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sabato 29 gennaio 2022

Ebrei jugoslavi salvati dall’Esercito Italiano al Campo di Preza, in Albania, conferenza a Tarcento (UD)

“Qualcuno potrà non capire, ma bisogna ricordare”. Con queste parole ha chiuso il suo intervento Mauro Steccati, sindaco di Tarcento (UD), in occasione del Giorno della Memoria 2022. Il sindaco ha sottolineato come la violenza nazista si sia accanita contro i sei milioni di ebrei uccisi nei campi della morte e contro i dissidenti, gli omosessuali e gli zingari. L’evento, dedicato alla Shoah, si è svolto il 28 gennaio 2022, alle ore 18, presso la Biblioteca “Pierluigi Cappello” di Tarcento, coinvolgendo oltre 25 persone, secondo le norme anti-Covid19.

Elio Varutti, Silvia Fina e Mauro Steccati

Dietro la bandiera della Dalmazia, ha aperto i lavori dell’incontro Silvia Fina, assessore alle Politiche inerenti al turismo, alla promozione dei siti storici naturalistici e della Biblioteca Comunale di Tarcento. L’assessore Fina ha presentato il relatore della serata e il titolo dell’incontro con diapositive, accennando alle analoghe iniziative svolte negli anni scorsi sul tema delle Leggi Razziali e della persecuzione degli ebrei. Ha riferito inoltre che certi suoi parenti di Servola (TS), nel 1944, vedevano uscire il fumo dalla ciminiera della Risiera di San Sabba, unico Campo di sterminio nazista in Italia.

Ha poi avuto la parola il professor Elio Varutti, coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. Il relatore ha illustrato il tema sconosciuto degli “Ebrei jugoslavi salvati dall’Esercito Italiano al Campo di Preza, in Albania nel 1941-1942”. La ricerca è incentrata sul libro di Vasko Kostić, uscito nel 2014 nella traduzione italiana, che esalta le virtù dei soldati italiani durante l’occupazione del Montenegro. Il testo riferisce degli internati jugoslavi a Preza, in Albania, in un Campo di concentramento gestito dagli italiani. A Preza sono imprigionati impiegati della pubblica amministrazione, maestri, professori, intellettuali, medici, impiegati bancari e altri il cui libero pensiero non comunista non accettava l’annessione italiana delle Bocche del Cattaro (Vasko Kostić, pag. 67). Le condizioni di vita in tale campo di concentramento sono definite “sostenibili”.

C’è anche un dato numerico assai interessante. “Nell’aprile 1942, da Pristina a Preza furono portati 79 ebrei” (p. 145). Essi preferivano stare con gli Italiani, anziché finire arrestati dagli ustascia croati, alleati di Hitler, che li avrebbero spediti ai campi di sterminio.

Vasko Kostić scrive liberamente dopo il 2010-2011. Fino a qualche anno prima la censura jugoslava gli bloccava ogni suo articolo sulla stampa locale. Egli è un serbo delle Bocche del Cattaro, nato nel 1930, pilota militare e controllore di volo, ingegnere con tre lauree, storico, pubblicista e scrittore, membro dell’Associazione montenegrina degli storici. Ha al suo attivo più di quaranta libri e oltre 800 pubblicazioni. Kostić riporta anche i cambi di casacca nelle Bocche del Cattaro, provincia annessa al Regno d’Italia fino all’arrivo dei partigiani titini. Chi dal 1941 veste divise fasciste, coi figli balilla o della GIL, dopo la guerra diventa niente meno che un quadro del Partito comunista (p. 74). L’autore del memoriale scrive che diversi “bocchesi”, ossia gli abitanti delle Bocche del Cattaro, dal 1941 si sentono italiani. Sarà per i vecchi ricordi della dominazione veneziana, sta di fatto che i militari italiani li trattano come cittadini dello stesso stato. Molti bocchesi non sono comunisti (Vasko Kostić, pag. 112), anche se a guerra finita il regime di Tito ed i suoi storiografi, li fanno appartenere al comunismo per comodità politica. Perasto, anni ’40. Cittadina del Montenegro, di origine veneziana, è famosa per il giuramento alla caduta di Venezia nel 1797: «Ti con nu, nu con ti».

