giovedì 22 ottobre 2015

Le ceramiche di Rosanna Lodolo in mostra a Udine

L’atrio di una banca non è un location usuale per un’esposizione d’arte. Eppure per la rassegna “Artisti contemporanei a Palazzo” tenuta dalla Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia nel Salone della sede di Udine, in Via del Monte 1, ecco le originali crete lavorate da Rosanna Lodolo. La mostra è aperta al pubblico dal 17 al 31 ottobre 2015, in orario molto lungo: da lunedì a venerdì nella fascia oraria 8,05-13,30 e nel pomeriggio, ore 14,30 – 20,00; sabato dalle ore 9,00 alle ore 13,00.
Il titolo della mostra è “Dalle Terre, con la Ali…” forse perché molte delle sue piccole opere, pur non sembrando esili e filiformi, avrebbero la presunzione di spaziare nell’aere. Esse quasi quasi vorrebbero diffondere intorno (comunicare?) l'immagine e la forma di loro stesse. Sicuramente il grande desiderio dell’artista è di comunicare, di rendere partecipi gli astanti al processo creativo.
Le sue ceramiche, a mio modesto parere, sono ispirate alla classicità dal punto di vista materiale (per il mezzo di trasmettere sensazioni, la creta lavorata), ma recano delle zampate alla modernità per ciò che concerne la plasticità dell'oggetto (il raggiungimento dell'emozione più intensa).
Alcune sue opere mi ricordano il tema della Grande Madre. Essa è una divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie, rappresentante la terra e la prerogativa del generare, del dare la vita. È l’aspetto femminile come mediatore tra l’umano e il divino. Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, se si interpretano in questo senso le numerose figure femminili steatopigie ritrovate nel mondo. Hanno fianchi grossi, da buone produttrici. Sono l'esaltazione della fertilità. Sono le cosiddette “Veneri”. 
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Rosanna Lodolo Gasparini, come si legge in altri blog in brani scritti del 2013, si è diplomata Maestra d’Arte, presso l’Istituto Statale d’Arte di Venezia, dove è stata allieva del famoso ceramista armeno Gazar Gazighian. Lei si definisce "udinese di adozione".
Ebbe come insegnante di disegno alla scuola media il professor Marcello Tomadini, noto miniaturista di Cividale del Friuli che la incoraggiò a continuare gli studi artistici. Fin dall’età adolescenziale alimentò la passione per l’arte, frequentando lo studio della pittrice Ludovica Tamburlini, ritrattista friulana formatasi nelle Accademia di Belle Arti di Venezia e di Milano.
Rosanna Lodolo, diplomatasi nel 1959, lavorò dapprima come bozzettista presso la Galleria d’Arte Carrara di Udine. Passò quindi all’insegnamento di Disegno ed Educazione Artistica nella scuola media, attività cui si dedicò per vent’anni.
Nel corso della sua crescita e formazione artistica cercò di mantenere uno stretto contatto con i tempi, facendo proprie diverse esperienze per prediligere, alla fine, la modellazione della ceramica. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive sia in Italia sia all’estero. Le sue opere si trovano in collezioni private in Italia e all’estero. Attualmente vive e lavora a Udine dove collabora, come aiuto all’insegnamento dell’arte ceramica, presso l’Università della Terza Età.

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Mostre: Principato di Monaco 2011, Pordenone 2011, Trieste 2011, Spilimbergo (PN) 2010, Trieste 2010, Millstatt (Austria) 2010, S. Paul de Vence (Francia) 2009, Cividale Friuli (UD) 2009, Tarquinia (VT) 2009, Abbazia di Sesto al Reghena (PN) 2009, Treviso 2009, Udine 2009, Camaiore (LU) 2009, Trieste 2009, Camaiore (LU) 2008, Trieste 2008, San Marino 2007, Trieste 2007, Millstatt (Austria) 2007, Abbazia di Rosazzo (UD) 2007, Piancavallo (PN) 2007, Roma 2007, Pietrasanta (LU) 2006, Millstatt (Austria) 2006, ,Millstatt (Austria) 2005, Mortegliano (UD) 2004, Sappada (BL) 2003, San Vito al Tagliamento (PN) 2002, Sacile (PN) 1997.

