mercoledì 6 aprile 2022

Chiasalp di Moimacco. Una ricerca di toponomastica friulana

Il toponimo di Chiasalp, in Comune di Moimacco (UD) è formato da Chiasa e da alp. Si può dire che Chiasa è una forma friulana del tipo comune diffuso in Italia (Caselle, Casette) derivante da Casa. In Friuli c’è, ad esempio, Chiasottis in Comune di Mortegliano. Federico Vicario cita un “Pyeri di Chyasottis” annotato nel Registro della Confraternita dei Pellicciai di Udine (Vicario F 2010 : 507).

Chiasa è un etimo trasparente dal latino Casa. In friulano è: cjase. Nel contesto del Comune di Moimacco sta ad indicare un insieme di dimore al di fuori del centro abitato. La villa rustica romana era costruita in aperta campagna, con adeguati spazi per gli addetti all’agricoltura. La domus era abitazione di un ricco patrizio dell’antica società romana, mentre le classi povere (i plebei) risiedevano in edifici chiamati insulae. Col termine Alp-e si intende la parte più grande dell’altura di un paese, o di un agglomerato edilizio (Cinausero Hofer B, Dentesano E 2011). In effetti i “Casali Chiasalp” sono citati nella tavola IGM di Cividale del Friuli, Comune di Moimacco, come ha riportato Ermanno Dentesano nel 2005. La zona è pianeggiante, con un’altitudine che varia dai m. 118 di Moimacco ai 125 di Bottenicco e ai m. 119 di Chiasalp. Ecco che con -alp deve intendersi in questo frangente un casolare invece di un rilievo, pur mite, del terreno.

A Moimacco la Villa dei Conti De Puppi è in una cartolina del 1931.

È noto che Moimacco sia un toponimo prediale formato da un patronimico latino e dal tipico suffisso aggettivale celtico in –acco (in antico: –accus) invece della forma latina Mommejanus, col suffisso in –ano, o –anus, alla latina. Mommejus, oppure Mummius sarebbe il nome dell’antico proprietario del podere, passato poi a designare, nella sua forma di aggettivo, il paese intero (Visintini M 1980 : 12). Si sa pure che la pronuncia più antica di Moimacco era: Momiaco. Secondo Cornelio Cesare Desinan la dizione primigenia è mutata per una “metatesi”, o rovesciamento fonemico (Desinan CC 2005 : 132).

La citazione più antica di Moimacco rilevabile nei documenti medievali risale al XII secolo, come ha notato Pio Paschini. Con una bolla del 24 novembre 1192 papa Celestino III conferma i diritti e i possedimenti capitolari della Collegiata di Cividale; fra le varie chiese ad essa sottoposte c’è proprio quella di Moimacco (Gaberchek C 1980 : 77). Il toponimo Moymas è menzionato pure negli anni successivi.

Le scoperte del 1821 di Michele della Torre

È del 1821 la scoperta di ampie vestigia romane a Chiasalp. Michele della Torre, a poca distanza di una grande villa a Moimacco di tipo urbano-rustico affiorata dopo uno scavo di decine di giorni, trova un secondo gruppo di costruzioni di epoca romana. Precisamente tra Togliano e Moimacco, nel n. di mappa 1.553 presso i campi dei conti de Puppi, detti “Chiasalp”, egli rileva due edifici separati dal torrente Rucco. Rimane il disegno di quegli scavi archeologici conservato presso il Museo Archeologico di Cividale del Friuli (Libro III, Tavola XIV, come annota Maria Visintini, pag. 29). I due antichi edifici paiono suddivisi in vari vani. C’è persino un’area con trenta sarcofagi accostati a coppie. Nello scavo furono trovati frammenti di mosaici, di urne fittili, un frammento di macinino in pietra, un’insegna militare di legione e ferro grossi ad uso di carro (Visintini M : 30).

I frammenti musivi fanno supporre l’esistenza di una villa signorile, mentre gli altri reperti inducono a pensare a dimore di lavoranti e a locali di servizio. Potrebbero essere l’una ipotesi e l’altra vissute in tempi diversi. C’è persino un locale absidato a forma di exedra, sorta forse in una seconda fase della villa, dopo la metà del III secolo e il V secolo d.C., come emerso in certe ville di Ostia; detta ipotesi è formulata dalla Visintini. Altri rinvenimenti fanno avvalorare la tesi che si tratti di una villa romana. Si è notato un settore riscaldato a suspensurae, analogo al tepidarium dello stabilimento termale pubblico di Forum Iulii, nome romano di fondazione di Cividale del Friuli. Si sono trovate varie monete e ciò porta a dire che fu abitata dal I secolo a.C. fino al IV secolo d.C. La villa, a nord-ovest di Cividale, fu in un secondo tempo destinata a sepolcreto. Fin qui la Visentini (p. 30).