Nel dibattito che è seguito Donatella Prando, assessore alle Finanze e patrimonio del Comune di Tarcento ha rivolto una domanda riguardo al Campo di concentramento di Gonars (UD). Il relatore ha risposto spiegando che là, dal 1941 al 1943, sono stati internati civili sloveni e croati, con le famiglie, dopo che l’Italia con gli alleati aveva invaso la Jugoslavia. Le vittime furono oltre 400, oggi ricordate in un monumento del 1973 presso il locale cimitero.

Tra i il pubblico si è notato Edoardo Di Giorgio, del gruppo ANA di Collalto, oltre ai soci ANVGD Giuseppe Capoluongo e Rosalba Meneghini, la quale ha presenziato quale delegata di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio.

Suggerimenti bibliografici e di sitologia - Sul trattamento degli ebrei di Pristina, in Kosovo, nella seconda guerra mondiale, si possono vedere:

- Vasko Kostić, Storia di un prigioniero degli italiani durante la guerra in Montenegro (1941-1943), Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma, 2014. Titolo originale in lingua serba: Preza koncentracioni logor (Preza, campo di concentramento), 2011, traduzione italiana di Mila Mihajlović, cura delle bozze di Elio Carlo. Opera pubblicata col contributo del Comitato Provinciale di Padova dell’ANVGD.

- Michele Sarfatti, “Tra uccisione e protezione. I rifugiati ebrei in Kosovo nel marzo 1942 e le autorità tedesche, italiane e albanesi”, «La Rassegna Mensile di Israel», vol. 76, n. 3, settembre-dicembre 2010, pp. 223-242.

Sui montenegrini deportati vedi: Drago V. Ivanović, Memorie di un internato montenegrino. Colfiorito 1943, ISUC [traduzione parziale di Ivanović 1989, con saggio introduttivo di Dino Renato Nardelli - traduzione di Olga Simčić], Foligno (PG), Editoriale Umbra, 2004.

- E. Varutti, Cattaro, meglio prigioniero degli italiani che dei tedeschi in Montenegro 1941-1943, on line dal giorno 8 ottobre 2018 su  eliovarutti.blogspot.com

Testi e Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti, Docente di "Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata" – Università della Terza Età, Udine. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull’esodo giuliano dalmata, Udine. Fotografie della Biblioteca di Tarcento (UD), che si ringrazia per la cortese concessione alla diffusione e pubblicazione.

mercoledì 14 novembre 2018

Gli appunti di Stipe, libro di Fornasaro presentato a Zara alla Comunità degli italiani


I temi del dialogo e della pace sono stati al centro dell’attenzione di un convegno svoltosi a Zara il 10 novembre 2018 presso la Comunità degli italiani. 
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Franco Fornasaro, in piedi, parla del suo libro Gli appunti di Stipe, vicino a Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia di Elio Varutti

Ha aperto i lavori dell’incontro Rina Villani, presidente della Comunità degli Italiani di Zara, dicendo che “questa sera verrà presentato un libro del dialogo, per parlarsi, per capirsi e mantenere vive le culture dell’Adriatico orientale”.
La Villani poi ha dato la parola a Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), rappresentante anche dell’ERAPLE di Udine. Zuccolin ha letto una toccante intervista di Anna Maria Pittana a Silvio Cattalini, definito il comandante degli esuli, uomo di pace e promotore della politica del disgelo tra le due sponde del Mare Adriatico. 
La figura dell’ingegnere Cattalini, nato a Zara nel 1927 e morto a Udine nel 2017, è stata rievocata dal professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine. Cattalini, che fu presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017, fu il primo a lanciare le crociere della pace negli anni novanta da Trieste verso l’Istria, Fiume, Zara e Ragusa.
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Elio Varutti mostra il Memorial Cattalini, in piedi, vicino a Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia Archivio Comunità degli italiani di Zara

