sabato 8 settembre 2018

Sette mosaiciste di fama internazionale. Mostra in Baldasseria, Udine, 2018


Partono quasi in sordina certe rassegne darte. È il caso della mostra intitolata Opere del Simposio di mosaico città di Udine 2017 svoltasi per un solo giorno nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Baldasseria, suburbio a sud di Udine. Nella giornata di sabato 8 settembre 2018 si sono potuti rivedere sette splendidi mosaici di altrettante artiste straniere talentuose, per l’organizzazione dellAssociazione Insieme con Noi, di Udine.
Udine, Chiesa di Baldasseria, Opere del Simposio di mosaico città di Udine 2017. Fotografia di Leoleo Lulu

La finalità dell’evento, è stato detto nel 2017, era di realizzare delle opere sul tema della Via Crucis per la chiesetta sita in Via Baldasseria Media, nella parrocchia di San Pio X. La grande esperienza artistica e spirituale si era svolta nel laboratorio musivo del maestro Giulio Menossi, in Via Zoletti, a Udine, che ha contattato le artiste straniere.
Varcato luscio della ottocentesca chiesetta, si vede la prima opera in esposizione; è di unartista turca. Ha impostato un gioco geometrico con rombi, triangoli e perimetri ogivali a colori blu, rosso, bianco e sfumature varie, con una prorompente tridimensionalità. Tutto ripetuto due volte. La stazione della Via Crucis da lei sviluppata riguarda il fatto che “Gesù cade per la seconda volta”, che è proprio il titolo del suo lavoro.
Bahriye Güler, “Gesù cade per la seconda volta”, Istanbul (Turchia). Fotografia di E. Varutti


La mosaicista di Istanbul (Turchia) è Bahriye Güler. Come capita a diversi mosaicisti d’oggi, impegnati in senso estetico, l’artista utilizza pezzi di varia natura e anche riciclati, oltre alle classiche paste vitree. Vuole rappresentare la caduta di Cristo con la croce non solo una volta, ma due, poi c’è il coraggio di rialzarsi, nonostante i peccati dell’umanità. È la settima stazione. “Non importa quanto ti senti umiliato – sostiene Bahriye Güler, proponendo un messaggio di grande umanità – puoi sempre alzarti e aiutare gli altri a sollevarsi”.
Kelley Knickerbocker “Rivelato / Revealed”, Seattle, USA. Tema della sesta stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù”. Fotografia di E. Varutti

A seguire, si può ammirare l’opera di un’americana di Seattle. Il titolo è conciso, ma assai significativo e pregnante “Rivelato / Revealed”. Si passa al tema della sesta stazione, che è: “Veronica asciuga il volto di Gesù”. La propone in mostra Kelley Knickerbocker, degli Stati Uniti d’America. Nelle sue opere predilige i colori bianco, nero e varie sfumature di grigio. L’artista vuole attirare l’attenzione del visitatore alla sua composizione e la sua struttura a tasselli irregolari. L’artista ha grattato via “la superficie lucida del granito e della ceramica – ha sostenuto – nella parte centrale della croce per rivelarne la ruvida bellezza che vi si nasconde”.
Liliana Waisman, Argentina, Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce”. Fotografia di E. Varutti

Si passa alla opera successiva che è di una mosaicista di Buenos Aires. È Liliana Waisman, dell’Argentina, che ha prodotto un mosaico leggerissimo, operando con una serie di resine autoprodotte e oro, scegliendo e mescolando le tonalità del colore. Al centro della composizione musiva spicca una croce. La Waisman, che è pure architetto, sostiene che il suo sia “mosaico espacial”, perché in effetti le parti dell’opera si lanciano nello spazio, nell’aria e nel vuoto. “Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis. “Ho volutamente scelto una forma molto complessa – ha scritto la Waisman – una struttura tridimensionale per dare il senso del movimento e di avvicinamento alla croce”.
Marwa Qendeel, Il Cairo, Egitto, Gesù incontra sua Madre”. Fotografia di E. Varutti

L’arte musiva ha coinvolto poi un’egiziana, de Il Cairo. Si tratta di una mosaicista raffigurativa. È Marwa Qendeel, che ha costruito con le sue tessere vitree due volti, uno dei quali è il Cristo, seppur raffigurato per tre quarti. “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione e della medesima opera, che fa capolino da un sacco di juta, per ricordare i materiali poveri.
Erin Pankratz, Edmonton, Canada, Gesù cade per la prima volta / Jesus falls the first time. Fotografia di E. Varutti

La terza stazione si intitola: “Gesù cade per la prima volta / Jesus falls the first time”. Questo tema è stato affrontato da un’artista del Canada. C’è un’informale esplosione di colori nella sua opera. Si chiama Erin Pankratz ed è di Edmonton. Cura soprattutto il “tema dell’avversità”, utilizzando la tecnica della malta colorata, smalti, porcellana non smaltata, pietre, marmo, granito, smalti dorati ed eco smalto, secondo un refrain di reminiscenza aquileiese, mi sia consentito di osservare.
Isidora Paz Lopez, Santiago del Cile, Sanguina ancora / Still Bleeding. Fotografia di E. Varutti

