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giovedì 22 marzo 2018

Trekking del Ricordo al Liceo Stellini di Udine in memoria dell’esodo istriano

Accompagnata dalla professoressa Monica Delfabro, la classe 2^ E del Liceo “Jacopo Stellini” di Udine, ha effettuato un Trekking del Ricordo il 22 marzo 2018, dalle ore 11 alle 13. Faceva da cicerone il professor Elio Varutti, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine.
Udine - La scolaresca del Liceo Stellini alla partenza del Trekking del Ricordo. Da sinistra: Francesca Noacco, Elio Varutti, Bruna Zuccolin, Monica Delfabro e lo "Stelliniano" Giorgio Gorlato

Si tratta di un’eccezionale proposta innovativa nel campo della formazione e dell’istruzione, curata dall’ANVGD di Udine. Le sei tappe della Camminata del Ricordo sono segnate e commentate poco più oltre in questo articolo, in memoria dell'esodo giuliano dalmata
La giornata del 22 marzo ha avuto inizio nell’atrio della scuola, prima del trekking, quando Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, ha portato il saluto ufficiale del sodalizio. “Colgo l’occasione di questo incontro – ha detto la Zuccolin – per donare il libro di Simone Cristicchi, intitolato Magazzino 18, alla biblioteca del vostro liceo assieme ad altri libri editi a cura dell’ANVGD del Friuli Venezia Giulia”. Erano presenti alla consegna dei libri anche Monica De Nardi, vice preside del liceo e Francesca Noacco, bibliotecaria dell’Istituto.
Ha inteso portare il suo saluto alla scolaresca anche Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, nel 60° anniversario del suo diploma di liceale allo Stellini stesso. “In questa scuola – ha detto Gorlato – ho trovato degli ottimi compagni di classe che mi hanno aiutato molto nella vicenda del mio esodo istriano, avendo perso il papà poiché imprigionato dai titini il 3 maggio 1945 e poi scomparso”.

Il Giorno del Ricordo al liceo Stellini
Era il 6 febbraio 2018. Alle ore 10, in aula magna, tre classi della scuola accompagnate dai professori Elisabetta Gini, Enrico Posenato e Monica Delfabro, avevano seguito una lezione particolare col titolo: “Insegnare il Giorno del Ricordo”. Più in particolare si è parlato col professor Elio Varutti di “Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia a Udine. 1944-1962”.
In aula magna aveva aperto i lavori dell’incontro la professoressa Chiara Fragiacomo, referente del progetto didattico del liceo udinese, con un cenno storico alla situazione del confine orientale italiano verso la fine della seconda guerra mondiale. Era poi intervenuta Gabriella Zanocco, dirigente scolastica reggente, per togliere “i fatti dell’esodo giuliano dalmata dalla nebbia del passato, facendo crescere la capacità di meditare e di riflettere per trasmettere i fatti stessi nel futuro”. In seguito avevano preso la parola sia Bruna Zuccolin che Giorgio Gorlato.
La giornata del 6 febbraio prevedeva due attività: in aula magna diapositive in  Power Point di 45’ sul tema: "Villaggio metallico, i Campi profughi e i Villaggi giuliani di Udine, 1944-1962". La seconda azione è stata una “Camminata del Ricordo 2018”. Si è trattato di un vero Trekking urbano diviso in sei tappe o stazioni indicate qui sotto, che è stato ripetuto il 22 marzo per la classe 2^ E del liceo.
Michele Piva, Sestante, 1999. Questa scultura di trova a Grado (GO). Foto di E. Varutti

Udine, scuola "E. Fermi", già sede del Centro Smistamento Profughi di via Pradamano. Camminata sui luoghi della memoria, 30 aprile 2017, organizzata dalla Parrocchia di San Pio X. Fotografia di Giorgio Ganis 

