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domenica 25 novembre 2018

Sigeardo de Civitate, libro di Fornasaro presentato a Cividale


Nella splendida cornice del Museo Archeologico Nazionale si è tenuta a Cividale del Friuli la presentazione del romanzo storico di Franco Fornasaro, intitolato Sigeardo de Civitate
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018, Museo Archeologico Nazionale – Sala coi reperti del Patriarcato, oltre ai 5 figuranti in costume, Piero Tolazzi, da destra coi baffoni, Franco Fornasaro, Angela Borzacconi, Livio Bearzi e Elio Varutti

L’evento si è aperto il 23 novembre 2018, alle ore 17,30 con l’intervento di Angela Borzacconi, direttore del Museo stesso. “Siamo lieti di ospitare la presentazione di questo libro – ha detto Borzacconi – perché si può dire che esso sia nato fra le antiche carte di questo museo dove l’autore ha studiato e voglio aggiungere che gli archivi cividalesi sono uno scrigno prezioso di microstoria”.
La serata culturale, che aveva il patrocinio del Polo museale del Friuli Venezia Giulia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), ha ricevuto il saluto dell’Amministrazione civica nella persona di Angela Zappulla, assessore alla Cultura del Comune di Cividale del Friuli. Tra gli altri erano presenti, nell’affollata sala, Livio Bearzi, autore della Postfazione al volume, Diego Causero, nunzio apostolico di vari stati africani, della Siria, Cechia, Svizzera e Liechtenstein, Roberto Cassina, della Banca di Cividale, Lorenzo Pelizzo, della Società Filologica Friulana e Giovanni Aviani, editore soddisfatto perché il libro di Fornasaro, in men che non si dica, è già arrivato alla seconda edizione.
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018, Museo Archeologico Nazionale – Franco Fornasaro parla accanto a Elio Varutti e Piero Tolazzi

Poi è intervenuto il professor Elio Varutti, del Consiglio generale della Società Filologica Friulana, di cui si scrive poco più sotto. Un intervento accorato è stato quello di Piero Tolazzi, etnologo, cultore della storia di Cividale ed esperto conoscitore delle tecniche di combattimento medievale.
Circondato dai figuranti della Messa dello Spadone e del Palio di San Donato, Franco Fornasaro ha iniziato il suo accattivante contributo dicendo di sentirsi un friulese, nel senso di essere un immigrato nella città di Cividale, patrimonio dell’UNESCO. Poi, l’Outsider, come si sente Fornasaro, ha descritto come è nata l’dea del romanzo storico su “Sigeardo, ottantenne, figlio illegittimo con enormi qualità umane e competenze, eppur inviato per lavoro in tutte le parti del Patriarcato multietnico di Aquileia, che andava da Como a Salisburgo fino a Fiume nel Quarnero, oltre che in altri posti”. L’autore si è soffermato, infine, sul valore storico e giuridico delle Costituzioni della Patria del Friuli, emanate da Marquardo di Randech, un altro grande patriarca di quel periodo storico.
Il pubblico in sala, oltre 80 persone attente e partecipi alla serata di presentazione di Sigeardo de Civitate 

Il contributo di Elio Varutti
Sin dai tempi dei Longobardi, che nel 569 costituirono il loro primo ducato proprio a Cividale, c’era una certa conoscenza medica basata sullo studio delle opere di Ippocrate, di Galeno e di altri autori classici latini e greci. Ne ha scritto lo stesso Franco Fornasaro nel 1996. Si veda: “I longobardi e la medicina (con notule di alimurgia e di cucina)”.
A proposito di erbe medicinali esemplare pare l’elenco delle numerose specie vegetali che devono far parte dell’orto botanico, secondo l’ultimo capitolo del “Capitulare de villis”, elaborato negli ambienti della corte di Carlo Magno, secondo quanto riportato da Enzo Marigliano nel suo “Il Capitulare de Villis. Vita quotidiana di una realtà agraria al tempo di Carlomagno”, edito a Udine nel 2013. Alle erbe medicinali si è dedicato persino il poeta Ermes di Colloredo (1622 – 1692) nel suo manoscritto “Libro I. Rimedi, o sia ricette per alcune malattie del corpo umano”.
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018, Museo Archeologico Nazionale – Elio Varutti, al microfono, Franco Fornasaro e Piero Tolazzi, con 3 figuranti in costume

Si parla proprio di medicamenti a base di erbe nell’ultimo romanzo di Franco Fornasaro. È un libro bello, intrigante ed istruttivo. È bello perché è legato a un territorio, anzi è collegabile a un comune, come quello di Cividale in particolare, ricco di bellezza romana, longobarda, medievale ed altro. Scrivere un libro sul territorio di adozione, com’è per Fornasaro, è la dimostrazione dell’attaccamento manifestato per una stupenda realtà territoriale. Il fatto è da lui denunciato sin dalle prime pagine del volume.
Ha dato molto alla città di Cividale lo scrittore Franco Fornasaro, cividalese di adozione, essendo nato nella entità non italiana del Territorio Libero di Trieste, con avi di Pirano e babbo di Veglia, ambedue località della Jugoslavia dal discusso Trattato di pace del 1947. Poi la Jugoslavia si scioglie nel 1991 con violente guerre. Pirano (Piran) oggi sta in Slovenia, mentre l’Isola di Veglia (Krk) è in Croazia. Mi viene in mente un altro cividalese di adozione, come il toscano Amelio Tagliaferri, mio insigne maestro di Storia economica all’Università di Trieste. Anche il pistoiese Tagliaferri riguardo agli studi storici e alle ricerche diede molto alla nota città longobarda, poi della Serenissima Repubblica di Venezia.
Cividale del Friuli, 23 novembre 2018,– Apre l’incontro Angela Borzacconi, direttore del Museo Archeologico Nazionale

Spero che il lettore non si annoi leggendo nelle presenti righe diversi nomi di storici e di ricercatori. È che per inquadrare la stupenda opera di Fornasaro bisogna fare ricorso ad altri studiosi. Non potrei liquidare tutto menzionando solo il grande Le Goff.  
Il romanzo di Fornasaro è istruttivo perché presenta vari periodi storici, con una cronologia ben definita pagina dopo pagina. Ci sono il presente e l’attualità con i giovani ricercatori un po’ precari che cercano e trovano un antico manoscritto. Ci sono le rievocazioni storiche tipiche di Cividale del Friuli, Forum Iulii poiché fondata da Giulio Cesare e Civitas Austriae, per il periodo carolingio. Per Civitas Austriae si intende città allocata nella parte orientale (Austriae) del regno di Lotario I.
Dopo l’anno Mille presero vigore gli ordini “Militari ospitalieri”, sulla scorta dell’esperienza dei Benedettini. A Cividale un ospedale venne gestito dalla Confraternita dei Battuti, operativa peraltro a Udine, Maniago, Porcia, Sacile e San Vito al Tagliamento.
Come ha scritto Pier Carlo Caracci nel suo  Appunti per una storia della medicina in Friuli del 1973-1975, a Udine c’è un medico stipendiato dal Comune sin dal 1282. Nei contratti si legge del “phisicucus”, ben distinto dal “ciroicus” (chirurgo) e dallo “speziale” (farmacista). È dal 1222 che l’Università di Padova ha aperto i battenti. Alla scuola medica della città veneta fanno riferimento gli antichi studenti friulani di medicina. Da tale università esce, ad esempio, Mondino Friulano, cividalese, allievo di Pietro d’Abano, ben citati da Sigeardo-Fornasaro nelle prossime pagine con precisione, oserei dire, anatomica.
Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli – L’intervento di Piero Tolazzi alla presentazione del libro di Fornasaro Sigeardo de Civitate

Per la loro attività in medicina nel capoluogo friulano Maestro Mannino e Bonaventura sono pagati annualmente 12 marche di denari d’argento ciascuno. Caracci ha aggiunto che c’era pure una dottoressa rispondente al nome di “Donna Gerarda Medicatrix in Castello dal 1396 al 1404”. Come pure viene rilevato sempre dal Caracci che San Daniele e Cividale ebbero il loro medico condotto fin dal secolo XIV.
Siamo dunque nel Trecento. È il periodo di “Sigeardo de Civitate”. La sua autobiografia è il tema centrale del manoscritto, oggetto della fantasia dell’Autore. È la parte più affascinante del libro, a mio parere. Personaggi e vicende storiche, invece, sono autentici. Si intersecano in un crogiuolo di eventi e di periodi storici. Ne fa fede l’attenta citazione delle fonti documentarie, cui già Fornasaro ha abituato i suoi lettori nelle varie esperienze editoriali precedenti. Si nota il suo cipiglio didascalico nel mare magnum della creatività romanzesca.
Nel Medio Evo la cultura era prerogativa delle persone inserite nei monasteri, nelle abbazie e nelle fradagle, ossia le confraternite laiche e religiose. Si sa che la chiesa di Santa Maria della Cella di Cividale, con annesso monastero, aveva varie proprietà. Dal 1267 il cameraro (o amministratore) della congregazione religiosa teneva bene annotato nel Libro contabile i sussidi, le bolle, le delegazioni e i beni in diverse località. Ora questo importante documento storico è custodito in Archivio di Stato di Udine (ASUd), Congregazioni religiose soppresse, busta 123.
Il bello è che la chiesa di Santa Maria della Cella, tra gli altri, possedeva beni immobili, dal 1283, non solo nell’area cividalese, come a Firmano, Premariacco, Cormons (dal 1294), Borgnano, ma fino a Collalto e Treppo Piccolo (dal 1329), Nogaredo di Corno, Pasian Schiavonesco (divenuto poi Basiliano) e addirittura a Ronchis di Monfalcone (dal 1377).
Studiosi come Jacques Le Goff, Steve Runciman, Giovanni Vitolo e Paolo Lino Zovatto, tra i tanti, hanno rimarcato un certo ritorno dell’ordine da parte di Carlo Magno, dopo le conquiste arabe. Tale ricrescita, pur stentata e non certo florida, generò alcune positive conseguenze sui traffici mercantili, tanto che i ricercatori parlano di “rinascenza carolingia”, verificatasi intorno ai secoli VIII-IX. Così si giunge all’epoca di Sigeardo.
A dimostrazione del rilancio economico, oltre che politico-religioso dei Franchi, attivi pure a Cividale e in altre parti del Nord Italia, altri storici hanno effettuato le seguenti considerazioni. Lo sviluppo urbano e portuale dei secoli XI-XII nelle città del Centro Nord Italia è strettamente legato a una preesistente economia in fase di sviluppo. In determinate aree geografiche si ristabilisce un interessante mercato economico intorno all’anno Mille, pur sulle antiche strade romane aggiustate, ristrutturate o rimesse alla meglio. Nell’Italia settentrionale sono proprio gli scambi locali di beni e di servizi a rivelarsi sufficienti ad alimentare i primi fenomeni d’urbanesimo, come hanno scritto Tito Maniacco nel 1985, Michael McCormick nel 2001 e Giovanni Vigo nel 2009.
Un’altra immagine del folto pubblico presente in sala a Cividale per il nono romanzo di Franco Fornasaro

