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sabato 30 agosto 2025

In memoria di Alma Cosulich vedova Gabrielli. Commiato di Laura Brussi e Cesare Montani

Riceviamo e pubblichiamo “uno scritto in ricordo della cara Alma Cosulich  Ved. Gabrielli, Amica di fede e di vita”. Ne sono autori Laura Brussi, esule di Pola, e Carlo Cesare Montani, esule di Fiume. Il commiato è rivolto ai discendenti della maestra Alma Cosulich. (A cura di Elio Varutti).

Alma Cosulich Ved. Gabrielli con l'amico Carlo Montani

“Cari Familiari, unica consolazione per la dolorosa scomparsa della Vostra carissima Mamma Alma, e nostra amica di alta fede patriottica, è la certezza di sapere che vive nella gloria del Signore unitamente al diletto ed amato Italo. A Voi giungano le espressioni della nostra commossa partecipazione ad un dolore già annunciato, ed a più forte ragione, tanto sofferto.

Vi sia di conforto l’affettuoso Ricordo degli amici che di Alma ed Italo hanno potuto apprezzare il vivo ed esemplare patriottismo, l’amore per la Famiglia, quello per la propria terra nativa ingiustamente perduta e per la grande Patria italiana, perdonando le troppe incomprensioni, se non anche i tradimenti, con una convinta ed esemplare fede cristiana. Motivo in più per conservare sempre il nostro vivo apprezzamento e per onorare Chi ci ha dato lezioni indimenticabili di Vita morale.

Ebbene, vogliate considerarci sempre a disposizione per qualsiasi pur modesto contributo alla memoria dei Vostri Cari Mamma e Papà. Vi abbracciamo con tutto il cuore, partecipando al Vostro dolore ed a quello di tanti Amici, di tutti gli altri familiari e della comunità Esule, confidando nelle intercessioni di Alma ed Italo per le nobili Cause della Giustizia e della Libertà.

Con affetto, Laura Brussi e Carlo Cesare Montani”

Il commiato per Alma Cosulich vedova Gabrielli
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Laura Brussi e Alma Cosulich vedova Gabrielli, ultima recente foto insieme. Collezione di Laura Brussi e Cesare Montani

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Si legge in un annuncio pubblico sul «Piccolo», del 27 agosto 2025, che il funerale di Alma Cosulich ved. Gabrielli si terrà sabato 30 agosto 2025 alle ore 11 nella Chiesa di Nostra Signora della Provvidenza a Trieste con la celebrazione della Santa Messa. Seguirà la tumulazione il mercoledì 3 settembre successivo nel cimitero di Sant’Anna a Pirano alle ore 11:00. È prevista la sepoltura nella tomba di famiglia.

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Collezione familiare di Laura Brussi e Cesare Montani, fotografie.

Carlo Cesare Montani e Italo Gabrielli in una foto d'archivio


giovedì 10 aprile 2025

STRAGE DI VERGAROLLA DEL 18 AGOSTO 1946 - DAL SILENZIO ALL’IMPEGNO ISTITUZIONALE - PROPOSTA LEGISLATIVA PER LA MEMORIA DEI MARTIRI

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Laura Brussi, esule da Pola e consigliere nazionale dell’Opera per i Caduti senza Croce. È un resoconto della Riunione-Stampa tenutasi presso la Camera dei Deputati a Roma il giorno 8 aprile 2025, cui ha presenziato. L’evento era sul tema della strage di Vergarolla del 18 agosto 1946 ed il grande eroe dottor Geppino Micheletti con l’illustrazione di una proposta di legge per istituire una Giornata nazionale per i martiri uccisi in quell’attentato. Ecco il testo di Laura Brussi. (Premessa di Elio Varutti, della redazione del blog - Cenni dal web: Presentazione PdL per istituzione giornata nazionale del ricordo dei martiri di Vergarolla - Conferenza stampa di Nicole Matteoni, 8 aprile 2025).

Micheletti è al centro, vestito di nero, a capo chino, mentre regge la bara del figlio Carlo. Pola, funerali per la strage di Vegarolla. Fotografia dal profilo Facebook di Unione degli Istriani, ch si ringrazia per la diffusione
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La strage compiuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, in cui caddero oltre cento persone (1) che per la maggior parte erano donne e bambini, è entrata a far parte della storia novecentesca come la più sanguinosa tra quelle che ebbero luogo in tempo di pace nel cosiddetto “secolo breve” avendo causato la morte straziante di tanti Martiri italiani, e nello stesso tempo, avendo accelerato l’Esodo dal capoluogo istriano, facendolo diventare plebiscitario. Non a caso, il 15 settembre dell’anno successivo, quando la sovranità sull’Istria e sul capoluogo fu trasferita alla Jugoslavia in esecuzione del trattato di pace che aveva fatto seguito alla Seconda Guerra mondiale, l’Esodo aveva raggiunto una quota pressoché unanime, tanto da interessare oltre nove decimi degli abitanti, mentre quanti decisero di non partire, perché vecchi, ammalati o fautori del nuovo regime comunista, furono meno di tremila.

Con tutta evidenza  si trattò di un vero e proprio plebiscito, analogo a quello già avvenuto a Fiume, a Zara e nelle altre città dell’Istria e della Dalmazia, con un’aggiunta negativa sul piano psicologico, perché a Pola, che a guerra finita era rimasta una piccola “enclave” gestita dagli Alleati americani e britannici, si era confidato in una soluzione favorevole all’Italia fino a quando le trattative di pace dimostrarono chiaramente, nel luglio 1946, che le scelte definitive erano state fatte a favore di Belgrado. In tale ambito, la “strage degli innocenti” di cui in premessa fu uno strumento criminale adottato da parte slava per convincere gli ultimi incerti e per accelerare l’Esodo facendo leva sulla paura e sulla disperazione.

