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sabato 22 dicembre 2018

Sergio Endrigo in jazz, Concerto di Barbara Errico con l’ANVGD di Udine


La straordinaria cantante jazz Barbara Errico ha voluto condividere il suo Omaggio a Sergio Endrigo con gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia e i loro discendenti a Udine. 
Fotografia di Riccardo Bostiancich

Così è salita sul palco per l’ultimo evento dell’anno organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). La Errico ha riproposto i brani del suo CD “Sergio Endrigo in jazz”, uscito nel 2010 e premiato con l’Italian Jazz Award nel 2011.
L’eccezionale ed applaudito concerto si è svolto il 19 dicembre 2018, alle ore 20,30 presso la sala teatrale “Mons. Leandro Comelli”, della parrocchia di San Marco, in Viale Volontari della Libertà 61, nella zona di Chiavris, cui vanno i ringraziamenti dell’ANVGD per l’ospitalità.
Come ha scritto, il 20 dicembre 2018, in Facebook, Riccardo Bostiancich, fotografo di alta qualità con genitori di Fiume, è stata una “bella serata voluta fortissimamente dall’ANVGD con protagonista Barbara Errico, voce meravigliosa e da Renato Strukelj al pianoforte e Franco Feruglio al contrabasso, per ricordare un grande cantautore quale era Sergio Endrigo (...), nato a Pola nel 1933 e morto a Roma nel 2005”.
Fotografia di Bruno Bonetti

Buio in sala
Nel buio della sala entrano sul palco i tre artisti. Ha avuto inizio così la serata culturale e musicale con Barbara Errico, cantante famosa a livello europeo e non solo, la cui voce è un insieme di colori jazz e blues.
Si sono ascoltate le suggestive canzoni come “1947”, “Adesso sì”, “Aria di neve”, “Lontano dagli occhi” e “Perché”, composte dal grande Endrigo, talvolta in collaborazione con Bacalov e Bardotti. Appena eseguito magistralmente il primo pezzo dalla emozionante jazz vocalist, è uscita sul palco Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, con parenti di Pirano. Nel silenzio totale della sala ha letto, in ottimo dialetto, “Gente istriana” di Ester Sardoz Barlessi, nata a Pola nel 1936 e morta nel 2017. Ecco il testo dell’apprezzata poetessa e narratrice istriana.
Mi go i oci velai
e un gropo dentro
ogni volta che penso
a la mia gente
de sempre sparpaiada per el mondo
per un giogo del destin,
la mia gente inocente,
col cuor de fioi, le mani sempre in moto,
che per storie de politica
de amor o de miseria
ga dovudo far fagoto.
Bruna Zuccolin. Fotografia di Riccardo Bostiancich. Taglio redazionale

Mi go un dolor de dentro,
che nol passa,
co se se incontra
cussì, per caso,
in spiagia o visin la Serpentina
e se se domanda in tono disperado
coss’ che xe de la Giovanina,
de Carlo o de Gigi
e po ti senti che la Giovana
riposa in un altro cimitero,
la ga strussià tuta la vita,
e la voleva propio vegnir,
‘desso che la podeva, povera fia,
ma po’ la ga stroncada
una bruta malatia,
e Carlo, in Australia
el xe andà a finir
e Gigi, chissà perché,
no el ga mai volù vegnir.

Dio, che tristessa
in te la contentessa
de quel rivederse solo per le ferie,
e quante storie dolorose drio,
de poveri cristi tormentadi!
Per orgolio, per la lingua o per ideal
chi se ga trovà de qua
e chi de là de la baricada,
ma tuti ga ale spale
una famiglia sbregada.

E che pianti!
La mama voleva andar via
ma voleva restar el marì
de la fia,
un fradel se sentiva talian,
un altro druso
e i se tegniva el muso,
Tizio gaveva l’ amante che partiva,
cussì via anche lui,
perché se no el moriva.
E ‘sti pici grandi drami
ga portà dolor e afani
che ancora se strassina in te i ani
e co se trovemo tuti insieme
se magnemo coi oci,
perché savemo,
che sia noi che semo restai
che quei che ga fato le valise,
se portemo dentro le stesse radise.
Elio Varutti. Fotografia di Riccardo Bostiancich


