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domenica 12 novembre 2023

Teodorico Goacci, legionario a Fiume e terzino della Olympia calcio, esule a Bologna

Ecco una storia fiumana poco nota del “terzino valanga”. Teodorico Goacci nacque ad Ancona il 21 febbraio 1898 e seguì a Fiume la famiglia, per il lavoro del babbo al silurificio Whitehead. Il padre era Cesare e la madre Rosina Moroni, una parente del compositore Pergolesi. Avevano dieci figli, come ha scritto Giacomo Bollini nel 2019. Abitavano nelle case destinate agli impiegati del silurificio in viale Italia.

Teodorico Goacci, da "La Voce di Fiume", 1977
Nel 1914 con la Prima guerra mondiale la famiglia, come molti altri italiani, venne internata in Bassa Austria, a Sankt Pölten, dove esisteva un grande campo di raccolta per italiani. Al momento dell’internamento Teodorico, affermato calciatore a Fiume, fu notato da Hugo Meisl, una della maggiori personalità del calcio austroungarico, calciatore e poi allenatore, ed ideatore del famoso Wunderteam, la nazionale austriaca delle meraviglie degli anni ‘30. Meisl lo prese sotto la sua ala protettrice e lo fece entrare addirittura nel giro della nazionale austriaca del periodo di guerra, menomata dalle tante assenze per cause belliche. Teodorico addirittura giocò al Prater di Vienna indossando la maglia del Rapid Wien una partita amichevole contro l’MTK di Budapest, vinta 2-0 dai padroni di casa. Il trattamento privilegiato della famiglia era dovuto alla sua bravura calcistica. Di ruolo difensore, fu definito dalla stampa “il terzino valanga” (Pamich C 1977, p. 4). Gli internamenti di triestini, istriani e fiumani non avvennero solo in Slovenia e Austria. È il fiumano Rodolfo Decleva che ha trattato gli internamenti di sudditi italiani del Quarnaro in Ungheria (Decleva R 2017 : 18).

Alla fine della guerra la famiglia Goacci rientrò Fiume. Teodorico, per anni nel Villaggio operario di Sankt Pölten, era stato percorso dal desiderio di arruolarsi nel Regio Esercito italiano e dare il suo contributo alla guerra, decise di partecipare all’impresa di Fiume dannunziana: desiderando con tutto il cuore l’annessione della sua città adottiva all’Italia. Nel 1919 fu tra i primi italiani di Fiume a mettersi al servizio di D’Annunzio ed evidentemente la sua personalità e la sua intraprendenza si fecero subito notare. Divenne una delle quattro guardie del corpo del poeta-vate tanto che, anche in vecchiaia, amava ripetere con quel suo tipico accento: “Chi voleva andar dal comandante doveva passare sul mi corpo!”, come ha aggiunto Giacomo Bollini. Di notte lui e gli altri tre suoi compagni, letteralmente dormivano fuori dalla porta della camera di D’Annunzio, stesi per terra, a turno, pronti ad intervenire in caso di bisogno.

Una ricerca di Bollini fra il materiale del Vittoriale, che conserva gli archivi della Reggenzaitaliana del Carnaro, ha dato risultati sorprendenti che confermano in tutto e per tutto la storia che da anni, in famiglia, si tramanda. Teodorico è legionario fiumano (Elenco Ufficiale dei Legionari, p. 74), ma viene denunciato il 23 gennaio 1920 per non aver risposto alla chiamata alle armi del Regno d’Italia. A marzo risulta già inquadrato fra i volontari fiumani, nella Compagnia Noferi. Nelle carte dell’Associazione Nazionale Combattenti, Ufficio Stralcio Milizie Fiumane, è chiaramente scritto il suo percorso all’interno delle milizie fiumane: dapprima arruolatosi nel “Sursum Corda”, in data 7 giugno 1919, passò poi al battaglione Baccich-Ipparco– Annibale Noferi, Polizia militare e addetto alla persona del comandante Gabriele D’Annunzio. Il suo arruolamento nelle milizie fiumane è datato 12 settembre 1919. Molti dei suoi documenti sono sottoscritti da una firma eccellente del fiumanesimo: Giovanni Host Venturi.

Teodorico Goacci in età matura. Foto dal blog di Giacomo Bollini

Proprio durante il periodo della Reggenza del Carnaro, Teodorico si sposò, giovanissimo. Al suo matrimonio con l’amica di infanzia Margherita Parenzan partecipò anche D’Annunzio che vergò sulla foto ricordo dello sposalizio un suo autografo accompagnato da un “Eia Eia!”. Pochi sanno che a Fiume, durante il periodo dell’impresa dannunziana, si giocò molto a calcio. Il “vate” ne era molto appassionato e Teodorico non poteva che farsi notare anche in questo frangente. Lo stesso D’Annunzio, nell’intervallo dello storico match dell’8 febbraio 1920 fra la rappresentativa cittadina e il Comando militare dei Legionari, lo chiamò a sé, quale capitano della squadra e gli disse apertamente che, per il suo stacco superbo, pareva avesse “la testa di ferro”. Il 17 agosto 1919 fu in campo come capitano contro la Milanese, una delle partite ancora oggi ricordate dagli annali del calcio fiumano, ha precisato Giacomo Bollini.

Alla fine dell’avventura dannunziana, trovò impiego in ferrovia. Continuò, ovviamente, a giocare a calcio con i colori bianconeri dell’Olympia Fiume per diverse stagioni, fino al 1925. Coma ha scritto Rodolfo Deceva, la prima società calcistica sorta a Fiume fu il Club Sportivo “Olympia” che venne costituita nel 1904, alla quale seguirono successivamente il “Gloria” nel 1917, il Club Sportivo “Fiume” nel 1919 e nel 1920 il Club Sportivo “Tarsia” (Decleva R 2020). Il 2 settembre 1926 il Club sportivo “Olympia” si fuse con il concittadino Club “Gloria” nell’Unione Sportiva Fiumana.