Poi ci si imbatte in un lavoro di un’artista di Santiago del Cile. Isidora Paz Lopez è il suo nome ed il titolo del suo apprezzabile lavoro è “Sanguina ancora / Still Bleeding”. Mette in mostra una pergamena, con tanto di mappa dove Gerusalemme spicca in modo chiaro. Viene così rappresentata la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”, con la tecnica della ceramica Raku, smalti marmo e molte pietre. Queste stupenda scalpellina, mi permetto di chiamarla in questo modo, ha tratto ispirazione “da un’antica mappa di Gerusalemme che indicava la Via Dolorosa”. Ecco spiegato il motivo per cui spicca nell’opera uno squarcio rosso con un groviglio di spine. È la ferita nell’atroce crocifissione di Gesù “una ferita – ha sostenuto  la Lopez – che anche dopo duemila anni continua a sanguinare”.
Anabella Wewer, da Caracas, Venezuela, Conseguenze / Consequences. Fotografia di E. Varutti

Si passa così a vedere la prima stazione della straordinaria Via Crucis di Baldasseria. Apprezziamo nel lavoro di Anabella Wewer, da Caracas, Venezuela, le tessere musive dai colori a pastello, che fanno fuggire l’osservatore dalla realtà per la sofisticata scelta degli accostamenti. La sua opera si intitola “Conseguenze / Consequences”. Il tema da lei sviluppato è quello di “Gesù è condannato a morte”. Ci sono vari materiali, pigmenti smalti e marmo. “Nell’opera ho inserito – ha affermato la Wewer – tre tessere dorate dove io immagino dovesse essere il cuore di Cristo, per onorare la tradizione italiana di usare oro per valorizzare un mosaico, inconsciamente ho così rappresentato la Trinità”.
Ore 14,30 - Le artiste americane in visita con Giulio Menossi, primo a sinistra. Fotografia dell'Associazione Insieme con Noi di Udine, che si ringrazia per la pubblicazione

Si ricorda, infine, che all’interno del progetto artistico coordinato dall’Associazione Insieme con Noi c’è stato il coinvolgimento di 22 soggetti disabili del Centro Servizi Riabilitativi Educativi (CSRE) di Via Laipacco, 253  con la sezione di lavoro intitolata “Il mosaico: veicolo di incontro e di integrazione sociale”.
Pubblico alla mostra verso le ore 10. Fotografia di E. Varutti

Come mai anche questo aspetto? “Abbiamo proposto alle persone svantaggiate – aveva detto nel 2017 il maestro Giulio Menossi, direttore artistico del simposio – di costruire un mosaico sulla falsariga del Gallo e della tartaruga di Aquileia e c’è stata molta partecipazione e pure questo piccolo esperimento di laboratorio viene mostrato alla popolazione all’interno del simposio”.

Sitologia
Elio Varutti, Alta creatività nel Simposio musivo di Udine, on-line dal 9 ottobre 2017.
La Chiesa di Baldasseria a Udine. Fotografia di Leoleo Lulu

Nella stessa giornata di visita di questa Temporary exibition, sono passati alcuni artisti niente meno che dagli Stati Uniti dAmerica. Non erano tre o quattro visitatori, perché sono arrivati addirittura in pullman, con il maestro Giulio Menossi che faceva da dotto accompagnatore. Complimenti agli organizzatori che hanno saputo coinvolgere anche gli artisti degli USA.
Udine, 8 settembre 2018. Chiesa di Baldasseria. Il gruppo di 22 artisti visitatori dagli USA, con Germano Vidussi, presidente dell'Associazione Insieme con Noi, primo a destra e il maestro Giulio Menossi, al centro con camicia, barba e scarpe chiare. Fotografia dell'Associazione Insieme con Noi, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione. C'è anche un video di tale visita, diffuso in Facebook, clicca qui per vederlo.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione e diffusione. Altre fotografie di E. Varutti e anche dell'Associazione Insieme con Noi di Udine. 

Fotografia di E. Varutti

Le firme, i saluti e i complimenti sul libro dei ricordi della mostra di Mosaici in Baldasseria 2018. Fotografia dell'Associazione Insieme con Noi, di Udine che si ringrazia per la diffusione.



domenica 2 settembre 2018

Disegni d’Istria, Fiume, Dalmazia e Montenegro in un libro di Leonardo Bellaspiga


Non pensavo di provare grandi emozioni nel guardare un libro. Il meraviglioso volume di disegni di Leonardo Bellaspiga è soprattutto da guardare, ammirare e rimirare, essendo costituito da immagini incredibili nei suoi cm 23 x 34 di ogni pagina. Si intitola Sulle Ali della Bora nel Ruggito del Leone da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia. È stato edito da La Mongolfiera di Trieste nel 2018 in 150 esemplari numerari e firmati dall’autore.
La copertina del volume di immagini