A quel punto Elio Varutti, vice presidente del sodalizio, con parenti di Pola e di Fiume, ha presentato la serata e gli artisti, ricordando che l’associazionismo giuliano dalmata ha iniziato ad operare a Udine sin dal 1946, per dare aiuto e sostegno ai profughi, sotto la dicitura di Comitato Alta Italia per la Venezia Giulia e Zara.
Poi c’è stata tanta musica, arrangiata in jazz da far restare a bocca aperta alcuni spettatori, soprattutto coloro che poco conoscevano il repertorio di Barbara Errico, che si occupa pure di didattica musicale. La Scuola di Musica di Passons di Pasian di Prato (UD), infatti nel 2018, ha varato, in corrispondenza dell’avvio dei corsi 2018-2019, un’iniziativa innovativa. Proprio la nota cantante jazz Barbara Errico ha aperto un corso dal titolo “Cantare Interpretare Emozionare”, laboratorio vocale imperniato sul metodo “Art Voice & Mental Coaching”.
Barbara Errico in una stupenda fotografia di Riccardo Bostiancich

Si sono ascoltati i brani stupendi come “Chi sei”, “Dimmi la verità” e “Canzone per te”, che rese noto Endrigo al grande pubblico del Festival di San Remo. La Errico ha proseguito con la sua splendida voce nelle interpretazioni di “La rosa Bianca”, con testo anche in lingua spagnola e “Poema degli occhi”, scritta da Vinicio de Moraes ed altri. Gli assoli di pianoforte di Strukelj hanno affascinato il pubblico, come pure quelli pizzicati o con archetto di Franco Feruglio al contrabbasso. La regina della serata tuttavia è stata Barbara Errico, che con le canzoni a “Questo amore per sempre” ha stregato il folto pubblico della sala Comelli, con applausi a scena aperta e varie grida di “Brava!”.
In seguito c’è stata un’altra fine lettrice. Col geniale sottofondo di pianoforte di Renato Strukelj, Daniela Conighi, con avi di Fiume, di Pola e di Veglia, ha interpretato la poesia “L’identità” di Boris Del Mar, nato a Fiume nel 1934 e morto a Vancouver nel 2016. Si propone qui di seguito il testo di Boris Del Mar.
Daniela Conighi. Fotografia di E. Varutti

Ma noi… Che cosa siamo papà?
Non son sicuro… per verità,
credevo di essere Italiano...
invece mi sento più fiumano.

Questa domanda semplice e diretta
merita una risposta chiara, schietta
Vorrei così tanto poterlo dire di cuore
che alla mia patria aspiravo con amore.

Ma non posso dire di essere fiero
quando i miei mi trattan da straniero
Ed infatti non è cosa da ignorare
che siamo in tanti così a pensare.

Noi le nostre terre le teniamo care
L’Istria, Pola, Zara, cinte dal mare
Fiume, Lussino, Cherso, nel Carnaro
Tra i ricordi belli c'è anche quello amaro.

Fuor di noi comunque, non è quasi nessuno
che si ricorda, che con l’Italia eravamo uno
lasciammo patria e terra con dolore
ed oggi nel mondo, ci siamo fatti onore.

Ma quello che ci ferisce vivamente
E che gli italiani di noi non sanno niente
e quando sentono dove siamo nati
automaticamente ci credono croati..
Renato Strukelj. Fotografia di E. Varutti

Un tempo eravamo parte della gloria
ora siam quasi persi nella storia
È la verità che scrivon queste mani..
purtroppo siamo noi gli ultimi mohicani!

È per questo figlio mio che non rispondo
come tè, non capisco veramente questo mondo!
lascia però che ti racconto la storia dei fiumani
Zaratini, istriani, lussignani...
per un tempo eravamo italiani...

Come vedi.. la storia è dura e lunga molto..
e ti rendi conto di quello che ci han tolto
la grande odissea di tutti noi giuliani
cominciò subito! nei campi profughi italiani

E tu figlio mio sei tanto più fortunato
perché non ci sono confusioni dove sei nato,
sei canadese, americano, italiano, australiano...
Ma se ti chiedono... diglielo che tuo papà era fiumano,
Zaratino, istriano, chersino, lussignano...
Barbara Errico jazz vocalist. Fotografia di Bruno Bonetti

