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giovedì 18 ottobre 2018

Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata, corso all’UTE di Udine


Il 15 ottobre 2018 si è svolta la inaugurazione del corso semestrale di Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata presso l’Università della Terza Età (UTE) di Udine. 
Le lezioni saranno tenute dal professor Elio Varutti, laureato in Sociologia nel 1977 all’Università di Trento e specializzato in Storia (1998) e in Metodologia delle Lingue minoritarie all’Università di Udine (2006). 
Il titolo del primo incontro verteva sul “Concetto di esodo di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia”. È stata Bruna Zuccolin, presidente del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), a salutare gli iscritti e a spiegare “la continuità con le lezioni sulle terre perse dell’ingegnere Silvio Cattalini, nostro presidente dal 1972 al 2017, quando è venuto a mancare e Varutti rappresenta proprio la continuazione del nostro impegno nel settore della didattica”. La Zuccolin ha pure accennato alle tante iniziative dell’ANVGD di Udine, per il Giorno del Ricordo e per la cultura e la storia dell’Istria e della Dalmazia, oltre alle gite alle presentazioni di libri e alle commemorazioni religiose e patriottiche.
Il corso di studi storico sociologici, giunto al secondo anno di attività, è una esclusiva non solo in regione, ma molto probabilmente, pure a livello nazionale. Le lezioni si terranno dal 15 ottobre 2017 al 28 gennaio 2019 ogni lunedì, dalle ore 16 alle 16,50 alla UTE di Udine, in Viale Ungheria. Il nuovo corso entra a far parte dell’offerta formativa dell’istituzione universitaria friulana (UTE) per il primo semestre dell’anno accademico 2017-2018 per un totale di 15 ore di lezione.

Intervento di Elio Varutti
La premessa è che la Sociologia è quella scienza che studia i fatti sociali considerati nelle loro caratteristiche costanti e nei loro processi. Allora l’attenzione sarà incentrata sullo studio dell’esodo giuliano dalmata. come fatto sociale nelle sue caratteristiche e nei suoi principali processi e insiemi di comportamenti. Verranno analizzati i suoi aspetti storici, geografici, linguistici, nonché i processi culturali prodotti nelle letterature dell’esodo d’Istria, Fiume e Dalmazia. Il corso sarà aperto ai contributi ed alle testimonianze degli esuli e dei loro discendenti, intervenuti in modo costruttivo sin dalla presentazione dello stesso evento.
La programmazione didattica (allegata in un’immagine) prevede una serie di 15 lezioni frontali e partecipate dai discenti sui contenuti elencati qui di seguito. È prevista l’utilizzazione di diapositive da vedere in Power Ponit mediante l’utilizzo del computer connesso a Internet, per poter vedere parti di alcuni filmati dal web.
Fin dalla sua comparsa nell’ambito delle scienze sociali ad opera di Maurice Halbwachs (1950), la nozione di memoria collettiva è sempre apparsa problematica: concetto complesso e multidimensionale che, poiché significa troppo, rischia di non significare più nulla. Tuttavia, esiste e diamo per scontata l’idea che i membri delle collettività condividano dei ricordi. Diamo per scontato anche che questi ricordi abbiano un qualche significato per coloro che li elaborano, fosse anche il semplice, quanto semplicistico dovere di memoria.

L’idea di una memoria collettiva ci appare naturale. È intesa non tanto nel senso di memoria della società che ricorda al pari del cervello e della coscienza individuali, quanto nel senso che è possibile rintracciare i ricordi collettivi e condivisi che i membri delle collettività ricostruiscono sulla base delle istanze del presente e in funzione dei loro progetti futuri.
Ma come agisce la memoria?
Cosa significa che i gruppi ricostruiscono il loro passato sulla base delle istanze del presente e in funzione del progetto futuro?
Per comprendere come e perché la memoria opera nel presente delle collettività occorre osservare come essa viene esperita e attivata dagli individui e dai gruppi.
Le pratiche della memoria costituiscono, in questo senso, specifici modi di trasformare il passato in un passato che dura, che resta. È così per i fatti della Shoah e per le vicende dell’esodo giuliano dalmata, come si cercherà di dimostrare nel corso di studi.