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Hanno scritto di lei i critici d’arte e giornalisti: Francesca Agostinelli, Gabriella Bucco, Licio Damiani, Victoria Dragone, Alessandro Giovanardi, Roberto Jacovissi, Angela Micheli, Marta Orlando, Enzo Santese, Walter Schönenberger, Francesca Venuto, Natale Zaccuri, Lucia Zanuttini, Alessandra Degano.
Danza, terracotta patinata, 2008

mercoledì 14 ottobre 2015

Libro di Fornasaro sull’Istria presentato a Udine

Erano un paio d'anni che Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), domandava a Franco Fornasaro, autore di origine istriana, di scrivere un libro sull'argomento dell'esodo giuliano dalmata e sulla situazione politico culturale dei Balcani nel Novecento.
Col titolo intrigante “Gli appunti di Stipe” ecco fresco di stampa il romanzo documentario di Franco Fornasaro (Trieste 1952). “Le vicende qui narrate – come ha ricordato Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, editrice del volume – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. 
Il volume è già stato presentato dalla giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin su La Voce del Popolo. Quotidiano italiano dell'Istria e del Quarnero, del 1 agosto 2015, col titolo significativo: "Negli occhi di Stipe ci siamo noi tutti...".
In seguito anche il Messaggero Veneto, di Udine col giornalista Paolo Medeossi ha pubblicato un articolo in merito il 6 ottobre 2015 col titolo: "Nei ricordi di Fornasaro drammi e vicende di confine".

Rosanna Turcinovich, Franco Fornasaro, Silvio Cattalini e Paolo Medeossi. Fotografia di Elio Varutti.

Il testo scritto da Fornasaro, di 176 pagine, è corredato da numerose carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Serenissima Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso). È un bel libro contenente le “riflessioni sorte negli ultimi due anni di lezioni tenute da Fornasaro all’Università della Terza Età di Udine (UTE) – ha detto Paolo Medeossi, giornalista del «MessaggeroVeneto» – e a me, che sono udinese di nascita, che poi ho vissuto a Monfalcone, che non è nei Balcani, ma quasi, e ho lavorato a Gorizia nella redazione del giornale, mi vien da dire che la vita nei confini orientali d’Italia è tutto un altro mondo, perché le oltre 700 persone sparite il 2 maggio 1945, durante l’invasione titina di Gorizia, stanno a dirci qualcosa; bisogna sapere poi cosa ha fatto di male il fascismo in Istria, prima del 1939; dobbiamo avere il coraggio di chiarire la storia, come fa l’autore di questo libro, pacato e intelligente, spiegando una materia incandescente e controversa”.
Parte del pubblico alla presentazione del libro di Fornasaro; Sergio Satti, primo a sinistra, Giorgio Gorlato, secondo vicino alla sua consorte Graziella Brusin; Annalisa Vukusa è la quarta. 
Fotografia di Elio Varutti.

Protagonisti del romanzo sono un certo Matteo, giovane ricercatore universitario e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stephan (Stefano in serbo croato), già menzionato ne La miglior vita di Fulvio Tomizza, autore un po’ dimenticato, con cui ho avuto la fortuna di discutere le tematiche dell’Adriatico Orientale e della frontiera”.
Tomizza racconta di Stipe, anzi di don Stipe, “terzo di cinque fratelli rimasti zappatori e mandriani a Draguć…” (pag. 49). Opera nella parrocchia di un paesino dell’Istria, vicino a Umago, Radovani, Orehi, Làzari, Crasti… Lo troviamo citato fino a pag. 258 del romanzo (Fulvio Tomizza, La miglior vita, Milano, Rizzoli, 4.a edizione, 1977).
All’incontro pubblico di presentazione, svoltosi all’Albergo Astoria Italia giovedì 8 ottobre 2015 con oltre 50 partecipanti, è intervenuta anche la giornalista Rosanna Giuricin Turcinovich, di Rovigno. “Questo libro è uno strumento importante – ha detto la Turcinovich – per capire il baratro della Jugoslavia; è come un Bignami rispetto all’opera omnia di Fornasaro che è Novecento Adriatico, del 2011; mi auguro che possa essere utile ad uscire dai ghetti culturali degli esuli, che spesso non sanno proporsi e dei rimasti, che hanno vissuto nell’implosione della cultura e della lingua minoritaria italiana. Matteo, il giovane protagonista del romanzo rappresenta il futuro per il mondo degli esuli e dei rimasti e, in questo senso, auspico che pure in Italia ci sia la sensibilità dimostrata dalle autorità accademiche di Toronto, dove Konrad Eisenbicher, docente di letteratura italiana del Rinascimento, ha spinto per attivare un dottorato di ricerca sulla letteratura giuliano dalmata in Canada”.
Il focoso intervento di Paola Del Din; vicino a lei Enrico D'Este. Fotografia d Elio Varutti.