Nel finale del riuscitissimo concerto Barbara Errico ha intonato “Io che amo solo te” tra lo stupore del pubblico ed è stato concesso anche un bis con “Perché” eseguita in modo superlativo.
Si ricorda, infine, che Sergio Endrigo non è solo uno dei maggiori cantautori italiani di tutti i tempi, egli è stato anche uno degli esuli istriani che ha abbandonato le sue terre d’origine in seguito alla annessione di Istria, Fiume e Dalmazia alla Jugoslavia di Tito.
La dirigenza dell’ANVGD di Udine intende ringraziare gli artisti Barbara Errico, Renato Strukelj e Franco Feruglio e i loro collaboratori, per la raffinata e indimenticabile esecuzione al concerto Sergio Endrigo in jazz – Omaggio a Sergio Endrigo, del 19 dicembre 2018. Essi hanno saputo trasformare una ovattata serata dicembrina in un’occasione di struggente ricordo e omaggio agli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Fotografia di Giovanni Doronzo

Tra il pubblico si sono notati Adina Ruffini della Società Filologica Friulana, Laura Stringari, operatrice culturale, alcuni aderenti dei Lions Club del Friuli, certi operatori turistici, oltre a vari soci e membri del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine.

Chi è Barbara Errico
Barbara Errico, affermata cantante jazz e insegnante di canto, tra i suoi allievi annovera anche la celebre Elisa. La Errico inizia la sua carriera nel 1988, quando riceve il Premio Friuli ‘88. Lei è una Mental Coach certificata e riconosciuta dall’Associazione Italiana Coach professionisti (AICP); è fisioterapista specializzata nella postura e nella respirazione specifica del cantante. Vanta il Certificate of Figure Proficiency (CFP) “Estill Voicecraft International”, III Livello in Psicofonia ed è Operatore in Biomusica International – Musicoterapia evolutiva.
Nel 1999 fu votata come “Miglior nuovo talento” dalla rivista nazionale “Musica Jazz” e ricevette il Premio speciale “Moret d’Aur Fvg”. Nel 2010 rientrò tra le dieci migliori cantanti Jazz italiane selezionate dalla rivista nazionale “Jazz It” nella rassegna “Jazz It Awards 2010”. Nel 2011 ottenne la Nomination all’“Italian jazz Awards 2011” (Oscar della musica italiana). Nominata nel Premio Tenco 2014, per il CD “Sentimentale dedicato a Lelio Luttazzi”, l’anno successivo ha conquistato il riconoscimento “Segno Donna 2015”. Ha collaborato e collabora con i migliori musicisti jazz a livello nazionale. Ha inciso numerosi CD jazz e partecipato a vari festival e concerti, sia in Italia che in Europa. Ha collaborato, fra gli altri, con il celebre Robert Miles.
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Franco Feruglio. Fotografia di Riccardo Bostiancich
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Rassegna stampa

Si ringraziano le seguenti testate giornalistiche e gli autori degli articoli. 
- Dalla testata settimanale de «Il Friuli» del 14 dicembre 2018.

- Anche sulla testata medesima nel web on-line dal 15 dicembre 2018:  Andrea Ioime, “Omaggio jazz a Sergio Endrigo”. 

- “Sergio Endrigo in Jazz: concerto di Barbara Errico”, on-line dal 17 dicembre 2018 su friulionline.com

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie di Riccardo Bostiancich, Giovanni Doronzo, Bruno Bonetti e Elio Varutti, che si ringraziano per la concessione alla diffusione in questo blog. Altre immagini dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.
Artisti e dirigenti ANVGD di Udine insieme in osteria nel dopo concerto. Fotografia di Bruno Bonetti

La copertina del CD del 2010

Una immagine dell'esodo istriano

Udine, Villaggio metallico, 1956 - Monsignor Leandro Comelli celebrava messa ai profughi d'Istria, Fiume e Dalmazia


venerdì 8 giugno 2018

Pranzo istriano fiumano dalmata con l’ANVGD di Udine al Ristorante Abbazia


Grande successo ha registrato il pranzo istriano fiumano dalmata, organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). L’incontro conviviale si è tenuto a Udine presso il ristorante Abbazia, in Via Daniele Manin, vicino a piazza Libertà ricca di ben tre leoni marciani.
Daria Gorlato parla delle tradizioni eno-gastronomiche dell'Istria. Fotografia di Elio Varutti

Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha salutato festosamente i 25 partecipanti al pranzo. Ha portato i suoi saluti anche l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola e decano dell’ANVGD. “Questo è un momento felice che abbiamo voluto dedicare ai soci – ha detto Satti – perché chi ha vissuto la condizione di profugo istriano dalmata come me sa cosa ha voluto dire in termini di patimenti e di privazioni”. La Zuccolin ha poi presentato una ospite speciale. Si tratta di Cecilia Brumat, nata in Argentina, già presidente dell’Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli Venezia Giulia (ALEF), che ha salutato con piacere la comitiva di soci ANVGD, composta da esuli, familiari, discendenti e amici degli esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia.
Tra le varie portate del pranzo sociale Daniela Conighi, con genitori di Fiume e di Pola, ha parlato di alcuni piatti preparati dalla mamma, Miranda Brussich, come gli gnocchi con i susini, il koch di riso, le sarme, le patate in tecia, el Schmarm, la torta Dobos e le palacinke. Questi piatti, con le ricette e una piccola introduzione storica possono essere rintracciati nel web nel profili in Google e in Facebook di ANVGD di Udine, attivi dal 2017 e già con decine di follower (seguaci) e centinaia di visualizzazioni, commenti e condivisioni. Tra i commenti più ridicoli riguardo alle sarme, c’è quello di una signora fiumana che ha scritto più o meno così: “Me ricordo che zia Maria la fazeva le sarme, tanto che dopo per tre zorni tuta la casa spuzava de verza”.
Sergio Satti e Bruna Zuccolin, dirigenti dell'ANVGD di Udine al pranzo istriano dalmata dell'8 giugno 2018. Fotografia di E. Varutti

È intervenuta poi, come da programma, Daria Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che ha raccontato di alcuni piatti tipici dell’Istria. Ha voluto innanzitutto ricordare alcuni genuini prodotti della gastronomia istriana, come il prosciutto, l’olio, il vino, il pesce, il tartufo e i piatti della cucina povera. 
Dalle ricerche effettuate la Gorlato ha esposto i nomi in dialetto di alcuni piatti o prodotti istriani chiedendo ai convenuti se ne sapessero il contenuto o la traduzione. Ad esempio le sarme sono dette anche bracci o abracci. Si è sviluppata così una piccola gara, vinta dalla signora Egle Tomissich, esule da Fiume e da un’altra signora fiumana: Elena Paladini. Le due Miss "So tuto mi" hanno ricevuto in premio un libro donato dall'ANVGD. La gara gastronomica ha incuriosito persino i camerieri e i titolari del locale, originari di Abbazia
Arrivati al caffè e al digestivo Elio Varutti, vice presidente del sodalizio ha presentato il poeta Giuseppe Capoluongo, che ha letto una poesia, intitolata “Sole d’Italia”, dedicata alla suocera Maria Millia, esule da Rovigno, oltre a una composizione creata all’istante sul cibo e sull’incontro.
Udine, pranzo istriano dalmata - Egle Tomissich, esule da Fiume a capotavola, l'architetto Franco Pischiutti e signora, a sinistra. Fotografia di E. Varutti

Prossimo appuntamento dell’ANVGD di Udine sarà la messa all’aperto presso il Villaggio giuliano di Via Casarsa, che si terrà venerdì 22 giugno 2018, alle ore 19. Poi c’è la gita sociale a Cilli (Celje), programmata per domenica 24 giugno prossimo in collaborazione con l’Associazione Allergie e Pneumopatie Infantili (ALPI). Celje è la terza città della Slovenia, nella cosiddetta Bassa Stiria. I soci ANVGD di Udine saranno accompagnati da Mario Canciani, nato a San Canzian d’Isonzo (GO), con avi di Dignano d’Istria.
Udine, pranzo istriano dalmata, brindisi iniziale. In piedi Sergio Satti, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Fotografia di Daniela Conighi
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Il ricco menu
Antipasto freddo: insalata di mare. Primo: linguine alla busara. Secondo: grigliata mista di pesce con contorno di bieta dalmata e patate. Dolce: palacinka al mascarpone e frutti di bosco. Caffè e un bicerin de Pelinkovac.