La grande passione di Teodorico per lo sport non era ristretta al calcio: eccelleva anche nel canottaggio (con la società Eneo) e nell’atletica leggera dove si specializzò nel salto in lungo e nel triplo. A Fiume nacquero le sue due figlie, Laura (deceduta il 4 novembre 2023 e molto attiva nell’ANVGD di Bologna) e Verbena. Si ricorda che, nel 1943, dopo l’8 settembre, Teodorico aiutò molti soldati italiani sbandati che tentavano di rientrare in Italia, fornendo loro tute da ferrovieri per poter dismettere la divisa grigioverde e passare inosservati ai numerosi controlli. Non aderì al fascismo, continuando la sua vita di tranquillo lavoratore e padre di famiglia. I “fasti animosi” della sua gioventù ormai erano alle spalle. Quando a fine guerra Fiume venne ceduta alla Jugoslavia, non volendo vivere da estraneo in un paese straniero, trasferì tutta la famiglia, che oramai si era allargata, in Italia, raggiungendo prima uno dei fratelli, Omero, a Ferrara, e poi raggiungendo Bologna, dove aveva trovato nuovamente un impiego in ferrovia. La sua famiglia visse per breve tempo nel Villaggio dei Profughi giuliano dalmati, trovando poi presto una sua sistemazione cittadina decorosa. Nonostante i tanti racconti terrificanti fatti sul primo trattamento riservato agli esuli giuliano dalmati a Bologna, nella famiglia Goacci non risulta alcun tipo di maltrattamento ai loro danni da parte dei loro nuovi concittadini bolognesi.

Oramai in pensione, Teodorico a Bologna fece ancora l’allenatore del settore giovanile di alcune squadre, fra cui l’Unione Sportiva Compressori Grazia-Secchiarapita. Un infarto fulminante lo portò via all’affetto dei suoi cari il 28 giugno 1977, all’età di 79 anni.

Ruolino del terzino destro Teodorico Goacci – 7° nella classifica di tutti i tempi delle presenze nell’olympia con 57 partite

Periodo

Squadra

Nazionalità

1917-1919

Libertas St. Pölten

Austria

1919-1921

Olympia Fiume

Reggenza del Carnaro

1921-1925

Olympia Fiume

III e II Divisione, Italia

1925-1927

Dopolavoro Ferroviario

Unione Libera Italiana del Calcio

1927-1929

Fiumana B

Italia

Fonte: Giacomo Bollini, 2019

Una precisazione necessaria - Da un altro contributo scritto non risulta che a Sankt Pölten vi fossero campi di internamento per italiani nella Grande guerra. Come ha precisato Igor Mandich, piuttosto le famiglie delle maestranze del silurificio furono là trasferite in conseguenza del trasloco del silurificio di Fiume, avvenuto nel 1915, per proteggerlo dai bombardamenti italiani, che infatti colpirono dal 1916. È con il massimo rispetto nei confronti dei famigliari che hanno trasmesso il loro ricordo su Teodorico Goacci che si propongono le seguenti precisazioni.

Levassich Emilio a Sankt Pölten nel 1918. Collez. Igor Mandich
“La stessa sorte – ha aggiunto Igor Mandich – capitò al mio bisnonno materno Emilio Levassich, di  famiglia triestina, ma originaria dall’isola di Brazza, che mi accomuna all’amico Bruno Bonetti. Il bisnonno lavorò presso il silurificio a Sankt Pölten nel periodo 1915-1918. Come si vede dalla cartolina allegata, che lui spedì a casa per salutare la famiglia, le condizioni non erano certo quelle di un prigioniero o di un osservato speciale, ma semplicemente quelle di un impiegato in trasferta, trattato anche piuttosto bene direi”.

Retro foto Sankt Pölten, Levassich Emilio 1918. Collez. Igor Mandich

“Sono molto chiare invece le condizioni nei campi di prigionia Austriaci e Ungheresi, attivi durante la prima guerra mondiale – ha concluso Mandich – che non lasciavano certo lo spazio per coltivare il giuoco del calcio: Tápiósülyi (149 morti), Wagna (2.920), Pottendorf (650) e Wurmberg (90). Conosco bene questa parte di storia, in quanto Compassi Guido, nato a Fiume nel 1899 (fratello di mio nonno Compassi Gustavo) fu rinchiuso a 16 anni a Tápiósülyi (Ungheria) e tornò vivo, ma si trascinò tutta la vita con grossi problemi polmonari che lo uccisero a soli 43 anni (anche in questo caso allego cartolina che i suoi genitori, Gustavo Sr. e Margherita, gli indirizzarono presso il campo in cui era confinato). All’inaugurazione del monumento che ricorda i morti italiani, avvenuta nel 1996, era presente mio padre Alfio Mandich, di Fiume”.

Margherita Bursa e Gustavo Compassi. Collez. Igor Mandich
Proprio Alfio Mandich, nato a Fiume il 9 ottobre 1928 e deceduto a Genova l’11 gennaio 2006, è stato un grande calciatore italiano, di ruolo jolly difensivo. Come molti fiumani, dopo l’esodo, fu accolto nel Centro raccolta profughi di Laterina, in provincia di Arezzo.

Margherita Bursa e Gustavo Compassi, retro. Collez. Igor Mandich

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Cenni bibliografici

- Giacomo Bollini, Storie di famiglia: il nonno di mio zio Teodorico Goacci, legionario fiumano, on line dall’8 agosto 2019 su emiliaromagnaalfronte.com

- Rodolfo Decleva, Piccola storia di Fiume 1847 – 1947, ilpigiamadelgatto, II edizione, Sussisa di Sori (GE), 2017.

- Rodolfo Decelva, Calcio fiumano. Il Club sportivo “Tarsia”, post in Facebook del 19 settembre 2020.

- Luca Di Benedetto, El balon fiuman quando su la Tore era l’Aquila, Borgomanero (NO), Litopress, 2004.

- Elenco ufficiale dei legionari fiumani depositato presso la fondazione del Vittoriale degli italiani in data 24/6/1939, PDF.

- Igor Kramarsich, “Olympia. Così il pallone si racconta”, «La Voce del Popolo», 25 novembre 2021.

- Igor Mandich, lettera e-mail all’Autore del 10 novembre 2023.

- Cesare Pamich, “Teodorico Goacci”, «La Voce di Fiume», 3 marzo 1977, p. 4.

Altri riferimenti nel web

- Fernando Pellerano, “Il Villaggio dimenticato con gli eredi degli esuli”, «Corriere della Sera, Corriere di Bologna» 2 giugno 2015, p. 1.

- Elio Varutti, Antologia del calcio a Fiume, 1904-1956, on line dal 5 ottobre 2020 su varutti.wordpress.com

Ringraziamenti – Gran parte dell’articolo presente è liberamente ripresa dalle parole di Giacomo Bollini, discendente del “terzino gladiatore” Teodorico Goacci. Ringraziamo sentitamente, quindi, il blog di Bollini per la pubblicazione in queste pagine. Si ringrazia pure Igor Mandich per le precisazioni qui contenute.

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Progetto e ricerche a cura di Elio Varutti. Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Chiara Sirk (ANVGD Bologna), Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo), Igor Mandich (Genova), Sergio Satti (ANVGD Udine) e i professori Enrico Modotti ed Ezio Cragnolini. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web: https://anvgdud.it/


sabato 6 maggio 2017

Vienna pazzerella

Non è un fumetto di Walt Disney. Questa è una fotografia di una casa di Vienna, con annesso bar. 