Durante lo stesso incontro Emilio Fatovic, nato a Zara nel 1948 e oggi Consigliere del Comitato Economico Sociale Europeo di Bruxelles, ha presentato il libro di Franco Fornasaro, intitolato Gli appunti di Stipe, tradotto nel 2017 in Stipove bilješke. È un romanzo documentario bilingue, italiano e croato, sui rapporti tra i popoli dell’Adriatico orientale, per far conoscere ai giovani le radici della storia. “Per me è un onore incontrarsi – ha aggiunto Fatovic – per tenere assieme le culture del mondo slavo con il mondo latino, perché sono convinto che tali culture non si devono perdere, dato che la diversità va coltivata per restare uniti”.
“Qui esistono delle culture – ha detto Fornasaro stesso, ultimo relatore – del mondo italiano e di quello croato che si devono coltivare nel segno della pacificazione in dimensione europea”.
La traduzione croata in Stipove bilješke è della giornalista di Fiume Helena Labus Bačić e della lettrice Martina Crnolatec. La prima edizione italiana del testo, a cura dell’ANVGD di Udine, è del 2015. Per la seconda edizione ha collaborato l’Ente Regionale Acli per i Problemi dei Lavoratori Emigrati (ERAPLE).
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Elio Varutti, da sinistra, Franco Fornasaro, Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia di Giorgio Gorlato


Il libro di Fornasaro, Gli appunti di Stipe
Con “Gli appunti di Stipe” Franco Fornasaro ha scritto il suo ottavo romanzo, edito nel 2015 dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
L’autore, di origine istriana, lo propone, dal dicembre 2016, in formato bilingue (italiano e croato), tanto per dimostrare ancor di più il suo essere scrittore di frontiera, alla maniera di Fulvio Tomizza, come egli stesso ama ricordare. Detto volume è già stato presentato a Udine, a Pasian di Prato, Tarcento, Martignacco e Gorizia, in Italia. Ci sono state, inoltre, alcune presentazioni in Istria (Slovenia) e a Fiume (Croazia).
Il compianto presidente dell’ANVGD di Udine, Silvio Cattalini, ha voluto fermamente questo volume documentario, che ha un valore didascalico ed è stato scritto con pacatezza e spirito di dialogo, proiettandosi in una dimensione europea. “Qui ci sono documenti importanti – diceva Cattalini, il Comandante degli esuli – che dovrebbero essere noti agli abitanti delle due sponde dell’Adriatico”.

Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Una parte del pubblico attento in sala per il Memorial Cattalini e la presentazione del libro di Franco Fornasaro, Gli appunti di Stipe. Fotografia di Giorgio Gorlato

In seguito Fornasaro ha spiegato che il suo è un romanzo documentario, perché cerca e cita i documenti storici dal Risorgimento in poi. “Da bambino – ha aggiunto Fornasaro – ho dovuto assistere in un negozio di fruttivendolo a Trieste alle offese pronunciate nei confronti di mia madre, che erano del tipo: “Bruta ‘sciava torna in Istria”.
“Le vicende qui narrate – ha scritto nella prima edizione Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, dal 1972 al 2017 – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. Il testo, di 176 pagine, è corredato da originali carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso greco) e oltre.
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Franco Fornasaro, con il suo libro Gli appunti di Stipe, vicino a Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia di Giorgio Gorlato

Con Gli appunti di Stipe ci si pone in una visione di pace e di stampo europeo, nei rapporti tra italiani, sloveni e croati. Ciò rientra nello spirito di fondo della Legge 30 marzo 2004 n. 92, che istituì il Giorno del Ricordo, col fine di conservare e rinnovare “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Fornasaro ha ricordato che la cultura italofona va, lungo l’Istria, Fiume e la Dalmazia, da Muggia a Dulcigno, in Montenegro, dove di recente e, nonostante quello che è successo con le guerre balcaniche degli anni Novanta, 2017 cittadini si sono dichiarati di lingua e cultura italiana. Proprio nelle scuole delle Bocche del Cattaro (Montenegro), di recente, un volume di Fornasaro è stato adottato come libro di testo. Il volume in questione è intitolato “L’Adriatico di Gino / Gino, evo Jadrana! ”, dell’editore Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013. La duplice edizione, in lingua italiana e croata, è stata ispirata patrocinata e realizzata dall’Ente Regionale ACLI per i Problemi dei Lavoratori Emigranti del Friuli Venezia Giulia (ERAPLE-FVG). Con la sigla ACLI si intende Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani. Con tale opera editoriale l’ente suddetto ha voluto solennizzare l’entrata della Croazia nell’Unione Europea, valorizzando la collaborazione in atto da tempo con la Comunità degli Italiani di Fiume. Detta meritoria iniziativa su L’Adriatico di Gino / Gino, evo Jadrana!  è stata supportata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed ha ricevuto il patrocinio della Federazione ACLI Internazionali, della sede del Belgio.
Zara, Biblioteca della Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Rina Villani, presidente del sodalizio. Fotografia di Giorgio Gorlato