Note a margine
Abbiamo ricevuto un paio di messaggi nel profilo di Facebook intitolato “ANVGD Udine” riguardo all’originaria intitolazione del presente articolo, che era “Pranzo istriano dalmata”, dimenticando l’aggettivo riferibile a Fiume. Lungi da noi voler escludere i piatti liburnici e mitteleuropei, peraltro ben menzionati nel menu e nell’articolo stesso, come “i scampi a la busara”. L’articolo riprendeva la locandina stilata dalla segreteria dell’ANVGD di Udine che, forse, per velocità di lettura aveva citato in ciaro solo due cucine: istriana e dalmata. Abbiamo così provveduto a correggere il tiro con le parole: “Pranzo istriano, fiumano, dalmata”. Ringraziamo quindi le signore Annamaria Mihalich, di Fiume che vive a Venezia e Maria Cacciola, di Dignano che vive a Messina della cortese segnalazione che farà contenti tutti i fiumani patochi.
Registriamo volentieri, sempre a margine, la grande soddisfazione espressa dai soci presenti al pranzo istriano, fiumano, dalmata di Udine, con varie telefonate successive all’evento e altri messaggi di positiva approvazione. Ci fa piacere sottolineare che tra i 25 partecipanti c’erano una persona sulla sedia a ruote a causa di una frattura al piede e due altre persone che, per problemi di mobilità personale, devono usare il carrello deambulatore. Dunque la scelta del ristorante Abbazia di Udine, sito in pieno centro cittadino, ha favorito alla grande la partecipazione delle persone con disabilità fisiche. L'ANVGD di Udine è per l'inclusione dei portatori di handicap.
Riguardo al pranzo istriano fiumano dalmata riceviamo e volentieri pubblichiamo il commento di Fabiola Modesto Paulon, nata a Fiume nel 1928 e decana dell'ANVGD di Udine. "Incontro simpatico e piacevole, pranzo goloso e abbondante".

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Cenni storici, servizio redazionale e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e di E. Varutti. Fotografie di E. Varutti, Bruna Zuccolin e Daniela Conighi.
Daniela Conighi racconta i piatti di famiglia, secondo la tradizione di Fiume e di Pola. Fotografia di Elio Varutti

Udine, pranzo istriano dalmata - Fabiola Modesto Paulon, a sinistra, Eda Flego, esule da Pinguente, Cecilia Brumat, Donatella Modeo e Bruna Zuccolin all'attacco dell'antipasto. Fotografia di E. Varutti

Altri ospiti al pranzo istriano dalmata di Udine, 8 giugno 2018. Foto sotto e sopra di E. Varutti



Qui sotto da sinistra: Bruna Zuccolin, Daniela Conighi, Egle Tomissich (fiumana), Daria Gorlato e Elena Paladini (fiumana) la seconda vincitrice della gara Miss "So tuto mi". Fotografia di E. Varutti


Un altro scorcio della bella giornata passata dall'ANVGD di Udine al ristorante Abbazia. Fotografia di E. Varutti


Qui sotto: Elio Varutti comunica il traffico di messaggi nei social media intestati alla ANVGD di Udine riguardo alla cucina d'Istria, Fiume e Dalmazia, prima di dare la parola a Daniela Conighi. Fotografia di Bruna Zuccolin

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venerdì 20 ottobre 2017

Patate in tecia, ricetta della tradizione istro-dalmata

Patate in padella (fersora). La preparazione è di una semplicità incredibile, ma difficilmente riesce. A meno che non ci sia la memoria visiva di quando la nonna o la zia cucinava le patate in questo modo diffuso in tutta l’Istria, in Dalmazia e nel Quarnaro.