Trekking del Ricordo con l’ANVGD di Udine 22.3.2018, ore 11-13 -  Liceo “J. Stellini” Udine. “Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia a Udine. 1944-1962”. Camminata del Ricordo commentata da Elio Varutti. Trekking urbano diviso in 6 stazioni:

a) piazza Libertà, 3 leoni marciani, “consolazione per gli esuli” (come diceva Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente ANVGD di Udine dal 1972 al 2017). Loggia del Lionello, su iniziale progetto di Bartolomeo Costa Sbardilini da Capodistria, detto delle Cisterne, poi proseguita dall’orafo Lionello. L’origine della loggia risale al 24 gennaio 1441, quando "in pleno consilio" venne proposta la costruzione di un nuovo palazzo comunale.
Bartolomeo Costa Sbardilini, genero di Giovanni da Udine, progettò la ricostruzione del Duomo di Cividale del Friuli, che era stato distrutto dal terremoto del 1448, il battistero e il campanile del Duomo di Udine. Diresse i lavori di costruzione della Loggia del Lionello in Udine.
Un leone veneziano si trova sopra l’Arco Bollani, costruito nel 1556 su progetto di Andrea Palladio, sulla salita per il colle del Castello. Questo terzo leone della piazza ebbe un’esistenza travagliata, forse perché il più imponente. Esso ha però un collegamento diretto con i leoni di Dalmazia. Fu, infatti, nel 1933 sotto il podestà Gino di Caporiacco, che la giunta comunale udinese deliberò di ricollocare il leone, in risposta all’abbattimento dei leoni veneziani, avvenuto a Traù, in Dalmazia, da parte delle autorità del Regno di Jugoslavia. Così negli anni ’30 fu riposto un modello di gesso. L’originale, pesante 35 quintali, realizzato dall’artista vicentino Egisto Caldana, fu posizionato sopra l’arco palladiano la sera del 6 luglio 1953, con la elegante novità che il felino volge la fronte, anziché la coda ai cittadini che transitano ai suoi piedi.
Udine, 22 marzo 2018 - Ecco la scolaresca in Piazza Libertà alla ricerca dei tre leoni della Serenissima Repubblica di Venezia. Fotografia di Bruna Zuccolin

b) Sestante (1999), scultura in ferro di Michele Piva (Fiume 1931 – Udine 2013), piazza Belloni.

c) Chiesa della B.V. del Carmine, qui si celebrarono centinaia di matrimoni di esuli del CSP di via Pradamano nel 1953-1956. Il convento dei frati Carmelitani e la chiesa della B.V. del Carmine ebbero origine in via Aquileia nel Cinquecento; la chiesa fu consacrata nel 1525.
La famiglia dei frati carmelitani rimase fino al 1770, quando un decreto della Repubblica veneta deliberò che venissero soppresse alcune corporazioni religiose quando fossero formate da meno di 10 componenti; i Carmelitani di Udine dovettero abbandonare il loro convento e trasferirsi a Venezia.
Vi subentrarono i Frati Minori Conventuali di S. Francesco, che lasciarono il loro convento e la chiesa per la costruzione del nuovo Ospedale di Santa Maria della Misericordia. Con sé portarono nella Chiesa del Carmine l’urna con le spoglie del Beato Odorico da Pordenone (sarcofago di Filippo De Santi del 1331) e la devozione a S. Antonio da Padova. I Francescani rimasero fino al 1806, quando per le leggi napoleoniche numerosi conventi udinese furono demanializzati, compreso quello di via Aquileia.
Odorico da Pordenone, al secolo Odorico Mattiussi o Mattiuzzi (Villanova di Pordenone, tra il 1265 ed il 1270 Udine, 14 gennaio 1331), è stato un presbitero e religioso italiano dell'Ordine dei Frati Minori; evangelizzò in Oriente, fino in Cina e fu beatificato nel 1755. Suoi miracoli sono attestati nel Trecento a Pirano, Parenzo e Isola D’Istria.

d) Parco Vittime delle Foibe, del 2010, via Bertaldia angolo via Manzini. Cippo con targa in ricordo delle Vittime delle foibe.

