martedì 20 novembre 2018

Ecco la cattedrale più piccola al mondo, a Nona in Dalmazia


Questo gioiello di architettura si trova a Nona, in Croazia. È un po’ stile Lilliput, ma è un posto ricco di fascino e di spiritualità. È la chiesa della Santa Croce. 
Nona - Accanto alla chiesa della Santa Croce, resti di una necropoli romana e paleocristiana. Fotografia di E. Varutti

In lingua croata: crkva Sv. Križa. Anche se di dimensioni ridotte, il luogo di culto è stato cattedrale della diocesi cattolica di Nona / Nin, nella regione di Zara / Zadar. È nota come la più piccola cattedrale del mondo.
La sua costruzione risale al IX secolo, come si legge nel web. È in stile preromanico triabsidato, con un gusto bizantino, come per i monasteri serbo-ortodossi. Presenta una pianta che ricorda la croce greca, con campanile a veletta. Attorno alla chiesuccia regna un silenzio totale, rotto solamente da qualche grido di gabbiano. 
L’interno mostra una serie di nicchie cieche, mentre la non regolare cupola ellissoidale va stringendosi in alto. Pare che la struttura sia volutamente sbilanciata in maniera da andare dietro alla posizione del Sole. Sul lato inferiore dell’architrave è riportato il nome del prefetto Godečaja (Godeslaus), la più antica iscrizione croata conosciuta ad oggi.
Nona - Porta superiore della dominazione veneziana. Fotografia di E. Varutti

La cittadina di Nona conta 4.603 abitanti. Dista 15 km a nord di Zara. Nel 1328 Nona si dà a Venezia. Rimane sotto la Serenissima sino al 1797 (Trattato di Campoformio di Napoleone), tranne il periodo che va dal 1358 al 1409. Entro le mura veneziane rimangono ruderi di un tempio di Diana di epoca flavia. L’area subì le invasioni turche nel secolo XVI.
Il paese di Nona vive in collegamento al mare, che porta ricchezza alla comunità intera. Il suo centro cittadino si trova su un isolotto disposto al centro di una baia dalla forma di ferro di cavallo. Ha una estensione modesta e soli due accessi via terra, posizionati nei due lati opposti. Dall’esterno appare come una piccola fortezza aperta sul mare, con le sue mura basse che scendono – ulteriormente – in prossimità del mare.
Nona - Chiesa parrocchiale di Sant’Anselmo, con tesoro di reliquiari in oro e argento, sec IX-XV. Fotografia di E. Varutti

Questo insediamento è stato abitato già in epoca preistorica e liburnica, o almeno è ciò che testimoniano i ritrovamenti. In seguito viene colonizzato dai greci e dai romani (Aenona). Questi ultimi vi costruirono un foro e un tempio, il più grande di tutta la Dalmazia. Ci fecero pure un acquedotto e un anfiteatro. Il sito, al tempo degli Antichi romani, era famoso per i suoi fanghi curativi.
La cittadina viene distrutta completamente sotto la dominazione slava, per essere ricostruita dai croati. Assume un’importanza istituzionale molto grande: qui venivano incoronati i sovrani croati e sempre qui fu istituito il maggiore centro ecclesiastico della Croazia. Come già scritto, passa in mano ai veneziani e successivamente ai turchi. Perse la sua importanza, per riacquisirla negli ultimi decenni, grazie ad un certo afflusso turistico.
La chiesa della Santa Croce di Nona si trova a pochi metri dalla chiesa parrocchiale di Sant’Anselmo e dal suo campanile romanico del sec. XII-XIII.
Nona, chiesa della Santa Croce. Fotografia di E. Varutti

Nona, chiesa della Santa Croce. Parete sinistra interna, lacerto di iscrizione glagolitica. Fotografia di E. Varutti
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Sitologia e riferimenti bibliografici
- Marco Tamborini, Iugoslavia. Guida d’Europa, Milano, Touring Club Italiano, 2.a edizione, 1982.




Nona, chiesa della Santa Croce. Architrave con antichi fregi di fattura forse carolingia. Fotografia di E. Varutti

Nona - Chiesa parrocchiale di Sant’Anselmo, con campanile romanico del sec. XII-XIII e monumento a S. Gregorio di Nin, scultura novecentesca di Ivan Meštrović. Fotografia di E. Varutti

Nona, chiesa della Santa Croce. Fotografia di Giorgio Gorlato

Nona, campanile romanico del sec. XII-XIII della chiesa parrocchiale di Sant’Anselmo. Fotografia di Giorgio Gorlato 

Nona, interno della chiesa romanico gotica di Sant’Ambrogio. Fotografia di Giorgio Gorlato
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Elio Varutti e Tulia Hannah Tiervo. Fotografie di E. Varutti e di Giorgio Gorlato.