Raccoglie circa 150 disegni a china su carta che l’artista ha eseguito con passione, estro e pazienza certosina in circa quarant’anni di militanza artistica su e giù per la costa orientale del Mar Adriatico. Leonardo Bellaspiga è nato a Osimo (AN) nel 1925 e ha sposato Carmen Ursini di Pola, che gli ha dato tre figlie. Ha lavorato come ingegnere in giro per il mondo, coltivando la passione per i disegni di paesaggi a china, pregni di un tocco magistrale.
Il testo gode di due brevi introduzioni di Susanna Tamaro e di Claudio Magris, nonché del cenno di saluto che Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana ha affidato al suo Consigliere per la comunicazione, Giovanni Grasso.
A Cristina Benussi, docente ordinario di Letteratura italiana contemporanea e presidente della Università Popolare di Trieste, va il merito di una introduzione che esalta la bellezza dei disegni di Bellaspiga. Seguono alcune pagine con una selezione di commenti critici positivi di vari storici dell’arte ed operatori del settore. Non poteva mancare la premessa di una delle figlie del pittore ingegnere. È Lucia Bellaspiga, giornalista dell’«Avvenire» che figura tra le curatrici dell’incantevole volume.
La quarta di copertina del volume coi disegni di Leonardo Bellaspiga, particolare

È Ariella Petelin, l’altra curatrice, che spiega come mai si è giunti alla pubblicazione di un libro fatto di disegni. Tutto ha inizio nel giugno 2015 con una mostra di disegni di Leonardo Bellaspiga, in seguito ad un raduno di aderenti al Libero Comune di Pola in esilio. Sorse così una collaborazione fra gruppi come quello appena citato, l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana di Slovenia e di Croazia
La rassegna espositiva tocca varie città come Trieste, Cattaro, Podgorica, Pola Capodistria, Torino (nella sede dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, ANVGD, luogo simbolo dell’esodo giuliano dalmata in Piemonte). Poi è la volta di Lubiana, Gorizia, Umago, Isola di Cherso, Pirano e Spalato. È chiaro che dopo tutti i successi riscontati nelle varie città con i disegni, si è pensato di raccogliere in un libro molte di tali opere.
Si dà, per ultimo, un’avvertenza per i patiti del perfetto regesto. Mancano le dimensioni dell’originale e la proprietà privata o pubblica dell’opera nelle riproduzioni dei disegni a china, in molti dei quali si intravvede l’anno di produzione scritto di pugno dall'autore.
Un altro particolare della quarta di copertina del libro di Bellaspiga, con parte dei commenti di Claudio Magris e di Susanna Tamaro
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Ringrazio, infine, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria a Udine, perché in un’afosa giornata di agosto 2018 mi ha regalato il libro di Bellaspiga, recandomi un illusorio refrigerio guardando scogli liburnici, spiagge istriane, impareggiabili isole dalmate e notevoli architetture in stile veneziano disegnati in modo pregevole e con un amore per il bello. 
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Lucia Bellaspiga, Ariella Petelin (a cura di), Sulle Ali della Bora nel Ruggito del Leone da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia, Trieste, La Mongolfiera, 2018.
Maria Iole Furlan, Lussingrande; ispirato al disegno di L. Bellaspiga, pennarello su carta, cm 14 x 20, 2018. Courtesy dell'artista.


venerdì 31 agosto 2018

Esodo istriano di Armida da Fasana con la paura, i sequestri e le bugie dei titini


“Semo vignudi via nel 1948 e semo andadi al Silos de Trieste”. Comincia così il racconto dell’esodo di Armida Villio, nata a Fasana, vicino a Pola, di fronte all'Isola di Brioni. 
Armida Villio e Alda Devescovi a un incontro di soci ANVGD a Grado (GO) il 30 agosto 2018. Fotografia di Elio Varutti

I profughi istriani stavano poco al Silos, uno dei Campi Profughi di Trieste, perché era sempre pieno. Poi venivano inviati al Centro di Smistamento Profughi di Udine e da lì assegnati a uno degli oltre cento Centri Raccolta Profughi (CPR) sparsi per l’Italia. La signora Villio è arrivata a Grado, provincia di Gorizia, una località balneare sorta sotto gli Asburgo nell’Alto Adriatico, a poche miglia marine da Pirano e dall’Istria, nel frattempo passati alla Jugoslavia.
Il CRP del Silos non era certo un hotel a tre stelle. Freddo, finestre coi vetri rotti, tanta gente ammucchiata alla meno peggio e scarsa pulizia. La signora Armida trova, tuttavia, anche un aspetto positivo della sua permanenza nella Trieste del Territorio Libero (1945-1954) governata dagli angloamericani. “Ze sta bel, jero al Silos, ma jera i americani che i sonava dappertutto, musica e ballo per la città”. Così i profughi potevano dimenticare le vessazioni e le violenze patite sotto i titini.
“Mio fradel Eligio Villio – continua la testimonianza – el ze scampado con altri sedici ragazzi, tuti zoveni”. Com’è successo? “Ze partidi da Fasana con due barche a motor e i ze finidi fin sul delta del Po – precisa la signora Villio – jera marzo e fazeva fredo, me ricordo che i paroni de una barca jera i Barattin e quei de la seconda barca jera i Chersin”.
La fuga dei 17 giovani di Fasana termina in provincia di Rovigo e poi si sono fermati là? “No, la zente del posto diseva che i jera tuti fascisti e no i li voleva – afferma la signora Armida – così ze stadi ciapadi dentro da le munighe e dopo ze rivadi a Grado, mio fradel Eligio el ze andà a studiar a Genova al convitto Cristoforo Colombo, più tardi, dopo esserse sposado con una signorina de Cherso, el mori a Trieste nel 1985”.
La vicenda non finisce solo così, perché il padre di Eligio e Armida era rimasto a Fasana. “Durante la fuga delle due barche el pare el stava atento che no vignissi nissun a scoprirli – aggiunge la testimone – il giorno dopo i titini, non vedendo le barche in porto, i fa visita a ogni famiglia dei 17 scampadi e il sior Chersin, pare de tre de lori, el dise che no saveva dove che jera andadi e li spetava per tuta la sera, mostrando la polenta nei piati per i tre fioi”.
Ma il babbo Villio e i paesani sapevano tutto, non è vero? “In realtà un fradel de mia mama in una trattoria nel sotoscala gaveva scoltado la radio – spiega la signora Armida – el gaveva savudo de due barche de fasanesi finide sul delta del Po, ma tuti i parenti i fazeva finta de no saver niente coi titini”.