Enrico D’Este, di ascendenza istriana e consigliere comunale a Udine, ha portato all’incontro il saluto ufficiale di Furio Honsell, sindaco di Udine. Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, ha ringraziato l’autore per le chiarissime lezioni tenute all’UTE, dicendosi “voglioso di gustare il libro con tante aspettative, riguardo ad un nuovo modo di trattare le questioni del confine orientale d’Italia”. Annalisa Vukusa, originaria di Zara, ha confermato il fatto dei giuliano dalmati incapaci di porsi e di raccontare il proprio esodo, per riservatezza o per tanti altri motivi. “Io stessa, ho vissuto per molti anni a Trieste – ha aggiunto Vukusa – ma mi sono accostata tardi ai temi adriatici perché mi sentivo sradicata, mi manca tanto il mare e poi con queste pubblicazioni dobbiamo uscire dal Friuli Venezia Giulia e parlarne in campo nazionale”. Sergio Satti, esule da Pola e vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, ha spiegato l’importanza del volume di Fornasaro “perché affronta argomenti storici poco trattati, in modo semplice e chiaro e ci fa capire anche i rapporti ed il ruolo della Chiesa”.
Paola Del Din, partigiana della Osoppo, medaglia d’oro al valor militare, ha accennato “all’obbligo del silenzio sui temi dell’esodo giuliano dalmata, per assecondare Tito, che andava a guidare il gruppo di Paesi non allineati, né stalinisti, né capitalisti”. Sono intervenuti, tra glia altri, Annamaria Pittana, con dei ricordi su Pola e Bruno Rossi, nella cui famiglia c’è chi può vantare dei legami con Sebenico. Si è notato in sala, infine, un folto gruppo di esuli da Pinguente. Nel libro, tra l’altro, si accenna a Pisino, al Territorio Libero di Trieste, a Fulvio Tomizza, Parenzo, Fiume, Zara e Pola.
Erano presenti alcuni insegnanti, come i professori Anna Ghersani Durini, Elisabetta Marioni e Elio Varutti, dell’Istituto “B. Stringher”. Proprio uno degli insegnanti, oltre ad apprezzare e ringraziare Fornasaro per la sua importante opera e a portare il saluto di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico della scuola, ha presentato il progetto “Storie di donne nel ‘900”, sostenuto dalla Fondazione CRUP, di cui è referente il professor Giancarlo Martina che, tra l’altro, tratta temi come “L’esodo giuliano dalmata insegnato a scuola”, oppure “Le donne dell’esodo giuliano dalmata” e anche “Itinerario giuliano a Udine”.  


 Qui sopra un'altra immagine dell'attento pubblico alla presentazione di Fornasaro, che compare nella foto sottostante, assieme a Silvio Cattalini. Fotografia d Elio Varutti.

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Recensione per appunti

Devo confessare che la mia lettura del romanzo documentario di Fornasaro sull’Istria è proceduta in modo vario, saltabeccando da un paragrafo all’altro, senza procedere dall’inizio alla fine. Ho preso in mano il libro in varie occasioni e momenti della giornata, perciò leggevo qui e là. Prendevo appunti anch’io, come echeggia il titolo del volume stesso. Solo dopo questa lettura “spezzata”, ho proceduto a leggero in modo ordinato.
È ben fatto. È un libro che chiarisce tanti aspetti della questione balcanica. Fissa le responsabilità delle autorità italiane sulle violenze perpetrate in Istria sotto il fascismo contro le persone di etnia croata e slovena o non italiana (gli allogeni, come li definiva il fascismo). Tra di loro c’era chi si ribellava all’occupazione italiana: Provincia di Lubiana e Governatorato della Dalmazia, 1941.
Nel romanzo sono citati numerosi documenti ormai pubblici. Sono menzionati i nomi dei generali comandanti italiani molto servizievoli nei confronti dell’enunciato di Mussolini: “Se l’etnia non va d’accordo con la geografia, è l’etnia che deve muoversi” (p. 70). Ci sono i generali: Mario Roatta, Vittorio Ambrosio, Gastone Gambara, Mario Robotti… (p. 72). Sono costoro responsabili dei Campi di concentramento per sloveni e croati di Arbe e di Gonars. È colpa loro delle azioni di rappresaglia italiane che prevedevano la distruzione e l’incendio di interi villaggi nell’entroterra croato e sloveno.
Poi Fornasaro tratta delle foibe (p. 87, 103) come resa dei conti contro gli italiani. C’è poi l’esodo (pp. 89, 93, 110, 111). Non bisogna scordare l’antefatto. L’aspetto originale del lavoro di Fornasaro è la trattazione di altri periodi storici, come gli anni sessanta, con gli Accordi di Udine (1962) e la nascita della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (1963). Ci sono pure gli anni settanta e ottanta con la morte di Tito. Non manca la spiegazione delle guerre balcaniche degli anni novanta e la dissoluzione della Jugoslavia. Molto interessanti sono gli aspetti contenuti nei brani sugli anni dopo il 2000 per i contatti tra quelli dell’esodo e gli italiani rimasti nelle terre annesse alla Jugoslavia. Fornasaro scrive che i progetti nazionalisti iugoslavi erano uguali a quelli fascisti (p. 88).