Bibliografia essenziale
- Gasparini A., Del Zotto M., Pocecco A., Sterpini M., Esuli nel mondo. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.
- Gasparini A., Del Zotto M., Pocecco A., Sterpini M., Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.
- Maurice Halbwachs, La mémoire collective, Parigi, Les Presses Universitaires de France, 1950.
- Elio Varutti, Il problema del confine orientale nella storia italiana, [S.l. : s.n.], 1997-98. - 12 p.; ill.; 30 cm., Tesi di perfezionamento presso l’Università degli Studi di Udine, Corso di perfezionamento per la formazione degli insegnanti delle scuole secondarie.
- E. Varutti, Il campo profughi di via Pradamano e l'associazionismo giuliano dalmata a Udine: ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell'esodo. 1945-2007, Udine,  Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato provinciale di Udine, 2007.
- Elio Varutti, Cara maestra, le scrivo dal Campo Profughi. Bambini di Zara e dell’Istria scolari a Udine. 1948-1963, «Sot la Nape», Udine, LX, n. 4, otubar-dicembar 2008, pp. 73-86. (Clicca qui per la versione nel web con il titolo medesimo).
- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina, Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher”, Udine, 2015.
- Elio Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017. Anche nel web.
https://www.academia.edu/36303656/Italiani_d_Istria_Fiume_e_Dalmazia_esuli_in_Friuli_1943-1960._Testimonianze_di_profughi_giuliano_dalmati_a_Udine_e_dintorni

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. 

mercoledì 22 febbraio 2017

Storia ebraica in Friuli Venezia Giulia, un libro a Udine

È stato presentato in sala Aiace a Udine un volume miscellaneo edito nel 2016 a cura di Miriam Davide e Pietro Ioly Zorattini. 
Andrea Zannini, Maddalena Del Bianco e Michele Sarfatti

L’evento si è tenuto il 21 febbraio 2017 ed è stato aperto da Alberto Buvoli, presidente dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione (Ifsml) di Udine. Buvoli ha voluto ricordare l’impegno editoriale dell’Ifsml nel settore della storia dell’ebraismo nella regione.
Ha parlato anche Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, per portare il saluto del sindaco Furio Honsell, accennando ai vari appuntamenti che caratterizzano in città a Giornata della Memoria, articolata nel 2017 in numerosi appuntamenti lungo un lasso di tempo di ben dieci giorni.
Maddalena Del Bianco, professore ordinario di Storia delle Religioni all’Università di Udine, ha svolto il ruolo di moderatore nella presentazione del volume intitolato “Gli ebrei nella storia del Friuli Venezia Giulia. Una vicenda di lunga durata”. «Questo libro contiene gli atti del convegno internazionale col il titolo omonimo, svoltosi a Ferrara dal 12 al 14 ottobre 2015, promosso dalla Fondazione Meis, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara a 26 anni di distanza dal convengo internazionale “Il mondo ebraico”, organizzato dalle Università di Trieste e di Udine e tenutosi a Trieste dal 19 al 23 giugno 1989».
Maddalena Del Bianco, Michele Sarfatti, Federico Pirone e Alberto Buvoli, in piedi