Era tutto un gioco di astuzia e di grande tensione. In paese i titini mettono in giro la voce di aver catturato i 17 ragazzi scappati con le due barche e di averli niente meno che imprigionati a Pola. Allora il babbo di Eligio si reca a Pola e, nel carcere, gli confermano che il figlio e gli altri 16 sono reclusi lì. “Ma no podeva veder suo fio, i ghe gà dito – riferisce la signora Armida, con un occhio furbetto – per forza el jera scampado!”. 
E nelle case a Fasana cosa succedeva? “Succedeva che i ‘sciavi dell’Ozna i sequestrava tuto quel che i voleva portar via – risponde la testimone – dalla bicicleta, a la radio e, per rivalsa, soprattutto oggetti appartenenti ai fuggitivi”. 
Con la sigla Ozna si intende “Odeljenje za Zaštitu Naroda”, ovvero Dipartimento per la Sicurezza del Popolo. Era la polizia segreta di Tito, che attuava requisizioni, vessazioni ed addirittura che ha programmato le eliminazioni di italiani dell’Istria. La pianificazione delle uccisioni, per pulizia etnica, è stata descritta da Orietta Moscarda Oblak nel 2013, a pp. 57-58 di un suo saggio.
Cartolina di Peroi, presso Fasana, Piazza delle scuole, primi del '900. Tratta dal web

Poi cosa succedeva a Fasana nel 1948? “Jera pien de spie dei ‘sciavi – riporta la signora Armida – in quel tempo no se serava la porta de casa, così i entrava i ‘sciavi a sentire cossa se diseva in famiglia per dirlo all’Ozna”.
Comunque dagli anni 1960-1970 il clima di terrore in Istria è cambiato? “Quel che sequestrava la roba ai italiani se ciamava Nino M., deto Nini – conclude la signora Armida Villio – e un bel giorno nei anni sesanta el capita veramente a Grado nela mia nuova famiglia, gavevo sposado proprio un dei fradei Chersin, per domandar soldi per andare a Gorizia e dopo per tornar a casa in Jugo, el se gà butado in zenocio e dopo el gà chiesto scusa per i sequestri fati, così la mia famiglia commossa ghe gà dà el capoto, dei vestiti e i soldi per andar a Gorizia e per tornar a Fasana… ecco ze finida l’intervista?”.
Lo scrivente ringrazia molto la signora Armida Villio, per la testimonianza che ha fatto spontaneamente, anche se provoca dolore, rabbia, confusione ed altri sentimenti. Si cercherà di diffonderla, perché bisogna conoscere queste vicende, che sono dei pezzi di storia dell’Italia e dell’Europa poco noti.