e) Centro Smistamento Profughi di via Pradamano, 1945-1960. Di qui passarono in fuga dalle violenze titine oltre 100 mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, per essere sventagliati in oltre 140 campi profughi d’Italia. Lapide del Comune di Udine del 2007.

f) Stazione treni, lapide del Comune di Udine e delle Donne resistenti, 2011. Ricorda le ragazze e bambine che nel 1944-1945 aiutavano i deportati ebrei di Fiume e di altre zone, oltre i militari italiani imprigionati e condotti dai nazisti al Campo di sterminio di Auschwitz.
Lapide in memoria del Centro Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine. Fotografia di E. Varutti
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Il pensiero dei ragazzi dello Stellini
Ecco il resoconto sulla giornata dedicata al Trekking del Ricordo col liceo classico “Stellini”. Il testo è stato scritto e firmato da alcuni studenti partecipanti all’attività. Lo pubblichiamo con piacere, avendolo ripreso dal sito web della scuola udinese, dove si possono vedere anche tre fotografie dell’esperienza formativa. (E.V.)
“Trekking urbano nei luoghi del Ricordo
Quale modo migliore di ricordare, se non quello di ripercorrere nel vero senso della parola i luoghi della Storia?
Questa è stata l’esperienza di “Trekking urbano” che noi ragazzi della 2^ E abbiamo effettuato a Udine il 22 marzo scorso. Guidati dal professor Elio Varutti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Comitato Provinciale di Udine), abbiamo così visto con i nostri occhi i luoghi che hanno fatto da sfondo a una parte della storia che appartiene a tutti: quella degli esuli istriani.
La prima tappa è stata piazza Libertà, così chiamata nel 1945, perché qui per la prima volta  sventolò la bandiera della libertà. Essa era particolarmente cara agli esuli, che in essa ritrovavano somiglianze con le piazze simili delle città che avevano dovuto abbandonare. La piazza – con i due leoni, simbolo della repubblica di Venezia – ci è stata presentata come uno dei più begli esempi di arte veneziana sulla terraferma. Il professor Varutti ci ha informato che l’antistante Loggia del Lionello è stata progettata da un architetto istriano, Bartolomeo Costa Sbardillini. Nella piazza, oltre all’arte, abbiamo potuto ascoltare anche le storie delle violenze compiute da parte dell’OZNA (i servizi segreti iugoslavi) ai danni degli italiani.
La seconda tappa è stata la vicina Piazzetta Belloni, con la scultura in ferro rappresentante un sestante, dello scultore, anche lui fiumano, Michele Piva.
Ci siamo quindi spostati in via Aquileia, per la terza tappa, la Chiesa della Beata Vergine del Carmine: qui, tra il 1953 e il 1956, si celebrarono i matrimoni – anche 30/40 al giorno- tra giovani esuli, prima di emigrare in Germania con la speranza di rifarsi una nuova vita. La tappa è stata anche l’occasione per parlare della chiesa, con i suoi affreschi e il sarcofago del beato Odorico da Pordenone, grande missionario del ‘300, che giunse fino in Cina.
Attraverso viale Ungheria siamo arrivati alla quarta tappa, il Parco “Vittime delle Foibe“, dove si trova un cippo monumentale a ricordo degli eccidi, eretto nel 2010.
La penultima tappa è stata quella più carica di significato, questa volta non per l’importanza storico-artistica, ma per quella umana: si tratta dell’ex centro di smistamento di via Pradamano, che oggi è la sede della scuola media “Enrico Fermi”. Questo edificio accolse tra il 1945 e il 1960 oltre 100.000 persone, che condivisero insieme sogni e paure, ignorando quale destino li avrebbe attesi.
La nostra camminata si è conclusa, come in un viaggio, alla stazione ferroviaria: qui, sul muro esterno, è appesa dal 2013 una targa in onore delle donne e delle bambine che aiutarono “senza armi” i deportati. E’ straziante pensare alle sofferenze di quegli uomini, ma riempie il cuore di gioia sapere che delle bambine, anime pure in mezzo all’orrore, abbiano raccolto lettere e biglietti lanciati dai treni da portare alle famiglie per poter dire loro: “Il vostro caro è passato di qua”.
Vogliamo esprimere un ringraziamento sincero al professor Varutti, alla sua erudizione e semplicità con cui ci ha accompagnati in questa esperienza di trekking urbano: grazie a lui abbiamo compreso che, camminando nella nostra città, camminiamo da sempre nella dolorosa e indelebile storia degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
(testo redatto da Michelle Ricciardi Calderaro e Martina Rimicci della classe 2^E, con il contributo di Caterina Cosatto, Matteo Mete, Errique F.V. Orfino, Gioia Panizzo).