Poi è intervenuto Andrea Zannini, docente di Storia moderna nello stesso ateneo friulano, oltre che Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale. Egli ha illustrato il contenuto dei numerosi autori del volume secondo l’ottica dei filoni di ricerca dal XII al XXI secolo. Si è soffermato sul sistema di banchi di prestito ebraici, sul ruolo della donna, sulla rilevanza economica e sulla integrazione sociale. Il professore si è pure domandato se basarsi soprattutto sui documenti notarili sia un metodo sufficiente a descrivere gli aspetti storico sociali dell’ebraismo in Friuli e a Trieste. «Le leggi razziali volute da Mussolini e firmate dal re sono un atto antinazionale – ha aggiunto Zannini – perché gli ebrei erano così integrati con il paese che avevano partecipato al Risorgimento, alla Grande guerra ed alcuni di loro si erano persino tesserati al fascismo».
Ha concluso gli interventi della serata Michele Sarfatti, dal 2002 al 2016 direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC, di Milano. «Interrogarsi sulle minoranze – ha detto il noto studioso della persecuzione antiebraica e della storia degli ebrei in Italia nel XX secolo – serve a capire meglio la storia della maggioranza e questo libro eccellente mostra come la vita ebraica sia prorompente rispetto alla persecuzione».
Gli autori presenti nel testo, oltre ai curatori, sono: Dario Disegni, Laura Casella, Francesca Tamburlini, Pier Cesare Ioly Zorattini, Emanuele D’Antonio, Milena Maniago, Paolo Goi, Valerio Marchi, Lois C. Dubin, Anna Millo, Marco Bencich, René Robert Moehrle, Maddalena Del Bianco Cotrozzi, Marco Grusovin, Fulvio Salimbeni, Mauro Perani, Livio Vasieri, Mauro Tabor, oltre a Giovanni e Silvia Tomasi.
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti
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Miriam Davide, Pietro Ioly Zorattini (a cura di), Gli ebrei nella storia del Friuli Venezia Giulia. Una vicenda di lunga durata, Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, Firenze, Giuntina, 2016, pp. 372, 50 fotografie b/n, euro 35.

ISBN 978-88-8057-648-8

venerdì 9 settembre 2016

Educare al dono, con AFDS, Ministero e Università di Udine

Udine – C'è stato un convegno di grande interesse. Eccone la tematica di fondo: Donare sangue, donare il midollo osseo e, nel caso di fine vita, donare gli organi. A volte i convegni scientifici sono alquanto noiosi per l'uditorio poco preparato, con relatori saccenti, distaccati dal pubblico e appena appena motivati. Non è il caso di questo originale iniziativa di aggiornamento per insegnanti di Scienze motorie e sportive e per docenti delle sezioni di donatori di sangue dell'Associazione Friulana Donatori Sangue (AFDS) di Udine. 
Su tali impegnative tematiche si sono aggiornati oltre 115 professori della regione, assieme ai dirigenti dell’AFDS di Udine. Un bel successo per gli organizzatori!
Peressoni, Biasiol, mons. Mazzocato, Cargnelutti e Govetto

È accaduto il 6 settembre 2016, presso l’auditorium della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia “A. Comelli”, di Via Sabbadini a Udine. La mattinata di studio aveva per titolo “Educare alla salute, educare al dono. A scuola per far vincere la vita”. Organizzatori erano, oltre all’AFDS di Udine, l’Università friulana, con il suo corso di laurea in Scienze Motorie e quello magistrale in Scienza dello Sport e l’Ufficio Educazione Motoria Fisica e Sportiva di Udine, emanazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Proprio a nome di quest’ultimo ufficio ha aperto i lavori del convegno il professor Claudio Bardini, referente regionale per l’Educazione alla salute dell’Ufficio Scolastico Regionale.
Monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, ha detto di «approfondire bene il tema del convegno, dato che la salute fisica e il dono sono come un debito che gli adulti hanno nei confronti dei giovani, tali argomenti sono fatti propri anche dalla Chiesa».
Paride Cargnelutti, vice presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, ha insistito sul fatto che «l’impegno educativo di tale portata non è solo della scuola, ma anche della famiglia, delle altre agenzie educative, delle istituzioni del territorio, solo così potremmo rendere autonomi i nostri ragazzi dai sistemi informativi e dai modelli legati al consumo».
Udine, convegno Educare alla salute, educare al dono, 6 settembre 2016. Perissutti, Grassi, Peressoni, Biasiol, Mons. Mazzocato, Cargnelutti, Govetto e Raffaella Basana, in camicia bianca.