Certo è una Vienna insolita con architetture che fanno venire in mente caso mai il Parc Güell di Antoni Gaudì a Barcellona. Siamo alla Hundertwasserhaus-KrawinaHaus, costruita tra il 1979 e il 1985-1986, su progetto dell’architetto Friedensreich Hundertwasser. Si trova nel quartiere di Landstraße, a est del centro cittadino. siamo in Kegelgasse ai civici numeri dal 34 al 38.

L’edificio da costruire fu affidato a Hundertwasser assieme all’architetto Joseph Kravina nell’agosto 1979. Purtroppo tra i due professionisti fu impossibile individuare un modus operandi comune.  In seguito a due anni di tentativi falliti, il professor Kravina si sfilò dalla collaborazione. Allora fu rimpiazzato da Peter Pelikan. Costui era un onesto funzionario dell’amministrazione comunale. Il municipio cercò di accelerare i tempi del cantiere, dalla posa della prima pietra, avvenuta nell’agosto 1983, all'inaugurazione. Tutto il condominio fu terminato nel 1985, con la presenza quasi continua di Hundertwasser nel cantiere, per verificare gli stadi di avanzamento dell’opera.
Il nome di nascita dell’eclettico architetto Hundertwasser tuttavia è: Friedrich Stowasser. Nato a Vienna il 15 dicembre 1928, ha vissuto in Nuova Zelanda, per morire il 19 febbraio 2000 sul transatlantico Queen Elizabeth 2.
Dimenticate, per un attimo, Steffl, ossia “Stefanino”, come i viennesi chiamano l’alta torre della cattedrale di Santo Stefano, eretta tra il 1359 e il 1433. Scordatevi del settecentesco Prater con la ruota panoramica, costruita nel 1897. 
Lasciate perdere l’Hofburg, residenza imperiale degli Asburgo dal 1283 al 1918. Non parliamo dell’Antico Municipio, né delle numerose vecchie chiese piene di storia dell’arte, o dei musei con raccolte di pitture e sculture eccezionali. Dimenticate l’ottocentesco e famoso “Ring” e pure il Belvedere. Via dalla memoria anche Schönbrunn, il più bello dei palazzi imperiali austriaci.


Andiamo in un’altra dimensione. Qui siamo in pieno Novecento con una grande voglia di rispetto per la natura, tanto da sconvolgere le forme del marciapiede, che deve avere dei montagnozzi, perché in natura non tutto è liscio e dritto. Anche le numerose piante, se non dei veri e propri alberelli, che svettano in alto, sono la conferma che l’ideatore voleva la natura dentro la sua costruzione. E gli odierni abitanti rispettano queste tendenze ecologiche ante litteram.
Le pareti dell’abitazione sono di colori vari ed accesi, ricordano stili architettonici diversi, dal classico all’ultramoderno. Sembra un grande guazzabuglio! Ma è stata pensata, voluta e costruita così, con tante mescolanze. Attenzione: non è la casa dei Puffi. È un’abitazione popolare degli anni Ottanta del Novecento.
L’artista Friedensreich Hundertwasser intende trasmettere allegria e gioia di vivere ai 50 appartamenti per persone meno abbienti. Ha costruito le varie parti dell’edificio utilizzando linee dolci. In tutto il complesso non vi sono spigoli vivi. È un po’ tutto tondeggiante, arrotondato. Le facciate sono dipinte a colori vigorosi e decorate con ceramiche colorate da riciclo.


Teneroni, quelli che ci abitano, hanno affisso perfino un cartello, per scusarsi con i turisti, dato che non si possono visitare gli interni, in quanto sono, appunto, abitati. Anche gli interni devono essere tutto un programma di sconvolgimento delle forme e delle linee, come ci dice la guida turistica. Predominano i colori sgargianti, accesi, quasi accecanti. 
Ci mancherebbe che gli abitanti dovessero consentire le visite turistiche e allora la privacy andrebbe a farsi benedire. A proposito: pesate voi che i parchetti (o palchetti) in legno dei pavimenti siano dritti e squadrati? Errore! l'interior design rispetta l'idea dell'artista architetto, perciò i palchetti sono pure essi sghembi, storti... perché la natura è così. E non sempre il pavimento sarà liscio. Ohibò.
Qualcuno penserà che, tutto sommato, in una caverna, vestiti con le pelli e dotati di clava, si starebbe meglio, ma non è così. Prendi il bar, ad esempio, con la terrazza. Per arrivarci devi salire delle scale tortuose, con parapetti irregolari (ma a norma europea!). Sorseggi il caffè all’aperto, tempo permettendo, e sei lì sotto un bovindo azzurrone, che sembra un barbacane veneziano.


È tutto diverso dalle case solite. È un’occasione da non perdere, per una visita turistica.  «Fortuna che le sedie del “Terrassencafe” sono normali! – dice qualcuno sghignazzando». Si sa, nei Tour di Boscolo, ci sono sempre dei compagni di viaggio assai perspicaci, puntuti e, a volte, spiritosi.
Dalle finestre, una diversa dall’altra, ti aspetti di vedere Minnie che bacia Topolino, tanto per ritornare ai personaggi di Walt Disney. 

In conclusione, ho aspettato tanto che dall’uscio di questa fantasiosa casa uscissero Nonna Papera e Ciccio, ma niente da fare! Sarà per un’altra volta.


Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti

domenica 23 aprile 2017

Grattacieli del Prater di Vienna

C’è un quartiere ultra-moderno nella capitale austriaca, in Leopoldstadt. Oltre il Donaustadt, il quartiere del futuro, di cui accennerò più sotto. Non sembra di essere nemmeno nel centro dell’ex Impero Austro Ungarico. La zona di cui scrivo è quella del Prater, vicino alla “Messe Wien”, il quartiere fieristico.

È tutta zeppa di grattacieli e di costruzioni ardite che puntano al cielo. È un insieme di parallelepipedi pieni di finestre, corridoi sospesi nel vuoto e così via. Ci passa la metropolitana viola (U2): la fermata è quella di Krieau.