lunedì 19 novembre 2018

Udine, alla scuola Enrico Fermi canti di pace nel centenario della vittoria 1918


Grazie all’Associazione Musicologi di Gemona del Friuli si è tenuto a Udine un concerto-lezione sulla Grande Guerra alla scuola secondaria di primo grado Enrico Fermi di Via Pradamano.
L’innovativo intervento didattico, svoltosi il 16 novembre 2018, programmato con Roberta Bellina, dirigente scolastico della scuola Enrico Fermi, ha coinvolto gli allievi di cinque classi terze, accompagnati dai rispettivi insegnanti di Storia, come ad esempio la professoressa Cristina Fabris e Elena Rossi.
È stato il maestro Alessandro Tammelleo, polistrumentista, ad aprire l’incontro intitolato “Conta cento canta pace”, spiegando alla scolaresca che si trattava di ascoltare musica, canto e lezione di storia. Annunciato come concerto storico sulla Prima guerra mondiale ha visto la partecipazione di Carol Hoefken, al canto, Alessandro Tammelleo, al pianoforte e Elio Varutti per un intervento storico.
Si è parlato di irredentismo. Sul palco, non a caso, troneggiava una bandiera della Dalmazia e pure quella di Fiume. Sono stati menzionati l’esodo giuliano dalmata, anche se riferibile ad un successivo periodo storico, e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), che comunque intende preservare le tradizioni delle comunità istriano dalmate. Sono stati oltre centomila gli esuli dall’Istria, Fiume e Dalmazia a transitare a Udine per il Centro smistamento profughi di Via Pradamano, dove oggi ha sede proprio la scuola Enrico Fermi.
Udine, scuola superiore di primo grado Enrico Fermi, 16 novembre 2018 - Elio Varutti e Alessandro Tammelleo prima del concerto lezione. Fotografia di Carol Hoefken

Canzoni e musica di Conta cento, canta pace
Sono state eseguite una decina di canzoni, come quella intitolata La leggenda del Piave,  seguita da La canzone del Grappa. Il terso brano musicale, come ha spiegato il maestro Tammelleo, è del mondo anglosassone, avendo svolto un ruolo non indifferente gli eserciti inglese e, dal 1917, statunitense, perciò si è ascoltato It's a Long, Long Way to Tipperary.
Parlando di terre irredente non poteva mancare La campana di San Giusto, applauditissima e dedicata alle “Ragazze di Trieste”, che ha visto alcuni dei presenti cantare assieme alla eccellente maestra Hoefken, stupenda voce soprano. In seguito c’è stata la canzone de La tradotta e la coinvolgente O surdato innamorato, con scroscianti applausi.
Nella simpatica serata si sono alternate gradevolmente il canto e la musica, con la lezione storica. L’ultima parte musicale del repertorio Tammelleo-Hoefken era dedicata ai brani anglo-americani, come Paper doll - Tommy Lyman.
Udine, scuola superiore di primo grado Enrico Fermi, 16 novembre 2018 - Alessandro Tammelleo. Fotografia di Carol Hoefken

Lezione di storia
Il professor Varutti, con una serie di diapositive, ha mostrato le prime pagine dei giornali nazionali e locali, come la Patria del Friuli. Ha ricordato gli eroi irredenti come Fabio Filzi, da Pisino, Cesare Battisti, da Trento, Damiano Chiesa, da Rovereto e Nazario Sauro da Capodistria. Tutti patrioti volontari per l’Italia, catturati e impiccati dall’Austria-Ungheria per tradimento.
La guerra non si può riferire solo con i libri di storia, con i documenti delle diplomazie, i comunicati degli alti comandi militari e con la stampa di regime. Per tale motivo il relatore si è voluto soffermare sui casi di Giani e Carlo Stuparich. In compagnia di un loro amico, Scipio Slataper, essi partono nel 1915 come volontari per combattere a fianco degli italiani nella Prima guerra mondiale.
Varutti ha in seguito parlato dei quattro alpini fucilati a Cercivento nel 1916, per rivolta. Ecco i loro nomi: Silvio Ortis di Paluzza, Basilio Matiz di Timau, Giovanni Battista Coradazzi di Forni di Sopra e Angelo Massaro di Maniago. Essi furono fucilati a Cercivento, in provincia di Udine, con l’accusa di “rivolta”. Avevano tentato di discutere un ordine di attacco suicida sul Monte Cellon, ai confini con l’Austria. Chiedevano il fuoco di copertura italiano, l’attacco all’alba con la nebbia e di andare sui sentieri con gli “scarpets” (ciabatte cucite dalle nonne) per non farsi sentire dal nemico e gli scarponi in spalla.

Nel 2001 alcuni studenti della sezione turistica dell’Istituto “Stringher”, coi loro insegnanti di Storia e Economia turistica, prepararono un itinerario con un depliant edito dal Comune di Cercivento. Abbiamo letto che, dal 2014, c’è un comitato che chiede la riabilitazione di quei giustiziati, ma lo Stato non lo consente. Noi oggi diciamo solo di ricordarli e quel cippo diventerà sempre di più meta di viaggi pellegrinaggi formativi sui fatti della Grande Guerra. È un luogo di forti emozioni. Ci sarà un motivo se, ancor oggi, la gente del luogo racconta che, come dicevano le nonne, i carabinieri incaricati della fucilazione a sameavin animes dal purgatori (sembravano anime del Purgatorio), per lo sgomento di aver dovuto sparare sul petto degli alpini.    
In conclusione come scrive La Patria del Friuli, il 19 novembre 1918: “il giorno 3 novembre 1918 rimarrà specialmente sacro, in eterno, nella storia di Udine. Alle ore 13,30 la prima pattuglia di cavalleria dell’Esercito italiano, comandata dal tenente Baragiola, con quattro cavalieri del Reggimento Savoia, entrava in città, acclamata dalla popolazione esultante”.
Varutti ha infine presentato un caso sconosciuto a molti. Capita durante i conflitti che ci siano delle nascite al di fuori del matrimonio, per un amore clandestino, oppure per uno stupro. I figli nati da tali situazioni non legittime e violente vengono chiamati nel 1918 orfani di un padre vivo o i figli della guerra. L’Istituto religioso “San Filippo Neri” fu creato da don Celso Costantini a Portogruaro (VE) nel dicembre 1918, con il nome di “Ospizio per i figli della guerra”. Più tardi l’orfanotrofio è spostato a Casteons di Zoppola, vicino a Pordenone. Il 31 ottobre 1924 la duchessa Elena di Aosta ha effettuato una visita ufficiale all’Istituto di Zoppola che chiuse i battenti nel 1947. L’Istituto S. Filippo Neri di Zoppola ha ricoverato 355 bambini (181 maschi e 174 femmine) dal 1918 al 1922, ma altri venti furono respinti. Essi provenivano dalle provincie del Friuli, da Venezia, Belluno, Vicenza, Padova e dalle terre irredente di Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Zara.