L’Esodo da Pola, a parte la tempistica ritardata, ebbe un livello di concentrazione superiore a quelli che lo avevano preceduto, perché si sarebbe completato nel breve giro di alcuni mesi, terminando sostanzialmente entro il successivo marzo con l’utilizzo prioritario del vecchio piroscafo “Toscana” che fece diversi viaggi nelle direzioni rispettive di Ancona e di Venezia col suo dolente carico di profughi, costretti a lasciare le proprie abitazioni, i propri beni e persino le tombe degli Avi. in quest’ultimo caso, con qualche eccezione di alto valore simbolico, come accadde per il feretro dell’Eroe nazionale Nazario Sauro. All’inizio della primavera successiva, l’Esodo era stato pressoché completato, tanto che nel successivo settembre, quando un ufficiale britannico avrebbe consegnato simbolicamente le chiavi della città al famigerato Ivan Motika, Pola apparve pressoché deserta, e come tale, in grado di assicurare immediata ospitalità all’immigrazione slava. D’altro canto, qualsiasi ipotesi alternativa non era stata possibile, tanto più che, per promuovere le partenze, al pari di quanto era già accaduto altrove, gli Slavi non si astennero dal ricorrere alla violenza programmata, come accadde con l’eccidio di Vergarolla e con i suoi Martiri immuni da ogni colpa, salvo quella di essere Italiani.

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La proposta di legge formulata dall’On. Nicole Matteoni e da una trentina di altri parlamentari della Camera, volta all’istituzione di una “Giornata nazionale” in onore dei Martiri di quella strage contro l’umanità, ha preso l’avvio nello scorcio conclusivo del 2024 ed è stata oggetto di presentazione alla stampa in una conferenza tenutasi a Montecitorio lo scorso otto aprile, alla presenza della predetta prima proponente, e di vari esponenti prioritari del Gruppo “Fratelli d’Italia” quali il Sen. Luca Ciriani, gli On. Galeazzo Bignami, Walter Rizzetto, Alessando Amorese, e la stessa presentatrice del nuovo disegno legislativo.

Nella sua qualità di Ministro per i Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani ha ricordato che la strage in questione fu “una delle pagine più feroci del lungo dopoguerra” nelle zone del confine orientale, e di quelle “strappate alla storia italiana per viltà o per interesse” allo scopo di perseguire, quale obiettivo prioritario, quello di “impedire ai nostri connazionali di rimanere nel loro territorio e nelle loro case”. L’iniziativa, d’inusitata crudeltà, ebbe un’evidente matrice anti-italiana, tanto da rendere assolutamente impossibile l’ipotesi di continuare a vivere in siffatte condizioni, che oggi è legittimo e doveroso ricordare, tanto più che “per guardare avanti bisogna conoscere il passato”. Di qui, la proposta della nuova “Giornata nazionale” volta a far conoscere in maniera più completa e meno episodica una vera e propria tragedia nazionale.

Dopo la votazione quasi unanime dell’encomiabile Legge 30 marzo 2004 n. 92 istitutiva del Ricordo con un “passaggio certamente decisivo” per la cancellazione di una “lunghissima indifferenza” - ha proseguito Ciriani - nel Parlamento italiano sono emerse attenzioni innovative per la tragedia del confine orientale, e più specificamente, per una strage come quella del 18 agosto 1946 ordita a Vergarolla, che “va ricordata perché volutamente anti-italiana”.

Dal canto suo, il Capo Gruppo di “Fratelli d’Italia” alla Camera, Galeazzo Bignami, ha definito quello della strage in questione come un “momento profondo di storia nazionale” di cui si è perduta per troppo tempo una memoria condivisa, al pari di quanto è accaduto per la lunga e angosciosa vicenda delle foibe, anche alla luce delle analoghe espressioni di una “dinamica particolarmente cruenta e criminale”. Proprio per questo, appare oggettivamente necessario proporre una memoria nazionale per quanto possibile condivisa, alla luce di un’identità e di una cultura patriottica presenti come non mai nello spirito del popolo, e in ogni caso, da diffondere e da insegnare ulteriormente.

Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio, ha parlato di “evento tragico” occorso a due soli mesi dalla nascita della Repubblica Italiana, che non avendo ancora ottenuto i doverosi e necessari riconoscimenti, ha bisogno di una nuova legge come quella in fase di proposizione, che s’inserisce “nel più vasto contesto della testimonianza di un eccidio come quello degli Italiani di Venezia Giulia e Dalmazia” e nel suo ambito, dell’opera altamente meritoria svolta dal compianto Dr. Geppino Micheletti,  primario dell’Ospedale di Pola distintosi, nell’alacre ed eroica opera di assistenza ai feriti di Vergarolla, nonostante la perdita dei due figlioletti Carlo e Renzo, del fratello Alberto e della cognata. Dopo l'esplosione Il corpo di Carlo venne rinvenuto, ma di Renzo restarono soltanto o una scarpetta ed un calzino, che il medico avrebbe portato sempre con sé, anche nell’esilio di Narni.

Sempre nell’ambito di una memoria da condividere e da promuovere, Rizzetto ha accennato ai “Tremila anni di storia” giuliana e dalmata di Carlo Cesare Montani quale utile strumento di consultazione e valutazione storiografica (2) chiudendo il proprio intervento nel senso che le istituzioni “hanno il dovere di ricordare” e di promuovere la conoscenza della storia.

Infine, Rizzetto ha aggiunto che esiste un’altra proposta, presentata in tempi precedenti d’intesa con il Sen. Roberto Menia,  primo proponente della Legge istitutiva del Ricordo, dove è stata inserita nel titolo stesso del provvedimento la definizione di “Martiri” sostitutiva di quella riferita a “Vittime” perché proprio di questo si è oggettivamente trattato, col conseguente obbligo di tramandare la verità storica a futura memoria.