Finalmente questo scrittore mette nero su bianco che l’esodo giuliano dalmata durò almeno fino al 1962 (p. 90). Storici e giornalisti (chissà perché?) lo fissano al 1956, nonostante molte testimonianze successive a quell’anno citate nella vasta letteratura sull’esodo stesso.  Poi si spiega che c’è stata “pulizia ideologica ancorché etnica” (p. 102), gestita dall’OZNA, la polizia segreta di Tito, con le sue eliminazioni dei “nemici del popolo”. Altro non sono che le stesse azioni di Gestapo e dei fascisti (p. 101). Da ultimo, molto interessante, c’è il Padre Nostro in dalmatico, del secolo XV.

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Qui potrete trovare una versione di questo articolo pubblicata il 18 ottobre 2015 sulla testata nel web di      friulionline.it    col titolo:   "Quelli dell'esodo e i rimasti: un libro sui giuliano-dalmati".

C'è un altro articolo del 16 ottobre 2015 pubblicato sempre nel web su   infofvg.it  col seguente titolo: "Udine, presentato il romanzo di Fornasaro". 
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Questo articolo rientra nelle attività del Centro di ricerca, documentazione e produzione culturale sull’esodo giuliano dalmata, per raccogliere, testi, documenti, interviste e fotografie di quei particolari momenti storici. Il Centro di ricerca è sorto all’interno del Laboratorio di storia dell’Istituto Stringher di Udine, di cui è referente il professor Giancarlo Martina.  È parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Storie di donne del ‘900”, che  ha ottenuto, tra gli altri, il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, ANVGD di Udine.
 

lunedì 12 ottobre 2015

Il libro del maestro Orzan su Baldasseria presentato a Udine

Emozionato, ma col suo "spagnolet" acceso, il maestro Alfredo Orzan aspettava sulle scale della scuola e fumava. Ottantacinque anni suonati e la voglia di scrivere ancora lì "su almeno quattro o cinque idee, riguardo al quartiere". Questo è l'antefatto della presentazione pubblica del suo libro su Baldasseria, quartiere di Udine.
Come una grande celebrità, il maestro Alfredo Orzan firma le dediche sul suo libro dedicato a Baldasseria. Fotografia di Elio Varutti.

È come una guida turistica di Udine sud. Fresco di stampa è uscito il volume scritto da lui. “Baldasseria vista da Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud”. Si intitola così la nuova produzione culturale edita dalla Associazione Insieme con Noi, di cui è presidente Germano Vidussi. Contiene la premessa di don Tarcisio Bordignon, parroco dei San Pio X, fino al 2014, oltre al saluto di Silvano Barbiero, presidente della Saf Autoservizi FVG SpA.
Questo libro contiene la raccolta di articoli di Orzan, pubblicati dal 1979 in poi soprattutto sul numero unico di «Baldasseria Festa Insieme», in occasione della tradizionale sagra parrocchiale. Poi Orzan ha scritto anche in altri giornali, comunque riprodotti nel libro. Ci sono, inoltre, altri articoli di “amici” di Orzan, riferiti sempre ai fatti del borgo udinese. Ci sono gli scritti di don Aldo Moretti, Arduino Cremonesi, Aldo Candussio, Guerrino Cecotti e Aldo Cettul. Alla fine del Novecento era una circoscrizione, con la denominazione di “Udine Sud”. Un tempo era frazione, oppure come scrivevano i vecchi parroci del Settecento o dei primi anni dell’Ottocento “un Corpo Santo” della città.
Aula magna della scuola "E. Fermi", Udine - Germano Vidussi apre l'incontro di presentazione del volume, accanto a Elio Varutti, Alfredo Orzan e don Tarcisio Bordignon. Foto di D&C.