Roberto Peressutti, direttore del Centro regionale trapianti, ha accennato alla «forte solidarietà che possiamo trovare qui e proprio nel dono degli organi una famiglia che ha appena perso un proprio caro, può trovare un certo sollievo nella elaborazione del lutto».
L’intervento cardine del convegno è stato svolto da Renzo Peressoni, presidente dell’AFDS di Udine. «Esiste una bellezza del dono del sangue – ha detto Peressoni – e l’emotività non basta, perché si deve donare quello che serve e quando serve, secondo una cultura del dono che voi insegnanti sapete trasmettere agli studenti, evitando il profondo egoismo e la solitudine dell’individuo».
Claudio Bardini, apre i lavori del convegno

Gli ha fatto eco Pietro Biasiol, direttore titolare dell’Ufficio Scolastico Reginale del Friuli Venezia Giulia. Biasiol ha ricordato i recenti successi della scuola regionale, a livello di formazione «allora dobbiamo operare sotto un profilo etico, perché c’è una grande fiducia e ci anima una forte profondità di valori».
Ha portato i saluti del Magnifico rettore dell’Università di Udine il professor Bruno Grassi, coordinatore del Corso di laurea magistrale in Scienza dello Sport. Grassi ha detto che «è una eccellente idea quella di coniugare l’educazione alla salute con quella del proprio fisico e, infine, con il dono del sangue e lavoreremo in questo senso anche all’interno dell’università».
Vivianna Totis, del Dipartimento Medicina Trasfusionale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine ha portato il risultato di alcune ricerche, secondo cui i giovani sono più attratti dal volontariato, come il dono del sangue, piuttosto che dalla politica. Poi ha detto che da noi «la maggior parte delle donazioni viene impiegata per gli ammalati cronici, col 53 per cento delle sacche di sangue, poi ci sono quelli chirurgici (24%) e, per ultimi, quelli di medicina». Poi ha aggiunto che «il dono del sangue deve essere un atto fatto con la testa, non col cuore, perché bisogna essere consapevoli di non fare del male ad altri col proprio sangue eventualmente poco sano».
Totis, Baraldo e Mazzoli 
(i cavalieri recano i nomi della tavolata precedente…)

Massimo Baraldo, direttore dell’Istituto di Farmacologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine ha svolto una interessante relazione sul lungo e sconvolgente tema dello “Abuso di energy drink e sostanze eccitanti, uso sconsiderato e improprio di integratori e farmaci, droghe compensatrici e legali dagli effetti tossici sull’organismo e abuso sistematico di alcol per emergere come individuo in una dinamica di gruppo”.
Tommaso Mazzoli, docente di Informatica all’Università di Udine e in quella di Gorizia, ha trattato il tema attualissimo del “Cyberbullismo”.
Poi è stata presentata la Convenzione per l’educazione al dono e ad una vita in salute, predisposta dall’AFDS e dall’Ufficio Educazione Motoria, Fisica e Sportiva di Udine. Hanno parlato Peressoni, Bardini e Anna Chiarandini, consigliere provinciale dell’AFDS delle sezioni studentesche. Sono stati mostrati dei video, spot e banner preparati per le scuole.
“Educare alla legalità: il rispetto delle regole sulla strada e nella vita”. Un titolo così non poteva che essere trattato da un responsabile della Polizia Stradale di Udine e Carlo Piraneo l’ha fatto con semplicità e chiarezza.
Peressoni, Chiarandini e Piraneo

Gli ultimi tre interventi hanno visto dei relatori costretti sulla sedia a rotelle. Nel silenzio totale dell’auditorium Eros Scuz e Cristiano Picco, dell’Associazione sportiva disabili “Basket e non solo” hanno raccontato il cambiamento di vita subito a causa di un incidente stradale. Stessa impressione ha dato Laura Bassi, di Achilles International Italia Onlus. Tutti hanno voluto sottolineare l’importanza dei donatori di sangue «perché ci hanno ridato una nuova vita».
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Laura Bassi, Cristiano Picco e Eros Scuz, tre speciali relatori su sedia a rotelle esaltano il dono del sangue