Ha fatto seguito l’intervento di Emanuele Merlino, che ha portato il saluto del mondo esule ringraziando il momento politico per la particolare sensibilità manifestata nei confronti del popolo giuliano, istriano e dalmata.

Il Capo Gruppo di FdI nella Commissione Cultura della stessa Montecitorio, Alessandro Amorese, premesso che il grande Esodo giuliano e dalmata sta diventando un patrimonio comune del popolo italiano, ha formulato la proposta di un adeguato riconoscimento pubblico per il Dr. Micheletti, nell’ambito delle iniziative in fieri, spiegando che si tratta di iniziative fondamentali perché inserite “nel lungo lavoro per riempire le pagine di storia con i capitoli strappati, per toglierli dall’oblio e dalla polvere”. Oltre all’idea del Museo dell’Esodo, già approvata, ne scaturisce anche quella di una “rete d’archivi sull’Esodo e sul centinaio di Campi profughi” esistiti nel lunghissimo dopoguerra dei profughi giuliani e dalmati.

Infine, Nicole Matteoni ha spiegato il significato della proposta di legge che reca la sua firma di prima proponente. Dopo avere ricordato la triste priorità della strage di Vergarolla nella storia della Repubblica uscita dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ha rammentato che nell’esplosione di decine di ordigni che avrebbe cancellato tante vite incolpevoli nell’orrenda giornata del successivo 18 agosto, scomparvero oltre cento persone, di cui soltanto 64 ebbero la possibilità di essere identificate, stante la violenza della deflagrazione. Ebbene, proprio “per avere una memoria nazionale condivisa” si è ritenuto congruo e funzionale presentare una proposta di legge (3) in grado di dare “finalmente giustizia e verità a una pagina di storia italiana dimenticata”, tanto più necessaria approssimandosi l’ottantesimo anniversario di quel terribile delitto collettivo, che sottolinea, a più forte motivo, quanto sia necessario e condivisibile promuovere la definitiva istituzionalizzazione della memoria.

          Laura Brussi, Esule da Pola, Opera per i Caduti senza Croce / Consigliere Nazionale

 

Annotazioni

(1) - in base alla storiografia più recente ed aggiornata, le Vittime della strage assommerebbero tra le 110 e le 116, cui si deve aggiungere anche la morte di uno tra i 54 feriti operati dal Dr. Micheletti, che del resto era giunto nella sala operatoria in stato ormai agonico. Giova ricordare che il medesimo medico, impegnato per due giorni e due notti in interventi pressoché ininterrotti, fu costretto a evitare le normali precauzioni per la sua persona, con la successiva conseguenza di perdere alcune dita delle mani a causa delle complicazioni sopraggiunte. Fra le proposte dell’On. Matteoni si deve menzionare anche quella di intitolare alla memoria del Dr. Micheletti un’aula dell’Università degli Studi di Trieste.

(2) - Cfr. Carlo Cesare Montani, Venezia Giulia Istria Dalmazia: Pensiero e vita morale, Seconda edizione ampliata, Aviani & Aviani Editore, Udine 2024, pagg. 416 (per la strage di Vergarolla si veda in modo particolare il cap. 16 della seconda parte, pagg. 183-186).

(3) - Conviene aggiungere che nella presentazione del disegno di legge si accenna, per completezza, a qualche residua riserva circa le matrici dell’attentato, in conformità a talune espressioni della storiografia più datata; nondimeno, a tale ultimo riguardo conviene rammentare che, dopo l’apertura degli Archivi britannici avvenuta nel sessantennio dalla strage, ogni residua interpretazione difforme fu accantonata, confermando quella che la “vox populi” aveva anticipato sin dal momento della strage.

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Un approfondimento in coda

Come argomento in coda, ci permettiamo di aggiungere quanto accaduto nel 2021 a Montevarchi, provincia di Arezzo, grazie alla proposta di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi, che collabora attivamente con l’ANVGD di Udine sul tema del Centro raccolta profughi di Laterina (AR). Si riprendono le parole dal profilo Facebook di Unione degli Istriani.

“Il Consiglio comunale di Montevarchi (Arezzo), nella seduta del 25 febbraio 2021 ha approvato all’unanimità un articolato documento finalizzato a ricordare la Strage di Vergarolla ed onorare il ricordo del medico Giuseppe Micheletti, principale artefice dei soccorsi alle vittime dell’esplosione avvenuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia affollata di Pola.

Con l’approvazione di questo atto a pochi giorni di distanza dalle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2021, il Consiglio Comunale ha dato mandato al Sindaco Silvia Chiassai Martini di avviare le procedure di intitolazione di uno spazio pubblico all’interno del territorio comunale al medico chirurgo Giuseppe Micheletti per l’inestimabile ed altissimo valore morale e di senso civico di un “Eroe dimenticato” – ed al ricordo delle altre vittime di quella che è passata alla storia come la più grande strage della repubblica italiana.

La prima cittadina di Montevarchi è stata inoltre impegnata dall’assise cittadina ad avviare, assieme agli altri sindaci del Valdarno aretino, un progetto di realizzazione all’interno dell’ex campo profughi di Laterina di un monumento dedicato al ricordo di Micheletti e delle vittime di Vergarolla, da realizzarsi con il coinvolgimento degli istituti superiori del Valdarno aretino attraverso un concorso di idee, affinché siano proprio le nuove generazioni gli artefici della costruzione di un “processo del Ricordo”.