Il pubblico di Zara
Il convegno zaratino si è concluso con un vivace dibattito. La signora Giuliana Riggio è intervenuta per accennare alla sua “scelta di vivere a Zara, avendo un padre siciliano e un marito serbo croato e avendo insegnato per molto tempo a Gorizia e a Brescia”. La signora ha aggiunto di “aver recepito la voglia di essere in pace tra i popoli”. Un signore zaratino di nascita ha lamentato che la Comunità degli italiani di Zara non è sempre al centro dell’attenzione delle istituzioni e delle associazioni del Bel Paese, “invece ricordo e ringrazio, ad esempio, il Comune di Monza per quanto ha fatto in occasione del Giorno del Ricordo, come altri comuni limitrofi della Lombardia”.
Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria a Udine, ha voluto rimarcare “l’importanza della comunicazione e dell’attività nelle scuole, tra i giovani, come sapete fare qui a Zara, proprio voi della Comunità degli italiani, perché è importante operare con sentimenti di pace tra i popoli”.
Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Franco Fornasaro, col suo libro Gli appunti di Stipe, vicino a Rina Villani, Bruna Zuccolin e Emilio Fatovic. Fotografia Archivio ANVGD Udine
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Una recensione al libro di Fornasaro, del 2015-2016, è comparsa su «La Voce del Popolo», Quotidiano dell’Istria e del Quarnero a firma di Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e in croato perché i giovani conoscano le radici della storia”, nel web dal 31 dicembre 2016.
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Rassegna stampa
Da “IL PAIS” del 13.11.2018, con il titolo: “Incontro di pace a Zara tra italiani e croati”.
http://www.ilpais.it/2018/11/13/incontro-di-pace-a-zara-tra-italiani-e-croati/.
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Sul web in lingua croata on-line dal 10 novembre 2018: Stipine bilješke - priče rođenog Zadranina Silvia Cattalinija

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Zara, Comunità degli italiani, 10.11.2018 – Rina Villani riceve alcuni ospiti dell'ANVGD di Udine, Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro e Elio Varutti. Fotografia Archivio ANVGD Udine
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Si ringraziano per la collaborazione alle immagini: Giorgio Gorlato, Rina Villani e E. Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo, dall'archivio della Comunità degli italiani di Zara e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

lunedì 8 ottobre 2018

Cattaro, meglio prigioniero degli italiani che dei tedeschi in Montenegro 1941-1943

Riguardo alla seconda guerra mondiale, fino agli anni 1960-1970, c’era il modo di dire: Italiani, brava gente, che fu pure il titolo di un film del 1965

Si voleva intendere che si erano comportati bene in guerra i soldati italiani fino all’armistizio del 1943. Poi, a cominciare da Indro Montanelli, si svelava l’uso dei gas nell’occupazione dell’Etiopia. Si sviluppa allora una certa letteratura tendente a svelare certe malefatte dei militi, soprattutto quelli in camicia nera. Col nuovo secolo vengono a galla documenti nei quali generali italiani scrivono e firmano che in Jugoslavia “si ammazza troppo poco”. Nel 1942 ammonisce così il generale Mario Robotti, comandante del XI Corpo d’Armata italiano in Slovenia e Croazia. Il suo diretto superiore generale Mario Roatta rincara la dose: “Non dente per dente, ma testa per dente”.
Oppure viene scoperto il principio espresso, il 15 dicembre 1942, dal generale Gastone Gambara, da poco insediato comandante del XI Corpo d’Armata italiano nei Balcani. Egli scrive che il “campo di concentramento non è un campo di ingrassamento”. Si scopre che gli italiani amanti del mandolino e della pastasciutta hanno aperto campi di concentramento per internare elementi sloveni e croati, donne e bambini inclusi.
Cartolina dei primi del Novecento. Portatore d’acqua cieco e Casa turca a Buccari (didascalia originale). Immagine dal web