È con le parole di Francesco Gottardi che si spiega la ricetta. Si fanno bollire le patate con la buccia, senza portarle a cottura completa. Sarebbe consigliabile (addirittura!) cuocerle il giorno prima dell’utilizzo. Sbucciare le patate e tagliarle a fette di un quarto di centimetro. Disporle su una teglia bassa (la fersora) ben imburrata. Disporre le patate in tre o quattro strati alternandoli con cipolla soffritta nella pancetta. Riempire gli spazi vuoti, schiacciando un po’ le patate. Cuocerle a fuoco lento e coperte. Dopo dieci minuti, si alza la fiamma e, quando si sente soffriggere, si scoperchia. È così che l’odore si sparge per la casa e anche di fuori, aprendo la finestra, come ha scritto Franco Fornasaro in un suo romanzo.
Dopo altri 10-15 minuti si capovolge, con l’aiuto di un piatto, per cuocere l’altra parte come si farebbe con una frittata. Osservare che entrambe le parti abbiano una crosticina dorata. Anche se si verificassero certe frantumazioni, ricomponete il tutto, al fine di dorare bene. Le patate in tecia sono il contorno ideale per i piatti di carne. Oggi, con i tegami antiaderenti, la preparazione risulta più facile.
Un tempo la fersora era quel recipiente in ferro largo e poco fondo con un lungo manico pure di ferro, utile a friggere le vivande. Il vocabolo è diffuso anche nella lingua friulana: fersore, o fersorie (Il Nuovo Pirona).
È stato proprio lo scrittore Franco Fornasaro, nel suo romanzo “L’Adriatico di Gino”, a raccontare dell’odore di “patate in tecia” che si spargeva per le case di Pirano, sin dalla quinta pagina.
Per la fotografia si ringrazia la signora Daniela Conighi.

Cartolina da Internet 
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Bibliografia
- Franco Fornasaro, L’Adriatico di Gino. Romanzo / Gino, evo Jadrana! Roman, Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013.
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, 2.a edizione, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 152.

- Giulio Andrea Pirona, Ercole Carletti, Giovanni Battista Corgnali, Il Nuovo Pirona. Vocabolario friulano, Udine, Società Filologica Friulana, 2001.

Cartolina a cura del Comitato Nazionale Rifugiati italiani Venezia Giulia italica, 1947 (Collezione privata)

martedì 22 agosto 2017

Gnochi de susini de Fiume e de Veglia

De tuto gnochi se pol far. Si capisce da questa frase che nella cucina fiumana, a volte, ci si arrangiava come meglio capitava. È Francesco Gottardi a ricordare queste semplici parole della sua Nonna Lina nel volume Come mangiavamo a Fiume

Gli gnocchi di susine vogliono l’impasto classico degli gnocchi di patate. C’è poi la variante con le albicocche, al posto delle susine. Allora: bollire ½ kg di patate a pasta gialla (quelle per gnocchi) con la buccia. Pelatele e passatele calde nello strucapatate. Lasciatele su un ripiano in maniera da far evaporare bene l’acqua. Altrimenti poi si è portati ad aggiungere farina, facendo risultare gli gnocchi duri come sassi.
Si impastano le patate passate con 200 gr di farina, un uovo intero e un cucchiaio di sale fino. C’è chi usa la raffinatezza di mettere 150 gr di farina e 50 gr di semolino al posto della sola farina. Distendere l’impasto col mattarello fino ad avere uno spessore di  1 cm. Usate come stampo un bicchiere o una piccola scodella per ottenere dei dischi di cm 8 di diametro. Riporre nel mezzo di ogni disco la prugna (o un’albicocca) denocciolata. In luogo del nocciolo mettere una punta di cucchiaino di zucchero. Plasmate il tutto a forma di palla ben richiusa, facendola passare tra i palmi delle mani infarinate.
Attenzione – spiega il fiuman Gottardi, classe 1925 – le susine devono essere quelle piccole blu, di forma allungata. Venivano portate al mercato di Fiume dai Cici. Popolazione di origine rumena, i Cici, provenivano da Mune ed altri villaggi del Carso. Carbonai di mestiere, scendevano a Fiume e a Trieste per vendere legna, carbone e ortaggi. Non conoscevano la marineria gli abitanti della Cicceria. Così sorse il proverbio: “No xe per cicio barca” (ovvero: a ciascuno il suo mestiere).
Non andrebbero bene le prugne rotonde (o susine claudie), che venivano dette a Fiume: ronclò. Forse, dal francese: reine claude. Così si legge nel dizionario di Salvatore Samani. Le prugne rotonde sono inadatte agli gnocchi.

Le albicocche erano più piccole di quelle oggi in commercio. Gli gnocchi di albicocche venivano detti: gnochi de armelini. Dopo la bollitura gli gnocchi vengono lasciati nel colapasta, poi si mettono in un tegame a soffriggere con burro e pangrattato. Fateli rotolare finché sono bene avvolti. Vanno serviti caldi e spruzzati di zucchero velo.
Le stesse preparazioni possono essere fatte con la pasta degli gnocchi di ricotta. In tal caso c’è l’alternativa di tre ciliegie snocciolate al posto della prugna, perciò ogni gnocco è più piccolo. Il primo piatto o dessert di “Gnocchi di susine” è utilizzato anche nella cucina del Friuli Venezia Giulia.
Si possono trovare in vari ristoranti, come al Giardinetto di Cormons, vicino a Gorizia.
Per il piatto riprodotto nelle fotografie, gnochi de susini con canela, si ringrazia la signora Daniela Conighi.