Sitologia




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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di Carol Hoefken.

domenica 18 novembre 2018

Emilio Fatovic, esule da Zara nei campi profughi italiani e consigliere europeo a Bruxelles

Certi dalmati sono persone straordinarie. Veramente esclusiva è l’intervista a Emilio Fatovic, nato a Zara nel 1948 e oggi niente meno che Consigliere del Comitato Economico Sociale Europeo di Bruxelles. 

Zara, 10 novembre 2018 – Emilio Fatovic in una fotografia di Giorgio Gorlato

Fatovic mi mostra il suo passaporto e sul luogo di nascita c’è scritto così: “Zara (xxx)”. Tale scritta, senza una nazionalità esplicita, fa impazzire gli addetti alla reception degli hotel, ma soprattutto i dipendenti doganali ogni volta che egli passa un confine. Ne passa diversi di confini Emilio Fatovic, ricoprendo quel delicato incarico europeo. A lui va bene così, piuttosto che vedersi segnato “Jugoslavia” o, peggio, “Serbia”, con la solita confusione, come capita di leggere sulle tessere sanitarie di vari esuli sparsi per l’Italia. La legge stabilisce di non segnare stati vecchi o nuovi, rispetto a ciò che era Regno d’Italia fino al Trattato di pace del 1947.
“Mia mamma, che aveva lavorato alla fabbrica di Maraschino dei Luxardo, viene via nel 1957 con me e mia sorella – risponde Fatovic – chiediamo asilo politico a Gorizia, eravamo in vacanza con passaporto iugoslavo. Con la richiesta di asilo politico diventiamo apolidi. Mio padre ci raggiunge alla fine del 1959 con la concessione della cittadinanza italiana in quanto dal 1923 al 1945 era a Zara con cittadinanza italiana, mentre mio nonno e miei due zii rimasti croati vivendo a Zara, dopo il passaggio della città all’Italia, avevano il lasciapassare perenne”.
Zara, 10 novembre 2018 – Comunità degli italiani, manifesto della ditta Luxardo produttrice del Maraschino, particolare. Fotografia di Giorgio Gorlato

Come mai per voi l’esodo avviene così tardi, nel 1957? “Avevamo parenti comunisti – spiega Fatovic – e iera successo che mio papà Emilio, anche lui si chiamava così, gaveva avudo un alterco con un commissario popolare e alla fine della baruffa ghe dise che lui iera un fascista vestido de rosso”.
Apriti cielo! Dare del fascista a un commissario popolare a Zara in pieno regime di Tito fu considerato un reato da pena di morte, ma con l’aiuto di un fratello comunista, alla fine il colpevole del grave misfatto contro il popolo se la cava con un anno di carcere, però sarà segnato a dito. 
“Mio papà – aggiunge Fatovic – era capo mastro e lo lasciano uscire dalla Jugoslavia nel 1959 per asilo politico richiesto alla prefettura di Gorizia”.
Per caso siete passati per qualche Centro raccolta profughi (Crp)? “Ne abbiamo passati sei di campi profughi – dice Fatovic – si comincia col Crp di Cremona, poi ci spostano a Gargnano (Brescia), a Capua (Caserta), a Udine, Padriciano (Trieste) e al Villaggio giuliano di Opcina (Trieste), in alloggi accettabili, pur con i servizi igienici in comune per quattro famiglie”.
Buccari Piccola / Bakarac, Croazia, 9 novembre 2018 – Emilio Fatovic, primo a sinistra, con la delegazione dell’ANVGD di Udine in viaggio verso Zara, durante una pausa pranzo. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ho conosciuto personalmente il professor Fatovic nelle scuole di Udine negli anni 1985-2007, quando era impegnato nel Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola (Snals). Poi è stato rettore e dirigente scolastico al Convitto Nazionale “Regina Margherita” di Anagni (Frosinone) dal 2007 al 2008. Poi al Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Roma (2008-2014). Ha ricoperto un incarico di reggenza al Convitto Nazionale “Amedeo di Savoia, Duca D’Aosta” di Tivoli, Roma (2012-2014). Lasciamo stare ora il lungo e complesso curriculum di Fatovic, uomo europeo, e passiamo alle ultime domande.
Com’era la vita al Centro smistamento profughi (Csp) di Udine, in Via Pradamano? “Eravamo in camerate con le coperte a far da parete – replica Fatovic, socio dell’ANVGD di Udine – e il colmo è che dopo aver chiuso l’attività la struttura diviene una succursale dell’Istituto Tecnico Industriale Arturo Malignani, che io frequento, perciò facevo lezione di laboratorio negli stessi spazi della sala mensa del vecchio campo profughi, ma la vita ti riserva certe coincidenze”.
Avete avuto dei caduti in famiglia nel 1943 a causa dei titini? “Sì, allo zio Antonacci – conclude Fatovic – che era fascista, hanno messo una pietra al collo e lo hanno buttato in mare; a Zara no iera le foibe, i te mazava per annegamento”.
Da ricerche effettuate solo due Antonacci compaiono nell’elenco “Livio Valentini” dei caduti della RSI. Antonio Antonacci risulta caduto o disperso il 13 maggio 1945 a Milano, mentre Nicola Antonacci, residente a Gorizia, pare scomparso o deceduto a Lucinico (GO) il 6 maggio 1945. Non ci sono riferimenti a Zara.
Ci sono altri ricordi? “Beh, mi ricordo che a Zara a metà degli anni cinquanta da bambini col berrettino da pioniere – è il finale di Fatovic – dovevamo andare in piazza del Popolo / Narodni trg e gridare Živio Tito, ossia Viva Tito, un po’ come succedeva quindici, venti anni prima ai giovani balilla che dovevano inneggiare al duce”. 
Zara, 11 novembre 2018 – Emilio Fatovic, al centro, con la delegazione dell’ANVGD di Udine rende omaggio ai defunti di Zara nel “Gradsko groblje”, ossia “Cimitero cittadino”. Fotografia di Elio Varutti