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Ricerche presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30.   Sito web:  https://anvgdud.it/

Articolo da <<Il Dalmata>> del mese di marzo 2008, n. 54, con i nomi degli agenti dell'OZNA, autori dell'attentato di Vergarolla: Giuseppe Covacich, Oreste Parovel, Marco Lipez, Silvano Picorich e Guido Fiorino.



domenica 2 aprile 2023

Antonio e Antonietta di Valle d’Istria tra esodo, Crp di Laterina, Torino e ritorno in terra avita

“Son venuta via da Valle nel mese di agosto 1949 – ha detto Antonietta Manzin – poi ci hanno tenuto 2, o 3 giorni al Campo profughi del Silos di Trieste, siamo passati per Udine con destinazione al Centro raccolta profughi di Laterina, in provincia di Arezzo, dove siamo rimasti fino al 1951”. Quanti eravate a partire?

“Eravamo in undici – è la risposta – mio papà Giovanni, suo padre, mia mamma Domenica, mio fratello Feliciano sposato con moglie e un bimbo, oltre agli altri miei fratelli: Marina, Francesco, Faustino e Antonietta”. Com’era la vita nelle baracche del Crp di Laterina?

Primia comunione di Antonietta  Manzin, a sinistra di Mons. Emanuele Mignone, vescovo di Arezzo, con don Pasquale Cacioli vicino alla Chiesa del Crp di Laterina, 13 maggio 1950. Collezione famiglia Barbieri Manzin.

“Soffrivano tanto gli adulti – ha spiegato Antonietta Manzin – noi bambini, io sono nata nel 1941, si giocava insieme, si andava a scuola, mi ricordo che tutte le mattine ci davano una pastiglia di olio di fegato di merluzzo, ma alcuni miei compagni di classe la buttavano sul fuoco, così nell’aula baracca c’era una puzza che arrivava dalla stufa. La mia famiglia stava nella baracca n. 5, avevamo le brande in ferro beh, erano pochi metri di spazio per 11 persone”.

L’olio di fegato di merluzzo negli anni ’50 era un rimedio contro il rachitismo. Dopo il 1951 siete andati in qualche altro Campo profughi? “Certo, in quello di Torino fino al 1956 circa – ha replicato – in via Veglia 44, dove per dormire c’erano le tavole, i pagliericci e… le cimici, allora mia madre ha avvertito e sono venuti a disinfestare tutto poi, per fortuna, sono arrivati i nostri materassi, così si stava meglio”. Ho sentito dire che gli istriani sono abituati ai campi profughi sin dalla Grande Guerra; è possibile?

“Beh insomma! Le dirò che mia mamma, nel 1915, è stata internata a Wagna, in Stiria, con la sua famiglia – ha aggiunto Antonietta Manzin – là è morta la madre di mio nonno, che si chiamava Domenica Fabris, poi certi miei parenti, due uomini invalidi, dopo la seconda guerra mondiale, sono stati destinati al Centro raccolta profughi di Termini Imerese, presso Palermo, dove è morto lo zio Giuseppe Barbieri. Era il fratello di Domenica Barbieri”. Ho sentito parlare anche di emigrazione istriana in Argentina. Che cosa sa?

Bambini al Crp di Laterina, 1950. Collezione di Antonella Barbieri.

“Sì, mio papà nel 1922 andò a lavorare in Argentina per otto anni – ha detto la signora Manzin – così, quando è ritornato in Istria, nel 1930, ha comprato dei terreni e lavorava sodo. Dopo il 1947, abbiamo perso tre case e 65 ettari di campi coltivabili perché ce li hanno nazionalizzati gli jugoslavi e nessuno ci ha mai risarcito i beni perduti. Siccome c’era poco lavoro a Torino mio papà, verso il 1953, è tornato ad emigrare in Argentina per qualche tempo”. Signora Antonietta, lei parla in dialetto istriano?

“Sì, ma mio marito Antonio, per scherzo – ha concluso – dice che parlo istrian in cichera, per intendere che lo parlo poco ben”. Com’era la vita in Istria dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943?

“Al tempo del Ribalton – ha risposto Antonio Barbieri, marito della signora Antonia Manzin – c’era poca acqua in paese perciò, con mio papà Antonio, si andava a prenderla coi carri e le botti al Palù e vedevamo tanti militari italiani sbandati, che domandavano i vestiti ai contadini in coda per l’acqua, così alla fine della giornata i vallesani vestivano delle belle divise da ufficiale o di truppa italiane. Poi ho visto una trentina di soldati italiani sulla riva che volevano raggiungere la costa opposta e undici di loro si sono messi a nuotare, peccato che in linea d’aria c’è il Delta del Po a 120 km, o oltre 60 miglia nautiche, perciò saranno tutti morti”.  Sa di qualche uccisione nelle foibe da parte titina?

Carabinieri gettati nella foiba - “Sì, in Istria ho visto portare via dai partigiani titini – ha replicato Barbieri – sei carabinieri e il loro maresciallo, che mi pare si chiamasse Doto, era di Bergamo, li hanno portati a morire nella foiba dei Ronchi, in quella stessa cavità facevano il nido i colombi, ma i cacciatori non sono più tornati a sparare ai volatili, perché là c’erano i morti”. Signor Antonio, quando è venuto via dall’Istria?

Processione al Crp di Laterina, Don Angelo Matteini è vicino all’icona sacra e don Pasquale Cacioli tra le bambine. Si notino gli altarini sulla parete delle baracche (non intonacate) con addobbi vari oltre ai candidi vestiti da prima comunione in onore della Madonna, 1951. Collezione famiglia Barbieri Manzin.
“Son venuto via nel 1963 col passaporto da emigrante – ha aggiunto – dopo aver fatto un anno di prigione a Zagabria per renitenza alla leva jugoslava, dato che avevo provato a uscire nel 1958 con altri ragazzi, ma mi hanno preso al confine con Muggia, mi hanno sbattuto a fare il militare a Skopje, fino in Macedonia, poi in Italia mi son fatto il Campo profughi di San Sabba a Trieste, dove facevo da interprete per tanti altri fuggitivi e, infine, a Torino, presso dei parenti”. Siete mai tornati in Istria?