Tra cronaca e storia, foibe e negazionisti già nel 1948 
Un ultimo dato storico. Nel 1943-1944 arrivano a Fossalon di Grado i primi profughi in fuga da Zara, sottoposta ai 54 bombardamenti degli angloamericani, su imbeccata dei titini. Tra il 1947 e il 1949 giunge nella cittadina balneare di origine romana, com’è Grado, una seconda ondata di esuli. Essi fuggono da Pola, da Fiume e da molte cittadine dell’Istria meridionale e occidentale. Si parla di 1.730 persone che vengono sistemate soprattutto a Fossalon, come ha scritto Ivan Bianchi su «Il Friuli» nel 2018.
La cronaca del 1948, secondo il «Messaggero Veneto» è piena di fughe di persone dalla Jugoslavia di Tito, ufficiali croati compresi. Da un paese vicino a Caporetto scappano tutti, portandosi dietro gli animali di allevamento e di corte, per stabilirsi nelle Valli del Natisone (UD). Ci sono articoli riguardo l’uccisione di italiani nelle foibe perpetrata dai titini e delle esumazioni per dare un nome alle vittime. C’è la cifra di 4 mila uccisi nelle foibe in un articolo del mese di marzo. Ci sono le fughe in barca. Si scappa a piedi per i boschi, anche a decine di persone. Si è considerato solo il mese di marzo 1948, come campione, ma nei mesi precedenti e in quelli successivi è la stessa musica.
Nella cronaca di Gorizia di detta testata si legge, nel giorno 2 marzo 1948, che ai carabinieri di Capriva (GO) si presentano un prete jugoslavo, sua cognata e due figlioli di lei. È don Stanko Drnas, di 36 anni e la donna è Maria Akrap, di 37 anni, fuggiti dalla Dalmazia. Il cronista precisa che i quattro fuggitivi sono stati aiutati “dalle popolazioni agricole che hanno ospitato e, privandosene essi stessi, sfamato i fuggiaschi, nascondendoli alla spietata caccia che loro veniva data dall’Ozna”.
Passiamo alla cronaca di Trieste. Il 3 marzo 1948 è riportata la notizia del recupero di otto salme nella Foiba del Cane. Viene riconosciuto il corpo di Angelo Morandini, di Lusevera (UD), classe 1896, abitante a Longera (TS). Era capo operaio dell’Industria Triestina Frantumazione Pietre, con cantiere sulla strada Trieste-Basovizza. Il 5 maggio 1945 è prelevato dai titini nella persona di Francesco Marussich, assieme alla signora Dora Ciok. Vengono fatti salire su un’automobile guidata da tale Gruden e portati alla caserma di S. Giovanni, dove è fatta scendere la donna. Morandini è invece scortato alle scuole di Gropada. Alcuni giorni dopo, con altri sette imprigionati, è condotto alla Foiba del Cane, che dista un centinaio di metri dal paese. La gente di Gropada narra che in quelle occasioni interveniva un individuo sanguinario, chiamato “el Boia”. Proprio lui “el Boia”, con un’ascia, spacca la testa ai prigionieri, prima di gettarli nella foiba. Il Morandini è freddato con una scarica di mitra dallo stesso Marussich. Qui, il cronista riporta un fatto contingente. Il 4 febbraio 1948, quando la squadra di recupero inizia l’esumazione dei corpi a Gropada, una maestrina comunista, con sdegno, dice agli addetti recupero salme che nella foiba c’erano solo ossa di animali. Dopo il recupero di otto resti umani, l’ispettore di polizia di turno chiede alla maestrina che insisteva nella sua versione negazionista, se gli abitanti di Gropada erano usi mettere la cravatta ai vitelli, scarpe ai bovi e vestiti ai cani. La giovane maestra allora arrossisce e si allontana.
Cartolina di Rovigno, primi del '900, fotografo Nicolò Daveggia, Rovigno. Editore Photo Atelier "Flora", Pola. Immagine ripresa dal web

Un ulteriore cenno si fa a Dora Ciok. Come ha scritto Giuseppina Mellace, nel 2014 “fu violentata dai suoi carcerieri e gettata, ancora viva, nella foiba di Gropada”. La sua salma fu ritrovata nell’agosto del 1946, legata con una cinghia e con filo spinato.
In un altro articolo dal «Messaggero Veneto» del 17 marzo 1948, sempre sulla cronaca di Trieste si legge della “Drammatica fuga di nove istriani”. L’evento assomiglia molto al racconto di Armida Villio. Il cronista spiega della partenza precipitosa con due barche a remi da Fontane, un paese tra Parenzo e Orsera. Dopo diciotto ore di navigazione i profughi approdano a Jesolo (VE) chiedendo assistenza alle autorità.

Una notizia della cronaca di Udine, infine, sempre dal «Messaggero Veneto». Il titolo è sull’onda di quelli del mese stesso: “Continua la fuga”. Si legge nell’articolo che al Centro Profughi di Via Gorizia si sono presentati tre fuggiaschi da Rovigno. Essi sono scappati in una barca a remi a sono sbarcati a Chioggia, poi sono stati portati a Udine, dove funziona uno dei più grossi Centri smistamento profughi d’Italia. 
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Fonte orale
Armida Villio, Fasana (Pola) 1933, intervista con taccuino, penna e macchina fotografica a Grado (GO) a cura di E. Varutti del 30 agosto 2018. Si ringrazia, per la collaborazione riservata, la signora Alda Devescovi, nata a Rovigno ed esule a Grado.

Bibliografia
“Altri quattro jugoslavi fuggiti e riparati in Italia”, «Messaggero Veneto», Cronaca di Gorizia, 2 marzo 1948, p. 2.
Ivan Bianchi, “Fossalon, il borgo che sta morendo”, «Il Friuli», n. 34, 31 agosto 2018, p. 22.
- “Continua la fuga”, «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, 20 marzo 1948, p. 2.
- “Drammatica fuga di nove istriani”, «Messaggero Veneto», Cronaca di Trieste, 17 marzo 1948, p. 1.
- Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.  2.
- Orietta Moscarda Oblak, “La presa del potere in Istria e in Jugoslavia. Il ruolo dell’OZNA, «Quaderni del Centro Ricerche Storiche Rovigno», vol. XXIV, 2013, pp. 29-61.
“Un’altra identificazione tra le salme della Grotta del Cane”, «Messaggero Veneto», Cronaca di Trieste, 3 marzo 1948, p. 2.
  
Sitologia

- E. Varutti, Il Campo profughi del Silos a Trieste, on-line dal 27 aprile 2015.

- E. Varutti, La foiba di Mario e Giusto, «friulionline.com» del 20 aprile 2015.

- E. Varutti, Elvira Casarsa da Parenzo, l’esodo del silenzio 1948, on-line dal 6 dicembre 2015.