Servizio fotografico, giornalistico e di networking di Elio Varutti

Peressutti, Grassi, Peressoni e Biasiol
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La prima versione di questo articolo è apparsa il 7 settembre 2016 sul giornale del web infofvg.it  con il seguente titolo: "

Educare al dono, convegno #AFDS, Ministero e Università (clicca qui per leggere l'articolo)

mercoledì 25 maggio 2016

Friuli 1866-2016, conferenza del Cirf a Udine


“Friuli 1866-2016 Dall'entrata del Friuli nell'Italia ai giorni nostri", questo il titolo della seconda conferenza organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Cultura e la Lingua del Friuli (Cirf) dell’Università di Udine e dall’Istituto Statale di Istruzione Superiore “B. Stringher” di Udine, tenutasi martedì 24 maggio 2016 presso Palazzo di Toppo Wassermann di via Gemona a Udine nella stupenda cornice affrescata della Sala del Consiglio. 
 
Il tavolo dei relatori: Carlo Rosario Porcella, Anna Maria Zilli e Guido Bulfone. Fotografia di Elio Varutti

La conferenza, basata sulla memorialistica, che ha toccato tematiche della storia e delle condizioni sociali ed economiche del Friuli dal passaggio all'Italia dall'Impero Austriaco in quel fatidico 1866 financo alle due guerre mondiali, ha visto un ricco carnet di interventi anticipato da una breve chiosa di tre ragazzi del gruppo teatrale dello Stringher, coordinato  da Luca Martini e Maria Pacelli. Gli allievi Federico Polli, Jacopo Zuccato e Noemi Mion hanno interpretato uno stralcio tratto dal libro La scelta di Stefano Menis, scritto sulla base del memoriale di Ferdinando Pascolo, reduce della campagna di Russia. 
Tra il pubblico in sala si nota, primo a destra, Vincenzo Rossi, presidente del Club Cortonesi Toscani Amici FVG. 
Fotografia di Elio Varutti
Tra i relatori la Dirigente Scolastica dello Stringher Anna Maria Zilli, attiva promotrice dell'iniziativa, che ha trattato i temi della "Memorialistica in Friuli. La scelta di Stefano Menis tratta dal memoriale di Fernando Pascolo ‘Silla’ e altri scritti". È seguito l'intervento dell'ingegner Guido Bulfone, che ha trattato della "Storia dei confini attraverso il francobollo e la corrispondenza". Lo storico e scrittore Guido Aviani Fulvio ha invece portato l'attenzione su "Uno sguardo sul Friuli dal 1866 alle due guerre mondiali". Il presidente dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Carlo Rosario Porcella ha parlato infine de "Il Friuli ai tempi di Quintino Sella" e del suo operato quale commissario governativo.
 
I Nipoti di Zio Bonaldo durante la lettura scenica de La scelta di Stefano Menis. Il gruppo, coordinato dai professori Luca Martini e Maria Pacelli, è composto qui dagli allievi Federico Polli, Jacopo Zuccato, al centro, e Noemi Mion. 
Fotografia di Elio Varutti