A Francesco Giuseppe verrebbe un coccolone nel vedere questi nuovi palazzi, un po’ dritti, un po’ sghembi, che svettano verso l’alto. Figurarsi, lui inorridiva nel vedere lo stupendo edificio (parere mio personale) di Adolf Loos, la “Looshaus”. Si trova al n. 3 di Michaelerplatz. Fu edificato nel 1910 senza fronzoli, con linee dritte. L’architetto non volle abbellimenti di sorta. Proprio in opposizione allo stile “Ringstrasse”, tutto ornamenti e richiami al passato.
Mi pare che l’imperatore dicesse, girandosi dall’altra parte, di non voler vedere “quella facciata di casa senza palpebre”. Cecco Beppe alludeva al fatto che ogni finestra Looshaus sta lì squadrata, senza ghirigori di abbellimento neo-classico, neo-gotico, neo-barocco e… neo-son-so-che-altro. 
Tutto il “ring” è stato costruito con stili neo-classici, neo-gotici, neo-barocchi e l’occhio di Cecco Beppe a quelle cose era abituato, altro che il disegno di Adolf Loos, di Otto Wagner, ma che volevano costoro?

Uno scatto notturno sulla Looshaus, edificata nel 1910

La Looshaus è considerata uno dei primi esempi del razionalismo europeo, che riteneva superflui gli orpelli decorativi. Si volle puntare alle forme, con l’uso di colori basilari: il bianco soprattutto. Vennero introdotti pure materiali economici e innovativi per i primi anni del Novecento, come il vetro, il cemento armato, il linoleum, l’acciaio. Il disegno di Loos ha influenzato, secondo gli studi di architettura, le opere del tedesco Gropius, dello svizzero-francese Le Corbusier e dell’olandese J. J. P. Oud.

Torniamo alla zona ultra-moderna del Prater. È molto bella da visitare. Ci sono fontane, laghetti e passerelle. Oltre a grattacieli perfino balordi. Ci si può girare in bicicletta per una caccia fotografica. Io me la sono fatta a piedi e ho ottenuto questo risultato. Spero di essere riuscito a trasmettere qualcosa. Con la santa pace di Cecco Beppe, bello lui.

Il Donaustadt è compreso tra il vecchio e il nuovo Danubio. Oltre ad un bel parco grande si può vedere l’alta Donauturm, di 252 metri. È la torre della televisione, costruita in occasione della Mostra internazionale del giardinaggio nel 1964. Il parco del Donaustadt è inframmezzato da un insieme di grattacieli pari pari alle metropoli americane o di altre località del mondo.

Qui c’è l’UNO-City. Ossia le case dei funzionari dell’ONU, provenienti da oltre un centinaio di paesi. Le torri dei grattacieli svettano fino ai 60 e 120 metri. Nel vecchio Danubio sono sorte dopo il Duemila varie spiagge, con varie case e luoghi di incontro: bar, caffè, trattorie. Tutto ciò è per i viennesi desiderosi di un po’ di fresco durante i momenti di caldo delle estati austriache. 



Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti

domenica 6 settembre 2015

Attilio Anelli Monti fotografo mosaicista

Ecco l’originale biografia del direttore artistico della Società Musiva Veneziana, sorta nel 1876 e chiusa nel 1913. Attilio Giuseppe Giorgio Luigi ANELLI MONTI nacque a Venezia il 10 giugno 1854 (1) da Carlo Michele ANELLI MONTI (Trieste 7 agosto 1824 – Venezia  22 luglio 1896), mosaicista (2)   e maresciallo in congedo del Reggimento di fanteria n. 13 “Maximilian Freiherr von Winpffer” (3). Nel 1858, inoltre, secondo l’Imperial Regio Giudizio di Marina di Pola, Carlo Michele ANELLI MONTI risulta “i.r. (imperial regio) Ufficiale d’Amministrazione di 2.a nella Marina di Guerra” (4), coniugato con Luigia Delfina MARTINI, zia del pittore e incisore Alberto Martini di Oderzo, in provincia di Treviso. 
Attilio Anelli Monti, fotografia di Luigi Anderloni, 1906

Attilio ebbe tre fratelli e una sorella: Enrico (emigrato a Mantova), Emilio (emigrato a Belluno), Giovannina (che sposò il professor Alessandro Augusto Tischer, preside dell’Istituto Tecnico Riccati di Treviso) e Milziade (5). All’età di 69 anni, Attilio morì il 13 febbraio 1924 a Udine (6), in Via dell’Argilla, odierna Via Ferdinando Urli, a quattro passi dal camerino oscuro dei fotografi amatoriali Anderloni (7), sito in Viale Palmanova, al civico numero 64.
La moglie Regina Brasi, che morì di parto, diede ad Attilio otto figli: Luigia Ines (1884-1969), Giulia (1885-1886), Francesca, detta Franziska, o Fanny (1886-1975), Roberto (1889-1951), Carlo (1894-1938), Ida (1895-1951), un’altra Giulia (1897-1912) e Antonietta (1899-1899).

1. Attilio, il primo fotografo ex-mosaicista
Attilio Anelli Monti fu un valente musaicista veneziano, ma forse sarà ricordato nella storia come il primo fotografo professionista proveniente dalle esperienze artistico-artigianali del mosaico. Nell’Annuario del Corriere Fotografico, del 1912 e pure in quello del 1914, è citato esplicitamente nell’Elenco generale dei fotografi d’Italia. È presente a Venezia con questa dizione: “Monti A.A. – San Polo ponte Bernardo, 2195”. Non si sa se Arturo Rossi e Giuseppe Castruccio, cioè i compilatori degli annuari, pubblicati a Milano, l’abbiano inserito nell’ordine alfabetico del secondo cognome di loro iniziativa oppure per sua precisa richiesta.
Com’è l’ambiente culturale di Udine? Diciamo che nella pubblicazione In Friuli. Guida, Gualtiero Valentinis nel 1903 tra le associazioni “di diletto” ne annovera una chiamata “La camera oscura”. Lo stesso autore nella Guida delle industrie e del Commercio del Friuli, redatta nel 1910, compaiono ben 17 atelier fotografici per una città che contava 43 mila abitanti. Gli alberghi della città, oltre a fornire le camere dotate dei servizi igienici, si vantavano di mettere a disposizione del cliente un “camerino oscuro”, tanto si stava diffondendo la fotografia amatoriale. Nel 1908 l’udinese Attilio Brisighelli (1880-1966) aprì il suo stabilimento fotografico.
Intorno al 1910, un altro fotografo ed inventore di ingegnose tecniche fotografiche, con lo studio in Via Carducci, cercava di vincere i problemi burocratici arrecatigli dal doppio cognome. Si tratta di Pietro Saltarini Modotti, lo zio della celebre Tina Modotti, artista, fotografa e rivoluzionaria. Nello stesso periodo Pietro Modotti – che tenne una scuola di fotografia a pagamento – ricevette, tra gli altri, il Diploma di onore e la croce insigne all’Esposizione di Roma per le sue “fotografie artistiche”, come si legge ne «La Patria del Friuli» del 3 gennaio 1910.
Attilio Anelli Monti, Il bagnetto di Lucy, Udine luglio 1908, cartolina non viaggiata, firmata "A. Anelli" in basso a destra. Collezione privata, Udine