Sitologia
- E. Varutti, L’esodo giuliano dalmata a Udine visto da Gli Stelliniani, on-line dal 5 maggio 2016.

E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, on-line dal 21 aprile 2017.

- E. Varutti, Giorno delRicordo al Liceo Stellini di Udine, 2018 , on-line dal 7 febbraio 2018.

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Ove non altrimenti detto le fotografie sono della collezione di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

Targa commemorativa sul Cippo al Parco Vittime delle Foibe a Udine. Fotografia di Claudio Bugatto, con avi di Zara, nel giorno dell'inaugurazione: 25 giugno 2010


Varutti, accanto alla professoressa Monica Delfabro, mentre spiega il ruolo di Bartolomeo Costa Sbardilini da Capodistria, detto delle Cisterne, nel progetto e nella costruzione del Palazzo comunale di Udine, detto Loggia del Lionello, verso la metà del Quattrocento. Fotografia di Bruna Zuccolin

mercoledì 7 febbraio 2018

Giorno del Ricordo al Liceo Stellini di Udine, 2018

Era stato il compianto Giuseppe Santoro, nella sua funzione di dirigente scolastico del Liceo classico “Jacopo Stellini” di Udine, a firmare il progetto di varie iniziative didattiche compreso il Giorno del Ricordo. “Queste vicende mi toccano da vicino – disse Santoro a un convengo nel 2016, raggelando la sala a Udine – perché io porto il nome di un infoibato, dato che finì probabilmente nella foiba il fratello di mia madre, che era un diciottenne, operaio alla Fincantieri di Monfalcone e lì è sparito, è uscito di casa e non è mai più tornato”.
Udine, Parco Vittime delle Foibe, la scolaresca del Liceo classico Stellini, verso la fine della Camminata del Ricordo

Il 6 febbraio 2018, alle ore 10, in aula magna tre classi della scuola accompagnate dai professori Elisabetta Gini, Enrico Posenato e Monica Del Fabro hanno seguito una lezione intitolata: “Insegnare il Giorno del Ricordo”. Più in particolare si è parlato col professor Elio Varutti, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine di “Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia a Udine. 1944-1962”.
La giornata, a cura di Elio Varutti, prevedeva due attività: in aula magna visione e commenti di una serie di diapositive in Power Point di 45’ su "Villaggio metallico, i Campi profughi e i Villaggi giuliani di Udine, 1944-1962". 
La seconda azione è stata una “Camminata del Ricordo 2018”. Si è trattato di un vero Trekking urbano con le seguenti tappe o stazioni: piazza Libertà, leoni marciani, “consolazione per gli esuli” (come diceva Silvio Cattalini, storico presidente dell’ANVGD di Udine). Loggia del Lionello, su iniziale progetto di Bartolomeo Costa Sbardilini da Capodistria, detto delle Cisterne, poi proseguita dall’orafo Lionello.
Il saluto di Gabriella Zanocco, Dirigente scolastica reggente