1. Si può fare storia partendo da un francobollo?

Cronaca e commenti. Si può fare storia partendo da un francobollo? È quanto ha cercato di dimostrare l’ingegnere Guido Bulfone, collezionista filatelico e di corrispondenze. L’occasione per farlo gli è stata data dalla conferenza organizzata dal Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Cultura e la Lingua del Friuli (Cirf) dell’Università di Udine e dall’Istituto Statale di Istruzione Superiore “B. Stringher” di Udine per martedì 24 maggio 2016. L’evento si è tenuto nella gremita sala del consiglio di Palazzo di Toppo Wassermann, in Via Gemona. Era intitolato “Confini. Friuli 1866-2016. Dall’entrata del Friuli nell’Italia ai nostri giorni”.
Il relatore di storia postale ha mostrato i primi francobolli del Regno Lombardo Veneto del 1850, per passare alle affrancature della Grande Guerra, incluse le cartoline militari con franchigia, ossia senza il costo del bollo. C’è stata persino la curiosità di un francobollo emesso nel 1918 dal Comune di Udine, sotto l’occupazione austro-tedesca, poiché in città erano terminati i bolli e gli occupanti erano troppo presi a requisire di tutto e a portarselo via, anziché rifornire di francobolli gli uffici addetti.
Una tappa è stata riservata alle corrispondenze del litorale istriano, fiumano e dalmata dal 1918 al 1924, data della annessione di Fiume al Regno d’Italia, dopo la parentesi della Reggenza del Carnaro, sotto la guida di D’Annunzio.
Anna Maria Zilli apre la conferenza del Cirf a Udine il 24.05.2016. 
Fotografia di Elio Varutti

Non poteva sfuggire all’occhiuto filatelico la posta nel periodo di Lubiana, provincia italiana, dopo l’annessione al Regno d’Italia, 1941-1943. Poi si sono visti i bolli con la sovrastampa della RSI. Quelli della RSI con sovrastampa partigiana. Quelli italiani con sovrastampa del Governo Militare Alleato e del Territorio Libero di Trieste.
Bulfone è stato presentato da Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dello “Stringher”, che ha aperto i lavori del convegno con una relazione dal titolo: “Memorialistica in Friuli. La scelta di Stefano Menis, tratta dal memoriale di Ferdinando Pascolo ‘Silla’ e altri scritti”. La Zilli ha trattato anche del progetto Umanità dentro la guerra, da lei ideato nel 2011 a partire sempre dal memoriale di Pascolo ‘Silla’. La preside Zilli ha anche portato i saluti di Matteo Tonon, presidente dell’Associazione degli Industriali di Udine, impossibilitato a partecipare per altri impegni e che aveva delegato un suo rappresentante all’incontro di alto valore culturale.
Il tavolo dei relatori: Guido Aviani Fulvio, Carlo Rosario Porcella e Anna Maria Zilli.Fotografia di Elio Varutti

«Testimonianze e biografie – ha detto Zilli – si intrecciano con la storiografia, ecco perché nella nostra scuola facciamo storia con un approccio di laboratorio; cerchiamo testimonianze, fotografie, cartoline, lettere, diari, per recuperare percorsi altrimenti nascosti e confrontarli con la storiografia ufficiale. Vogliamo scrivere nuove antologie con tali materiali». Ha poi citato alcuni memoriali, donati di recente al Laboratorio di Storia dell’Istituto dall’Associazione Partigiani Osoppo. Si tratta dei volumi di Dino Burelli, Redento Bello e Romano Della Valentina.
Relazione del tutto originale quella di Guido Aviani Fulvio, storico ed editore. Parlando a braccio e dimenandosi per la sala, attirando così di più l’attenzione, il secondo relatore in programma ha parlato in forma semplice e discorsiva del periodo storico dal 1866 ai due conflitti mondiali del ‘900. Senza diapositive e senza fogli.
I relatori: Guido Aviani Fulvio e Carlo Rosario Porcella. 
Fotografia di Elio Varutti