Dunque Attilio Anelli Monti è un fotografo professionista, invece i componenti della sua cerchia furono dei volonterosi amateurs, come tanti altri appassionati che si stavano affacciando sulla splendida finestra del mondo delle fotografia. Agivano tra Venezia, Belluno, Treviso e Udine. Il gruppo di Attilio era costituito da Emilio e Milziade (suoi fratelli), dal nipote Edoardo Tischer (figlio della sorella Giovannina, detta Giannì, oppure Gianny), dal genero Luigi Anderloni, nonché dal fratello di costui: Arnaldo Anderloni, di Udine.
Attilio curava pure un vivaio giovanile, costituito dai suoi figli: Roberto (Venezia 30.6.1889-11.8.1951) e Carlo (Venezia 4.5.1894-Padova 2.2.1938), attratto quest’ultimo negli anni 1920-1930 anche dalle sequenze della macchina da presa in 8 millimetri di suo suocero Giuseppe Giacobbi di Udine, dell’esclusivo negozio di ottica.

Attilio Anelli Monti, Lucia Anderloni col ventaglio, cartolina viaggiata il 18 luglio 1911 Udine-Roma. Firmata "A. Anelli Monti" in basso a sinistra. Collezione privata, Udine

2. Il doppio cognome
Come nasce la doppia denominazione del cognome Anelli Monti? Alcune ricerche, oltre a quelle effettuate dallo scrivente presso l’Archivio di Stato di Trieste, sono state condotte dai discendenti, che vivono a Belluno, Padova e in Austria. Il padre di Attilio e di Emilio si chiamava Carlo Michele Domenico ed era nato a Trieste nel 1824 da Maria Eufemia Furlan e da Vincenzo Giuseppe Anelli Monti, “cancellista governiale dell’Eccelso Imperial Regio Governo del Litorale Austriaco-Illirico”, ovvero: cancelliere (8). Costui era figlio di Michele Anelli. Tale avo, “guardiano di sanità provvisorio, senza fisso salario”, nacque verso il 1752 “nella patria di Venezia” e morì a Trieste il giorno 8 gennaio 1825, al numero civico 473. Michele, o Michael o Michelle, secondo la lingua e la grafia di vari documenti, recava, quindi, un solo cognome: “Anelli” (9).
Dal registro parrocchiale della chiesa di S. Maria Maggiore di Trieste si sa che il 18 agosto 1810 risulta il battesimo del primogenito di Vincenzo Giuseppe Anelli Monti, nato il giorno prima (10). All’infante fu imposto il nome di Giovanni Antonio. Nella finestrella del registro intitolata “pater conditio” si può leggere: “Vincentius Josephus Anelli Monti scriba”. Si noti che le parole “Vincentius” e “Monti” sembrano aggiunte in un secondo momento, con la stessa calligrafia; si potrebbe dire che il compilatore le ha fatte stare tra le righe nella stretta finestra del registro. La moglie di Vincenzo Giuseppe è Maria Furlan, figlia di Mattia, nata nel 1791 a Fiume. I coniugi si erano sposati a Trieste (11), nella stessa chiesa il 13 novembre 1809.
Un’indagine approfondita all’Archivio di Stato di Trieste ha consentito di svelare l’arcano del doppio cognome. Vincenzo Giuseppe Anelli Monti, “stande Kancelist (di condizione cancelliere)” (1789?-1836) morì di “Cholera” – ovvero: colera – (12)  il 23 luglio 1836 e abitava in Contrada Fernedo al numero 1663, secondo la citata rubrica Sematismo, ossia: almanacco.
Vero i diciott’anni, quando Vincenzo Giuseppe fu assunto in qualità di scrivano presso il notaio triestino Vincenzo Franul de Weissenthurn, egli firmò molti atti notarili in veste di “testimonio presente” nella forma seguente (13) :
18.8.1806 – Giuseppe Monti
14.7.1807 – Giuseppe Monti
11.8.1808 – Giuseppe Monti
7.11.1809 – Vincenzo Giuseppe Anelli d.o [detto] Monti
9.11.1809 – V.G. Anelli detto Monti
9.12.1809 – Vincenzo Giuseppe Anelli detto Monti
14.12.1809 – Vincenzo G. Anelli d.o Monti
3.1.1810 – V. Gius.e Anelli detto Monti
4.6.1810 – Joseph Monti [atto in tedesco]
20.12.1811 – G. Monti
….

Da questi autografi il secondo cognome (Monti) pare che sia un soprannome, piuttosto che un cognome vero e proprio. Per anni egli sottoscrisse gli atti con un solo nome e un solo cognome. A vent’anni, mise su famiglia e con la data delle nozze (13.11.1809) “regnando Napoleone Imperatore dei Francesi” – Trieste era occupata dalle truppe francesi –, la sua firma sugli atti ufficiali si fece assai precisa: “Vincenzo Giuseppe Anelli d.o [detto] Monti”. Furoreggiava in quel tempo il letterato e poeta classico Vincenzo Monti (1754-1828) e chissà se i compagni di studio del triestino Vincenzo Giuseppe Anelli non abbiano voluto paragonarlo al celebre poeta italiano, con il soprannome di “Monti”, nel clima ossianico del Pre-romanticismo.
Attilio Anelli Monti, Luigi Anderloni, Udine 1908. Cartolina non viaggiata, firmata "A. Anelli" a sinistra. 
Collezione privata, Udine

3. Il ramo austriaco degli Anelli-Monti
Gli aspetti avvincenti del cognome doppio, che ispira nobiltà, non sono finiti qui. Uno zio di Attilio Anelli Monti, tale Antonio, nato a Trieste (14)  il 10 giugno 1819 e morto il 4 settembre 1873 a Czernovitz, in Bucovina, nell’odierna Ucraina, fu colonnello dell’Esercito Imperiale e Reale Austroungarico (15). Egli il 10 gennaio 1868 fu dichiarato nobile austriaco: “Anton Anelli-Monti Edler von Vallechiara”. Secondo il Libro tascabile genealogico delle famiglie dei cavalieri e dei nobili (16), edito nel 1891, egli poteva vantare una illustre ascendenza “napoletana già citata come stirpe nobiliare alla fine del XIII secolo, facendo parte dei seguaci di Corradino di Svevia (…) trasferitasi a Venezia e a Trieste nel XVII secolo”.
I discendenti di tale ramo degli Anelli Monti oggi vivono in Stiria (Austria). Essi mi hanno fornito la documentazione (17) sul figlio di Anton, che si chiamava Olivier Ferdinand (Gross Becskerek/Banat 22.6.1857 – Salisburgo 8.9.1930), anche lui militare di carriera, che il 20 giugno 1901 a Vienna divenne addirittura comandante della Guardia del corpo dell’Imperatore Francesco Giuseppe (“ernannt zum Garden und Rittermeister in der k.k. Ersten Arcièren-Leibgarde, Gardendienst in Wien”).
Museo della Storia Militare di Vienna, La divisa di Olivier Ferdinand Anelli-Monti è a destra. "Uniformen kö Leibgarde und Arcièren-Leibgarde im HGM" by Pappenheim - Special thanks to: Heeresgeschichtliche Museum – Militärhistorische Institut