La presentazione del bel volume, di 184 pagine, si è svolta nell’aula magna della scuola “E. Fermi”, in Via Pradamano sabato 10 ottobre 2015. Ha aperto i lavori del folto incontro Germano Vidussi, ricordando le attività svolte dall’associazione di volontariato che ha stampato il volume, poi ha parlato don Tarcisio Bordignon, che assieme all’autore del libro ha lanciato un appello “per cercare vecchi documenti e fotografie nelle soffitte e nei bauli, per arricchire la storia della zona”. Ha partecipato all’incontro poi Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che oltre al saluto del sindaco Furio Honsell e dell’amministrazione comunale ha sottolineato “l’importanza di testimonianze come queste sulla storia del quartiere”. Poi l’assessore si è unito all’appello di don Tarcisio di raccogliere vecchi materiali negli album di famiglia “poiché la comunità può crescere se ognuno di noi fa la sua parte per migliorare la storia da trasmettere alle nuove generazioni”.
Mentre scorrevano sullo schermo oltre cento diapositive, con le immagini del testo, alcune delle quali del fotografo Carlo Innocenti, ha parlato il professor Elio Varutti, curatore del volume. “Era quasi doveroso raccogliere tutti gli articoli, scritti dal 1979 ad oggi dal maestro Orzan – ha detto Varutti – raccoglierli e riordinarli assieme a lui, per proporre ai lettori un libro di storia del territorio. Qui troverete dei bei brani di storia industriale, di economia agraria – con  sconfinamenti nella botanica –, di  ecologia e salvaguardia delle acque, di economia dei trasporti e di tecnica delle comunicazioni. Tutto in riferimento alla zona di Baldasseria, dove dopo il 1945 in Via Pradamano funzionò il Centro di Smistamento Profughi per gli italiani fuggiti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Di qui passarono oltre 100 mila esuli, che furono poi ricollocati soprattutto nell’Italia settentrionale ”.
 Orzan assieme a tre suoi allievi della scuola elementare di Via Napoli, nel quartiere di Sant'Osvaldo e col suo amico Antonio Adami, dietro Orzan; il primo a sinistra è Alessandro Toniutti. 
Fotografia di Elio Varutti

Elio Varutti presenta il libro di Alfredo Orzan, lì accanto. Foto di D&C.

Il libro si articola in varie parti. Per esplicito intendimento di Orzan contiene testi scritti da altri autori, che vanno ad arricchire l’offerta culturale dell’intero prodotto editoriale. Si inizia con la preistoria, per arrivare a Napoleone e ai moti risorgimentali del 1848. Poi ci sono i fatti del Novecento, con grande spazio agli eventi delle guerre mondiali. C’è la storia della chiesa di Santa Maria degli Angeli, la chiesetta di Baldasseria, oltre alla nascita della parrocchia di San Pio X.
Si descrivono, in seguito, le industrie della zona e i mestieri di un tempo. Non si trascurano gli aspetti dell’agricoltura, fattore economico fondamentale per la vita degli abitanti locali, i corsi d’acqua, le fontane e gli aspetti dell’architettura rurale. Ci sono le curiosità sui toponimi, come la “peccaminosa” Piccola Parigi, o altri momenti della vita popolare del quartiere. Il tutto è raccontato con minuziosa precisione e con un certo garbo da quella gran penna d’oro che è il maestro Orzan, classe 1930.
Egli è venuto in Baldasseria da San Lorenzo Isontino, provincia di Gorizia, per insegnare alla scuola elementare “Ada Negri” di via Zucchi. Poi in questo quartiere di Udine ha trovato la sua dimora, acquisendo con gli anni un senso di appartenenza tale da portarlo a scrivere tanti articoli su di esso.
Nel volume, ricco di fotografie inedite, ci sono pure le biografie di alcuni talenti della zona, come Giulio Menossi, Mario Baldan, Corrado Barazzutti, Lucia Gazzino, Toni Menossi, Carlo Tolazzi, Bruno Sebastian, Giovanni Clochiatti, Daniele D’Agaro, Ezio Rojatti, Roberto Lestani e i missionari Padre Alberto Chiappa, nonché Padre Aldo e Padre Bramante Marchiol.
Per informazioni sul nuovo libro, in vendita presso la cartoleria di piazzale Cavalcaselle, rivolgersi alla Associazione Insieme con Noi.

E-mail:      insiemeconnoi@gmail.com

 Don Tarcisio Bordignon (Palmanova 1930), parroco di San Pio X a Udine fino al 2014. Fotografia di D&C.

Orzan al microfono mentre spiega come è nato il libro su Baldasseria. Foto di D&C.
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Una versione di questo articolo è stata pubblicata il 12 ottobre 2015 su infofvg.it col titolo: 
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Rassegna stampa:
Il maestro Orzan racconta Baldasseria, "Messaggero Veneto", 1 agosto 2015.

Ecco l'articolo pubblicato il 6 luglio 2015 nel blog di Elio Varutti: "Baldasseria vista da Alfredo Orzan".