Affascinante è poi la tecnica letteraria utilizzata da Fornasaro per questo suo Sigeardo de Civitate. Troviamo ancora il tema dialogante, come ne Gli appunti di Stipe, suo importante romanzo del 2015, edito dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). In qualche scritto l’Autore accenna alle sue origini istriane e anche qui l’Istria fa capolino ogni tanto. Sono solo dei piccoli cammei. Il mondo della frontiera ha sempre coinvolto l’Autore. Non a caso Gli appunti di Stipe, nel 2017, sono stati tradotti in croato. Anche in Sigeardo, pur essendo prodotto in gradevole lingua italiana, il plurilingue Fornasaro ci spiega qualcosa in lingua friulana, oppure in sloveno. Forse, con tali approcci, possiamo intendere meglio la complessità delle terre di confine, come ci ha insegnato Fulvio Tomizza, scrittore di frontiera per eccellenza.
Devo confessare, tuttavia, che le ricerche ardite, le tensioni politiche e conflitti armati entrano a gamba tesa tra le pagine di Sigeardo. Curiosa e, a tratti, scabrosa o macabra è la descrizione delle prime anatomie svolte dai ciroici, i chirurghi medievali. Il libro segna troppi punti a favore di Cividale. La prima anatomia su cadaveri della storia del Friuli avvenne a Cividale, secondo Sigeardo. La prima università degli studi fu creata là. Era il 1° agosto 1353 quando il sovrano Carlo IV, re di Boemia, re dei Romani e, di lì a poco, imperatore del Sacro Romano Impero (1355), riconosceva la prima Università friulana e transfrontaliera, avviata anni prima dal patriarca aquileiese Bertrando di Saint Geniès. “Carolus Dei Gratia… in metis Alemaniae, Hungariae, Sclavoniae, atque Italiae consistit…”, come si vede nel testo “Antiquitatum civitatis fori Iulii libri quatuor” di Basilio Zancarolo, stampato in Venezia nel 1669.

Il primo alambicco della zona per ottenere la grappa dove poteva essere usato se non a Cividale? La prima volta dell’uso della polvere da sparo nel Patriarcato di Aquileia avvenne a Cividale, la cittadina patrimonio dell’UNESCO. Sono molto intriganti queste “prime volte” nella storia del Friuli.
Sigeardo si lancia poi in una serie di elencazioni di natura varia. Forse a qualcuno verrà in mente “Il nome della rosa”, di Umberto Eco (1980), nel leggere i lunghi elenchi delle armi bianche per colpire, ferire, uccidere o squartare il nemico. Eppure Sigeardo non si scompone. Ci propina anche i nefasti malanni della peste nera del 1348, con attente spiegazioni riguardo alle tipologie e colori dei bubboni, cui nemmeno il buon Alessandro Manzoni ci aveva abituato. Come notizia a latere possiamo accennare al Santuario di Sant’Osvaldo a Sauris, località che, essendo scampata alla pestilenza, divenne meta di pellegrinaggi data la sua potenza taumaturgica.
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Il libro presentato
- Franco Fornasaro, Sigeardo de Civitate. Romanzo storico, prefazione di Elio Varutti, postfazione di Livio Bearzi, Udine, Aviani & Aviani, 2018, pp 192, euro 20.

ISBN 978 8877 722720.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Daniela Conighi, che si ringrazia per la concessione alla diffusione e pubblicazione nel blog presente.

martedì 22 novembre 2016

La vita di Carlo IV di Lussemburgo, libro presentato a Udine

Nel salone di Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine, il 21 novembre 2016 è stato presentato il volume intitolato “Vita Caroli”, autobiografia dell’imperatore del Sacro Romano Impero. La traduzione in italiano del testo è dovuta a ad Arianna Marchiol e Tiziana Menotti, che ha curato anche l’intera pubblicazione, fresca di stampa.
Pietro Fontanini apre l'incontro di presentazione del libro "Vita Caroli". Da sinistra: Arianna Marchiol, Bruno Figliuolo, mons. Sandro Piussi e, sulla destra, Michaela Krčmová e Tiziana Menotti.

Ha aperto l’incontro l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine. «Questo libro è dedicato ad un grande imperatore che fu grande amico del Friuli». Ha preso la parola poi Tiziana Menotti, curatrice e traduttrice del volume edito da Medusa di Milano. La curatrice ha tratteggiato gli aspetti biografici di Carlo IV di Lussemburgo (1316-1378), re di Boemia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Nella Repubblica Ceca è considerato un “padre della patria”. Egli nacque a Praga il 14 maggio 1316 – quest’anno cade dunque il 700° anniversario della sua nascita – dal matrimonio della principessa Elisabetta, dell’antica casata reale dei Přemyslidi, e Giovanni, conte di Lussemburgo, che divenne così re di Boemia. Carlo fu battezzato col nome di Venceslao e trascorse l’infanzia alla corte dello zio, il re di Francia Carlo IV.
Il secondo relatore è stato monsignor Sandro Piussi, direttore degli Archivi storici e Biblioteche dell’Arcidiocesi di Udine, che ha voluto soffermarsi sulla figura di “Due boemi divenuti Patriarchi di Aquileia”. Si tratta di Nicolò di Lussemburgo, che governò dal 1350 al 1358 e, tra l’altro, era fratello minore di Carlo IV, e su Giovanni Sobieslaw di Moravia, che resse il titolo dal 1387 al 1393.
Michaela Krčmová, giornalista della radio nazionale ceca Český rozhlas, ha parlato (in lingua italiana) del viaggio di Carlo IV in Italia, per l’incoronazione a imperatore. «Carlo IV passa per Udine – ha detto la Krčmová – il giorno 14 ottobre 1354 e in compagnia del fratello Nicolò di Lussemburgo, patriarca di Aquileia, arrivò a Milano, dove il 6 gennaio 1355 cinse la corona ferrea di re d’Italia nella basilica di Sant’Ambrogio e, infine, il 5 aprile successivo, fu incoronato a Roma nella basilica di San Pietro, imperatore del Sacro Romano Impero, mentre il Papa risiedeva ad Avignone».

L’intervento di Bruno Figliuolo, docente di Storia Medievale all’Università di Udine, ha elogiato l’articolazione del volume per un personaggio della storia che non ebbe alti significati, se non quello di aver scritto per primo una autobiografia e di essere stato un imperatore pio e capace di spiegare le Sacre Scritture al popolo. «È raro trovare un’opera così – ha detto Figliuolo – è una vera novità, un fatto irrituale nel panorama del tempo, per un imperatore che dovette impegnarsi in una defatigante corsa per l’Europa per cercare di placare le ribellioni, le congiure e i colpi di mano».
Arianna Marchiol, infine, ha spiegato le difficoltà incontrate nella traduzione dal latino medievale, che era una lingua per dotti e intellettuali. Non era una lingua viva, né morta. Era una lingua con scarso rigore grammaticale rispetto alla lingua latina classica.
Prima di chiudere l’incontro i relatori hanno risposto ad una serie di domande poste dal pubblico.

La struttura del libro
Il testo è composto dall’originale latino medievale scritto da Carlo IV stesso, con traduzione italiana a fronte. La Prefazione è di Eva Doležalová, direttrice del Dipartimento di Storia medievale dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca. A seguire c’è una breve biografia di Carlo IV, scritta da Tiziana Menotti, che ha seguito l’abbondante apparato di note al testo latino. Si trova, infine, una Postfazione di Michaela Krčmová, già pubblicata in lingua ceca e, qui, tradotta da Tiziana Menotti.

Quattro parole con Tiziana Menotti, curatrice e traduttrice del volume
Domanda: Questo imperatore si chiamava Carlo oppure Venceslao?
Risposta: «Al battesimo gli fu imposto il nome Venceslao – spiega la Menotti – poi lo zio, il re di Francia, al momento della Cresima gli impose il proprio nome: Carlo.»
D.: C’erano delle sue mire sull’Italia? 
R.: «Nel 1331, all’età di quindici anni, quando secondo il diritto medievale una persona poteva dirsi adulta, Carlo fu chiamato in Italia dal padre Giovanni, che intendeva estendere la signoria dei Lussemburgo nella penisola. Per ben due anni Carlo rimase in Italia, dove imparò l’arte della politica e della diplomazia pur tra intrighi e pericoli di ogni genere. Nel 1334 il padre lo nominò margravio di Moravia e, nonostante i dissapori dovuti alla dispartità di carattere, intrapresero insieme numerose imprese diplomatiche e militari, sia in patria che al di là dei confini del regno boemo. Nel 1346 i principi elettori lo elessero all’unanimità re dei Romani  al posto dell’imperatore Ludovico il Bavaro e l’anno seguente, dopo la morte del padre, divenne re di Boemia».

D.: Cosa successe nel 1354-1355?
«Con l’elezione a re dei Romani Carlo ottenne in pratica la corona imperiale e infatti nell’autunno del 1354 intraprese il lungo viaggio che dalla Boemia lo portò dapprima a Milano, dove il 6 gennaio 1355 cinse la corona ferrea di re d’Italia, quindi a Roma, dove il 5 aprile, giorno di Pasqua, fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. I grandi umanisti e intellettuali dell’epoca, tra cui Francesco Petrarca, anelavano alla restaurazione dell’antica tradizione dell’impero romano e alla restituzione della centralità dell’impero alla sua città di origine, Roma. Le loro speranze, però, rimasero disattese. Carlo, infatti, in totale ubbidienza al papa, si intrattenne a Roma un solo giorno e Praga rimase per trentadue anni la capitale indiscussa dell’impero».
D.: Carlo IV di Lussemburgo, re di Boemia e il Friuli. È vero che può dirsi amico del Friuli?
R.: «La storia di Carlo si intrecciò fortemente con la storia dell’Italia e del Friuli, in particolare con quella del patriarcato di Aquileia. Il primo contatto che egli ebbe con lo stato patriarcale fu nel 1337, quando, sfuggito alla cattura da parte della flotta veneziana nelle acque dell’Adriatico nei pressi di Grado, fu accolto con grandi onori dal patriarca Bertrando di San Genesio, che lo ospitò a Udine e con il quale strinse un rapporto di solida amicizia. Bertrando descrive così il suo primo incontro con Carlo: “Restituita la pace al Friuli (dopo la guerra di Venzone) Carlo, che divenne poi re dei Romani, sbarcò in Aquileia (aprile-giugno 1337) e lo accogliemmo come si conveniva a tanto signore; ed egli condusse seco Bartolomeo (conte di Segna e di Veglia) e rimase con noi a Udine a nostre spese per un mese e più”. Qualche anno più tardi, nel dicembre del 1340, Bertrando fu attaccato dal conte di Gorizia e dai duchi d’Austria, che si erano accampati nei pressi di Venzone. Trovandosi in grave difficoltà, chiamò in aiuto l’allora margravio di Moravia, che accorse prontamente e insieme assediarono la città di Gorizia dopo aver devastato la contea. B. M. De Rubeis riporta nei suoi Monumenta Ecclesiae Aquileiensis questo brano tratto dall’autobiografia di Carlo IV Vita Caroli, contribuendo tra l’altro a chiarire l’etimologia del toponimo Veronium, che egli identifica per l’appunto con il borgo di Venzone».

