del 1947 ridefinisce il confine orientale italiano, assegnando quei territori alla Federativa Repubblica di Jugoslavia. Le famiglie arrivate nel modenese furono una parte delle circa 250-350 mila persone, appartenenti alle comunità italiane dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, che lasciarono case e proprietà tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, dirette in 90 città italiane, ma anche oltreoceano, dal Canada, Australia, USA, al Venezuela. È il cosiddetto esodo giuliano dalmata.
Al Villaggio San Marco è stata organizzata una Mostra fotografica di carattere storico, nel 2014.
Immagine del Campo di Fossoli tratta dalla ricerca "Ricordi fiumani" di Giulio Scala, del 2015
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Proposta a monumento nazionale per l’ex Campo profughi di Fossoli
Nel Giorno del Ricordo del 2013 l’onorevole Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione e Cultura della Camera, ha presentato il progetto di legge per dichiarare monumento nazionale l’ex Campo Fossoli e sostenere l’attività di ricerca della Fondazione relativa. Ecco il messaggio di Manuela Ghizzoni.
«Oggi celebriamo il Giorno del ricordo, istituito con la legge 92 del 2004, per conoscere, coltivare e rinnovare la memoria della tragedia delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati.
Un tornante della storia recente, troppo a lungo rimosso, al quale dobbiamo riferirci per rafforzare la nostra identità nazionale e per costruire con lungimiranza il nostro futuro.
La diaspora condusse numerose famiglie anche nella nostra provincia: dal giugno 1954 al marzo 1970, molti profughi giuliani vissero presso l’ex campo di Fossoli, in quello che poi fu noto come il Villaggio San Marco.
Ho depositato come prima firmataria in questi giorni – volutamente nel periodo compreso tra il 27 gennaio Giorno della memoria e il 10 febbraio Giorno del Ricordo – un proposta di legge per sostenere la Fondazione ex Campo Fossoli, al fine di valorizzare il sito e sostenere l’attività di ricerca e di documentazione, necessaria per dare voce a chi è transitato nel Campo durante le diverse fasi della sua storia. La proposta di legge è stata sottoscritta da deputati di diverso orientamento (tra gli altri Nirenstein, Castagnetti, Bachelet, Perina e Granata) e colleghi modenesi di centrodestra e centrosinistra (Bertolini, Miglioli, Levi e Santagata): credo sia il modo migliore per ricordare quelle drammatiche vicende che hanno toccato anche la nostra comunità e per far sí che la memoria si trasformi in vera coscienza critica, in un codice etico che orienta ogni nostra scelta per il futuro. Confido, anche per la condivisione da parte di maggioranza e opposizione, che questa iniziativa si trasformi presto in Legge dello Stato». (Fonte dal web: sassuolo2000.it)
Pirano nei primi decenni del Novecento

Ultime novità sul “Fossoli Camp”
Il 21 settembre 2017 la stessa Manuela Ghizzoni nel suo sito web pubblica questa notizia: «Arrivano i fondi attesi per proseguire con buona lena la conservazione e la valorizzazione del Campo di Fossoli. Oggi pomeriggio, la Conferenza unificata (stamane analogo passo era stato compiuto in Conferenza delle Regioni) ha approvato il piano strategico “Grandi progetti per i beni culturali”. Con questo piano, dal Ministero arriveranno a Comuni e Regioni ben 65 milioni di euro, 3 milioni e mezzo dei quali sono destinati al Campo di Fossoli. Questo finanziamento, unitamente al milione di euro stanziato dalla Regione Emilia-Romagna e ai 500mila euro dalla Presidenza del Consiglio, rappresenta un punto di svolta nella tutela e nella valorizzazione del Campo di Fossoli. A questo luogo della Memoria sono stati destinati 3 milioni e mezzo di euro, di cui una piccola parte, 240mila euro, per la progettazione, e la gran parte per la realizzazione pratica delle opere. Ci saranno le condizioni economiche per poter, finalmente, mettere mano a specifici interventi di tutela e salvaguardia (tra i quali illuminazione della struttura, approvvigionamento idrico e sistemazione della pavimentazione). I “Grandi progetti per i beni culturali” sono una innovazione strategica nelle politiche culturali, introdotta nel 2014 e le cui risorse sono state aumentate con la Legge di stabilità 2016, che aveva stanziato ulteriori 30 milioni per la tutela del patrimonio culturale. A questo piano il ministro Dario Franceschini, in questi anni, ha lavorato con determinazione, in raccordo con le Regioni e gli Enti locali, per selezionare i 17 interventi da finanziare con priorità. Come carpigiana e come componente della Commissione Cultura non posso che esprimere soddisfazione perché, finalmente, il Campo di Fossoli, luogo simbolo della Memoria del ‘900 italiano ed europeo, potrà essere valorizzato come avevo da tempo auspicato.
Don zeno sfida il governo e con i suoi ragazzi demoliscono la recinzione del Campo di Fossoli