 Alessandro Toniutti mentre dice al maestro Orzan di essere stato suo allievo alle scuole elementari di Sant'Osvaldo di Udine. Emozioni pure...  Fotografia di Elio Varutti.

Un momento dell'incontro che ha visto oltre 70 partecipanti. 
Foto di D&C.


Al microfono don Tarcisio Bordignon, sullo schermo l'ascia preistorica trovata in Baldasseria nel '900, foto di M.G.U.



 L'intervento del fotografo Carlo Innocenti, che ha donato al volume una serie molto bella dei suoi magnifici scatti; foto di M.G.U.



Altre immagini della bella serata; foto di M.G.U.

Il giorno 11 febbraio 2017 moriva  a Udine il maestro Alfredo Orzan. Il funerale si è tenuto nella chiesa di San Pio X, con il nuovo parroco don Paolo Scapin e il parroco in quiescenza don Tarcisio Bordignon ed una grande presenza di pubblico.
Vedi sul "Messaggero Veneto" del 13 febbraio 2017 l'articolo intitolato "Addio al maestro Orzan, cantore di Baldasseria".




giovedì 1 ottobre 2015

Il Pordenon e il presepi di Valerian


A je una pitura di fresc dal 1524 (o 1527). A si clama la Nassincia di Valerian. Si la cjata ta la glesia di Santa Maria dai Batûts tal paîs di Valerian, ta la provincia di Pordenon. A je opera di Zuane Antoni de Sacchis, clamât “Il Pordenone” (1484-1539). Chista opera e je straordinaria, parcè il pitour la à mituda ta un puest furlan dal Cinccent, si che duncje, com al à scrit Gianfranco Ellero su lis pagjinis furlanis dal “Il Gazzettino” tal 20 di Dicembre dal 2012, nus a rif ancja una aura estetica mai pi ritornada a viodila. Il presepi di Valerian al è stât viodût e rimirât dal scritour Stendhal, ta un vias ch’al faseva in Italia.

Un altri presepi piturât lu si cjata tal Domo di Trevîs. Fat simpri dal Pordenon il telon e à par titul “L’adorazion dai Trê Res”.
                                                                                                                Furlan di Fana

Fotografie tirade sù di / Fotografia tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_dei_Battuti_(Valeriano)
Il Pordenon e il presepi di Valerian
E je une piture di fresc dal 1524 (o 1527). Si clame la Nassince di Valerian. Si le cjate inte glesie di Sante Marie dai Batûts tal paîs di Valerian, in provincie di Pordenon. E je opare di Zuane Antoni de Sacchis, clamât “Il Pordenone” (1484-1539). Cheste opare e je straordinarie, parcè che il pitôr le à metude intun paesaç furlan dal Cinccent, si che duncje, come che al à scrit Gianfranco Ellero su lis pagjinis furlanis dal “Il Gazzettino” dai 20 di Dicembar dal 2012, nus rive ancje une aure estetiche mai plui ritornade a viodile. Il presepi di Valerian al è stât viodût e rimirât nuie mancul che dal scritôr Stendhal, intun viaç che al faseve in Italie.
Un altri presepi piturât si lu cjate tal Domo di Trevîs. Fate simpri dal Pordenon la tele e à par titul “La adorazion dai Trê Res”.
Version cu la grafie uficiâl de Regjon Autonome Friûl Vignesie Julie
 
Il Pordenone e il presepe di Valeriano
È un affresco del 1524 (o 1527). È intitolato la “Natività di Valeriano”.  Lo si trova nella chiesa di Santa Maria dei Battuti di Valeriano, in provincia di Pordenone. È opera di Giovanni Antonio de Sacchis, detto “IlPordenone” (1484-1539). Questa opera è straordinaria, perché il pittore l’ha inserita in un paesaggio friulano del Cinquecento, tanto che, come ha scritto Gianfranco Ellero sulle pagine friulane del “Il Gazzettino” del 20 dicembre 2012, ci giunge anche un’aura estetica mai più rivista. Il presepio di Valeriano è stato visto addirittura dallo scrittore Stendhal, in un viaggio che faceva in Italia.
Un altro presepe dipinto lo si trova nel Duomo di Treviso. Realizzato sempre dal Pordenone la tela ha per titolo “L’adorazione dei Re Magi”.
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scheda su Valeriano, frazione di Pinzano al Tagliamento, provincia di Pordenone a cura di / schede su Valerian par cure di:
Allieve: Jessica Gambon, Fanna, provincia di Pordenone e Naida Frappa, Camino al Tagliamento, provincia di Udine.
Classe 4^ D Tecnico dei Servizi di Cucina – anno scolastico 2012-2013.
Prof. Elio Varutti, Economia e gestione delle imprese ristorative.
Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine
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Arlevis: Jessica Gambon, Fane, provincie di Pordenon e Naida Frappa, Cjamin dal Tiliment, provincie di Udin.
Classe 4^ D Tecnic dai Servizis di Cusine – an scolastic 2012-2013.
Prof. Elio Varutti, Economie e maneç des impresis ristorativis.
Dotore Anna Maria Zilli, Dirigjent scolastic – Isis “B. Stringher”, Udin.