Altre storie di italiani in Dalmazia e di esodo istriano
La professoressa Giuliana Riggio racconta la sua “scelta di vivere oggi a Zara, avendo avuto un padre siciliano, un marito serbo croato e avendo insegnato per molto tempo a Gorizia e a Brescia”. La signora ha aggiunto che oggi tra le coste dell’Adriatico c’è un respiro europeo e sostiene di “aver recepito la voglia di essere in pace tra i popoli”. 
Ricorda qualcosa d’altro signora Riggio? “Sì, mi ricordo che mio papà – conclude – era della milizia e, nel 1945 si trovava a Gradisca d’Isonzo dove rischiò di essere preso dai partigiani filotitini, che lo cercarono a casa sua per eliminarlo, allora si presentò ai militari inglesi che lo reclusero per qualche tempo in un campo di concentramento nell’Italia centrale, così si salvò dalla foiba”.
Pure Rina Villani, in questi ultimi tempi, ha scelto di vivere a Zara, divenendo presidente della locale Comunità degli italiani. Interessata al dialogo fra i popoli in chiave artistica da oltre un decennio, si occupa di insegnamento della lingua e della cultura italiana secondo le indicazioni del Ministero croato. “Qui a Zara abbiamo corsi per 40 bambini di due ore alla settimana di lingua e cultura italiana secondo un idoneo modulo didattico – racconta – dalla classe prima elementare alla ottava, che corrisponde alla terza media italiana”.
Una cartolina di Zara dei primi del Novecento. Si ringrazia Paolo De Luise, esule da Pirano, per la diffusione dell’immagine

La professoressa Annalisa Vucusa, figlia di uno zaratino, nel 2015 a Udine, durante un pubblico incontro ebbe a dichiarare: “Mi si permetta un riferimento personale: mio zio Severino non rimise più piede a Zara e non penso neppure Gisella, la mamma del nostro Silvano, ossia l’ingegnere Silvio Cattalini, presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017. Mio padre, Riccardo Vucusa, invece volle tornare nella sua città, appena possibile, nel 1960. Io avevo 11 anni. Allora ricordo intensamente la pesantezza e la paura nel passare il confine della cortina di ferro. C’erano i “graniciari” (guardie confinarie iugoslave) a consultare un libro. Papà diceva: il libro nero. I poliziotti volevano vedere se mio padre era compromesso in qualche modo. Quando arrivammo a Zara, dopo aver percorso la strada costiera in un lungo viaggio di 6-7 ore, vidi mio padre piangere: Zara non era più lei”.
Riferisco ora un ricordo della maestra Silva Biasioli Toffoletti, della scuola elementare “Dante Alighieri” di Udine, accaduto verso gli anni 1955-1960. La maestra Biasioli ricorda di avere attuato un’originale pratica dell’aiuto ai profughi di Zara a Udine. Ad esempio, la signora Antonia Clarich, madre di Sandor Malnerich, suo scolaro, nato il 22 ottobre 1947 a Zara, rifugiata a Udine, si recava a comprare a credito, in un determinato negozio di generi alimentari, poi per i pagamenti ci pensava la maestra stessa. Per riconoscenza, i signori Adolfo e Antonia Malnerich, genitori dello scolaro Sandor, donarono alla maestra un piccolo tappeto, di fattura dalmata, che la madre di Sandor, durante la fuga da Zara, aveva portato di nascosto avvolto attorno alla vita, senza che si accorgessero i controllori doganali.
Zara, 11 novembre 2018 – Tomba dei Fatovic nel Cimitero di Groblje. Fotografia di Elio Varutti