Succede così al Campo di concentramento dell’Isola di Arbe, nel Golfo del Quarnaro e in quello di Gonars (UD). Certi ufficiali italiani, nel dopo guerra, si ricoprono del sospetto di essere dei criminali di guerra, reclamati dalla Jugoslavia. Si veda: The Central Registry of War Criminals and Security Suspects, supplementary Wanted List No. 2, Part 2 - Non Germans (September 1947), Uckfield 2005, Naval & University Press.
Allo stesso tempo dagli anni 1990-2010 compaiono in libreria altri testi che rivalutano per così dire lo slogan Italiani brava gente. Mi riferisco al salvataggio degli ebrei nel Campo di concentramento di Arbe, oppure a tutti quelli salvati dalle grinfie naziste dai militari italiani nella Francia meridionale.
Ora desidero recensire un libro di Vasko Kostić, uscito nel 2014 nella traduzione italiana, che esalta le virtù dei soldati italiani durante l’occupazione del Montenegro rispetto ai tedeschi. Il testo riferisce degli internati iugoslavi a Presa, o Preza, in Albania, in un Campo di concentramento gestito dagli italiani, di cui poco si sa. A Presa sono imprigionati impiegati della pubblica amministrazione, maestri, professori, intellettuali, medici, impiegati bancari e altri il cui libero pensiero non comunista poteva influire che non voleva accettare l’annessione italiana delle Bocche del Cattaro (Vasko Kostić, pag. 67). Le condizioni di vita in tale campo di concentramento sono definite “sostenibili”.
1941 – Navi catturate dagli Italiani alla Marina iugoslava nella Baia di Cattaro. L’incrociatore “Dalmacija”, già “Niobe” tedesco, usato poi dagli Italiani come “Cattaro” fino al 1943. Vicino a due posamine “Mljet” e “Meljine”, a sinistra. Fonte: Archivio federale tedesco, Coblenza, Germania / Bundesarchiv

Il libro integra e completa i precedenti saggi redatti sull’occupazione italiana della Dalmazia, affidando ai ricordi di un adolescente di Cattaro la descrizione della occupazione della Jugoslavia; testimonianza integrata, ove necessario, dalle memorie e dai diari storici custoditi presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Nel libro si rivelano le esperienze del giovane, le sue impressioni sia sull’occupazione italiana sia sulle azioni svolte dai soldati italiani, dando un quadro completo e chiarificatore di moltissimi avvenimenti militari occorsi in quello scacchiere e tuttora poco noti.
Prima di tutto c’è da ribadire che Cattaro, nel 1941, è una provincia annessa al Regno d’Italia, fino al 1943. L’autore del memoriale scrive che diversi “bocchesi”, ossia gli abitanti delle Bocche del Cattaro, si sentono italiani. Sarà per i vecchi ricordi della dominazione veneziana, sta di fatto che i militari italiani li trattano come cittadini dello stesso stato. Ciò desta stupore, meraviglia e invidia da parte dei montenegrini dell’interno. Molti bocchesi non sono comunisti (vedi: Vasko Kostić a pag. 112), anche se a guerra finita il regime di Tito ed i suoi storiografi, li fanno appartenere al comunismo per comodità politica.
Cattaro, 1930. Due isole, due chiese. Immagine dal web