La seconda tappa è stata una visita alla scultura di Michele Piva (Fiume 1931 – Udine 2013), in piazza Belloni, intitolata “Sestante”. Poi si è andati alla Chiesa della Beata Vergine del Carmine, per ricordare le centinaia di matrimoni di esuli del Centro smistamento profughi via Pradamano nel 1953-1956. 
La quarta tappa è stata il Parco Vittime delle Foibe, del 2010, con un pensiero vicino al Cippo che ricorda i defunti giuliano dalmati. La quinta fermata è stata presso il Centro Smistamento Profughi di via Pradamano, 1945-1960, oggi scuola media “E. Fermi”. Infine l’ultima sosta si è verificata alla Stazione dei treni, alla lapide delle Donne resistenti, 2013, per ricordare le ragazze e bambine che nel 1944-1945 aiutavano i deportati ebrei (di Fiume) e di altre zone, oltre i militari italiani imprigionati e condotti dai nazisti al Campo di sterminio di Auschwitz.
Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine saluta i ragazzi e i professori del Liceo Stellini

In aula magna ha aperto i lavori dell’incontro la professoressa Chiara Fragiacomo, referente del progetto didattico, con un cenno storico alla situazione del confine orientale verso la fine della seconda guerra mondiale. È intervenuta in seguito Gabriella Zanocco, dirigente scolastica reggente, per togliere “i fatti dell’esodo giuliano dalmata dalla nebbia del passato, facendo crescere la capacità di meditare e di riflettere per trasmettere i fatti stessi nel futuro”.
Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, ha portato il saluto ufficiale del sodalizio “Bisogna ricordare quegli eventi – ha detto la Zuccolin – perché non succedano più alle nuove generazioni che si sentono cittadini d’Europa”.

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.
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Sitologia

E. Varutti, L’esodo giuliano dalmata a Udine visto da Gli Stelliniani, on-line dal 5 maggio 2016.

Varutti vicino al Cippo al Parco Vittime delle Foibe di Udine

giovedì 6 aprile 2017

Mario Mari, inesplorato poeta di Pola, 1907-1992

Mario Mari è nato a Pola nel 1907 da padre istriano e madre carnica. Si laurea in Lettere classiche presso l’Università di Padova nel 1930. 
Il professor Mario Mari negli anni Sessanta

Riceve per alcuni anni le supplenze e vari incarichi di insegnamento in certi licei dell’Istria e della Dalmazia, allora italiane. Si appassiona alla poesia. Nel 1933-1934 insegna anche al liceo “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli. Entra in ruolo a Pola nel 1936 insegnando nel locale liceo.
Nel 1945, costretto a lasciare l’Istria,  ottiene la cattedra di Italiano e Latino nella sezione B del Liceo classico “Jacopo Stellini” di Udine, che ricopre fino alla quiescenza, avvenuta nel 1974. Muore nel 1992 a Udine.
Il suo nome e la sua arte poetica cadono nell’oblio. Nel 2007, grazie alla studiosa Marianna Deganutti, di Cividale del Friuli, riscopre il poeta, dedicandogli un volume nel centenario della sua nascita, col titolo Mario Mari 1907-2007. Il testo contiene ventinove liriche e due brani in prosa.
Mario Mari sposò la cividalese Luigia Zanuttig, che gli diede due figli: Marisa, deceduta a pochi mesi colpita da poliomielite e Luigi (1938-2010), che seguì le orme paterne nell’insegnamento, divenendo uno dei migliori docenti di lettere classiche che il liceo “Stellini” abbia avuto.
Copertina del libro di Marianna Deganutti

Le opere edite
Mario Mari scrisse poesie e saggi di critica letteraria. Tra le composizioni poetiche si ricordano: Fiorita, del 1930; La poesia muore (1932); Secca vena (1935); Marisa (1938); Tra sorriso e pianto (1941); Aquileia. Canti delle terre perdute istriane e dalmate (1947); Amore e morte (1948); Frammenti, epigrammi, ribellioni (1951); Canti dell’esilio (1954); Itinerari poetici (1956); Vivere di poesia (1962); Trieste-Tristia (1972); Friuli poetico (1980).
Tra i suoi saggi di critica letteraria spiccano: Carducci romantico (1933); Carducci e Goethe (1934); Riflessi dannunziani in Germania: H. Mann (1937); Amor di Dante, saggi critici sulla Divina Commedia (1965); Dante, Manzoni, Leopardi (1974).
Si riporta qui di seguito la poesia “Arena di Pola”.