Un’altra fonte orale da poco tempo ha ricordato una storia istriana. È Elena Rossi, insegnante di lettere e docente all’Università delle Libere età di Udine. Sua zia passò per il Csp di Via Pradamano di Udine.  “Sono venuti via nel 1948 da Visinada, lo stesso paese di Norma Cossetto – racconta la professoressa Rossi – verso metà novembre passando da Gorizia, mia zia che era quindicenne ricorda di avere dormito in campo profughi con altre donne nella stanza che oggi fa da aula magna nella scuola Enrico Fermi, mentre al piano di sopra stavano i maschi. Era meravigliata, perché aveva visto il termosifone caldo. Poi in famiglia si ricorda il nonno Emanuele Maier, militare sotto l’Austria nel 1914 prima in Serbia e poi in Galizia”.
Antonio Toffetti, di Dignano d’Istria, riguardo all’esodo di alcuni dignanesi nel 1943-1945 mi ha scritto in Facebook: “Anche mi in quel stesso periodo iero picio, ma me ricordo ben in strada qualche moredo me ga dito che anche mi finirò in foiba. Poco dopo semo vignui a Trieste col treno".

Messaggi dal web
Annalisa Vucusa, cugina di Silvo Cattalini, dopo aver letto l’articolo presente, ci ha cortesemente inviato la seguente e-mail, che volentieri pubblichiamo per il suo interesse pubblico:

“[…] ogni tanto affiorano ricordi e nomi come quello di Fatovic che mio padre nominava spesso ma non so perché. Sicuramente parlava del padre. Un altro nome ricorrente era quello di Alacevich; ho conosciuto un mio coetaneo Alacevich, insegnante in pensione di educazione fisica, amante del mare (chissà perché?) che fa pesca subacquea nel mare della Liguria e che vive a Torino, amico di mio fratello che vive a Savigliano (Cuneo) sempre per effetto dei nostri sradicamenti. Un altro nome ricorrente era quello di Batara che, mi pare, facesse ottime paste a Zara. Peccato non avere chiesto di più quando si poteva”.
Zara, Comunità degli italiani, Fatovic, in cravatta, alla presentazione del libro Gli appunti di Stipe, di Franco Fornasaro. Fotografia dell’Archivio ANVGD di Udine 
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Fonti orali e del web
Ringrazio le seguenti persone per la gentile disponibilità riservata a testimoniare sull’esodo giuliano dalmata e a mostrare i documenti e le fotografie di famiglia, destinate alla diffusione e pubblicazione nel web. Le interviste sono state raccolte da Elio Varutti a Udine e a Zara, con taccuino, penna e macchina fotografica nelle date citate, se non altrimenti riportato.
- Silva Biasioli vedova Toffoletti (Udine 1915-deceduta), intervista a cura del professore Antonio Toffoletti del 5 dicembre 2007 e del 22 gennaio 2008, su questionario di Elio Varutti.
- Emilio Fatovic, Zara 1948, int. a Zara (Croazia) di Elio Varutti del 9 e 10 novembre 2018.
- Giuliana Riggio, Zara 1937, int. a Zara di E. Varutti del 10 novembre 2018.
- Elena Rossi, Udine, int. a Udine di E. Varutti del 16 novembre 2018.
- Antonio Toffetti, Dignano d’Istria, 1936, vive a Trieste, messaggio in Facebook del 18 settembre 2018, dopo aver letto dell’esodo da Dignano delle famiglie istriane Delzotto e Fortunato, del facoltoso negozio di tessuti.
- Rina Villani, Roma, 1957, int. a Zara di E. Varutti del 10 novembre 2018.
- Annalisa Vucusa, 1949, Vimodrone (MI) con babbo di Zara, int. a Udine del 7 marzo 2015; e-mail inviata a E. Varutti del 19 novembre 2018.

Zara, Comunità degli italiani, Emilio Fatovic, in cravatta, vicino a Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine alla presentazione del libro Gli appunti di Stipe, di Franco Fornasaro, a sinistra. Fotografia di Giorgio Gorlato 
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Intervista a cura di Elio Varutti. Servizio giornalistico e di Networking di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30.
e-mail: anvgd.udine@gmail.com     Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Opere di Michele Piva in mostra all’Unicredit di Udine, 2018-2019

C’è una piccola, ma interessante mostra di opere di Michele Piva nel centro di Udine. Volendo ricordare i cinque anni dalla morte del pittore, deceduto a ottantadue anni il 12 maggio 2013, è stata inaugurata il 15 novembre 2018 la mostra di una buona selezione di opere sue allo Spazio “Unicredit Città di Udine”, in via Vittorio Veneto numero 20, fino al 29 marzo 2019.

Udine, Spazio “Unicredit Città di Udine”, via Vittorio Veneto – Cristiano Dallavalle, Franca Piva, Enzo Santese e il sindaco Pietro Fontanini alla mostra di Michele Piva il 15 novembre 2018. Fotografia di Elio Varutti