Gnochi de susini in Istria e a Veglia
Chiara Vigini ha raccolto varie ricette dell’Istria e delle Isole del Quarnero pubblicate nel tempo su «La Voce Giuliana». Ad esempio, il 2 maggio 1971, il giornale pubblica la ricetta dei gnochi de susini riportata da Graziella Fiorentin, in base ai ricordi di Nonna Mimma di Veglia (in croato: isola di Krk) Ecco le sue parole.
«Gli gnocchi di prugne avevano un trattamento un po’ speciale che ricordava l’influsso dell’Austria sulla cucina istriana. Per me era come un pranzo, oltre che ottimo, anche eccitante quanto giocare a tombola, perché la nonna, fra gli altri gnocchi, ne inseriva sempre uno vuoto, cioè senza prugna e chi se lo trovava nel piatto diventava un “pampalugo” fra le risate e i lazzi dei commensali. Stranamente, se non toccava a me, ero delusa. [Il pampalugo, o panpalugo, in dialetto, è il fante di spade nel gioco a carte; è sinonimo di persona sciocca].
Ingredienti: pasta da gnocchi (patate, uovo, farina), prugne secche snocciolate o susine fresche di stagione e mettere, zucchero, burro, parmigiano.
Formate con l’impasto un rotolo di circa 5 cm di diametro. Tagliarlo a pezzi grandi circa come una albicocca. Appiattire la pasta, appoggiare la prugna nel mezzo e richiudere ricoprendola completamente con la pasta. Cuocere in abbondante acqua leggermente più salata che per gli gnocchi normali. Come per questi, lo gnocco è cotto quando viene a galla.
A parte sciogliere 50 gr di burro e mantenerlo caldo. Riempire una tazza da caffelatte per metà di parmigiano grattugiato [forse è: pangrattato. Dato che il parmigiano nella cucina di Fiume è assai sospetto. E poi il parmigiano con le prugne dolci? Che sia un errore di stampa? E.V.] e un po’ meno di un’altra metà di zucchero e mescolare. Spolverare gli gnocchi cotti in ciascun piatto con questa mescolanza e bagnare con il burro sciolto molto caldo. Vino consigliato: Malvasia».
Veglia, scuola italiana nel 1920. Cartolina da Internet

In Austria oggi
Capita oggi che in certi ristoranti austriaci propongano lo gnocco di susina come dessert, con la spruzzata di zucchero velo, elegante nocina di panna montata, uno sbrodolino di cioccolata fondente e una foglietta di menta fresca come guarnizione. Ma, ahinoi! Quando si spezza lo gnocco si scopre che hanno lasciato il nocciolo dentro. Che delusione! Eh, se sa che la coga no jera de Fiume! Certuni poi non apprezzano l’uso pratico di una prugna secca al posto di quelle fresche.
Ecco il classico piatto "Gnocchi di susine" proposto all'ottimo ristorante Centopassi di San Daniele del Friuli, ottobre 2017

Bibliografia e sitologia
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, 2.a edizione, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 66.
- Salvatore Samani, Dizionario del Dialetto Fiumano, a cura dell’Associazione Studi sul dialetto di Fiume, Venezia – Roma, 1978.
Maria Stelvio, La cucina triestina, Trieste (1.a edizione: 1927), Lint, 18.ma edizione, 2013.
- Chiara Vigini (a cura di), Mangiar memoria. Cibi tradizionali e trasmissione della cultura dentro e fuori ‘Voce Giuliana’, Associazioni delle Comunità Istriane (1.a edizione: 2007), Trieste. 2011, pag. 37.


- Gnocchi di susini: il primo piatto che sa di dessert. Sito ben documentato.

- Gnocchi di patate con prugne alla triestina. Sito web con ricetta veloce che, però, suggerisce le prugne secche o di sbollentare quelle fresche. Gulp?
Alfa Romeo 85 A Orlandi Macchi, Freccia del Carnaro, 1938. Fotografia da Facebook