lunedì 28 settembre 2015

A Sopula, congresso della Filologica Friulana. Identità in primo piano

Zoppola, provincia di Pordenone, per un giorno è stata capitale “dal Friûl che al fevele in marilenghe” (del Friuli che parla friulano). Con il 92° congresso della Società Filologica Friulana - il presidente Federico Vicario ha fatto un netto appello ai politici e alle loro posizioni sempre di più avulse dalla realtà storica e culturale del Friuli. «No o vin inmaneât, cu la Lavagne Plurilengâl un cors pai insegnants su la metodologjie dal CLIL par furlan, che al à tirât sù 153 di lôr, tante e je la voie di lavorâ ator de marilenghe» (Noi abbiamo inaugurato, con la Lavagna Plurilingue, un corso per insegnanti sulla metodologia CLIL – Content and Language Integrated Learning – in friulano, che ha registrato 153 iscritti, tanta è la voglia di lavorare sulla lingua madre).
 Alberto De Rosa, segretario della Federazione dei Fogolârs del Canada. Arrivato da Toronto a Zoppola (Sopula in variante friulana locale e Çopule in friulano standard), per portare il saluto dei numerosi Fogolârs del Canada, eccolo, mentre riceve dalle mani del sindaco Francesca Papais, il numero unico SOPULA. (Il so paìs !) Fotografia di Eddi Bortolussi

Un'altra immagine di Alberto De rosa mentre parla al Congresso della Società Filologica Friulana. Fotografia di Elio Varutti

«Giù le mani dalla nostra autonomia – ha aggiunto Federico Vicario in marilenghe, come riporta il Messaggero Veneto, del 28 settembre 2015, in italiano – Anzi, tutti i nostri politici lavorino per allargarla, come hanno fatto in Trentino e nel Sud Tirolo. E se qualcuno pensa di liquidare questa autonomia regionale, lo deve chiedere a noi, che abbiamo titolo per parlare dell’identità friulana: abbiamo quasi un secolo di storia alle spalle, ricco di lavoro, di conoscenza, cultura e insegnamento. Vengano da noi della Filologica».
Per gli interessanti ecco l'intervento per esteso del presidente della Società Filologica Friulana, professor Federico Vicario, tutto in lingua friulana. Inizia così: "Cjârs Cunfradis, Autoritâts e Amîs,
al è cun grant plasê che us puarti ancje jo, a non de nestre Societât Filologjiche, il plui cordiâl benvignût al Congrès di Sopula, ta cheste biele curnîs di int rivade di dut il Friûl, dal Venit e di Triest. E je une prime volte pal nestri Congrès sociâl, culì a Sopula, une localitât ch’e vîf di storie, di art, di tradizions, di culture, ma ancje di lavôr, di ambient, di nature, un paîs di int dinamiche e laboriose, cu la sô biele fevele furlane, dolce e musicâl, un paîs animât de passion di ducj chei che si impegnin par cheste comunitât...


Intervento di Gianni Torrenti, assessore regionale alla Cultura. Federico Vicario presidente SFF, a destra, prende appunti.
Fotografia di Elio Varutti

Il congresso è iniziato domenica 27 settembre 2015 nella Chiesa Arcipretale della Parrocchia di San Martino Vescovo, con la celebrazione della Santa Messa in friulano, presieduta da Don Antonio Buso, con la Corale “Santa Cecilia” di Zoppola, diretta dal Maestro Giorgio Molinari.
Al termine del rito religioso c’è stato il corteo dalla chiesa all’Auditorium, preceduto dalla Fanfara del Reggimento 11° Bersaglieri, col Maestro Lgt. Antonio Miele.
La posizione critica nei confronti di certi politici espressa dal professor Vicario è stata condivisa dal presidente della Provincia di Pordenone, Claudio Pedrotti, che ha detto: «È un momento cruciale per l’identità. Il ruolo di Pordenone dovrà cambiare in questa regione, perché la nostra potenza economica è poco considerata, se non addirittura messa in secondo piano. Dobbiamo essere meno individualisti. Dobbiamo rafforzare l’identità». Lo sanno bene i catalani che se hai alle spalle l’industria e gli industriali la cultura, la lingua e l’autonomia politica hanno la strada aperta.
 Il corteo dei congressisti