4. La Società Musiva Veneziana
Attilio Anelli Monti frequentò la Reale Accademia di Belle Arti di Venezia nell’anno scolastico 1868-’69, vincendo a quattordici anni, il secondo premio per la materia di Elementi della figura, insegnata dal professor Napoleone Nani (18). Poi fece il mosaicista, abitò in S. Polo 2145.
Attilio è citato due volte nel saggio su La rinascita del mosaico a Venezia, del 1931. Mosaicista fu il padre Carlo, oltre al figlio Roberto e al fratello Milziade (nato a Venezia il 28.5.1863) “giovane da notare”, secondo il citato saggio del 1931.
Fu proprio un gruppo di giovani mosaicisti emergenti che, nel 1876, fondò la Società Musiva Veneziana, menzionata nell’Enciclopedia universale dell’Arte della editrice Sansoni e nell’Enciclopedia Treccani. Essi erano Raniero Bortolotti, Lorenzo Radi Junior, Attilio Anelli Monti, che dal 1884 ne fu il direttore artistico. La società aveva sede in S. Polo 2195, nel gotico Palazzo Bernardo. Ebbe il Diploma d’onore dal Reale Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti nel 1880. Partecipò a numerose mostre ed esposizioni in patria ed all’estero (19) : Napoli nel 1877, Parigi 1878, Melbourne 1880, Milano 1881, Amsterdam 1893, Anversa 1885, Liverpool 1886, Londra 1888, Torino 1890, Genova 1892, Barcellona 1893 e Murano 1895.  
Chi c’era nella Società Musiva Veneziana? Si trattava di “giovani artisti poveri di mezzi – si legge in un opuscolo (20) stampato a Venezia a nome di B.R. (Bortolotti Raniero?) – che ebbero a lottare con difficoltà ed opposizioni di ogni materia, ma vinsero”. La concorrenza era forte e si chiamava Salviati, nume tutelare del mosaico e dei vetri soffiati di Murano. Le imprese Salviati, anche a capitale inglese (laboratori musivi, forni, vasi fusori, vetrerie e negozi), occupavano decine e decine di lavoratori, compresi “19 fanciulli”. Ricevevano un gran numero di commesse in Africa, America ed Europa.
La Società Musiva Veneziana pure realizzò varie opere di mosaico. Tra le più prestigiose, sotto la direzione di Attilio Anelli Monti, ci sono le lunette per il Duomo di Firenze, su cartoni di Nicolò Barabino, opera del 1886. Si possono menzionare, inoltre, come ha scritto Arturo Santini (21) “le decorazioni di Nostra Signora della Guardia a Marsiglia e i superbi mosaici di Roma pel Monumento a Pio IX”. In effetti anche la critica del Novecento, come nel caso di Carla Faldi Guglielmi, ha scritto degli “splendidi mosaici” nella Cappella di Papa Pio IX, ubicata nell’antico nartece della chiesa di San Pelagio, appartenente alla basilica di S. Lorenzo al Verano. Altri autori come Carlo Bertelli, vanno più a fondo. “Il cosiddetto purismo dei Nazareni è protratto da Ludovico Seitz – ha scritto Carlo Bertelli – nei mosaici della Cappella funeraria di Pio IX nella basilica di S. Lorenzo fuori de Mura in Roma (1870-1876) per i quali sembra ispirarsi agli esempi, non propriamente eccelsi, dell’Overbeck e del Cornelius” (22).
Sempre a Roma, un’opera imponente per dimensioni e per bellezza è L’adorazione riparatrice del mondo cattolico, nella chiesa di S. Gioacchino in Prati. Sulla facciata, sopra la trabeazione, si nota “un grandioso e vivace mosaico” (23) realizzato dalla Società Musiva Veneziana, su disegno di Virginio Monti, del 1898. 
Dirigendo la Società Musiva Veneziana, Attilio Anelli Monti entrò in contatto con vari artisti, come Ettore Tito, Domenico Morelli, Nicolò Barabino, Friedrich Stummel, Enrico Ursella, con la famiglia di Giuseppe Urbani de Gheltof e con quella di Maurizio Camerino, mosaicista. 
Società Musiva Veneziana, Dichiarazione di servizio di Emilio Anelli Monti, Venezia 1896. Archivio Tischer, Saronno (VA)

In questo crogiuolo di artisti, si sa che dal 1879 al 1882 Emilio Anelli Monti, fratello di Attilio, fu disegnatore presso la Società Musiva Veneziana (24). Nel 1887 egli lavorò al Genio Militare di Belluno e nel 1892 disegnò la testata per il settimanale “L’Eco delle Alpi” di Belluno, per il quale compose diversi disegni a china, per le illustrazioni del giornale, come ad esempio per la località di Longarone. Il disegno è firmato “Anelli” in basso a destra sull’originale risvolto del foglio, disegnato anch’esso. Archivio Sandro Tischer, Saronno (VA).Vedi l'immagine riprodotta qui sotto.
Dopo il 1900, Emilio Anelli Monti, appasionato fotografo, si trasferì a Udine per lavorare con impresari del Friuli, come Leonardo Rizzani. Nel 1906, proprio sulla sua spinta sorse la “Bortolo Capellari e C.” di Viale Palmanova a Udine, con fornace anche a Manzano, in provincia di Udine. Emilio ne divenne azionista, nel 1909, poi “assistente tecnico” e, infine, “direttore” nel 1910, secondo i ricordi dei familiari e discendenti Tischer e Anderloni. Dal 1911 al 1915 Emilio è segretario della stessa società di laterizi e, proprio il 20 aprile 1915 l’azienda muta ragione sociale in “Rizzani & Capellari”, (25). 
In altro archivio si legge che nell’Impresa Rizzani nel 1919 “la persona autorizzata a firmare per la società nella fornace di Udine è Anelli Monti Emilio di Carlo”. Egli lavorò nei cantieri aperti nel 1919 in provincia di Gorizia. Nel 1926 la fornace di Viale Palmanova cessò l’attività e la Rizzani fu “trasferita in Via Catania 26 (Gervasutta)” (26).
Nel 1929 Emilio nel “camerino oscuro” di casa Anderloni a Udine sviluppò e stampò circa duecento fotografie scattate dal nipote Edoardo Tischer, capocarovana con Luigi Amedeo di Savoia – Aosta, Duca degli Abruzzi, alla scoperta delle sorgenti del fiume Uebi Scebeli, in Etiopia (27). Emilio morì a Milano nel 1933, dove si era trasferito, presso la figlia Mary, assieme alla moglie ammalata.
Spedizione italiana col Duca degli Abruzzi, alla scoperta delle sorgenti del fiume Uebi Scebeli, in Etiopia, 1928. Fotografia di Edoardo Tischer. Archivio Tischer, Saronno (VA)