D.: Ci dice qualcosa sugli ultimi anni di vita dell’Imperatore, quando la sua vita pubblica si incontrò con quella di suo fratello Nicolò di Lussemburgo?
R.: «Nel 1350 Bertrando fu assassinato in un’imboscata da alcuni nobili friulani. Il suo successore fu Nicolò di Lussemburgo (1350-1358), fratellastro di Carlo e suo uomo di fiducia. Nell’autunno del 1354 Carlo passò i valichi alpini del Friuli e il 14 ottobre entrò a Udine per ricongiungersi con il fratello Nicolò, che fu il suo fedele compagno durante il lungo e non sempre facile viaggio verso l’incoronazione imperiale».
D.: Carlo IV tornò altre volte a Udine e in Friuli?
R.: «Sì. La città di Udine ebbe l’onore di accogliere il grande sovrano ancora una volta. Nel 1368, infatti, in occasione del suo secondo viaggio in Italia per l’incoronazione a imperatrice della sua quarta moglie, Carlo IV sostò nuovamente a Udine, dove incontrò per la terza volta Francesco Petrarca, con il quale aveva mantenuto per anni un vivace carteggio. Nella prima lettera inviata dal Petrarca al sovrano boemo e che risale al 1351, il grande poeta invita Carlo ad assumere il governo dell’impero e a scegliere Roma come sua capitale, perché, come egli scrive: “Noi, o Cesare, già tel diceva, qualunque nato altrove per italiano ti abbiamo”. Anche se poi le cose andarono diversamente, il rapporto tra i due intellettuali, basato sulla stima e sull’ammirazione reciproche, crebbe nel tempo, rendendo possibili anche alcuni incontri. Il primo a Mantova nel 1355, durante il viaggio per l’incoronazione di Carlo, il secondo a Praga l’anno seguente e, finalmente, a Udine nel 1368».

D.: L’Imperatore Carlo IV era devoto? 
R.: «Carlo IV era un sovrano estremamente colto. Conosceva cinque lingue, amava l’arte, si dilettava di letteratura e di esegesi biblica. Era molto devoto alla Vergine, a san Venceslao e a santa Caterina d’Alessandria, che riteneva lo avesse protetto durante la difficile battaglia sostenuta contro una coalizione formata da illustri famiglie italiane presso il castello San Felice il 25 novembre 1332».
D.: In conclusione, che tipo di libro è Vita Caroli?

R.: «Poco dopo l’elezione a re dei Romani, Carlo iniziò a scrivere la propria autobiografia dal titolo Vita Caroli, un’opera appartenente a quel genere letterario di tipo educativo molto diffuso durante il Medioevo noto come specula principis e la cui traduzione dal latino viene oggi proposta dalla casa editrice milanese Medusa. L’opera fu terminata pochi giorni prima dell’elezione imperiale e probabilmente Carlo avrebbe voluto proseguirne la stesura ben oltre i suoi primi trent’anni di vita. Probabilmente i numerosi impegni glielo impedirono. Anche se con la stesura dell’opera Carlo intendeva soprattutto ammaestrare i propri successori, in particolare il figlio Venceslao IV che gli sarebbe succeduto su entrambi i troni, Vita Caroli è una preziosa fonte di informazioni riguardanti la figura del giovane principe, le sue gesta e i principi cristiani su cui fondò tutta la sua vita. Carlo IV morì a Praga il 29 novembre 1378».  
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.   
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Carlo IV, Vita Caroli. Autobiografia, a cura di Tiziana Menotti, titolo originale: Karoli IV imperatoris Romanorum Vita Ab Eo Ipso Conscripta, traduzione di Tiziana Menotti e Arianna Marchiol, Milano, Medusa, 2016, pagg. 201, 21 fotografie a colori e b/n.

ISBN 978-88-7698-359-7

venerdì 8 luglio 2016

Usurai toscani nel Friuli patriarcale. Lezione a Fontanabona

“Il maladetto fiore. Armi, battaglie e banchieri toscani nel Friuli medievale”. Ecco il titolo dell’originale conferenza organizzata dall’Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia il 7 luglio 2016. 
Flaviano Bosco e Andreina Tonello alla conferenza sugli usurai toscani al Museo di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

È stata una intensa serata, dal punto di vista culturale quella tenuta presso il Museo di Storia Contadina di Fontanabona, nel Comune di Pagnacco, in provincia di Udine, con letture di Dante e di altri noti esponenti della letteratura italiana.
Alessia Biason, assessore alla Cultura di Pagnacco, ha aperto l’incontro ricordando che «appena un anno fa abbiamo inaugurato questo spazio sul prato vicino al Museo, grazie alla collaborazione degli operatori del museo stesso e grazie anche alla Pro-loco di Pagnacco». Dopo il saluto di Anna Damiani. Conservatore del Museo di Storia Contadina di Fontanabona, ha parlato anche Angelo Rossi, presidente dell’Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia.
Flaviano Bosco ha iniziato la sua relazione incentrata sul Patriarcato di Aquileia, uno degli arcivescovadi più ricchi d’Europa. Possedeva molte proprietà terriere e lucrava sui dazi pagati per le merci in transito sul suo territorio, che andava da Como, in Lombardia, fino all’Istria. 
La zecca di Aquileia batteva una delle monete più diffuse e pregiate d’Europa, come fu anche il fiorino toscano. “Il maladetto fiore”, come scrisse Dante nella Divina Commedia, Paradiso - Canto IX, poiché frutto di speculazioni usurarie. 
Angelo Rossi, presidente Associazione Toscani FVG e Alessia Biasion, assessore alla Cultura del Comune di Pagnacco nel cortile del Museo di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

Alla lezione tutta al microfono di Flaviano Bosco si alternavano le letture di Andreina Tonello, da Italo Calvino a brani di cronisti medievali.
I primi banchieri a mettere piede in Friuli furono i senesi Piccolomini, chiamati dal patriarca Bertoldo di Andechs, nel 1249, per un mutuo per sostenere le guerre e le battaglie del tempo. Poi giunsero i Bonsignori, col patriarca Gregorio di Montelongo. I toscani non si accontentavano dei prestiti a usura, miravano ad accaparrarsi le chiuse dei dazi, che fruttavano cospicui introiti: Chiusaforte, Gemona, Monfalcone
Anna Damiani, Conservatore del Museo di Storia Contadina di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

Altri banchieri toscani attivi per il Patriarcato furono i Capponi, i Bardi e i Peruzzi, quelli del famoso crollo finanziario del 1346. A Spilimbergo c’era l’usuraio Silvestro Brunelleschi. Gli ultimi banchieri menzionati sono stati i Mannini di Firenze, divenuti poi Manin, nobile famiglia veneziana, che diede l’ultimo doge alla Serenissima Repubblica di San Marco.
Nel finale il relatore si è, forse, dilungato un po’ troppo sugli aspetti violenti, sadici e sanguinolenti delle battaglie medievali, con particolare riferimento alle armi usate per infierire sui corpi dei nemici in modo devastante. 
Allora ci ha pensato l’assessore alla Cultura del Comune di Pagnacco a chiudere l’incontro dando un grande senso alla serata. «Anche nei nostri tempi certi fatti di violenza estrema hanno colpito a Dacca, in Bangladesh – ha detto Alessia Biason – e proprio domani a Udine ci sarà il lutto cittadino, per ricordare le vittime friulane della orrenda strage perpetrata dai terroristi islamici».

Il prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento dell’Associazione Toscani FVG si intitola: “In su la strada nell'hosteria. Machiavelli Principe del vino”. A cura di Flaviano Bosco e Andreina Tonello
Si terrà Giovedì 28 luglio 2016, alle ore 18,30 nell’antica cantina LIVON di Dolegna del Collio località Vencò 1, in provincia di Gorizia. 
Sono previsti momenti musicali e immagini. Al termine della conferenza sarà servito un Buffet in cantina con prodotti dell’enogastronomia friulana preparato dalla VINERIA VENCO’ del Collio.
Le prenotazioni per il Buffet il cui costo a persona è di € 18,00 dovranno essere effettuate entro venerdì 22 luglio 2016, telefonando al n. 335.6052508.

Flaviano Bosco e Andreina Tonello alla conferenza sugli usurai toscani al Museo di Fontanabona. Fotografia di Elio Varutti

Bibliografia orientata
La prima metà del Duecento in Friuli patriarcale fu caratterizzata da una certa stabilità economica, con l’impulso di nuovi scambi commerciali con le regioni italiane e quelle del mondo tedesco. Si insediarono in Friuli certi commercianti e banchieri toscani, soprattutto di Siena e di Firenze, assieme ad altri operatori ebrei, specializzati nel cambio di monete e nei prestiti, anche perché venivano loro impedite molte altre professioni.
A questo proposito mi permetto di suggerire un riferimento bibliografico ad una mia ricerca personale, in lingua italiana e inglese, 2012:


Fotografie riprese da Facebook
8.7.2016 - Bandiera a mezz'asta sulla specola del Castello di Udine, segno di lutto per la strage dei friulani in Bangladesh. Fotografia di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la collaborazione

giovedì 24 settembre 2015

La Provincia di Udine vista da Gianfranco Ellero

Scritto, stampato e presentato in gran velocità, questo ottimo saggio di Gianfranco Ellero, storico friulano insigne, è assai interessante. Il libro coglie nel segno più di un “instant book”. Il titolo completo è: “La Provincia di Udine, patria e regione dei friulani”, per le edizioni della Provincia di Udine / Provincie di Udin, Udine, 2015, pag. 74.