C’è poi un dato sconvolgente. L’uccisione di partigiani iugoslavi da parte di partigiani titini. Già denunciata in Slovenia, tale pratica si rileva anche nel sud della Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale. Lo ha raccontato, quando poteva parlare liberamente dopo il 2010-2011, Vasko Kostić in questo libro riguardante gli italiani della provincia di Cattaro, annessa al Regno d’Italia dal 1941 al 1943. Lo stesso Vasko Kostić cita un altro autore che è Nedjeljko Zorić, il quale riferisce un diktat dei partigiani titini del Montenegro: “Comunisti che non eseguono l’ordine – pallottola in testa!” (Vasko Kostić, pagg. 40, 121, 126). L’enunciato nella sua crudezza criminale è cinicamente assai convincente. Viene eseguito, infatti, con zelante precisione in tutta la Jugoslavia.
Poi ci sono i partigiani comunisti montenegrini che non riuscendo a fare molti adepti nelle Bocche del Cattaro trovarono la morte in strane circostanze. Il tale Božo Barbić, attivista locale, non voleva “andare in brigata” (ovvero partigiano titino). Anzi scappa nella foresta di Lustizza, per evitare l’impiccagione promessagli. Tale sgarbo rivolti ai titini gli costa assai caro. Muore, poco dopo, come si viene a sapere colpito da un… fulmine! Oppure altri patrioti non comunisti periscono per un colpo di fucile partito “per caso” dall’arma di un titino (pp. 106-107).
Perasto, anni ’40. La cittadina del Montenegro, di origine veneziana, è famosa per il giuramento alla caduta di Venezia nel 1797. Immagine dal web

Vasko Kostić scrive liberamente dopo il 2010-2011. Fino a qualche anno prima la censura iugoslava gli bloccava ogni suo articolo sulla stampa locale. Egli è un serbo delle Bocche del Cattaro, nato nel 1930, pilota militare e controllore di volo, ingegnere con tre lauree, storico, pubblicista e scrittore, membro dell’Associazione montenegrina degli storici. Ha al suo attivo più di quaranta libri e oltre 800 pubblicazioni. 
Naturalmente riporta anche dei cambi di casacca nelle Bocche del Cattaro. Chi dal 1941 veste divise fasciste, coi figli balilla o della GIL, dopo la guerra diventa niente meno che un quadro del Partito comunista locale (p. 74).
Anche in questo interessante volume ci sono storie riferite agli ebrei. Essi nel 1941 vengono concentrati nel Campo di Kavaja, in Albania, ricevendo “un significativo aiuto e protezione da parte della Croce rossa. Si trattava di gente molto abbiente che, al momento della disfatta della Jugoslavia, riuscì a raggiungere le Bocche del Cattaro, cercando sostengo e protezione. Sapevano che arrivando nelle Bocche avrebbero avuto salva la vita e infatti trovarono rifugio nei campi italiani. È chiaro cosa sarebbe loro successo se fossero rimasti nel territorio occupato dai tedeschi  o nello stato indipendente croato” (p. 67).
C’è anche un dato numerico assai interessante. “Nell’aprile 1942, da Pristina a Presa furono portati 79 ebrei” (p. 145).
Risano, Bocche di Cattaro. Cartolina degli anni ’40 ripresa dal web

Insomma è un libro da leggere e rileggere per capire che gli italiani nel secondo conflitto mondiale non sono tutti come Robotti, Roatta e Gambara. C’è chi si è fatto molto onore. Alcuni reparti, dopo l’8 settembre 1943, addirittura si schierano con i partigiani iugoslavi per combattere i nazisti. Molti altri sono imprigionati dai tedeschi che li deportano nei lager di Dachau, Auschwitz e Birkenau.
Secondo fonti iugoslave, come ha scritto Federico Vincenti in suo libro a pag. 80, furono 40 mila i soldati italiani presenti nelle file del Narodnooslobodilačka vojska i partizanski odredi JugoslavijeNovj (Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia).
La copertina del volume tradotto in italiano