5. Attilio Anelli Monti a Mosca
Nel 1898 Attilio fu a Mosca per alcune opere nel Mausoleo di Alessandro II, che gli fruttarono la nomina di cavaliere dell’Ordine di Santo Stanislao ed alcuni regali personali della zarina, come il medaglione commemorativo in platino e due boccali in ceramica e cobalto, conservati dai discendenti nel Veneto.
Molti mosaici e cartoni preparatori della Società Musiva Veneziana furono ordinatamente fotografati per scopi commerciali. Tali positivi hanno fatto parte dell’Archivio Sandro Tischer. Probabilmente Attilio si appassionò ed imparò l’arte fotografica in tale frangente. La rinascita ottocentesca del mosaico, cui partecipò anche Attilio con la Società Musiva Veneziana, è dovuta, tra l’altro, all’abbattimento dei costi di esecuzione, grazie all’introduzione della tecnica di lavorazione dritto-rovescio.
Il mosaico ultimato è il “dritto”, che viene preparato in laboratorio a lotti di tessere musive incollate su carta recante i disegni a rovescio, ricopiati dai cartoni. Con una serie di passaggi a “doppio trasporto” Attilio escogitò nello stabilimento fotografico un sistema per migliorare la preparazione dei disegni da mosaico. Una volta che ebbe fotografato il cartone, che di solito è opera di un pittore, egli lo stampò su una “carta semitrasparente”, in modo da ottenere l’immagine speculare da gestire in laboratorio musivo; molti materiali sono nell’Archivio Sandro Tischer.


Studio di Attilio Anelli Monti per il rovesciamento destra-sinistra di un’immagine del Cristo da utilizzare nella preparazione dei cartoni per mosaico. La stampa è su carta fotografica e su carta semitrasparente, valida per il lavoro “a rovescio” del mosaicista, con martellina, tessere e colla in laboratorio. Archivio Sandro Tischer, Saronno (VA)
Nella stampa fotografica del negativo “per semplice trasporto” egli utilizzò la resa “a dritto” del lotto musivo fotografato e prodotto a rovescio. Ciò consentì un salto di qualità nelle dimostrazioni con fotografie alla clientela, perché veniva messo in mostra l’effetto del prodotto finito, non il suo rovescio speculare.
Poco prima della Grande Guerra si sciolse la Società Musiva Veneziana; era il 1913. Attilio Anelli Monti di dedicò alla fotografia, firmando con timbro sul retro delle stampe: “Anelli Monti Attilio – Venezia”. Fu attivo firmando i positivi, assieme alla sua accolita, inviandosi una serie articolata di cartoline autoprodotte, con commenti tecnici sulla bontà delle fotografie eseguite. Oggi esse sono un patrimonio familiare di grande valore affettivo.

Roma, L'Adorazione riparatrice del mondo cattolico, facciata della chiesa di S. Gioacchino in Prati, mosaico della Società Musiva Veneziana, direttore artistico Attilio Anelli Monti.
 Fotografia di Elio Varutti

Note
1) Archivio della Curia Patriarcale di Venezia, Atto del 12 settembre 1896, n. 68, sez. III, manoscritto (d’ora in poi: ms).
2) Archivio Parrocchiale di Santa Maria dei Frari, Venezia, Libro dei Morti 1891-1901, ms.
3) Österreichisches Staatsarchiv, Kriegsarchiv, Wien (Austria), Documenti di servizio militare, corrispondenza dattiloscritta.
4)  Tribunale Civile e Penale di Venezia, Cancelleria, Fede di nascita e di battesimo di Emiliano (o Emilio) Anelli Monti – fratello di Attilio – redatta a Pola il 28 luglio 1878 e autenticata a Venezia il 15 settembre 1892, ms.
5)  Comune di Venezia, Ripartizione Servizi Demografici, Ufficio Anagrafe, Stato di famiglia di Luigia Martini, ms.
6)  Comune di Udine, Settore Demografia, Unità Operativa Stato Civile, Certificato di morte di Attilio Anelli Monti, dattiloscr., «La Patria del Friuli», 14 febbraio 1924. «Il Giornale del Friuli», 15 febbraio 1924.
7)  Elio Varutti, Anelli-Monti e Anderloni, Udine, Ribis, 1994, pag. 41.