Si dice “in gran velocità” poiché le provincie dovrebbero essere abolite, per una riforma iniziata nel 2013. “Il Senato ha approvato la riforma delle province” - Si leggeva sui giornali del 2014. A marzo, infatti, con 160 voti favorevoli, 133 contrari e 3 astenuti era passata la legge; poi il Ddl deve ripassare alla Camera per essere convertito in legge (non si tratta di una "abolizione”, per il momento). Così nel 2014.
Il 30 gennaio 2015, «Il Fatto Quotidiano» scriveva: “A causa della confusione delle norme, la cancellazione delle province si sta rivelando un dramma. Per gli oltre 20 mila dipendenti da ricollocare. Ma soprattutto per i servizi di prima necessità che nessuno più assicura”.
Il «Messaggero Veneto» del giorno 8 luglio 2015 riportava queste parole: “Il Senato dice sì in prima lettura – con il placet di tutti gli eletti in Fvg – alla riforma dello Statuto della Regione, riforma che contiene anche l’abolizione ufficiale delle Province. Il voto favorevole – 166 sì, 39 contrari e 3 astenuti – difficilmente permetterà di completare l’iter prima del 2016, quando andranno a scadenza gli enti intermedi di Trieste e Gorizia, perché per diventare legge ha bisogno della doppio ok sia a palazzo Madama sia alla Camera, con un tempo stimato per il definitivo via libera tra i nove mesi e l’anno.” Così fino alla estate 2015.
Ma ritorniamo al libro di Gianfranco Ellero, presentato a Udine il 23 settembre 2015. L’opera  ha la Presentazione dell’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine dal 17 aprile 2008. “La politiche e sta scjafoiant il Friûl - sostiene  Fontanini - uniche realtât che e pues dâ spessôr ae specialitât” (La politica sta liquidando il Friuli, unica realtà che può dare spessore alla specialità)
Per le espresse parole di Ellero il volume, arricchito di belle fotografie, riproduzioni di documenti e originale cartografia, “non è una storia, sia pure sintetica, della Provincia (composizione degli organi istituzionali, decisioni sulle materie di competenza, verifica dei risultati ottenuti,…) che rimane da scrivere”.
In realtà, a mio modesto parere, chi si impegnerà in un simile progetto, ossia scrivere la storia della Provincia di Udine, non potrà fare a meno di considerare quanto raccolto e scritto da Gianfranco Ellero in questo saggio fatto “raptim”, come scriveva un altro appassionato di storia e di libri, che di nome fa Guarnerio d’Artegna (Pordenone o Zoppola, 1410 circa – San Daniele del Friuli, 10 ottobre 1466).
Ellero inizia con Plinio il Vecchio e finisce con la “Fieste de Patrie dal Friûl”. Appuntamento sorto ad Aquileia il 12 luglio 1970, festa dei Santi Ermacora e Fortunato, patroni dell’antica Diocesi di Aquileia, e dal 1751 delle Diocesi di Udine e Gorizia.

L'onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine e lo storico Gianfranco Ellero, in piedi. Fotografia tratta da da www.natisone.it   che si ringrazia per la diffusione

Il Friuli storico è l’antefatto culturale della provincia di Udine, da cui nel 1968 si distaccò Pordenone, creando la sua unità amministrativa. Il Friuli storico si affaccia sulla scena con la “Carnorum regio” (la regione dei Carni, i Gallo Carni); erano detti pure Celti, gli abitatori dell’area compresa dai fiumi Timavo (sul Carso) al Livenza, compresa quindi la città di Concordia, prima dell’insediamento dei Romani. La stessa Aquileia era una realtà celtica, di Gallo Carni. I Romani fondarono la città di Aquileia nel 181 a.C., imponendole un nome non romano. Il toponimo è più antico.
I Longobardi (568 d.C.) diedero alla zona un senso politico, il Patriarcato di Aquileia (1077-1751) quello ecclesiastico temporale. Tutto ciò – sostiene Ellero – contribuì “a formare una civiltà locale di lunga durata, visibile nel  rito [religioso] aquileiese, nel diritto friulano [romano, longobardo, patriarchino, veneziano, napoleonico, austriaco, italiano], nel Parlamento della Patria [attivo al tempo della Magna Charta Libertatum], nelle forme d’arte autoctone studiate da Giuseppe Marchetti (la scultura lignea e le chiesette votive), e nella villotta [canto corale di popolo], “il fiore più straordinario della poesia popolare italiana” scrisse Pietro Citati sul «Corriere della Sera» del giorno 8 maggio 1976.
La personalità di Aquileia fu grande e coinvolgente per molti secoli. Dante nel “De vulgari eloquentia” (1303), definisce “aquilegienses” i friulani (pag. 13). Mi sono permesso di aggiungere al citato testo di Ellero qualche mia parola nelle parentesi riquadrate, sperando di essere in queste poche righe di recensione un po’ più chiaro e completo.
Poi la Patria del Friuli fu sotto le bandiere di San Marco e della Repubblica di Venezia (1420-1797), sotto Napoleone, fino al 1813 e sotto l’Austria, fino al 1866, quando gran parte del territorio fu annessa al Regno d’Italia. Il Friuli austriaco, con Gorizia, passò all’Italia nel 1918, dopo la Grande Guerra.
Funzionò una Provincia del Friuli (1923-1927), comprendente Udine e Gorizia. Nel 1943-1945 l’area citata diventò addirittura territorio del Terzo Reich, di Hitler. La Zona d'operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) fu una suddivisione territoriale comprendente le province italiane di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottoposta alla diretta amministrazione militare tedesca e quindi di fatto sottratta al controllo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale ufficialmente apparteneva.
Finita la Seconda guerra mondiale, ci fu l’autonomismo di Tiziano Tessitori (1945), la Costituzione della Repubblica Italiana (1° gennaio 1948) e ancora l’autonomismo del Movimento Friuli, sorto nel 1966 e quello passionale di Gino di Caporiacco (1970), fino ai nostri giorni.
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Rassegna stampa:

Bibliografia

Tra agli oltre 500 titoli di Gianfranco Ellero a disposizione nelle biblioteche pubbliche, quelli sull'autonomia e la specialità del Friuli potrebbero essere:

1) Fausto Schiavi : una battaglia per il Friuli, 1967-1972 / a cura di Gino di Caporiacco e Gianfranco Ellero. - [S.l. : s.n.], stampa 1982 (Reana del Rojale (UD) : Chiandetti). - XV, 283 p. : ill. ; 24 cm.

2) Dalla regione mai nata alla regione mal nata : saggi di Gino di Caporiacco sul Friuli e sulla Venezia Giulia / [introduzione di Geremia Gomboso e Gianfranco Ellero]. - [Çupicje di Codroip] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2002. - 79 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 2).

3) Autonomia per il Friuli : scritti e discorsi parlamentari : 1945-1964 / di Tiziano Tessitori ; [preambul Geremia Gomboso ; introduzione Gianfranco Ellero]. - [Codroipo] : Istitût Ladin Furlan "Pre Checo Placerean", stampa 2003. - 62 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 3).

4) Simpri pal Friûl e la sô int : scrits e discors uchì e in parlament di Arnalt Baracêt, 1976-2003 / [a cura di Gianfranco Ellero]. - Udine : a cura dell'A. ; Zompicchia di Codroipo : Istitût ladin-furlan "Pre Checo Placerean", 2003 (Tavagnacco : Arti grafiche friulane). - 375 p. : ill. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'Autonomisim ; 4).

5) Autonomia per il Friuli imperiale : l'autonomismo di Luigi Faidutti : 1891-1918 / Gianfranco Ellero. - [Codroipo] : Istitût Ladin Furlan "Pre Checo Placerean", stampa 2006. - 48 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 8).

6) Dizionario autonomistico friulano / Gianfranco Ellero. - Codroipo : Istitût ladin furlan "Pre Checo Placerean", 2007. - 124 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 10).

7) Il Friuli. Una Patria / progetto culturale e testi Gianfranco Ellero, Giuseppe Bergamini. - Udine : Provincia di Udine, 2008. - 260 p. : ill. ; 24 cm

8) Friuli : autonomia e territorio : documenti del Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli : [perché speciali la Regione e l'Università?] / [a cura di Gianfranco Ellero]. - [Çupicje di Codroip] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2011. - 94 p. : ill. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 16).

9) Il Friuli e la Venezia Giulia secondo Graziadio Isaia Ascoli / [Gianfranco Ellero ; preambul Geremia Gomboso]. - [Codroipo] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2014. - 45 p. ; 24 cm. - (Golaine di Studis sul Autonomisim ; 20).




 
 
 
 

mercoledì 10 giugno 2015

The coins and the financial crisis in Odorico da Pordenone's time

by Elio Varutti
English version by Sara Doretto, class 3^B Tourist course, 2011-2012.
Upper Secondary School "Bonaldo Stringher" Udine (Italy).
Under the supervision of: Stefania Nonino (ESL teacher).
With a Friulian version

Fiorino d'oro (III serie), 1252-1303; oro; Ø cm 2,03; peso g 3,4. Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 117 Monete


 Ducato d'argento o Matapan coniato la prima volta tra il 1193 ed il 1202, fu uno dei primi “grossi”.




Forni di Sotto, provincia di Udine, Chiesa di san Lorenzo, affresco di Gianfrancesco da Tolmezzo, 1492. In secondo piano, dietro il cavallo, donne che filano e che follano i tessuti.


Firenze. Stemma della Corporazione dei lavoratori della lana. Pecora con aureola reggente un vessillo

The coins
Among the coins mentioned by Odorico da Pordenone in his “Relazione”, there is “grosso veneto”, called “grosso matapan”. It is a silver piece (Capi IX, XLII). Then there is “fiorino”, Florence’s gold coin, minted since 1252 (Capi LI, LVIII); that piece has impressed the Florentine Lily, hence “fiorino”. There is, finally, “bambaxis paper”, the Chinese money paper manufactured with a cotton basis (Capi XLVIII, LXIII). In the early decades of the XI century, in the Italian peninsula, there were the first revolts against the Empire.
In 1027 Pavia closed the doors to the emperor, after having set fire to his palace; in Ravenna and in Rome there were some fightings between the population and the imperial troops. Milan was now impregnable, because the local bishop was organising the famous “Carroccio”, emblem of the town’s struggle, organized by the League, against the Empire. Conrad II, which had ruled with a stable economy and a healthy currency (MONTANELLI 1965, pages 24-69), since 1028, allowed the right to mint coin to the patriarch of Aquileia, Poppone. The first patriarchal coins were called “frisacensi”, by the name of the Austrian city that first manufactured them. The mint of Friesach, in Carinthia, operated from 1130 with the silver extracted from local mines and then from those in Sankt Veit an der Glan, according to the web-published studies of Riccardo Paolucci.
In Friuli various other coins circulated, like Friesach’s pfennings and those from Vienna. There were also false coins; a mint of counterfeiters was discovered by archeologists in Forni di Sopra, in the province of Udine, in 2005, with ingots, rods and blanks. The coins discovered can be dated between 1172 and 1250. The illegal mint was situated in a castle, in Saquidic, close to Cella, a village near Forni di Sopra, in “Cuol Cjastiel” (Castle’s hill).
Another similar mint has been located in Castello di Toppo, near Travesio, in the province of Pordenone (DE BENVENUTI 1950, SACCOCCI 2010). In the patriarchate of Aquileia probably functioned other clandestine mints, as for example in Trieste and in Aquileia too.
Among other Florentine coins, circulating also in northern Italy, there is "Ferlino", worth a quarter of “denaro” while the "Medal", worth a half “denaro” , was one of the smaller coins in the market.