La rassegna è visitabile da lunedì a venerdì dalle ore 8,30 alle 16,00. Sabato e festivi resta chiuso. Già nel 2015 lo Spazio Unicredit di Udine aveva ospitato la mostra “Venezia... amore mio”, in ricordo di Michele Piva. Si trattò di una originale serie di pitture di scorci veneziani allestite dal 27 marzo al 28 aprile 2015.
Le pitture in esposizione nel 2018-2019 si riferiscono ad un incontro avvenuto a Roma, come ha scritto Licio Damiani, dal quale si originò una viva amicizia, col famoso scrittore Riccardo Bacchelli, il quale aveva definito Michele Piva “pittore di ali infrante”.
Ha aperto l’incontro dell’inaugurazione Cristiano Dallavalle, responsabile area manager Unicredit, ringraziando la famiglia Piva che ha concesso le opere per l’esibizione. Pietro Fontanini, sindaco di Udine, ha ricordato la gentilezza del professore Michele Piva, che si è occupato in veste artistica di temi molti impegnativi. Il sindaco ha ringraziato poi la banca che ha messo a disposizione la bella sala per la mostra d’arte. Un saluto e un ringraziamento agli organizzatori della rassegna è giunto dalla vedova di Piva, che all’ingresso della sala aveva omaggiato le signore ospiti con una rosa bianca. Era presente anche Enrico Berti, presidente del Consiglio comunale di Udine.
Michele Piva, Ali, smalti e metallo, 2006. Udine, mostra Michele Piva, segni emblemi pensieri, Spazio “Unicredit Città di Udine”. Fotografia di Elio Varutti

La presentazione critica è stata merito di Enzo Santese, che ha accennato alla grande carica umana che ha contraddistinto i segni e i simboli tracciati sulle tele e sui cartoni da Piva con colori delle terre prevalentemente, fino a tagliare le pagine. “Non è un pittore da salotto il Piva – ha aggiunto Santese – perché è artista sobrio che ama spaziare su vari temi della società, come quelli del contatto con i poeti e gli scrittori italiani”. Santese si è soffermato anche sui Soli, che Michele Piva ha realizzato con parti metalliche e colori rossastri, dando speranza al visitatore che la vita continua, nonostante tutte le oscurità e le malvagità. Quello dei Soli è un tema caro dell’artista, come ha scritto Santese nel cartoncino d’invito alla rassegna. Piva interpreta il Sole metallico “come un varco verso il bene in ogni processo individuale e sociale”.
È appena il caso di ricordare le Impressioni, quadri composti da diversi riquadri astratti, alle quali Eugenio Montale dedicò persino una lirica. Piva incontrò anche Montale e diventarono subito amici.
“A paesaggi antropomorfi – ha scritto Licio Damiani – accennano le melodie sussurrate dei Nudi femminili suggeriti da spezzoni di silhouette dolci come golfi di luce, che ricordano poeticamente la semplicità essenziale, la bellezza lineare, dei nudi di donna anelanti nelle sculture di Henry Moore a farsi idea pura sublimata dall'astrazione. Nelle Prigioni costruite a perpendicolari fasce nere, echi di Hartung e dell’americano Franz Kline si trasformano in sostanza etica”.
Mostra Michele Piva, segni emblemi pensieri, Spazio “Unicredit Città di Udine”. Il pubblico vicino ai Nudi e ai Soli di Michele Piva. Fotografia di Elio Varutti

Altre parole assai incisive sull’artista Piva, nato a Fiume, sono ancora di Licio Damiani, che ha scritto: “Il portamento distinto di signore d’altra epoca, la vena cordiale eppur riservata, rendevano Michele un personaggio atipico. Era autore appartato nel panorama friulano; operava in una posizione di aristocratico isolamento, staccato dai problemi teorici e formali delle avanguardie, con le quali tuttavia interferiva per suggestioni istintive. La sua solitaria ricerca nasceva da una profonda riflessione sulle tragedie e i rivolgimenti della storia con il loro carico di dolore e di speranza: una analisi poetica della contraddittoria condizione umana”.
Michele Piva, pur essendo nato a Fiume, nel Golfo del Quarnaro, sotto il Regno d’Italia, non si sentiva parte dell’esodo fiumano, istriano e dalmata. Me ho ha spiegato con pacatezza varie volte. Altri scrittori, tuttavia, hanno individuato in quel suo rifiuto, una profuganza di riflesso e un desiderio di impegnarsi sul fronte artistico sui temi civili e di grande umanità che hanno afflitto la storia del Novecento: la Shoah, i lager, le prigioni. L’impegno artistico di Piva è sempre stato di alto profilo etico.
Le Ali infrante, come scrisse Riccardo Bacchelli. Mostra Michele Piva, segni emblemi pensieri, Spazio “Unicredit Città di Udine”. Una scultura in ferro e una pitto-scultura. Fotografia di Elio Varutti

La professoressa e scrittrice Annalisa Vucusa, di origine zaratina, ha affermato in un incontro pubblico a Udine, nel 2015, di “ritrovarsi nelle parole di Michele Piva, quando diceva: Come faccio a sentirmi un profugo se la mia famiglia mi portò via che ero bambino e non ho alcun ricordo di Fiume”. La Vucusa, che è socia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, ha condiviso l’argomento secondo cui: Quello di Piva, forse, fu un esodo vissuto di riflesso. Mi ritrovo pienamente in queste parole: sicuramente un riflesso è il senso di sradicamento da Zara, la terra del mio babbo, che mi porto dentro”.