8)  Scematismo dell’Imperial Regio Litorale Austriaco-Illirico, Trieste, Coletti, 1834, pagg. 6 e 7.
9) Archivio di Stato di Trieste (d’ora in poi ASTs), Giudizio Civico e Provinciale, Atti Civili, b 458, 1825, 5/30, ms. Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Register Defunctorum Civitatis Veteris, 1825, ms.
10) Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Liber Baptizatorum, 1810, ms.
11)  Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Liber Matrimoniorum, 1809, ms.
12) ASTs, Imperial Regio Governo, Atti Generali, b 255, fascicolo 18.270, 1836, ms.
13) ASTs, Archivio Notarile Antico, Registri degli atti del notaio Vincenzo Franul de Weissenthurn, 1806-1812, ms.
14) Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Liber Baptizatorum, 1819, ms.
15)  Österreichisches Staatsarchiv, Kriegsarchiv, Wien (Austria), Documenti di servizio militare, corrispondenza dattiloscritta.
16)  Genealogisches Taschenbuch der Adeligen Häuser, Brünn, Jahrgang, 1877, pagg. 18 e 19, 1891. J.B. Rietstap, V.&H.V. Rolland’s Illustrations to the Armorial Général, London, Heraldry Today, 1967.
17)  Österreichisches Staatsarchiv, Kriegsarchiv, Wien (Austria), Documenti di servizio militare, corrispondenza dattiloscritta.
18)  Atti della Reale Accademia di Belle Arti in Venezia dell’anno 1869, Venezia, Del Commercio, 1869.
19)  AA.VV., Esposizione di vetri artistici ed oggetti affini di Murano  e Venezia sotto il patrocinio di S.E. il Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio presso il Museo di Murano, Ferrari, 1895, pag. 28.
20)  B.R. (Bortolotti Raniero?), I musaici della Società Musiva Veneziana, Venezia, Fischer, s.d., (1884?).
21)  Arturo Santini, Ricordo della III Esposizione vetraria di Murano, Venezia, Ferrari, 1895, pag. 33.
22)  Carla Faldi Guglielmi, Roma. Basilica di S. Lorenzo al Verano (fuori le Mura), Bologna, Grafica Editoriale Spa, s.d, (1968?), pag. 30. Carlo Bertelli (a cura di), Il mosaico, Milano, Mondatori, 1988, pag. 291.
23)  Ezio Marcelli, S. Gioacchino in Prati. Chiesa pontificia, Roma, Padri Redentoristi, Arti Grafiche La Moderna, 1980, pag. 26.
24)  Archivio privato Sandro Tischer, Saronno, provincia di Varese, Società Musiva Veneziana, Dichiarazione di servizio di Emilio Anelli Monti, Venezia, 6 febbraio 1896, ms. 
25)  Emilio Anelli Monti risulta azionista nel 1909. Vedi: Archivio del Tribunale di Udine, B. Capellari & C., Fornaci Udine – Manzano Società in accomandita per azioni, Verbale dell’assemblea degli azionisti, Udine 28 marzo 1909. Ho consultato pure i verbali del periodo 1910-1915, ms.
26)  Archivio della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Udine, fascicolo n. 10.701.
27)  Originali nell’Archivio privato Sandro Tischer, Saronno, provincia di Varese, fotografie. Vedi inoltre: Luigi Amedeo di Savoia – Aosta, Duca degli Abruzzi, La esplorazione dello Uabi – Uebi Scebeli dalle sue sorgenti nella Etiopia meridionale alla Somalia Italiana [1928-29], Milano, Mondadori, 1932



Emilio Anelli Monti, Il ponte sul Tagliamento a Pinzano in Friuli, 17 aprile 1911. Cartolina viaggiata, siglata "EA" in basso a destra. Archivio Tischer, Saronno (VA)

Bibliografia

- AA.VV., Esposizione di vetri artistici ed oggetti affini di Murano  e Venezia sotto il patrocinio di S.E. il Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio presso il Museo di Murano, Venezia, Ferrari, 1895
- Eleonora Alessi, Enrico Anelli-Monti, Elisa Pezzutto e Stefania Zanatta, Ricerca Storica su palazzo Ca' Bernardo in calle Bernardo sestiere di San Polo Venezia, Venezia, 1999
- Annuario del Corriere Fotografico, 1912 e 1914
- Archivio della Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura di Udine, fascicolo n. 10.701.
- Archivio della Curia Patriarcale di Venezia, Atto del 12 settembre 1896, n. 68, sez. III
- Archivio Parrocchiale di S. Maria dei Frari, Venezia, Libro dei Morti 1891-1901
- Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Liber Matrimoniorum, 1809
- Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Liber Baptizatorum, 1810-1819
- Archivio Parrocchiale di S. Maria Maggiore, Trieste, Register Defunctorum Civitatis Veteris, 1825
- Archivio privato Sandro Tischer, Saronno, provincia di Varese
- Archivio di Stato di Trieste (ASTs), Giudizio Civico e Provinciale, Atti Civili, b 458, 1825, 5/30.
- ASTs, Imperial Regio Governo, Atti Generali, b 255, f 18.270, 1836
- Archivio del Tribunale di Udine, B. Capellari & C., Fornaci Udine – Manzano Società in accomandita per azioni, Verbali dell’assemblea degli azionisti, 1909-1915
- Atti della Reale Accademia di Belle Arti in Venezia dell’anno 1869, Venezia, Del Commercio, 1869
- Carlo Bertelli (a cura di), Il mosaico, Milano, Mondadori, 1988
- B.R. (Bortolotti Raniero?), I musaici della Società Musiva Veneziana, Venezia, Fischer, s.d., (1884?)
- Comune di Udine, Settore Demografia, Unità Operativa Stato Civile, Certificato di morte di Attilio Anelli Monti
- Comune di Venezia, Ripartizione Servizi Demografici, Ufficio Anagrafe, Stato di famiglia di Luigia Martini
- Gianfranco Ellero, Pietro Modotti, Udine, Ribis, 1992
- Carla Faldi Guglielmi, Roma. Basilica di S. Lorenzo al Verano (fuori le Mura), Bologna, Grafica Editoriale Spa, s.d, (1968?)
- Fedrerazione Fascista Autonoma degli Artigiani d'Italia, Istituto Veneto per il Lavoro Venezia, La rinascita del mosaico a Venezia, Comitato mosaicisti veneziani presso Cooperativa mosaicisti Venezia, Venezia, Emiliana, 1931
- Genealogisches Taschenbuch der Adeligen Häuser, Brünn, Jahrgang, 1877, 1891.
- «Il Giornale del Friuli», 15 febbraio 1924
- Ezio Marcelli, S. Gioacchino in Prati. Chiesa pontificia, Roma, Padri Redentoristi, Arti Grafiche La Moderna, 1980, pag. 26.
- Österreichisches Staatsarchiv, Kriegsarchiv, Wien (Austria)
- «La Patria del Friuli», 1910, 1924
- J.B. Rietstap, V.&H.V. Rolland’s Illustrations to the Armorial Général, London, Heraldry Today, 1967
- Arturo Santini, Ricordo della III Esposizione vetraria di Murano, Venezia, Ferrari, 1895
- Luigi Amedeo di Savoia – Aosta, Duca degli Abruzzi, La esplorazione dello Uabi – Uebi Scebeli dalle sue sorgenti nella Etiopia meridionale alla Somalia Italiana [1928-29], Milano, Mondadori, 1932
- Scematismo dell’Imperial Regio Litorale Austriaco-Illirico, Trieste, Coletti, 1834
- Tribunale Civile e Penale di Venezia, Cancelleria, Fede di nascita e di battesimo di Emiliano (o Emilio) Anelli Monti
- Gualtiero Valentinis, In Friuli. Guida, 1903
- G. Valentinis,Guida delle industrie e del Commercio del Friuli, 1910
- Elio Varutti, Anelli-Monti e Anderloni, Udine, Ribis, 1994
Medaglia commemorativa in platino del Mausoleo dello zar Alessandro II, dono della zarina ad Attilio Anelli Monti a Mosca nel 1898. Collezione privata, Belluno.