“Sì, certo, pur di stare in Istria – ha ribattuto Antonio Barbieri – ci siamo ricomprati una casa a Valle, veniamo via da là a dicembre e ci ritorniamo a marzo, o aprile, malattie permettendo. C’erano tante ingiustizie in Jugoslavia, ci facevano il lavaggio del cervello. Mi ricordo che, finita la scuola a Valle, avrei dovuto andare a Rovigno, ma i primi in graduatoria erano i figli degli iscritti al partito, o dei burocrati jugoslavi, così sono stato escluso perché ero orfano di guerra italiano”. Però, non sapevo della pulizia etnica scolastica. Si ricorda qualcosa di Pola?

“Abitavo a pochi chilometri da Pola, andavo a prendere il pane a Pola a piedi negli anni ’40 e ‘50, ma ho saputo della strage di Vergarolla solo alcuni anni fa. Avevo tanta confusione. Non si sapeva nulla. Ho sofferto molto. A sette anni, in Istria, seminavo in campagna i ceci, la fava e il granoturco con i miei familiari, poi ho lavorato come elettricista alla Fiat al Lingotto”.

A conferma delle fughe di italiani e di persone d’altra etnia dalla Jugoslavia, negli anni 1957-1960, ecco cosa dice un’altra fonte. “Ricordo che abitavo vicino al Centro smistamento profughi di via Pradamano a Udine, che accolse oltre 100 mila esuli – ha detto Carlo Dilena – e alla fine degli anni ’50 sapevamo che ospitava certi fuggiaschi jugoslavi anticomunisti, oltre ai profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia, i bambini dei quali giocavano vicino al mio cortile”.

Laterina, Centro raccolta profughi. Prima comunione di Antonietta Manzin, 1950

Dalla collezione della famiglia Barbieri Manzin si sa che, come è scritto nel Libretto del Crp di Laterina, il nonno dell’intervistata si chiamava Antonio Barbieri, figlio del fu Antonio e di fu Domenica Fabris, vedovo e con casa in via S. Nicolò 5. Egli è nato a Valle d’Istria il 20 settembre 1874.  Ha la qualifica di: profugo giuliano. Ha esercitato il diritto d’opzione come dal decreto dell’Autorità Jugoslava n. 48.241 del 9 ottobre 1948. Ha richiesto ed ottenuto dal Consolato italiano di Zagabria il passaporto provvisorio (di sola andata) n. 18.234 in data 31 marzo 1949. Con i familiari è stato rimpatriato (in treno) via Monfalcone il 26 luglio 1949, come emerso dal racconto dei testimoni. Tale Antonio Barbieri, del 1874, pur possedendo il citato Libretto del Crp di Laterina, con tanto di sussidi ricevuti tra il 1952 e il 1953, non è segnato nell’Elenco alfabetico profughi giuliani del Comune di Laterina. Ciò significa che i documenti d’archivio talvolta non sono esaustivi, non contengono cioè tutti i nomi dei profughi passati al Crp, come sostiene Claudio Ausilio. Sono 4.693 i nominativi riportati nel suddetto Elenco, considerate pure due cancellature, ma il totale delle persone transitate tra quelle baracche è di oltre 10 mila unità, secondo altre ricerche svolte nell’Archivio di Stato di Arezzo nel 2021 (vedi: Bibliografia).

Da ultimo si nota che il nominativo di vari Manzin compare nell’Elenco alfabetico profughi giuliani del Comune di Laterina, al fascicolo n. 369 e risultano usciti dal Crp il 27 aprile 1951 per Torino. C’è  Andrea Manzin, nonno della signora Antonietta. Come pure c’è qualche nominativo dei Barbieri, ma non Antonio, classe 1874, di cui i discendenti possiedono il suo citato Libretto del Crp di Laterina. La scolara Antonietta Manzin compare, inoltre, nel registro della scuola elementare del Campo profughi di Laterina. È nella classe 2^ A mista, nell’anno scolastico 1949-1950, condotta dalla maestra Emma Vannelli Cassioli con 30 iscritti e 25 frequentanti provenienti da Fiume, Pola e Zara. La buona notizia è che furono tutti ammessi agli esami finali e poi promossi con molti bei voti. Sempre la giovane Antonietta Manzin risulta, infine, cresimata nella chiesa del Campo profughi da Monsignore Emanuele Mignone, vescovo di Arezzo, con don Pasquale Cacioli parroco, il 13 maggio 1950, in base alla relativa rubrica della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa).

Donne e bimbi al Crp di Laterina, 1950

Fonti orali e digitali: per la gentilezza riservata all’indagine storica si ringraziano le seguenti persone, intervistate da Elio Varutti il 18 marzo 2023 al telefono, con contatti preparatori di Claudio Ausilio, la collaborazione di Antonella Barbieri e le sue e-mail del periodo 17 marzo-1° aprile 2023 allo scrivente, se non altrimenti indicato.

- Antonio Barbieri, Valle d’Istria 1938, vive a Torino e a Valle d’Istria (oggi Croazia).

- Carlo Dilena, Udine 1952, int. del 19 marzo 2023 a Udine.

- Antonietta Manzin in Barbieri, Valle d’Istria 1941, esule a Torino e soggiorna a Valle d’Istria.

 

Collezione privata – Famiglia Barbieri Manzin, fotografie, Libretto del Crp di Laterina e documenti di famiglia.