The population increase and the crusades
   
The increase of agrarian production, because of the new cultivation techniques, between 1000 and 1300 led to a remarkable development of the population in Europe, but even more so in China. During the two centuries of the neo-Confucianist Renaissance of the Sung dynasty, China's population doubled to reach 120 million inhabitants. China had the richest economy in the world. Some of its products, such as silk and porcelain, were admired in Europe and in the Middle East, so much to inspire the production of Turkish porcelain since the XVI century (SÜMERBANK 1981). In the northern regions of France and Italy, the demographic density approached the levels of 1700 in Europe.                                                                   
The Crusades lasted from 1099 to 1291. They had a great strategic effect: to expand and to reinforce the commercial presence of Venice in the East. Venice was the base for the Crusader’s naval transport. It gave them credit and demanded in return "favours" of a strategic nature. Thanks to the Crusades, Venice ensured for itself the control over Tyro, Sidon and Acre, in the Holy Land. Then it consolidated, unopposed, the economic domination on Constantinople and on all the traffics of the Dardanelles. Those cities were the coastal bridge heads of the "silk roads”, which, crossing the Black Sea and Caspian Sea’s regions, reached China and India. During the period of Mongolian domination, from 1230 to 1370, these roads were much-travelled and maintained by the Mongolian cavalry (GALLAGHER 1996).


Loans in Friuli

Since the Middle Ages, in Friuli, the continuous flow of stable properties, deriving from wills, increased the estates of the religious bodies. In spite of the legislative interventions of Sant Mark’s Republic (1420-1797) such a situation didn’t change until the Napoleonic epoch. For example the “Regole sui Beni delle Pie Cause, delle Chiese e Fraterne” of 1st March 1772, printed by the Cancelleria di Belgrado (today Municipality of Varmo, province of Udine), by Beneto Ciuran, judge delegated by “Nobil Homo Sier Mario Savorgnan”, besides mentioning other laws of 1605, show the interest rate of 4 % on the perpetual canons, while 5 % is the interest rate on the levels corrisponding to the current mortgage loans (Archivio di Stato di Udine, from now on ASUd, Archivio Savorgnan, envelope 20.1). With the private companies, then, the religious companies, which were receiving in addition cash from several rents and the canonical celebrations, dealt with the credit structure going to satisfy the growing request of financing by several social classes (MONTE 2000, page 253).
In the first half of  the XIII century, patriarchal Friuli was characterized by a certain economic stability, with the impulse of new commercial exchanges with the Italian regions and those of the German world. Certain dealers and Tuscan bankers settled in Friuli, above all from Siena and Florence, with other Hebrew operators specialized in the change of currencies and in the loans, also because other professions were forbidden to them (MENIS 1995, pages 165-166, MANIACCO 2007, page 77). Different pacts, with rents “ad longum tempus”, were drawn up among the noblemen. It is the case of a sale contract of the 1st  February 1220. In it, two noble brothers, Pandolfo and Alberto di Toppo sold to the brothers Angelpretto, Bressa and Varnerio di Ragogna a feudal mountain subjected also to the domination of the Patriarch of Aquileia. Such a mountain, called “Cervia e Caval”, was let out to the men of Ampezzo di Carnia (western mountain area of Friuli), who had to pay every year 125 pounds of cheese, a pair of capons and a sparrow-hawk (BARBACETTO 2000, pages 46 and 306).
Now some religious institutions will be examined even though, according to some scholars only occasionally, the monasteries acted as financers (GELPI – JULIEN-LABRUYÈRE 1994, page 65). From the bookkeeping books of Santa Maria della Cella’s church in Cividale, it appears that, in 1283, the same church owned landed properties in Premariacco and Firmano (ASUd, Congregazioni Religiose Soppresse, envelope 136). In a contract of the Church of Santa Caterina di Cividale, dated 27th December 1290, Bernardo de Carnoleto and Andrea Carnelo are involved. Such surnames (from Carnia) make us understand how important migrations were in the feudal epoch (ASUd, Monasteri Soppressi, envelope 93). The above mentioned Chiesa di Santa Maria di Cividale possessed properties, in 1294, in Cormòns and in Borgnano (ASUd, Congregazioni Religiose Soppresse, envelope 151 bis). In 1297 properties are marked for the same religious institution in Zuccola, Sanguarzo and Rubignacco (envelope 138).
Other contracts are mentioned, from 1301, in the registers of Chiesa di San Daniele in Mereto di Tomba (ASUd, Monasteri Soppressi, envelope 93). Some bookkeeping of  the Monastery of Sant’Antonio in Gemona, dated 1341, tell us that “Carlo di Ragogna lasciò entrata al Monasterio per la valuta di L. (libbre, lire) 19 in circa, con obbligo di una Messa quotidiana ed un Anniversario annuale”. For the sung masses, monks also received payments in kind, wheat, wine, “un mulino” and different plots of land in several parts of Friuli, until Latisana (ASUd, Monasteri Soppressi, envelope 19).
The spices, mentioned by Odorico, who in his journey to Beijing stopped in 1324 also in the Philippines, were so precious in the West, that they substituted currency in certain acts. A feudal investiture in 1346, done by the Patriarch of Aquileia and Federico Savorgnan di Colle near Udine, has the following commercial value “per l’annuo livello di libre due pevere (pepe) et una gallina” (ASUd, Archivio Savorgnan, envelope 71).

Bankruptcy and usury

The development of loans, which entail a certain interest rate, brings an explanation to the phenomenon of usury. The perception of a sum of money on operations not referred to the production or the processing of goods is classified as usury (LE GOFF 2010, page 12). The lender at high interest rates is called usurer. The Church condemned usury shortly after the year 1000. To expiate the sin of usury, the lender can give the ill-gotten gains to the religious institutions. Jacopone da Todi (1230-1306), rich notary and then Franciscan friar, writes that in one of his laudas. In the same work (lauda 42, versi 2-28) there is the description of goods, such as wine, woollen and flax cloths. The earnings and the accumulation of capitals, to improve the land, the vineyard and the property are mentioned. The verb to earn is even used in a title (lauda 75.) Elsewhere the capital is mentioned, or rather the "patremono" (lauda 59, 4.) In a later poem, he writes about someone that "tollea l’usura" (lauda 63, 46), i.e. someone who lent money, who was a usurer. There is also the phenomenon of usury within agrarian deals (lauda 58, 108). Wealth is associated to beauty, then there are other terms as “lo mio guadagnato”, the stereotype of the greedy Jew and “taoliere”, i.e gaming table (lauda 57, 12-140).
It sounds strange that the juridical lexicon of the time appears in a religious poem by Jacopone. The term “instrument”, in fact, indicates a notarial deed, but the term is within a context of human salvation or that of Marian appeal (laude 3, 64; 13; 13).
From then on, in history, a connection is usually made between the financial operator and the great artist, who is commissioned work as means of expiation. Money and beauty started travelling together.
Only after the French Revolution, there is a juridical acknowledgment of credit. With the French Civil Code of 1804, the freedom of trade is sanctioned, as also freedom of credit and the Church will limit itself to condemning the excessive interest rates. Someone went as far as celebrating usury, in the general philosophical atmosphere of economic liberty and moral utilitarianism in the first decades of the 1800 (BENTHAM 1840). Only between the end of ‘800 and the first years of ‘900, the plague of usury was downsized with the development of bank institutions and the birth of the rural credit banks within the co-operative movement (MARTINA – VARUTTI 1996, PECORARI 2011).
The Chapel of Scrovegni in Padua, one of the most important monuments of Italian painting, was frescoed in 1305 by Giotto, who was paid by young Scrovegni, to expiate the usury continued by the usurer father. We need to say that, at that time, there isn’t a clear distinction between the activity of the merchant and that of the banker and the money-changer. The merchant, with the very money cashed from trade can start the activity of money lender, since he has a lot of liquidity in his leather purse. The merchant - banker is a typical figure of the Middle Ages. We can mention the first appearance of the “lettera di cambio”, by which a merchant lends a sum of money to another merchant, through a written act; the loan will be reimbursed later on and elsewhere: usually at the subsequent fair (LE GOFF 2003, page 69).
It is to the Genoese merchants’ credit that they invented "società anomima”; the Venetian financial operators too are credited as having invented the “lettera di credito”, in 1171: from then on the big capitals became mobilized quite easily.
Also the concept of bankruptcy, quoted for the first time in "Constitutum Pisanum" in 1171, was becoming clearer. It is the judicial procedure, with written official acts, by which a remedy is found for the nonpayment of debts of a merchant, causing deadweight losses to the unsatisfied creditors. In the middle Ages the event was public, since the very members of the corporation of the bankrupt merchant where the ones “a rompergli il banco” in the public square, whence the term “bankruptcy“. Further the bankrupt, as a punishment, had to “dare del culo” (vulgar terminology that, today, has a sexual implication), in the sense that he had to bump the bottom on the pavement until blood was spilled. Later he was forced to wear the green cap of bankrupts, whence the expression “essere al verde”. Naturally his name was displayed on “bulletta dei falliti”, whence the idiom: "sono in bolletta" (GIULIANI-BALESTRINO 2001, pages17 – 42)

The "speculative bubble"