Biografia di Michele Piva 
Ecco il profilo biografico di un pitto-scultore, come fu definito. Michele Piva è nato nel 1931 a Fiume, allora Regno d’Italia. Ha studiato a Roma, Milano e Venezia. Ha insegnato nelle scuole superiori di Udine. È morto a Udine il 12 maggio 2013. Sue opere si trovano al Museo Revoltella, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Museo de Henriquez, Palazzo del Governo di Toronto, Pinacoteca di Wilson, Museo della Guerra, raccolta Sir Bertrand Russel, Fondazione Guggenheim, Museo “Terra” di Chicago, Accademia dei Concordi e in numerose collezioni private in Italia e all’estero.
Mostre personali: Udine, Milano, Toronto, Venezia, Cremona, Bergamo, Cividale, Grado, Vicenza, Gorizia, Zurigo, Winterthur, Siena, Roma, Trieste, Sesto San Giovanni, Hong Kong, Torino, Rovigo, Padova, Wilson, Ottawa, Genova, Verona, Brescia, San Daniele, Aquileia, Belluno, Lugano, Forni, Vittorio Veneto, Vulcano, Lipari, Londra, Cortina, Montreal, New York, Fiesole, Bologna, Varese, Napoli, Siena, Palermo, Bolzano, Piacenza, Treviso, Monfalcone, Novara, Lignano
Sue sculture pubbliche: a Grado (GO) nei giardini e in mare, presso palazzo Zipser; a Udine presso il Chiostro della Basilica delle Grazie e giardini di piazza Belloni; Tarcento, in piazze e giardini; a San Daniele presso Palazzo Sonvilla; a Cividale del Friuli presso le rive del fiume Natisone.
Le pitture riferite a Montale e ai grandi scrittori. Mostra Michele Piva, segni emblemi pensieri, Spazio “Unicredit Città di Udine”. Fotografia di Elio Varutti

Bibliografia
- Elio Varutti, “Michele Piva: prossima esposizione alla Loggia di Udine”, on-line dal 6 ottobre 2006 su mondocrea.it               http://www.mondocrea.it/itartisti-159/

- Licio Damiani, “Udine rende omaggio a Piva l’artista che dialogava con Bacchelli e Montale”, «Messaggero Veneto», 14 novembre 2018.
Udine, Spazio “Unicredit Città di Udine”, via Vittorio Veneto – Santese, il sindaco Fontanini e il consigliere comunale Berti alla mostra di Michele Piva. Fotografia di Elio Varutti

Michele Piva, Prigioni, disegno su carta, 1968. Udine, Spazio “Unicredit Città di Udine”, via Vittorio Veneto Fotografia di Elio Varutti
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Elio Varutti e Tulia Hannah Tiervo. Fotografie di E. Varutti.

mercoledì 14 novembre 2018

Gli appunti di Stipe, libro di Fornasaro presentato a Zara alla Comunità degli italiani


I temi del dialogo e della pace sono stati al centro dell’attenzione di un convegno svoltosi a Zara il 10 novembre 2018 presso la Comunità degli italiani. 
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Franco Fornasaro, in piedi, parla del suo libro Gli appunti di Stipe, vicino a Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia di Elio Varutti

Ha aperto i lavori dell’incontro Rina Villani, presidente della Comunità degli Italiani di Zara, dicendo che “questa sera verrà presentato un libro del dialogo, per parlarsi, per capirsi e mantenere vive le culture dell’Adriatico orientale”.
La Villani poi ha dato la parola a Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), rappresentante anche dell’ERAPLE di Udine. Zuccolin ha letto una toccante intervista di Anna Maria Pittana a Silvio Cattalini, definito il comandante degli esuli, uomo di pace e promotore della politica del disgelo tra le due sponde del Mare Adriatico. 
La figura dell’ingegnere Cattalini, nato a Zara nel 1927 e morto a Udine nel 2017, è stata rievocata dal professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine. Cattalini, che fu presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017, fu il primo a lanciare le crociere della pace negli anni novanta da Trieste verso l’Istria, Fiume, Zara e Ragusa.
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Elio Varutti mostra il Memorial Cattalini, in piedi, vicino a Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia Archivio Comunità degli italiani di Zara

Durante lo stesso incontro Emilio Fatovic, nato a Zara nel 1948 e oggi Consigliere del Comitato Economico Sociale Europeo di Bruxelles, ha presentato il libro di Franco Fornasaro, intitolato Gli appunti di Stipe, tradotto nel 2017 in Stipove bilješke. È un romanzo documentario bilingue, italiano e croato, sui rapporti tra i popoli dell’Adriatico orientale, per far conoscere ai giovani le radici della storia. “Per me è un onore incontrarsi – ha aggiunto Fatovic – per tenere assieme le culture del mondo slavo con il mondo latino, perché sono convinto che tali culture non si devono perdere, dato che la diversità va coltivata per restare uniti”.
“Qui esistono delle culture – ha detto Fornasaro stesso, ultimo relatore – del mondo italiano e di quello croato che si devono coltivare nel segno della pacificazione in dimensione europea”.
La traduzione croata in Stipove bilješke è della giornalista di Fiume Helena Labus Bačić e della lettrice Martina Crnolatec. La prima edizione italiana del testo, a cura dell’ANVGD di Udine, è del 2015. Per la seconda edizione ha collaborato l’Ente Regionale Acli per i Problemi dei Lavoratori Emigrati (ERAPLE).
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Elio Varutti, da sinistra, Franco Fornasaro, Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia di Giorgio Gorlato


Il libro di Fornasaro, Gli appunti di Stipe
Con “Gli appunti di Stipe” Franco Fornasaro ha scritto il suo ottavo romanzo, edito nel 2015 dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
L’autore, di origine istriana, lo propone, dal dicembre 2016, in formato bilingue (italiano e croato), tanto per dimostrare ancor di più il suo essere scrittore di frontiera, alla maniera di Fulvio Tomizza, come egli stesso ama ricordare. Detto volume è già stato presentato a Udine, a Pasian di Prato, Tarcento, Martignacco e Gorizia, in Italia. Ci sono state, inoltre, alcune presentazioni in Istria (Slovenia) e a Fiume (Croazia).
Il compianto presidente dell’ANVGD di Udine, Silvio Cattalini, ha voluto fermamente questo volume documentario, che ha un valore didascalico ed è stato scritto con pacatezza e spirito di dialogo, proiettandosi in una dimensione europea. “Qui ci sono documenti importanti – diceva Cattalini, il Comandante degli esuli – che dovrebbero essere noti agli abitanti delle due sponde dell’Adriatico”.

Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Una parte del pubblico attento in sala per il Memorial Cattalini e la presentazione del libro di Franco Fornasaro, Gli appunti di Stipe. Fotografia di Giorgio Gorlato

In seguito Fornasaro ha spiegato che il suo è un romanzo documentario, perché cerca e cita i documenti storici dal Risorgimento in poi. “Da bambino – ha aggiunto Fornasaro – ho dovuto assistere in un negozio di fruttivendolo a Trieste alle offese pronunciate nei confronti di mia madre, che erano del tipo: “Bruta ‘sciava torna in Istria”.
“Le vicende qui narrate – ha scritto nella prima edizione Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, dal 1972 al 2017 – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. Il testo, di 176 pagine, è corredato da originali carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso greco) e oltre.
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Franco Fornasaro, con il suo libro Gli appunti di Stipe, vicino a Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia di Giorgio Gorlato

Con Gli appunti di Stipe ci si pone in una visione di pace e di stampo europeo, nei rapporti tra italiani, sloveni e croati. Ciò rientra nello spirito di fondo della Legge 30 marzo 2004 n. 92, che istituì il Giorno del Ricordo, col fine di conservare e rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Fornasaro ha ricordato che la cultura italofona va, lungo l’Istria, Fiume e la Dalmazia, da Muggia a Dulcigno, in Montenegro, dove di recente e, nonostante quello che è successo con le guerre balcaniche degli anni Novanta, 2017 cittadini si sono dichiarati di lingua e cultura italiana. Proprio nelle scuole delle Bocche del Cattaro (Montenegro), di recente, un volume di Fornasaro è stato adottato come libro di testo. Il volume in questione è intitolato “L’Adriatico di Gino / Gino, evo Jadrana! ”, dell’editore Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013. La duplice edizione, in lingua italiana e croata, è stata ispirata patrocinata e realizzata dall’Ente Regionale ACLI per i Problemi dei Lavoratori Emigranti del Friuli Venezia Giulia (ERAPLE-FVG). Con la sigla ACLI si intende Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani. Con tale opera editoriale l’ente suddetto ha voluto solennizzare l’entrata della Croazia nell’Unione Europea, valorizzando la collaborazione in atto da tempo con la Comunità degli Italiani di Fiume. Detta meritoria iniziativa su L’Adriatico di Gino / Gino, evo Jadrana!  è stata supportata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed ha ricevuto il patrocinio della Federazione ACLI Internazionali, della sede del Belgio.
Zara, Biblioteca della Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Rina Villani, presidente del sodalizio. Fotografia di Giorgio Gorlato

Il pubblico di Zara
Il convegno zaratino si è concluso con un vivace dibattito. La signora Giuliana Riggio è intervenuta per accennare alla sua “scelta di vivere a Zara, avendo un padre siciliano e un marito serbo croato e avendo insegnato per molto tempo a Gorizia e a Brescia”. La signora ha aggiunto di “aver recepito la voglia di essere in pace tra i popoli”. Un signore zaratino di nascita ha lamentato che la Comunità degli italiani di Zara non è sempre al centro dell’attenzione delle istituzioni e delle associazioni del Bel Paese, “invece ricordo e ringrazio, ad esempio, il Comune di Monza per quanto ha fatto in occasione del Giorno del Ricordo, come altri comuni limitrofi della Lombardia”.
Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria a Udine, ha voluto rimarcare “l’importanza della comunicazione e dell’attività nelle scuole, tra i giovani, come sapete fare qui a Zara, proprio voi della Comunità degli italiani, perché è importante operare con sentimenti di pace tra i popoli”.
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Franco Fornasaro, col suo libro Gli appunti di Stipe, vicino a Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia Archivio ANVGD Udine
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Una recensione al libro di Fornasaro, del 2015-2016, è comparsa su «La Voce del Popolo», Quotidiano dell’Istria e del Quarnero a firma di Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e in croato perché i giovani conoscano le radici della storia”, nel web dal 31 dicembre 2016.
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Rassegna stampa
Da “IL PAIS” del 13.11.2018, con il titolo: “Incontro di pace a Zara tra italiani e croati”.
http://www.ilpais.it/2018/11/13/incontro-di-pace-a-zara-tra-italiani-e-croati/.
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Sul web in lingua croata on-line dal 10 novembre 2018: Stipine bilješke - priče rođenog Zadranina Silvia Cattalinija

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Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Rina Villani riceve alcuni ospiti dell'ANVGD di Udine, Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro e Elio Varutti. Fotografia Archivio ANVGD Udine
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Si ringraziano per la collaborazione alle immagini: Giorgio Gorlato, Rina Villani e E. Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo, dall'archivio della Comunità degli italiani di Zara e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.