Militari italiani in Montenegro da altri libri
Tra i vari militari italiani impegnati in Montenegro si sono trovati alcuni nomi di friulani nel libro di Mauro Romanello, del 2016. Ad esempio c’è il carabiniere, del 1918, Giovanni Candussi, detto Marcello e anche Berico, figlio di Tobia Marcellino di Bressa di Campoformido (UD). Arruolato volontario dei Reali Carabinieri e promosso vice brigadiere, prima di essere trasferito in Jugoslavia, prende servizio a Bolzano, Venezia, Bovolenta di Este (PD). Nel settembre del 1941 è trasferito a Piastre di Cattaro e quindi a Risano. Dichiarato disperso dopo gli eventi dell’armistizio dell’8 settembre 1943 nella zona di Risano di Cattaro, riesce tuttavia a rimpatriare e si unisce nel 1944 nelle file della resistenza. È nella Divisione Garibaldi, Gruppo M. Foschiani, col nome di battaglia “Foglia”, come riporta Romanello a pag. 80 del suo volume.
Ecco le notizie sull’alpino Mario Zuliani, figlio di Enrico Dree-Manzan, nato nel 1920 a Bressa di Campoformido (UD). Nel maggio del 1941, con la sua batteria di artiglieria n. 38 del 2° Gruppo Valle Isonzo, si trova in Montenegro, provenendo dai combattimenti del confine greco-albanese. Sin dal maggio del 1941 in Montenegro “sono scoppiati moti di ribellione”. Col suo reparto effettua “continui rastrellamenti anti-partigiani”. Anche nel 1942 l’artiglieria alpina è in Montenegro. “Nel marzo del 1942 il 2° Gruppo Valle Isonzo confluisce nella 6^ Divisione Alpi Graie, passando alle dipendenze del 6° Reggimento Artiglieria. Numerosi sono i combattimenti fino a maggio, quando i ribelli si ritirano nella vicina Erzegovina. A luglio la 38^ batteria raggiunge la vetta del Bobotov Kuk”. Poi il reparto è spostato di nuovo in Grecia e Albania. Alla data dell’armistizio sono catturati dai tedeschi e deportati in Germania. L’alpino Mario Zuliani rientra a casa in Friuli il 20 marzo 1946, come riferisce Romanello a pag. 238 del suo testo.
La traduttrice dei volumi storici Mila Mihajlović, a destra, con Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dell’Istituto Stringher di Udine, in un’immagine del 2015. Fotografia di E. Varutti.

Il libro di Vasko Kostić è stato tradotto dal serbo da Mila Mihajlović, giornalista, scrittrice e storica italiana di origine serba, che lavora alla Rai di Roma dal 1985. La stessa Mihajlović è nota in Friuli dato che nel 2015, ha presentato a Martignacco  (UD) un volume da lei tradotto sul salvataggio dell’esercito serbo effettuato dalla Marina italiana nel 1915.

Il libro recensito qui
Vasko Kostić, Storia di un prigioniero degli italiani durante la guerra in Montenegro (1941-1943), Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma, 2014. Titolo originale in lingua serba: Preza koncentracioni logor (Presa, campo di concentramento), 2011, traduzione italiana di Mila Mihajlović, cura delle bozze di Elio Carlo. Opera pubblicata col contributo del Comitato Provinciale di Padova dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
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Bibliografia, sitologia di approfondimento
- Mauro Romanello, Gli oranti di Bressa. Lettere dai fronti di guerra 1941-1943, Udine, Aviani & Aviani, 2016.

- Sul trattamento degli ebrei di Pristina, in Kosovo, nella seconda guerra mondiale, si può vedere:

Michele Sarfatti, “Tra uccisione e protezione. I rifugiati ebrei in Kosovo nel marzo 1942 e le autorità tedesche, italiane e albanesi”, «La Rassegna Mensile di Israel», vol. 76, n. 3, settembre-dicembre 2010, pp. 223-242.


- Per approfondire il tema degli ebrei salvati dall’esercito italiano a Arbe si può vedere:

- Maggiori informazioni sulle fucilazioni di partigiani iugoslavi effettuate dai titini si trovano nel seguente articolo: E. Varutti,  Giuseppe Baucon, di Gradisca, salvatosi dalla fucilazione titina edalla foiba a Circhina nel 1944, on-line dal 20 settembre 2018.