L’edificio del Silos di Trieste nel 1939, foto dal web. Dal 1945 funzionò come Centro Raccolta Profughi dell’Istria, Fiume e Dalmazia

A Grado raduno di dirigenti ANVGD di Gorizia, Udine e Trieste


L’idea di ritrovarsi tra dirigenti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) è venuta a Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD di Gorizia. 
Grado, 30 agosto 2018 - Ritrovo di dirigenti e soci ANVGD di Gorizia, Udine e Trieste. In alto a sinistra, Guido Rumici e Maria Grazia Ziberna. Fotografia di Elio Varutti

L’evento si è tenuto a Grado (GO), il 30 agosto 2018, presso il ristorante “Da Franco”, in presenza di Renzo Codarin, presidente nazionale dell’ANVGD, di Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia e fratello della presidente goriziana degli esuli giuliano dalmati.
È stata una buona occasione di scambio di esperienze, di collaborazione effettiva e di progettualità di nuove iniziative comuni, come hanno riferito molti degli intervenuti. Tra il numero di 23 partecipanti il gruppo dei goriziani era di certo prevalente, giocando in casa. Erano presenti, tra gli altri, il professor Guido Rumici, vice presidente ANVGD di Gorizia, Maria Rita Cosliani e Luigia Pasquali, detta Didi.
C’erano rappresentanti pure delle due delegazioni di Monfalcone e di Grado, con Armida Villio, esule da Fasana, Tulio Svettini e Alda Devescovi, esuli da Rovigno. Poi c’era Stefano Nedoh, presidente del Comitato Provinciale dell’ANVGD di Trieste.
Da Udine sono intervenuti Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale dell’ANVGD, il professor Elio Varutti, vice presidente e Daniela Conighi, discendente dei Conighi di Fiume.
Grado, 30 agosto 2018 - Capotavola, Renzo Codarin, presidente nazionale ANVGD al ritrovo di dirigenti e soci ANVGD di Gorizia, Udine e Trieste. Fotografia di Elio Varutti

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In allegato, in segno di collaborazione tra i Comitati Provinciali ANVGD di Gorizia e di Udine, si presenta l’elenco delle attività svolte o in programma per il 2018 dal Comitato Provinciale di Gorizia dell’ANVGD, curato dalla professoressa Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la diffusione del materiale.
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Elenco delle Iniziative ed Attività svolte e in programma ANVGD di Gorizia

12 libri, 26 appuntamenti (presentazioni di libri, mostre, conferenze èStoria, commemorazioni e messe), 4 gite / vacanze, 2 momenti conviviali.
Martedì  6 febbraio, Magdi Allam, Maometto e il suo Allah + Il Corano senza veli, Palazzo Lantieri.
Sabato  10  febbraio, Auditorium, Toni Capuozzo, Coro maestro Svab Accademia lirica S. Croce – TS.
Auditorium, 10 febbraio momenti commemorativi promossi dalle rispettive Amministrazioni comunali in collaborazione tra l’ANVGD  di Gorizia, la Lega Nazionale e le delegazioni ANVGD di Grado e di  Monfalcone.
Gradisca d’Isonzo, Cormons, Ara Pacis di Medea, Grado, Monfalcone (posta targa in memoria  di Marco Martinolli).
Domenica 11 febbraio, Messa in Campagnuzza, al Villaggio dell’esule, 10.30 -11.30. Al termine corona in cimitero. Chiesa Campagnuzza (GO), cimitero.
Grado, 30 agosto 2018 - ristorante Da Franco. Maria Grazia Ziberna presidente ANVGD di Gorizia parla delle attività del suo sodalizio al ritrovo di dirigenti e soci ANVGD di Gorizia, Udine e Trieste. Fotografia di Elio Varutti

Lunedì 12 Febbraio, 2 libri. Il testimone di Pirano + Mario Ma, 1957. Un alpino alla scoperta delle foibe. In collaborazione con alpini dell’ANA. Letture della vedova del generale degli alpini  Monzani. Sala Dora Bassi, Maria Grazia Ziberna (MGZ), Power point (ppt) contesto, Fulvio Salimbeni, Maja Monzani.
Lunedì 19 febbraio, 2  libri. Domenico Del Monaco, Farfalle di Zara + Adriana Ivanov Zidov, Il salvataggio degli ebrei in Jugoslavia e Dalmazia e l’intervento della II Armata 1941-1943 di G. Bambara. In collaborazione con l’Associazione Amici di Israele. Sala  Dora Bassi. MGZ ppt contesto e storia Dalmazia, Ivanov, Del Monaco, L. Drascek .
Lunedì 26 Febbraio, 2 libri. Dicuonzo - Giuliana Donorà. Il Piave  mormorò… La Grande Guerra. Eventi storici e protagonisti riguardanti l’Istria, Fiume, la Dalmazia ed il campo di  prigionia austriaco di Wagna  + Wagna 1915-1918. Come vivevano gli abitanti di Dignano d’Istria nel campo austriaco per gli sfollati della I guerra mondiale, di Maria Grazia Belci. Sede ANVGD. MGZ ppt contesto. Diego Redivo.
Lunedì 5 marzo, Monsignor Pietro Zovatto, Preti perseguitati in Istria 1945-1956. Storia di una secolarizzazione, Sala Dora Bassi, MGZ ppt contesto. Lorenzo Salimbeni, Pietro Zovatto.
Martedì 13 marzo, Quei giorni di Pola di Corrado Belci. In collaborazione con la LEG, Libreria Editrice Goriziana. MGZ ppt contesto Alex Pessotto, Maurizio Tripani.
Grado, 30 agosto 2018 - Armida Villio e Alda Devescovi, una parte della delegazione di Grado al ritrovo di dirigenti e soci ANVGD di Gorizia, Udine e Trieste. Fotografia di Elio Varutti