The maritime trade between Venice and Egypt was already well established in the VIII century. With the rise of Ayubbid dynasty (1171-1250), it took a leap forward. The Venetians in Alexandria were enjoying particular commercial privileges and owned warehouses, shops and also a church. Unlike other Italian cities, Venice acted as a real state, with ambassadors, consuls, besides the individual merchant confraternities.
The Siena merchants, in the first decades of the XIII century, they had a charge from the Pope to do the bankers and the tax collectors in Rome, in London and in the French cities of the Champagne. (DOUGLAS 2010, pages 36-41 and 111).
In Siena, in the last decades of the XIII century, started the first difficulties of the mercantile economy, like the catastrophic bank disaster of the Buonsignori (1304). In the first years of the XIV century in Tuscany followed the collapse of other banks and financial companies, like the one of Ammannati in Pistoia and the Florentine Faffi - Ferracini and Mozzi (1301-1302), Nerli and Davanzi (1302), Abati-Baccherelli (1303), Ardinghelli (1307), Franzesi (1308) and Pulci - Rimbertini (1310). The indebted merchant on the verge of  bankruptcy, at that time, was causing retaliations among the cities of the unsatisfied creditors and his own, which was known as: the city of bankrupts. To discipline bankruptcies and economic retaliations, in Florence a special magistracy was created in 1308, called “Mercanzia“, to regulate international commerce, as well as the civic economy (ASTORRI 1998, pages 11-35, DOUGLAS 2010, page 124).
From the middle of the XIII century the oriental gold was sacked by Mongols in China and in India. Other gold was extracted from the mines of Sudan and Mali, in Africa, and sold to the Venetian merchants in exchange for European silver hugely overrated (speculative bubble). Silver came from Germany, Bohemia and Hungary, but was all sold to the Venetians who paid in gold. It was the Venetian finance that controlled the “speculative bubble” of the world finance, between 1275 and 1350. Venice blew such a "bubble" in the period following 1340 to strike the economy of rival states (WOOL 1985, DEAN 1990, pages 14, 30, 45 and 64).
The empire of the Mongols was the biggest in the entire history and the cruellest, managing to exterminate with wars and epidemics about 15 % of the world population in about one century. It destroyed all the great and thriving cities, from western China to Iraq, from the North of Russia to Hungary, including trading cities that were Venice’s competitors. The alliance with the Mongols, together with the monopoly of gold from Sudan and Mali, gave the Venetians the monopoly on the monetary circulation in the decades that preceded the financial disintegration of 1340.
The Mongols substituted the gold circulation in the conquered territories in China and in India with silver currency and paper money, mentioned by Odorico da Pordenone. The exchanges with the Venetians took place in Tabriz and Trabzon, Persian trade centers fallen under the Mongols and in the harbour cities of the Black Sea. Here gold was exchanged with silver from Europe. For Venice the slave trade was complementary to the monetary traffic.
There are slaves’ purchase contracts by the Venetian consul in Alexandria until 1415 and 1419. Written in Arabic and kept at the Archivio di Stato in Venice, they were shown in the exhibition “Venezia e l’Egitto”, Palazzo Ducale, October 1 2011 – January 22 2012 (DAL POZZOLO – DORIGO – PEDANI 2011).
The system of alliances set up by the Venetians included not only the Crusaders, the black Guelfo cities and the Angevins, but often also the Papal States, so that the Mongols, rulers of Persia, came to the point of proposing joined Crusades to European Popes and Kings. Thanks to the exclusive right of trading with the Mamluks of Egypt allowed by Pope John XXII, Venice established its monopoly on the exchange of overrated silver and slaves supplied by the Mongols for the gold from Sudan and Mali.

Famines, earthquakes and epidemics

At the beginning of the XIV century in Europe were recorded the first interruptions of the steady increase of crops as well as of population, while in China there was already a real devastation. Great famines are recorded in the years 1314-1317, then in the periods 1328-1329 and 1338-1339.
A deadly epidemic started to spread in 1340. It was not bubonic plague yet but it wiped out 10% of the inhabitants of Northern France and 15,000 of the almost 100,000 inhabitants of Florence. In 1347 the Black death, bubonic and pulmonary plague, coming from China, where it had already exterminated 10 million inhabitants, ravaged Europe.
Towards 1330 the great Tuscan banking companies were on the verge of bankruptcy. With the financial ruin of the great Florentine banking houses of Bardi and Peruzzi, in 1345, a real financial disintegration took place. Edward III, king of England turned against the financial system of the Florentine bankers, since they were getting control of his country and, starting from 1342, suspended their payments, causing the crisis (HUNT 1994).
Today, as in the 1300's, these bankruptcies are the consequence of speculative “financial bubbles” that grow paralyzing production and commerce, i.e. the real economy.
Besides the economic crisis, famines and plagues, on 25th January 1348 a tremendous earthquake struck Friuli. The seism damaged even Venice, Carinthia and Tirol (ELLERO 1997, page 580). There is a XIV century text by a plague survivor, quoted a researcher from Trentino, Alberto Folgheraiter. It is Giovanni da Parma, canon in the Cathedral of Trento. He reported, in Latin, the chronicle of the plague together with other news, on 20th July 1375, with an annotation dated 30th August 1377.  In his “Chronicle”, the canon from Trento also narrates of the 1348 earthquake, that caused the destruction of “de palagio di Messer lo Patriarca di Aquileja in Udine”. In an other memorial (“Malografia Tridentina”), written by the Franciscan friar Giangrisostomo Tovazzi, at the end of the 1700's, the long 1348 tremor which hit Friuli (“durò il tempo di un Miserere”) is mentioned. It “ridusse in polvere Villach, un città della Carinzia e quasi tutta la popolazione di codesta città cadde sotto le macerie e rimase uccisa”. The earthquake also hit Venice, Cividale and the nearby Lombardy (FOLGHERAITER 1996, pages 23-56).
It is estimated, in conclusion, that in the period between 1300 and 1450, as a result of the economic crisis, the natural cataclysms and the epidemics, the European population was reduced by 35-50%, while the world population lowered by 25%.

Acknowledgements
Special tanks to: Margherita Stecca (Chinese teacher), Giancarlo Martina (History teacher), Cinzia Fadini (Technical Services and Operational Practice teacher). English version by Sara Doretto, class 3^B Tourist course, 2011-2012, under the supervision of Stefania Nonino (ESL teacher). Friulian version by Claudio Corrado, Vanessa Peressutti e Dimitri Picco, class 4^ C Tourist course and Lisa Manzon, class 5^ C Tourits course 2011-2012, under the supervision of Elio Varutti (Economics and Friulian teacher).


Due banchieri fiorentini. I Bardi e i Peruzzi furono tra i maggiori operatori europei
Cambiavalute d’argento ed ebrei, Bibbia 1357 Francia, Londra, British Library

Lapide di ebrei presenti a Judendorf (in un ristorante), sobborgo di Villach (Austria), il 12 novembre 1265.
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Monedis e crisi finanziarie ai timps di Durì di Pordenon
   
di Elio Varutti

version furlane di Dimitri Picco, di Glemone e Claudio Corrado, di Visepente, classe 4^ C tur e di Lisa Manzon di Pantianins, Desireé Mariotti di Romans dal Lusinç e Serena Minutti di San Vît di Feagne, classe 5^ C tur. Istitût “B. Stringher” Udin, cul control di Elio Varutti


Lis monedis
Tra lis monedis nomenadis di Durì di Pordenon te sô “Relazione” si cjate il “grosso veneto”, clamât “grosso matapan”. Si trate di un toc di arint (Capi IX, XLII). Dopo si cjate il “fiorino”, monede di aur di Florence, fate tal 1252 (Capi LI, LVIII); chest toc al à stampât il zi florentin, da cui “fiorino”. Si cjate, par ultin, la “carta da bambaxis”, la cjarte monede cinese fabricade cuntune base di bombâs (Capi XLVIII, LXIII).
Intai prins agns dal Mil te penisule taliane a jerin lis primis ribelions cuintri dal Imperi. Tal 1027 Pavie e à sierât lis puartis al imperadôr, dopo di vê dât fûc al so palaç; a Ravene e a Rome a jerin stadis bataicis tra la popolazion e lis trupis imperiâls. Milan e jere in chel pont  di no cjapâle, parcè che il vescul dal puest al stave organizant il famôs “Carroccio”, simbul de lote dal comun, organizât te leghe, cuintri l’Imperi.
Conrâd II, c’al guviernave cuntune economie stabile e une monede sane (MONTANELLI 1965, pagjinis 24-69), ancjemò dal 1028 al consintì al patriarcje di Aquilee Popon il dirit di bati monede. Lis primis monedis patriarcjâls a jerin clamadis “frisacensis” dal non dal paîs austriac che par prin lis vevis produsudis. La cugnarie di Friesach, in Carinzie, e lavorave dal 1130 cun l’arint tirât fûr des minis di culì e di chês di Sankt Veit an der Glan, secont i studis di Riccardo Paolucci publicâts tal web.
In Friûl a ziravin tantis altris monedis, come i pfennig di Friesach e chei di Viene. A’nd jerin ancje di falsis, di plui une cugnarie di imbroions e je stade scuvierzude dai archeolics propri a For disore, in provincie di Udin, tal 2005, cun lingots, barutis e tondei. Lis monedis cjatadis a son stadis datadis tra il 1172 e il 1250 plui o mancul. La cugnarie clandestine e jere intun cjistiel, in localitât Saquidic, dongje di Ciele, frazion di For disore, in “Cuol di Cjastiel” (Cuel dal Cjistiel).
Une altre cugnarie cussì fate e je stade cjatade tal Cjastiel di Top, dongje di Travês, in provincie di Pordenon (DE BENVENUTI 1950, SACCOCCI 2010). Tal Patriarcjât di Aquilee a funzionavin probabilmentri altris cugnariis clandestinis, come par esempli a Triest e te istesse Aquilee. Tra lis altris monedis florentinis, in zîr ancje tal nord di Italie, o cjatin il “ferlin”, dal valôr di un cuart di denâr, mentri la “medaie”, dal valôr di mieç denâr, e jere une des monedis plui piçulis tal marcjât.


L’incressite demografiche e lis crosadis
La incressite de produzion agricule, graciis aes gnovis tecnichis di coltivazion, e à puartât tra l’an 1000 e il 1300 a un notevul disvilup de popolazion in Europe, ma ancjemò di plui in Cine.
Vie pal Rinassiment confucian dal gnûf de dinastie Sung la popolazion cinês e devente il dopli fin a tocjâ i 120 milions di abitants. La Cine e veve l’economie plui siore dal mont.
Cualchi prodots, come la sede e la porcelane a forin amirâts in Europe e in Orient Median, tant da ispirâ la produzion di porcelane turche dal secul XVI (SÜMERBANK 1981).
Intes regjons dal nord de France e de Italie la densitât demografiche si svicine ai nivei dal Sietcent european.
Lis crosadis a duravin dal 1099 al 1291. a àn vût un grant efiet strategjic: spandi e dâ plui fuarce ae presince comerciâl di Vignesie in Orient. Vignesie e jere la base pal traspuart navâl dai crosâts.
E dave a lôr credits e e esizeve in scambi “favôr” di nature strategjiche. Cu lis crosadis Vignesie e si à sigurât il control su Tiro, Sidon e Acri, in Tiere Sante. Dopo e à consolidât cence problemis il domini economic su Costantinopoli e su ducj i trafics dai Dardanei. Chestis citâts a jerin i prins pont di marcjât de coste des “viis de sede” che, traviers lis regjons dal Mâr Neri e dal Mâr Caspi, a rivavin in Cine e in Indie.
Intal periodi de dominazion mongule, che al va dal 1230 al 1370, chestis stradis a vignivin controladis e mantignudis da cavalarie mongule (GALLAGHER 1996).

