mercoledì 3 maggio 2017

Birkenau, visita al campo di sterminio

I nazisti in fuga alla fine della guerra si preoccupano di far saltare con l’esplosivo i quattro forni crematori di Birkenau, per non lasciare tracce dell’orrendo crimine di guerra.

Qui i soldati di Hitler hanno sterminato circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei. Non si ricordano però di smaltire i barattoli di insetticida “Zyklon B” (acido cianidrico), usato per lo sterminio di massa mediante il gas. Così quando arrivano i Russi, il 27 gennaio 1945 – che diverrà la Giorno della Memoria – trovano i pochi sopravvissuti e tutti gli oggetti sequestrati agli ebrei e ai prigionieri, compresi i barattoli di Zyklon B. I Russi vedono tanti barattoli con quella sigla.
Oggi quelle scatole metalliche, tutte uguali, sono esposte in una vetrina dell’allestimento museale del campo di sterminio di Auschwitz. Poi c'è Birkenau, detto “Auschwitz II” dal regime di Hitler.

La fine del binario dentro il campo di Birkenau

Il sito è spettrale e molto ampio. Denutrizione, freddo, malattie e lavori forzati sono usati dai nazisti come strumenti di decimazione. Birkenau è un gigantesco campo di detenzione e di eliminazione fisica, a tre chilometri da Auschwitz, ossia Oświęcim, in lingua polacca. 
È stato costruito molto alla svelta. I nazisti prima hanno sloggiato da diciotto fattorie le rispettive famiglie polacche, che vi abitavano (in quanto slavi, secondo Hitler, erano essi dei “subumani”, da eliminare, castrare o schiavizzare). Poi hanno demolito le loro case e con i mattoni recuperati hanno fatto costruire in fretta e furia le baracche per contenere gli ebrei da eliminare. Ecco perché le costruzioni sono fatiscenti e sono già state restaurate.
Questo enorme luogo di prigionia e di patimenti, come tutta l’area del campo di sterminio di Auschwitz, è stato dichiarato museo polacco sin dal 1947, perciò è durato tutto allo stato originale. Le costruzioni e gli interni sono rimasti come li hanno trovati i Russi nel 1945, nel giorno della liberazione. Qualcosa è crollato, allora è stato demolito. 
Oggi sono state conservate le baracche delle donne e, sulla area di sinistra, si possono vedere quelle della quarantena. Queste ultime costruzioni erano utilizzate dal personale medico militare. In considerazione delle squallide condizioni di vita nei campi di concentramento si sviluppavano, infatti, varie malattie contagiose tra i detenuti, con esiti letali.
Birkenau, i dormitori

Ad esempio, i dormitori del campo di Birkenau non sono altro che dei miseri spazi a pagliericcio, grandi quanto una bara e sistemati a castello, uno sull’altro; nulla di più anti-igienico, oltre che scomodo. 
I gabinetti sono collettivi, nel senso che i deportati dovevano sedersi uno accanto all’altro, per l’evacuazione, sotto l’ordine del Kapò. Gli addetti alla pulizia delle latrine erano alcuni degli stessi reclusi, inquadrati nell’apposito Kommando. I lavabi sono delle lunghe vasche comuni, che ricordano l’abbeveratoio di una stalla sociale per bovini, anziché un lavandino per l’igiene quotidiana personale.
Alla fine del campo c’era la cosiddetta “rampa della morte”. Da quest’area i detenuti venivano sospinti in quelle stanze che potevano considerare come bagni o spogliatoi delle docce. Venivano fatti spogliare dei miseri abiti che indossavano e stipati come sardine in stanze che si trasformavano in vere e proprie camere a gas. L’esecuzione avveniva col lancio di grumi o granuli di Ziklon B, che a contatto con l’aria e, alla temperatura di 26 gradi, si trasformavano nel potente gas mortale.
Essi morivano fra urla atroci, perché molti si accorgevano della fine raccapricciante che stavano per fare. Allora i gerarchi nazisti diedero ordine di portare dei camion presso le camere a gas e di lasciare accesi i motori, così facevano rumore, confondendo le urla degli ebrei morenti. Gli altri detenuti e, soprattutto, i soldati tedeschi, secondo i gerarchi, non dovevano ascoltare le disperate urla della morte.
Birkenau - I ruderi contorti dei forni crematori fatti saltare dai nazisti con le cariche di esplosivo, nel tentativo di cancellare le tracce dello sterminio