Molto tecnico e documentato è stato l’intervento di Carlo Rosario Porcella, presidente dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Ha voluto enfatizzare quanto poco interessasse all’Austria di tenersi le provincie venete, dopo la Prima guerra d’Indipendenza. È stato ancora una volta abbattuto il mito che vedeva i friulani star bene sotto l’Austria. Tutt’altro, c’erano tasse a non finire e arretratezza economica da morire di fame o da emigrare in Argentina, Brasile, Uruguay e USA. I friulani non volevano occuparsi di politica perché l’Austria aveva ridotto le possibilità di autogoverno, dopo il 1859. La politica monetaria era uno sfracello, con l’introduzione delle banconote, che nessuno voleva poiché si svalutavano rispetto alle monete d’argento. L’usura imperversava. L’obbligo militare era di otto anni. Carestie e epidemie erano all’ordine del giorno: ecco cos’era l’Austria per il Friuli e il Veneto. Altro che “Austria, paese ordinato”.
Nel 1866 con l’arrivo di Quintino Sella, argomento centrale dell’intervento di Porcella, le cose mutarono. Tre furono le richieste dei friulani all’Italia rappresentata dal regio commissario per la Provincia di Udine. Tutte e tre vennero realizzate: una scuola tecnica commerciale industriale (istituita 13 giorni dopo la domanda e più tardi fu chiamata “Antonio Zanon”), la ferrovia pontebbana (finita nel 1879) e un canale d’irrigazione (il Canale Ledra, terminato nel 1889).
Guido Bulfone. Fotografia di Elio Varutti

Il dibattito intenso
Aviani ha chiesto se nelle scuole si tratti la storia locale. Le ha risposto Anna Maria Zilli, spiegando che in alcune realtà, come allo “Stringher” sia attivo un Laboratorio di Storia, che cerca di spiegare anche la storia del territorio. Le ha fatto eco la professoressa Elisabetta Marioni, autrice con altri suoi colleghi di “Ospiti di gente varia : cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di smistamento profughi di Udine 1943-1960", edito dall’Istituto Stringher stesso, nel 2015.
È intervenuto poi Gian Carlo Bertuzzi, per confermare che alcune esperienze interessanti ci sono, come a Latisana e a Timau, nelle scuole medie di primo grado. Ha ricordato pure che l’economia friulana si diresse nell’industria pesante, grazie ad investimenti stranieri, che – citando Loris Fortuna – si portavano fuori anche i profitti.
Ha parlato in seguito Vincenzo Rossi, presidente del Club Cortonesi Toscani Amici FVG, per ricordare come tale sodalizio abbia operato in alcune scuole superiori di Udine (Deganutti, Ceconi e Marinoni) con il progetto “Il piacere della lettura”, ottenendo un discreto successo tra gli studenti.
Ha voluto poi portare il suo gradito contributo Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine, ricordando che lo Stringher è una scuola partner di UNESCO, per le interessanti attività didattiche orientate alla pace e alla solidarietà, come ad esempio proprio il tema della Umanità dentro la guerra, conosciuto in campo nazionale ed anche all’estero, per merito degli insegnanti del Laboratorio di Storia dell’Istituto Stringher e della sua preside.
L'ingegnere Paolo Pascolo, presidente del Cirf, conclude la conferenza del 24.05.2016. Fotografia di Elio Varutti

Le conclusioni del convegno sono state tratte dal professor Paolo Pascolo, direttore del Cirf, che ha ricordato l’importanza delle conferenze intitolate “Confini”, organizzate dall’Università di Udine, nel 150° anniversario della unificazione del Friuli all’Italia, appunto 1866-2016.
L’interessante convegno è stato aperto da una lettura scenica de “La scelta”, di Stefano Menis, opera teatrale tratta dal memoriale di Ferdinando Pascolo ‘Silla’. Noemi, Federico e Jacopo, tre attori studenti del gruppo teatrale “I Nipoti di Zio Bonaldo” hanno letto con particolare intensità il singolare testo, con la regia della professoressa Maria Pacelli, pure lei del Laboratorio di Storia dello Stringher, di cui è referente il professor Giancarlo Martina

I Nipoti di Zio Bonaldo all'opera (gruppo teatrale dello Stringher), in alto, e Anna Maria Zilli durante il suo intervento di apertura della conferenza  sui Confini del 24.05.2016 a Udine. 
Fotografia di Elio Varutti


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Servizio giornalistico di Cristiano Meneghel.
Networking, commenti e fotografie di Elio Varutti