Arena di Pola

Arena di Pola, tu miri
con occhi cavi la sorte
dei figli che abbandoni
piangenti, sull’onda amara.

Tu non conosci morte:
gli uomini, il loro destino,
si perdono nel tempo;
non vincono l’azzurro
dell’acqua che ti bagna.

Come possiamo vivere
noi, esuli tuoi figli,
con gli occhi sempre pieni
d’azzurro del tuo mare,
se non per ritornare?

O mare, mare, mare,
tramandati nei figli,
anela ad una sponda
che vibra in ogni vena!

Con i pesanti massi
dell’ampia tua corona
ti incidi, o nostra arena,
nell’anima il ritorno.

Risorgerà quel giorno
in noi, nei nostri figli,
finché sarà una terra
che noi dobbiamo amare;
finché sarai diadema,
o arena, là, sul mare.

Riferimenti bibliografici

Elettra Patti, “Rileggendo l’opera poetica di Mario Mari”, «La Voce degli Stelliniani», XVI, 1, febbraio 2017, pag. 11.

giovedì 5 maggio 2016

L’esodo giuliano dalmata a Udine visto da Gli Stelliniani

Parli di esodo istriano a Udine e si scoprono gli altarini. Nel senso che ci sono sempre più persone che si dichiarano coinvolte con quel fenomeno storico avvenuto tra il 1943 e il 1956 circa.
Giuseppe Santoro, Gabriele Damiani, Silvio Cattalini e Elettra Patti (Fotografia di Elio Varutti)

Del resto a Udine, dal 1945 al 1960, nel Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano transitarono oltre cento mila esuli italiani cacciati dai miliziani di Tito dalle terre perse. Poi essi furono assegnati ad uno dei 140 Centri di Raccolta Profughi giuliano dalmati del Belpaese. Succede ancora e sempre più spesso che un personaggio pubblico dica: “Anch’io ho un parente finito nella foiba”.
A dire di avere ascendenze dall’Istria, da Fiume o dalla Dalmazia, non sono solo il sindaco di Udine (Furio Honsell), il noto giornalista (Licio Damiani, Gian Paolo Polesini), il bravo scrittore (Lino Leggio), il direttore della Biblioteca civica (Romano Vecchiet). Ormai si sono aggiunti artisti (Michele Piva, Marina Toffolo, Tullio Svettini), liberi professionisti (Gabriele Damiani), imprenditori (Fabiola Modesto Paulon), insegnanti (Paola Barbanti, Anna Ghersani Durini, Daniele D’Arrigo, Francesca Laudicina, Antonella Mereu) e presidi di scuola (Gabriele Di Castri)…
L’outing sull’esodo giuliano dalmata sembra inarrestabile. Succede che non si parli mai del parente infoibato o ucciso dai titini. D’improvviso ci si sfoga in un incontro pubblico davanti a persone sensibilizzate sul tema e rispettose del dolore provato. È accaduto proprio così lo scorso 22 aprile 2016 nell’aula magna del Liceo classico “Stellini” di Udine in un incontro intitolato “L’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati”.
Il primo a parlarne è stato Giuseppe Santoro, Dirigente scolastico del liceo, mentre apriva i lavori del convegno, cui hanno partecipato oltre 40 persone. «Queste vicende mi toccano da vicino – ha detto Santoro, raggelando la sala – perché io porto il nome di un infoibato, dato che finì probabilmente nella foiba il fratello di mia madre, che era un diciottenne, operaio alla Fincantieri di Monfalcone e lì è sparito, è uscito di casa e non è mai più tornato».
Silvio Cattalini ed Elettra Patti
(Fotografia di Giorgio Gorlato)