Domenica – marzo. Delegazione di Grado: annuale "Incontro Istriano", con pranzo, proiezione di video, catalogo con antiche cartoline dell’Istria, Fiume e della Dalmazia a cura di Claudio Pastoricchio- Tullio Svettini  ha recitato  liriche di Biagio Marin.  Dal 13 al 15 aprile visita  guidata di tre giorni che avrà come meta Zara, Sebenico e l’isola di Pago. Alda DeVescovi.
Lunedì 19 marzo, Rosanna Turcinovich Giuricin, Maddalena ha gli occhi viola - Rossana Poletti, in collaborazione con l’Associazione Amici di Israele e Comunità ebraica di Trieste - Rabbino Alex Meloni di TS. Sala Dora Bassi. MGZ ppt contesto R. Giuricin, R. Poletti  A. Meloni.
27 marzo, in collaborazione con la Lega Nazionale, commemorazione delle manifestazioni di italianità del 1946 – conferenza.
Metà aprile, Delegazione di Grado: visita  guidata di tre giorni a Zara, Sebenico e l’isola di Pago. Alda De Vescovi.
8 aprile, In collaborazione con il comitato Beato Marco pro causa canonizzazione e con il Comune di Gorizia, ore 10 Santa Messa solenne al Sacro Cuore officiata da Mons. Sergio Ambrosi. ore 11 intitolazione della scalinata con discorso del Sindaco di Gorizia. ore 17.30 spettacolo teatrale con 40 attori -  la vita del Beato Marco d'Aviano al  teatro Kulturni Dom. Maria Rita Cosliani.
9 aprile, Pio Baissero: Dall’Istria a Lepanto passando per Venezia. Sede ANVGD, MGZ ppt, Pio Baissero.
12 -14 aprile, Seminario MIUR di aggiornamento - insegnanti da tutta Italia, La Grande guerra e il confine orientale. MGZ relazione, Vedi ppt sul sito del MIUR.
3 maggio, In collaborazione con Il Comitato congiunti dei deportati in Jugoslavia, Commemorazione ed omaggio floreale  al Lapidario (650 goriziani sottratti alle loro famiglie dai partigiani titini a guerra finita, nel maggio ’45).
13 maggio. Gita in Istria a Parenzo ed Umago. Didi Magnani.
Grado, 30 agosto 2018 - Sulla destra, la delegazione ANVGD di Monfalcone al ritrovo di dirigenti e soci ANVGD di Gorizia, Udine e Trieste. Fotografia di Elio Varutti

18 maggio, èStoria. Prof. Giovanni Stelli  Storia di Fiume - In collaborazione con LEG, Società di Studi Fiumani di Roma e La voce del popolo ÈStoria, Fulvio Salimbeni e Giovanni Stelli,  Rosanna Giuricin.
16 -20 Maggio, sala espositiva Tullio Crali di corso Verdi,  mostra fotografica 'Migrazioni: l’esodo dei giuliano – dalmati' realizzata a cura dello storico prof. Guido Rumici - 24 pannelli con immagini e didascalie che sintetizzano i principali periodi e nodi storiografici della storia della Venezia Giulia e della Dalmazia.
18 Maggio, èStoria – tenda Giovani, Migrazioni: Vento d’Istria, in collaborazione con l’Associazione Examina. Tenda Giovani, MGZ ppt, Alberto Vidon.
Febbraio – maggio, Conferenze con gli studenti della scuola media di Grado e dell’Ascoli di Gorizia – superiori del Fermi e del Pacassi. Tot 260 studenti. Grado, Gorizia. MGZ.
16 – 23 Giugno, Soggiorno Estivo A Pola, hotel Brioni, da sabato 16  a sabato 23 giugno. Didi Magnani.
9 Giugno, Premiazione a Gallesano del concorso promosso da Mailing List Histria, concorso letterario rivolto ai bambini e ai ragazzi che frequentano le Scuole Italiane di Istria, Fiume e Dalmazia (presenza del direttivo e contributo premio). Maria Rita Cosliani
8 agosto, Commemorazione ed omaggio floreale - prima Redenzione di Gorizia al Parco della Rimembranza. MGZ.
Settembre, 37° Concorso Internazionale di Violino “Premio Rodolfo Lipizer” - premio speciale  per la migliore esecuzione, nella prova semifinale  della Sonata in Sol min. "Il trillo del diavolo" per violino e basso - dell’illustre violinista Giuseppe Tartini. In collaborazione con  l’Associazione Lipizer, MGZ nel comitato d’onore
16 settembre, Commemorazione ed omaggio floreale seconda Redenzione di Gorizia al Parco della Rimembranza.
Ottobre, gita a Caporetto.
Dicembre, Pranzo di San Tommaso.