I cadaveri venivano tolti dalle camere a gas da un Kommando formato dagli stessi reclusi, guidati dal Kapò, e condotti al forno crematorio, ammonticchiati su un carro. Periodicamente, sempre per non lasciare tracce, venivano uccisi gli stessi componenti del Kommando addetto alla cremazione dei cadaveri nei quattro forni crematori (oggi semidistrutti).

Il Monumento alle Vittime di Auschwitz
Oggi la zona dei forni crematori esplosi è lì con le pareti contorte. È zona museale. C’è anche il Monumento alle Vittime di Auschwitz, del 1967, opera di scultori italiani e polacchi. L’ampia area monumentale è corredata di molte lapidi pavimentali in varie lingue, tra le quali pure l’italiano.
Birkenau - Monumento alle Vittime di Auschwitz, del 1967

Il testo delle lapidi recita così: «Grido di disperazione / ed ammonimento all’umanità / sia per sempre questo luogo / dove i nazisti uccisero / circa un milione e mezzo di / uomini, donne e bambini / principalmente ebrei / da vari paesi d’Europa. / Auschwitz – Birkenau 1940-1945».
I soldati Russi diedero subito da mangiare ai sopravvissuti, ma la zuppa ricca di grassi dell’esercito russo portò a morire molti degli ex-prigionieri, perché erano molto debilitati e la sostanziosa zuppa del soldato russo era poco adatta agli stomaci devastati dal campo di concentramento di Hitler. I sopravvissuti necessitavano di medici e di un’alimentazione graduale per la ripresa dell’organismo.
Gli edifici sono com’erano, si diceva, al massimo hanno aggiustato qualche tegola, o rinforzato la parte edile, ma lo stile dell’orrore è quello voluto dai criminali nazisti.
Birkenau - Lapide in ebraico; chi lascia un fiore, chi una piccola pietra

Il campo di sterminio era articolato in tre strutture principali e, addirittura, in una quarantina di campi satellite. Il campo di Auschwitz era detto: Auschwitz I. A tre chilometri dalla cittadina polacca di Oświęcim (annessa, in pratica, al Terzo Reich), è sorto il grandissimo campo di sterminio di Birkenau / Brzezinka (in polacco, si pensi che vuol dire: “Boschetto di betulle”), con sette camere a gas ed ampi forni crematori.
L’organizzazione nazista fa arrivare persino i binari dentro il campo della morte di Birkenau, di modo che gli internati potessero arrivare direttamente nel luogo dell’uccisione, scendendo dai vagoni bestiame piombati. Se qualcuno moriva durante il viaggio, i più deboli, i malati, i bambini, gli altri viaggiatori detenuti dovevano tenersi la salma fino al campo di concentramento. Ogni carro bestiame conteneva 60-80 persone stipate come sardine. Durante il viaggio potevano morire il 10% degli internati.
Birkenau, spettrale ingresso delle rotaie al campo di sterminio

Collegamenti tra la Risiera di San Sabba e Auschwitz-Birkenau
C’è un legame tra Auschwitz e la Risiera di San Sabba, a Trieste, l’unico campo di sterminio nazista allestito in Italia. Il primo convoglio in partenza dalla Risiera di San Sabba, diretto al campo di sterminio di Auschwitz, è del 9 ottobre 1943. Arriva a destino nel dicembre del 1943. I viaggi per Auschwitz dei prigionieri erano così. Dalla Risiera sono stati deportati oltre 5 mila prigionieri.
I convogli carichi di ebrei sono stati 22. Tra di essi c’erano anche quattro ebrei udinesi arrestati in città. Tutti morti. Uno di loro si chiamava Elio Morpurgo (1858-1944). Anzi, era il barone e senatore del Regno Elio Morpurgo, già presidente della Camera di commercio e addirittura, nel 1889, primo sindaco ebreo di una città del Regno d’Italia. Fu prelevato ultraottantenne e ammalato in ospedale il 26 marzo 1944. Deportato, morì per strada. I suoi resti umani non furono più ritrovati.
Birkenau - I lavabi per umani, simili alle mangiatoie per bovini d'allevamento

