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venerdì 7 aprile 2017

I diorami di Franca Venuti Caronna

È stata intitolata “Sapori di casa” la mostra di diorami di Franca Venuti svoltasi al Castello Savorgnan di Artegna dal 12 dicembre 2015 al 22 febbraio 2016. Il sottotitolo della originale rassegna artistica era: “Interni di vita contadina nel Friuli di un tempo”.
Franca Venuti, La camera da letto, diorama, materiali vari, 2015

Nello stesso periodo (2015-2016) le sue originali produzioni artistico artigianali erano esposte al Palazzo Veneziano di Malborghetto, col titolo: “La n. 1 – Licof”, riferendosi alle riproduzioni di interni della casa più antica del paese, ossia Casa Palinč (perciò detta “La n. 1”, come a dire: “La prima della lista”).
C’è molta attenzione nelle riproduzioni di Franca Venuti Caronna. C’è quasi un’attenzione maniacale nel mostrare gli interni di famiglia in una scatola di pochi centimetri cubi. Eppure questi diorami sprigionano elementi di etnografia da ogni parte. Si nota poi una cura agli aspetti del plurilinguismo di certe realtà territoriali del Friuli, come quella della Val Canale.
Franca Venuti, Il camarin, diorama, materiali vari, 2015

A Malborghetto Valbruna, Camporosso e a Tarvisio si parlano diversi idiomi: l’italiano, il tedesco della Valle, lo sloveno della Valle e il friulano (giunto quest’ultimo alla fine della Grande guerra, con l’annessione della valle al Regno d’Italia). Allora nei vivaci quadretti di vita interiore proposti dalla Venuti ci sono delle scritte nelle varie lingue parlate nella zona. Anche questo fatto è assai interessante e, a modo suo, un po’ didascalico.
L’artista ci mostra i più caratteristici “fogolârs”, i focolari, le calde cucine delle tradizioni popolari friulane. Poi c’è il “camarin”, ossia la dispensa. In un’altra “scatola fantastica” (“magic box”) c’è una vecchia latteria, la stalla, la stube e così via.
Artista originale Franca Venuti è autodidatta, iniziando la sua carriera artistica verso la metà degli anni Ottanta. È molto attratta dall’antiquariato friulano, dal restauro e dall’arredo d’interni. È fondamentale questo background, per la precisione con cui rende la vita quotidiana nelle sue “scatole fantastiche”. Si è interessata di composizioni di fiori secchi e di creazioni con la pasta di farina e sale. Crea e dipinge su ceramica.
Guardando le sue ricostruzioni in miniatura siamo immersi tra sogno e realtà. Ci sfiorano fantasia e ricordo. Tutto ciò fuoriesce dalle creazioni della Venuti, che opera con la mente sapiente e col cuore di donna.
Franca Venuti, La stalla, diorama, materiali vari, 2015
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Fotografie di Max Maraldo e di Bruna Giorgini.

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Sitologia

E. Varutti, La casa contadina della Val Canale in diorama, Malborghetto, articolo nel web del 2016.

Su youtube: Laura Magri (a cura di) Nel magico mondo della Valcanale - Malborghetto (UD), 2015.
Musiche del video-clip di Adriano Sangineto.

Una sala dell'allestimento in Castello, Artegna

domenica 14 agosto 2016

La casa contadina della Val Canale in diorama, Malborghetto

L’artista Franca Venuti ha ricreato con maestria la casa contadina della Val Canale in “Shadow Boxes”, o quadri nello spazio, detti anche “diorami”. La Venuti usa una tecnica costruttiva basata su materiali riciclati o di sfrido, in formato “mignon”. 
Franca Venuti, La Stube, diorama, materiali vari, 2015. 
Fotografia di Claudio Saccari.