Nel 2013, infatti, ho presentato un progetto di legge per la “Dichiarazione di monumento nazionale del Campo di concentramento di Fossoli e misure di sostegno per le attività della Fondazione ex campo di Fossoli”. Ora quel progetto trova, di fatto, realizzazione attraverso il canale innovativo del piano strategico. Come istituzioni locali e come carpigiani siamo sempre stati consapevoli della responsabilità storica e morale di avere sul nostro territorio un luogo della Memoria di così alto valore e vi abbiamo sempre fatto fronte; altresì siamo sempre stati convinti che il Campo Fossoli non costituisca un monumento solo carpigiano, ma rappresenti un pezzo significativo della storia nazionale».
Alcuni profughi istriani e i loro discendenti si domandano come verranno spesi tali finanziamenti.
Maestra e scolari al Villaggio San Marco di Fossoli, Carpi, Modena
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Una testimonianza su Pirano e su Gorizia
«A Gorizia si passava il confine solo con il passaporto – racconta Mario Dugan, fino all’adesione della Slovenia all’Unione Europea, avvenuta nel 2004 –.  L’ultima volta che sono andato a Gorizia – aggiunge – è stato l’11 giugno 2017. Sulla stele, vicino al vecchio confine tra Italia e Jugoslavia, è scritto: “Dal 1947 al 2004”. In effetti dal 1947 al 2004 lì c’erano la sbarra e il filo spinato. Io sono nato e abitavo a Pirano, che era chiamata “Zona B”. Dal 1945 eravamo sotto protettorato alleato. Per andare a Trieste, sul confine di Rabuiese, tra la “Zona A” e la “Zona B” bastava avere la carta d’identità. Dal 10 ottobre 1952 al 5 ottobre 1954, siamo stati chiusi completamente, diciamo come in tempi moderni a Gaza. Con il Memorandun di Londra del 5 ottobre 1954 potevamo andare a Trieste con un lasciapassare. Si poteva andare nella “Zona A” per quattro volte al mese. Potevamo rimanerci all’inizio per 48 ore e, dopo qualche anno, per 72 ore.
Sono andato via da Pirano il con il lasciapassare il 20 maggio 1960. Ci sono ritornato nel mese di ottobre del 1964. Ho dovuto fare il passaporto italiano e avere il visto. Non vi dico i controlli che facevano gli slavi alla frontiera. Molte volte le persone venivano spogliate, biancheria intima compresa. Buona giornata».
Paolo De Luise con una fotografia dei suoi cari, vicino ai resti del Villaggio San Marco, di Fossoli, nel 2017 
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Fonti delle testimonianze dirette
Si è grati, per le informazioni su Pirano e Gorizia a: Mario Dugan, nato a Pirano nel 1942. Vive a Marina di Ravenna, provincia di Ravenna. Messaggio in Facebook del 2 luglio 2017.

Si ringrazia, per i dati e le fotografie sul Villaggio San Marco di Fossoli di Carpi: Paolo De Luise, nato a Pirano nel 1949. Vive a Carpi, provincia di Modena. Messaggi in Facebook e telefonate del 13-14 luglio e del 22 settembre 2017.
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e di E. Varutti.