Archivi consultati - La presente ricerca è frutto della collaborazione fra l’ANVGD di Arezzo e il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine. La consultazione e la digitalizzazione dei materiali d’archivio aretini è stata effettuata nel 2015 e 2022 a cura di Claudio Ausilio. Per la collaborazione riservata si ringraziano don Mario Ghinassi, parroco di Laterina nel 2015, gli operatori e le autorità del Comune di Laterina e dell’Istituto Comprensivo “Francesco Mochi” di Levane (AR),

- Comune di Laterina (AR), Elenco alfabetico profughi giuliani, 1949-1961, pp. 1-78, ms.

- Istituto Comprensivo “Francesco Mochi” di Levane (AR), Comune di Laterina, Scuole elementari, Direzione Didattica di Montevarchi, Registro degli scrutini e degli esami, Scuola di Campo Profughi, Classe 2^ diretta dall’insegnante Emma Vannelli Cassioli, anno scolastico 1949-1950, pp. 12, stampato e ms.

- Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa), Laterina CRP Cresimati dal 1950 al 1962, Attestati di cresima vari 1949-1957, Lettere, dattiloscr., stampati e ms.

Crp di Laterina, foto di gruppo dei Manzin. 1950. Collezione famiglia Barbieri Manzin.

Bibliografia

- FABIO LO BONO, Popolo in fuga. Sicilia terra d’accoglienza. L’esodo degli italiani del confine orientale a Termini Imerese (1^ edizione: 2016), Lo Bono editore, Termini Imerese (PA), 2018, 2^ edizione.

– GIULIANA PESCA – SERENA DOMENICI – GIOVANNI RUGGIERO, Tracce d’esilio. Il C.R.P. di Laterina 1948-1963. Tra esuli istriano-giuliano-dalmati, rimpatriati e profuganze d’Africa, Città di Castello (PG), Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi”, Edizioni NuovaPrhomos, 2021.

-  ELIO VARUTTI, Il campo profughi di via Pradamano e l’associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Udine, 2007.

– E. VARUTTI, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Firenze, Aska, 2021. In formato e-book dal 2022. E seconda ristampa dal 2023.

Tessera di Antonio Barbieri (1874) dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra con fotografia e firma del titolare. È il nonno dell’intervistata e padre di Barbieri Domenica.

Progetto e ricerca di Claudio Ausilio, delegato provinciale dell’ANVGD Arezzo. Interviste di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Antonietta Manzin, Antonio Barbieri, Antonella Barbieri, Claudio Ausilio, professor Stefano Meroi (Udine). Copertina: Prima comunione di Antonietta  Manzin, a sinistra di Mons. Emanuele Mignone, vescovo di Arezzo, con don Pasquale Cacioli vicino alla Chiesa del Crp di Laterina, 13 maggio 1950. Collezione famiglia Barbieri Manzin. Adesioni al progetto: ANVGD di Arezzo e Centro studi, ricerca e documentazione sull'esodo giuliano dalmata, Udine. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web:  https://anvgdud.it/

Libretto del Campo profughi di Laterina intestato al profugo giuliano Antonio Barbieri, classe 1874. Collezione famiglia Barbieri Manzin.

Pagine interne del Libretto del Campo profughi di Laterina intestato al profugo giuliano Antonio Barbieri, coi sussidi ricevuti tra il 1952 e il 1953. Collezione famiglia Barbieri Manzin.

Passaporto provvisorio di Giuseppe Barbieri emesso il 31 marzo 1949 dal Consolato italiano di Zagabria; il profugo morì nel Crp di Termini Imerese (PA). Si noti la ricevuta del cambio di dinari.

Il santino per le Sante Missioni e per le Quarantore al Crp di Laterina, 3-11 marzo 1951. Collezione famiglia Barbieri Manzin.


domenica 11 settembre 2022

Maestri pionieri senza stipendio alla scuola sussidiata di Laterina, nel Campo profughi, 1956

Ricordo che gli scolari del Campo profughi di Laterina avevano una gran voglia d’imparare”. Si apre con tali parole il racconto di Giulietta Del Vita, maestra in baracca alle scuole elementari del Centro raccolta profughi (Crp) di Laterina, provincia di Arezzo nell’anno scolastico 1956-1957. 

La maestra Giuletta Del Vita, nel 1960, con gli scolari di Castiglion Alberti-Badia-Agnano-Bucine (AR). Collezione Giulietta Del Vita

Ho insegnato per solo un anno scolastico in una stanzina – ha aggiunto – avevo diciannove anni e mi sono trovata bene coi bambini e con le famiglie, nonostante molti di loro avessero dei problemi con la lingua italiana, erano le cosiddette scuole elementari sussidiate con maestri senza stipendio, lo si faceva per avere punteggio nelle graduatorie del Provveditorato agli Studi. Spesso erano delle pluriclassi, appena arrivavano i nuovi bambini al Campo li si inseriva in una classe prima, perché si orientassero”. La maestra Del Vita aveva 34 iscritti, 11 maschi e 23 femmine con esami svolti dal 3 al 4 luglio 1957 e nel registro di classe ha annotato che il locale scolastico: “ha un tetto resistente a tutto meno che alla pioggia, mura disadorne, tre finestre che permettono di vedere una bella campagna ed anche il vicino paese”.

Arezzo 1955, gare di Scuola Magistrale, Giulietta Del Vita è la prima a sinistra. Collezione Giulietta Del Vita.

Le hanno mai raccontato qualcosa dell’esodo giuliano dalmata? No, mai – è la replica – non ho mai saputo nulla della loro vita precedente, per me era importante lavorare e poi tornavo a casa col motorino di marca ‘Motom’ fino a Laterina stazione, poi in treno fino a Montevarchi. Non sono mai entrata nelle baracche delle loro famiglie. Avevo la lavagna, i banchi e le seggiole, non ricordo di aver patito il freddo, come hanno scritto altri educatori”. Ricorda il nome di qualche maestro suo collega lì nel Crp di Laterina?