L'Auditorium pieno di gente

I labari della Società Filologica Friulana e del Comune di Zoppola. Fotografie di Elio Varutti

Gli onori di casa sono stati effettuati con cordialità da Francesca Papais, sindaco di Zoppola. Prima dei politici, sul palco si è esibito al piano elettrico il giovane Marco, della Scuola di Musica di Zoppola. Poi è intervenuto Gianni Torrenti, assessore alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ricordando di voler intensificare i rapporti con l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana / Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane (ARLeF).
Poi c’è stato un intervento culturale e molto passionale di Giuseppe Mariuz su “Pier Paolo Pasolini e Sopula”. Ha parlato, in seguito, l’avvocato Alberto Cassini su “Fatti e misfatti di storia e cronaca a Zoppola”. Molto apprezzato il breve intervento di Alberto De Rosa, emigrante da Zoppola a Toronto, in Canada. Pier Carlo Begotti, infine, parlando anche a nome di Pier Giorgio Sclippa, ha presentato il volume unico “Sopula”, opera di 900 pagine e di 56 autori. Il maestro Nicola Milan, infine, ha allietato i convenuti che assiepavano l’Auditorium, con la sua fisarmonica e le note del tango.
Appuntamento per il prossimo congresso, il numero 93 a Martignacco. Il sindaco Marco Zanor e Gianni Nocent, assessore alla Cultura di Martignacco hanno preso il testimone dalle mani di Francesca Papais, sindaco di Zoppola.
Il saluto musicale di Marco, della Scuola di Musica di Zoppola

Il programma è proseguito poi col pranzo presso l'Oratorio parrocchiale di Zoppola, in collaborazione con il Gruppo Alpini e le Associazioni locali. C'erano oltre 300 partecipanti. Un grande successo!
Il pomeriggio è stato dedicato alla scoperta del territorio. Così dalle ore 15.30 circa, si è svolta una folta visita al Castello di Zoppola, suddivisi in gruppi.
Per altri c'è stato il Percorso naturalistico "Alla scoperta dei magredi", a cura dell'Associazione Grava Bike Team di Zoppola.
Alle ore 17.00 circa ci sono state le visite alla Mostra "Arte in Palazzo", presso la Galleria Civica d'Arte "Celso e Giovanni Costantini", a Castions di Zoppola, piazza Indipendenza 2.
Alle ore 18.00 si è aperta la Mostra dei dipinti inediti di Antonio Carneo con visita alla Distilleria Pagura di Castions di Zoppola, via Favetti 25.
Il presidente della Provincia di Pordenone Claudio Pedrotti, qui sotto. Fotografia di Elio Varutti

Il maestro Nicola Milan ha allietato i convenuti con la sua fisarmonica e le note del tango.
Fotografie di Elio Varutti

Cerimonia di premiazione del premio "Andreina e Luigi Ciceri" - XVII edizione 


Pranzo sociale per oltre 300 partecipanti 

 La cogherie (Furlan)/ Brigade de cuisine (Français) /  kitchen brigade (English)




La visita al Castello di Zoppola. Fotografie di Elio Varutti


 Affreschi di Pomponio Amalteo, a sinistra, del 1540, al Castello di Zoppola. Fotografie di Elio Varutti
 Alcune cantinelle del Castello di Zoppola.
Fotografia di Elio Varutti

Panorama dal balconcino del Castello


Affreschi di Pietro da San Vito, del 1515 alle pareti del Castello di Zoppola, con scene laiche. fotografie di Elio Varutti

Societât Filologjiche Furlane
Comun di Sopula
Manifestazions in ocasion dal 92m Congrès de Societât Filologjiche Furlane 
Program di Otubar dal 2015
Vinars ai 2 di Otubar, aes 20.30
Dursinins disora, place Cavour
Guarneriana segreta, presentazion par cure dal autôr Angelo Floramo
Joibe ai 8 di Otubar, aes 20.30
Sopula, Auditorium Comunâl

Giuseppe Ragogna al presente il Numar Unic Sopula par cure di Pier Carlo Begotti e Pier Giorgio Sclippa
Sabide ai 10 e domenie ai 11 di Otubar
In place a Sopula

Sapori d’Autunno, ae scuvierte de enogastronomie di Sopula
Dutis lis iniziativis a son inmaneadis in colaborazion cu lis Associazions dal Comun di Sopula.