Una interpretazione assai suggestiva è proposta dallo stesso scopritore del sito archeologico: Michele della Torre. Gli edifici di epoca romana di Chiasalp, a suo dire, potrebbero essere niente meno che un tempio di Nettuno. “Egli giunse a questa identificazione – ha scritto la Visintini – seguendo il parallelo topografico Roma-Cividale, in base al quale l’acqua Vergine di Roma, che scorre presso il Quirinale e sbocca a Campo Marzio, corrisponderebbe al Torrente Rucco, che scorre ai piedi dei colli a nord-ovest di Cividale. Poiché presso l’acqua Vergine sorgeva il Tempi di Nettuno, anche a Cividale si sarebbe ripetuta la stessa topografia” (Visintini M : 31-32).

Chiasalp romana. Tavola dalle ricerche archeologiche di Michele della Torre, vicino al torrente Rucco. Museo Archeologico di Cividale del Friuli, Libro III, Tavola XIV, riprodotta nel saggio di Maria Visintini.

Per avvalorare la sua teoria Michele della Torre, friulano illustre, sostiene che “le trenta sepolture a cassa, ritrovate in un’ala del grade cortile del fabbricato proverebbero l’esistenza del supposto tempio di Nettuno poiché …per istituto di luoghi sacri alle Deità tenevansi vicini i loro defunti, così è per il Direttore argomento di asserire con maggior fiducia, che ivi possa essere stato il Tempio di Nettuno” (Idem).

Sempre ai tempi del Regno Lombardo Veneto, sotto il dominio austriaco, c’è una notizia del 1831 riguardo ai beni e proprietà da vendersi nelle Provincie Venete, tratta dal Foglio d’Annunzj della Gazzetta privilegiata di Milano. Il giornale milanese comunica la messa in vendita del borgo Chiasalp con la seguente dicitura: “Distretto di Faedis. Partita di Chiasalp di 7 case, 72 pezzi di terra di pertiche 739, con 124 annualità perpetue della cassa di ammortizzazione” (pag. 1.302).

Riguardo al suffisso –alp, –alpis, si aggiunga che Giovanni Frau attesta in Svizzera, nel Vorarlberg, in luoghi di primitive regioni celtiche, dal 1368 un alpis de Madrixio. La seconda parola è riconducibile alla base latina mater, unita al suffisso –is(i)us, ma è la prima che ci interessa (Frau G 2010 : 279).

C’è un’ultima considerazione da proporre come ipotesi di ricerca su Chiasalp. Sarà solo un’assonanza, ma –alp si avvicina alla parola friulana Aip, Laip, Agplus e Alpis. Come si vede nel vocabolario “Nuovo Pirona”, aip, con le citate varianti, sta ad indicare un trogolo (parola non a caso di origine longobarda), ovvero una vasca di abbeveraggio animale. Il tutto ci porta al corso d’acqua (torrente Rucco) e al Tempio di Nettuno, dio delle acque appunto, adombrato da Michele della Torre, ma non si vuol correre troppo con la fantasia.

Nome strano e tante riflessioni

Qui di seguito c’è il gradito contributo di Barbara Cinausero Hofer e Ermanno Dentesano sul tema.

“Chiasalp è un nome alquanto strano, che si presta a molte riflessioni, senza con ciò escludere che la soluzione possa essere delle più banali, nascosta dietro un angolo. Ovviamente si tratta di un nome composto, come scritto poco sopra, la cui prima parte è trasparente e probabilmente di origine moderna, che non si esita a collocare nella prima metà del secondo millennio, se non ancor più tarda.

Il problema è quell’alp che compone la seconda parte sembra avere proprio l’origine citata. La questione pone però qualche dubbio perché in tal caso dovrebbe trattarsi di un toponimo originatosi in epoche veramente molto antiche. La base ha infatti sì prodotto molti toponimi, anche in tempi a noi più vicini, ma quasi sempre con riferimenti a luoghi pascolivi di alta quota. A ciò si aggiunga che la diffusione di tale base pare essere avvenuta da est con propagazione verso ovest, sfiorando dapprima a nord delle Alpi, per poi valicarle e diffondersi a sud. In tale movimento avrebbe aggirato l’area più orientale delle Alpi, lasciando scoperto il settore delle Giulie (Rousset PL 1991: 185). La spiegazione si attaglierebbe quindi bene a Stavoli Posalalp di Ovaro, per esempio.

A ciò si aggiunga una ulteriore difficoltà, legata a una base simile e parimenti antica, che però ha valore idronimico (Beretta C 2003: 26, 37) e a tale proposito ci sovviene un Rio Costalp di Zuglio.

Anche in assenza di difficoltà del tipo appena indicato, è sempre preferibile avanzare ipotesi di basi più recenti, ma in questo caso non è semplice.

Potremmo in effetti pensare a un latino albus ‘bianco’, ma con una forte limitazione: se si tratta di un aggettivo legato alla prima parte, che è femminile, dovrebbe essere alba che in forme più recenti e in alcune aree sarebbe diventata albe. Poiché la vocale “a” non cade mai nel passaggio al friulano, è impossibile che alba sia diventato alb con successivo assordamento della consonante finale (>alp). Non resterebbe allora che pensare a un maschile o neutro album, come aggettivo retto da un appellativo, poi caduto. L’aggettivo si sarebbe così sostantivato e sarebbe stato poi assunto come specificativo con l’introduzione del nuovo appellativo Cjase.