C’erano la maestra Emilia Carmignani, proveniente da Loro Ciuffenna (AR), il maestro Romano Alfieri e Giuliana Stoppielli, da Terranuova Bracciolini (AR) – ha risposto la maestra Del Vita – eh, tra colleghi si stava bene, si scherzava, poi c’era il direttore didattico Elio Scala e quando ci facevano visita il Direttore o l’ispettore, per gli allievi era una festa, dato che non vedevano mai nessuno”. Ha mai portato in gita i suoi scolari?

Più che altro facevano delle belle passeggiate vicino al Crp, alla centrale elettrica, o lungo il fiume Arno – ha concluso la maestra Giulietta Del Vita – ricordo che i maschietti erano felicissimi e mi dicevano: Allora maestra, andiamo a ingrumar fiori? E io, per l’ennesima volta, li dovevo correggere, avevano il dialetto dentro di sé e in famiglia parlavano solo in quel modo”.

Nomina a insegnante di Del Vita Giulietta nella scuola sussidiata di Laterina Campo profughi per l’anno scolastico 1956-’57, ciclost. e ms. Collezione Giulietta Del Vita.

Il Memoriale di Edoardo Radolovich, 2021

Un suo affezionato allievo, Edoardo Radolovich, nel 2021, ha scritto che: “La nostra maestra non solo era brava, ma anche carina oltre che simpatica e per questi motivi eravamo molto legati a lei. Parlando del più e del meno una volta ci disse che abitava a Montevarchi che era un paese a nord di Laterina e distava 12-13 chilometri” (Dvori. Breve storia di un bimbo Slavo con genitori Italiani e nonni Austriaci, p. 34).

“Era una giornata estiva e con il solito gruppetto camminavamo sulle sponde dell’Arno quando mi venne un’idea malsana. Andare a trovare la maestra e facendo un piccolo calcolo in due ore potevamo essere a Montevarchi. Oramai l’aritmetica e la logica erano il nostro pane. Continuammo lungo il fiume ma non era molto agevole anche perché ogni tanto c’era un torrentello che si immetteva e per noi era impossibile attraversarlo se non andare in cerca di qualche ponticello. Così però avremmo perso troppo tempo e già eravamo partiti a pomeriggio inoltrato. Decidemmo altresì di raggiungere la strada statale che stava poco più su. Camminammo molto ai bordi della stessa con qualche macchina che passava ogni tanto ma a dire il vero erano pochissime in quel periodo. Dopo qualche ora arrivammo alle porte del paese ovvero dove c’era il cartello stradale con su scritto “Montevarchi”.

Tutti felici (eravamo in tre) guardammo il cartello ma le luci stradali in quel momento si accesero e ci rendemmo conto che era quasi sera. Invertimmo velocemente la marcia e seguendo la strada ci incamminammo verso Laterina. Dopo un paio di ore era completamente buio ed eravamo scoraggiati anche se non proprio impauriti. D’altrocanto avevamo circa otto-nove anni ed impreparati a tutto o quasi. Qualcuno di noi stava per disperarsi e minacciava di buttarsi sotto una delle poche automobili che passavano di lì” (p. 35). Poi tutto finì bene perché un passante, alla guida di una Topolino, accompagnò i tre scolari in Campo profughi, dove erano attesi dagli allarmati genitori e dal personale del Crp stesso.

Decalogo di un bravo maestro, Montevarchi, 8 febbraio 1957, ciclost. Collezione Giulietta Del Vita.

Il Decalogo del bravo maestro ed altri atti scolastici

Se non fosse autentico, tale Vademecum potrebbe sembrare uno scherzo di Carnevale o del Primo di aprile. È una curiosità. Veniva distribuito ad ogni maestro con la consegna della nomina di insegnamento firmata dal Provveditore agli Studi della Provincia. Questa sì, era ed è un pezzo di carta importantissimo per un insegnante statale, perché significa che ha il lavoro. Poi la maestra Del Vita deve aver iniziato a leggere. Il primo punto è: “Sii umile e modesto”. Punto 2: “Non avere fretta nell’avanzare”. Punto 3: “Non essere sollecito nel giudicare male gli alunni”. Punto 4: “Sii allegro e ottimista”. Punto 5: “Guarda con simpatia e ammirazione le cose degli alunni”. Punto 6: “Sii di costante esempio” e così via, sull’onda del libro Cuore di Edmondo De Amicis.

Molto interessante, invece, in chiave pedagogica è il documento del 1° febbraio 1957 firmato da Elio Scala, Direttore didattico di Montevarchi (AR), diretto agli insegnanti della scuola elementare del Crp di Laterina. L’oggetto della lettera dattiloscritta è: la scuola sussidiata del Crp di Laterina. Si legge che il Provveditore agli Studi “ha istituito una seconda Scuola sussidiata nella sede del Crp [ossia: in baracca, NdR], onde poter impiegare la maestra Benvegnù Pasqua nel recupero degli alunni da poco immigrati dalle Scuole croate dei territori italiani occupati dalla Iugoslavia (…)”. Gli altri maestri coinvolti nell’insegnamento, oltre alla Giulietta Del Vita, sono: Anna Maria Fratini, Giuliana Stoppielli, Emilia Carmignani e Romano Alfieri. Quattro classi fanno lezione al mattino, mentre le altre nel pomeriggio. Con la pluriclasse della maestra Pasqua Benvegnù, in tutto si contano sette classi. Dai registri dei maestri si vedono gli elenchi che contano 25-35 iscritti, talvolta fino a 40 bambini e passa, per un totale complessivo di oltre 250 scolari. In altri anni scolastici aumentano le pluriclassi e c’è un ricambio di bambini dietro i banchi, per i nuovi arrivi e per le emigrazioni di altri. I trasferimenti in alcune classi sono il 20 per cento degli iscritti, subito rimpiazzati dai nuovi ingressi provenienti dalle scuole croate.