I prestits in Friûl
Fin de Ete di Mieç, in Friûl, il flus continui di bens stabii, che a vignivin dai testaments, al è lât a insiorâ il patrimoni fondiari dai grups religjôs. Si ben che la Republiche di San Marc e à fat cualchi leç (1420-1797) cheste situazion si je mantignude cussì fin al timp di Napoleon. Par esempli lis “Regole sui Beni delle Pie Cause, delle Chiese e Fraterne” dal 1° di Març dal 1772, stampadis de Cancelarie di Belgrât (vuê Comun di Vildivar, provincie di Udin), da Beneto Ciuran, judiç delegât dal “Nobil Homo Sier Mario Savorgnan”, oltri a citâ altris leçs dal 1605, a metin il tas d’interès dal 4% sui fits perpetui, intant che il 5% al è il tas d’interès sui nivei, che a corispuindin ai prestits cu la ipoteche di cumò (Archivi di Stât di Udin, di cumò indevant ASUd, Archivi Savorgnan, buste 20.1). 
Cu lis compagniis privadis, alore, i grups religjôs (lis fradaiis), che a vevin tant bêçs contants pai fits e par lis messis, a lavoravin intal credit lant a dâ une rispueste ae domande di finanziaments di tancj grups sociâi (MONTE 2000, p. 253).
Inte prime metât dal Dusinte tal Friûl dal Patriarcjât e si distingueve par une cierte stabilitât economiche, cu l’incressite di gnûfs trafics comerciâi cu lis regjons talianis e chês dai paîs di lenghe todescje. A rivavin in Friûl marcjadants e banchîrs de Toscane, sore di dut di Siene e di Florence, dut un cun altris operadôrs ebreus, specializâts tal cambi di monedis e intai prestits, ancje parcè nol vignive permetût a lôr di fâ tantis altris professions (MENIS 1995, p. 165-166, MANIACCO 2007, p. 77).
Tancj pats, cui fits “ad longum tempus”, a forin stipulâts fra nobii. Al è il câs di un contrat di vendite dal 1° di Fevrâr dal 1220. Culì doi nobii fradis, Pandolfo ed Alberto di Toppo a vendin ai fradis Angelpretto, Bressa e Varnerio di Ruvigne un mont feudâl, che al stave di sot ancje dal Patriarcje di Aquilee. Chest mont, clamât “Cervia e Caval”, al jere dât in fit ai oms di Dimpeç in Cjargne (zone di monts di soreli a mont dal Friûl), che a scugnivin di paiâ ogni an 125 libris di formadi, un pâr di cjapons e un sparvâl (BARBACETTO 2000, p. 46 e 306).
Anin a viodi, cumò, lis istituzions ispiradis ae religjon, ancje cualchi ricercjadôr al scrîf che dome ogni tant i munistîr a fasevin di bancje e di preste bêçs (GELPI – JULIEN-LABRUYÈRE 1994, p. 65). Dai libris contabii de Glesie di Sante Marie de Cele di Cividât si capìs che, tal 1283, e veve bens fondiaris a Premariâs e a Firman (ASUd , Congregazioni Religiose Soppresse , buste 136). Intun contrat di nivel de Glesie di Sante Catine di Cividât, dai 27 di Dicembar dal 1290, a son nomenâts Bernardo de Carnoleto e Andrea Carnelo. Chescj cognons (di provignince de Cjargne) nus fasin capî trop che a jerin impuartants lis migrazions inte Ete Feudâl (ASUd, Monasteri Soppressi , b 93). La za citade Glesie di Sante Marie di Cividât e veve bens, tal 1294, a Cormons e a Borgnan (ASUd , Congregazioni Religiose Soppresse , b 151 bis). Tal 1297 a son segnâts bens pe istesse glesie a Çucule, Sanguarç e Ruvignans (b 138). Altris contrats di nivel a son citats, dal 1301, tai regjistris de Glesie di San Denêl di Merêt di Tombe (ASUd , Monasteri Soppressi , b 93). Cualchi scriture contabil dal Munistîr di Sant’Antoni di Glemone, dal 1341, nus dîs che “Carlo di Ragogna lasciò entrata al Monasterio per la valuta di L. (Libbre , lire) 19 in circa , con obbligo d’una Messa quotidiana ed un Anniversario annuale”. Pes Messis cjantadis i munics a vevin i paiaments in nature, cun forment, vin, “un molino” e tancj tocs di tiere par dutis lis bandis dal Friûl, fin a Tisane (ASUd , Monasteri Soppressi , b 19). Lis speziis, citadis di Durì di Pordenon, che tal so viaç par Pechin al si è fermât tal 1324 ancje tes Filipinis, a jerin cussì preziosis in Ocident, da jessi dopradis tant che monede in cierts ats. Une invistidure feudâl dal 1346, fate dal Patriarcje di Aquilee a "Federico Savorgnan di Colle" dongje di Udin, e à chest valôr comerciâl “per l’annuo livello di libre due pevere [pevar] et una gallina” (ASUd , Archivio Savorgnan, b 71).

Faliment e usure
Il disvilup dai prestits, che a butin sù il tas di interès, al à puartât a sclarîsi sul fenomen de usure. Cui che al tire bêçs su lis operazions no riferidis ae produzion o ae trasformazion materiâl dai bens materiâi al ven declarât usurâr (LE GOFF 2010, p. 12). Il prestadôr cuntun alt tas di interès è clamât preste bêçs usurâr. La Glesie di Rome e à condanât la usure di pôc che al jere passât l’an Mil. Par discancelâ il pecjât di usure il prestadôr al podeve donâ ce che al veve robât a lis istituzions dai religjôs. Lu scrîf intune sô laude Jacopon di Todi (1230-1306), nodâr plen di bêçs e po dopo frari francescan. In cheste istesse opare (laude 42, riis 2-28) e je la descrizions de marcjadantaris, tant che il vin, i pans di lane e di lin. A son nomenadis i vuadagns, il meti dongje i bêçs, par insiorâ la tiere, il vignâl e la proprietât. Il verp vuadagnâ nuie mancul doprât intun titul (laude 75). In altris bandis al ven nomenât il capitâl, anzit il “patremono” (laude 59, 4). In une liriche dopo al è scrit di un che “tollea l’usura” (laude 63, 46), o vêr che al prestave i denârs, che al jere usurâr. E si cjate parfin la usure dentri dai pats agraris (laude 58, 108). La ricjece e je metude dongje ae bielece, dopo a si cjatin altris peraulis come “lo mio guadagnato”, il stereotip dal ebreu tire bêçs e il “taoliere”, o vêr la taule par zuiâ (laude 57, 12-140). Curiôs al somee il fat che il lessic juridic dal timp al sedi dentri di une poesie di caratar religjôs di Jacopon. Cul tiermin di “strumento”, di fat, e si intint un at notarîl, e pûr la peraule e je dentri di un contest de salvece umane o in chel de invocazion ae Madone (laudis 3, 64; 13; 13).
Di chest moment indevant inte storie si viôt un colegament tra l’operadôr finanziari e il grant artist, che al à lis comissions di lavôr pe discolpe di chei che a son plen di bêçs. Denâr e bielece a scomencin a lâ insiemi.
Dome daspò de Rivoluzion francês o varin un ricognossiment juridic dal credit. Cul Codiç civîl francês dal 1804 e ven fissade la libertât di fâ cumierç, come ancje chê di prestâ bêçs e la Glesie e si ferme ae condane di cui che al tire sù masse il tas dal interès. Si cjate parfin cui che al esalte l’usure, tal sisteme filosofic gjenerâl di libertât economiche e di utilitarisim morâl dai prins agns dal Votcent (BENTHAM 1840). Dome ae fin dal Votcent e tai prins agns dal Nûfcent il cancan de usure al fo sbassât cu le incressite des istituzions bancjariis e cu la nassite des Cjassis rurâls dentri dal moviment cooperatîf (MARTINA – VARUTTI 1996, PECORARI 2011).
La Capele dai Scrovegni di Padue, un dai plui impuartants monuments de piture taliane, e fo frescjade tal 1305 di Giotto, che al fo paiât dal zovin Scrovegni, pe discolpe de usure continuade dal pari che al faseve presits fûr dal normâl. Bisugne dî che, in chel timp, no si cjatave un confin clâr tra il lavôr di marcjadant, chel di banchîr e di scambie bêçs. Il marcjadant propri cui contants metûts te borse des operazions di cumierç al pues scomençâ l’ativitât di prestadôr di denâr cul interès, par vie che al à tante licuiditât te borse di corean. Il marcjadant banchîr al è une figure tipiche de Ete di Mieç. Si pues fevelâ de nassite de “lettera di cambio”, cun la cuâl un marcjadant al preste un tant di denâr a un altri marcjadant, midiant un at scrit; il prestit al tornarà indaûr plui tart e di une altre bande: par solit ae fiere di dopo (LE GOFF 2003, p. 69).
Al è dut merit dai marcjadants di Gjenue di vê inventât la “societât anonime”, come che al è tocjât ai operadôrs finanziaris venezians l’invenzion de “letare di credit”, viodude tal 1171: di chel  moment i grues capitâi a si puedin moviju con une cierte facilitât. Al è lât a sclarîsi ancje il concet di faliment, citât pe prime volte tal “Constitutum Pisanum” dal 1171. E je la procedure judiziarie, cun ats uficiâi scrits, cun la cuâl si met rimedi ae mancjance dal paiament dai debits di un marcjadant, causant pierditis secjis ai creditôrs malcontents. Inte Ete di Mieç l’event al jere public, stant che a jerin i istès confradis de corporazion dal marcjadant falît a “rompii il banc” te place publiche, da cui il tiermin di “bancjerote”. Si à di pensâ che il falît, par punizion, al scugnive “dare del culo” (terminologjie volgâr che, vuê, e à une implicazion sessuâl), tal sens che al scugnive bati il font de schene sul pedrât fin a cuant non saltave fûr il sanc. Dopo al jere costret a puartâ la barete vert dai falîts, da cui l’espression di “jessi al vert”. Naturalmentri il so non al vignive scrit su le “bulletta dei falliti”, da cui il mût di dî: “O soi in bolete” (GIULIANI-BALESTRINO 2001, pp. 17-42).