Rivivono così le antiche case della Val Canale nel Museo Etnografico “Palazzo Veneziano” di Malborghetto, in provincia di Udine, con tanto di pupazzi dalle forme umane. Quello che sto recensendo è il catalogo della mostra su detto tema apertasi nel mese di dicembre 2015 e in funzione nel 2016 in tale Museo.
L’autrice riesce così a riprodurre nelle sue opere artistico artigianali in miniatura le antiche atmosfere, pregne di suggestioni del passato. C’è una grande attenzione alla storia, alle tradizioni, alla cultura e alla vita familiare negli ambienti casalinghi di una volta. Secondo il mio parere c’è un po’ di antropologia culturale in questa originale esperienza creativa.
L’artista impiega e sa lavorare la pasta di farina e sale, la ceramica, il legno e i tessuti. Appassionata di antiquariato friulano e di restauro, ha saputo unire le sue competenze acquisite con l’esperienza alle sue capacità artistiche nel costruire gli interni delle abitazioni avite di Malborghetto e dintorni.
C’è una assoluta attenzione al dettaglio per i pezzi costitutivi dei vani casalinghi in formato ridotto per i visitatori. Sono stati fabbricati i mobili tipici, le figure, il vasellame, le cibarie e ogni utensile casalingo.
Nell’atrio, o vano d’ingresso, si notano il tavolo da falegname per i lavori “da uomini” (come si dice nel mondo tedesco). Non si dimentichi che nella Val Canale (Kanaltal, in tedesco) si parlano quattro lingue (l’italiano, il tedesco, lo sloveno e il friulano) con tanto di riconoscimento della legge nazionale n. 482 del 1999. Del resto, queste zone erano del Vescovado di Bamberga (Germania) e il confine con la Slovenia non è distante.
Franca Venuti, L'atrio, diorama, materiali vari, 2015. 
Fotografia di Claudio Saccari.

C’è una donna che lava i panni nell’atrio riprodotto dalla Venuti. È la prima stanza di questo viaggio virtuale nella casa avita della Val Canale. Era una stanza ad uso promiscuo, insomma, se necessario diveniva officina, calzoleria o genericamente ripostiglio-deposito. Aveva tanti nomi nelle varianti linguistiche delle vallate. 
La cernita delle varietà linguistiche svolta per il volume e la mostra hanno un alto valore scientifico. Mi soffermerò solo sull’atrio nelle varie parlate. Non potrò trattare così tutte le stanze recensite qui. Era detto “Uéjža” nello sloveno di Ugovizza. L’atrio, invece, nello sloveno di Valbruna è “Ueža”. Nel tedesco della Val Canale diventa “Lab’n”, oppure “der Vorhof”.
Si pensi alla ricchezza lessicale di questi luoghi! Dall’atrio si accedeva ad altri vani dell’abitazione rurale: la cucina nera, la Stube, la camera e Die Speis (dispensa, o camarin, in friulano).
Era detta “cucina nera” la stanza utilizzata principalmente per l’affumicatura dei prodotti suini mediante il focolare, “fogolâr” in friulano. In tedesco era la: “Schwarze Küche”. Nello sloveno di Ugovizza: “Črna kuhinja / kuhnja”. 
Nella fine dell’Ottocento per fare fuoco (fûcarriva lo Spolert, o cucina economica, che migliorerà la qualità della vita e del lavoro casalingo, con l’introduzione delle pentole basse per cucinare.
Franca Venuti, La cucina nera, diorama, materiali vari, 2015. 
Fotografia di Claudio Saccari.

Non poteva mancare nella “Stube” la grande stufa in maiolica, che riscaldava in modo continuo in base ad un sistema di condutture a mattoni refrattari. Documentate sin dal 1652 nella Val Canale, queste stanze erano il punto nobile della casa, oggi diremmo: il soggiorno. Qui si svolgeva la vita della famiglia.
Poi c’era la dispensa, ossia la cassaforte o frigorifero della famiglia patriarcale, le cui chiavi erano tenute dalla padrona di casa. Non a caso in friulano la moglie è detta “parone” (padrona). Poi ci sono le camere, il gabinetto (che era proprio una stretta cabina di abete, con un sedile dotato di un buco – l’antesignano del water!) e la stalla per gli animali.
Il volume si chiude con un breve brano di Raimondo Domenig, intitolato: “La dote delle case”. Nel volume, infine, si notano una bibliografia e una sitologia orientate al tema. Le belle fotografie dei capolavori di Franca Venuti Caronna, sono opera di Claudio Saccari, di Trieste.
Molto curioso e, per qualcuno, inesplicabile è il titolo del catalogo: La N. 1. Likof per la casa contadina della Valcanale. È presto detto. È stata qui esaminata, studiata e riprodotta la prima casa del paese montano, appunto “la numero 1”. Il “licȏf” (anche in lingua friulana) era o è (poiché si usa tuttora) il brindisi o banchetto offerto dal proprietario alla fine di una grande affare e, per estensione, al termine della costruzione del tetto di una nuova costruzione. Sin dalla copertina si celebra il “licȏf” della nuova produzione in diorama.

“Ocjo, che al è un licȏf virtuȃl...” (Attenzione che è un “brindisi” virtuale…).
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Lara Magri (a cura di), La N. 1. Likof per la casa contadina della Valcanale, Museo Etnografico “Palazzo Veneziano”, Malborghetto – Valbruna (UD), Comunità Montana del Gemonese, Canal del Ferro e Valcanale, 2015, p. 48.