Disegno di una allieva della classe 1^ elementare del Crp di Laterina, anno scolastico 1956-1957; collezione privata.


I disegni e i pensierini dei bambini delle baracche

Da una collezione privata si sono esaminati diversi disegni e pensieri scritti degli scolari del Crp di Laterina negli anni ‘50, talvolta dedicati alla maestra o al direttore “che ci ha portato un bel libro”. Si notano, tra i disegni, molti animali domestici, come l’asino, la pecora, oche e galline, ben noti ai figli dei contadini istriani, liburnici e dalmati. Certe bambine disegnano case, pulcini, ciliegie, frumento, farfalle, cardellini, canarini e variopinti fiori. Sia i maschietti che le femmine non scordano di dipingere una grande nave, avendo forse il babbo in marineria. Un certo Gino Sincich disegna perfino un torchio, non si sa se per olive o uva, comunque un residuo della cultura agreste dell’Istria. Disegnano colline e il fiume Arno che passa nelle vicinanze del Crp. Dovendo vivere in baracche tutte uguali e andando a lezione in una baracca, la sagoma della casa o della scuola sono simili, c’è chi disegna la fontana all’esterno, come effettivamente dovevano fare i profughi per approvvigionarsi dell’acqua per uso personale e domestico.

Lettera di Elio Scala, Direttore didattico a Montevarchi (AR), Scuola sussidiata nella sede statale di Crp Laterina, 1° febbraio 1957, dattiloscr. Collezione Giulietta Del Vita.

Conclusioni – Con i circa 250 scolari già citati, includendo poi i bimbi dell’asilo infantile, si può affermare che i bambini che frequentano le istituzioni scolastiche del Crp a Laterina sono tra i 400 e i 500 individui all’anno. Poi ci sono quelli delle scuole medie e superiori. Così tanto per aggiornare, per l’ennesima volta, i dati del primordiale censimento, chiuso nel 1956, da Amedeo Colella per conto dell’Opera per l’assistenza ai profughi giuliano-dalmati, edito nel 1958, che riportava esserci in tutta la provincia di Arezzo solo “588 profughi dislocati”. Nel Crp di Laterina, dal 1946 al 1963, invece transitano circa 10 mila profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia, oltre a certi italiani espulsi dalle ex colonie d’Africa (Pesca G… 2021) (Varutti E 2021).

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Fonti orali – Giulietta Del Vita, Montevarchi (AR), 1938, int. al telefono a cura di Elio Varutti e Claudio Ausilio del 31 agosto 2022, in presenza di Fabio Rossi.

Fonti originali - Edoardo Radolovich, Dvori. Breve storia di un bimbo Slavo con genitori Italiani e nonni Austriaci, testo in PDF con fotografie, 2021 pp. 42.

Pensierino dell’alunna Renata Blasich di Pola, del 10 aprile 1957, sulla lunga casa-baracca del Crp di Laterina non intonacata e priva di grondaie. Notare i mattoni rossi a vista nel disegno, come nella realtà. Collezione privata.

Collezioni private

- Giulietta Del Vita, Montevarchi (AR), documenti scolastici stampati, ciclostilati e ms.

- Collezione privata, Arezzo, disegni e scritti scolastici, ms colorati.

Fonti d’archivio

Premesso che potrebbero esserci alcuni errori materiali di scrittura, ecco i testi raccolti da Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo presso l’Istituto Comprensivo “Francesco Mochi” di Levane (AR).

- Provveditorato agli studi di Arezzo, Comune di Laterina, Scuole elementari, Direzione Didattica di Montevarchi, Relazione finale, Scuola di Campo Profughi, Classe 1^ insegnante Del Vita Giulietta, anno scolastico 1956-1957, pp. 30, stampato e ms.

Cenni bibliografici

- Amedeo Colella (a cura di), L’esodo dalle terre adriatiche. Rilevazioni statistiche, Roma, 1958.

- Giuliana Pesca, Serena Domenici, Giovanni Ruggiero, Tracce d’esilio. Il C.R.P. di Laterina 1948-1963. Tra esuli istriano-giuliano-dalmati, rimpatriati e profuganze d’Africa, Città di Castello (PG), Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi”, Edizioni NuovaPrhomos, 2021.

- Elio Varutti, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Aska edizioni, Firenze, 2021.

Una delle tante navi disegnate dagli alunni della scuola elementare al Crp di Laterina. Qui con pensierino di Oriana Stifanich, di Parenzo (PL), 11 marzo 1957. Collezione privata.

Progetto e ricerca di Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo). Interviste di Claudio Ausilio e Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Giulietta De Vita, Claudio Ausilio e Marco Birin. Adesioni al progetto: ANVGD di Arezzo e Centro studi, ricerca e documentazione sull'esodo giuliano dalmata, Udine. Si ringrazia Fabio Rossi, di Montevarchi, per la collaborazione alla ricerca.

Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web:  https://anvgdud.it/

Arezzo 1955, la studentessa magistrale Giulietta Del Vita taglia il traguardo in una gara scolastica. Collezione Giulietta Del Vita.

Attestato di affetto per il Direttore didattico di Montevarchi con farfalla gigante e baracca da parte della scolara Nevia Gelleni, di Gimino (PL). Collezione privata.

Semplice riproduzione di una disadorna baracca del Crp di Laterina della scolara Liliana Vescovi, di Pola. Notare, a destra, la fontana all’aperto, dove approvvigionarsi d’acqua, come nella dura realtà. In cielo nere nuvole la dicono lunga sulla vita in Campo profughi. Collezione privata.