A questo punto bisogna dire che tale processo, benché possibile, è piuttosto arduo da sostenere. Un’ultima possibilità, anch’essa piuttosto labile, è che la consonante finale del termine alp sia di restituzione, come è successo con i termini lacum>lâc>lât, stomachum>stomi(t), ma anche con toponimi come Carpacco/Cjarpât, Casiacco/Cjasiât e qualche altro. In questo caso la difficoltà sta nel fatto che mentre le consonanti di restituzione di questi nomi sono tutte precedute da una vocale, nel caso di alp essa sarebbe preceduta da “l”, che però è liquida e sostanzialmente semivocale. Ciò renderebbe possibile la realizzazione, ma è chiaro che il processo formativo sarebbe complesso”.

Con queste righe di riflessione, composte da Barbara Cinausero Hofer e Ermanno Dentesano, si conclude, per il momento la ricerca presente. Pare interessante accennare, infine, al fatto che da qualche decennio il borgo Chiasalp è un accogliente agriturismo, gestito dalla famiglia Nicolini  Giorgio, i cui avi, come la famiglia Pontoni Giorgio, sono impegnati in attività agricole dalla fine dell’Ottocento.

L'agriturismo Chiasalp, da una fotografia del 2013 dal sito web aziendale.

Bibliografia

- Barbara Cinausero Hofer, Ermanno Dentesano, Dizionario toponomastico. Etimologia, corografia, citazioni storiche, bibliografia dei nomi di luogo del Friuli e della provincia di Trieste, con la collaborazione di Enos Costantini e Maurizio Puntin [S.l., a cura dell’A.], Palmanova (UD), Officine Grafiche Visentin, 2011.

- Michele della Torre, Prospetto storico, V, cap. XLI, pp. 120-121, Archivio Museo Archeologico di Cividale del Friuli (UD).

- M. della Torre, Libro III, Tavola XIV, Archivio Museo Archeologico di Cividale del Friuli (UD).

- Ermanno Dentesano, Raccolta dei toponimi del Friuli riportati sulle tavolette IGM 1/25.000, la bassa, Associazione per lo studio della friulanità del Latisanese e del Portogruarese, Latisana (UD), S. Michele al Tagliamento (VE), 2005.

- Cornelio Cesare Desinan, “Atôr atôr di Cividât”, in Cividât, a cura di Enos Costantini, Claudio Mattaloni, Mauro Pascolini, Societât Filologjiche Furlane, 76n Congres, 26 setembar dal 1999.

- Foglio d’Annunzj della Gazzetta privilegiata di Milano, vol. II, 23 novembre 1831.

- Giovanni Frau, “Rivisitazioni toponomastiche”, in: Il mestri dai nons: saggi di toponomastica in onore di Cornelio Cesare Desinan, a cura di Franco Finco e Federico Vicario, Udine, Società Filologica Friulana, 2010, pp. 275-281.

- Carlo Gaberschek, “Dal Medio Evo ai giorni nostri”, in: Carlo Gaberscek, Maria Visintini, Moimacco: storia e ambiente [S.l. : s.n.], Udine, Arti grafiche friulane, 1980, pp. 75-170.

- Pio Paschini, Storia del Friuli, vol. I, Udine, Libreria editrice “Aquileia”,1953.

- Giulio Andrea Pirona, Ercole Carletti, Giovanni Battista Corgnali, Il nuovo Pirona: vocabolario friulano (1.a edizione: 1932), Udine, Società filologica friulana, II ediz. II ristampa, 2011.

- Federico Vicario, “In lu lù chu si clama. Presenze toponomastiche nelle carte friulane antiche”, in: Il mestri dai nons: saggi di toponomastica in onore di Cornelio Cesare Desinan, a cura di Franco Finco e Federico Vicario, op. cit., pp. 503-517.

- Maria Visintini, “Un angolo di Friuli romano riscoperto nei manoscritti di Michele Della Torre”, in: Carlo Gaberscek, Maria Visintini, Moimacco: storia e ambiente, op. cit., pp. 7-72.

Una cartolina di Cividale del Friuli, viaggiata nel 1954. Collez. privata.

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Note – Progetto e attività di ricerca di: Elio Varutti, docente di Sociologia del ricordo alla Università della Terza Età (UTE) di Udine. Networking di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Barbara Cinausero Hofer, Ermanno Dentesano, che si ringraziano per il contributo scientifico portato alla fine dell’articolo. Rivolgo i miei autentici ringraziamenti al personale e alla direzione delle seguenti biblioteche per la collaborazione riservata: Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi”, Udine e Biblioteca del Seminario arcivescovile “Mons. Pietro Bertolla”, Udine. Grazie alla dott.ssa Katia Bertoni, della Biblioteca della Società Filologica Friulana, Udine.

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