La “bole speculative”
I trafics di mâr tra Vignesie e l’Egjit a jerin aromai disvilupâts dal secul VIII. E fo cun le dinastie ayubbide (1171-1250) che a àn fat un salt di cualitât. I venezians a Alessandrie a vevin dai privileçs particolârs pal cumierç e a vevin magazens, buteghis, dipuesits e ancje une glesie. Dut diferent des altris citâts talianis, Vignesie e si moveve tant che un vêr e propri stât, cui ambassadôrs, consui, oltri aes compagniis di marcjadants.
A Siene, intai ultins agns dal Dusinte a tacarin a vêsi lis primis dificoltâts de economie di marcjât, come il catastrofic disastri bancjari dai Buonsignori. Intai prins agns dal Tresinte in Toscane e vignì la sdrumade di altris bancjis e compagniis finanziaris, come chês dai Ammannati di Pistoie e dai florentins Faffi-Ferracini e Mozzi (1301-1302), Nerli e Davanzi (1302), Abati-Baccherelli (1303), Ardinghelli (1307), Franzesi (1308) e Pulci-Rimbertini (1310).
Il marcjadant plens di debits e dongje dal faliment, in chel timp, al provocave un svindic tra lis citâts dai creditôrs insodisfats e la sô, che e si faseve cognossi tant che: citât dai falîts. Sul teme dai faliments e dai svindics economics a Florence e je nassude une magjistrature tal 1308, clamade “Mercanzia”, par regolâ il cumierç internazionâl, oltri che l’economie urbane (ASTORRI 1998, p. 11-35).
Da la metât dal Dusinte l’aur orientâl al vignive botinât dai Mongui in Cine e in Indie. Altri aur al vignive gjavât fûr  tes minis dal Sudan e dal Mali, in Afriche, e vendût ai marcjadants venezians in cambi dal arint european valutât une vore di plui di chel che al valeve (bole speculative). L’arint al vignive de Gjermanie, de Boemie e de Ongjarie, ma al vignive dât dut ai venezians che a paiavin cun l'aur. E fo la finance di Vignesie a controlâ la “bole speculative” de finance mondiâl, tra il 1275 e il 1350. Vignesie e à fat sclopâ cheste “bole” tal periodi dopo dal 1340 par trai l’economie dai stâts de concorence. (LANE 1985, DEAN 1990, pp. 14, 30, 45 e 64).
L’imperi dai mongui al è stât il plui grant de storie e il plui crudêl, rivant a copâ cun lis vueris e lis malatiis plui o mancul il 15% de popolazion mondiâl tal zîr di un secul. Al à distruzût dutis lis grandis citâts, de Cine ocidentâl fintremai al Irak, tal Nord de Russie ae Ongjarie, comprendudis lis citâts di cumierç che a fasevin concorence a VIgnesie. L’aleance cui mongui, insiemi al monopoli dal aur dal Sudan e dal Mali, e à dât ai venezians il monopoli su la circolazion monetarie intai agns prime de disintegrazion finanziarie dal 1340.
I Mongui a sostituissin la circolazion di aur intai teritoris concuistâts in Cine e in Indie con monedis di arint e cjarte monede, nomenadis di Durì di Pordenon. I scambis cui venezians a vignivin a Tabriz e Trebisonde, citâts di cumierçs persianis ladis sot dai mongui e intes citâts cul puart dal Mâr Neri.
Culì l’aur al vignive scambiât cun l’arint che al rivave de Europe. Par Vignesie la trate dai sclâfs e jere complementâr al trafic monetari.
A son dai contrats di compare di sclâfs bande dal consul venezian di Alessandrie dal 1415 e 1419. Scrits in arap e custodidis tal Archivi di Stât di Vignesie, a jerin te mostre “Venezia e l’Egitto”, Palaç Ducâl, 1° di Otubar 2011 – 22 di Zenâr dal 2012 (DAL POZZOLO – DORIGO – PEDANI 2011).
Il sisteme di aleancis metût adun dai venezians al comprendeve no dome i crosâts, lis citâts vuelfis neris e i seguaçs di Angiò, ma dispès ancje il papât, tant che i Mongui, siôrs de Persie, a rivavin a fâ propuestis ai rês e ai papis europeanis par fâ lis crosadis insiemi.
 Graciis al dirit esclusîf di comerciâ cui Mamalucs d’Egjit concedût dal Pape Giovanni XXII, Vignesie e à stabilît il sô monopoli sul scambi di arint valutât masse e di sclâfs furnîts dai mongui in scambi dal aur dal Sudan e dal Mali.

Cjaristiis, taramots e epidemiis
Intai prins agns dal Tresinte a si viodin in Europe lis primis coladis de continue incressite dai racuei e de popolazion, intant che in Cine e jere za un fisc grandonon. Gruessis cjaristiis a si regjistrin intai agns 1314-1317, dopo tal periodi 1328-1329 e tal 1338-1339.
Une epidemie di muart e tache a sparniçâsi tal 1340. No jere ancjemò la pest, ma e fâs murî il 10% dai abitants de France dal Nord e 15 mil dai scuasit 100 mil abitants di Florence. Tal 1347 si à in Europe la Muart Nere, la pest e polmonâr, che e rivave de Cine dulà che e veve za copât 10 milions di abitants.
Intal 1330 lis grandis compagniis des bancjis toscanis a jerin sul risi de bancjerote. Cul faliment des grandis cjasis bancjariis florentinis dai Bardi e Peruzzi, capitâts tal 1345, al è sucedût un savoltament de finance. Eduard III re de Anglie al si refude di stâ daûr al sisteme finanziari dai banchîrs florentins, parcè che a jerin daûr a cjapâ dentri il control dal paîs e, tacant dal 1342, nol paie plui ce che al doveve, pupilant la crisi (HUNT 1994).
Vuê, come tal Tresinte, chestis bancjerotis a son la conseguence des “bolis finanziariis” speculativis che a cressin taponant produzion e cumierç, staie a dî la economie reâl.
Oltri ae crisi economiche, a lis cjaristiis e aes gjandussis, ai 25 di Zenâr dal 1348, al tocje al Friûl un taramot teribil. Il sisme al fasè dams parfin a Vignesie, in Carinzie e in Tirol (ELLERO 1997, p. 580). Al esist il test dal Tresinte di un cronist particolâr saltât fûr de gjandusse, ripuartât di un ricercjadôr trentin, Alberto Folgheraiter. Si trate di Zuan di Parme, canonic de Catedrâl di Trent. Lui al scrivè, par latin, il diari de pest, cun altris gnovis, ai 20 di Lui dal 1375, cuntune zonte dai 30 di Avost dal 1377. Inte sô “Cronaca” il canonic di Trent al conte ancje dal taramot dal 1348, che al sdrumà il “palagio di Messer lo Patriarca di Aquileja in Udine”. In un altri memoriâl (“Malographia Tridentina”), scrit dal frari Giangrisostomo Tovazzi, ae fin dal Sietcent, e ven memoreade la lungje sgorlade sismiche dal 1348 che e à cjapât dentri il Friûl (“durò il tempo di un Miserere”). Cheste sgorlade “ridusse in polvere Villach, una città della Carinzia, e quasi tutta la popolazione di codesta città cadde sotto le macerie e rimase uccisa”. Il taramot al rivà ancje a Vignesie, Cividât e in Lombardie (FOLGHERAITER 1996, pp. 23-56).
Si fâs calcul, par sierâ, che tal periodi 1300-1450, daûr de crisi economiche, dai cataclismis de nature e des epidemiis, la popolazion europeane si scurtà dal 35-50%, tant che intal mont e si sbassà dal 25%.

Marinus van Reymerswaele (Reymerswaele 1490 circa-Middelburg, documentato fino al 1567), Il cambiavalute e sua moglie, 1540; olio su tavola; cm 84 x 114. Firenze, Museo Nazionale del Bargello


La Cappella degli Scrovegni a Padova, uno dei massimi monumenti della pittura italiana, fu affrescata nel 1305 da Giotto, che fu pagato dal giovane Scrovegni, per espiare l’usura continuata dal padre strozzino

Da Marinus van Reymerswaele (Reymerswaele 1490 circa-Middelburg, documentato fino al 1567),
Gli usurai, 1540 circa; olio su tavola; cm 100 x 76. Firenze, Museo Stibbert, inv. 4080.
 

BIBLIOGRAPHY

Original documents
- ARCHIVIO DI STATO DI UDINE (ASUd), Archivio Savorgnan, envelope 71 (This document was at the exposition “I documenti dei Patriarchi” 16 settembre – 31 ottobre 2011, ASUd).
- ARCHIVIO DI STATO DI UDINE (ASUd), Congregazioni Religiose Soppresse, envelopes 136, 138 and 151 bis.
- ARCHIVIO DI STATO DI UDINE (ASUd), Monasteri Soppressi, envelopes 19, 93.

Books and reviews
- Antonella ASTORRI, La Mercanzia a Firenze nella prima metà del Trecento, Firenze, Olschki, 1998.
- Stefano BARBACETTO, Tanto del ricco quanto del povero. Proprietà collettive ed usi civici in Carnia tra Antico Regime ed età contemporanea, Pasian di Prato (province of Udine), Coordinamento circoli culturali della Carnia, 2000.
- Jérémie BENTHAM, Défense de l’usure, in Oeuvres de Jérémie Bentham juriconsulte anglais,  tome troisiéme, Bruxelles, Société Belge de Libraire, 1840.
- Stefano DAMIANI, Lo spirito di Odorico vive, “La Vita Cattolica”, XC, n. 2, 12 gennaio 2012.
- Giovanni DA PARMA, Pestilenze nel Trentino, Cronaca di Giovanni da Parma, canonico di Trento, in “Calendario trentino per l’anno 1854”, cur Tommaso Gar, Trento, Monauni, 1853.
- Jacopone DA TODI, Laude, cur Matteo Leonardi, Firenze, Olschki, 2010.
- Enrico Maria DAL POZZOLO – Rossella DORIGO – Maria Pia PEDANI, Venezia e l’Egitto (catalog, Venezia, Palazzo Ducale, 1 ottobre 2011 – 22 gennaio 2012), Milano, Skira, 2011.
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Sitology
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Lettera di cambio di Diamante e Altobianco degli Alberti a Francesco di Marco Datini e Luca del Sera, Bruges-Barcellona, 2 settembre 1398; foglio cartaceo; mm 73 x 224. Prato, Archivio di Stato, b. 1145/1403803.