A quel punto si è messo ad applaudire Gabriele Damiani, presidente dell’Associazione “Gli Stelliniani”, che ha organizzato l’evento assieme alla scuola udinese e al Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Il pubblico ha risposto con un sobrio applauso di solidarietà. Damiani, col nonno di Neresine di Lussinpiccolo, ha ricordato le paure e le angosce degli esuli finiti a Udine al Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano, da dove transitarono oltre cento mila italiani, dal 1947 al 1960, in fuga dall’Istria, dalla Alta Valle dell'Isonzo, da Fiume e Dalmazia.
Ha parlato poi il professor Stefano Perini, per accennare al «Giorno del Ricordo che abbiamo celebrato anche qui nella nostra scuola». In seguito c’è stato il secondo “outing” sui temi dell’esodo e delle foibe. «Mio suocero era di Dignano d’Istria – ha detto Perini, con voce rotta dalla commozione – e i suoi cugini, di 17 anni, furono sottoposti dai titini ad un processo in piazza, poi furono eliminati». Si chiamavano Ferruccio e Aldino. In famiglia, ha aggiunto Perini, ricordavano sempre che i croati del tribunale popolare ripetevano sprezzanti: «Cossa femo de questi?». Poi il professore ha illustrato i punti salienti dell’esodo giuliano dalmata nel Novecento.
Un assorto Giuseppe Santoro e un pensoso Gabriele Damiani (Fotografia di Elio Varutti)

L’intervento successivo è stato del professor Angelo Viscovich, esule di San Lorenzo di Albona, che ha voluto riassumere nella sua esposizione l’indagine sui profughi condotta dall’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia nel 2009. «Le ultime generazioni dell’esodo giuliano dalmata – ha detto Viscovich – hanno solo una memoria familiare e desiderano conoscere quei fatti ancor di più oggi senza rancori, ma per orgoglio identitario, anche perché l’esodo non è più nascosto».
Le conclusioni dell’incontro sono state tratte dall’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD dal 1972. «La mia città italiana non esiste più – ha detto Cattalini – i miei antenati erano costruttori navali, prima a Spalato e Traù, poi a Zara e abbiamo perso tutto, bisogna parlare di più di questi fatti soprattutto nelle scuole, perché il nostro esodo è una parte della storia d’Italia».
Elettra Patti, Angelo Viscovich, Stefano Perini, in prima fila tra il pubblico nell'aula magna del liceo "Stellini" di Udine
(Fotografia di Giorgio Gorlato)

Gli interventi dei relatori sono stati inframezzati da alcuni brani di musica classica eseguiti al pianoforte dal maestro Francesco Grisostolo e da alcune liriche del poeta istriano Mario Mari, recitate dalla professoressa Elettra Patti. Mario Mari, nato a Pola nel 1907, dopo avere insegnato a Zara, Pisino, Fiume, oltre che nella sua città, fu esule a Udine, dove insegnò proprio al liceo classico dal 1945 al 1974.


Il maestro Francesco Grisostolo ha eseguito brani di Skrjabin, Debussy e Chopin (Fotografia di Giorgio Gorlato)

L'avvocato Gabriele Damiani, presidente dell'Associazione "Gli Stelliniani", nato nella Lussino italiana e vissuto lì negli anni quaranta, sventola nervosamente i fogli della sua relazione e la sua attuale tessera sanitaria, dove risulta essere nato in "YU", problema burocratico tipico degli esuli italiani. L'Associazione "Gli Stelliniani" è sorta nel 1995. (Fotografia di Elio Varutti)

Esempio classico di strafalcione su documento d'identità del Ministero del Tesoro, emesso nel 1989. La signora risulta nata a Fiume, con l'aggiunta di "JU", poi cancellata con aggiunta di asterisco rosso e approvazione della cancellatura in verticale. Collezione Conighi, Udine.