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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Donati alle biblioteche friulane centinaia di libri ANVGD


Diffondere la cultura dell’Istria, Fiume e Dalmazia era il chiodo fisso dell’ingegnere Silvio Cattalini (1927-2017), storico presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Di origine zaratina, egli fu attivo in Friuli dal 1972 al 2017, come ricorda Bruna Zuccolin, attuale presidente ANVGD di Udine, che porta avanti degnamente il suo testimone.
Bruno Bonetti, segretario dell'ANVGD di Udine. Fotografia di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione

L’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini, nel 1975 iniziò a proporre il dialogo degli esuli con gli italiani delle terre abbandonate, con i “rimasti” nelle terre perse. Furono così organizzate delle gite in Istria, annessa da Tito alla Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia nel 1945. Per molti esuli fu la prima volta dopo la fuga dall’Istria, Fiume e dalla Dalmazia.
Con l’anno 1996 Silvio Cattalini espresse la grande intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, tra gli esuli e i rimasti, tra italiani da un lato e sloveni, croati e montenegrini, dall’altro con lo spirito europeo della pacificazione, seguendo l’approccio culturale di Antonio Cattalini (1925-1975), suo cugino, giornalista e collaboratore dei giornali dell’esodo.
Per tali ragioni Silvio Cattalini fu artefice, nel 1999, di un corso di aggiornamento per insegnanti delle scuole medie, riconosciuto dal Provveditorato agli Studi di Udine. I docenti risposero a decine e frequentarono proficuamente le lezioni di qualificati docenti universitari, di studiosi e di ricercatori, provenendo da tutto il Friuli Venezia Giulia. Nel 2001 uscirono gli atti di quel corso, che fu uno dei capolavori di Cattalini, per quanto riguarda la sensibilizzazione sulle questioni dell’esodo giuliano dalmata. Ora quel libro viene donato a numerose biblioteche della provincia di Udine. Si intitola: Contributo alla conoscenza della storia e della cultura dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. 

Nel 2002 l’instancabile Cattalini organizzò un convegno di studi a Udine su Niccolò Tommaseo a duecento anni dalla nascita. Per quell’evento furono coinvolti i professori dell’Università di Udine e della facoltà di Italianistica dell’Università di Zara e gli atti furono dati alle stampe nel 2003, riscuotendo un grande interesse in campo nazionale, negli ambienti culturali fiorentini, a Roma e tra gli esperti croati di tematiche dalmate.
Cattalini poi portò a Udine un suo compagno di scuola particolare. È lo stilista Ottavio Missoni, nato a Ragusa e vissuto a Zara. Era il 2012 e quei due leoni dalmati fecero ridere tutta la città, perché l’inflessibile servizio di sicurezza della sala predisposta per l’incontro pubblico non voleva far entrare né l’uno, né l’altro, per esaurimento dei posti a sedere. “Ma noi volessimo solo parlar de Zara” – continuavano a ripetere agli addetti alla sicurezza, all’esterno della Fondazione Crup, in Via Manin, fra le grasse risate dei moltissimi astanti rimasti chiusi fuori sul marciapiedi.
Verso il 2015 Silvio Cattalini si recò a Zara, per portare in dono decine di volumi di Storia dell’Arte, con una risonanza sulla stampa croata per tale visita che rimbalzò fino a Zagabria.

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Grazie alla collaborazione e alla grande disponibilità di Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine, il 27 agosto 2018 sono stati inviati, i pacchi dono a molte biblioteche della provincia. “È un impegno di pace e di cultura di respiro europeo, nell’ottica dei Cattalini di Zara” – ha ribadito Bruna Zuccolin.
All’interno del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine quest’importante operazione culturale è stato definita il “progetto biblioteche”.
 “Il Comitato ANVGD di Udine – ha detto Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, – oltre a promuovere la pubblicazione di opere di rilievo storico e morale sui temi dell’esodo e della civiltà italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, sostenendo iniziative librarie di prevalentemente espressione della cultura locale, ha inteso arricchire le biblioteche del territorio, fornendo ai lettori nuovi spunti per la riflessione e la ricerca, distribuendo loro tali opere; con questa iniziativa sono stati beneficiati oltre 60 comuni, a copertura di buona parte della provincia, con quasi 500 volumi donati”.
Sono state così raggiunte le biblioteche dei vari sistemi bibliotecari, da quello di Udine a quello del Medio Friuli, ai tre sistemi della Bassa friulana e molte altre. Si va dalla zona Collinare al Cividalese, alla Carnia. Meritano una citazione particolare le biblioteche di San Giorgio di Nogaro, dove ha funzionato un Villaggio giuliano, ma molti esuli prima passavano dal Centro smistamento profughi di Udine. Poi ci piace accennare alla biblioteca di Palmanova, dove afferisce una vivace comunità istriana.
Alcune biblioteche non riunite a sistema hanno comunque beneficiato del dono ANVGD, ci riferiamo a quelle di Treppo Carnico, Manzano, San Giovanni al Natisone, Buja, Treppo Grande, Torviscosa e Lignano Sabbiadoro. Il Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD sta lavorando per raggiungerne molte altre. Nella scorsa primavera si è dato molto da fare per consegnare in omaggio varie pubblicazioni sul tema dell'esodo giuliano dalmata alle presidenze delle scuole superiori di Udine, compreso il volume di Simone Cristicchi sul Magazzino 18.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Si ringrazia Bruno Bonetti per i dati quantitativi del dono dei volumi. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.