- Riguardo alle forze militari italiane aderenti alle formazioni partigiane iugoslave vedi:
Federico Vincenti, Partigiani friulani e giuliani all’estero, Udine, Anpi, 1980.
Cattaro in una cartolina, da Internet, ai primi del Novecento con didascalia in tedesco e toponimo in italiano
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Recensione di Elio Varutti. Servizio redazionale e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie dal web, da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

domenica 2 settembre 2018

Disegni d’Istria, Fiume, Dalmazia e Montenegro in un libro di Leonardo Bellaspiga


Non pensavo di provare grandi emozioni nel guardare un libro. Il meraviglioso volume di disegni di Leonardo Bellaspiga è soprattutto da guardare, ammirare e rimirare, essendo costituito da immagini incredibili nei suoi cm 23 x 34 di ogni pagina. Si intitola Sulle Ali della Bora nel Ruggito del Leone da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia. È stato edito da La Mongolfiera di Trieste nel 2018 in 150 esemplari numerari e firmati dall’autore.
La copertina del volume di immagini

Raccoglie circa 150 disegni a china su carta che l’artista ha eseguito con passione, estro e pazienza certosina in circa quarant’anni di militanza artistica su e giù per la costa orientale del Mar Adriatico. Leonardo Bellaspiga è nato a Osimo (AN) nel 1925 e ha sposato Carmen Ursini di Pola, che gli ha dato tre figlie. Ha lavorato come ingegnere in giro per il mondo, coltivando la passione per i disegni di paesaggi a china, pregni di un tocco magistrale.
Il testo gode di due brevi introduzioni di Susanna Tamaro e di Claudio Magris, nonché del cenno di saluto che Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana ha affidato al suo Consigliere per la comunicazione, Giovanni Grasso.
A Cristina Benussi, docente ordinario di Letteratura italiana contemporanea e presidente della Università Popolare di Trieste, va il merito di una introduzione che esalta la bellezza dei disegni di Bellaspiga. Seguono alcune pagine con una selezione di commenti critici positivi di vari storici dell’arte ed operatori del settore. Non poteva mancare la premessa di una delle figlie del pittore ingegnere. È Lucia Bellaspiga, giornalista dell’«Avvenire» che figura tra le curatrici dell’incantevole volume.
La quarta di copertina del volume coi disegni di Leonardo Bellaspiga, particolare

È Ariella Petelin, l’altra curatrice, che spiega come mai si è giunti alla pubblicazione di un libro fatto di disegni. Tutto ha inizio nel giugno 2015 con una mostra di disegni di Leonardo Bellaspiga, in seguito ad un raduno di aderenti al Libero Comune di Pola in esilio. Sorse così una collaborazione fra gruppi come quello appena citato, l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana di Slovenia e di Croazia
La rassegna espositiva tocca varie città come Trieste, Cattaro, Podgorica, Pola Capodistria, Torino (nella sede dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, ANVGD, luogo simbolo dell’esodo giuliano dalmata in Piemonte). Poi è la volta di Lubiana, Gorizia, Umago, Isola di Cherso, Pirano e Spalato. È chiaro che dopo tutti i successi riscontati nelle varie città con i disegni, si è pensato di raccogliere in un libro molte di tali opere.
Si dà, per ultimo, un’avvertenza per i patiti del perfetto regesto. Mancano le dimensioni dell’originale e la proprietà privata o pubblica dell’opera nelle riproduzioni dei disegni a china, in molti dei quali si intravvede l’anno di produzione scritto di pugno dall'autore.
Un altro particolare della quarta di copertina del libro di Bellaspiga, con parte dei commenti di Claudio Magris e di Susanna Tamaro
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Ringrazio, infine, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria a Udine, perché in un’afosa giornata di agosto 2018 mi ha regalato il libro di Bellaspiga, recandomi un illusorio refrigerio guardando scogli liburnici, spiagge istriane, impareggiabili isole dalmate e notevoli architetture in stile veneziano disegnati in modo pregevole e con un amore per il bello. 
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Lucia Bellaspiga, Ariella Petelin (a cura di), Sulle Ali della Bora nel Ruggito del Leone da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia, Trieste, La Mongolfiera, 2018.
Maria Iole Furlan, Lussingrande; ispirato al disegno di L. Bellaspiga, pennarello su carta, cm 14 x 20, 2018. Courtesy dell'artista.