Altri trenta convogli hanno trasportato i cosiddetti schiavi di Hitler, i lavoratori coatti e gratuiti italiani per il Terzo Reich. Tali convogli ferroviari sono transitati per Gorizia, Udine, Tarvisio, l’Austria, la Moravia e poi Auschwitz, che è situato vicino a Cracovia, stupenda città polacca, con venature asburgiche.
Molti altri “trasporti”, come vengono definiti dai nazisti, giungono da altre località dell’Europa. 
È singolare notare che il capo dell’Einsatzkommando SS “Reinhard” (Ekr), il capitano Gottlieb Hering sia stato in servizio nel campo di Bełżec e poi alla Risiera di San Sabba, dal forno crematorio della quale sono stati eliminati i corpi di circa 5 mila detenuti.
Il supervisore della Risiera di San Sabba è l’ufficiale delle Waffen SS Odilo Globočnik, nato a Trieste, in precedenza stretto collaboratore di Reinhard Heydrich e responsabile dei campi di sterminio attivati nel Governatorato Generale (Polonia annessa Al Terzo Reich), nel quadro dell’Operazione Reinhard, in cui vengono sterminati oltre un milione e 200 mila ebrei.
Birkenau - Ingresso ai bagni

Sin dal 1941 il campo di Bełżec fa parte delle eliminazioni rientranti nell’Operazione Reinhard, lo stadio primordiale della Shoah, ossia dell’uccisone degli ebrei polacchi, utilizzando il gas di scarico, soprattutto monossido di carbonio, dei motori accesi di vecchi carri armati russi, catturati al nemico.
Con l’avanzata dei Russi, Hering nel 1943, assiste alla chiusura del campo di sterminio di Bełżec, noto poiché le sue fosse comuni “straripavano di cadaveri”. Hering allora viene nominato comandante del campo di concentramento di Poniatowa, che appartiene ai sotto-campi collegati a Majdanek, campo di concentramento noto pure come il “Konzentrationslager” di Lublino. Poniatowa era un campo di lavoro per lo sfruttamento intensivo degli internati ebrei e polacchi a favore dello sforzo bellico tedesco. Essi erano occupati soprattutto nella società di comodo Ostindustrie GmbH (OSTI, «Industria dell'Est») di proprietà delle stesse Waffen SS.
Il capitano Gottlieb Hering, dopo la seconda guerra mondiale, per breve tempo, viene assunto niente meno che come comandante della polizia criminale di Heilbronn, vicino a Stoccarda, ma muore nell’autunno del 1945 in ospedale, dopo certe misteriose complicazioni.
Birkenau - Dimensioni gigantesche del campo di sterminio

Bibliografia
- Michele Lauro, Polonia. Varsavia, Lublino, Cracovia, Breslavia, Toruʼn, Danzica, La Masuria e i grandi Parchi, Milano, Touring, 2014.
- Valerio Marchi, “Verso Auschwitz: la tragica fine del senatore Elio Morpurgo”, «Messaggero Veneto», 26 gennaio 2011, p. 15.
- Tristano Matta, Il lager di San Sabba dall’occupazione nazista al processo di Trieste, Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Trieste, Beit, 2012.

Birkenau - Uno dei forni crematori semidistrutto
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Sitologia
Per chi fosse interessato, ecco il sito web del museo di Auschwitz: CLICCA QUI.

C’è anche il sito web della Risiera di San Sabba, a Trieste: CLICCA QUI.

Per i lettori curiosi, ecco alcuni approfondimenti dello scrivente:
E. Varutti, Ebrei a Udine sud e dintorni, 1939-1948. Deportazione in Germania e rientri, 2016-2017.

E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, 2017.


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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti
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Birkenau - Particolare del muro malfatto di una baracca del campo di sterminio